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sabato 17 ottobre 2015

Pubblicato il libro sul Presidente dell'Uruguay universalmente ammirato José Pepe Mujica, "La felicità al potere"

IL PRIMO LIBRO AL MONDO DI
JOSÉ "PEPE" MUJICA
LA FELICITÀ AL POTERE
a cura di Cristina Guarnieri e Massimo Sgroi
Prefazione di Omero Ciai
Postfazione di Donato Di Santo
La casa editrice EIR pubblica il PRIMO LIBRO AL MONDO di José "Pepe"Mujica: 
LA FELICITÀ AL POTERE.

Il "Pepe", uno dei leader politici più discussi del pianeta, è l'esempio vivente di come si possa perseguire il bene comune senza brame di potere o di ricchezza, vivendo anzi come un qualsiasi cittadino del proprio Paese.
«Mi chiamano il Presidente più povero. Io non sono il più povero [ ... ]. La mia definizione di povertà è quella che dobbiamo a Seneca ed Epicuro: "Non è l'uomo che ha troppo poco, ma l'uomo che anela ad avere sempre più ad essere povero"», afferma Pepe Mujica.

«La sobrietà di Mujica ha colpito perfino di più di qualsiasi programma politico innovativo, perché la sua critica e la sua opposizione al capitalismo e al consumismo in favore di una crescita sostenibile e solidale è basica, istantanea, è reale. José "Pepe" Mujica è "l'uomo nuovo" della nostra modernità», dice di lui Omero Ciai, giornalista di Repubblica.

Questo libro ospita un'intervista esclusiva rilasciata a Montevideo a Cristina Guarnieri, direttrice della casa editrice Eir, nonché i discorsi più importanti e famosi del Presidente, fra cui spiccano il discorso sulla felicità – che dà il titolo al libro – proferito dal Presidente al G20 in Brasile nel giugno 2012, e altri discorsi che affrontano i temi della legalizzazione della marijuana, dei matrimoni gay, della lotta alla mafia, il tema dell'autogestione delle imprese, il rapporto tra Mercosur e i paesi del Brics, l'Europa, il mondo globalizzato, la decrescita e la cura dell'ambiente.

Inoltre è corredato da una biografia romanzata di Mujica, ideata da Massimo Sgroi e approvata dal Presidente, da alcune pagine che Mujica ha scritto di suo pugno per questa prima edizione italiana, dalla Prefazione di Omero Ciai, giornalista di Repubblica, da una Postfazione di Donato Di Santo, responsabile politico dei rapporti Italia-Sud America e da foto inedite del Presidente.

«Perché diventa un personaggio interessante uno come me, che non è altro che un vecchio militante, che ha commesso molti errori e patito molte sconfitte, al di là di quello che è sempre stato l'obiettivo principale: conquistare una vita migliore per i suoi compatrioti? Perché suscita tanta attenzione il fatto che qualcuno difenda la politica come una passione superiore e pretenda che i governanti diano ai loro popoli un esempio di vita sobria e vicina a quella della maggioranza? [ ... ]. In realtà credo che tutto questo susciti attenzione non tanto per il merito di chi propone questi temi, quanto per l'assenza di altre idee, di altre proposte, di altri esempi». 
dal Prologo di José "Pepe" Mujica

 

José "Pepe" Mujica è il Presidente dell'Uruguay che è diventato famoso in tutto il mondo per l'originalità della sua vicenda politica: dopo quattordici anni di carcere per essere stato guerrigliero ai tempi della dittatura, Mujica arriva al potere e, divenuto Presidente del proprio Paese nel 2010, rifiuta di vivere nella sede presidenziale, dona gran parte del suo stipendio ai più poveri e inaugura una politica rivoluzionaria sul piano dei diritti civili e delle libertà individuali. 
Il regista Kusturica sta preparando un film incentrato sulla sua figura originale e sulla sua vita straordinaria.

DICONO DI LUI:

«Alcuni leader del mondo vivono in palazzi. Altri godono di avere un maggiordomo discreto o una flotta di yacht. Poi c'è José Mujica, l'ex guerrigliero che è presidente dell'Uruguay».
The New York Times
«Contrariamente alle credenze popolari, il miglior leader del mondo non è Barack Obama. Mi dispiace per i tedeschi, ma non è neppure Angela Merkel. François Hollande? Non ha chance. Il miglior capo di Stato è JoséMujica, il presidente dell'Uruguay».
Monocle
«Pepe Mujica, il presidente più povero del mondo, il migliore».
Le Monde
«Un applauso per Pepe Mujica! Magari gli altri politici possano apprendere la sua lezione e seguire il suo esempio»
Mario Vargas Llosa, El Paìs
«Le riforme del Pepe possono essere di beneficio al mondo intero. L'Uruguay paese dell'anno (2013)».
The Economist
«Mujica è un leader di statura mondiale».
The Guardian
«Lo chiamavano sobrietà. È Pepe Mujica, il presidente uruguayano di cui parla il mondo».
La Repubblica
«Papa Bergoglio è il "Pepe Mujica" del Vaticano».
Bbc


José "Pepe" Mujica. La felicità al potere
a cura di Cristina Guarnieri e Massimo Sgroi
Prefazione di Omero Ciai
Postfazione di Donato Di Santo
traduzione di Cristina Guarnieri, Silvia Guarnieri e Filippo Puzio
editore EIR
pp. 288
€ 16,00
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lunedì 15 febbraio 2010

Padri separati: Storia di mio figlio

Ciao CorrieredelWeb,

sono Ruggero (Roberto Dal Molin) di Facebook.

La mia storia è purtroppo comune a quella di ogni padre separato al quale viene sempre negata la geniorialità, dove in sede di giudizio quello che sostiene la moglie è sempre credibile, mentre quello che afferma l'uomo non è mai attendibile.
Dopo soli due mesi dall'udienza di separazione ho perso l'affido condiviso e due mesi fa sono pure stato condannato in primo grado per maltrattamenti in famiglia.

Mia moglie mi aveva denunciato perché gli avrei sferrato quattro ginocchiate all'addome.
Il referto del Pronto Soccorso relazionava "addome non dolente alla palpazione, nessun segno di percosse." Zero giorni di prognosi. La donna ha giustificato il fatto dicendo che pratico il karate, così mi sono ritrovato esperto in arti marziali senza mai essere stato iscritto in vita mia in una palestra.

Dopo l'accusa di essere pure un alcolizzato ho portato in testimonianza il medico specialista che mi cura da dieci anni perché soffro di una grave insuficienza epatica. Il professionista confermava che non ha mai rilevato uso di alcolici da parte mia negli ultimi dieci anni. Teste inattendibile. Mentre il padre e la madre della controparte testimoniavano che bevevo 5-6 bicchieri di vino a pasto. Loro sì attendibili.

Fin quì siamo nella "normalità", le cose si sono complicate quando mio figlio di 6 anni all'epoca mi rendeva partecipe delle continue attenzioni a carattere sessuale del quale era oggetto da parte del nonno materno, dirigente storico e figura carismatica dei Testimoni di Geova.
Cosa che denunciavo immediatamente al Consultorio Familiare di Monselice.
Mia moglie si schierò immediatamente e senza ripensamenti dalla parte del proprio padre difendendolo.
Fummo ascoltati, bambino compreso (!), da un'ispettrice di P.G. in un'aula del Tribunale Civile e Penale di Padova..
La denuncia fu immediatamente archiviata.

Ora dovrò rispondere della denuncia per calunnia che il TdG fece prontamente contro di me. Siamo alla fine del 2007.
All'inizio dell'anno dopo mio figlio non smetteva di parlare di queste attenzioni, confidandole all'interno dell'ambiente paterno.
Mia madre e mio fratello denunciavano a loro volta il nonno materno.
Archiviate pure quelle.

Ma il bambino stava vivendo un malessere tremendo, anche perché oltre alle molestie sessuali si lamentava pure delle percosse che puntualmente e per futili motivi il nonno non esitava a somministrargli.
In più il coinvolgimento sempre maggiore dei TdG che, avendo ricevuto il permesso dalla madre, lo torturavano psicologicamente, e tutt'ora continuano a farlo, per imporgli la loro fede.
Tant'è che il bambino riferiva anche alla maestra di italiano di prima elementare.
Il Dirigente Scolastico informava tempestivamente le Autorità.

Archiviato pure questo procedimento. A questo punto sono entrati in gioco i Servizi Sociali e da questo momento in poi la vita del bambino è stata letteralmente rovinata.
Per prima cosa l'assistente sociale dopo avermi parlato solo 15 minuti e senza nemmeno vedere il bambino ha redatto una relazione vergognosa mettendomi in bocca parole che non avevo mai pronunciato, poi si è recata presso l'abitazione di mia madre (la nonna paterna di ottant'anni) ammonendola di parlare ancora di presunta pedofilia da parte del nonno.
Il bambino in seguito è stato ascoltato da un centro specializzato dove ha ribadito la vicenda, ma questi hanno detto che parlava solo perché stava vivendo un profondo malessere dovuto ai litigi dei genitori.
Poi è stato ascoltato dal Neuropsichiatra infantile dei Servizi Sociali che ha definito il bimbo non credibile, peggio: che sono io che sobbillo il bambino con queste storie facendo ricorso presso il Tribunale per i Minorenni di Venezia per revocare la potestà genitoriale ad entrambi i coniugi, probabilmente con il domicilio del bambino presso la madre, il che vuol dire sempre ed ancora con il nonno.


Non sapendo più cosa fare per difendere mio figlio ho scritto un romanzo che comincia pure a riscuotere un discreto successo: Il Tormento di Pedì, edito da Altromondoeditore. Autore: Roberto Dal Molin. Di seguito il link:
http://www.altromondoeditore.com/shop/home/detail/653

Con lo pseudonimo Roberto Dal Molin ho aperto una pagina su Facebook dove ci sono parecchi altri link.
La settimana prossima verrà trasmessa in una tv regionale un'intervista per la presentazione del libro.

Lunedì 18 gennaio è stato pubblicato un articolo nel Gazzettino di Padova, di seguito il link:
http://carta..ilgazzettino.it/MostraStoria.php?TokenStoria=229289&Data=20100118&CodSigla=PD

Molti mi dicono che sembro un personaggio di Servantes, che non posso combattere contro questi poteri forti, che ho perso in partenza. Sarà pur vero ma per l'integrità di mio figlio ed il mio dovere di padre devo prima verificarlo, giocandomi tutte le carte possibili compresa l'opzione mediatica, che certamente disturberà sia i Servizi Sociali sia i TdG.


Ruggero (Roberto Dal Molin)

venerdì 3 luglio 2009

No alle leggi razziali



Oltre 9000 firme in un giorno contro il ddl sicurezza

"No alle leggi razziali"

Oltre 10mila firme contro il ddl sicurezza

Camilleri, Tabucchi, Maraini, Fo, Rame, Ovadia, Scaparro, Amelio, Wu Ming: Appello contro il ritorno delle leggi razziali in Europa



Alla cultura democratica europea e ai giornali che la esprimono

Le cose accadute in Italia hanno sempre avuto, nel bene e nel male, una straordinaria influenza sulla intera società europea, dal Rinascimento italiano al fascismo.
Non sempre sono state però conosciute in tempo.
In questo momento c'è una grande attenzione sui giornali europei per alcuni aspetti della crisi che sta investendo il nostro paese, riteniamo, però, un dovere di quanti viviamo in Italia richiamare l'attenzione dell'opinione pubblica europea su altri aspetti rimasti oscuri. Si tratta di alcuni passaggi della politica e della legislazione italiana che, se non si riuscirà ad impedire, rischiano di sfigurare il volto dell'Europa e di far arretrare la causa dei diritti umani nel mondo intero.
Il governo Berlusconi, agitando il pretesto della sicurezza, ha imposto al Parlamento, di cui ha il pieno controllo, l'adozione di norme discriminatorie nei confronti degli immigrati, quali in Europa non si vedevano dai tempi delle leggi razziali.
È stato sostituito il soggetto passivo della discriminazione, non più gli ebrei bensì la popolazione degli immigrati irregolari, che conta centinaia di migliaia di persone; ma non sono stati cambiati gli istituti previsti dalle leggi razziali, come il divieto dei matrimoni misti.
Con tale divieto si impedisce, in ragione della nazionalità, l'esercizio di un diritto fondamentale quale è quello di contrarre matrimonio senza vincoli di etnia o di religione; diritto fondamentale che in tal modo viene sottratto non solo agli stranieri ma agli stessi italiani.
Con una norma ancora più lesiva della dignità e della stessa qualità umana, è stato inoltre introdotto il divieto per le donne straniere, in condizioni di irregolarità amministrativa, di riconoscere i figli da loro stesse generati. Pertanto in forza di una tale decisione politica di una maggioranza transeunte, i figli generati dalle madri straniere irregolari diverranno per tutta la vita figli di nessuno, saranno sottratti alle madri e messi nelle mani dello Stato. Neanche il fascismo si era spinto fino a questo punto. Infatti le leggi razziali introdotte da quel regime nel 1938 non privavano le madri ebree dei loro figli, né le costringevano all'aborto per evitare la confisca dei loro bambini da parte dello Stato.
Non ci rivolgeremmo all'opinione pubblica europea se la gravità di queste misure non fosse tale da superare ogni confine nazionale e non richiedesse una reazione responsabile di tutte le persone che credono a una comune umanità. L'Europa non può ammettere che uno dei suoi Paesi fondatori regredisca a livelli primitivi di convivenza, contraddicendo le leggi internazionali e i principi garantisti e di civiltà giuridica su cui si basa la stessa costruzione politica europea.
È interesse e onore di tutti noi europei che ciò non accada.
La cultura democratica europea deve prendere coscienza della patologia che viene dall'Italia e mobilitarsi per impedire che possa dilagare in Europa.
A ciascuno la scelta delle forme opportune per manifestare e far valere la propria opposizione.

Andrea Camilleri, Antonio Tabucchi, Dacia Maraini, Dario Fo, Franca Rame, Moni Ovadia, Maurizio Scaparro, Gianni Amelio

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http://temi.repubblica.it/micromega-online/camilleri-tabucchi-maraini-fo-rame-ovadia-scaparro-amelio-appello-contro-il-ritorno-delle-leggi-razziali-in-europa/

mercoledì 7 gennaio 2009

COMMENTO ALL'INTERVISTA DEL DOTT. FUCCI-PRESIDENTE ANM DI SANTA MARIA CAPUA VETERE.

PROPOSITO DELL'INTERVISTA DEL DOTT. FUCCI, PRESIDENTE DELL'ANM DI SANTA MARIA CAPUA VETERE


di www.notiziesindacali.com


Un giornaleonline riporta una intervista del Dott. Carlo Fucci -Presidente dell'ANM di Santa Maria Capua Vetere- nel quale afferma che è necessario rendere più rapidi i processi insieme a ciò dice una serie di Nò.

Vorrei riportare quello che ho scritto sul giornaleonline da me diretto www.notiziesindacali.com in data 31 /12/08:

"La riforma della Magistratura Sono 30 anni che ad ogni inaugurazione dell'Anno giudiziario si sente parlare dei problemi della Magistratura e delle relative necessarie modifiche ma...... poi tutto rimane com'è.

La Riforma della Magistratura non deve essere pensata "contro qualcuno" ma a favore dei cittadini che hanno bisogno di processi rapidi, di una Magistratura che, con prestigiosa autorevolezza, garantisce la "certezza della pena".

Purtroppo oggi la Magistratura, a mio parere, è allo sfascio: Procure contro Procure; tempi lunghissimi per avere giustizia tant'è che parecchi, sfiduciati, ci rinunciano; intercettazioni telefoniche abnormi, rispetto agli altri Paesei Europei; Magistrati che non vengono considerati responsabili degli atti compiuti durante l'esercizio della loro funzione. Quello che è accaduto a Pescara, e precedentemente tra le Procure di Salerno e di Catanzaro, è la conseguenza di un fascio che ormai è sotto gli occhi di tutti.

I magistrati con i loro atti possono causare la caduta di giunte comunali, provinciali, regionali e Governi e non pagare per gli errori commessi; eppure la Giustizia viene amministrata in nome del popolo Italiano!!!!"

Il dott. Fucci non è nuovo ad affermazioni che poi rimangono lettera morta . Ricordo che, nell'Agosto del 2008, a Baia Domizia – Sessa Aurunca (Caserta) furono scoperti dalle autorità circa 4.000 alloggi costruiti illegalmente ed un giornale a tiratura nazionale intervistò varie personalità tra cui il Dott. Fucci il quale affermò "A Settembre quando torneremo al lavoro bisogna intervenire". Il Dott. Fucci dimenticò di dire di quale Settembre si trattava.

In conclusione, vi è bisogno di silenzio e di operosità. Basta parlare, i Magistrati lo facciano con le sentenze perché la Magistratura ha troppi problemi che devono essere risolti e più presto lo sono e meglio è per i cittadini.


Napoli, 07/01/09

martedì 6 gennaio 2009

IMPORTANTE SENTENZA DEL TRIBUNALE DI MESTRE CHE CONDANNA UNA BANCA

IMPORTANTE SENTENZA EMESSA DAL TRIBUNALE DI MESTRE SULLA RESPONSABILITA' DELLA BANCA.


di Raffaele Pirozzi


Nei giorni scorsi, nel silenzio più assoluto, è avvenuto un fatto eclatante : Il Tribunale di Mestre ha emesso una sentenza che condanna una Banca al pagamento di un milione di Euroa favore di un cittadino che aveva affidato i propri risparmi all'Istituto di Credito investendoli in "Bond Argentini".Sappiamo quanti Euro questi cittadini hanno perduto.

La sentenza ha riconosciuto la responsabilità della Banca perché "doveva diversificare l'investimento per salvaguardare il capitale del cliente".

E' una sentenza che definire "importante" è riduttivo e per questo è necessario insistere affinché il Governo faccia entrare in vigore la "Class Action".


Napoli, 06/01/09

Raffaele Pirozzi direttore giornaleonline"www.notiziesindacali.com"

martedì 23 dicembre 2008

ESEMPLARE SENTENZA EMESSA PER I FATTI DI GIUGLIANO IN CAMPANIA

UNA ESEMPLEARE CONDANNA DEI VIGILI URBANI, DI ALCUNI ADDETTI ALL'UFFICIO TECNICO ED IMPRENDITORI DI GIUGLIANO IN CAMPANIA.



www.notiziesindacali.com


Esemplare e significativa condanna del Tribunale di Napoli inflitta ai Vigili Urbani, alcuni addetti all'Ufficio Tecnico ed Imprenditori del Comune di Giugliano in Campania.

Il blitz della Polizia, su incarico della Procura della Repubblica , scattò con l'arresto di alcuni Vigili Urbani, addetti all'Ufficio Tecnico Comunale ed Imprenditori alla fine del mese di Maggio 2008 perché permettevano, pretendevano ed ottenevano tangenti per la costruzione di case senza alcuna autorizzazione, invece di effettuare controlli contro l'abusivismo edilizio e per la tutela dell'ambiente.

Centinaia di vani sono stati costruiti " illegamente " a Licola, Varcaturo e Lago di Patria(Giugliano).

I condannati sono :

1°) Basile Antonio 56 anni -Vigile urbano – Giugliano condannato a 12 anni

2°) Carleo Antonio 40 anni -Imprenditore- Villaricca condannato a 4 anni

3°) Ciccarelli Pietro 54 anni -Imprenditore -Giugliano -assolto

4°) Corso Gaetano 55 anni -Vigile Urbano -Giugliano – condannato a 6 anni

5°) D'Alterio Antonio 59 anni- Ufficio Tecnico -Giugliano- condannato a 4 anni

6°) De Franco Emilio 58 anni -Vigile Urbano – Giugliano -condannato a 9 anni

7°) De Vito Alfredo 40 anni- Imprenditore- Giugliano - condannato a 5 anni e 4 mesi

8°) Falco Bernando 55 anni -Imprenditore- Carinola (Ce)- condannato a 5anni

9°) Gargiulo Gaetano 55 anni -Ufficio Tecnico – Giugliano - condannato a 4 anni

10°) Granata Raffaele 35 anni -Imprenditore – Giugliano – condannato a 5 anni e 4 mesi

11°) Granata Sabatino 46 anni- Imprenditore -Giugliano – condannato a 4 anni

12°) Migliaccio Armando 46 anni -Imprenditore -Giugliano- condannato a 4 anni

13°) Nobis Aldo 38 anni-Imprenditore – S.Cipriano (Ce) -condannato a 4 anni

14°) Parisi Raffaele 49 anni -Vigile Urbano – Giugliano -condannato a 10 anni

15°) Pianese Luigi 44 anni- Vigile Urbano- Giuglaino condannato a 4 anni ed 8 mesi

16°) Sodano Raffaele 64 anni -Vigile Urbano- Giugliano- condannato a 9 anni

17°) Tagliatela Scafati Giuseppe 60 anni- Vigile Urbano – Giugliano- candannato a 12 anni

18°) Valletta Alfonso 51 anni -Vigile Urbano- Giugliano – condannato a 10 anni.


Da questa condanna esce confermato l'impianto accusatorio dei Pubblici Ministeri Paolo Itri ed Antonio D'Alessio.

L'inchiesta portò alla scoperta di un giro di mazzette che erano intascate dai Vigili Urbani ed addetti all'Ufficio Tecnico addetti ai controlli contro l'abusivismo edilizio e la tutela dell'ambiente.

Aggiungiamo che le 18 persone sono stati condannate all'interdizione perpetua dai pubblici Uffici ed alla confisca di tutti i beni posseduti.

Per le condanne trattasi di una sentenza esemplare.


Napoli , 23/12/08


Raffaele Pirozzi direttore giornaleonline"www.notiziesindacali.com"

mercoledì 17 dicembre 2008

Giustizia, la riforma si incarta?

A poter inventare una classifica stile top ten delle parole più usate (e abusate) dalla più recente fase politica italiana, sicuramente sarebbero due gli “idiom” più in voga usati tra gli scanni del Transatlantico e nei palazzi del potere: “condivisione” e giustizia. Chi è del mestiere ma anche chiunque possegga a casa una televisione, una radio o sfogli pure distrattamente una pagina di un quotidiano, sicuramente si sarà accorto che, mai come ad oggi, lo scontro (o lo pseudo incontro) su un tema così rilevante come quello di una giustizia disastrata ha conquistato gli allori della cronaca. Fare un’analisi è un’impresa ardua, perché è tale la confusione che regna tra maggioranza ed opposizione, che tirare le fila diventa quantomeno ostico.

Allo stesso modo di pretendere di sbrogliare la matassa delle ancora imprecisate aperture che da entrambi gli schieramenti, un giorno ci sono, quello successivo scompaiono magicamente. Il ministro della Giustizia, Angelino Alfano è da questa estate che chiede di dare più peso ad Equitalia Giustizia Spa per fare del recupero delle spese di giustizia anticipate dallo Stato una questione di non eterna sofferenza e di sbloccare i “conti dormienti”; di estendere il successo nella giustizia minorile della “messa alla prova” anche per gli adulti (per reati minori puniti fino a 2 anni); di costruire nuovi carceri o ampliare/recuperare le strutture esistenti anche con l’aiuto dei privati (visto che le Casse del ministero languono); di dare a processo civile e penale una versione più online e meno “faldoniana” ( a suon cioè di carte impolverate e di difficile gestione); di razionalizzare i tempi processuali dei processi amministrativi (qualcuno ogni tanto si ricorda del sogno ricorrente della giustizia in 5 anni?); di rivedere (distinguendole) le funzioni tra pm e giudici e di riformare lo stesso Csm; di fermare le guerre tra toghe e Procure (qualcuno qui ha dimenticato troppo in fretta il caso De Magistris).

In pratica, riformare un colosso Giustizia che perde pezzi da anni (15?), e continua a scardinarsi ad ogni scossone, senza che nessun muova un dito. Quasi come se fosse una “creatura” partorita male, imbruttitasi nel tempo e che fa troppa paura oggi per provare a dargli una sembianza “umana” (almeno negli intenti dei padri costituzionalisti e nei diritti che essa si propone di salvaguardare). La “Creatura” fa ribrezzo, si deve andare a tentoni per non scottarsi, ed è sicuramente più conveniente tenerla impantanata tra i dicktat che riportarla a nuova luce. Di appelli inascoltati per “salvarla” ne sono stati fatti a iosa negli anni; se ne continuano a fare ogni giorno a tutti i livelli istituzionali ma poi si ritorna nell’illusione di una riforma,che a parole, tutti vogliono.

A quel senso di frustrazione provocato da un sistema politico incapace di produrre vere riforme e restituire ai cittadini una giustizia seria ed efficiente, in grado di dare garanzie di corretto funzionamento. A Natale, con ogni probabilità, non arriveranno tutti quei grossi cambiamenti che tutti speravano, figuriamoci quelli costituzionali che qualcuno invoca.

Non è più un mistero, che la “Creatura” non piaccia a nessuno, di qualsiasi schieramento politico provenga o abbia militato. E non c’è nessuna commissione di Veltroniana memoria che possa segnare una svolta.

Nessuna apertura che non si dica stravolta autonomia e indipendenza della magistratura, nessun equilibrio tra i poteri dello Stato e nessuna certezza della pena. Per ora siamo alle solite scaramuccie tra i Poli. Ai “freni” che vengono da una parte e dall’altra, ai se ai tanti ma. A quello stancante, asfissiante e denigrante braccio di ferro che offende l’intelligenza di qualsiasi elettorato. La “Casta” ha solo una cosa di “condiviso” a quanto pare: lasciare che il mostro continui ad agonizzare, pregando però che non colassi più di tanto.


Daniele Memola

link:www.opinione.it

sabato 28 giugno 2008

GIUSTIZIA: IL CASELLARIO GIUDIZIARIO DIVENTA EUROPEO

Risposte e notifiche internazionali in meno di 2 giorni

GIUSTIZIA: IL CASELLARIO GIUDIZIARIO DIVENTA EUROPEO

Accordo operativo tra il Ministero della Giustizia e il CNIPA per lo sviluppo del progetto pilota

di "Casellario Europeo" per il dialogo fra archivi di vari Paesi

Roma, 28 giu. '08 - Risposta tecnologica ad una criminalità sempre più senza frontiere e alla crescente domanda di sicurezza avanzata dai cittadini. Il casellario giudiziario italiano, che custodisce oltre 6 milioni di schede con i precedenti penali e civili dei cittadini, diventerà "europeo" riducendo così drasticamente i tempi dello scambio, con gli archivi giudiziari degli altri Paesi, delle informazioni sui profili penali delle persone straniere coinvolte in fatti delittuosi. Il Dipartimento Affari di Giustizia e la Direzione Generale Sistemi Informativi Automatizzati del Ministero della Giustizia, infatti, hanno siglato con il CNIPA-Centro Nazionale per l'Informatica nella Pubblica Amministrazione un accordo per la partecipazione italiana al progetto pilota di "Casellario Europeo", nell'ambito del Network of Judicial Registers (NJR), per lo scambio elettronico di informazioni sui precedenti penali dei cittadini degli Stati membri dell'Unione Europea.

Nel gennaio scorso la Commissione Europea aveva approvato il piano d'investimenti per il progetto per la interconnessione, per un importo complessivo di oltre 941 mila €, il 70% finanziato dalla stessa UE e il restante 30% a carico del CNIPA e del Ministero della Giustizia. La durata del progetto è stata inizialmente fissata in due anni, ma verrà ampliata in relazione alla graduale partecipazione di altri Stati europei.

In particolare, ha spiegato il presidente prof. Fabio Pistella, «il CNIPA darà il proprio supporto, sia per le soluzioni tecnologiche con le proprie competenze professionali e progettuali per le connessioni telematiche internazionali (attraverso le reti europea "TESTA" ed italiana SPC, il cui punto di interconnessione è appostato presso lo stesso CNIPA), sia per le soluzioni di interfaccia tra il sistema italiano e uguali altri sistemi nazionali».

Grazie al "Progetto NJR", attualmente Francia, Germania, Spagna, Belgio e Lussemburgo hanno realizzato l'interconnessione tra i propri casellari giudiziali; Repubblica Ceca e Slovacchia sono prossime all'adesione. Adesso anche l'Italia, già dotata di un sistema informativo tecnologicamente adeguato, entra a far parte della piattaforma europea sperimentale implementando i propri sistemi e le relative procedure attraverso la specifica rete telematica (TESTA-Trans European System).

«Il progetto è fortemente innovativo in quanto consente la registrazione telematica in ambito nazionale delle sentenze di condanna pronunciate a carico dei propri cittadini da parte delle Autorità giudiziarie di altri Paesi membri. Non solo», ha precisato Pistella, «ma permette l'interrogazione diretta, per via telematica, dei casellari giudiziali degli altri Stati partecipanti all'iniziativa. Si tratta di una novità consistente in quanto attualmente lo scambio di tali informazioni avviene esclusivamente per via cartacea e attraverso procedure lente, tali da scoraggiare spesso le richieste stesse da parte delle altre magistrature».

Dall'esperienza del progetto pilota è sinora emerso che con "NJR" la magistratura riceve risposte e notifiche in meno di 48 ore, rispetto alle alcune settimane necessarie con le procedure tradizionali.

Per la realizzazione di questo consistente processo di automazione in chiave europea del casellario giudiziario italiano è stata avviata una serie di attività finalizzata, tra l'altro, alla riclassificazione dei reati e delle sanzioni secondo gli standard definiti dal Progetto Pilota; alla modifica di data base e di procedure d'interrogazione e di aggiornamento; all'implementazione del software per l'invio e la ricezione delle richieste da o verso gli altri Stati, nonché per la trasmissione delle risposte, secondo i web-services del pilota; alla realizzazione di nuove funzionalità per la gestione automatica e/o manuale delle richieste provenienti da altri Paesi; utilizzo della rete europea "TESTA" come infrastruttura di trasmissione ed alla definizione dei dettagli implementativi da parte di specifici gruppi di lavoro. –

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Il CNIPA-Centro Nazionale per l'Informatica nella Pubblica Amministrazione opera presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri per l'attuazione delle politiche del Ministro per la Pubblica Amministrazione e l'Innovazione, con la missione di contribuire alla creazione di valore per cittadini e imprese da parte della Pubblica Amministrazione, fornendo supporto nell'uso innovativo dell'informatica e, più in generale, dell'ICT.




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Redazione del CorrieredelWeb.it
www.CorrieredelWeb.it

lunedì 9 giugno 2008

Strage Linate, domani 1° spettacolo teatrale a Palazzo Marino. Presidente Palmeri: “Priorità sicurezza aeroporti, Milano sente dolore e responsabilità

STRAGE LINATE, DOMANI 1° SPETTACOLO TEATRALE A PALAZZO MARINO. PRESIDENTE PALMERI: "PRIORITÀ SICUREZZA AEROPORTI, MILANO SENTE DOLORE E RESPONSABILITÀ DOPO 8 OTTOBRE 2001"

Milano, 9 giugno 2008 – La Sala Alessi di Palazzo Marino ospiterà domani, martedì 10 giugno, alle ore 20.45, la prima rappresentazione dello spettacolo teatrale "Linate, 8 ottobre 2001: la strage". L'iniziativa, un monologo interpretato da Giulio Cavalli, è promossa dalla Presidenza del Consiglio comunale di Milano con il Comitato 8 ottobre per non dimenticare, che riunisce i 118 familiari delle vittime dell'incidente aereo.
Saranno presenti l'unico superstite della sciagura Pasquale Padovano, il Presidente del Comitato 8 ottobre Paolo Pettinaroli e i consiglieri comunali Marco Cormio e Patrizia Quartieri.

"Abbiamo voluto organizzare lo spettacolo in un momento lontano dall'8 ottobre – ha spiegato il Presidente del Consiglio comunale Manfredi Palmeri – a testimonianza del fatto che non è solo nell'anniversario della tragedia di Linate che dobbiamo ricordarci di questa ferita sempre aperta e dei temi che riguardano la sicurezza negli aeroporti, su cui è prioritario l'impegno delle istituzioni. Per questo, prima del prossimo 8 ottobre, che comunque vivremo con la consueta e doverosa memoria, vi sarà una replica della manifestazione in un teatro della città aperto ai milanesi".

"La verità – ha proseguito Manfredi Palmeri ricordando anche le recenti motivazioni della sentenza della Corte di Cassazione – è che la strage di Linate poteva essere evitata: essa ha ancora molto da insegnarci per migliorare le condizioni di sicurezza dei passeggeri e dei lavoratori degli scali aeroportuali, non solo a Milano".

INTERCETTAZIONI/CASSON (PD): SONO INDISPENSABILI

ECORADIO

INTERCETTAZIONI/CASSON (PD): LE INTERCETTAZIONI SONO INDISPENSABILI

"Le intercettazioni telefoniche sono indispensabili per una serie di gravissimi reati non solo mafia e terrorismo, ma anche per quelli contro la pubblica amministrazione:" lo afferma ad Ecoradio, il senatore Felice Casson, ex magistrato, capogruppo Pd in commissione Giustizia intervenuto nel corso del programma di informazione "Ecoradio mattino" condotto da Sabrina Pisu.

"È un livello peggiore dell'indulto, una fase pre-indulto. Gli accertamenti – continua il senatore Casson – non si potranno proprio fare, non si potrà neanche cominciare un'indagine. Questo significa eliminare ogni possibilità di accertamento della verità."

Sull'emendamento Berselli-Vizzini che dichiara le prostitute "pericolose per la morale" il senatore Casson commenta dicendo: "Siamo in un clima da campagna elettorale. È una proposta che non ha senso, tirata fuori dal cilindro in una gara a chi la spara più grossa."

"L'iniziativa dei due relatori del decreto sicurezza al Senato – conclude il senatore Casson – pesa solo sulle donne, che sono le vittime. Bisogna pensare agli sfruttatori."

Ecoradio
Ufficio Stampa
Via XX Settembre, 4 - Roma

mercoledì 28 maggio 2008

"Momenti di Libertà nel XVII Municipio 1943-44"

PATROCINATO dal XVII MUNICIPIO di Roma


Il Circolo "Giustizia e Libertà"


Presenta:

"Momenti di Libertà nel XVII Municipio 1943-44"

31 maggio 2008 - Teatro della Caserma della Marina Militare - Piazza Randaccio 2 Roma

INGRESSO LIBERO


Programma della Giornata:
Ore 10
Il professor Giorgio Giannini illustrerà i fatti, i luoghi e le attività di Resistenza nel quartiere durante l'occupazione nazifascista
Ore 10.45
Coro di canzoni popolari
Ore 11.00
Lettura, eseguita da studenti dei Licei Mamiani ed Alighieri, delle biografie di studenti e popolani caduti nella lotta
Ore 11.30

Intervento del professor Carlo Vallauri, ex studente del Mamiani, sull'ambiente scolastico del tempo
Ore 11.50
Coro di canzoni popolari
Ore 12
Proiezioni e dibattito moderato dal professor Giancarlo Burghi
Ore 12.30

Conclusioni del Presidente del Municipio Antonella De Giusti


Il Circolo "Giustizia e Libertà" è stato fondato nel 1948 nella sede di Via Andrea Doria 79, ha continuato e continua a svolgere da oltre mezzo secolo una attività impegnativa che va oltre la valorizzazione del periodo clandestino. All'inaugurazione della sede erano presenti personalità come Ferruccio Parri, Riccardo Lombardi, Carlo Levi, Emilio Lussu, Cencio Baldazzi, per indicarne solo alcuni.
Il Circolo si propone come geloso custode del pensiero azionista e costituisce un preciso riferimento per coloro che si riconoscono negli ideali del movimento Giustizia e Libertà. L'impegno degli iscritti si manifesta a livello culturale con un'intensa attività volta alla conferma dell'attualità del pensiero azionista per la crescita civile e morale della società italiana.

lunedì 26 maggio 2008

FALLIMENTOPOLI IN ITALIA

FALLIMENTI DI AZIENDE SANE : FABBRICA DEL REDDITO PER GLI OPERATORI GIUDIZIARI.
ANOMALIA SOTTACIUTA DAI MEDIA E LEGITTIMATA DALLE ISTITUZIONI.

ITALIA - 2008 - "Basta fallimenti truccati promossi dal sistema di potere, che distruggono aziende sane. Basta caste professionali, che gestiscono con arbitrio la svendita dei beni per arricchirsi alle spalle dell’indifeso cittadino imprenditore".

Questo dice il dr Antonio Giangrande, Presidente della Associazione Contro Tutte le Mafie, che ha svolto una inchiesta sui fallimenti in Italia, pubblicata su www.ingiustizia.info e su www.controtuttelemafie.it al link FALLIMENTOPOLI.

"Da anni denuncio al mondo l’anomalia dei fallimenti, su segnalazione dei miei associati locali, spesso vittime di racket ed usura e rappresentanti di comitati territoriali. Lo denuncio pubblicamente da Presidente nazionale di una associazione antimafia riconosciuta dal Ministero degli Interni. Il fenomeno copre tutta la penisola, ma le note stampa vengono ignorate e le mie denunce penali vengono insabbiate. Per il sistema devi subire e tacere”.

Il dr Antonio Giangrande nella sua inchiesta elenca una serie di casi eclatanti.
Esemplare è il fallimento della Federconsorzi. Caposaldo dello scandalo, la liquidazione di un ente che possedeva beni immobili e mobili valutabili oltre quattordicimila miliardi di lire per ripagare debiti di duemila miliardi. L’enormità della differenza avrebbe costituito la ragione di due processi, uno aperto a Perugia uno a Roma. La singolarità dello scandalo è costituita dall’assoluto silenzio della grande stampa, che ha ignorato entrambi i processi, favorendo, palesemente, chi ne disponeva l’insabbiamento.

E che dire del caso Cirio. Ci furono accertamenti su presunte irregolarità avvenute nella sezione fallimentare del Tribunale di Roma, che hanno visto coinvolti giudici accusati di aver “pilotato” alcuni fallimenti e che vede una procedura di trasferimento d’ ufficio per incompatibilità, avviata nei confronti di un giudice arrestato per corruzione in atti giudiziari.
E che dire delle aste truccate in Lombardia.

E che dire dell’intrigo che lega il Piemonte e la Toscana. Un Giudice condannato per tangenti per il fallimento Aiazzone e legato con un esponente della P2 in altri processi in Toscana. All’indomani di una udienza a Prato contro di questo, il suo difensore, noto avvocato e professore milanese, fu trovato morto a causa di uno strano suicidio. Nell’ambito di quei processi si denunciano casi di violazione del diritto di difesa. Sempre in Toscana, si chiede il processo ad un giudice: al magistrato vengono contestati corruzione, concussione, peculato, falso, abuso di ufficio e concorso in bancarotta.

Anche in Emilia Romagna si denunciano casi di lesione del diritto di difesa e del contraddittorio a danno dei falliti.

Nelle Marche l'inchiesta sul crack delle aziende dell'imprenditore sambenedettese coinvolge ormai ben 18 personaggi. Fra essi numerosi magistrati, avvocati, curatori fallimentari e dirigenti di banca.

In Abruzzo, l’ex gip teramano, poi giudice a Giulianova e oggi magistrato di Corte d’Appello a L’Aquila e l’attuale presidente del Tribunale di Teramo sono stati coinvolti in un’inchiesta sulle vendite giudiziarie immobiliari partita da un esposto presentato da un cancelliere.
A Lecce, per la prima volta in Europa, è stato dichiarato il fallimento del creditore su richiesta del debitore. L’imprenditore è stato sbattuto fuori di casa, nonostante sia stato assolto dai reati di truffa e falso denunciati dal direttore generale di un noto istituto di credito spacciatosi per suo creditore, mentre era, in realtà debitore dell’imprenditore di cui ha provocato il fallimento.

Ciliegina sulla torta è il caso Palermo e Catania.
A Palermo per il fallimento con il trucco, tre giudici rischiano il processo. A denunciare le illegalità un comitato antiracket ed antiusura. La competenza è passata alla Procura di Reggio Calabria. Nei suoi uffici è scoppiato lo scandalo “cimici”.

A Catania, con atto ispettivo al Ministro della Giustizia n. 4-29179, l'interrogante On. Angela Napoli, ha denunziato la triplice reciprocità d'indagine tra le procure di Messina, Reggio Calabria e Catania con chiari e vicendevoli condizionamenti su una denuncia di un imprenditore dichiarato, ingiustamente, fallito.

venerdì 18 aprile 2008

Robert Bryan, avvocato di Abu Jamal: "Il mio obiettivo è ottenere un nuovo processo e la sua liberazione"

Comunicato Stampa Ecoradio
 

Robert Bryan, avvocato di Abu Jamal:

"Il mio obiettivo è ottenere un nuovo processo e la sua liberazione"


"C'è uno spiraglio di luce in mezzo alle nuvole. La corte in questo caso ha rimandato la condanna a morte, sarà una nuova giuria nel nuovo processo a decidere la sentenza per la vita o per la morte. In questa decisione c'è di buono che la sentenza è stata frutto di tre giudici penali. Uno dei tre ha stilato 41 pagine in cui manifestava il suo disaccordo. Tra i principali problemi sollevati c'era il razzismo nel selezionare la giuria. La parte negativa della sentenza, invece, è che sarebbe necessario un nuovo processo e non solo una nuova giuria per riconoscere l'innocenza di Mumia Abu Jamal. Tuttavia la giuria ha respinto questa richiesta. Durante il processo, inoltre, uno della giuria si è rivolto al mio cliente definendolo "negro" e dicendo che sarebbe stato meglio e più sbrigativo ucciderlo: tutto questo è inaccettabile": così Robert Bryan, avvocato di Abu Jamal, ai microfoni di Ecoradio durante L'arca dei Diritti, trasmissione condotta da Riccardo Noury portavoce di Amnesty Italia.

E sulle prospettive future per Mumia Abu Jamal, ha aggiunto: "la prima azione giudiziaria sarà molto pesante perché hanno perso sulla pena di morte, quindi, sicuramente faranno appello sia alla Corte Suprema degli Stati Uniti sia rivolgendosi alla stessa Corte Federale e chiedendo una revisione del processo. In rappresentanza del mio cliente, il mio obiettivo è ottenere un nuovo processo e la sua liberazione. Lo voglio libero. Punterò in particolare sull'aspetto razziale del processo, abbiamo grandi aspettative di vittoria".

Ecoradio


Pena di morte, a che punto siamo? Torna L'Arca dei diritti su Ecoradio. Oggi alle ore 18

Torna L'Arca dei diritti su Ecoradio

Oggi alle ore 18 "Pena di morte, a che punto siamo"

A quattro mesi dall'approvazione della moratoria Onu contro la pena di morte, cosa è cambiato? Cercheremo di capirlo insieme questa sera, su Ecoradio, nel corso de L'Arca dei Diritti, trasmissione condotta da Riccardo Noury, portavoce di Amnesty Italia. Analizzeremo la situazione di diversi paesi con l'aiuto di numerosi ospiti e soprattutto faremo il punto su un caso specifico, quello di Abu Jamal, giornalista afroamericano che vive nel braccio della morte dal lontano 1982. In studio con noi l'attrice Anna Marchesini, Massimo Persotti del coordinamento contro la pena di morte di Amnesty International e Tiziana Triana di Fandango.


Per interventi in diretta 800029727, sms 3490058720 o email a diretta@ecoradio.it

 

Ecoradio

martedì 15 aprile 2008

Dichiarazione di J.K. Rowling sull'azione giudiziaria contro RDR Books

NEW YORK, 15 Aprile  L'autrice J.K. Rowling ha rilasciato la seguente dichiarazione:

    "Intraprendere questa azione giudiziaria non mi piace affatto, tuttavia sono qui oggi perché sono pienamente convinta che questo problema coinvolge tutti, non solo me. Se si autorizza la pubblicazione di libri che plagiano altri, a perdere sono autori, fan e lettori. Sono tante le pubblicazioni in varie lingue che commentano o criticano Harry Potter e ciò è del tutto lecito. Il libro in questione è diverso. Non offre alcuna analisi e, di fatto, alcun commento. Troppo sottrae e contribuisce con ben poco. Desideravo aggiungere che sono estremamente grata dello straordinario supporto dimostrato dai fan di Harry Potter ovunque."

    Contatto media:
    E-mail: warnerbros@webershandwick.com
    Tel: +1-212-445-8388

martedì 8 aprile 2008

Don Luigi Ciotti: Lo stato faccia buone leggi, noi assumiamoci le nostre responsabilità


COMUNICATO STAMPA ECORADIO

Don Luigi Ciotti: "Lo stato faccia buone leggi, ma noi assumiamoci le nostre responsabilità come cittadini"

"Io non parlo più di educazione alla legalità perché mi è difficile parlare di questo ai ragazzi quando magari attorno a loro ci sono manifeste illegalità, io preferisco parlare di educazione della coscienza, educare alla responsabilità, alla cittadinanza".

Così Don Luigi Ciotti, presidente di Libera, durante l'Arca della legalità, programma di Nello Trocchia ed Enrico Fierro, in onda su Ecoradio.

Alla domanda "lei parla di società responsabile, il filosofo Umberto Galimberti di necessaria esemplarità della politica, da dove si parte?", Don Ciotti risponde: "Non parlo di società civile, è troppo facile, io parlo appunto di società responsabile. Ognuno deve assumersi la sua quota di responsabilità, Norberto Bobbio diceva che "la democrazia vive di buone leggi e buoni costumi", noi chiediamo allo stato di fare buone leggi, ma come cittadini abbiamo il dovere di assumerci le nostre responsabilità".

Don Ciotti ha ribadito la vicinanza alle associazione antiracket sotto attacco in questi giorni. " Ci sono in giro polpette avvelenate è una storia vecchia la delegittimazione delle forze vive del paese".

Ecoradio
064204521

Campagna elettorale, dov'e' finita la lotta alle mafie? Torna L'Arca della legalità, stasera alle ore 18 su Ecoradio



 Comunicato stampa Ecoradio
 

Campagna elettorale, dov'è finita la lotta alle mafie?

Torna L'Arca della legalità, stasera alle ore 18 su Ecoradio

La campagna elettorale ha trascurato i temi della lotta alla corruzione e alle mafie. Colpa di una classe politica inadeguata? Ma soprattutto che parlamento ci lasciamo alle spalle? E cosa ci aspetta per il futuro?

E' questo il tema della tredicesima puntata de L'arca della legalità, con Nello Trocchia ed Enrico Fierro, in onda stasera su Ecoradio a partire dalle 18.

Ospiti: Carmelo Lo Papa, giornalista di Repubblica che ha raccontato l'ultima legislatura in "Sparlamento", edito da Chiarelettere, che sarà presentato questa sera, Peter Gomez, autore con Marco Travaglio di "Se li conosci li eviti", il filosofo Umberto Galimberti, il premio Nobel Dario Fo, e Don Luigi Ciotti, presidente di Libera.

Per interventi in diretta 800029727, sms 3490058720 o email a diretta@ecoradio.it

 

Ecoradio
Ufficio Stampa
Via XX Settembre, 4 - Roma
Tel. 06 420 45 248 Fax 06 420 45 249
i.pacelli@ecoradio.it

venerdì 4 aprile 2008

ARMANDO SPATARO, PM PROCURA DI MILANO: Importante celebrare il caso Abu Omar al più presto

ECORADIO COMUNICATO STAMPA

ARMANDO SPATARO, PM DELLA PROCURA DI MILANO:

"E' importante che il caso Abu Omar si celebri nel più breve tempo possibile"


"L'importanza del procedimento sul caso Abu Omar e dunque del fatto
che esso si celebri nel più breve tempo di ufficio sta nel fatto che
questo processo è emblematico di un modo sbagliato, antidemocratico,
anticostituzionale di concepire la lotta al terrorismo. Non si può
pensare di adottare metodi illegali pur nel contrastare un fenomeno
gravissimo, questo significherebbe dare ragione ai terroristi": così
il Pm della Procura di Milano ai microfoni di Ecoradio durante L'Arca
dei Diritti, trasmissione condotta da Riccardo Noury.

E sulla comportamento del governo Prodi circa il caso Abu Omar
afferma: "Non esito a definire il comportamento del governo uscente
contraddittorio e inspiegabili come anche numerosi accademici e
costituzionalisti hanno osservato. Da un lato, infatti,si è affermato
con comunicati stampa e atti della avvocatura di Stato che non esiste
il segreto di stampa sul caso Abu Omar, dall'altro, invece, si è
sollevato un conflitto che tende a bloccare il processo che è sul
sequestro di Abu Omar. La Procura della Repubblica non ha mai, una
sola volta, chiesto documenti, trattati internazionali".

Ha, inoltre, sottolineato: "La Procura di Milano non è animata da una
particolare visione di questi problemi ma usiamo la mentalità e gli
strumenti di tutti i processi ordinari. Certamente, però, è nostro
diritto pretendere che questo processo si faccia e si faccia in tempi
ragionevoli".


Ecoradio
Ufficio Stampa
via xx settembre, 4 - Roma

mercoledì 2 aprile 2008

Tano Grasso: Domani incontriamo il Ministro Giuliano Amato


COMUNICATO STAMPA ECORADIO


Tano Grasso: " Domani incontriamo il Ministro Giuliano Amato".

"Ho accolto l'articolo malissimo ma non per quello che dice ma perché ha dato un esempio di pessimo giornalismo, l'articolo riporta dichiarazioni di un imprenditore che aveva già fatto ad una televisione locale, rispetto alle quali, già a partire dal 19 febbraio, noi avevamo presentato delle querele". Tano Grasso, presidente del Fai, federazione italiana antiracket, racconta ai microfoni di Ecoradio, la reazione all'articolo " il racket targato antiracket" apparso sull'Espresso che accusa i vertici dell'antiracket di estorsioni.

"L'articolo - continua Grasso durante l'Arca della legalità di Nello Trocchia ed Enrico Fierro - non riferisce in alcun modo il nostro punto di vista, ma la cosa più inquietante è che questo articolo, che è il secondo articolo pubblicato dall'Espresso, segue un altro del 15 febbraio scorso, configura un'iniziativa volta a delegittimare il movimento anti racket e le associazioni".

Sulle prossime iniziative, Grasso prosegue: " Domani ci vediamo con il ministro Giuliano Amato alle 12, il problema non è più solo nostro, quando si dice che un dirigente dell'antiracket fa estorsioni, si mette a rischio la vita di tutti i dirigenti, bisogna capire se ci sono le condizioni per fare attività antiracket, il nostro interlocutore è il Ministro degli Interni, se dal ministro verrà una nuova rilegittimazione, continueremo, altrimenti siamo pronti a sciogliere il Fai. E' un delitto non valorizzare il nostro movimento".

"Negli ultimi tempi siamo riusciti a incidere in una realtà difficilissima come quella di Palermo, rispetto all'antimafia dei cicisbei". Alla domanda ' Nell'articolo si cita un suo incontro con l'imprenditore che vi accusa e lei sarebbe andato via senza parlargli', Grasso ha risposto: " Anche su questo c'è la querela, ma secondo lei gli appuntamenti li curo in strada...tra l'altro è una versione diversa da quella che lo stesso imprenditore ha dato alla tv privata".


Ecoradio
064204521

martedì 1 aprile 2008

CNIPA: GIUSTIZIA: PIÙ SNELLA E VICINA A PROFESSIONISTI, IMPRESE E CITTADINI CON L'ICT



Siglato a Bologna protocollo tra Ministero di Giustizia, CNIPA e Regione Emilia Romagna

GIUSTIZIA: PIÙ SNELLA E VICINA A PROFESSIONISTI, IMPRESE E CITTADINI CON L'ICT

Nuovo tassello per una Giustizia efficiente, moderna, veloce e trasparente


Bologna, 1° apr. '08 – Anche nella Regione Emilia Romagna la giustizia mette il turbo digitale. L'amministrazione della giustizia, infatti, a breve sarà più snella, trasparente, efficiente, rapida e, soprattutto, più vicina ai professionisti, in particolare gli avvocati, ma anche alle imprese ed ai cittadini, grazie ad un maggior ricorso all'ICT e ad una più sinergica integrazione tra sistemi pubblici centrali. Questi gli obiettivi del protocollo d'intesa che sancisce una più stretta collaborazione tra il Ministero della Giustizia, la Regione Emilia Romagna e il CNIPA-Centro Nazionale per l'Informatica nella PA, firmato oggi a Bologna rispettivamente dal sottosegretario sen. Alberto Maritati, dal presidente Vasco Errani e dal prof. Fabio Pistella, presidente del CNIPA, presente la sen. Beatrice Magnolfi, sottosegretario per l'Innovazione. Pistella ha tra l'altro sottolineato «il rilievo di questo protocollo tra lo Stato e una Regione dinamica come l'Emilia Romagna in settore delicato e strategico, in un Paese in cui per riscuotere un credito in via giudiziale servono in media 1.200 giorni».

Per raggiungere questi scopi ci sarà un'integrazione tra infrastrutture tecnologiche già esistenti, come la rete telematica regionale "Lepida" e il Sistema Pubblico di Connettività-SPC, con analoghi standard di sicurezza anche in ordine all'identificazione e all'accesso per ottenere l'erogazione di servizi on-line a uffici giudiziari, enti pubblici, professioni, cittadini e imprese. Attraverso l'SPC, destinato ad essere la "rete federale", l'infrastruttura telematica del Ministero della Giustizia si interconnetterà con quella dell'Emilia Romagna facendola così diventare la porta di accesso a molteplici servizi, alcuni già presenti localmente.

In sostanza, gli obiettivi qualificanti del protocollo sono: costituire un sistema regionale della giustizia che recuperi e incrementi le iniziative di collaborazione informatica sul territorio regionale, garantendo l'indispensabile continuità dei servizi presenti e la sostenibilità nel tempo dei servizi che saranno messi in campo; garantire un dispiegamento dei servizi per la giustizia in modo integrato e partecipato con le politiche regionali in temi di sicurezza e cultura della legalità; sviluppare servizi tesi ad innovare in maniera sostitutiva procedimenti amministrativi in una logica di semplificazione e riduzione del carico burocratico includendo in questo obiettivo il sistema degli enti locali; realizzare una maggiore efficienza e trasparenza dell'azione pubblica, secondo una logica di qualità del servizio offerto a cittadini e imprese, anche con la sperimentazione di nuovi modelli organizzativi del lavoro finalizzati al supporto dell'attività giurisdizionale per una sua maggiore efficacia e più celere tempistica (il cosiddetto "ufficio per il processo"); fare dell'innovazione degli Uffici Giudiziari un motore di sviluppo di nuove relazioni con gli altri soggetti pubblici presenti sul territorio; avviare forme di collaborazione permanenti utili alla condivisione di infrastrutture e servizi nell'ambito del Piano regionale di sviluppo telematico 2007/2009 e successive integrazioni.

A tale proposito la sen. Beatrice Magnolfi ha messo in evidenza che «potranno essere avviate forme di collaborazione permanente utili alla condivisione di infrastrutture e servizi nell'ambito del Programma di sviluppo della Società dell'Informazione 2007/2010. Questa collaborazione tecnologica e operativa tra il Ministero della Giustizia, la Regione Emilia Romagna e il CNIPA si espanderà gradualmente in altre Regioni del Paese».

Il sottosegretario sen. Alberto Maritati ha espresso soddisfazione "per questo ulteriore tassello nella costruzione del SIGI, sistema integrato giudiziario informatizzato, che ha costituito un obiettivo fondamentale dell'attuale governo e che, ormai quasi interamente finanziato, permetterà presto un drastico abbattimento dei tempi della giustizia in tutto il Paese". Il sottosegretario ha espresso anche apprezzamento per la piena collaborazione che ha ricevuto in questi mesi dalle Regioni invitate a lavorare con prospettiva unitaria nell'interesse del sistema giustizia nazionale.

Da parte sua il presidente Vasco Errani ha posto in rilievo «l'importanza del coordinamento e della collaborazione tra le istituzioni, per garantire la semplificazione amministrativa e offrire servizi più efficienti ai cittadini ed imprese in un settore fondamentale come quello della giustizia, cui va rivolta grande attenzione».



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