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lunedì 5 marzo 2018

L'ex juventino Dani Alves: "non mi importa della morte di Davide Astori"


Fanno discutere le affermazioni dell'ex terzino della Juventus Dani Alves
"Non conoscevamo Astori, quindi non è che ci importa tanto. Mi dispiace, ovvio, per la sua famiglia. 
Ora è in un mondo migliore. 
Però, ogni giorno nel mondo ci sono tanti bambini che hanno fame e muoiono e di loro nessuno se ne importa. 
Invece, sono importanti. 
Qui siamo di passaggio e prima o poi tutti faremo quella fine!".

Dani Alves non mi è simpatico ed è certamente spiacevole la frase "non è che ci importa tanto" che sembra suonare come un cinico"non ce ne frega nulla".

Però immagino e spero che il vero senso di quel che volesse dire è quanto ha affermato subito dopo.

In effetti, pure a me è dispiaciuto della  tragica e improvvisa scomparsa di Davide Astori
Una morte improvvisa, un ragazzo giovane, un calciatore corretto, che mi era simpatico e aveva anche giocato nella mia Roma.
 
Sicuramente fa clamore una morte improvvisa così. E' sconvolgente per la sua spietata inaspettatezza e assurda imprevedibilità.

Mi spiace per la sua bimba di due anni, la giovane moglie, i familiari.

Tutto ovvio. Ma poi che altro? 

Capisco lo schock dei compagni di squadra la sospensione della partita che si sarebbe dovuta giocare ieri a poche ore dalla tragica scomparsa.

Capisco già meno il blocco di tutta l'intera giornata calcistica. 
Non perché creda alla regola "the show must go on" che cantava l'indimenticabile Freddy Mercury dei Queen.
 
Non mi importa della saltata domenica di calcio giocato.
Ma la chiamata al lutto mi è cinicamente sembrata un po' troppo mediatica, di facciata.

Il mondo del calcio purtroppo da sempre ha convissuto con tante morti incredibili e inaccettabili per colpa della stupida violenza di ultras accecati da un assurdo odio che non può trovare giustificazioni.

Eppure il circo è proseguito quando invece doveva essere fermato per condannare quegli atroci episodi compiuti per la stoltezza umana.

Stavolta invece ci siamo trovati di fronte all'imponderabilità dell'esistenza umana. 
Una morte per cause naturali. Che ci turba lasciandoci silenti. Ma che altro dire?

Purtroppo a me sconvolge molto di più, per esempio, la morte del signore di colore ucciso oggi a Firenze da un pazzo che gli ha sparato senza alcun motivo.

E se poi penso a me stesso, dico egoisticamente: "magari succedesse a me di morire nel sonno senza alcuna angoscia".

Certo sarebbe traumatico per i miei cari. 
Che di sicuro io non vorrei che soffrissero e soprattutto lasciare eventualmente in uno stato di bisogno.

Ma la cosiddetta morte bianca mi sembra certamente la preferibile per chi se ne va, rispetto ad una morte violenta per un incidente stradale o, peggio ancora, dopo lunghe sofferenze e agonie per un tumore incurabile.

domenica 4 marzo 2018

Serie A chiusa in lutto: Davide Astori è morto improvvisamente.



Tragedia nel mondo del Calcio, Davide Astori il capitano della Fiorentina è morto questa notte nel sonno mentre era in ritiro con la sua squadra.

Si ipotizza un arresto cardiovascolatorio ma ancora non si sa nulla.

La partita tra Udinese-Fiorentina, che si doveva disputare proprio in questi momenti era stata immediatamente annullata per lo shock di tutti i compagni.

Poco fa il Commissario della Lega di serie A, Giovanni Malagò ha annullato l'intera giornata di serie A che era in programma oggi in segno di lutto per la morte del capitano dei viola, nonché calciatore della Nazionale Italiana.

Astori lascia la giovane moglie e una bimba di due anni. Una tragedia.

"ὅν οἴ θεοί φιλοῦσιν ἀποθνήσκει νέος" (hon oi theoi philusin, apothnēskei neos): "Muor giovane chi agli dei è caro" recitava il frammento di Menandro (111 K.-Th) noto soprattutto grazie alla citazione fattane da Giacomo Leopardi (epigrafe del suo Amore e morte), e diventata consolatoria cifra laica per la morte giovanile.

Addio Davide.


lunedì 10 luglio 2017

Muore Zarrillo. Ma è il fratello.

"Grave lutto per Michele Zarrillo, tutto il dolore dei fan".

Così titola la notizia il sito Direttanews.

Ovvero, come confezionare ad arte una news per il clicbaiting

Leggi i titolo rapidamente e pensi sia morto il cantante, in realtà è il fratello Maurizio. 

Ne danno notizia decine di siti più o meno tutti nello stesso modo discutibilmente equivoco. 

Dal punto di vista umano è un lutto
Una notizia triste, un uomo è un uomo come un altro. 
Quando una persona muore è una grande sofferenza. 

Ma è davvero di interesse pubblico la scomparsa di un familiare di un personaggio noto? 

Magari in questo caso sì se fosse particolarmente nota a tutti i fan una profondissima unione tra i due fratelli. 
Magari sì perché - dopo che mi sono messo a cercare - ho trovato che anche il fratello era musicista. 

Ma nella notizia di Direttanews non leggo nulla di chi fosse Maurizio. 

La notiziabilità del suo decesso sembra solo dovuta alla parentela col cantante. 

Se è così non mi sembra rispettoso. 
Maurizio era una persona, che ora non c'è più, che ha sofferto e che lascia il vuoto tra i suoi cari. 
I suoi meriti, quello che ha fatto di buono nella vita sono cose private. 

E, allora, dal punto di vista mediatico è davvero una notizia? 
O è piuttosto una notizia manipolata, quasi una semi fake news, un abbaglio di un finto coccodrillo?

sabato 3 agosto 2013

Ad memoriam Maria Addolorata Longo Serio detta 'Ndata, una donna del Salento

#Cronaca #San_Donato_di_Lecce (LE), 31.07.2013


Quando una persona del popolo, umile e appartenente ad un contesto sociale contadino, si spegne, se ne va con la stessa umiltà con cui é vissuta, in silenzio, senza clamori. Scompare, "invisibile" come il piccolo mondo e il micro contesto sociale in cui é vissuta, seppur con grandi meriti, ad esempio per aver, come in questo caso, dato alla luce e allevato una figlia e tre figli che, trapiantati al Nord per ragioni d'impiego, onorano ormai già da molti anni la Regione Veneto e la Regione Lombardia con il loro tributo di professionalità e dedizione al lavoro e all'aiuto sociale nei settori della cultura, dell'industria e della Pubblica Sicurezza. 
Una donna del Salento, umile e fiera allo stesso tempo, scherzosa e generosa con tutti in paese, una donna semplice ma straordinaria, da tutti stimata per  la sua simpatia e generosità, la mamma del mio compagno di vita. Spero che anche un ricordo depositato nell'etere della Rete, possa contribuire a eternarne la memoria. 
AD MEMORIAM per MARIA ADDOLORATA LONGO in SERIO
San Donato di Lecce 12.10.1928 / Galugnano (LE) 31.07.2013
'Ndata Longo Serio di San Donato di Lecce

Si é spenta così, mercoledì 31 luglio 2013, nella clinica S.Anna di Galugnano (LE), Maria Addolorata Longo in Serio, di 84 anni, da tutti conosciuta come " 'Ndata ", residente nel Comune di San Donato di Lecce.
 
Nella fede che coloro che si sono amati nella vita terrena possano un giorno ricongiungersi in una 
Nuova Vita,
lo annunciano con dolore il marito Santo Serio (Lecce), i figli Anna (Brescia), Luciano (Vicenza), Raffaele e Giuseppe (Brescia), il genero Andrea, le nuore Angela, Elena, Miriam, gli affezionati nipotini, i parenti, gli amici e tutta la cittadinanza di San Donato di Lecce, contrita dal dolore per la grave perdita.

Che il suo ricordo ci riscaldi e unisca ancora di più.

(News a cura di A. Eupani Serio, Uff. stampa Com. e Mktg Perla, via diffusione Web Stefano Wolf, Vicenza, 31.07.2013) 

domenica 22 novembre 2009

LA MORTE COME PROSPETTIVA BRILLANTE

Ai tuoi fedeli, Signore,

la vita non è tolta,

ma trasformata.

(Dal Canone dei defunti).

Potrebbe sembrare una brutta professione quella di dar sepoltura ai morti ma, come tutto, dipende dallo spirito con il quale si fa. Noi di Algordanza (http://www.algordanza.it/) siamo andati addirittura "oltre". Il nostro mestiere è la post-sepoltura: trasformiamo le ceneri di cremazione in diamanti. Molti non sanno che ciò è possibile e rimangono meravigliati quando lo sentono per la prima volta, ma quasi tutti poi ci dicono "è molto bello quello che fate: trasformare il buio in luce". Sì, in effetti è un po' così, o almeno lo è simbolicamente in quanto per molta gente la morte è sinonimo di buio (“buio impenetrabile” se vogliamo utilizzare una vecchia espressione del cardinale Ratzinger) mentre per quasi tutti un diamante è sinonimo di luce.

Con il mestiere che abbiamo scelto di fare, trasformare il buio in luce, è facile imbattersi in situazioni di afflato mistico di fronte al mistero della morte ed al ricordo dei cari defunti. Siamo gratificati di poter dire che nel nostro piccolo aiutiamo le persone a vivere meglio e a metabolizzare l’evento della morte. E non importa che questi siano cattolici praticanti oppure no. Molti fedeli in occasione della morte vedono nel Diamante della Memoria l’essenza ultima della persona cara cui rivolgersi per una preghiera più intensa. Una sorta di esito finale della vita umana che tuttavia non vuole più nascondersi, occultarsi fino a “scomparire” in quei brutti luoghi che sono i cimiteri, né vuole stordirsi in una società dei consumi, civiltà dell’apparenza, che tende a nascondere la morte, a truccarla, per renderla estranea o irriconoscibile. Quante volte abbiamo sentito che il dovere di mentire si è sostituito a quello di avvertire il morente! Proprio per scacciare l’angoscia che si annida in profondità nella nostra anima, si fa morire il nostro caro sempre più frequentemente in un letto d’ospedale e sempre meno a casa propria. Non abbiamo il coraggio di educare ed educarci a capire la morte e quindi si perde anche l’occasione di educare a capire la vita.

In questa prospettiva, non possiamo non far nostre le parole del Cardinal Bagnasco: “oggi è diffusa la consapevolezza dell’urgenza di aiutare i nostri fratelli a pensare in maniera meno evasiva alla prospettiva dell’appuntamento con la morte come di una tappa non estirpabile dall’orizzonte concreto, comunque incombente sulla vita di ciascuno”. Proprio per questo motivo, per rendere meno evasiva la prospettiva dell’appuntamento con la morte, il Diamante della Memoria opera come segno di intelligenza, un modo prezioso per imparare a vivere. Il Diamante come strumento che innesta e avvia una controtendenza a rimuovere l’evento negativo, a scantonarlo, a scongiurare ogni coinvolgimento della persona.

Diceva J. Ratzinger in una riflessione scritta nel 1971, quando era docente di Teologia dogmatica all’Università di Ratisbona, “Esiste un limite oltre il quale la ragione – declinata come scienza, come azione, persino come religione – non basta più a vincere l’angoscia: quello è il momento di una presenza che sappia comunicare com-passione, un esserci al di là dei mezzi materiali spesso limitati su cui possiamo contare”. Si tratta naturalmente di una meditazione ispirata dalla fede e non per tutti riuscirà credibile e convincente. Tuttavia essa contiene un insegnamento importante anche per chi non crede. Dice Ratzinger: "Si dà un’angoscia – quella vera, annidata nella profondità delle nostre solitudini – che non può essere cacciata via mediante la ragione, ma solo con la presenza di una persona che ci ama".

Il fenomeno della rimozione della morte determina la scomparsa della sua esperienza e questo fatto non rende più allegra la vita, ma solo più superficiale. Invece, la memoria del proprio caro va vista come occasione straordinaria per lasciar emergere interrogativi, per addentrarsi nei meandri scomodi del mistero a sperimentare la crisi delle proprie certezze e delle proprie esuberanze, a meditare sulla possibilità di dare un'impronta diversa al resto della propria esistenza, a bonificare l'immagine della vita per imparare a godere realmente della stessa.

Il Diamante della Memoria è una forma di sepoltura che potrebbe rivelarsi educativa per interiorizzare la fragilità connessa alla vita e la capacità di vivere l’appuntamento con “sorella morte”. Il Diamante, dunque, per saper contare i giorni, per apprezzare i doni, per non sprecare né gli uni né gli altri. Il Diamante come un luogo tra i luoghi cari alla famiglia, un luogo dei "dormienti" e, per chi è credente, un luogo di attesa della resurrezione finale. Il Diamante come modo per bandire il macabro, come spazio della vita così concretamente trascendente da non affievolirsi mai, santuario della memoria che ci fa vivamente umani. Il Diamante come un ponte che ci unisce con l’aldilà, che infonde una dimensione diversa alla nostra vita: ce la profuma, ci rinfresca le giornate, ci riempie l’anima e alimenta il desiderio di eternità nascosto nel nostro cuore.

Algordanza Italia
(http://www.algordanza.it/)

venerdì 22 maggio 2009

Il mondo oggi ha perso una Persona Bella.

Francesco Pietrarota

21 agosto 1940 – 22 maggio 2009


Un'improvvisa malattia letale.
"Sette giorni di vita!"
Ma noi non eravamo pronti.
E tu ha resistito.
E ci hai accompagnato
in questi mesi che cambiano
per sempre la nostra esistenza.

Hai dedicato tutta la tua vita
alla famiglia, agli amici, allo Stato.

Valori come Onestà, Lealtà, Correttezza, Affidabilità.
Disponibilità, Servizio, Aiuto, Solidarietà.
Affetto, Amicizia, Amore..
Ce li hai trasmessi
come il tuo sangue, la tua carne.

Hai sempre infuso fiducia, energia, allegria
in chiunque ti abbia incontrato.

Il mondo oggi ha perso una Persona Bella.
Un Grande Uomo.

Ciao, Papà..

mercoledì 25 marzo 2009

DOPO LA MORTE

L'INVISIBILE EVIDENTE OVVERO COM'E' NATA ALGORDANZA ITALIA

“No. Non è la bora che spazza il cielo dalle nuvole” disse Gabriele “le nuvole sono a migliaia di metri d’altezza e la bora soffia sì e no fino ai 400 metri. Il fenomeno del cielo pulito quando c’è bora è dovuto ad altre motivazioni". Gabriele era il più alto in grado dell’ufficio, procuratore speciale, ma era anche un esperto in meteorologia. Mario invece era il funzionario. Entrambi romani, avevano lavorato alla RAS di Milano per poi trasferirsi a Trieste, sempre in RAS ma alla direzione per l’estero. L’ufficio si chiamava UAG, Ufficio Assicurazioni di Gruppo. Al terzo piano del bellissimo palazzo di Piazza della Repubblica a Trieste. Era marzo del 1980. Fuori c’era una bella giornata anche se soffiava la bora. Stavo guardando dalla finestra mentre aspettavo che il computer stampasse dei tassi di sopravvivenza. Dall’altra stanza, Vivien, la nostra segretaria, aveva fatto una battutaccia ad alta voce, dicendo qualcosa contro i romani che vengono ad insegnare ai triestini cos’è la bora. Sorrisi. Del resto la giornata non lasciava presagire alcuna sorte avversa. Invece, ignaro, lavoravo duramente: stavo preparando il mio prossimo errore. Intorno alle 11 ricevetti una telefonata di mia madre. Strano, non mi chiamava mai al lavoro. Singhiozzava. A mala pena riuscivo a capire cosa mi diceva. Le avevano trovato un tumore in testa.

Non seppi dire niente. Solo ottuse parole di consolazione passeggera: “Vedrai che non è niente…”. Lei continuava a singhiozzare. Ed io: “non ti preoccupare… sicuramente non è come ti hanno detto”. Riattaccò. Le avevo parlato in spagnolo per non farmi capire dagli altri. Usavamo fare così a casa dato che io sono nato a Montevideo e, anche se i miei genitori erano italiani, tra di noi si parlava ancora in spagnolo. Comunque io dovevo essere sconvolto. Vivien mi chiese se avevo per caso visto un fantasma. Abbozzai un sorriso ancora. In realtà, cercai davvero di convincermi che non poteva essere niente. Come se queste cose non ti possano accadere. Il mio lavoro era quello di calcolare le probabilità di morire per fare i tassi assicurativi. Ma muoiono sempre gli altri. Mamma era ancora giovanissima, aveva appena compiuto 49 anni. Aveva tutti i capelli neri.

Da qualche tempo aveva giramenti di testa. Avevamo pensato fosse dovuto alla menopausa. Anche i medici che aveva consultato le dicevano che si trattava probabilmente di questo. I giramenti di testa si mescolavano alle vampate. I sintomi erano quelli. Nessun dubbio. Nessuna diagnosi differenziale. Tutto normale. Nessuna riflessione a più piani, nessun tracciato che rivestisse una volontà di voler scoprire quale fosse il problema reale. Per ogni problema complesso c’è sempre una soluzione semplice. Che è sbagliata.

Dopo un anno e più che si andava avanti con la storia delle vampate, una TAC scoprì la vera ragione dei giramenti di testa. Un tumore grosso come un pisello, ma cresciuto alla base del cervelletto. Una rogna gigante alla quale, ancora una volta, né io né mio fratello e tanto meno mio padre fummo in grado di prestare la giusta attenzione. Ci consolammo pensando che la piccola dimensione significava averlo scoperto in tempo. Ma non era così. Non si trattava di un tumore qualsiasi, un pisello estraneo messo nel cervello sarebbe stato molto meglio, ma che ne capivamo noi! Il cervelletto, invece, è una parte fondamentale del sistema nervoso centrale. Coordina le uscite motorie. Rappresenta il dieci percento del cervello ed è suddiviso in lobi, in fessure, in lamine, il tutto per aumentare la superficie cerebellare. Un pisello lì dentro è come un’albicocca nel cervello. Anzi, è peggio ancora.

Giovani medici, barboncini dal pensiero unico conformista, stavano tutti attorno al luminare come simpatico repertorio di una trasparenza resa opaca dal linguaggio tecnico incomprensibile: l’area paravermina, la fossa endocranica posteriore, gli emisferi cerebellari… Noi stavamo là, nella stanza di ospedale, cercando tra occhiate sbiadite e gelide luci al neon una traccia rasserenante. Che non c’era. Nelle loro facce smussate, si disegnavano solo sguardi di impermeabilità anfibia. Tuttavia ci sembrava ugualmente di poter intravvedere, alle volte, qualcosa di confortante. O almeno così volevamo credere. La speranza è l’ultima a morire ma alla fine muore come tutte le altre cose.

Io mi ero laureato due anni prima con la lode in Economia e Commercio. In qualche modo fungevo un po’ da intellettuale della famiglia. Mio fratello studiava ingegneria elettronica. Anche lui si sarebbe laureato con lode, l’unico del suo corso. Ma nonostante questa stupida cultura tecnica, nulla potemmo fare contro il destino: la morte aveva messo le sue uova a casa nostra. Mia madre non riuscì a vedere entrambi i suoi figli laureati. Morì il 20 dicembre del 1980. E morì in un modo che ancora oggi, a distanza di quasi trent’anni, mi appare incomprensibile, assurdo. Mi sembra incredibile di non essermi reso conto dell’immane tragedia che si stava abbattendo in casa nostra. Con quanta leggerezza pensavamo che dopo l’operazione tutto sarebbe tornato normale. Ridevamo e scherzavamo con lei sul fatto che la avrebbero rasata a zero, come un uovo. Ci illudevamo e facevamo castelli in aria sul suo ritorno a casa, il cane che l’aspettava. Ma si sa, i castelli in aria sono i più costosi da demolire.

La prima operazione non riuscì. Fu la peggiore. Il macellaio fece una strage. Ci andò dentro in modo brutale tagliando tutto per arrivare a quella maledetta cicerchia. Un macello. Io non lo sapevo ma ci sono chirurghi specialisti per ogni parte del corpo. Quelli che operano al cervello anche se sono competenti non devono necessariamente essere altrettanto capaci ad operare nel cervelletto. Anzi. Però noi eravamo ignari e ignoranti e ci fidammo del primario che usò mia madre come una cavia da laboratorio. Tralascio il calvario che seguì dopo. Una Via Crucis di dolore alla ricerca dello specialista ad hoc. Le varie operazioni che la resero sempre più debole. Il tempo che all’inizio sembrava scorrere lento, dispiegò tutta la sua potenza. Inesorabile e assoluto. Era come quando si gira una clessidra. All’inizio sembra che la sabbia non si muova. Invece è la dissoluzione di un impero. Verso la fine, gli ultimi granelli vanno via in un lampo. Come la vita. Quando finalmente trovammo la persona giusta, il primario giusto, quello che operava esattamente quel tipo di tumori in quella parte del corpo… fu troppo tardi. Mia madre morì prima dell’ennesimo tormento. Trent’anni e ancora oggi il ghiaccio della mia anima continua a sciogliersi in segreto. Come il primo giorno.

Dicono che ogni uomo ha un suo compito nella vita e non è mai quello che egli avrebbe voluto scegliersi. Forse è vero. L’essenziale è invisibile agli occhi. Me ne sono reso conto subito. Ma la cosa che più mi pesa è non aver potuto aiutarla. Chissà cosa pensava quando era sola? Tutte quelle lunghe notti. Perché non abbiamo mai parlato veramente invece di aggrapparci stupidamente all’idea vana che sarebbe andato tutto bene? L’errore più grande che si possa commettere è quello di non far niente perché si può fare troppo poco. In effetti, potevo fare poco e perciò non ho fatto niente. Così persi mia madre. Mi fu tolto un frammento di infinito. Porto ancora dentro la ferita di non aver potuto e saputo esserle vicino. Vorrei poterle dire quanto mi manca, vorrei parlare con lei. E a volte cercavo di farlo, quando andavo in quel luogo sgraziato che si chiama cimitero. Il posto meno appropriato del mondo per entrare in comunione con chi non c’è più.

Ero ormai avvezzo a trascinarmi questa pena infinita nell’anima quando, qualche anno fa, mentre tornavo in aereo dal Canada dove ora vive mio fratello, mi imbattei in una rivista che raccontava una vicenda che mi incuriosì molto. Vi era un’intervista ad una signora che parlava di suo marito morto qualche mese prima e che era sempre con lei. La signora parlava del diamante che si era appena fatta fare dalle ceneri di cremazione di suo marito e del colore azzurro che le ricordava tanto il colore dei suoi occhi. Da quel momento non feci altro che pensare a quella circostanza. Ma come era possibile? Un diamante dalle ceneri? In effetti lo era. E così cominciai a cercare di capire che cos’è un diamante, come si forma, cos’è il carbonio, perché si trova nelle ceneri di cremazione, ecc.

Quando finalmente ebbi l’occasione di imbattermi in Algordanza, non avevo dubbi. Dovevo, assolutamente dovevo avere mamma con me. Per sempre. Dovevo, assolutamente dovevo, dare l’occasione ad altri di avere vicino il proprio caro. Dovevo, assolutamente dovevo, lanciare il mio cuore e correre a raggiungerlo. E così ho fatto. Così è nata Algordanza Italia (http://www.algordanza.it).


Walter J. Mendizza

domenica 22 febbraio 2009

E' MORTO CANDIDO CANNAVO'

E' MORTO CANDIDO CANNAVO'


di Raffaele Pirozzi



E' morto a Milano dov'era ricoverato il Giornalista sportivo Candido Cannavo'.

E' un immenso lutto per lo Sport .


Napoli, 22/02/09

Raffaele Pirozzi direttore giornaleonline"www.notiziesindacali.com"

sabato 22 novembre 2008

E' MORTO SANDRO CURZI

E' MORTO SANDRO CURZI.

di Raffaele Pirozzi

22/11/08. E' morto, stamane, a Roma l'ex -direttore del Tg3 e di Liberazione Sandro Curzi . E' stato un uomo storico della sinistra: Prima militante del PCI e poi di Rifondazione.

giovedì 15 maggio 2008

E' morto Francesco Giammetti. Lutto ad Ecoradio

 

 Comunicato  Ecoradio

La notte scorsa è morto Francesco Giammetti, il nostro collega e amico. Come descriverlo? Forse attraverso la musica che amava e da dove aveva iniziato il suo lavoro di giornalista, forse dalla sua voce che, per tanto tempo, è stata l'unica voce maschile di Ecoradio, calda e profonda, tipica di chi fuma. Una sigaretta in ogni pausa o brano musicale era la sua carica durante la diretta . Era tante cose insieme, schivo, chiuso, ironico, sagace e soprattutto su di lui ci si poteva contare, come sulla sua pignoleria e attenzione, quasi maniacale, nel preparare la scaletta ... O solo suo. Un distacco che scemava invece quando si parlava del progetto editoriale di Ecoradio in cui lui credeva tanto da diventare quasi passionale nel parlarne. Forse perchè era uno dei "vecchi" e sapeva vedere oltre, nel futuro, e sapeva, sornione, che ci sarebbe stato bisogno di tutto il suo talento per far diventare grande qualcosa che aveva tutte le carte in regola per esserlo. Vorremmo parlare ancora tanto di lui ma il dolore ci zittisce e ci unisce alla famiglia, agli amici e a tutti coloro che hanno avuto  la fortuna di apprezzare le qualità umane di Francesco e l'innato spirito giornalistico.

 

Ecoradio
Ufficio Stampa
Via XX Settembre, 4 - Roma



....ho appreso leggendo questo comunicato della scomparsa di Francesco. Sono sgomento. Non troppo tempo fa lo avevo contattato per proporgli nuovi argomenti giornalistici per eventuali servizi su Ecoradio e lui, come sempre, mi aveva risposto con gentilezza e professionalità.

La notizia della sua scomparsa mi coglie del tutto impreparato.

La mia vicinanza va ai suoi colleghi e amici, alla sua famiglia.
 andrea

giovedì 17 aprile 2008

PER NON DIMENTICARE

Danilo

è tornato tra le braccia del Signore.

Aveva 30 anni,

tutta una vita davanti

e una grande voglia di amare ed essere amato.

Gli amici lo ricordano come una persona solare,

sempre gioioso e pieno di grinta,

pronto a donarsi.

Ma nonostante questo

qualcosa lo divorava al suo interno…

non possiamo sapere qual è stato il motivo ultimo

che lo ha spinto ha fare il gesto di togliersi la vita,

nella solitudine più assoluta.

Quello che possiamo fare è riflettere sulla scelta di questo ragazzo.

Un ragazzo, un uomo, una persona che cammina per il mondo come ognuno di noi.

Un'anima che

ha smarrito i suoi punti fermi per riuscire a continuare lungo la sua strada.

Una solitudine interiore che benda gli occhi

e le ha impedito di avvertire tutto l'amore delle persone che le camminavano affianco.

Perché nessuno di noi è solo in questo mondo.

Possiamo non accorgercene

ma abbiamo intorno una moltitudine di persone che ci ama.

E non dobbiamo mai dimenticarlo.

Se capiterà di sentirci tristi e soli, disperati e non amati,

e avremo voglia di farla finita perché penseremo

che non vale la pena di continuare a soffrire…

Chiediamo aiuto.

Senza paura e senza vergogna.

E ci accorgeremo che ci sarà sempre un amico, un familiare, una guida,

che ci rassicurerà e ci accompagnerà

nel nuovo percorso verso la serenità e la felicità.

Chiediamo Amore.

E Amore ci sarà dato.

Sempre!!!

Proviamo a farlo per lui.

Facciamolo per noi.

Con immenso affetto!

Per Danilo

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