Cerca nel blog
sabato 20 ottobre 2018
Psicologia e accoglienza dei migranti: con Caleidos una giornata di studi a Modena
giovedì 15 gennaio 2009
Le priorita' egoiche...
GRUPPI E RETI DI SOSTEGNO PSICOLOGICO.
Percorsi formativi e processi di cura1
di Laura Tussi
Gruppo fra cura e sostegno
Sussiste una galassia fenomenologica dei gruppi nelle strutture dedicate alla cura, al sostegno, all'assistenza di persone che presentano un disagio psicologico, psichiatrico e somatico. Gaburri indica la metafora dell'esplorazione delle terre, finis terrae, prima della scoperta delle Americhe in cui subentrava un'inquietante estraneità individuale in un sentimento di spersonalizzazione del contatto dell'individuo con il gruppo, dove subentrava l'enigma dello sconosciuto, ossia dell'estraneo, dello sconosciuto, appunto, che abitiamo e da cui siamo abitati. Negli Stati Uniti dagli anni 40 al 70 si strutturano gruppi di autocoscienza, ossia gruppi educazionali basati su processi di cura e percorsi di formazione e autoformazione con interviste strutturate.
Gruppo istituzionale allargato
I gruppi istituzionali sono spazi potenziali terapeutici per favorire il contatto tra utenti, applicare terapie individuali e sviluppare il concetto di appartenenza all'istituzione. I gruppi SPDC, servizio psichiatrico di diagnosi e cura, ospitano ricoverati con vissuti di forte confusione in attività proiettive e finzionale con lacerazioni e rottura del proprio mondo interiore e conseguente condizione di estrema sofferenza. L'incontro tra il mondo interiore del paziente e la struttura residenziale di cura assume caratteri burrascosi dove la socialità istituzionale nei gruppi è a uno stato basale di vita pratica scandita in orari, riti, ritmi, atti comuni. Secondo Augè (1993) il gruppo è rappresentato dal termine "non luogo", luogo di transito, non storicizzato, caratterizzato da rapidi passaggi.
La Villetta di Milano è un'istituzione con una conduzione di large group, caratterizzata da interventi basati e focalizzati su attività di recupero psicologico incentrati su colloqui dialogici, e costituita come casa comune. Questa istituzione nasce come comunità per il recupero delle tossicodipendenze, fino a diventare comunità per il recupero del disagio psichico e psichiatrico, attraverso la cultura della condivisione, il sostegno dei diritti dei pazienti, l'integrazione con la società civile e la valorizzazione delle parti sane e costruttive dei soggetti. Le esigenze di tale istituzione consistono nel reperire la mediazione fra la gestione dei CPS, centri psicosociali, e la comunità, nel creare spazi di attenzione clinica verso il mondo interiore dell'individuo, nel trasformare il concetto di comunità, da non luogo, a luogo che produce uno storicizzatosi nell'esperienza.
Modello multifamigliare
Le fasi del processo terapeutico del paziente si sviluppano dai comportamenti statici e autistici del soggetto, dalla sua ferita narcisistica, dall'intensa depressione per elaborare il lutto, dal periodo di ricostruzione dell'io, dall'elaborazione della separazione. Nella comunità La Villetta di Milano i pazienti psichiatrici risultano affetti da diabete e obesità con conseguenti rischi cardiovascolari. Lo scopo del trattamento consiste nel trasformare la spinta compulsiva al cibo in attività formative ed espressive del sé come diari, disegni, autobiografia. L'obesità, il diabete e i rischi cardiovascolari sono ulteriormente indotti dall'assunzione di farmaci come la clozapina, i sali di litio, le benzodiazepine e gli antidepressivi.
Gruppi di supervisione in comunità
Secondo Anzieu, la comunità e la sua gruppalità risultano luoghi investiti contemporaneamente di speranze e minacce e di proiezioni fantasmatiche e mitopoietiche di carattere paranoico e persecutorio.
Gli operatori sono investiti di forti aspettative. Il gruppo di supervisione è un luogo volto al recupero della capacità di pensare gli eventi e creare uno spazio interno tra i pazienti, gli analisti e gli operatori.
Comunità per madri tossicodipendenti
Maternità e tossicodipendenza presentano e richiedono interventi e fattori assistenziali che constano nel proteggere la gravidanza e garantire la salute psichica e fisica dei minori. La relazione con i pari risulta un terreno fertile per la condivisione di comportamenti devianti. L'adolescente elabora il lutto della separazione dai genitori e per uscire dalla situazione di dipendenza dovrebbe elaborare il lutto del gruppo stesso. La comunità è un luogo di transizione verso il cambiamento con la familiarità dell'ambiente, attraverso una dimensione di progettualità.
Le comunità non devono essere percepite come alternative alla famiglia, ma come luogo di transizione e cambiamento. La comunità Il Decollo costituita nel 1991 a Romano di Lombardia è una struttura per il sostegno dei ragazzi e delle loro famiglie che presentano casi di devianza, marginalità sociale e disagio psichico. La comunità prevede percorsi di rassicurazione del minore con processi di distrazione per evitare la fissazione del soggetto su una tematica dolorosa, per accompagnare il bambino lungo il percorso avviato di allontanamento dalla famiglia patogena. I ragazzi a disagio sono bisognosi di strutture in quanto risentono di un ambiente famigliare povero di stimoli culturali, con gravi lacune culturali di base e competenze scolastiche deficitarie e un basso livello di motivazione ad apprendere, che denota una certa instabilità attentiva. Per i ragazzi problematici l'obiettivo del pieno successo formativo, educativo e scolastico viene realizzato solo con lo sviluppo di azioni sinergiche tra la scuola e le altre agenzie educative e formative.
La fenomenologia virtuale
Il televisore è un elemento personalizzato dell'ambiente, una tata elettronica che narra storie. Le patologie paranoiche sono evidenziate da internet, dal personal computer e dal televisore. Il flusso televisivo delocalizza il soggetto dal pubblico e dal privato, lo deprivatizza e lo depubblicizza rendendolo passivo. Sussiste una duplice esistenza spaziale o schizotopia tra l'esteriorità, ossia il pubblico e l'interiorità, vale a dire il privato, dove cadono queste distinzioni. I livelli di patogenicità televisiva sono intrusivi ed invasivi, quali l'aumento del consumo delle immagini decontestualizzato, ossia il fenomeno dello zapping con il conseguente consumo delle immagini come droga, all'acquisizione di modelli comportamentali televisivi tramite un processo di osmosi e la dilagante crisi della capacità di pensare.
Sostegno tra virtuale e reale
L'associazione Psicogiovani di Ancona, nel 2001, ha strutturato un sito per il sostegno online, un sostegno virtuale tramite percorsi di counseling, dove si utilizzano mezzi relazionali per lo sviluppo di risorse personali, finalizzati al miglioramento dello stile di vita, ripercorrendo la tradizione americana dell'advice giving, ossia dare consigli, che si struttura sul sito www.aidweb.org pensato per supportare i pazienti con malattie rare e i loro familiari. La malattia cronica determina un cambiamento irreversibile nella vita del bambino. La malattia plasma e influenza lo sviluppo affettivo, cognitivo e sociale, segnando il clima emotivo della famiglia del bambino in cui la responsabilizzazione dei genitori viene esasperata, per cui la riorganizzazione della vita familiare tende a chiudersi in se stessa. Gli interventi di volontariato vanno oltre le strutture sanitarie. I volontari offrono opportunità nel campo della socializzazione, per l'integrazione delle emozioni e degli interessi personali, assistendo i pazienti, dal latino sistere ad, ossia stare accanto ad una persona con cura.
Il volontariato e la crisi della società
La crisi del modello welfare coincide con l'indebolirsi dei canali di finanziamento dei servizi da parte dell'ente pubblico. L'apporto dei volontari risulta utile a colmare le carenze in ambito sociale e comunitario. La reazione al sentimento di povertà relazionale si riscontra nel bisogno di un mondo relazionale nell'incontro con il diverso, con la malattia, con la morte. Il volontariato è un percorso maturativo per rimettersi in gioco in un processo di locus of control interno con la capacità di reagire e di controllare gli eventi. Nel volontariato subentra il self efficacy per mobilitare le proprie risorse cognitive e prestazioni operative, in base all' empowerment psicologico, ossia all'ideologia del cambiamento possibile. Il sostegno psicologico ha il ruolo di affiancare e sorreggere la situazione di disagio in una relazione empatica, dove lo psicologo clinico ha il dovere di migliorare la qualità della vita del paziente.
Diagnosi, centralità della persona e ruolo del contesto
In psichiatria occorre attribuire priorità alla persona nella sua più ampia concezione. Anche se sussistono vari tentativi per spiegare in modo organicistica il disagio mentale, tramite le teorie del riduzionismo biologico, l'operatore continua sempre la somministrazione di farmaci in eccesso.
Nella relazione tra paziente e operatore si comprende il disagio psicopatologico tramite il colloquio iniziale con cui si capisce e si distingue una struttura psichica nevrotica da una struttura psichica psicotica nell'importanza dell'ascolto e della tolleranza dell'ignoto, della sospensione di giudizio, nell'incertezza della personalità, fattori indicati da Bion come "capacità negativa".
Zeitgeist individua un clima emotivo all'interno del contesto familiare, che permette di osservare, nella storia clinica del paziente, la vita mentale del soggetto e il proprio romanzo famigliare per enucleare dal colloquio una diagnosi corretta. Dalla storia e dal racconto clinico si possono evincere e comprendere le dinamiche emotive dei vari contesti di vita famigliare e del clima emotivo generale. Dall'aspetto della persona, dall'abbigliamento, dalla postura, si ricava la presentazione del suo stato emotivo. La percezione e le percezioni del paziente possono esprimersi in illusioni o in allucinazioni soprattutto ad uno stadio mentale di tipo psicotico. L'ideazione del paziente può presentarsi accelerata o rallentata con disturbi del pensiero in ambito nevrotico, quindi ossessioni e fobie, o in ambito psicotico, ossia deliri e allucinazioni. Lo stato di coscienza nel paziente può manifestarsi con condizioni di depersonalizzazione della coscienza e di regressione a stati ipnoidi o crepuscolari. L'affettività può presentarsi come maniacale, euforica, depressiva, con oscillazioni maniacodepressive ed espressioni paniche. Se subentrano forti dubbi diagnostici è possibile ricorrere a test proiettivi.
Processi formativi nei contesti di cura
La dialettica tra soggetto e istituzione si evolve e si sviluppa in una costitutiva coappartenenza, dove si sperimenta la scrittura della memoria della propria esperienza professionale. Il dispositivo istituzionale presenta forme sofferenti all'interno della comunità, nella continuità e nella rigidità di orari e scadenze, dove l'istituzione si rivela un "non luogo" (Augè 1993). Il diario può diventare uno strumento di controllo e di ricognizione del lavoro degli operatori, attraverso l'esperienza dialettica dell'ascolto e dell'autobiografia. Il diario rappresenta un nuovo spazio simbolico in cui si rivelano le relazioni simbiotiche e simboliche dello spazio istituzionale, a livello intrapsichico, interpersonale, transpersonale, tramite produzioni e proiezioni fantasmatiche o mitopoietiche. L'autobiografia istituzionale diventa un lavoro autobiografico corale nella vita inconscia dell'istituzione.
La prevenzione delle psicosi
L'impatto biopsicosociale della diagnosi presenta un periodo prodromico o prepsicotico con disturbi e sintomatologie negative e un grave adattamento sociale alle relazioni sociocomunitarie.
Se l'intervento risulta tardivo, si possono verificare ricadute che risultano a carico delle famiglie della società e possono provocare un'alta percentuale di suicidi. Il programma 2000 di individuazione e gestione degli esordi psicotici dell'ospedale di Niguarda prevede azioni volte a pazienti al fine di metterli in grado di restituire una buona immagine di sé e ristrutturare nel contesto sociale i falsi preconcetti e le credenze che si insinuano intorno alle problematiche psicotiche.
Laura Tussi
domenica 11 gennaio 2009
Evoluzione della psicanalisi
LE TRASFORMAZIONI DELLA PSICANALISI
di Laura Tussi
Con l'inizio del 900 si assiste ad una sostanziale trasformazione della psicanalisi.
Innanzitutto l'interesse di Freud esce dalla galera terapeutica, (diagnosi e cura) per intraprendere "la via del largo" e ricercare fatti su oggetti insoliti, (il sintomo nevrotico) come la produzione letteraria, storica, le conoscenze antropologiche, il teatro, la scultura, la mitologia, la favolistica, il folclore, la linguistica.
Finora Freud aveva ricevuto rifiuti dall'esterno e volgari critiche, mentre dai suoi discepoli, amici e colleghi, molte perplessità e proposte alternative.
Nell'autunno del 1902 si costituisce la futura società di psicanalisi, comprendente una dozzina di accoliti che ogni mercoledì si radunavano a casa di Freud per discutere di terapia e teoria. Dallo sconosciuto gruppo iniziale si svilupparono la società di Vienna e l'associazione psicanalitica internazionale, ma nel 1938 fu sciolta quando Hitler occupò l'Austria.
Negli anni dal 1902 al 1910 si assiste alla trasformazione della psicanalisi da sapere criptico in dottrina condivisa. Il gruppo privato di studiosi si avvicinò all'ospedale psichiatrico di Zurigo diretto da Bleuler, psichiatra colto che aveva radunato intorno a sé personalità valide come il giovane Carlo Gustavo Jung.
La psicanalisi si diffonde in Europa, non senza fraintendimenti e polemiche e nel 1908, dopo le lezioni tenute da Freud accompagnato da Jung nel Massachusetts, arriva anche negli Stati uniti.
Nel 1908 a Salisburgo, in occasione del primo congresso di psicanalisi, convegno di psicologia freudiana, si fonda l'annuario di psicanalisi che riflette la collaborazione tra Vienna e Zurigo.
Nel periodo successivo 1910-1913 si organizza il movimento in istituzione, pur esistendo problemi: il gruppo di Zurigo non viene mai accettato dai viennesi e nel 1910 Adler e Steckel fondano, per opposizione, la rivista culturale di psicanalisi che diverrà poi la rivista internazionale di psicanalisi medica per poi passare con la definizione di "medica" a rivista internazionale di psicanalisi, diventando l'organo ufficiale dell'associazione psicanalitica internazionale.
Freud rimasto maestro indiscusso, intende fare di Zurigo, nonostante l'opposizione dei viennesi, la capitale dell'associazione psicanalitica, soprattutto per universalizzarla e non identificarla con la cultura ebraica.
Freud elegge Jung come suo successore, come una riedizione di se stesso, chiamandolo figlio ed erede da cui si aspetta soprattutto una difesa del corpus dottrinale codificato. Per il pericolo che la scuola si frantumi in correnti diverse, Freud restringe le file dei seguaci in un' organizzazione verticistica ed autoritaria.
Vi è un'analogia tra la progettata istituzione psicoanalitica e la chiesa, non è un caso infatti che un simile apparato condanni i suoi membri non allineati tra cui gli eretici Adler e Jung che, nel 1911 uno e nel 1913 l'altro, furono allontanati definitivamente. Mentre la corrente più politicizzata cerca di trasformare i tempi e i modi della terapia in vista di un vasto contesto sociale della psicanalisi, Freud che delimitò sempre il suo interesse esclusivamente all'ambito terapeutico, si mostra molto più attento al problema della preparazione dei nuovi analisti.
In principio, nell'opera "Le prospettive future della terapia psicoanalitica", Freud auspica che gli analisti inizino l'attività con una autoanalisi, lui aveva fatto tesoro di quella epistolare con Fliess, ma più tardi, nell'opera "Tecnica della psicoanalisi" riterrà più opportuna un'analisi di addestramento da parte di un'altra persona competente, in principio sull'interpretazione dei sogni, poi più complessa. La preparazione di nuovi analisti costituirà la principale preoccupazione delle società psicanalitiche. Gli analisti in formazione, secondo l'associazione psicanalitica, devono sottoporsi ad un'analisi personale, dimostrare di possedere la necessaria preparazione teorica, sostenere prove e verificare la raggiunta preparazione professionale. Anche in seguito è prevista la supervisione di psicanalisti esperti nel periodo iniziale, la ripetizione dell'analisi personale ogni cinque anni, con incontri per aggiornamento culturale. Freud ritiene favorevole che siano i pazienti stessi a premiare i terapeuti migliori. Affrontò così il problema di un insegnamento pubblico della psicanalisi e nel 1918 con l'opera "Bisogna insegnare la psicanalisi all'università?", Freud vi distingue due livelli di studio, uno generale e l'altro specialistico. Afferma che l'introduzione della psicanalisi nel piano di studi universitario risulterebbe proficua a tre categorie di studenti: ai medici, che apprenderebbero le componenti affettive insite in ogni rapporto terapeutico; agli psichiatri, che passerebbero da una teoria puramente descrittiva, ad una di tipo esplicativo; agli studiosi di scienze umane, che arricchirebbero i loro tradizionali strumenti conoscitivi. Vi furono contrasti nell'opportunità o meno di estendere ai non medici la preparazione psicoterapeutica.
Nel 1926 nel saggio "Il problema dell'analisi condotta da non medici", Freud dichiara che l'insegnamento medico non è superfluo, ma addirittura nocivo, in quanto fornirebbe punti di vista falsi e dannosi. Freud attribuisce esclusivamente al medico la diagnosi iniziale che esclude le cause organiche. Non resta che progettare una ideale facoltà di psicanalisi in cui si dovrebbe insegnare inoltre biologia, sessuologia, psichiatria, storia delle civiltà, mitologia, psicologia, psicologia delle religioni, letteratura. Lo psicanalista ideale è quindi più che un medico, ma un intellettuale umanistico. Nonostante l'autorevole presa di posizione di Freud, la terapia psicanalitica resterà soprattutto appannaggio dei medici e la preparazione dei nuovi analisti avverrà non più nei policlinici, ma in modo privato, pur regolato dalle società di psicanalisi. Gli studi successivi non tennero fede però al compito di decentramento e sovversione del sapere che Freud attribuiva alla sua proposta.
sabato 10 gennaio 2009
Una Psicologia ideale: inconscio collettivo e archetipi
UNA PSICOLOGIA IDEALE
L'inconscio collettivo e gli archetipi
Carl Gustav Jung nacque nel 1875 in un piccolo villaggio della Svizzera, dove morì nel 1961. Trascorse un'infanzia non priva di crisi e conflitti interiori, figlio di un pastore protestante travagliato da un'incerta vocazione. Laureatosi in medicina, nel 1900 entrò a far parte del prestigioso ospedale psicanalitico Burgholzli, dove compì una brillante carriera sotto la guida di Bleuler. Dal 1906 al 1913 strinse un rapporto intenso con Freud. Nel 1930 fu nominato presidente onorario della società tedesca di psicoterapia e, nonostante l'ascesa al potere di Hitler, che riorganizzò la società secondo i principi del nazionalsocialismo, ampliò l'associazione a livello internazionale. Fu criticato di filonazismo e antisemitismo, ma si difese sostenendo di aver voluto proteggere la psicanalisi e gli analisti ebrei. Nel 1948 fu fondato il Carl Gustav Jung Institute, destinato all'insegnamento della teoria e dei metodi della psicanalisi analitica. Per Freud, Jung significa prima di tutto Burgholzli, prestigiosa istituzione a Zurigo, nel centro di un'area culturale di lingua tedesca. Ma Zurigo non solo fungerà da cassa di risonanza della psicanalisi, ma condurrà una critica serrata e una riformulazione radicale del discorso freudiano.
Jung non sarà un postfreudiano, ma un caposcuola di un diverso campo teorico, di un progetto scientifico complessivo diverso, che comporta la concreta riformulazione del corpus teorico, con la ridefinizione dell'oggetto, del metodo, del programma di lavoro. I due autori non possono essere considerati in opposizione frontale, ma, mentre Freud è timoroso e ambivalente in proposito, Jung è certo che la psicanalisi sia un metodo di cura e una scienza complessiva con un forte discorso degno di interloquire con la più alta tradizione filosofica e, in senso lato, teorica. Jung riconoscerà sempre al maestro di aver operato una vera e propria rivoluzione nei confronti della psichiatria classica e utilizzò il pensiero di Freud nella diagnosi e nella terapia delle psicosi.
Il loro divario sorge dalla teoria e poi dalla clinica.
Jung rifiuta di fare della teoria il momento di estensione dell'esperienza terapeutica. La psicoterapia non è per lui una psicologia generale. Erede dell'idealismo tedesco, dell'autonomia dello spirito, non può accettare che il modello psicanalitico si fondi su un concetto spurio come quello della libido, energia psichica di natura sessuale, radicata nel corporeo, frammentata in pulsioni parziali, mai completamente amministrabile. Jung fece ruotare e poi trasformò il pensiero freudiano proprio intorno alla libido, pensiero a suo dire, che privilegia la polarità biologica dell'uomo a scapito di quella spirituale. Jung per ovviare al riduttivismo freudiano, opera innanzitutto un ridimensionamento della figura di Freud, una storicizzazione delle sue scoperte, una relativizzazione del suo pensiero (pars destruens), poi innalza un grande edificio sistematico, una vera e propria teoria della cultura (pars costruens). Secondo Jung la psicanalisi non può dire nulla di vero e di giusto sulla psiche, ma solo qualcosa di veritiero, di inerente ad una esperienza soggettiva. Anche l'esperienza più personale ed esclusiva ha un valore conoscitivo in quanto testimonianza. In questo senso anche il soggetto è un dato oggettivo. Tuttavia l'obiettività scientifica si conquista solo con il metodo, con la correttezza dell'autoosservazione, con la veridicità dei fenomeni osservati e con il riconoscimento della relatività del sapere. Jung ridimensiona Freud fino a considerarlo un residuo storico che rimase impigliato nel suo stesso atteggiamento critico demolitore e negativista. Jung insinua che Freud non capiva che le nostre idee non sono prodotte da noi, ma ci producono. Jung distingue un inconscio personale da uno collettivo, che ha una dimensione asoggettiva, che va oltre l'impersonalità dell'inconscio freudiano che non esiste al di fuori dei singoli individui. Secondo Jung il mondo delle idee è autonomo rispetto ai soggetti, attraverso i quali si manifesta, tipo la scissione platonica tra idee e divenire materiale. Postulato della teoria junghiana è l'immagine di un uomo con a disposizione non un' energia sessuale difficilmente domabile e trasformabile, ma una energia generale, che è anche sessuale. Nella natura, la libido compare come pulsione di vita che, attraverso la conservazione dell'individuo, assicura la continuità della specie. La libido junghiana è un concetto dinamico che spiega sia la possibilità di evoluzione (stati libidici), sia quella di regressione (nevrosi). La nevrosi non è causata tanto dagli avvenimenti della prima infanzia, ma dal conflitto attuale, ossia dall'incapacità dell'individuo di adattarsi all'ambiente, per cui, se il conflitto appare insuperabile, la libido regredisce a forme più arcaiche di funzionamento e, incontrato il complesso edipico, lo investe riattualizzandolo. Quindi non vi è alcun nucleo patogeno, alcun conflitto edipico, fino al momento in cui un movimento regressivo non venga a sollecitare ricordi latenti, funzionanti secondo modalità infantili e poco razionali. Le cause della nevrosi perciò si devono ricercare nel presente e nel futuro del soggetto. Jung si pone l'obiettivo di una filogenesi dello spirito, che, come la struttura somatica, dopo molte trasformazioni, ha raggiunto la sua forma attuale. Come l'uomo primitivo riuscì a strapparsi dallo stadio primordiale con l'aiuto dei simboli religiosi e filosofici, così anche il nevrotico può sottrarsi alla malattia. Il simbolo ha funzione di mediazione tra coscienza e inconscio. Può essere utilizzato come simbolo di qualcosa d'altro, ma vi sono tuttavia simboli che hanno un'esistenza oggettiva, indipendentemente da chi li guarda.
Si manifesta in questo caso l'archetipo.
Gli archetipi sono immagini originarie che partecipano dell'istinto, del sentimento e del pensiero, pur conservando la loro autonomia. Gli archetipi sono la memoria dell'umanità che permane nell'inconscio collettivo, comune a tutti i popoli, senza distinzione di tempi e luoghi, un'immagine del mondo che si trasmette per eredità genetica. Essi agiscono come impulsi naturali, istintuali o come idee generali che preformano l'esperienza. Jung sottolinea i loro aspetti formali e strutturali più che quelli contenutistici; egli individua tra i più importanti archetipi, rintracciabili nei miti, nelle favole, nel sogno, nella mente patologica: il vecchio e il grande mare, il bambino, il mandala, la ruota, le stelle, l'animale. L'analisi non incontra mai gli archetipi di vissuti soggettivi, ma l'immaginario interiore in cui le forme archetipiche si storicizzano.
Se l'inconscio secondo Freud è una tipografia, quello di Jung è una biblioteca. Il primo produce i suoi contenuti, il secondo li contiene. L'inconscio individuale rappresenta un compromesso tra la determinazione degli archetipi e le scelte personali.
La realizzazione del sé
Oggetto della psicologia di Jung è l'inconscio collettivo e il fine della terapia è l'integrazione di contenuti inconsci nella coscienza, nella realizzazione del sé. Le tappe della terapia sono un progressivo emergere dall'inconscio collettivo per guadagnare la coscienza, il predominio dell' io. Esso è frutto della relativizzazione dell'io, ma poi del recupero delle immagini archetipe, in cui si riconosce una dimensione archetipica inconoscibile, extrapsicologica, la trascrizione degli affetti, delle immagini archetipiche nella nostra storia. Qui la psicosi è l'irrazionale irruzione delle immagini archetipe. Secondo Jung occorre lasciarsi invadere dall'inconscio per allargare i confini della nostra psiche ad un divenire continuo che realizza la coesistenza dei contrari che ci dividono: razionalità e irrazionalità, estroversione ed introversione. Il fine dell'analisi non è l'eliminazione dell'oscuro, ma la sua armonica integrazione. Nella nevrosi stessa sono già insite delle indicazioni terapeutiche e in un certo senso il sintomo è già un tentativo di adattamento. Mentre, nell'analisi, il paziente effettua la sua autorealizzazione attraverso tendenze vitali, l'analista lo segue partecipando con il suo stesso inconscio al processo d'analisi. Dal transfert sorgono le produzioni immaginarie in cui l'inconscio collettivo si rivela. Perciò l'analista è una guida che ha già sperimentato l'esistenza di un luogo extraindividuale nel quale convergono i fini ultimi del nostro destino. La terapia secondo Jung non è come quello che Freud rigidamente codificava, poiché ogni individuo richiede una particolare impostazione terapeutica. Il transfert non è indispensabile, è solo la proiezione di contenuti inconsci sull'analista. Il paziente è più attivo nell'analizzarsi e nel prendere contatto con il proprio materiale inconscio, che non è tanto il rimosso, quanto la dimensione archetipa. Il processo dell'integrazione dell'inconscio che si attua nell'analisi, coincide con la realizzazione del sé. Il sè rappresenta un vertice ideale cui conducono diversi assi, il telos della maturazione psicologica. Dal punto di vista psicologico è il momento di sintesi di coppie di opposti: pensiero e sensazione, sentimento e intuizione, maschile e femminile, introversione ed estroversione. Jung vuole dimostrare che il tratto caratterizzante ciascun individuo non esclude il suo opposto che rimane psicanaliticamente attivo anche se eclissato. Ogni particolarità reclama un processo di integrazione della parte complementare, e non solo gli opposti dovranno completarsi a vicenda, ma nell'unità di una psiche interamente pacificata nella sintesi dei suoi opposti andranno iscritte la persona, la maschera sociale, l'ombra, il suo negativo rimosso, l'animus, la potenzialità sessuale maschile che domina l'inconscio della donna, l'anima, la potenzialità sessuale femminile che regna nell'inconscio dell'uomo. Il bambino, come il primitivo, vivono in uno stato di fusione con gli archetipi, solo con l'emergere della coscienza dalla collettività delle forme archetipe, si attua l'individuazione, la capacità di scelta, di autodeterminazione, di storia. In questo senso le vicende individuali e quelle dell'umanità seguono un unico itinerario. Nel saggio "Problema spirituale dell'uomo moderno" del 1928-1932, Jung ricostruisce la storia della nostra immagine d'uomo a partire dalla sua nascita nel momento di transizione dal medioevo al Rinascimento. Nel medioevo l'uomo risulta tutto immerso in un ordine istituzionale che lo governa e lo rappresenta. Nell'ecclesia mater l'archetipo eterno della madre si storicizza e l'uomo medioevale realizza prevalentemente il lato femminile della personalità a scapito di quello maschile, ma le contraddizioni coesistenti nella cultura medievale sfoceranno nel suo superamento, cioè nella figura dell'uomo moderno, dominato dal lato maschile, inquieto, attivo, ribelle all'autorità. L'uomo contemporaneo quindi rappresenta la massima espressione del processo di individuazione, con il conseguente sviluppo eccessivo della coscienza maschile a scapito di quella femminile nelle componenti inconsce. L'analisi ha il compito di recuperare la dimensione collettiva perduta nel corso del processo storico di individuazione. Il suo fine terapeutico consiste nell'iscrivere l'io personale nell'inconscio collettivo che gli è matrice. Occorre riconoscere che una realtà del mondo interiore ci preesiste, così come quella del mondo esteriore. Il processo di individuazione è l'unica possibilità di contrastare le dominanti tendenze alla massificazione e reificazione dell'uomo.
Psicologia analitica e cultura
La psicologia analitica, così Jung denominerà la sua disciplina, si fa teoria, fuori dalle coordinate culturali del positivismo, si ricongiunge alle fonti originarie della psichiatria romantica. Dall'interesse per la cultura medievale, nell'alchimia, Jung individua un precedente della psicanalisi analitica con il medesimo fine di integrazione ed amplificazione del sé.
Nell'interpretazione dei sogni, Jung utilizza discipline affini alla psicologia del profondo, come la storia delle religioni, l'etnologia, l'antropologia, capaci di amplificare l'inconscio personale più che la storia personale dell'analizzato. La dimensione dell'inconscio collettivo, per diventare esperienza, richiede l'analisi. Nell'ideale di realizzazione del sé, l'uomo moderno rivolge alla psicologia i quesiti essenziali posti, un tempo, alla religione. La terapia di Jung, mentre tiene conto delle concrete esigenze del paziente, propone un ideale positivo di perfezionamento che si colloca al di là della normalità borghese, al di fuori dei limiti angusti dell'ambulatorio e del rapporto interpersonale. Ne emerge un'immagine di uomo di cui il massimo dell'individualità consiste non già nell'essere per se stesso, ma nella consapevolezza della sua iscrizione in una dimensione altra, che lo trascende e lo rappresenta ad un tempo. In Jung il senso drammatico della condizione umana viene sostituito da una visione eroica dell'uomo e del suo destino. Jung adotta uno schema hegeliano che prevede il superamento dialettico dei contrasti in una sintesi pacificatrice che permette alla psicologia di formulare una religione senza teologia, capace però di far proprie le esigenze di sacralità e di immortalità attribuite ad una insopprimibile natura umana. Sino agli anni 70, interessi professionali hanno sclerotizzato, anziché scioglierlo, il divario esistente tra i due campi del sapere tra Freud e Jung. Furono introdotti temi junghiani nelle pratiche più lontane dalla psicologia, nella creazione artistica, nei modelli scientifici, nella linguistica, nell'etnologia, nell'antropologia, nell' epistemologia eccetera. Tra i principali seguaci di Jung vi è Neuman (1905-1960) che introduce nella psicologia archetipa di Jung la dimensione evolutiva. Hillman privilegia gli aspetti generali della teoria della cultura invece delle sue componenti psicoterapeutiche e critica, come Neuman, il razionalismo della cultura occidentale, fondata sulla centralità dell' io. Hillman vuole recuperare una visione del mondo che utilizzi la fantasia e che si esprima nel linguaggio metaforico poetico dell'anima. Tutta la nostra esistenza è strutturata dalla immaginazione archetipica, e nell'attività immaginaria noi siamo immaginati. Archivio delle immagini è il mito; esso ci mostra chi siamo e come siamo. Hillman nega il concetto di inconscio per sostituirlo con la memoria mitica e la capacità mitopoietica. Jung considerava le fiabe come la manifestazione più pura dei processi psichici dell'inconscio collettivo. In essa infatti l'elemento culturale è ridotto al minimo. Secondo una sua allieva, Marie Louise Von Franz, tutte le fiabe rivelano un unico significato: il sé, come totalità psichica dell'individuo e come il centro regolatore dell'inconscio collettivo. Mentre Jung si manteneva attento al contesto epocale delle sue indagini, questi suoi seguaci perseguono un'archeologia dell'immaginario in una dimensione atemporale.
Laura Tussimercoledì 14 maggio 2008
3 Voci a Confronto, Arezzo 15-16 Novembre 2008
Centro di Terapia Strategica
Istituto di Ricerca, Training e attività Clinica
Arezzo-Italy
Il Trattamento dei Disturbi di Personalità e la gestione dei soggetti Bordeline.
Tre voci a confronto:
Prof. Camillo Loriedo, Prof. Giorgio Nardone, Prof. Jeffrey Zeig
Da molti anni il CTS propone periodicamente seminari, workshop e convegni, tanto che l'orgaizzazione di eventi formativi brevi è entrata a far parte del nostro lavoro quotidiano, proponendo inoltre diversi punti di vista.
Per questo anno, il 15 e 16 Novembre proponiamo ad Arezzo, nella sala conferenze della Borsa Merci, un seminario di formazione clinica dove il Prof. Camillo Loriedo, il Prof. Jeffrey Zeig ed il Prof. Giorgio Nardone, illustreranno ai partecipanti lo studio e l'evoluzione dei loro Modelli per il trattamento di patologie complesse come i disturbi di personalità e come gestire casi al limite con soggetti Borderline.
Il Seminario di due giorni, condurrà i partecipanti ad apprendere le tecniche più evolute dei tre Modelli presentati, ad acquisire ed integrare le diverse ma complementari metodiche di intervento per la gestione del trattamento dei pazienti ritenuti "impossibili".
Certi di un sicuro successo dell'iniziativa vi invitiamo ad iscrivervi quanto prima, poiché il Seminario sarà a numero chiuso.
Per visualizzare il Programma e scaricare la Scheda di Iscrizione clicca QUI>>
Per informazioni ed adesioni rivolgersi a:
Andrea Riccioli Tel. + 39 0575 354 853 cell. + 39 348 2894048 E. mail info@changestrategies.it
I RELATORI
Prof. CAMILLO LORIEDO Docente di Psichiatria nel Corso di Laurea di Medicina e Chirurgia e Psicoterapia nella Scuola di Specializzazione in Psichiatria della Università "La Sapienza" di Roma; Dirigente di I Livello presso il Servizio di Psicologia Clinica e Psicofarmacologia - Policlinico Umberto I - Facoltà di Medicina e Chirurgia della Università "La Sapienza" di Roma e Responsabile del Modulo per il Trattamento dei Disturbi Alimentari dello stesso Servizio. Direttore dell'Istituto Italiano di Psicoterapia Relazionale e Direttore Scientifico delle Collane "Pratica Clinica" e "Terapia Familiare" della Casa Editrice Franco Angeli. Past President della Società Italiana di Psicologia e Psicoterapia Relazionale (SIPPR) e della Federazione Italiana delle Associazioni di Psicoterapia (FIAP). È inoltre Presidente della Società Italiana di Ipnosi (SII), Direttore della Scuola Italiana di Ipnosi e Psicoterapia Ericksoniana (SIIPE), Presidente della European Society of Hypnosis (ESH) e Membro del Board of Directors della Milton H. Erickson Foundation.
Prof. GIORGIO NARDONE Fondatore, insieme a Paul Watzlawick e Direttore del Centro di Terapia Strategica (C.T.S.), dove svolge la sua attività di Psicologo e Psicoterapeuta. Direttore della Scuola di Specializzazione in Psicoterapia Breve Strategica presso il C.T.S. in Arezzo e della Scuola di Comunicazione e Problem Solving Strategico di Arezzo e Milano. È Docente di Tecnica di Psicoterapia Breve presso la Scuola di Specializzazione in Psicologia Clinica all'Università di Firenze. Coordinatore del Network Europeo di Psicoterapia Breve Strategica e Sistemica e della Rivista Europea di Psicoterapia Breve Strategica e Sistemica, è inoltre Direttore della Collana "Saggi di Terapia Breve" Ponte alle Grazie Editore. È attualmente considerato l'esponente di maggior spicco tra i ricercatori della Scuola di Palo Alto, in virtù dei suoi numerosi e innovativi lavori che hanno portato ad un nuovo Modello evoluto di Terapia Breve. Da anni tiene conferenze, seminari clinici e manageriali in Italia e all'estero, inoltre è autore di numerose opere tradotte in molte lingue straniere.
Prof. JEFFREY ZEIG Psicoterapeuta e didatta a livello internazionale di ipnosi e psicoterapia, è il Fondatore, Direttore e Presidente della Milton Erickson Foundation in Phoenix, Arizona. Dopo aver trascorso più di sei anni con Milton Erickson, ha dedicato la sua vita professionale all'approfondimento e all'innovazione delle strategie e delle tecniche ericksoniane. È l'organizzatore dei convegni "Evolution of Psychotherapy" (quinquennali) e di "Brief Therapy Conferences" (biennali), nonché di quelli sugli approcci ericksoniani. Ha scritto e curato 17 libri e 5 monografie su M.H. Erickson ed è il Presidente della casa editrice Zeig, Tucker & C., specializzata in libri di psicoterapia e psichiatria.
Strategic Therapy Center - Piazza S. Agostino, 11 - 52100 - Arezzo
It has been awarded the UNI EN 9001/2000 Quality System Certificate as Professional Training and Congress Organizer
sabato 7 luglio 2007
CISP - Rivista di Psicologia e Psicoterapia
| C I S P Rivista Telematica di Psicologia e Psicoterapia Autorizzazione Tribunale di Roma n. 305/2003 del 7/07/2003 Direttore Responsabile
clicca qui per leggere l'ultimo numero
numero quattro numero cinque numero sette
|
Disclaimer
Il CorrieredelWeb.it è un periodico telematico nato sul finire dell’Anno Duemila su iniziativa di Andrea Pietrarota, sociologo della comunicazione, public reporter e giornalista pubblicista, insignito dell’onorificenza del titolo di Cavaliere al merito della Repubblica Italiana.
Il magazine non ha fini di lucro e i contenuti vengono prodotti al di fuori delle tradizionali Industrie dell'Editoria o dell'Intrattenimento, coinvolgendo ogni settore della Società dell'Informazione, fino a giungere agli stessi utilizzatori di Internet, che così divengono contemporaneamente produttori e fruitori delle informazioni diffuse in Rete.
Da qui l’ambizione ad essere una piena espressione dell'Art. 21 della Costituzione Italiana.
Il CorrieredelWeb.it oggi è un allegato della Testata Registrata AlternativaSostenibile.it iscritta al n. 1088 del Registro della Stampa del Tribunale di Lecce il 15/04/2011 (Direttore Responsabile: Andrea Pietrarota).
Tuttavia, non avendo una periodicità predefinita non è da considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n.62 del 07/03/2001.
L’autore non ha alcuna responsabilità per quanto riguarda qualità e correttezza dei contenuti inseriti da terze persone, ma si riserva la facoltà di rimuovere prontamente contenuti protetti da copyright o ritenuti offensivi, lesivi o contrari al buon costume.
Le immagini e foto pubblicate sono in larga parte strettamente collegate agli argomenti e alle istituzioni o imprese di cui si scrive.
Alcune fotografie possono provenire da Internet, e quindi essere state valutate di pubblico dominio.
Eventuali detentori di diritti d'autore non avranno che da segnalarlo via email alla redazione, che provvederà all'immediata rimozione oppure alla citazione della fonte, a seconda di quanto richiesto.
Per contattare la redazione basta scrivere un messaggio nell'apposito modulo di contatto, posizionato in fondo a questa pagina.



