Cerca nel blog

Visualizzazione post con etichetta psicanalisi. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta psicanalisi. Mostra tutti i post

domenica 11 gennaio 2009

Evoluzione della psicanalisi

LE TRASFORMAZIONI DELLA PSICANALISI

di Laura Tussi

Con l'inizio del 900 si assiste ad una sostanziale trasformazione della psicanalisi.

Innanzitutto l'interesse di Freud esce dalla galera terapeutica, (diagnosi e cura) per intraprendere "la via del largo" e ricercare fatti su oggetti insoliti, (il sintomo nevrotico) come la produzione letteraria, storica, le conoscenze antropologiche, il teatro, la scultura, la mitologia, la favolistica, il folclore, la linguistica.

Finora Freud aveva ricevuto rifiuti dall'esterno e volgari critiche, mentre dai suoi discepoli, amici e colleghi, molte perplessità e proposte alternative.

Nell'autunno del 1902 si costituisce la futura società di psicanalisi, comprendente una dozzina di accoliti che ogni mercoledì si radunavano a casa di Freud per discutere di terapia e teoria. Dallo sconosciuto gruppo iniziale si svilupparono la società di Vienna e l'associazione psicanalitica internazionale, ma nel 1938 fu sciolta quando Hitler occupò l'Austria.

Negli anni dal 1902 al 1910 si assiste alla trasformazione della psicanalisi da sapere criptico in dottrina condivisa. Il gruppo privato di studiosi si avvicinò all'ospedale psichiatrico di Zurigo diretto da Bleuler, psichiatra colto che aveva radunato intorno a sé personalità valide come il giovane Carlo Gustavo Jung.

La psicanalisi si diffonde in Europa, non senza fraintendimenti e polemiche e nel 1908, dopo le lezioni tenute da Freud accompagnato da Jung nel Massachusetts, arriva anche negli Stati uniti.

Nel 1908 a Salisburgo, in occasione del primo congresso di psicanalisi, convegno di psicologia freudiana, si fonda l'annuario di psicanalisi che riflette la collaborazione tra Vienna e Zurigo.

Nel periodo successivo 1910-1913 si organizza il movimento in istituzione, pur esistendo problemi: il gruppo di Zurigo non viene mai accettato dai viennesi e nel 1910 Adler e Steckel fondano, per opposizione, la rivista culturale di psicanalisi che diverrà poi la rivista internazionale di psicanalisi medica per poi passare con la definizione di "medica" a rivista internazionale di psicanalisi, diventando l'organo ufficiale dell'associazione psicanalitica internazionale.

Freud rimasto maestro indiscusso, intende fare di Zurigo, nonostante l'opposizione dei viennesi, la capitale dell'associazione psicanalitica, soprattutto per universalizzarla e non identificarla con la cultura ebraica.

Freud elegge Jung come suo successore, come una riedizione di se stesso, chiamandolo figlio ed erede da cui si aspetta soprattutto una difesa del corpus dottrinale codificato. Per il pericolo che la scuola si frantumi in correnti diverse, Freud restringe le file dei seguaci in un' organizzazione verticistica ed autoritaria.

Vi è un'analogia tra la progettata istituzione psicoanalitica e la chiesa, non è un caso infatti che un simile apparato condanni i suoi membri non allineati tra cui gli eretici Adler e Jung che, nel 1911 uno e nel 1913 l'altro, furono allontanati definitivamente. Mentre la corrente più politicizzata cerca di trasformare i tempi e i modi della terapia in vista di un vasto contesto sociale della psicanalisi, Freud che delimitò sempre il suo interesse esclusivamente all'ambito terapeutico, si mostra molto più attento al problema della preparazione dei nuovi analisti.

In principio, nell'opera "Le prospettive future della terapia psicoanalitica", Freud auspica che gli analisti inizino l'attività con una autoanalisi, lui aveva fatto tesoro di quella epistolare con Fliess, ma più tardi, nell'opera "Tecnica della psicoanalisi" riterrà più opportuna un'analisi di addestramento da parte di un'altra persona competente, in principio sull'interpretazione dei sogni, poi più complessa. La preparazione di nuovi analisti costituirà la principale preoccupazione delle società psicanalitiche. Gli analisti in formazione, secondo l'associazione psicanalitica, devono sottoporsi ad un'analisi personale, dimostrare di possedere la necessaria preparazione teorica, sostenere prove e verificare la raggiunta preparazione professionale. Anche in seguito è prevista la supervisione di psicanalisti esperti nel periodo iniziale, la ripetizione dell'analisi personale ogni cinque anni, con incontri per aggiornamento culturale. Freud ritiene favorevole che siano i pazienti stessi a premiare i terapeuti migliori. Affrontò così il problema di un insegnamento pubblico della psicanalisi e nel 1918 con l'opera "Bisogna insegnare la psicanalisi all'università?", Freud vi distingue due livelli di studio, uno generale e l'altro specialistico. Afferma che l'introduzione della psicanalisi nel piano di studi universitario risulterebbe proficua a tre categorie di studenti: ai medici, che apprenderebbero le componenti affettive insite in ogni rapporto terapeutico; agli psichiatri, che passerebbero da una teoria puramente descrittiva, ad una di tipo esplicativo; agli studiosi di scienze umane, che arricchirebbero i loro tradizionali strumenti conoscitivi. Vi furono contrasti nell'opportunità o meno di estendere ai non medici la preparazione psicoterapeutica.

Nel 1926 nel saggio "Il problema dell'analisi condotta da non medici", Freud dichiara che l'insegnamento medico non è superfluo, ma addirittura nocivo, in quanto fornirebbe punti di vista falsi e dannosi. Freud attribuisce esclusivamente al medico la diagnosi iniziale che esclude le cause organiche. Non resta che progettare una ideale facoltà di psicanalisi in cui si dovrebbe insegnare inoltre biologia, sessuologia, psichiatria, storia delle civiltà, mitologia, psicologia, psicologia delle religioni, letteratura. Lo psicanalista ideale è quindi più che un medico, ma un intellettuale umanistico. Nonostante l'autorevole presa di posizione di Freud, la terapia psicanalitica resterà soprattutto appannaggio dei medici e la preparazione dei nuovi analisti avverrà non più nei policlinici, ma in modo privato, pur regolato dalle società di psicanalisi. Gli studi successivi non tennero fede però al compito di decentramento e sovversione del sapere che Freud attribuiva alla sua proposta.

Laura Tussi

----------
laura tussi <tussi.laura@tiscali.it>

giovedì 1 gennaio 2009

Metapsicologia: la grammatica della psicanalisi

Cara Amica, Caro Amico,
ti scrivo per presentarti il mio ultimo studio sulla metapsicologia di Freud. Se puoi fai girare questo articolo da pubblicare. Questo saggio comparirà anche sui siti www.ildialogo.org e www.politicamentecorretto.com
A presto e
AUGURI DI BUON ANNO NUOVO 2009
laura tussi

LA GRAMMATICA DELLA PSICANALISI

La metapsicologia

di Laura Tussi

Con la metapsicologia, Freud indica la dimensione teorica della psicanalisi, la sua sistemazione formale, che intende fornire un modello concettuale delle dinamiche psichiche, collocandosi al di là dell'esperienza empirica.

In "Psicopatologia della vita quotidiana", Freud sostiene che la psicanalisi potrebbe sostituire la metafisica spiegando ciò che vi è di soprannaturale nel mondo come proiezioni verso l'esterno di moti psichici irrisolti.

Freud, pur avvertendo il pericolo di una eccessiva teorizzazione, capisce la necessità di fissare il sapere raggiunto in un corpus, che ne garantisca la conservazione, in cui però manca una compiuta e definita sistemazione teorica.

La pulsione ai confini tra il somatico e lo psichico è un concetto limite, è la spinta che proviene dall'interno e che muove i bisogni dell'essere, ma si sottrae ad una definizione esaustiva. Essa, da non confondere con l'istinto, proviene dall'interno dell'organismo e non può essere vissuta con azioni di fuga. La pulsione, non elusa, determina eccitazione avvertita come sofferenza, che richiama l'intervento del sistema nervoso. Nell'analisi della pulsione, Freud distingue tre elementi fondamentali: la fonte, che indica la zona dell'organismo dove compare l'eccitazione e il processo fisico-chimico che la provoca; l'oggetto, elemento mobile, il tramite attraverso cui la pulsione ricerca soddisfacimento, dapprima parziale, come il seno e dopo totale, come il partner sessuale, che può essere ancora reale e fantasmatico a seconda che l'apparato psichico funzioni secondo il principio di realtà o di piacere. La libido è una inmisurabile quantità infinita di energia fisico-psichica, esclusivamente di carattere sessuale, che permette a Freud di conservare una continuità delle pulsioni. I rappresentanti pulsionali sono una sorta di messaggi che l'organismo invia alla mente per indurla ad intervenire in una situazione di squilibrio energetico. Il nucleo dell'inconscio è costituito da rappresentanti pulsionali che devono scaricare il loro investimento. L'inconscio non deve essere concepito come un buio serbatoio di istinti, di forze cieche e indistinte, ma si presuppone tra conscio e inconscio una continuità, trattandosi di rappresentazioni ideative di pensieri. L'inconscio non è una voragine inerte, è qualcosa di vivo, di attivo di cui noi cogliamo solo i derivati dai quali possiamo presupporlo. In quanto inconscio, l'oggetto della psicanalisi rimane irriducibile al sapere. La psicanalisi non sarà mai una psicologia.

Considerando il funzionamento normale dell'apparato psichico, Freud articola delle coordinate: dinamica, economica e topica.

Dal punto di vista dinamico il modello di funzionamento psichico è costruito riconducendo tutti i processi ad un gioco di forze che si promuovono e inibiscono a vicenda, sotto il dominio di tre polarità: mondo interno e mondo esterno, piacere e dispiacere, attivo e passivo.

L'elemento fondamentale della psicanalisi è la rimozione, con cui il soggetto mantiene inconsci o respinge rappresentanti pulsionali e rappresentanti sessuali inaccettabili. Vi è qualche cosa nella natura stessa della pulsione sessuale che la rende conflittuale, eccessiva, insopportabile, non inscrivibile nel campo della comunicazione intenzionale e cosciente. Benché determini una rinuncia pulsionale, nel momento in cui scatta, vi è l'intenzione di evitare gli svantaggi della manifestazione pulsionale. La censura che separa l'inconscio dal conscio opera cancellazioni e deformazioni così estese che solo un paziente lavoro d'analisi può ristabilire un senso dove, apparentemente, regna la contraddizione. La censura psichica opera su due zone di confine tra inconscio e preconscio e tra preconscio e conscio. L' io, che si oppone alla pulsione, sovraintende l'attività censoria, fa da arbitro della situazione e deve ristabilire l'equilibrio perturbato. Ma questo non è un processo conscio, ma un'attività inconscia, automatica, priva di consapevolezza. Il rimosso preme per riaffiorare alla coscienza, a costo di apparire sulla scena consapevole, completamente deformato. Noi però conosciamo solo gli scacchi della rimozione perché quella perfettamente riuscita non lascia tracce.

Il modello economico parte dal presupposto che le rappresentazioni psichiche delle pulsioni abbiano un investimento energetico che l'apparato psichico tende a mantenere il più basso possibile. L'affetto può essere unito o meno ad una determinata rappresentazione. Nell'inconscio una carica energetica passa da una rappresentazione all'altra, lungo catene associative, (energia libera) mentre nella coscienza ogni carica tende a rimanere legata alla rappresentazione conveniente. Lo slittamento dell'affetto non è casuale, ma risponde ad una logica, la stessa che si coglie nella sintassi del sogno. Nell'inconscio, il movimento delle cariche affettive da una rappresentazione all'altra, è retto dal principio di piacere, infatti le cariche affettive tendono ad investire prevalentemente le tracce di memoria di precoci soddisfazioni. La libido, sottratta agli oggetti sessuali, viene temporaneamente riversata sulla propria immagine narcisistica e solo successivamente, così neutralizzata, riproiettata sugli oggetti sostitutivi.

Nella prima topica, Freud distingue inconscio preconscio e conscio.

Nella seconda topica distingue es, io e super io.

Freud descrive l'inconscio come un archivio dove continuamente si accumulano contenuti psichici di cui è rifiutato l'accesso alla coscienza (rimosso), ma soprattutto come una tipografia dove i testi si producono e riproducono. Il rimosso sedimentato e quello in formazione non si sovrappongono alla cieca, ma secondo un principio, un preciso sistema associativo. Nella prima topica ad esempio un pensiero può andare dall'inconscio al conscio o viceversa in una regressione topica. Inconscio, preconscio e conscio non corrispondono a nessuna localizzazione anatomica, ma sono parti di un modello teorico. Nell'opera "Inconscio" del 1915, Freud specifica che i contenuti dell'inconscio sono costituiti da rappresentazioni pulsionali e si strutturano in trame immaginarie composte sia da schemi fissi, sia da tracce di vissuti personali. I rappresentanti pulsionali tendono a scaricare il proprio investimento, costituendo così veri e propri vuoti di desiderio. Nell'inconscio le intensità degli investimenti sono mobili; una rappresentazione può cedere ad un'altra il proprio investimento, (spostamento) o appropriarsi dell'investimento di più rappresentazioni (condensazione), secondo le modalità di funzionamento tipiche del processo psichico primario. I processi psichici inconsci in sé sono inesistenti, ma ricostruibili attraverso i loro derivati: sogno e sintomo. Il nucleo dell'inconscio è costituito da precoci esperienze infantili sottoposte prima alla rimozione originaria e poi a quella secondaria che conclude la prima infanzia e inaugura il periodo di latenza. Recuperare l'inconscio significa quindi reintegrare i primi vissuti, completare la nostra storia, accettare il bambino che è in noi; ma non basta trasferire i contenuti dell'inconscio nella coscienza, perché sono qualitativamente diversi e si parlerà allora di traduzione. L'inconscio tende all'identità di percezione. Nell'inconscio le tracce mnestiche sono di cose, cioè di percezioni visive, mentre nelle altre topiche prevalgono le percezioni di parole, cioè auditive.

Identità di percezione significa riattivare il ricordo degli oggetti che provocarono le prime esperienze di soddisfacimento, là dove il sistema preconscio tende all'identità di pensiero. L'inconscio non è l'accesso diretto al mondo esterno, perché la censura lo separa dal preconscio. Il preconscio non possiede la qualità della coscienza, ma si distingue dall'inconscio perché la sua energia non è fluida, ma legata ed il suo funzionamento è retto dal processo secondario. La rappresentazione più conscia è fatta di parole e sembra così provenire dal di fuori, contiene pensieri latenti, ricordi suscettibili di essere attualizzati. Nel passaggio dal preconscio al conscio vi è una seconda censura in cui i rappresentanti pulsionali non vengono deformati, ma selezionati. Questo sbarramento, che controlla anche la scarica motoria, è il responsabile del mantenimento del livello di attenzione. Il sistema conscio, detto anche percezione della coscienza, è situato alla periferia dell'apparato psichico e riceve le informazioni provenienti dall'esterno e dall'interno. Qui non vi è alcuna registrazione mnestica, ma vi è un susseguirsi di quadri fluttuanti momentanei. Un contenuto psichico per essere attribuito al sistema conscio deve avere determinati requisiti: deve soggiacere al principio di realtà, deve organizzarsi secondo il processo secondario e la sua energia deve essere legata alla rappresentazione corrispondente. Per i suoi caratteri inibitori e strutturanti, la coscienza corrisponde al nucleo essenziale dell'io, anche se l'io non è del tutto conscio. Non vi è tra le due topiche sovrapponibilità, infatti i due schemi non si sovrappongono punto per punto, nè sono riducibili in un'unica formula, perché corrispondono a due esigenze diverse: la prima più descrittiva, la seconda più esplicativa.

Le tre istanze, es, io e super io non rappresentano più una metafora topologica, ma una personalizzazione delle componenti psichiche, una simbolizzazione corporea. Intorno ad essi si organizza la seconda topica. Con l'es, che indica come in latino il pronome neutro singolare id, Freud contraddistingue l'originaria provincia psichica dell'apparato psichico. Questo pronome impersonale è adatto a esprimere il carattere principale di questa provincia psichica, la sua estraneità all'io. Si può presupporre che all'inizio la vita psichica sia costituita esclusivamente dall'es e che solo poi emergano le altre componenti. L'es contiene tutto ciò che è ereditato, presente sin dalla nascita, stabilito per costituzione. Nel corso dell'attività psichica vi si sovrapporranno poi continuamente contenuti psichici rimossi. Caratteristica fondamentale dell'es è l'impersonalità: la sua dimensione trascende la nostra persona e la nostra storia. Il tentativo di descrivere uno psichico transindividuale rappresenta una svolta radicale nella costruzione dell'immagine che l'uomo fa di se stesso. La sua definizione è inscindibile da quella dell'io al quale si oppone. In esso infatti non troviamo negazione, né categorie spazio temporali, ma compromessi che ci avvertono dell'inesistenza di contenuti psichici puramente istintuali, astorici, naturali. Le impressioni accadute in un passato remoto permangono cristallizzate nell'es con l'immediatezza del presente, ma una volta investite dalla parola, queste esperienze si collocano in quel passato che loro compete.

Esso è definibile soprattutto in una prospettiva economica: nell'es sussistono solo investimenti pulsionali che esigono una scarica. L'organizzazione dell'es è analoga a quella dell'inconscio, ma, nella metapsicologia, l'es è caratterizzato dagli influssi del passato, da ciò che l'individuo ha ereditato. L'inconscio indica il luogo del rimosso e si contrappone al conscio, mentre l'es all'io, pur derivando dallo stesso tessuto.

Freud paragona l'io ad un cavaliere che deve domare il cavallo con le proprie forze, mentre l'io si avvale dell'es. L'io rappresenta l'istanza più complessa, mutevole e contraddittoria della metapsicologia freudiana, il tradizionale punto di incontro e di scontro della psicologia cognitiva e della psicanalisi. Nei confronti dell'es, l'io rappresenta la realtà esterna che media i conflitti tra es e il mondo esterno, ma deve tener conto anche delle pressanti richieste del super io.

Freud persegue uno scopo di armonia interiore più che di trasformazione del mondo e definisce come la più alta prestazione dell'io la modificazione del mondo esterno. Nei confronti delle esigenze pulsionali, l'io, critico, decide quali realizzare subito, quali rinviare o rimuovere perché pericolose. L'angoscia come paura della possibile riattivazione di traumi psichici è il segnale che mette in atto le difese. Pur essendo preposto alla coscienza, l'io svolge anche la funzione opposta di riconoscimento. L'io viene in un certo senso plasmato dai suoi meccanismi di difesa che tendono a cristallizzarsi in tratti caratteriali. L'insuccesso dell'azione mediatrice dell'io è rappresentato dal sintomo, avvertito dapprima come estraneo all'io e disturbante, poi integrato al riconoscimento dei benefici secondari che apporta. L'io è un'istanza polivalente complessa dalla quale si staccheranno successivamente l'io ideale, rappresentazione eroica e idealizzata di sé, che è presente nel passaggio dal narcisismo primario a quello secondario, e l'ideale dell'io, più socializzato e simbolico, costituisce un modello al quale l'io cerca di conformarsi. In "Psicologia delle masse e analisi dell'io" del 1921, l'ideale dell'io è chiamato a spiegare fenomeni molto diversi come l'innamoramento, casi in cui l'oggetto viene collocato al posto dell'ideale dell'io.

Freud introduce per la prima volta il termine super io nell'opera "L'io e l'es" del 1923 e lo presenta come una formazione, in parte inconscia, che si contrappone all'io, lo giudica criticamente e lo assume come oggetto. Esso è un'istanza censoria che comprende la coscienza morale, l'autoconservazione, la formazione di ideali e a cui si attribuisce l'eredità del conflitto edipico. Quando il bambino rinuncia ai suoi desideri incestuosi, identificandosi con i genitori, li incorpora assimilandone il sistema di valori, di norme, di divieti, facendoli propri. L'identificazione più duratura avviene con quel genitore considerato fonte delle disillusioni più decisive, e il super io si forma non tanto a immagine del genitore, quanto del suo super io costituitosi a sua volta dall'introiezione del nonno. Si stabilisce così una trasmissione generazionale e risulta un'arcaicità di questa istanza per cui una parte della personalità risulterà sempre indisposta ad accogliere norme e comportamenti nuovi. Le energie a disposizione del super io, tratte da quel serbatoio che è l'es, gli conferiscono un carattere eccessivo e tirannico che neanche un'educazione tollerante e permissiva riesce a mitigare. Il super io appare tanto più crudele e tirannico, quanto più è prossimo ai vissuti infantili. Nell'inconscio perdura sempre un nucleo infantile. Per Freud esiste una differenza sostanziale tra il super io del bambino e il super io della bambina. Nel primo, l'Edipo liquidato, sedimenta una istanza forte e rigorosa, nel secondo, invece, per l'impossibilità di una efficace minaccia di castrazione, si ha un'insufficiente soluzione dell'Edipo e la costituzione di un'istanza psichica priva di quella potenza e di quella indipendenza necessaria all'attività intellettuale. A questo proposito giungeranno a Freud molte critiche e obiezioni dalle analiste donne. Le pulsioni di vita rappresentano gli sforzi compiuti dall'eros per tenere coesa la sostanza vivente, realizzando una concentrazione energetica con unità sempre più estese. Le pulsioni di morte o distruttive (thanatos), sospingono ogni sostanza organica a regredire verso la disgregazione inorganica, verso l'inerzia della dispersione energetica. Nella realtà psichica però, le pulsioni si presentano sempre composte da due principi di vita e di morte. Anche nella sessualità esiste un legame di forze di vita (amore e tenerezza) e di morte (aggressività). Per Freud il principio di morte è un'istanza che si colloca al di là dell'esperienza psicologica.

Laura Tussi<tussi.laura@tiscali.it>

domenica 11 maggio 2008

Laura Tussi: "Il lavoro della cura nelle istituzioni"

"Il lavoro della cura nelle istituzioni"
  di Laura Tussi

Uno studio sull'istituzionalizzazione del paziente psicotico e le problematizzazioni delle relazioni di setting transferali.


Progetto, gruppi e contesti nell'intervento psicologico.

A cura di Marta Vigorelli.

Prefazione di Antonello Correale.

Edizioni Franco Angeli. 

L'equipe di psichiatria prevede un modello antropologico e relazionale della malattia rispetto a quello biologico. Nel modello gruppale in ambito istituzionale è necessario che la psicanalisi diventi capacità di ascolto. L'approccio sociologico di Durkheim e Basaglia considera la psicanalisi non come tecnica, ma come atteggiamento mentale. Solo così si verifica la reciproca integrazione tra psicanalisi e psichiatria. Se le istituzioni costituiscono un insieme di ruoli e di rapporti, la legge che li regola è rappresentativa della vita stessa delle istituzioni, in un insieme di esperienze collettive volte a perpetuarsi e stabilizzarsi. Le istituzioni prevedono un processo di formazione e produzione di elementi mentali e affettivi nel tempo.

Nell'approccio socioanalitico, Jacques e Menzies Lyth sostengono che le istituzioni hanno una funzione di protezione dell'individuo dalle angosce depressive e persecutorie, depositi di proiezioni e identificazioni con un'utile azione sociale nelle istituzioni. Secondo Fornari ogni istituzione si struttura intorno a fantasmi basici originari, con valori, forme, norme di comportamento dei membri dell'istituzione stessa ricondotti a una determinata base fantasmatica.

Nel modello di campo del gruppo e delle istituzioni, il campo istituzionale secondo Kurt Lewin e la psicologia della Gestalt, indaga risultanti complessive delle forze emergenti nel campo. Il gruppo è un organismo in movimento su vettori di affettività. L'area di operazione è un luogo attraversato da percorsi e sedi di incontro e intreccio e confronto di tali forze. Bion si muove su teorizzazioni, Lewin considera il gruppo un complesso ideativo e rappresentativo collegato a comportamenti collettivi. La simbiosi tra individuo e gruppo costituisce una fantasia fusionale tra campo del gruppo e individui collegati da identificazioni proiettive, da cui il campo del gruppo risulta continuamente alimentato. Il campo si trasforma nella fase e sulla base del gruppo di elementi provenienti dai membri. Nel piano sincretico del campo istituzionale, Bleger individua una stretta affinità tra strutture costitutive del setting e sostitutive e quelle istituzionali, dove l'istituzione rappresenta una relazione regolata da norme condivise. Con il piano affettivo e il campo istituzionale, Bion individua  il gruppo e il gruppo degli assunti di base: la vita dei gruppi come attraversata da polarità e dicotomie tra il gruppo di lavoro e il gruppo degli assunti di base. Il gruppo di lavoro determina e detiene la gestione attenta e patente delle emozioni che dilagherebbero altrimenti nella collettività. Nel nucleo ideativo e emotivo si aggiungono speranze messianiche. L'équipe e la malattia, nel rapporto gruppo e singolo, vedono il singolo membro portatore di un atteggiamento e di una modalità di intervento che non corrisponde al gruppo di appartenenza. Il consumo di energie psichiche legato alla frattura tra gruppo e individuo, alla rottura dei canali emotivi, ideativi, culturali che legano il singolo operatore al gruppo, sviluppano un rapporto molto stretto tra il gruppo dei curanti e il campo psichico del portatore della malattia. L'accoglimento del paziente esercita una precisa richiesta di intervento in un insieme complessivo di bisogni, affetti, fantasie in parte riconoscibili. In ambito istituzionale la richiesta di intervento risulta indefinita e globale. L'accoglimento tende a travalicare il setting terapeutico proposto. Il campo d'équipe studia l'impatto che ha indotto il nucleo emozionale portato dal paziente e dalla malattia. La corrispondenza tra il piano affettivo e il piano pratico e operativo vanno indagati adeguatamente. Considerare la malattia e il gruppo è una scelta necessaria per l'ambito di indagine, ossia l'ambito del campo mentale del paziente e il campo del gruppo dei curanti. Il termine malattia possiede un veicolare alone emozionale di stati d'animo, stati mentali con potere angosciante, depersonalizzante e distruttivo. Con i gruppi integrati di terapia, in molti servizi di salute mentale è invalsa l'abitudine di attivare i gruppi di operatori che collaborano alla cura di uno stesso caso. Invece si attribuisce importanza al rapporto centrale tra il curante e il paziente dove si presentano vicissitudini del mondo interno con una loro leggibilità. Il gruppo integrato presenta capacità di coordinamento, autoriflessione e fiducia, ma presenta difficoltà nelle situazioni per la complessità e il contesto in cui il paziente non può programmare il suo processo trasformativo. Secondo l'approccio dei modelli sistemici, nel piccolo gruppo ogni membro ha una funzione specifica. Una funzione infermieristica, non solo assistenziale, ma mentale. La turbolenza è il termine per descrivere la fenomenologia patologica con la presenza di uno stato di rottura dei contenitori mentali usuali. Il curante può contenere in sè le esplosività di tali stati mentali per elaborare un atteggiamento emotivo adeguato alle circostanze. Per l'impossibilità del paziente a tollerare la separazione dal gruppo istituzionale, il gruppo dei curanti deve subire una violenza controllata. La debole identità e la turbolenza sono un campo di forze per cui il paziente sente cambiamenti mostruosi nel proprio sè. Winnicott identificava agonie primitive nel vissuto totale della persona di cui la capacità di tenersi sveglio, vivo e partecipe è data dal curante. Il setting nell'istituzione crea l'isomorfismo, per cui la carica emotiva del paziente rende impossibile il setting terapeutico significativo e stabile. Il contesto istituzionale induce un effetto infiltrante nel rapporto terapeutico, inducendo profonde modifiche. Le fantasie del paziente risultano condizionate dal campo istituzionale, tramite le operazioni mentali del paziente che mettono in gioco il campo stesso. Nella terapia in ambito istituzionale si verifica una fenomenologia patologica angosciante e perturbante. Kaes utilizza il termine isomorfismo per cui un membro del gruppo sovrappone un proprio apparato mentale a quello del gruppo, imponendo elementi mentali e affettivi in cui il gruppo e l'individuo risultano indistinguibili in una zona muta e silenziosa nella mente degli operatori. L'investimento transferale consiste in una fenomenologia di aspettative e pretese del paziente nei confronti del terapeuta. L'atteggiamento del paziente si manifesta in una sorta di grandiosità di richieste d'aiuto magiche, irriducibili ad un piano realistico, in fantasie di dipendenza incontrollata.

Bleger individua fantasie di percezione nelle istituzioni quale luogo di sensazioni, di esperienze corporee e mentali, stratificate in un ambito condiviso, nel transfert con il luogo indistinto dell'istituzione.

Il gruppo istituzionale detiene una funzione di trasformazione e di contenimento evolutivo del paziente cronico che non riesce ad affrontare da solo il proprio ambiente di vita. Il fenomeno della cronicità si manifesta in un'ipertrofia angosciante della sfera del corpo e dei suoi bisogni. L'individuo in cui predominano parti psicotiche manifesta ipertrofia della sensorialità, dell'aspetto fantastico e immaginativo della mente e debolezza dell'attività mentale. Il nucleo esplosivo emotivo pone il rischio continuo di annientamento e frammentazione identitaria. Il processo di cronicizzazione prevede la mutilazione di aspetti mentali, affettivi e relazionali. Il campo del gruppo nel rapporto ospedaliero vede nei reparti psichiatrici affrontata la crisi acuta in un'ottica non cronicizzante, ma orientata al reinserimento del paziente nel suo contesto. La crisi costituisce un momento altamente drammatico e dirompente per cui il proposito curativo si pone l'intenzione di evitare livelli elevati di angoscia con effetti di inibizione e frammentazione dell'intero mondo psichico del paziente. Il problema del ricovero riguarda la modalità di instaurazione di un rapporto. La cronicizzazione è legata a modalità relazionali instaurate dentro e fuori dall'ospedale. Il ricoverato vive uno stato di depersonalizzazione con la sospensione degli elementi costitutivi dell'identità. Il paziente vive uno stato di angosciante confusione e di crisi acuta per la novità del luogo, in uno stato di perdita della lucidità, come in un vortice risucchiante. 



LauraTussi <tussi.laura@tiscali.it>


 

domenica 4 maggio 2008

Iscdelisio.org: il sito dell'ISC G. De Lisio di Pisa


La web agency Dysotek è lieta di presentare Iscdelisio.org, il sito dell’Istituto di Scienze del Comportamento “G. De Lisio” di Pisa.
L'Istituto di Scienze del Comportamente "G. De Lisio", con sede a Pisa (PI), è formato da uno staff di Dottori e Professori altamente specializzati nel campo della salute mentale.
L'Istituto si propone di migliorare la qualità di vita dei pazienti affetti da disturbi del comportamento e di ridurre l’impatto che queste malattie hanno sull’individuo e sulla società attraverso:
- Attività di didattica, formazione e aggiornamento;
- Attività di promozione della ricerca scientifica e diffusione dei risultati nel settore delle scienze del comportamento;
- Attività di informazione e di sostegno ai gruppi di auto-aiuto, alle organizzazioni di familiari dei pazienti ed alle istituzioni di volontariato.
Abbiamo realizzato un prodotto con un design semplice da navigare e professionale.
Il pannello di controllo del sito permette di gestire, in modo facile e veloce, tutte le funzioni riguardanti i corsi e gli account di amministrazione.
L'area riservata dei singoli Dottori/Professori permette loro di amministrare i propri eventi a cui partecipano tramite un interfaccia con calendario dinamico.
Come sempre è disponibile nel nostro sito una pagina dedicata al cliente con la case history del servizio.
----------------------------------
Comunicato inviato dall'ufficio stampa della Dysotek.
La Dysotek offre servizi web e soluzioni professionali per le aziende.
I nostri servizi sono già stati scelti con successo da diverse imprese ed enti, sia italiani che internazionali.
Contattateci per maggiori informazioni sui nostri servizi d'informatica.
# Numero Verde: 800.135856
# Telefono: 050.3193466
# Fax: 178.4415041
# E-mail: info@dysotek.it
# Skype: fracalvi
# Sito: dysotek.it
# Sede: Via Salemi 33, 56121 Pisa - località Riglione (PI)

Disclaimer

Protected by Copyscape


Il CorrieredelWeb.it è un periodico telematico nato sul finire dell’Anno Duemila su iniziativa di Andrea Pietrarota, sociologo della comunicazione, public reporter e giornalista pubblicista, insignito dell’onorificenza del titolo di Cavaliere al merito della Repubblica Italiana.

Il magazine non ha fini di lucro e i contenuti vengono prodotti al di fuori delle tradizionali Industrie dell'Editoria o dell'Intrattenimento, coinvolgendo ogni settore della Società dell'Informazione, fino a giungere agli stessi utilizzatori di Internet, che così divengono contemporaneamente produttori e fruitori delle informazioni diffuse in Rete.

Da qui l’ambizione ad essere una piena espressione dell'Art. 21 della Costituzione Italiana.

Il CorrieredelWeb.it oggi è un allegato della Testata Registrata AlternativaSostenibile.it iscritta al n. 1088 del Registro della Stampa del Tribunale di Lecce il 15/04/2011 (Direttore Responsabile: Andrea Pietrarota).

Tuttavia, non avendo una periodicità predefinita non è da considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n.62 del 07/03/2001.

L’autore non ha alcuna responsabilità per quanto riguarda qualità e correttezza dei contenuti inseriti da terze persone, ma si riserva la facoltà di rimuovere prontamente contenuti protetti da copyright o ritenuti offensivi, lesivi o contrari al buon costume.

Le immagini e foto pubblicate sono in larga parte strettamente collegate agli argomenti e alle istituzioni o imprese di cui si scrive.

Alcune fotografie possono provenire da Internet, e quindi essere state valutate di pubblico dominio.

Eventuali detentori di diritti d'autore non avranno che da segnalarlo via email alla redazione, che provvederà all'immediata rimozione oppure alla citazione della fonte, a seconda di quanto richiesto.

Per contattare la redazione basta scrivere un messaggio nell'apposito modulo di contatto, posizionato in fondo a questa pagina.

Modulo di contatto

Nome

Email *

Messaggio *