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sabato 10 marzo 2018
Stress e Mobbing, cosa ne conosciamo?
mercoledì 28 febbraio 2018
La tragedia di Cisterna di Latina. Uomini che non sanno porre fine ad un amore che non esiste più.
Un uomo che arriva ad uccidere i suoi figli, la carne della sua carne, la luce dei suoi occhi, preferisce porre fine alla loro vita e morire.
Un uomo che non vede alcuna via d'uscita se non farla finita per se stesso e i suoi più stretti cari.
Un uomo che riesce a vedere solo "la fine di tutto" non è una bestia, non è un mostro.
Per noi è facile classificarlo come essere "non" umano.
Invece era un essere umano come noi.
Che andava fermato, che andava curato.
Ma soprattutto e sicuramente erano le sue vittime che andavano salvate.
Ma quando sento notizie così drammatiche non so che pensare.
Se io fossi stato un amico o collega di quell'uomo, mi sarei accorto della gravità del suo disagio mentale?
Sarei riuscito a distinguere una depressione per la fine di una relazione sentimentale e il fallimento di un senso di famiglia da un tale moto interno di nichilismo distruttivo?
Leggo che c'erano delle avvisaglie, dei campanelli d'allarme.
Leggo che era un carabiniere, quindi era armato. Aveva dato segnali di squilibrio.
Una tragedia che poteva essere fermata, ma non è stata evitata.
Io non so nulla di questo dramma in particolare.
Non so se, quali e quante responsabilità possono aver avuto tutte le persone che forse potevano fare qualcosa per evitare questa carneficina.
Resta che nessuno - istituzioni, parenti, amici, vicini di casa, colleghi - è riuscito a fare qualcosa.
Ma siamo sicuri che se fossimo stati noi l'entourage di quella disgraziata famiglia ci saremmo resi conto della gravità della situazione?
Io mi ritengo molto sensibile e attento, ma il dubbio mi tormenta.
Se io avessi conosciuto quell'uomo sarei riuscito a capirlo?
Sarei riuscito ad impedire la tragedia?
Questo mi atterrisce.
Poi resto sgomento di come possa diventare distruttivo il sentimento dell'amore.
Non cerco giustificazioni.
Non cerco attenuanti.
Tutt’altro.
Io cerco, e non ci riesco, di comprendere il cortocircuito mentale che scatta nel cervello di un essere umano quando non riesce ad accettare la separazione e preferisce distruggere ciò che più brama.
Quando arriva a tale gesto folle, distrugge pure se stesso e non gli resta che suicidarsi.
La tragedia di Cisterna è resa ancora più agghiacciante per l’uccisione delle figlie che, anche nella perdita del lume della ragione, restano totalmente incolpevoli della fine della relazione tra i genitori.
Posso, per così dire, comprendere (non giustificare) l’omicidio del partner in un momento in cui amore e odio si confondono all’asintoto e si trasformano solo in rabbia distruttiva.
Nel caso dei propri figli, a meno che uno non sia completamente insano di mente, riesco solo ad immaginare una folle disperazione che arriva a far credere che “sia meglio così”.
Il fatto che in casi come questi sia quasi sempre l’uomo il carnefice mi fa domandare quante cose siano profondamente sbagliate nella nostra cultura sociale.
Proprio perché è una continua mattanza le spiegazioni non possono ridursi alla psiche individuale.
Colpa e responsabilità, sia chiaro, restano sempre personali.
Ma forse bisognerebbe cercare di indagare le categorie sociologiche di questo terribile fenomeno.
Per me bollare queste tragedie dicendo che sono state causate da un mostro non ci aiuta a prevenirne di nuove.
Se diciamo semplicemente che questa tragedia sia stata commessa dalla follia mostruosa di un pazzo, per me è come se ci dicessimo che, meno male, a noi cose del genere non possono accadere. Perché noi non siamo pazzi.
Il problema, che io non so risolvere, è cosa scatti nella mente di un essere umano (quasi sempre un uomo) in questi frangenti.
Questo non vuol dire giustificare.
Vuol dire solo tentare di capire per cercare di non farle accadere più.
Il dolore che sto cercando di esprimere proviene dalla mia domanda interiore: sarei riuscito io a capire e impedire una cosa del genere?
Queste cose succedono sempre e solo “agli altri”?
Questo mi atterrisce.
giovedì 9 febbraio 2012
La depressione è una condizione allarmante e preoccupante
Per chi somatizza, fare un'analisi delle cause, ricercare i perchè, analizzare ed approfondire tra i meandri della mente le motivazioni profonde dei sintomi, per quanto possa giungere ad una comprensione razionale del fenomeno, non risolverebbe, comunque, il sintomo, per cui del tutto inutile.
Ciò che realmente può essere utile è ricostruire gradualmente il legame spezzato tra il sintomo e ciò che lo rappresenta, affinando ed educandoci all'ascolto del nostro corpo, per sentire ciò che vuole e ciò che esprime lasciando emergere le emozioni: un rapporto armonico con il corpo migliora la nostra vita e ci aiuta a trovare soluzioni equilibrate e positive per i nostri problemi.
mercoledì 31 agosto 2011
Fermenti lattici e Probiotici contro la Depressione
Una nuova ricerca ha infatti scoperto che i batteri presenti nell'intestino influenzano direttamente il cervello dei topi e, come spesso accade, si pensa che lo stesso possa avvenire anche con gli esseri umani.
Se il cervello degli esseri umani fosse influenzabile nella stessa maniera di quello dei topi, secondo i ricercatori, si potrebbero sviluppare nuove vie per gestire la depressione e i disturbi d'ansia.
Continua a leggere Fermenti lattici e Probiotici contro la Depressione su BenessereVillage.it
mercoledì 23 marzo 2011
Acufene: responsabile del cattivo umore
Nel parlare di benessere e di qualità della vita non possiamo escludere un problema che colpisce gran parte della popolazione mondiale: il 10% secondo le stime ma sono tanti i casi non diagnosticati. Alcuni medici tendono a sottovalutare l'acufene che spesso viene liquidato come "inutile ronzio" o "comunissimo fischietto". Il tinnitus è causato in molti casi da una compressione vascolare del nervo vestibolare altrimenti le cause vanno ricercate altrove.
Continua a leggere Acufene: responsabile del cattivo umore su BenessereVillage.it
venerdì 25 dicembre 2009
Aperte iscrizioni corso psicoeducazione per il disturbo bipolare. A Pisa, primavera 2010.
Potete cliccare qui per prendere visione del programma.
Ricordiamo che il corso si svolgerà nella primavera del 2010 a Pisa e che avrà un costo di Euro 250,00 per nucleo familiare (paziente e due suoi familiari).
Per qualsiasi informazione potrete inviare una mail all`indirizzo info@psichiatria-online.it
Redazione PsichiatriaOnLine.it
domenica 4 maggio 2008
Iscdelisio.org: il sito dell'ISC G. De Lisio di Pisa
L'Istituto di Scienze del Comportamente "G. De Lisio", con sede a Pisa (PI), è formato da uno staff di Dottori e Professori altamente specializzati nel campo della salute mentale.
L'Istituto si propone di migliorare la qualità di vita dei pazienti affetti da disturbi del comportamento e di ridurre l’impatto che queste malattie hanno sull’individuo e sulla società attraverso:
- Attività di didattica, formazione e aggiornamento;
- Attività di promozione della ricerca scientifica e diffusione dei risultati nel settore delle scienze del comportamento;
- Attività di informazione e di sostegno ai gruppi di auto-aiuto, alle organizzazioni di familiari dei pazienti ed alle istituzioni di volontariato.
Abbiamo realizzato un prodotto con un design semplice da navigare e professionale.
Il pannello di controllo del sito permette di gestire, in modo facile e veloce, tutte le funzioni riguardanti i corsi e gli account di amministrazione.
L'area riservata dei singoli Dottori/Professori permette loro di amministrare i propri eventi a cui partecipano tramite un interfaccia con calendario dinamico.
Come sempre è disponibile nel nostro sito una pagina dedicata al cliente con la case history del servizio.
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Comunicato inviato dall'ufficio stampa della Dysotek.
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I nostri servizi sono già stati scelti con successo da diverse imprese ed enti, sia italiani che internazionali.
Contattateci per maggiori informazioni sui nostri servizi d'informatica.
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# Telefono: 050.3193466
# Fax: 178.4415041
# E-mail: info@dysotek.it
# Skype: fracalvi
# Sito: dysotek.it
# Sede: Via Salemi 33, 56121 Pisa - località Riglione (PI)
domenica 30 dicembre 2007
Depressione Bipolare, Disturbo Bipolare
Sulla base di queste considerazioni ho pensato di affiancare al sito web divulgativo www.psichiatria-online.it il blog ”pillole” sul Disturbo Bipolare nell’intento di fornire informazioni sulle più recenti acquisizioni, tratte dalla letteratura internazionale, in tema di clinica e terapia di tale disturbo.
Admin
lunedì 15 gennaio 2007
Insonnia, le regole contro il male oscuro
Ne soffre un italiano su tre, per sconfiggerla meno pillole e più relax.
200 milioni di euro l'anno in farmaci, ma basterebbe cambiare abitudini
Sivertsen, con un esperimento raccontato sul Journal of the american medical association nel giugno scorso, ha messo a confronto uno dei sonniferi più diffusi (lo zopiclone) con la terapia psicologica. Dopo sei mesi di trattamento con il farmaco, il tempo passato a rigirarsi fra le coperte era diminuito del 16 per cento, contro un abbassamento del 52 per cento nei volontari che avevano seguito una delle tecniche di rilassamento.
"Balsamo alla dolente anima stanca", il sonno era chiamato da Shakespeare. Accanto ai buoni consigli, come ridurre il consumo di caffè (ma anche di bevande energetiche che possono essere addizionate di caffeina), andare a dormire e risvegliarsi sempre alla stessa ora, esistono tecniche come la "restrizione del sonno", il "controllo dello stimolo" o anche la meditazione e il rilassamento muscolare.
La restrizione consiste nel ridurre le ore passate a letto. Se un insonne riferisce di passare sette ore disteso, dormendo però non più di 5 ore, il medico gli consiglierà di ridurre di due ore il periodo trascorso tra le coperte. Con un leggero debito di sonno, la sera successiva sarà più facile cadere addormentati. La regola d'oro ormai accettata da tutti i medici prevede di alzarsi dopo non più di 15-20 minuti di insonnia, leggendo un libro o facendo un bagno caldo per rilassarsi. L'obiettivo è disinnescare nel cervello l'associazione fra l'idea del letto e quella dell'incapacità di addormentarsi. Meglio cambiare stanza e dedicarsi a un romanzo - è l'idea di fondo - che rigirarsi nervosamente sul materasso. Il "controllo dello stimolo" non è una tecnica poi così diversa. Consiste nell'evitare di coricarsi prima di essere ben "cotti", nel lasciare la stanza da letto se non si riesce ad addormentarsi e nell'alzarsi comunque al mattino all'ora prefissata, senza indulgere nel sonno oltre la sveglia, anche se la nottata è stata disastrosa.
Per i casi più resistenti, l'ospedale Le Molinette di Torino ha inaugurato lo scorso novembre il primo night hospital d'Italia: due posti letto da occupare dopo l'imbrunire per monitorare la qualità del riposo e fare una diagnosi precisa.
Ma non sono solo i problemi di insonnia a privare il cervello del giusto riposo. Secondo l'ultimo rapporto della National Sleep Foundation negli Usa un adolescente su cinque non raggiunge le nove ore di sonno raccomandate per colpa del tempo passato davanti alla televisione, collegato a internet o comunicando al cellulare.
Origine: Repubblica
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