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martedì 23 ottobre 2018

Brevetti europei, Italia decima. Ma chi crede nella proprietà intellettuale continua a crescere

Brevetti europei, Italia decima. 

Ma chi crede nella proprietà intellettuale continua a crescere.

Lo studio GLP diventa punto di unione tra dodici realtà del Nord Est e l'Ufficio Brevetti Europeo (EPO). 
«Innovazione e sviluppo: i diritti di proprietà intellettuale sono la base per poter crescere ancora»

Scarsa propensione alla tutela del proprio sapere, diffidenza nel sistema giuridico e confusione sui temi della proprietà intellettuale. Davanti a un'Italia che è ancora lontana da Germania e Francia nel deposito di brevetti europei, c'è un'Italia che crede profondamente nella cultura della tutela e ha fatto dei diritti di proprietà intellettuale uno dei capisaldi di crescita. 

Il quadro emerso nel corso del Connection Day che lo Studio GLP ha organizzato nella propria sede di Udine descrive un Paese a due velocità: da una parte chi ha creduto e crede nell'importanza di difendere invenzioni e marchi ed è disposto a investire, dall'altra una certa chiusura verso un sistema di tutela percepito come lontano.

GLP, studio per la proprietà intellettuale che ha sedi oltre che in Friuli Venezia Giulia anche a Milano, Bologna, Perugia, San Marino e Zurigo, con oltre 7mila clienti e più di 100mila casi trattati, conferma il ruolo acquisito a livello internazionale ospitando una delegazione dell'Ufficio Brevetti Europei (EPO) e diventando "porta" di collegamento tra l'Europa e il mondo imprenditoriale. 

Davanti agli esaminatori EPO sono infatti intervenuti i rappresentanti di dieci aziende, nomi del calibro di Alifax, Corob, Danieli e C. Officine Meccaniche e Danieli Automation, De' Longhi, Friulsider, Illycaffè, IMA - Industria Macchine Automatiche, Mangiarotti - Westinghouse e MEP - Macchine Elettroniche Piegatrici, oltre ad Area Science Park e Università di Udine. «Un momento importante non solamente per GLP, ma anche per tutta la struttura industriale del nostro Paese che ha dato tanto e che può dare ancora di più», osservano Davide e Daniele Petraz, co-managing partner di GLP

«Imparando ad apprezzare i diritti di proprietà intellettuale (DPI) nello stesso modo in cui vengono apprezzati i più tradizionali asset aziendali, s'impara a gestire il business in termini moderni, utilizzando mezzi internazionalmente riconosciuti e sostanzialmente tutelati in pari modo. Questo non è solo un mezzo per accorciare eventuali distanze con altre realtà, ma una chiave per acquisire vantaggio competitivo rispetto ai concorrenti».

L'Ufficio dell'Unione Europea per la Proprietà Intellettuale (EUIPO) ha rilevato come le aziende ad alta intensità di diritti di proprietà intellettuale abbiano una marcia in più anche nella capacità di creare sviluppo e ricchezza. Secondo uno studio, nel periodo 2011-2013 in Europa l'industria ad alta incidenza di DPI ha creato - direttamente e indirettamente - oltre 80 milioni di posti di lavoro e ha generato il 42% dell'attività economica totale (5.700 miliardi di euro). A fronte di un deficit commerciale di 42 miliardi di euro, i prodotti europei ad alta incidenza DPI hanno avuto un surplus di 96 miliardi.

Tra il 2015 e il 2017, i brevetti europei provenienti dall'Italia sono cresciuti del 9%; pur posizionandosi al decimo posto, con i suoi 12.510 depositi il nostro Paese è però ben lontano da Francia (quarta con oltre 30 mila), Germania (seconda con 75 mila) e Stati Uniti (primi con 124 mila). Una situazione che si riflette anche nel solo comparto meccanico. «Circa la metà dei brevetti europei arrivano da Paesi extra UE. 


La Germania esprime il 20%, la Francia il 15% e l'Italia il 3%», osserva Stefano Cecchini, esaminatore di EPO intervenuto nella sede di GLP insieme con gli examiner team manager di EPO Petra Theresia Schindler-Bauer e Cyril Valfort. «Le aziende italiane hanno per lo più dimensioni medio piccole e una struttura di carattere familiare. C'è una tendenza alla riservatezza, a mantenere all'interno il know-how senza però comprendere fino in fondo l'importanza di una sua corretta tutela».

Chi però opera su scala internazionale conosce bene l'importanza di tutelare le proprie invenzioni e i propri marchi. «Siamo nati nel 1933 proprio da un brevetto sulla pressurizzazione», ricorda Alessia Lacosta, IP Manager di Illycaffè. «Siamo un'azienda votata all'innovazione pura con una forte attenzione alla tutela intellettuale». Con 500 titoli brevettuali e 1.200 marchi depositati nel mondo e un rapporto avviato con GLP dal fondatore, Illy ha investito sulla qualità «per rendere il prodotto unico e fare in modo che il nostro caffè possa essere gustato in ogni parte del mondo con la stessa qualità».


Ci sono anche le imprese che non fanno nulla se non è brevettabile. È il caso di Alifax, azienda leader nello sviluppo di tecnologie medicali per i laboratori. «Abbiamo 22 brevetti attivi in tutto il mondo e siamo presenti in 120 Paesi. Ci muoviamo solamente con prodotti che possono essere brevettati», sottolinea il presidente e CEO Paolo Galiano. La tutela è punto nodale anche per chi opera in settori ritenuti più "lenti" come Danieli. «Con 400 famiglie brevettuali per un totale di oltre 3000 titoli nel mondo, siamo uno dei gruppi che brevetta di più, in un ambito quale quello della metallurgia i competitor non sono molti», dice Luca Fabbro IP Engineer in R&D di Danieli e C. Officine Meccaniche


«In un settore dove le evoluzioni richiedono tempo, la tutela brevettuale è un investimento non solo in senso classico: l'attività di analisi permette anche di vedere come si stanno comportando i competitor».

Un'azione anche De' Longhi, colosso nella produzione di elettrodomestici e numero uno al mondo per le macchine per caffè espresso, svolge. «L'attività di analisi viene fatta prima di avviare un progetto di ricerca», afferma Matteo Bortoluzzi, Senior Legal Counsel - IP Specialist di De' Longhi. Parlare di diritti per la proprietà intellettuale è anche questo: «Sapere cosa esiste, cosa è già brevettato per andare oltre». E l'andare sempre più avanti è stato anche il leitmotiv che ha guidato Friulsider nella sua crescita esponenziale degli ultimi anni. 

«Facciamo elementi di ancoraggio e abbiamo investito su un fattore culturale: la qualità, intesa sia come prodotto sia come elemento che deve essere tutelato per garantire il massimo della sicurezza», ricorda Andrea Tondon Marketing Manager dell'azienda di San Giovanni al Natisone (UD).

GLP - Fondata da Gilberto Luigi Petraz nel 1967 a Udine e gestita oggi dai figli Davide e Daniele, GLP è tra le prime cinque aziende italiane nel settore della tutela della proprietà intellettuale. Con sedi Udine, Milano, Perugia, San Marino e Zurigo, conta più di 70 dipendenti, un portafoglio di oltre 7mila clienti con all'attivo più di 100mila casi trattati a livello nazionale e internazionale. 

Dal 2003 al 2007 ha detenuto il primato mondiale per numero di Modelli Comunitari depositati; un suo brevetto è stato preso a modello dall'EPO (Ufficio Brevetti Europeo) quale esempio di brevetto ben scritto. GLP ritiene la proprietà intellettuale uno strumento fondamentale per la crescita e lo sviluppo di un sistema economico prima, e di un sistema Paese poi. 

venerdì 19 gennaio 2007

Ultime notizie: 18 gennaio 07

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martedì 9 gennaio 2007

Dall'anestesia agli antibiotici le 15 scoperte mediche della storia

La classifica del British Medical Journal che invita sul sito a votare
Ancora: la creazionedelle fogne, i vaccini e la svolta dello studio del Dna

(Masterworld.org/news) LONDRA - Operare senza dolore grazie all'anestesia, la teoria dei germi secondo cui le mani dei medici, se non lavate, possono trasmettere infezioni letali, la scoperta di antibiotici e Dna con l'avvento dell'era genomica, ma anche la scoperta che il fumo fa male.
Ecco alcune delle pietre miliari che hanno illuminato la strada verso la medicina moderna, parola del 'British Medical Journal' che ieri ha pubblicato una classifica delle 15 più importanti scoperte in campo medico e chiede a tutti di votare la 'regina' sul sito internet (www.bmj.com).

L'anestesia, nel 19/imo secolo, rimane tuttora l'esempio di come la medicina possa ridurre le sofferenze umane. Citata dal British, poi, è l'indiscussa rivoluzionaria scoperta degli antibiotici, grazie ad Alexander Fleming, e sempre contro le infezioni va incoronata la scoperta della 'teoria dei germi', ovvero la comprensione che le mani dei medici, non lavate, possono trasmettere infezioni letali. Ancora il British cita la creazione delle reti fognarie nei centri urbani e l'invenzione dei vaccini grazie a Louis Pasteur.
Dobbiamo aspettare il nuovo secolo ma poi Pierre Deniker decreta l'avvento (1952) del primo farmaco contro le psicosi, la Clorpromazina, che ha dato un contributo importante alla chiusura dei manicomi.
Un anno dopo è la volta di Watson e Crick con la loro doppia elica del Dna. Oggi con i test genetici si può fare molto, dalla diagnosi alla terapia su misura e lo studio del Dna ha permesso di scoprire le basi di molte malattie.
E il British non dimentica la scoperta dei raggi X, oggi indispensabili in diagnosi e terapia, grazie al primo premio Nobel per la fisica Wilhelm Roentgen nel 1901.
Non si possono inoltre scordare la pillola contraccettiva, una vera rivoluzione medica e sociale per la donna, l'uso dei computer in medicina e la più recente 'medicina basata sull'evidenzà, che permette di imparare e operare scelte mediche in base a dati clinici su un vasto numero di pazienti.
Cruciali per la vita di milioni di persone sono poi invenzioni semplici come le soluzioni per la reidratazione, salva-vita nei paesi in via di sviluppo dove la diarrea fa ancora troppe vittime. Ma anche invenzioni più sofisticate come gli anticorpi monoclonali, oggi usati in terapia contro cancro e molte altre malattie.
Infine, ma non da meno, il British cita l'invenzione delle colture di laboratorio che hanno già avuto un impatto enorme in ricerca e campo clinico, e che, con la speranza di arrivare un giorno a produrre organi e tessuti su misura del paziente, ci lasciano sognare la medicina del domani.


Origine: Repubblica

domenica 24 dicembre 2006

Sette milioni di brevetti naturalmente dentro Google

Dalla macchina per fare gli spaghetti all'invenzione del motore di ricerca

Tutto online: può essere un gioco frivolo o uno strumento di lavoro...



 Sette milioni di brevetti naturalmente dentro Google(masterworld.org/news) Che dire della macchina per fare gli spaghetti, per meglio dire: "Spaghetti & Macaroni Handling Machine", progetto depositato il 7 dicembre del 1955 ad opera di un certo signor Carmine Surico? E il preservativo reso superesistente grazie al fatto di avere una piattaforma in gomma che aderisce all'intero pube del portatore, depositato nel 1987 a nome di due signori Sorkin, ma già collaudato dal signor Polutta, che mai spiegò al mondo i risultati del suo test per dirci quanto era comodo l'aggeggio? Ovviamente non può mancare il certificato di nascita di Google stesso, per la verità uno dei tanti brevetti che Sergey Brin e Larry Page hanno depositato nel preparare la loro straordinaria invenzione.

E' Google Patents, l'archivio di sette milioni di brevetti depositati negli Stati Uniti da quando l'uffico brevetti esiste ad oggi.

Il nuovo servizio può essere molte cose: un frivolo gioco di società come all'inizio di queste righe, ma in questo caso annoierebbe nel giro di pochi minuti. Uno strumento per gli storici della scienza e della tecnologia, per viaggiare attraverso l'immaginazione tecnologica e creativa, soprattutto americana, la straordinaria carica di inventiva e di ambizione personale che sta alla base del successo economico di questo paese. Ma è soprattutto un altro piccolo tassello nel mosaico che Google sta mettendo insieme per specializzarsi e personalizzarsi sulle esigenze della piccola e media azienda.

I primi pezzi del mosaico per ufficio sono quelli dedicati alla scrittura, al foglio elettronico, alla creazione di pagine da pubblicare su internet. Tutto organizzato attorno alla produttività personale e collettiva, con un sistema di accessi multipli che permettono il lavoro in gruppo, ma ogni servizio reso efficiente dal motore di ricerca sottostante.

Così "patents" si inserisce in questa prospettiva (ovviamente servizio in beta, come quasi tutto ciò che esce dal forno di Google) che noi europei stentiamo a comprendere perché relativamente lontani dal clima della Silicon Valley e delle altre aree dove la produttività individuale genere e distrugge ogni giorno idee e iniziative economiche. Piuttosto con questa iniziativa Google apre un altro pezzo d'America alla concorrenza dei paese emergenti. Cos'è altro l'archivio dei brevetti se non un immenso catalogo di idee, che peraltro nelle intenzioni di chi le pubblica oggi non sono destinate a perdere il loro copyright?

Idee che in questo caso non hanno a che fare solo con tecnologia e internet, ma con ogni aspetto della vita umana, dalla medicina all'idraulica, dall'energia all'agricoltura. Tutte buone idee, che magari al loro prima apparire non avranno trovato i soldi o la fiducia di chi avrebbe potuto realizzarle, e che oggi potrebbero vedere alla luce lontano dalla madre patria e anche dai conti bancari dei loro primi ideatori. Un rischio e un paradosso per questa geniale idea di Google: quello di disintermediare i brevetti, cioè la matrice stessa di ogni copyright.

Ma a Google il problema non se lo sono posto, forse, fedeli alla loro missione di diffondere il sapere come il vento fa con i pollini in primavera e fiduciosi, e ormai certi, che questo generi profitti per l'azienda nell'immediato del cash e in Borsa. Una idea che vuole guadagnare con i suoi utenti, ma che alla fine si risolverà in un'altra semina no profit del sapere nel mondo, a disposizione di tutti i duplicatori e falsari di questo mondo. Ma che il sapere dovesse volare libero era l'idea di internet, com'era negli auspici dei suoi più arditi e utopici sognatori.

Origine: Repubblica

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