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giovedì 27 giugno 2019

Sperimentazione animale e vita umana. Animalisti vs. "buonisti".

Da Gazzetta di Parma "Sperimentazione animale? Risultati solo da quella «human based»" del 25 giugno 2019

Io ritengo deprecabile la sperimentazione sugli animali dei prodotti di cosmesi, ma non quella con finalità mediche.

L'alternativa alla sperimentazione animale è sperimentare direttamente sugli umani. Non ci sono alternative.

La sperimentazione dei farmaci sugli animali non viene fatta per infliggere inutili torture a questi esseri viventi. 


Non si tratta di soddisfare atroci sadismi come l'immagine proposta sembra suggestionare.

I ricercatori sanno bene che molte patologie della specie umana – per es. del Sistema Nervoso Centrale (SNC) non sono patologie che si sviluppano nella specie animale - per cui prima ancora che per motivazioni etiche, evitano di sprecare le sempre limitate risorse economiche per fare test che hanno presupposti fallimentari già in partenza.

Ma nonostante gli assetti genetici differenti tra uomo e animale, molte funzionalità metaboliche possono risultare per approssimazione "simili". 

A volte per esempio si utilizzano i maiali. Non perché il valore della loro vita sia reputato inferiore a quello di animali di compagnia come cani, gatti o coniglietti
O perché i maiali fanno parte della catena alimentare di gran parte degli esseri umani. 
Solo perché per determinate caratteristiche fisiologiche risultano gli esservi viventi più vicini a noi.


Purtroppo la ricerca medico scientifica è costosissima, nessuno ha interesse o piacere a far soffrire esseri viventi, ma per sapere se un farmaco può essere letale, dannoso, oppure terapeutico il primo step sono gli animali.

Anche se spesso i farmaci sperimentati sugli animali, che successivamente affrontano i trials clinici in varie fasi, come da normativa nazionale AIFA, non superano tutti i test e non andranno mai in commercio.
Ma anche quelli che superano i test delle prime fasi hanno poi bisogno di una sperimentazione sugli esseri umani. 


E tanti farmaci che arrivano pure in commercio, vengono successivamente ritirati perché nonostante tutti i controlli, a volte rivelano in alcune persone effetti tossici, pure drammaticamente letali.
Purtroppo la ricerca scientifica funziona così.

A meno che non vogliate credere nel complottismo che ritenere che per le case farmaceutiche sarebbe più remunerativo far ammalare e morire le persone piuttosto che curarle o che l'essere umano si diverta a giocare al Dr. Frankeinstein con gli animali.

Aggiungo una mia personale riflessione in merito all'esplosione dei sentimenti animalisti. Anche io adoro gli animali, sono in perenne dissonanza cognitiva per la mia alimentazione onnivora, ho vissuto per decenni con due cani che sono stati membri integranti della nostra famiglia. E tuttora resta un lutto indelebile la loro perdita.


Ma se mi trovassi nel dilemma di dover e poter salvare la vita di una delle mie nipotine non esiterei a sacrificare la mia stessa vita, figuriamoci quella di un animale qualsiasi. 

Tutto questo animalismo ora in gran moda mi fa un certo effetto proprio in un periodo in cui la vita umana sembra stia rapidamente perdendo valore, tanto siamo assuefatti dalle quotidiane stragi di migranti disperati
Ormai non ci fa effetto più una foto di un bambino affogato
Ma la foto di quella povera scimmietta cui non si sa cosa abbiano fatto, sì.

Analogamente la notizia con 49 cuccioli di cane dispersi in mare oggi farebbe sollevare un'onda di indignazione morale che non ravvisiamo per i poveri esseri umani della Sea Wath.
C'è qualcosa che non va. 
Stiamo perdendo ogni valore centrante dell'esistenza umana.

Andrea Pietrarota
Chi è Carola Rackete, la capitana della Sea Watch che ha sfidato Salvini
Passaporto tedesco, 31 anni, 5 lingue sul curriculum.

I sovranisti di lei dicono che è una figlia di papà, lei invece racconta: «Ho potuto frequentare tre università, sono bianca, tedesca, nata in un Paese ricco e con il passaporto giusto. Quando me ne sono resa conto ho sentito un obbligo morale: aiutare chi non aveva le mie stesse opportunità»

martedì 20 maggio 2008

Carlo Flamigni (CNB):ricerca sugli embrioni ibridi puo' dare risultati

Comunicato stampa Ecoradio

Carlo Flamigni (CNB): "La ricerca sugli embrioni ibridi può dare risultati"


"La ricerca sugli embrioni ibridi è una strada innovatrice e probabilmente porterà ai risultati, anche se serve tempo". Così Carlo Flamigni, ginecologo e membro del Comitato Nazionale per la Bioetica, commenta in un'intervista a Ecoradio [si prega di citare la fonte, ndr] la decisione del parlamento inglese di non bloccare la ricerca sugli embrioni ibridi. "Questa linea di ricerca può dare dei risultati", prosegue Flamigni, "in gran parte delle malattie genetiche, in malattie degenerative, compresi i tumori, e poi in tutte le malattie che comportano degenerazione di cellule molto specializzate che non vengono sostituite, come l'Alzheimer, il Parkinson, il diabete."

A chi propone di bandire gli embrioni ibridi per concentrarsi sulla ricerca sulle staminali adulte, meno controversa dal punto di vista etico, Flamigni risponde: "Quello che io ho sempre letto da parte di tutti i ricercatori, compresi i più convinti dell'utilità di una delle due linee di ricerca, è che sono necessarie entrambe, bisogna continuare su tutte le vie che la scienza può aprire, anche perché c'è un continuo scambio di informazioni tra le due strade."

"Il problema sta tutto nel definire l'inizio della vita personale" ha poi detto Flamigni sulla questione etica sollevata dagli embrioni ibridi "affannarsi a dichiarare che tutto inizia con il concepimento quando non c'è certezza su queste cose, e la biologia non dice qual è la verità, ma conferma solo certe verità parziali, a me sembra veramente un desiderio di rissa, sarebbe meglio cercare posizioni comuni."

 

Ecoradio
Ufficio Stampa
Via XX Settembre, 4 - Roma
Tel. 06 420 45 248 Fax 06 420 45 249

lunedì 19 maggio 2008

Terapie anti-cancro: giovane ricercatrice CNR premiata con L’Oréal-Unesco

Terapie anti-cancro: giovane ricercatrice CNR premiata con L'Oréal-Unesco



Un progetto di Giulia Morra per chiarire il funzionamento di Hsp90, proteina corresponsabile dello sviluppo incontrollato e dell'immortalità delle cellule maligne, ha ricevuto il riconoscimento "per le donne e la scienza"

Nuovi approcci nella terapia anticancro dagli studi condotti presso l'Istituto di chimica del riconoscimento molecolare del Consiglio nazionale delle ricerche di Milano (Icrm-Cnr) da Giulia Morra, trentaquattro anni, biofisica teorica con dottorato in Chimica, che ha vinto, per il 2008, una borsa di studio di 15.000 euro, della durata di un anno, promossa da L'Oréal Italia "per le donne e la scienza" in collaborazione con l'Unesco. Il riconoscimento è stato assegnato questa mattina.

"La Hsp90 (Heat Shock Protein 90 - proteina da shock termico), definita 'chaperone', poiché ha la funzione di aiutare l'acquisizione della conformazione corretta di altre proteine, dette 'clienti', è enormemente presente e attiva in molti tipi di cellule tumorali e la sua presenza favorisce la capacità delle cellule tumorali di sopravvivere e adattarsi a condizioni di stress cellulare", spiega la ricercatrice. "Le caratteristiche chiave che definiscono le cellule maligne, sviluppo incontrollato e immortalità, sono in ultima analisi dovute all'azione combinata di Hsp90 e delle sue 'clienti'. Se la proteina Hsp90 non funziona, la cellula tumorale muore: ecco perché può essere un bersaglio ideale della terapia anticancro".

L'obiettivo di questo progetto portato avanti all'Icrm-Cnr, è proprio "chiarire il meccanismo di funzionamento di Hsp90", prosegue la dr.ssa Morra, "descrivendo la sua azione 'ad alta risoluzione', cioè a livello atomico, in modo da ottenere informazioni utili per definire in maniera mirata degli inibitori, molecole capaci di bloccarla, che potenzialmente costituirebbero farmaci antitumorali mirati".
Purtroppo, i dettagli a livello atomico di una proteina in moto non possono essere determinati sperimentalmente.
E' quindi necessario ricorrere alla teoria, con la dinamica molecolare. "Un metodo di calcolo che", spiega Giulia Morra, "basandosi su leggi fisiche e sulle proprietà chimiche della molecola, partendo da una struttura statica è in grado di simularne i movimenti in modo realistico e con un dettaglio atomico. Analizzando i dati di una simulazione di dinamica molecolare è quindi possibile scoprire quali zone della proteina sono implicate nella sua azione, e ipotizzare dei meccanismi, su cui intervenire con piccole molecole progettate ad hoc".

Il metodo, applicato ad una porzione ridotta della proteina Hsp90, ha dato risultati significativi. "Ora è disponibile la struttura tridimensionale di un complesso di Hsp90 con una proteina cliente fondamentale nel processo di proliferazione della cellula, che appartiene al gruppo delle kinasi", conclude la ricercatrice. "Questo complesso sarà il dato di partenza della nostra analisi dinamica.
Si tratta di un tipo di indagine impegnativa dal punto di vista computazionale: il sistema conterrà circa 300.000 atomi, e presumibilmente impiegherà qualche mese di calcolo su un supercomputer, ma consentirà di mettere in luce la complessa regolazione del meccanismo di interazione di Hsp90 con importanti clienti come le kinasi, vedere quali zone della proteina sono attive nel movimento e quali aminoacidi sono responsabili dell'interazione, per cercare quindi di definire un inibitore".

Grazie a questi studi, come detto, la ricercatrice dell'Icrm-Cnr, laureata a pieni voti in Fisica teorica all'Università di Milano, con un dottorato in Chimica alla Free University di Berlino, ha vinto il premio 'L'Oréal Italia per le donne e la scienza', giunto alla sesta edizione e andato anche ad altre quattro giovani studiose, selezionate tra oltre 300 candidate: un record rispetto agli anni precedenti. Il riconoscimento, con la collaborazione della Commissione nazionale italiana per l'Unesco, intende favorire il perfezionamento di giovani ricercatrici nel nostro Paese. La giuria è presieduta da Umberto Veronesi.

La scheda:
Che cosa: borsa di studio assegnata da 'L'Oréal Italia per le donne e la scienza' a studi su nuovi approcci nella terapia razionale anticancro
Chi: Giulia Morra, ricercatrice dell'Istituto di chimica del riconoscimento molecolare del Consiglio nazionale delle ricerche di Milano (Icrm-Cnr)

Per informazioni: Giulia Morra, Icrm-Cnr di Milano; tel. 02/28500031, 347/5954908, giulia.morra@icrm.cnr.it

sabato 17 maggio 2008

Sanofi-aventis-Studio ATHENA: dronedarone riduce ricoveri e decessi cardiovascolari in pazienti con fibrillazione atriale

Sanofi-aventis:
Lo studio ATHENA dimostra che dronedarone riduce del 24% i ricoveri e i decessi cardiovascolari nei pazienti con fibrillazione atriale



PARIGI, Francia -- Sanofi-aventis ieri (ndr: 16 maggio 2008) ha reso noto che i risultati dello studio ATHENA hanno dimostrato che dronedarone - una potenziale terapia per il trattamento dei pazienti con fibrillazione atriale - ha ridotto il rischio di ricovero cardiovascolare o decesso per ogni causa nella misura, altamente significativa (p=0,00000002), del 24 per cento, raggiungendo l'endpoint primario dello studio.
I risultati di ATHENA saranno presentati alla sessione dei late breaking clinical trial di Heart Rhytm 2008, 29degrees Congresso annuale della Heart Rhytm Society a San Francisco, California (USA).

Per la prima volta in vent'anni di studi di farmacologia clinica sulla fibrillazione atriale, un candidato farmaco, dronedarone, ha dimostrato di poter ridurre significativamente il rischio di morte cardiovascolare del 30%(p=0,03) rispetto alle migliori terapie di riferimento, compresi i farmaci per il controllo della frequenza e i farmaci antitrombotici, nei pazienti con fibrillazione o flutter atriale. Dronedarone ha inoltre ridotto significativamente il rischio di morte aritmica del 45% (p=0,01) e ha anche ridotto il numero dei decessi per ogni causa del 16% (p=0,17) rispetto al placebo. Nel gruppo dronedarone, infine, sono stati ridotti significativamentedel 25% , (p=0,000000009) anche i primi ricoveri cardiovascolari.

"I risultati di ATHENA sono potenzialmente in grado di ribaltare i criteri terapeutici della fibrillazione atriale. Per i malati di questa patologia, che ogni giorno soffrono con i loro medici per gestire le drammatiche conseguenze di questa malattia così complessa, dronedarone si propone di andare incontro a una necessità medica non ancora soddisfatta e di
portare una speranza ai pazienti" ha dichiarato Marc Cluzel, Senior Vice President Ricerca & Sviluppo di sanofi-aventis.
"Questa pietra miliare è indicativa dell'impegno di sanofi-aventis a portare sul mercato terapie innovative, e della nostra dedizione per offrire a pazienti, medici e autorità sanitarie i farmaci più efficaci e sicuri nelle aree cliniche in cui i maggiori bisogni terapeutici hanno ancora soluzioni limitate".

La fibrillazione atriale - che è una causa maggiore di ricoveri ospedalieri e di mortalità e colpisce circa 2,5 milioni di persone negli Stati Uniti e 4,5 milioni di persone in Europa - si sta imponendo quale problema sanitario emergente per via del progressivo invecchiamento della popolazione. I pazienti affetti da fibrillazione atriale hanno un rischio di morte raddoppiato e un aumento del rischio di ictus e di complicazioni cardiovascolari, compreso lo scompenso cardiaco. La fibrillazione atriale, inoltre, penalizza gravemente la vita dei pazienti, soprattutto perché li rende incapaci di svolgere le loro normali occupazioni quotidiane a causa di palpitazioni, dolore toracico, dispnea, facile stancabilità e vertigine soggettiva, senza contare le ingombranti e talora gravi limitazioni imposte dalle attuali terapie della fibrillazione atriale.

"Nella fibrillazione atriale, in cui era ancora da dimostrare il beneficio in termini di morbilità e mortalità, ATHENA si distingue da tutti gli altri studi per avere scelto quali endpoint primari risultati di grande rilievo clinico come il ricovero cardiovascolare o il decesso" ha commentato il cardiologo tedesco Stefan H. Hohnloser, della Divisione di Elettrofisiologia clinica all'Università Goethe di Francoforte e coautore dello studio ATHENA. "In questa ottica, il trial ha raggiunto nettamente questi endpoint di sicurezza ed efficacia. Per conseguenza, dronedarone è il primo trattamento sicuro per la fibrillazione atriale che ha dimostrato, nei pazienti con fibrillazione atriale cui è stato somministrato, di poter ridurre i ricoveri cardiovascolari e la mortalità".

Gli eventi avversi più frequenti riferiti a dronedarone contro placebo comprendono disturbi gastrointestinali (26 vs 22%), disturbi cutanei (10 vs 8%, soprattutto rash) e aumento della creatininemia (4,7 vs 1%). Il meccanismo d'azione che produce l'aumento della creatininemia è noto: inibizione della secrezione di creatinina a livello del tubulo renale. In
confronto al placebo, dronedarone ha messo in luce un ridotto potenziale proaritmico e nessun aumento dei ricoveri per scompenso cardiaco. Infine, nei due bracci dello studio si sono registrati tassi di abbandono della terapia sovrapponibili.

"ATHENA è davvero uno studio di riferimento, che rappresenta una variazione paradigmatica nella terapia della fibrillazione atriale" ha aggiunto Christopher Cannon, Senior investigator del TIMI Study Group al Brigham and Women's Hospital di Boston, Massachusetts (USA) e non coinvolto nello studio. "la fibrillazione atriale è una malattia frequentissima e le nostre precedenti opzioni terapeutiche puntavano solo a dare benefici sintomatici sperando di non fare danni, cosa tutt'altro che infrequente con i precedenti farmaci antiaritmici. Ora invece, con una riduzione altamente
significativa dei ricoveri e dei decessi, accompagnata da una riduzione del 45% delle morti aritmiche e del 30% delle morti cardiovascolari, dronedarone può ben diventare il trattamento di prima scelta per la fibrillazione atriale".

ATHENA, il più grande studio randomizzato e in doppio cieco su pazienti con fibrillazione atriale, è stato condotto in più di 550 centri in 37 Paesi e ha arruolato complessivamente 4.628 pazienti. Lo studio ATHENA è il primo trial di morbilità e mortalità nell'ambito del programma di sviluppo clinico di fase III previsto per dronedarone, che comprende altri cinque studi clinici multinazionali, uno studio pilota sullo scompenso cardiaco grave, lo studio ANDROMEDA sullo scompenso di recente insorgenza e quattro studi internazionali sulla fibrillazione atriale: EURIDIS/ADONIS, ERATO e lo studio, tuttora in corso, DIONYSOS.

Sulla base di questi nuovi dati clinici, sanofi-aventis intende presentare un dossier di registrazione all'European Medicines Agency (EMEA) e una New Drug Application alla Food and Drug Administration (FDA) statunitense nel III trimestre del 2008.

Fibrillazione e flutter atriale

La fibrillazione atriale è una causa maggiore di ricoveri ospedalieri e mortalità e colpisce circa 2,5 milioni di persone negli Stati Uniti e 4,5 milioni di cittadini europei. L'Atrial Fibrillation Foundation si attende che nei prossimi vent'anni il numero dei pazienti con fibrillazione atriale raddoppi. In assenza del trattamento appropriato, la fibrillazione atriale
può causare gravi complicazioni, come l'ictus cerebrale e lo scompenso cardiaco congestizio

La fibrillazione atriale è una condizione in cui le camere superiori del cuore (gli atri) pulsano in modo scoordinato e disorganizzato, producendo un ritmo cardiaco irregolare e accelerato (disturbo del ritmo cardiaco). Il flutter atriale è un ritmo cardiaco eccessivamente alto da parte degli atri, che può insorgere spesso in individui portatori di altre cardiopatie (pericardite, cardiopatia ischemica, cardiomiopatia...). Il flutter atriale degenera spesso in fibrillazione (sempre atriale), pur potendo persistere come tale per mesi o anni.

Quando le camere cardiache non pompano all'esterno tutto il sangue contenuto al loro interno, questo rallenta e può coagulare. Se negli atri si forma un coagulo (trombo), questo può uscire dal cuore (embolo) e occludere un'arteria cerebrale, causando un ictus: si ritiene infatti che circa il 15% di tutti gli ictus sia causato dalla fibrillazione atriale.

I più comuni sintomi della fibrillazione atriale comprendono palpitazioni ("sobbalzi" rapidi e irregolari nel petto o nel collo), fiato corto, capogiro o vertigine, senso di costrizione toracica. Il disturbo potrebbe anche essere molto più comune di quanto si ritiene, perché molti pazienti possono avere episodi di fibrillazione atriale che non causano sintomi e/o che non sono documentati o riconosciuti nel corso della visita medica.

Lo studio ATHENA

Lo studio ATHENA è un trial randomizzato, controllato con placebo, internazionale e metacentrico che ha valutato per la prima volta un nuovo trattamento in confronto alla terapia standard di fondo nella gestione dei pazienti con fibrillazione atriale, per valutare le possibilità di ridurre la morbilità e la mortalità attraverso la prevenzione dei ricoveri cardiovascolari e dei decessi per ogni causa. Lo studio ha arruolato 4.628 pazienti, diventando così il più grande trial su outcome clinici di sempre relativo all'impiego di un farmaco antiaritmico nella fibrillazione atriale.

L'obiettivo dello studio ATHENA era dimostrare il potenziale beneficio di dronedarone su un endpoint primario composito formato da mortalità per ogni causa e ricovero cardiovascolare, in confronto a placebo. Gli endpoint secondari pre-specificati erano mortalità per ciascuna causa, mortalità cardiovascolare e ricovero cardiovascolare. L'endpoint di sicurezza pre-specificato era l'incidenza di eventi avversi riferiti al trattamento (tempo di osservazione per eventi avversi riferiti al trattamento) tra i quali: tutti gli eventi avversi, eventi avversi maggiori ed eventi avversi seguiti dalla sospensione del farmaco in studio.

La popolazione di pazienti con fibrillazione o flutter atriale oggetto dello studio era composta da soggetti di età (greater than or equal to)75 anni (con o senza fattori di rischio cardiovascolare) o <75 anni ma con almeno un fattore di rischio cardiovascolare aggiuntivo (ipertensione, diabete, precedente episodio cerebrovascolare, dimensioni dell'atrio sinistro >50 mm o frazione di eiezione ventricolare sinistra <40%). I portatori di scompenso cardiaco congestizio sono stati esclusi dallo studio. I pazienti sono stati assegnati casualmente al trattamento con dronedarone 400 mg bid o placebo, con un follow-up massimo di 30 mesi.

I pazienti sono stati arruolati in Argentina, Australia, Austria, Belgio, Canada, Cile, Cina, Filippine, Finlandia, Germania, Grecia, Hong Kong, India, Israele, Italia, Malesia, Marocco, Messico, Norvegia, Nuova Zelanda, Olanda, Polonia, Portogallo, Regno Unito, Repubblica Ceca, Russia, Singapore, Spagna, Stati Uniti, Sud Africa, Sud Corea, Svezia, Taiwan, Tailandia, Tunisia, Turchia, Ungheria.

Dronedarone

Dronedarone è un nuovo candidato farmaco per i pazienti con fibrillazione atriale, scoperto e svilluppato da sanofi-aventis per la prevenzione e il trattamento della fibrillazione o del flutter atriale. Dronedarone è un bloccante multicanale attivo sui canali del calcio, potassio e sodio dotato anche di proprietà antiadrenergiche. Dronedarone non contiene iodio e negli studi clinici non ha mai mostrato alcuna evidenza di tossicità tiroidea né polmonare.

Sanofi-aventis nella cardiologia e nella trombosi

L'insuperata esperienza di sanofi-aventis nel trattamento di milioni di pazienti affetti da malattie cardiovascolari (CVD) e trombosi ci ha dato una preparazione altrettanto insuperabile ad affrontare le sfide crescenti in queste aree cliniche. Oggi, insieme con le istituzioni accademiche e i professionisti della sanità, contribuiamo attivamente allo sforzo collettivo per ridurre gli enormi costi sanitari associati alle CVD e alla trombosi.

Il nostro listino di proposte terapeutiche innovative comprende farmaci antiaggreganti piastrinici e antitrombotici, come clopidogrel ed enoxaparina, e antipertensivi come irbesartan. Ascoltando le richieste di pazienti e medici e dando loro le risposte necessarie, cerchiamo di migliorare
costantemente l'efficacia e la sicurezza dei nostri prodotti, sviluppando nel contempo nuove strategie terapeutiche. Il nostro impegno ha già contribuito a gettare le basi della moderna terapia cardiovascolare. Oltre ad aprire una nuova classe con la ticlopidina, siamo stati pionieri nel trattamento con amiodarone e con le eparine, tutte terapie radicate in una profonda tradizione di esperienza nella ricerca che ha una storia di decenni.

Basandoci sulla nostra solida tradizione di esperienza e competenza, siamo alla ricerca di una superiore efficacia del trattamento con una nuova eparina a bassissimo peso molecolare (AVE5026), con un nuovo anticoagulante reversibile a lunga durata d'azione, potenzialmente adatto al trattamento della malattia venosa tromboembolica e alla fibrillazione atriale (idraparinux biotinilato). La nostra ricerca nel campo della fibrillazione atriale continua con grandi trial di base come ATHENA, nell'ambito dello sviluppo clinico di dronedarone. Nel contempo stiamo esplorando le possibilità della terapia genica mirata (NV1GF) allo scopo di ridurre il rischio di amputazione nei pazienti con ischemia critica degli arti inferiori. Mentre continuiamo a espandere le frontiere della terapia cardiovascolare e della trombosi, lo facciamo nella convinzione che il nostro impegno a tempo pieno e il nostro premio più importante sia la salute dei pazienti.

Sanofi-aventis

Sanofi-aventis, azienda farmaceutica leader a livello mondiale, ricerca, sviluppa e distribuisce soluzioni terapeutiche per migliorare la vita di ognuno. Sanofi-aventis è quotata alle borse di Parigi e New York.

Per informazioni:
Daniela Carriero, Responsabile Comunicazione Esterna, sanofi-aventis spa, Viale Bodio 37/b I-20158 Milano, Tel. +39-02-39394568, Mobile +39-334-6013249, Fax +39-02-39394120, e mail: daniela.carriero@sanofi-aventis.com;
Alessandro Aquilio, Comunicazione Esterna, sanofi-aventis spa, Viale Bodio 37/b I-20158 Milano, Tel. +39-02-39394704, Mobile +39-334-6550628, Fax +39-02-39394120, e mail: alessandro.aquilio@sanofi-aventis.com .


martedì 29 maggio 2007

COLONSCOPIA VIRTUALE E CAD-COLON

VI edizione del Corso di addestramento per medici radiologi

“COLONSCOPIA VIRTUALE

Radiologia Diagnostica e Interventistica, Università di Pisa


Oltre 30 medici radiologi, provenienti da tutta Italia, prenderanno parte al corso di addestramento alla “Colonscopia virtuale”, organizzato dall’Università di Pisa (Radiologia Diagnostica e Interventistica, Direttore Prof. Carlo Bartolozzi) con il patrocinio della SIRM (Società Italiana di Radiologia Medica). Lo scopo del corso, che si terrà a Pisa dal 4 al 6 giugno 2007, presso l’Aula Didattica del Dipartimento Immagini dell’Ospedale di Cisanello (Pi), è quello di fornire le basi della metodologia di acquisizione, elaborazione e refertazione degli esami di colonscopia virtuale e offrire una panoramica delle attuali indicazioni della metodica, sia nel paziente asintomatico che nel paziente con carcinoma colorettale.

Nell’arco delle tre giornate di lavoro i partecipanti seguiranno un percorso didattico articolato tra brevi cenni teorici ed esercitazioni pratiche su casi specifici con livelli di difficoltà crescente, dove sarà utilizzata la workstation CAD-COLON, creata da im3D - Medical Imaging Lab, centro di ricerca avanzato per la progettazione e lo sviluppo di soluzioni di imaging medicale per la diagnosi precoce e la prevenzione di alcune tra le più diffuse e pericolose patologie tumorali, fra le quali il tumore al colon retto. Si tratta di un esame estremamente preciso e non invasivo (con una conseguente migliore accettazione da parte del paziente) che rappresenta un’alternativa ben tollerata alle metodiche tradizionali ed è potenzialmente un’interessante opportunità anche per progetti di screening di massa finalizzati alla prevenzione dei tumori.

Il tumore al colon retto è la seconda patologia tumorale in Occidente per incidenza e mortalità. Secondo l’ultima edizione del “World Health Organization’s Report on Global Cancer Rates” ogni anno si registrano in tutto il mondo più di 940.000 nuovi casi di cancro colon rettale e circa 500.000 decessi legati a questa patologia. Le caratteristiche di questa malattia (ereditarietà, assenza di sintomi e maggior rischio oltre i 50 anni) fanno della prevenzione l’arma più importante per evitarne lo sviluppo in tutti i soggetti a rischio.

Per maggiori informazioni sull’azienda o sul CAD-COLON visita il sito Internet http://www.i-m3d.com

Ufficio Stampa im3D

+39 011.195.08.773

media@ i-m3d.com

venerdì 12 gennaio 2007

Usa, la Camera sfida Bush: Sì alla ricerca sulle staminali

Approvata una legge che amplia i fondi per le cellule embrionali, ma il presidente è pronto ad opporre il suo diritto di veto


Usa, la Camera sfida Bush
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Il presidente della Camera dei rappresentanti, Nancy Pelosi

WASHINGTON - In un primo gesto di sfida al presidente Bush, la Camera dei Rappresentanti, ora a maggioranza democratica, ha approvato una legge per ampliare i fondi alla ricerca sulle cellule staminali embrionali.

La proposta è stata varata con 253 voti favorevoli e 174 contrari. Il voto, però, non ha consentito ai sostenitori dell'ampliamento delle ricerche di ottenere la maggioranza di due terzi necessaria per opporsi al veto presidenziale alla misura, che Bush è pronto a usare.

Il presidente americano ha già utilizzato il diritto di veto la prima volta e unica volta durante la sua presidenza lo scorso luglio, per bocciare una proposta di legge identica. Ora la Casa Bianca ha ribadito con un documento la linea dell'amministrazione: pronti al veto sull'embrione e accelerazione invece sulle ricerche che riguardano le staminali adulte, o quelle appena scoperte nel liquido amniotico.

La legge sulle cellule staminali è stata tra le prime inserite dai democratici nella agenda del nuovo Congresso dopo che il partito democratico è riuscito a conquistare il controllo della Camera e del Senato grazie alle elezioni di metà mandato del novembre scorso. Ma la Casa Bianca ha ribadito che i contribuenti non devono pagare per ricerche scientifiche che implichino la distruzione di embrioni umani.

La misura è stata approvata al termine di un dibattito infuocato in cui i sostenitori della legge hanno citato questo tipo di ricerche come la speranza più promettente per una cura per malattie come l'Alzheimer o il Parkinson. I detrattori, da parte loro, l'hanno definita non etica ed immorale perché comporta la distruzione degli embrioni.

Il presidente Bush impose restrizioni a questo tipo di ricerche nell'agosto 2001. Ora la legge passerà al Senato, dove i sostenitori si aspettano che ottenga una maggioranza di due terzi, in grado di rovesciare il veto del presidente.

Origine: www.repubblica.it

martedì 9 gennaio 2007

Dall'anestesia agli antibiotici le 15 scoperte mediche della storia

La classifica del British Medical Journal che invita sul sito a votare
Ancora: la creazionedelle fogne, i vaccini e la svolta dello studio del Dna

(Masterworld.org/news) LONDRA - Operare senza dolore grazie all'anestesia, la teoria dei germi secondo cui le mani dei medici, se non lavate, possono trasmettere infezioni letali, la scoperta di antibiotici e Dna con l'avvento dell'era genomica, ma anche la scoperta che il fumo fa male.
Ecco alcune delle pietre miliari che hanno illuminato la strada verso la medicina moderna, parola del 'British Medical Journal' che ieri ha pubblicato una classifica delle 15 più importanti scoperte in campo medico e chiede a tutti di votare la 'regina' sul sito internet (www.bmj.com).

L'anestesia, nel 19/imo secolo, rimane tuttora l'esempio di come la medicina possa ridurre le sofferenze umane. Citata dal British, poi, è l'indiscussa rivoluzionaria scoperta degli antibiotici, grazie ad Alexander Fleming, e sempre contro le infezioni va incoronata la scoperta della 'teoria dei germi', ovvero la comprensione che le mani dei medici, non lavate, possono trasmettere infezioni letali. Ancora il British cita la creazione delle reti fognarie nei centri urbani e l'invenzione dei vaccini grazie a Louis Pasteur.
Dobbiamo aspettare il nuovo secolo ma poi Pierre Deniker decreta l'avvento (1952) del primo farmaco contro le psicosi, la Clorpromazina, che ha dato un contributo importante alla chiusura dei manicomi.
Un anno dopo è la volta di Watson e Crick con la loro doppia elica del Dna. Oggi con i test genetici si può fare molto, dalla diagnosi alla terapia su misura e lo studio del Dna ha permesso di scoprire le basi di molte malattie.
E il British non dimentica la scoperta dei raggi X, oggi indispensabili in diagnosi e terapia, grazie al primo premio Nobel per la fisica Wilhelm Roentgen nel 1901.
Non si possono inoltre scordare la pillola contraccettiva, una vera rivoluzione medica e sociale per la donna, l'uso dei computer in medicina e la più recente 'medicina basata sull'evidenzà, che permette di imparare e operare scelte mediche in base a dati clinici su un vasto numero di pazienti.
Cruciali per la vita di milioni di persone sono poi invenzioni semplici come le soluzioni per la reidratazione, salva-vita nei paesi in via di sviluppo dove la diarrea fa ancora troppe vittime. Ma anche invenzioni più sofisticate come gli anticorpi monoclonali, oggi usati in terapia contro cancro e molte altre malattie.
Infine, ma non da meno, il British cita l'invenzione delle colture di laboratorio che hanno già avuto un impatto enorme in ricerca e campo clinico, e che, con la speranza di arrivare un giorno a produrre organi e tessuti su misura del paziente, ci lasciano sognare la medicina del domani.


Origine: Repubblica

Scoperta Usa apre una nuova frontiera: cellule staminali nel liquido amniotico

Gli autori sono alcuni scienziati di Harvard e dell'università di Wake Forest.

E ora il dibattito etico sulle ricerche sugli embrioni potrebbe essere superato


 Cellule staminali nel liquido amniotico Scoperta Usa apre una nuova frontiera(Masterworld.org/news) NEW YORK - Nel liquido amniotico si possono reperire cellule staminali capaci di differenziarsi, proprio come quelle embrionali, in cellule di tessuti, muscoli, nervi e ossa. La scoperta si deve a scienziati dell'università di Harvard e dell'Istituto di medicina dell'università di Wake Forest, nel North Carolina, e rappresenta una grande speranza per la medicina.

Sull'uso delle cellule staminali embrionali si è aperto in diversi paesi un confronto etico molto aspro, e alcuni governi hanno vietato o posto rigide limitazioni a questo genere di ricerche. Ma se cellule altrettanto preziose saranno davvero reperibili nel liquido amniotico e nella placenta, la battaglia potrebbe presto finire.

"La nostra speranza è che queste cellule rappresentino una valida risorsa per la riparazione dei tessuti e anche per la creazione di nuovi organi", ha spiegato Anthony Atala, direttore dell'istituto di medicina rigenerativa alla Wake Forest University. Lo studio che ha condotto è stato pubblicato dalla rivista Nature Biotechnology.

Lo studio settennale è iniziato prelevando liquido amniotico a donne incinte. I medici già sapevano che il liquido in cui cresce il feto contiene una grande quantità di cellule immature, ma non era chiaro se vi fossero anche staminali vere e proprie, vale a dire cellule indifferenziate capaci come le staminali embrionali di differenziarsi in cellule di diversi organi.

Gli scienziati hanno appurato che circa l'1 per cento delle cellule immature del liquido amniotico è rappresentato da vere staminali. Nel giro di qualche anno queste cellule sono state fatte crescere e sono diventate muscoli, nervi, grasso e cellule di fegato.

I primi test fatti sulle cavie hanno dato buon esito. Cellule del sistema nervoso trapiantate in topolini lobotomizzati sono cresciute e hanno riparato l'area del cervello danneggiata. "Abbiamo assistito a un parziale ripristino della funzionalità", ha detto Atala nel corso di una teleconferenza con la stampa. E' stato anche appurato che le cellule neurali così ottenute riescono a produrre neurotrasmettitori, mentre quelle del fegato possono secernere urea.

Ma gli scienziati non si lasciano trasportare dall'entusiasmo. Sanno che serviranno anni prima di poter ripetere gli esperimenti sugli esseri umani. Ma grazie alla facile reperibilità delle cellule, le ricerche potranno procedere a passo spedito.

Con quattro milioni di parti l'anno solo negli Stati Uniti, ha spiegato Atala, sarà facile raccogliere abbastanza campioni di cellule fetali da accumulare una banca dati che soddisfi le necessità di trapianto dell'intera popolazione. "Se si arrivasse a una banca di centomila campioni, il 99 per cento della popolazione americana potrebbe trovarne uno geneticamente compatibile per un eventuale trapianto", ha assicurato lo scienziato.

Ma intanto, una grossa fetta della comunità scientifica si congratula per la scoperta. Tra questi Carlo Alberto Redi, direttore del Laboratorio di biologia dello sviluppo dell'università di Pavia e direttore scientifico del Policlinco San Matteo di Pavia. Il risultato pubblicato oggi, ha osservato l'esperto, è il frutto di una sperimentazione molto lunga e che si basa su dati molto consistenti. "E' una ricerca che testimonia come la biologia cellulare stia mantenendo tutte le promesse, compiendo passi in avanti ogni giorno", ha aggiunto. Poter prelevare cellule staminali embrionali nel liquido amniotico significa avere a disposizione una quantità di cellule tale da coprire tutti i tipi immunologici.

E il risultato pubblicato oggi, ha proseguito, "è anche un esempio di come la comunità scientifica si stia organizzando per superare lo scoglio della ricerca sugli embrioni". Un risultato, ha concluso Redi, che induce a "guardare con ottimismo ai prossimi anni" e a ricordare che la biologia delle cellule staminali è uscita dai laboratori appena dieci anni fa: "E' un aspetto che i decisori politici dovrebbero considerare, assegnando finanziamenti adeguati".


Origine: Repubblica

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