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venerdì 25 maggio 2018

COIMA RES: accordo con Unicredit per l'acquisto del Pavilion a Milano Porta Nuova


ACCORDO CON UNICREDIT PER L'ACQUISTO DEL PAVILION A MILANO PORTA NUOVA 

• Immobile Core + nel cuore di Milano Porta Nuova 
• Esposizione a Milano aumenta al 74% del portafoglio (dal 72%) 
• Esposizione a Porta Nuova aumenta al 23% del portafoglio (dal 18%) 


Milano, 25 maggio 2018 COIMA RES S.p.A. SIIQ ("COIMA RES" o la "Società") – società immobiliare quotata specializzata negli investimenti e nella gestione di immobili commerciali in Italia – annuncia di aver siglato con UniCredit S.p.A. ("UniCredit") un contratto preliminare di acquisto per l'immobile Pavilion (il "Pavilion") a Milano Porta Nuova (Piazza Gae Aulenti, 10) per Euro 45,0 milioni (o Euro 46,3 milioni incluse tasse e costi di due diligence) più un potenziale earn-out fino a Euro 5,0 milioni. Il closing dell'operazione è previsto entro fine anno. 

Al momento di proprietà di UniCredit, il Pavilion è un immobile poli-funzionale certificato LEED Gold progettato da Michele De Lucchi con un'area complessiva (SLP) pari a circa 3.000 mq, ed è al momento utilizzato da UniCredit come centro espositivo, ospitando eventi e conferenze. 
La strategia di investimento prevede la potenziale conversione in uffici e retail. 

Il Pavilion rappresenta un'opportunità di investimento unica per COIMA RES data la sua location strategica nel cuore di Porta Nuova tra Piazza Gae Aulenti ed il nuovo parco "Biblioteca degli Alberi" di prossima apertura che rappresenterà il terzo parco più grande nel centro di Milano. 

L'apertura del parco amplierà l'area pedonale di Porta Nuova ad una superficie complessiva maggiore di 150.000 mq. Le caratteristiche tecniche uniche del Pavilion e la sua visibilità a 360° offrono un alto grado di flessibilità in termini di strategia di locazione. 

UniCredit prevede di rilasciare il Pavilion entro la fine del 2018 dando a COIMA RES l'opportunità di riposizionare l'asset facendo leva sulla sua location strategica. 

L'area di Porta Nuova ha vissuto una radicale trasformazione nell'ultimo decennio ed ora rappresenta uno dei quartieri direzionali di maggior successo a Milano. 

Più di 35.000 dipendenti lavorano attualmente in Porta Nuova in diversi settori che includono i Servizi Finanziari (circa il 30% dei dipendenti), Tecnologia e Telecomunicazioni (circa il 20% dei dipendenti), Ingegneria, Energia, Consulenza, Farmaceutica e Moda. Si prevede che il numero di dipendenti che lavorano in Porta Nuova crescerà di oltre il 30% entro il 2022, con l'ulteriore consolidamento dell'area e con il trasferimento di nuove sedi direzionali nella zona. 

La crescita combinata di canoni e occupancy per gli uffici di Porta Nuova è prevista essere vicina al 20% nel periodo 2018-2020 secondo studi effettuati dall'istituto indipendente Green Street Advisors. 

Inoltre, Piazza Gae Aulenti ha già raggiunto un livello di oltre 10 milioni di passaggi all'anno si prevede che questo livello aumenti del 50% nei prossimi tre anni supportato dal trend virtuoso innescatosi a livello occupazionale, residenziale e turistico nella zona. 

Manfredi Catella, Fondatore e Amministratore Delegato di COIMA RES, ha commentato: "COIMA RES prosegue la composizione del portafoglio con una concentrazione a Milano in particolare nei quartieri dove è prevista la maggiore crescita dei canoni come Porta Nuova. I canoni prime in Porta Nuova hanno superato il livello di €550/mq per destinazione terziaria ed il livello di €1.500/mq per destinazione commerciale e ci si attende che questo trend positivo prosegua ulteriormente."

COIMA RES è una società di investimento immobiliare quotata su Borsa Italiana. COIMA RES gestisce patrimoni immobiliari in Italia, prevalentemente costituiti da immobili a destinazione commerciale. 

La società opera sulla base del regime fiscale agevolato previsto per le SIIQ (Società di Investimento Immobiliare Quotate), equivalente alla struttura dei Real Estate Investment Trust (REIT) presente in altre giurisdizioni. 

La strategia d'investimento di COIMA RES è incentrata sulla creazione di un portafoglio immobiliare di alta qualità, in grado di offrire un potenziale di rivalutazione del capitale e generare un rendimento costante, in crescita e sostenibile per gli investitori. 


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mercoledì 11 aprile 2018

Moving Up annuncia nuovi investimenti per la qualità


Moving Up: nuovi investimenti per crescere nella qualità

Estensione del team di sviluppo tecnologico e una nuova struttura interna per Moving Up che punta a incrementare ulteriormente il proprio posizionamento nel mercato del Digital out of home italiano

Milano, 11 aprile 2018 - Moving Up, la società specializzata in processi strategici di digitalizzazione per l'Editoria tradizionale e Clienti professionali, annuncia l'ingresso di nuove risorse preposte al potenziamento dell'offerta in ambito DOOH e dei servizi dedicati allo sviluppo di progetti digitali per l'outdoor advertising.

A darne l'annuncio Marco Valenti, Ceo&Founder della società italiana che in meno di due anni è giunta ad occupare quasi il 60% del mercato DOOH nazionale e che ha in previsione di aggiungere un'ulteriore quota percentuale entro fine anno.

Tra le novità in casa Moving Up, l'ingresso di nuove risorse incaricate di sostenerne la crescita tramite attività mirate a rinforzare il profilo della media company nel digital advertising.

Dopo l'ampliamento del team sales, entra nel team dedicato allo sviluppo di soluzioni tecnologiche per la digital transformation diretto da Vivian Ceresero, Chief Operations Officer, anche Daniele Aloisio con il ruolo di Head of DOOH, professionista esperto nella gestione di progetti digitali cresciuto in importanti realtà romane e milanesi, che avrà il compito di contribuire all'implementazione delle già esistenti piattaforme proprietarie di Moving Up così come alla costruzione di nuovi strumenti dedicati al digital out of home.

"E' per me fonte di immenso stimolo poter contribuire alla crescita e sviluppo tecnologico di un intero mercato grazie ad una realtà come Moving Up che sta scrivendo sin da oggi le prime pagine dell'Outdoor in chiave digitale e programmatica'' afferma Daniele Aloisio all'indomani delle sua nomina.

Altre sono le novità in arrivo che si inseriscono nel piano di sviluppo di Marco Valenti, che ha in previsione di aggiungere un'ulteriore quota di mercato del 20% entro l'anno

"La crescita costante mese su mese di Moving Up nel comparto del digital out of home richiede oggi una strutturazione interna articolata in grado di affiancare i nostri Partner, Clienti e le aziende che a noi si vorranno rivolgere nel prossimo futuro con competenze sia commerciali che IT approfondite" dichiara Marco Valenti, Ceo&Founder di Moving Up.        

"La naturale propensione di Moving Up verso l'innovazione e la capacità di rendere concreti ed efficaci i progetti digitali tramite l'adozione o la creazione di tecnologie dedicate alle vetrine outdoor sono aspetti fondamentali a cui abbiamo dato e daremo sempre alta attenzione" afferma Vivian Ceresero, Chief Operations Officer di Moving Up. "Sono certa che Daniele insieme ai professionisti del team Operations che stanno credendo nel progetto di Moving Up – ndr Lorenzo Caputi e Irma Robbiati, rispettivamente Programmatic Specialist e Trafficker – potremo sviluppare soluzioni realmente rispondenti alle attese dei nostri clienti, degli Editori e del mercato in generale ponendosi in linea se non addirittura anticipando tempi e tendenze".

Nelle foto:
§  Marco Valenti, Ceo&Founder
§  Vivian Ceresero, Chief Operations Officer


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venerdì 23 marzo 2018

Nel cuore di Milano nasce Criptomining, la fabbrica di Bitcoin italiana

Risultati immagini per Bitcoin
Apre a due passi dal Duomo una delle più grandi cripto-miniere d'Italia: dodici macchine (250 a regime) in funzione h24 posizionate nei sotterranei di un edificio (piano -3).

Nata nel Febbraio 2018, proprio nel cuore di Milano a due passi dal Duomo, Criptomining.online vanta un processo produttivo incentrato sul ruolo che l’innovazione tecnologica avrà nelle nostre vite nel prossimo futuro. Nasce come startup innovativa al 100% green grazie all'accordo con TREEDOM.

Cosa fa Criptomining.online? Molto semplicemente produce criptovalute su scala industriale attraverso un processo informatico noto come mining. "Grazie a sinergie e importanti accordi commerciali possiano ritenere marginale il costo dell'energia elettrica, quindi concentrarci sulla produzione delle macchine. CriptoMining attualmente non vende le macchine, lo faremo in futuro, ma lei stessa fa mining. Abbiamo al momento 12 macchine dedicate all’attività – spiega l'Avv. Elio Viola, socio fondatore – e ognuna è in grado di generare circa 0,0014 Bitcoin al giorno. Potrebbe essere poco, ma numerosi sono i progetti che stanno nascendo sulla blockchain e che avranno bisogno delle nostre macchine. Molto dipende anche dal valore del Bitcoin, lo scorso dicembre, quando superò quota 19 mila dollari, qualcuno è arrivato addirittura a pronosticare valori vicini al milione di euro". 

"Siamo orgogliosi -  afferma Viola - di essere a Milano, il cuore finanziario d'Italia. Andare all'estero poteva essere una scelta, “facile”, ma qui abbiamo trovato le sinergie giuste che servono. Nel pieno centro di Milano, la struttura che ci ospita al piano -3 dello stabile mette a disposizione tutto quello che serve: spazi, sorveglianza h24 e basse temperature per mantenere stabili i sistemi. Nella sala di 60 metri quadri possiamo ospitare a regime circa 250 macchine, nostro obiettivo di realizzazione. Come in ogni rivoluzione tecnologica, a grandissimi rischi corrispondono grandissime opportunità. Ma qui ci crediamo davvero, infatti abbiamo investito personalmente, non solo denaro ma anche know-how, tempo e notevoli sacrifici. Creare la struttura attuale ha portato investimenti per circa 50.000 euro, ma stiamo crescendo molto rapidamente anche grazie ai proventi quotidiani dell'attività di mining. Crediamo fermamente che le valute digitali siano solo l'inizio di una svolta tecnologica che rivoluzionerà tutti i settori industriali e finanziari, e accelererà l’internet delle cose. Se succederà potremmo dire che noi c’eravamo in prima persona".

"I nostri prossimi passi? Aspiriamo ad essere il progetto industriale più grande d'italia e ci stiamo muovendo su diversi fronti - afferma Matteo Moretti, co-fondatore di CriptoMinig - Ci hanno valutato 1,5 Milioni di euro e stiamo dialogando, da un lato per il possibile ingresso di grossi investitori già attivi sulle Cryptovalute, dall'altro l'intenzione di avvicinarci all'equity crowdfunding per far partecipare chi fosse interessato al nostro progetto in modo attivo. Ci piacerebbe rendere "social" il mining di criptovalute. Forti delle nostre esperienze siamo convinti di poter diventare una realtà che crea valore e lavoro".

Matteo Moretti è property trader per un grosso broker europeo con diverse esperienze in startup. E' investitore e finanziatore di molti progetti vincenti e in criptomining raccoglie tutta la sua esperienza finanziaria e strategica.
Elio Viola milanese di adozione è avvocato specializzato in startup. Lavora con alcune tra le più importanti startup milanesi.

martedì 20 marzo 2018

N26 raccoglie 160 milioni di dollari co-guidata da Allianz X e Tencent

The Mobile Bank annuncia un finanziamento di serie C.
N26 raccoglie 160 milioni di dollari co-guidata da Allianz X e Tencent.

Berlino, 20 marzo 2018 - N26 ha raccolto 160 milioni di dollari USA in un finanziamento di serie C sotto la co-guida di Allianz X, l'unità di investimento digitale del Gruppo Allianz, e Tencent Holdings Ltd., leader cinese nella fornitura di servizi internet a valore aggiunto. 

L'operazione rappresenta il più grande finanziamento di equity (non IPO) del settore fintech finora registrato in Germania, nonché uno dei più consistenti in Europa, e sarà utilizzato per accelerare la strategia di crescita globale e la visione di prodotto di N26. 
A oggi, i fondi totali raccolti ammontano a 215 milioni di dollari USA.

Dal suo lancio, avvenuto a gennaio 2015, N26 ha acquisito più di 850mila clienti, divenendo così una delle banche europee a più rapida crescita. L'obiettivo è quello di raggiungere la quota di 5 milioni di clienti entro il 2020. N26 ha finora gestito un volume di transazioni di oltre 9 miliardi di euro, con un volume previsto superiore a 13 miliardi di euro soltanto nel 2018.

"Siamo molto soddisfatti che Allianz e Tencent siano alla guida del nostro finanziamento di serie C. Non soltanto rappresentano il motore trainante dei rispettivi settori, ma comprendono il potere che la tecnologia e il design hanno di sovvertire interi settori industriali", afferma Valentin Stalf, CEO e co-fondatore di N26.

Allianz X è la unit di investimenti digitali di Allianz Group, una delle più grandi compagnie di assicurazioni e di gestione patrimoniale al mondo. Tencent è passata dalla posizione di pioniere a quella di leader del mercato, in Cina, nei segmenti social media, giochi, e-commerce e pagamenti tramite dispositivi mobili. 

Con il suo prodotto di punta, la piattaforma di comunicazione WeChat (conosciuto in Cina come Weixin), che conta un miliardo di utenti attivi mensili, Tencent è rapidamente divenuta una delle società tecnologiche di maggior valore per capitalizzazione di mercato al mondo.

Il finanziamento sarà destinato alla strategia di crescita complessiva e all'espansione internazionale di N26, in particolare negli Stati Uniti e nel Regno Unito, entro l'anno corrente. Inoltre, servirà a sostenere lo sviluppo dei prodotti sui mercati esistenti. 

Un aspetto fondamentale del successo e della crescita di N26 è il suo focus su un retail banking più semplice e trasparente. N26, infatti, vuole fare un ulteriore passo avanti rendendo l'esperienza bancaria dei clienti ancora più smart e personalizzata attraverso l'uso dell'intelligenza artificiale. 

In qualità di attuale leader nel mobile banking e nell'innovazione dei servizi finanziari, N26 crede che l'intelligenza artificiale permetterà alla banca del futuro di adattarsi più facilmente ai bisogni dei clienti e di risolvere i problemi in un modo attualmente impossibile per le banche retail tradizionali.

"N26 è chiaramente un precursore del mobile banking" afferma Dr. Nazim Cetin, CEO di Allianz X. "La piattaforma bancaria di N26 sta modernizzando i modelli di business tradizionali dei servizi finanziari, in sostanza offrendo una migliore customer experience."


Dr. Lin Haifeng, Managing Partner, Tencent Investment di Tencent Holdings Limited, afferma: "Come pioniere nell'industria del mobile banking in Europa, N26 si impegna a offrire ai propri clienti un'esperienza bancaria più conveniente e vantaggiosa. Mentre assistiamo alla crescente domanda di prodotti e servizi bancari digitali nei mercati europei, siamo lieti di essere un investitore strategico di N26, realtà con la quale vogliamo costruire una partnership di lungo corso in modo da partecipare alla loro crescita."

La missione di N26 è costruire una banca che tutti amino. La Mobile Bank offre servizi bancari in tempo reale e personalizzati a tutti i clienti che prediligono un'esperienza digitale semplice, trasparente, priva di scartoffie e senza commissioni nascoste.  


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domenica 11 marzo 2018

Il fondo Aksìa Capital IV acquisisce CRM, da 40 anni leader nella produzione di piadine e tigelle


 

Il fondo Aksìa Capital IV acquisisce CRM, da 40 anni leader nella produzione di piadine e tigelle

Aksìa Group SGR con il fondo Aksìa Capital IV punta su uno dei cibi più popolari in Italia. 
Il nuovo piano di sviluppo permetterà al gruppo modenese di consolidare il posizionamento sul mercato interno e al tempo stesso sfruttare il potenziale estero esportando un'altra eccellenza alimentare italiana.



Milano, 11 marzo 2018 - La società di Private Equity indipendente Aksìa Group SGR SpA annuncia l'acquisizione del 100% dell'azienda modenese CRM, da oltre 40 anni leader nella produzione di piadine, tigelle, sfogliate, focaccine e basi per pizza, distribuite con il proprio marchio e per conto delle migliori insegne della grande distribuzione. Si tratta del quarto investimento del fondo Aksìa Capital IV.

CRM, azienda fondata nel 1974 da Renzo Montagnani e Carla Rebecchi è una storia di successo tutta italiana che nell'arco di quattro decenni è passata dall'essere un piccolo produttore locale ad uno degli attori principali del mercato. L'azienda, che ha un fatturato annuo di 20 milioni di euro e EBITDA pari a circa il 20%, ha da sempre puntato sull'innovazione e sulla qualità del prodotto e delle materie prime nel rispetto dei sapori dell'antica tradizione. Negli ultimi anni CRM ha visto salire sensibilmente l'attenzione dei consumatori verso cibi sani, leggeri e di elevata qualità e ha lanciato una nuova linea di prodotti a farina biologica, farro, kamut e integrale, che ha riscosso molto successo.

CRM vanta un sito produttivo all'avanguardia di circa 16.000 mq a cui si aggiunge un nuovo impianto automatizzato per la produzione di piadine, il più grande in Italia che raddoppierà la capacità produttiva e doterà la società degli strumenti necessari per affrontare le sfide del mercato internazionale. Punto di forza sono i dipendenti che da oltre 40 anni lavorano con passione contribuendo alla crescita e allo sviluppo dell'azienda.

Con l'operazione la famiglia Montagnani passerà la gestione dell'azienda ad Aksìa Group SGR SpA, che inserirà nuove figure manageriali per rafforzare la struttura esistente con l'obiettivo di permettere al gruppo di consolidare una forte crescita.

«Abbiamo deciso di investire in un leader indiscusso in questo mercato - dichiara Marco Rayneri, Partner di Aksìa Group -. Il nostro piano di sviluppo, contestualmente all'introduzione di una struttura manageriale e alla crescita dell'azienda in Italia e all'estero, prevede ulteriori investimenti in capacità produttiva, una nuova strategia di marketing e comunicazione ed il lancio di nuovi prodotti. Inoltre, valuteremo il rafforzamento e l'espansione della società anche attraverso acquisizioni».

«Siamo soddisfatti degli ottimi risultati che abbiamo raggiunto con la nostra azienda, l'abilità tecnica di Renzo – dichiara Carla Rebecchi - ha permesso e permette tutt'ora di produrre su larga scala piadine e tigelle mantenendo vivi tutti i sapori della tradizione». «In questi anni abbiamo investito moltissimo nella ricerca di prodotto, delle migliori materie prime e delle migliori tecnologie produttive, – commenta Renzo Montagnani – dotando l'azienda di tutti gli strumenti per affrontare le nuove sfide del mercato che siamo convinti Aksìa possa cogliere continuando a investire nell'azienda».

L'operazione è stata finanziata al 60% attraverso un veicolo di investimento capitalizzato da Aksìa in cui Equita, con il suo fondo di private debt guidato da Paolo Pendenza, al suo quinto investimento, ha sottoscritto per intero un prestito obbligazionario e ha investito il 6% dell'equity dell'operazione. Inoltre, l'operazione è stata finanziata al 40% da Banca IFIS S.p.A..

Aksìa è stata assistita dallo studio Accinni Cartolano e Associati (Avv. Francesco Cartolano e Matteo Acerbi) per gli aspetti legali e da altri partner consolidati per l'attività di due diligence: Dott. Leo De Rosa, Dott.ssa Federica Paiella e Dott. Luca Bocchetti dello Studio Legale Tributario Russo De Rosa Associati, dal Dott. Marco Ginnasi di EY e dalla Dott.ssa Alessia Formato di AECOM. I venditori sono stati assistiti dallo studio Ronchi Commercialisti di Modena e dall'Avv. Claudio Previdi dello Studio Legale Previdi e Associati. Equita è stata assistita, per la parte legale, dall'avvocato Marina Balzano, partner dello Studio Pavia e Ansaldo, mantre Banca IFIS S.p.A. dal partner Alessandro Fosco Fagotto, dal senior associate Franco Gialloreti e dall'associate Silvia Cammalleri dello studio legale Dentons Europe Studio Legale Tributario.


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Aksìa Group SGR è uno dei principali operatori di Private Equity indipendente in Italia, fondato nel 1997 da Marco Rayneri, Nicola Emanuele e Stefano Guidotti. Il Gruppo gestisce il fondo da 147 milioni di euro Aksìa Capital III, attualmente in fase di disinvestimento, nel cui portafoglio partecipazioni figurano Mep Group e Turbosol e il fondo Aksìa Capital IV con una dotazione di oltre 110 milioni di euro in fase di investimento, nel cui portafoglio oltre CRM sono presenti Alpha Test, Covisian e Lameplast COC Group. L'approccio di Aksìa all'investimento coniuga know-how finanziario e di private equity con qualificate competenze di business e manageriali. Il team si compone anche di imprenditori e manager esperti di settore che offrono un valido supporto nell'analisi e gestione dell'investimento e che occasionalmente partecipano alle operazioni come consiglieri e/o investitori di minoranza. Nel corso della sua attività Aksìa si è specializzata nel passaggio di aziende da conduzione familiare ed imprenditoriale a management professionista.

In foto, la sede CRM a Modena e i fondatori Renzo Montagnani e Carla Rebecchi 

sabato 17 febbraio 2018

Mercato immobiliare. La casa? Ancora un buon investimento, ma romani frenati da tasse e normative - Osservatorio Sara

IL MATTONE? 

PER I ROMANI È ANCORA UN BUON INVESTIMENTO MA SONO SEMPRE PIÚ FRENATI DA TASSE E NORMATIVE

Se il 68% dei romani crede ancora nel valore del mattone, quasi la metà (49%) teme gli effetti di normativa e tassazione.

La proprietà vince comunque sull'affitto: il 93% preferisce vivere dentro le proprie mura.


Per gli italiani la casa è da sempre un grande bene sia economico che affettivo. Un aspetto – questo - che trova conferma anche a Roma: secondo l'ultima ricerca dell'Osservatorio di Sara Assicurazioni, la compagnia assicuratrice ufficiale dell'Automobile Club d'Italia, infatti, più della metà dei romani (68%) crede ancora nel valore del mattone, ma rispetto al passato ammette di avere molte paure.

La più grande preoccupazione è legata alle fluttuazioni del mercato immobiliare (53%), seguito dall'incertezza su tasse e cambiamenti normativi che - vuoi con l'introduzione di obblighi o il venir meno di agevolazioni e detrazioni - preoccupa quasi la metà dei romani (49%). A suscitare timori è anche il potenziale peggioramento del contesto ambientale circostante, provocato dal degrado, da interventi edilizi o da aumenti del livello di criminalità e inquinamento della zona (43%), ma anche gli eventi catastrofali (30%).

Nonostante queste preoccupazioni, l'abitazione continua a rivestire un ruolo molto importante come investimento per il futuro proprio e della propria famiglia, vedendo nel patrimonio immobiliare un lascito per i propri figli (36%), una forma di investimento finalizzata all'affitto (42%) o alla rivendita (19%), oppure un bene rifugio per tempi incerti (3%).

Secondo i dati emersi dalla ricerca, poi, proprietà batte affitto 1 a 0: ben il 93% degli intervistati preferisce infatti abitare in una casa di proprietà rispetto alla casa in affitto. Il 64% dei romani, in particolare, investirebbe nella sua stessa città, il 15% all'estero e l'8% in campagna.

Non tutti, però, la pensano così: il 13% dei romani, infatti, non crede nel valore del mattone come bene di investimento e l'8% preferirebbe l'affitto alla proprietà perché – afferma – comporta meno responsabilità ed è una forma più flessibile, che permette di spostarsi con più agilità (50%).

Ma come proteggere il valore dell'abitazione? Il 49% dei romani ritiene che di fatto non sia possibile tutelarsi, mentre per il 34% la soluzione è tenersi sempre aggiornati sulle novità normative e l'andamento del mercato immobiliare. Un altro 13% si proteggerebbe con una polizza assicurativa specifica e il 21% si rivolgerebbe a un consulente.

"La nostra ricerca evidenzia come la casa per gli italiani continui a rappresentare un bene molto importante, non solo come ambiente di vita per l'individuo e per la famiglia ma anche come forma di investimento per il domani. Considerata la sua importanza, l'abitazione è allora uno fra i beni che meritano maggiore attenzione e tutela e che è quindi fondamentale proteggere con adeguate coperture", commenta Marco Brachini, Direttore Marketing, Brand e Customer Relationship di Sara Assicurazioni.

1Indagine CAWI condotta dall'istituto di ricerca Nextplora nel 2017 su di un campione rappresentativo della popolazione italiana per quote d'età, sesso ed area geografica.

Sara Assicurazioni
Sara Assicurazioni, primo esempio europeo di joint venture tra un'associazione di consumatori - l'ACI - e una compagnia di assicurazioni, è nata nel 1946 con l'obiettivo di mettere a disposizione degli automobilisti un'ampia gamma di servizi assicurativi. 

Sara Assicurazioni è ad oggi la compagnia ufficiale dell'Automobile Club d'Italia ed è punto di riferimento per le famiglie italiane e per tutte le esigenze legate alla sicurezza personale, patrimoniale e del tenore di vita. 

La sua organizzazione commerciale è formata da una struttura che comprende oltre 400 agenzie e circa 1.500 punti vendita. 

Oltre a Sara Assicurazioni, del Gruppo fa parte Sara Vita, compagnia specializzata nell'area del risparmio, della previdenza e della tutela, con un'offerta articolata anche nell'area degli investimenti.


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mercoledì 1 novembre 2017

Finanza e assicurazioni: nasce primo acceleratore per startup FinTech e InsurTech

Digital Magics, business incubator quotato su AIM Italia di Borsa Italiana (simbolo: DM), lancia "Magic Wand": il primo programma di accelerazione in Italia dedicato ai settori FinTech e InsurTech rivolto alle startup early stage, che stanno sviluppando business innovativi e originali per il mercato finanziario e assicurativo, con servizi e prodotti su banking e pagamenti, investimenti, prestiti e crowdfunding, piattaforme, infrastrutture e strumenti tecnologici.


I 10 partner del programma, che parteciperanno in maniera attiva alle fasi di selezione, mentorship e sviluppo dei progetti scelti, sono: BNL Gruppo BNP Paribas, Credito Valtellinese, Ersel Investimenti, Innovation Center di Intesa Sanpaolo, Innogest, Poste Italiane, SellaLab, SisalPay, Società Reale Mutua di Assicurazioni e UBI Banca.


L'obiettivo è creare un centro di eccellenza italiano: una vera e propria alleanza di sistema dei più importanti operatori del mercato, per accelerare startup italiane FinTech e InsurTech che stiano lavorando su modelli scalabili in grado di competere a livello internazionale e per innovare il settore della finanza e delle assicurazioni.

Il programma consentirà alle startup selezionate di beneficiare della partecipazione di importanti mentor e advisor del mondo finanziario e corporate, di grant in denaro utili per lo sviluppo del progetto e per i finalisti la possibilità di accedere a investimenti da parte di Digital Magics, Innovation Center di Intesa Sanpaolo, Innogest e SellaVentures (Gruppo Banca Sella)

Le idee dovranno essere inviate entro l'8 dicembre all'indirizzo:
http://magicwand.digitalmagics.com/



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domenica 15 ottobre 2017

Investimenti, PIR, FinTech e Chatbot: il mondo finanziario tra presente e futuro

Milano, 15 Ottobre 2017 – Presentati da GfK i risultati di Multifinanziaria Retail Market (2° wave 2017) l'indagine più estesa e aggiornata esistente in Italia sulle scelte finanziarie delle famiglie e degli individui.

Nella seconda parte del 2017, in Italia il Risparmio Gestito ha toccato il record del decennio in termini di diffusione presso gli Investitori, evidenziando crescite anche in termini di asset allocation
Complessivamente, la relazione con la Società di Gestione è positiva e l'overall satisfaction torna a salire dopo la contrazione dei semestri scorsi.
Alla ripresa del Gestito hanno certamente contribuito anche i PIR (Piani Individuali di Risparmio), che iniziano ad entrare nei portafogli delle famiglie.
Ma i PIR hanno veramente introdotto un nuovo corso nel comparto? Quante famiglie li conoscono e li ritengono una buona opportunità di investimento?
Un altro settore molto dinamico - tra opportunità e minacce - è quello del FinTech, che porterà profondi cambiamenti nel settore del banking. Siamo di fronte ad un "Kodak moment"?
La relazione fisica è ancora al centro dell'interazione cliente-consulente, oppure la diffusione dell'Intelligenza Artificiale porterà all'esplosione di Chatbot e Robo Advisor?
Queste le principali domande che hanno trovato una (prima) risposta nell'indagine Multifinanziaria Retail Market – 2° wave 2017, presentata nei giorni scorsi ai sottoscrittori.
Si tratta di una ricerca realizzata da GfK a partire dal 1987 con cadenza semestrale, su un campione di 2.500 nuclei rappresentativi di oltre 21 milioni di famiglie con decisore finanziario in età compresa tra i 18 e i 74 anni.
La ricerca viene effettuata con metodologia CAPI, con interviste personali e domiciliari al capofamiglia.
In particolare, gli approfondimenti di questa edizione si sono concentrati su tre ambiti principali:
·         PIR (Piani Individuali di Risparmio): si intravedono i primi risultati - positivi - ma rimane ancora molto da fare, lato Offerta, per rendere questo nuovo strumento finanziario "familiare" al mercato Retail. La ricerca mette in luce una conoscenza ancora contenuta e circoscritta al segmento degli Investitori. La propensione è interessante, ma certamente molti sono ancora i dubbi da fugare - anche sulla conoscenza del prodotto e dei sui meccanismi - perché le famiglie possano vedere nei PIR uno strumento davvero interessante.
·         Financial Technology: nel mondo, tra il 2010 e il 2015 sono stati investiti qualcosa come 160 miliardi di dollari nello sviluppo di Startup FinTech. In Italia, il 18 gennaio entrerà in vigore la PSD2 che potrebbe, potenzialmente, rivoluzionare l'ecosistema dei pagamenti. "Change is gonna come" direbbe Sam Cooke. L'ultima edizione della ricerca ha permesso di individuare e dimensionare, attraverso la somministrazione di 13 concept di servizi o prodotti, il bacino potenziale delle FinTech oggi in Italia: circa la metà dei decisori 18-74enni si dichiara interessato ad almeno uno di questi servizi/prodotti digitali: si parla di oltre 10 milioni di famiglie. Ma la domanda da porsi è: le FinTech, oggi, sono un'opportunità o una minaccia per l'Industry Finanziaria? Potenzialmente, entrambe le cose. Il settore finanziario può arroccarsi sulle proprie posizioni difensive o aprirsi al nuovo, al futuro. Nel primo caso potrebbe mantenere posizioni di vantaggio nel breve, ma soccombere nel lungo periodo; nel secondo caso potrebbero profilarsi opportunità di crescita molto interessanti.
·         Relazione cliente-consulente: Complessivamente, si evidenziano elementi di positività. L'overall satisfaction è in lieve crescita sia per il consulente finanziario (ex PF), sia per quello a matrice bancaria (Gestore), e il primo conferma il gap positivo in termini di quota di clienti soddisfatti. Un clima positivo influenzato forse anche dai rendimenti, sempre più apprezzati e in linea con le attese dei clienti.

Si aprono però nuovi orizzonti per la consulenza, in termini di contenuti e player: consulenza "Indipendente", consulenza "Assicurativa", e la disponibilità del cliente a pagare per questa consulenza non è marginale. Un elemento particolarmente rilevante, alla vigilia dell'entrata in vigore della MIFID II.

La relazione "umana" è quindi ancora al centro. E la consulenza di domani? Robo Advisory e Chatbot (software in grado di colloquiare con l'utente), mostrano livelli di interesse contenuti e fortemente segmentanti. Il futuro, forse, non è oggi, ma intanto la Mixed Reality è ufficialmente sbarcata nel mondo bancario.

Accanto a questi approfondimenti, Multifinanziaria Retail Market rileva come da tradizione: sentiment, relazioni e soddisfazione degli italiani rispetto al settore finanziario, ma anche dotazioni, strumenti di pagamento, orientamenti e propensioni future. 
L'indagine fornisce insight relativi agli investimenti, al ruolo delle figure consulenziali, alla reputazione dei principali Brand attivi sul mercato, alla soddisfazione rispetto al Sistema Bancario e Assicurativo e ai driver che guidano la scelta di Banche e Compagnie. 
Viene inoltre fornito un approfondimento sui principali touchpoint che mettono in contatto famiglie e operatori del settore, con un'analisi specifica dedicata al ruolo di Social Media, App e altri strumenti digitali.



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giovedì 28 settembre 2017

Expo 2020, Dubai: corsa all’accaparramento dei 3 miliardi di dollari nei settori del Real Estate e dei servizi per 665 aziende italiane

Thomas Paoletti
Milano, 28 settembre 2017 – La prossima Esposizione Universale sbarcherà per la prima volta in Medio Oriente, a Dubai, e si stima accoglierà 25 milioni di visitatori, di cui il 70% provenienti dall'estero.  

La nuova edizione di Expo, dal titolo Connecting minds, creating the future, inaugurerà il 20 ottobre del 2020 e si protrarrà fino al 10 aprile 2021. 

L'evento darà anche ufficialmente il via ai festeggiamenti per il Giubileo d'oro degli EAU e sancirà l’inizio di una visione futurista e sostenibile, dettando le linee guida in materia di sviluppo ecosostenibile per i decenni a venire.

Ma questo nuovo corso non si concluderà alla fine di Expo e le infrastrutture costruite per la manifestazione continueranno a svilupparsi e a generare interesse anche dopo l’evento, con strutture museali, silicon valley per sviluppo tecnologico, ecc. 

Molti di questi progetti per la creazione di infrastrutture hanno già ricevuto premi e riconoscimenti, mentre ben 11 miliardi di AED (Dirham degli Emirati Arabi Uniti, equivalenti a circa 3 miliardi di dollari), di cui 360 milioni AED destinati non al real estate ma ad altri servizi (food & beverage, servizi vari), sono in attesa di essere appaltati, così come lo sviluppo di ben 5000 prodotti marchiati Expo2020 (cappellini, penne, magliette, etc.), il tutto entro dicembre 2017.

Gli italiani si stanno dando da fare per accaparrarsi gli appalti: attualmente sul portale Expo(https://esource.expo2020dubai.ae), unico canale attraverso il quale è possibile partecipare ed essere informati sui bandi di gara, risultano registrate ben 665 aziende italiane, non necessariamente domiciliate in UAE, di cui ben 370 SMEs (Small and Medium-sized Enterprises). È  la quota maggiore di aziende registrate ad oggi per nazionalità. Il 13% sono nel manifatturiero e  il 37% nei servizi”, sostiene Thomas Paoletti, titolare e Managing Partner dello  Studio Paoletti Legal Consultant con sede proprio negli Emirati Arabi Uniti, dove si occupa, assieme a un team di professionisti, di assistere le imprese italiane in materia di investimenti all'estero e in fase di internazionalizzazione in Medio Oriente.

Il restante 50% sono aziende del settore real-estate e costruzioni, che continua ad essere senz’ombra di dubbio quello prioritario: è questo infatti il comparto ove c’è ancora maggior bisogno di coinvolgere aziende qualificate e tecnologicamente avanzate. 

È importante però sottolineare che le società di costruzioni che vinceranno la gara, dovranno avere licenza su suolo UAE per poter operare con manodopera locale, mentre per tutte le altre società fornitrici, o di erogazione di servizi (cibo, logistica, etc. ), non sarà necessario avere licenze in UAE, in via eccezionale e limitata per la sola durata dell’evento”, prosegue Paoletti.

Il sito su cui sorgerà la manifestazione è un nuovo quartiere fieristico, il Dubai Trade Center – Jebel ʿAlī, una vasta area da 400 ettari adiacente al nuovo Aeroporto Internazionale Āl Maktūm, a circa metà strada tra Dubai e Abu Dhabi. 

Al centro la piazza Al Wasl, denominata con l'antico nome di Dubai, il cui significato è "la connessione", da cui si dipanano, come tre grandi petali, le tre aree tematiche della manifestazione: Opportunità, Sostenibilità e Mobilità. 

Il progetto Expo2020 prevede la creazione di una vera e propria città, che dunque necessita di ogni servizio, infrastruttura e logistica”, conclude Thomas Paoletti

L’ambizione dell’emirato è quella di trasformarsi nella metropoli più sostenibile del globo. Per perseguire questo obiettivo, in vista di Expo, la città si sta dotando di una serie di apparati a elevata strategia green per la mobilità: i viali all’interno di tutta l’area saranno ricoperti di materiale fotovoltaico per soddisfare il 50% del fabbisogno elettrico del sito espositivo e i trasporti saranno gestiti attraverso cabinovia e autobus a zero emissioni”, conclude l’avvocato.

L’UE investe due milioni di euro in Clairy, il “Vaso Smart” Made In Italy

L'Unione Europea investe 2 milioni di euro in Clairy, il "Vaso Smart" Made In Italy

L'idea di Paolo Ganis, Alessio D'Andrea e Vincenzo Vitiello, fondatori della start-up friulana, selezionata fra oltre 2000 progetti


Clairy, vaso tecnologico che fonde natura, tecnologia e design ricercato, è un sistema di purificazione naturale per ambienti indoor capace di connettersi attraverso wi-fi a tutti i device e gestibile attraverso una App dedicata.

Le potenzialità e l'innovatività di questa start-up sono state riconosciute dall'Unione Europea che ha deliberato di investire, attraverso il veicolo Horizon2020 SME2, 2 milioni di euro nel progetto imprenditoriale.

Il "Vaso Smart" Made In Italy è realizzato interamente in ceramica e coniuga le naturali proprietà di purificazione delle piante, un design ricercato ed un cuore tecnologico. 
Queste specificità posizionano Clairy come una soluzione innovativa, ecologica ed unica nel suo genere.

Clairy nasce dall'idea dei tre fondatori di Laboratori Fabbrici srl - Paolo Ganis, Alessio D'Andrea e Vincenzo Vitiello – inventori di una soluzione tecnologica e di design che rende un oggetto in uso dalla "notte dei tempi", uno strumento per abbattere l'inquinamento indoor e avere un feedback direttamente sul proprio smartphone.

Il progetto fu presentato in occasione del CES di Las Vegas nel 2016 ed è stato selezionato per un percorso di accelerazione di 3 mesi in Silicon Valley presso Plug and Play Ventures, uno dei più importanti investitori al mondo (vanta investimenti in Google, Paypal, Dropbox e molti altri).

Il successo di questa iniziativa è stato talmente enorme che, non solo ha raggiunto circa 400 mila Euro in pre-ordini durante la prima campagna di crowfunding su Kickstarter ed Indiegogo ma, ha anche raccolto ulteriori 400 mila euro da investitori privati.

Il "Vaso Smart" ha anche ottenuto un European Design Award ed il CEO, Paolo Ganis, ha partecipato al G20 in Germania come finalista del premio Global Youth Entrepreneur Award, che premia i migliori imprenditori under 30 a livello globale.

"Siamo molto soddisfatti per la fiducia che il team di esperti di Horizon2020 SME2 ha voluto riporre nel nostro progetto. L'iter di selezione è stato molto complesso, eravamo in competizione con più di 2000 progetti – ha dichiarato Paolo Ganis, CEO di Clairy – Il risultato ottenuto premia il grande impegno che abbiamo profuso in questo progetto. Il finanziamento ci permetterà di assumere nuovo personale e di aumentare gli investimenti in ricerca e sviluppo al fine di passare dalla fase di start-up a quella di scale-up."


mercoledì 3 maggio 2017

Investire per i figli: oltre metà degli italiani sceglierebbe ancora una casa

Sondaggio Immobiliare.it
Per il 51,7% degli italiani la casa è ancora il bene più prezioso 
da lasciare ai figli. Ma nel 2006 lo era per il 60%


Non si teme la fuga di cervelli: più del 60% comprerebbe l’immobile per i figli nella propria città

Milano, 3 maggio 2017 – Negli italiani resta forte l’idea della casa come il bene più prezioso in cui investire se si dovesse pensare di lasciare qualcosa ai propri figli

Lo dimostra l’ultimo sondaggio di Immobiliare.it, secondo cui il 51,7% degli italiani sceglierebbe un immobile se avesse la possibilità di acquistare un bene da tramandare ai suoi eredi. 

Il risultato si presta, però, a una doppia lettura: la restante metà degli intervistati (48,3%), infatti, non punterebbe al mattone ma opterebbe per altre tipologie di investimento.

«Se i dati mostrano come gli italiani siano ancora molto legati alla proprietà immobiliare, ben più di quanto accada nei Paesi del Nord Europa, – riflette Carlo Giordano, Amministratore Delegato di Immobiliare.itrispetto agli anni della bolla questa convinzione comincia a vacillare. Nel 2006, infatti, oltre il 60% degli intervistati nel nostro stesso sondaggio dichiarava che avrebbe scelto una casa come bene da tramandare ai propri figli, considerando il momento storico in cui i valori immobiliari continuavano a salire e la domanda si manteneva su livelli molto sostenuti».

La preferenza verso l’immobile come bene rifugio accomuna tutte le generazioni e tutte le regioni italiane: analizzando nel dettaglio le circa 10mila risposte raccolte, non si scoprono grosse differenze fra le diverse fasce d’età o le aree geografiche. Le percentuali di chi investirebbe in una casa per i figli sono poco più elevate della media nazionale al Sud (54,38%) e fra gli over 60 (58,23%).

Chi vorrebbe lasciare un immobile ai propri eredi lo farebbe nel 41,65% dei casi in quanto convinto si tratti dell’unico bene durevole, anche se oltre il 29% lo acquisterebbe perché poco fiducioso nelle possibilità delle nuove generazioni, che difficilmente riusciranno a comprarlo in autonomia. 

Oltre il 18%, però, ha dichiarato che comprerebbe casa ai figli per evitare che questi sprechino denaro in affitto, percentuale che arriva quasi al 21% al Sud, dove la locazione sembra ancora essere considerata come un “ripiego” alla proprietà.

Oltre il 48% degli intervistati ha manifestato la volontà di comprare una casa per sé per poi lasciarla ai figli in eredità, mentre il 37,81% ne acquisterebbe un’altra direttamente per loro. Solo il 13,93% investirebbe in un immobile da utilizzare come casa vacanze.

Nonostante le discussioni circa il futuro incerto e nomade dei giovani italiani, spesso costretti a cambiare città per lavorare, i genitori si mostrano legati al luogo in cui vivono ed evidentemente sperano che i loro figli rimangano vicino a loro: il 61,36% di quelli che opterebbero per un investimento immobiliare lo farebbe nella propria città

Il 19,20% punterebbe a uno dei grandi centri italiani, il 13,34% preferirebbe una località di villeggiatura e appena il 6,10% investirebbe in un Paese estero.


Se dovessi pensare in che cosa investire per consolidare il patrimonio dei tuoi figli, cosa sceglieresti?”: chi non ha scelto la casa come risposta a questa domanda ha indicato in maniera meno decisa le altre soluzioni proposte. 

Il 16,52% del campione avvierebbe un’attività di business redditizia da tramandare, l’11,28% sottoscriverebbe una polizza vita, il 14,89% opterebbe per fondi di investimento e prodotti finanziari e solo il 5,60% acquisterebbe oro e diamanti

Analizzando le loro ragioni per non aver indicato la casa, il 43,27% reputa gli immobili come beni troppo costosi da mantenere

Contrariamente a chi investirebbe in una casa, chi non l’ha segnalata come preferenza è sensibile al tema dei giovani migranti, tanto che il 31,64% ha ammesso di non sapere dove i figli metteranno radici, motivo per cui sarebbe inutile comprare oggi un immobile per loro. 

Soltanto il 9% ha detto di non potersi permettere un’abitazione e il 2,69% non ne comprerebbe mai una per i figli per timore che, in caso di futuro divorzio, la casa finisca al loro partner.

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