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lunedì 19 febbraio 2018

DIGITAL STRESS: WHATSAPP, SOCIAL NETWORK, ASSENZA DI RETE, GIGA FINITI, LE PRINCIPALI CAUSE DI STRESS ALL’EPOCA DI FACEBOOK E INSTAGRAM SECONDO LO PSICOLOGO DEL BUONUMORE



DIGITAL STRESS: WHATSAPP, SOCIAL NETWORK, ASSENZA DI RETE, GIGA FINITI, LE PRINCIPALI CAUSE DI STRESS ALL'EPOCA DI FACEBOOK E INSTAGRAM SECONDO LO PSICOLOGO DEL BUONUMORE

Milano, 19 febbraio 2018 – Le nuove frontiere della stress sono tutte digitali. 

Se un tempo le fonti di ansia e preoccupazione erano perlopiù causate da figli, relazioni sentimentali complicate, frustrazione sul posto di lavoro e paura di non arrivare a fine mese, ora a creare agitazione e pensieri negativi, quelli che provocano mal di pancia e tachicardia, o che non fanno dormire la notte, ci si mette anche la tecnologia.

"Da qualche tempo ormai viviamo in una condizione di connessione perenne, che ci porta a pensare di dover sempre essere attenti e pronti a una risposta immediata. Ma fra chat, social network, e mail e applicazioni varie non stacchiamo mai gli occhi dal telefono, né tantomeno la testa dagli impegni", sostiene Terenzio Traisci, psicologo, formatore e ideatore dell'Ingegneria del Buon Umore, autore del libro 'Felicemente stressati', una guida che insegna a vincere lo stress attraverso la risata.

Traisci, che ha anche una seguitissima pagina Facebook sulla quale pubblica pillole quotidiane di buon umore (www.facebook.com/terenzio.traisci/), stila la classifica dei motivi che causano maggior stress in epoca 2.0:
1.        Whatsapp: la chat più utilizzata del mondo, di proprietà di Mr. Zuckerberg, è sicuramente uno dei principali motivi di stress e tensione, causa di litigi fra coppie e amici. Solo per fare alcuni esempi:
Ø  quando va in crash e ci sembra di essere isolati dal mondo
Ø  quando ti aggiungono in mille gruppi, animati da persone spesso troppo 'attive'
Ø  quando l'interlocutore non risponde nonostante la doppia spunta blu
Ø  i messaggi vocali: c'è chi riesce a mandarli lunghi anche 5 minuti!
Ø  quando ricevi chiamate e video chiamate e sai già prima di rispondere che la comunicazione sarà un incubo
Ø  quando i clienti o i fornitori ti scrivono a qualunque orario e in qualunque giorno della settimana, anche nel weekend
Secondo Traisci, "Le chat sono passate dall'essere una rivoluzione epocale nel modo di comunicare, poiché hanno fornito alle persone l'opportunità unica di comunicare con una rapidità e con una varietà prima inesistente, al tramutarsi un incubo poiché ci fanno sentire sempre forzatamente reperibili, a dover accorciare i tempi di risposta, costringendoci a una rapidità costante che genera ansia". 
2.        Assenza della rete wi-fi: in  assenza di rete la sensazione è quella di non poter più comunicare con il resto del mondo, ci sentiamo persi, anche se l'isolamento dura solo qualche ora (o minuto): "Siamo convinti che l'iperconnessione, intesa come necessità di essere sempre sul pezzo, sia un male necessario, a cui non è possibile in alcun modo rinunciare".
3.        I social network innegabilmente costituiscono un'altra grande causa di stress: in particolare pubblicare un post o una foto su Instagram o Facebook e ricevere pochi commenti o like può gettarci nello sconforto.
4.        Le mail. La domanda più ricorrente è: "Leggere o non leggere le mail una volta terminato l'orario di lavoro?". La tentazione è forte, soprattutto quando abbiamo inviato una mail che necessita una risposta rapida, ma la risposta tarda ad arrivare.

Perché tutto questo? Perché coinvolge così tante persone e nello stesso modo?
Spiega Traisci: "La tendenza a distrarsi è ciò che ci differenzia dalle altre specie, perché la voglia di esplorare e scoprire novità ci ha permesso di arrivare fin qui. E ogni volta che scopriamo qualcosa di nuovo siamo spinti a cercarne ancora. Il problema è che oggi le fonti di distrazione sono maggiori di quando eravamo uomini primitivi. Ogni volta che vediamo una notifica su social, in chat o via mail, abbiamo un rilascio di dopamina, il neurotrasmettitore responsabile di gratificazione, sollievo e soddisfazione".      
            
Per trovare una soluzione occorre quindi fare un ragionamento inverso rispetto a quelli comuni e diffusi, che suggeriscono di isolarsi per qualche ora al giorno per concentrarsi, poiché ciò rappresenta una forzatura rispetto all'evoluzione del nostro DNA.

L'obiettivo deve essere quindi quello di creare le condizioni per la concentrazione, che sono l'opposto delle condizioni per la distrazione, quindi:

1.        alla stanchezza sostituisci più riposo, micro pause in cui ti rilassi, respiri e chiudi gli occhi
2.        alla noia sostituisci significato, cioè il perché fai quello che fai e cosa è davvero importante per te
3.        alla sedentarietà sostituisci esercizio fisico, perché favorisce la produzione di sostanze (neurotrofiche) che aiutano i tuoi neuroni
4.        alla reazione alla casualità degli eventi, delle notifiche di messaggi/email, sostituisci la programmazione di quando distrarti (che sarà la tua ricompensa, per cui sarai più motivato a concentrarti)

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www.CorrieredelWeb.it

mercoledì 20 settembre 2017

Microsoft dà caccia alle 'fake news' sul motore di ricerca

Mostrerà il 'fact-checking' nei risultati di Bing
ROMA -Dopo Facebook e Google anche Microsoft si impegna nella lotta alle 'fake news'. L'azienda di Redmond ha annunciato su Bing, il suo motore di ricerca, l'introduzione di una funzione che permetterà agli utenti di individuare immediatamente le cosiddette notizie bufala.
E' una specie di etichetta che accompagnerà le anteprime degli articoli interessati. Per la verifica il team di Bing si appoggerà ai servizi di Snope e PolitiFact
Nelle sue verifiche terrà anche conto della reputazione dei siti, se saranno riscontrati alcuni standard un certo contenuto potrà avere il contrassegno 'ClaimReview'. 
La novità cerca di rispondere ad una delle grandi emergenze della Rete, il proliferare di notizie false che finiscono per influenzare non solo gli utenti ma anche avvenimenti internazionali. Il fenomeno, non nuovo, è esploso durante le passate elezioni presidenziali americane che hanno visto la vittoria di Donald Trump.
Nel mirino sono finite inizialmente Facebook e Google, che hanno adottato contromisure. Il social network di Mark Zuckerberg ha avviato collaborazioni in alcuni paesi con realtà editoriali per la verifica delle news e ha anche inibito la pubblicità ai siti che diffondono ripetutamente false notizie.
Per contrastare le bufale, Google ha invece perfezionato l'algoritmo del motore di ricerca e ha lanciato un bollino per le notizie verificate. 
Anche Twitter, secondo recenti indiscrezioni, si starebbe muovendo su questo fronte.

giovedì 10 dicembre 2015

Neutralizzare Donald Trump. L'esperto: fare come Heidi Klum. Controproducenti repliche Zuckerberg, Jeb Bush, Ali, JK Rowling

Secondo il pubblicitario meglio non ribattere sui temi, ma caricaturizzare il personaggio
  

Neutralizzare l'incontenibile Donald Trump? Con una risata. Questa la ricetta-antidoto del pubblicitario. "Prendere a modello la replica di Heidi Klum di qualche mese fa che lo mise al tappeto magnificamente– suggerisce Cesare Casiraghi, uno tra i più riconosciuti pubblicitari italiani fondatore dell'agenzia di pubblicità Casiraghi Greco & - e soprattutto evitare di incrociare i guantoni sui temi da lui proposti, perché così facendo si fa il suo gioco".

Donald Trump,a cui non mancano né risorse né consulenti, in questa sua escalation mediatica a colpi di dichiarazioni choc agisce – spiega il pubblicitario italiano– secondo un preciso, quanto semplice, schema di comunicazione: prima spararla più grossa possibile, sino all'assurdo -  come le boutade di vietare internet o quella sui musulmani -  al fine di catalizzare a sé il massimo dell'opinione pubblica per poi, in una seconda fase stemperare il tono e rielaborare il concetto su basi più moderate, ma su una audience a quel punto molto allargata. Quindi molti manterranno le distante dalle sue tesi ma in tanti inizieranno a familiarizzare col suo "ragionamento".

"In tale contesto le prese di distanza quali ad esempio quella di Mark Zuckerberg, per quanto apprezzabili potrebbero rivelarsi poco efficaci. Anzi, persino controproducenti" – riflette il pubblicitario Casiraghi.

 "In questi casi ribattere sugli argomenti, o anche soltanto riutilizzare le sue parole chiave (musulmani, confini,  internet), potrebbe portare proprio nella direzione voluta da Trump, ovvero quella di dilatare gli effetti della sua comunicazione e generare una sorta di famigliarizzazione dei temi presso l'audience".

"E in tal senso – continua a Cesare Casiraghi – per quanto meritorie, su un'audience distratta, potrebbero risultare controproducenti, anche le repliche  di Jeb Bush,  della leggenda della boxe Muhammad Ali o della "mamma di Harry Potter" J.K. Rowling  perchè alimentano il dibattito sui temi, anzichè sgretolarne la fonte".

Come fare allora? "In questi casi – spiega il pubblicitario - non potendo abbassare la temperatura mediatica declassando nelle "brevi" le dichiarazioni del magnate americano, può rivelarsi maggiormente efficace replicare con lo stesso livello di assurdità, caricaturizzando e confinando il personaggio-Trump nell'ambito del grottesco. O, più semplicemente, con una risata.  Da prendere a modello in tal senso Heidi Klum*, che stesse Trump al tappeto magistralmente".


  

*Heidi Klum, villaneggiata da  Donald Trump, secondo il quale la modella non era più "da voto dieci", rispose con  video nel quale inizialmente appariva  con una T-shirt con scritto "10". Poco dopo un energumeno con la maschera di Trump le si avvicina e le strappa il 10 dalla maglietta. Sotto però c'è il numero "9,99". L'ex modella dopo lo spavento iniziale si riprende e chiude il video con un grande sorriso e l'hashtag #HeidiTrumpsTrump

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