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giovedì 19 dicembre 2019

Salute e sport invernali, dagli esperti il decalogo per prevenire e curare i frequenti infortuni sulla neve

SALUTE E SPORT INVERNALI, DAGLI ESPERTI IL DECALOGO PER PREVENIRE E CURARE I FREQUENTI INFORTUNI SULLA NEVE

Prestare attenzione alle condizioni atmosferiche, allenarsi per migliorare la condizione fisica e dotarsi delle giuste attrezzature. 

Sono questi alcuni dei consigli forniti dagli esperti per evitare spiacevoli infortuni legati agli sport invernali che ogni anno colpiscono oltre 30mila italiani. 

Tra le raccomandazioni c’è anche quella di affidarsi alle nuove tecnologie laser come Theal Therapy, utile a garantire guarigioni più rapide.

Praticare attività sportiva tutto l’anno è molto utile per migliorare il benessere psicofisico, ma è proprio durante i mesi invernali che aumenta il rischio di infortuni a causa di una mancata preparazione atletica e inesperienza sul campo. Lo dimostra un’indagine dell’Istituto Superiore di Sanità, secondo cui nel 2018 sono state 30mila le persone che hanno subito incidenti sulla neve, di cui 25mila hanno necessitato di primo soccorso e circa 1100 di ricovero in ospedale. Un trend negativo che ha coinvolto sia atleti professionisti sia personaggi famosi: da Arnold Schwarzenegger, che si ruppe il femore sugli sci, ad Angela Merkel che si fratturò il bacino, fino ad arrivare alla campionessa norvegese Ragnhild Mowinckel, costretta a saltare l’intera stagione a causa di un infortunio al ginocchio, e alla campionessa statunitense Lindsay Vohn, appena ritiratasi dalle competizioni anche a causa dei ripetuti infortuni. Ma quali sono le raccomandazioni per evitare tali infortuni e curarli al meglio? La prevenzione inizia a casa con un regime alimentare corretto, un periodo di allenamento e l’acquisto di attrezzature sportive sicure. Una volta scesi in pista è fondamentale osservare le condizioni meteo, fare stretching e rimanere idratati. Infine, in caso di infortuni, per ridurre i tempi di recupero gli esperti raccomandano l’utilizzo della laserterapia.

Proprio per questo è nata Theal Therapy, la terapia laser made in Italy di Mectronic che, sfruttando il mix perfetto di diverse lunghezze d’onda, adatta il trattamento in base a parametri fisiologici come età, dolore, fototipo e tipologia di tessuto. “Praticare sport invernali senza prima sottoporsi a un adeguato allenamento rende più frequenti il rischio di infortuni. La mia esperienza diretta m’insegna che chi pratica sci alpino tende ad essere maggiormente vittima di fratture agli arti inferiori, in primis al ginocchio, e di lesioni dei legamenti, come il crociato. Chi si dedica allo snowboard invece soffre più spesso di lesioni agli arti superiori come lussazione della spalla e frattura del polso – spiega il dott. Andrea Panzeri,  Dirigente Medico presso l’Istituto Ortopedico Galeazzi di Milano – Per questo l’ausilio di Theal Therapy, che più volte ho utilizzato nella mia clinica, diventa un valido alleato nella cura di questi infortuni grazie alla sua tecnologia laser che massimizza gli effetti terapeutici e riduce i tempi di recupero soprattutto in caso di patologie acuto-croniche. Il mio consiglio, in ogni caso, è sempre quello di seguire una corretta preparazione atletica e indossare attrezzature sportive consone alle attività da seguire, soprattutto per coloro che non sono sportivi professionisti ma decidono di sciare per hobby”.

Ma quali sono gli infortuni più frequenti sulla neve? Secondo i dati dell’Istituto Superiore di Sanità chi pratica sci alpino tende a essere maggiormente vittima di lesioni agli arti inferiori (53.4%), mentre sono più rare quelle agli arti superiori (16,3%); la zona del cranio e del viso infine viene coinvolta nel 13.4% dei casi. Coloro che si destreggiano sulla neve con lo snowboard, invece, sono più inclini a riportare una lesione agli arti superiori (44.5%), mentre gli arti inferiori risultano interessati in maniera più ridotta (23%). Sono le donne i soggetti più interessati dalle distorsioni (43%), mentre tra gli uomini le differenti tipologie di lesione sembrano ripartirsi in maniera più equilibrata: le ferite riguardano il 12% dei maschi e il 5.2% delle femmine, le lussazioni l’11.2% degli uomini e il 4% delle donne.

Ecco infine il vademecum degli esperti per prevenire e curare gli infortuni legati agli sport invernali:

1)      SEGUIRE UN REGIME ALIMENTARE CORRETTO
Osservare un regime dietetico e salutare permette di affrontare al meglio sport invernali che richiedono un grande dispendio di energia.

2)      EQUIPAGGIARSI CON ATTREZZATURE SICURE E IDONEE
Utilizzare strumenti certificati e della corretta misura, come sci, scarponi e casco, risulta fondamentale per evitare infortuni agli arti superiori e inferiori.

3)      IDRATARSI PRIMA E DURANTE LE ATTIVITÀ SPORTIVE
Bere molta acqua prima di affrontare gli sport invernali permette di ristabilire l’equilibrio idrico del corpo.

4)      OSSERVARE LE REGOLE DELLA PISTA
Rispettare i regolamenti e seguire i consigli di maestri esperti è molto importante: gli infortuni più comuni riguardano infatti i neofiti che si dedicano agli sport invernali per hobby.

5)      PRESTARE ATTENZIONE ALLE CONDIZIONI ATMOSFERICHE
Fare attenzione ai repentini mutamenti del meteo, al rischio di valanghe e ai forti abbassamenti di temperatura prima di scendere in pista.

6)      NON SCORDARSI DI FARE STRETCHING
Eseguire esercizi in grado di scaldare e allungare i muscoli consente di scongiurare stiramenti, strappi o semplici risentimenti.

7)      AFFRONTARE UN PERIODO DI ALLENAMENTO FISICO
Per evitare spiacevoli infortuni è fondamentale effettuare un periodo di allenamento nei mesi precedenti alla stagione invernale, migliorando il proprio benessere psicofisico.

8)      IN CASO D’INFORTUNIO UTILIZZARE LA LASERTERAPIA
L’ausilio del laser Theal Therapy si è rivelato estremamente utile nella cura e nel recupero in tempi più rapidi di patologie acuto-croniche.

mercoledì 22 febbraio 2012

Caviglia e anca, gli italiani scelgono Forlì.

Caviglia e anca, gli italiani scelgono Forlì.
L’U.O. di Ortopedia del “Morgagni-Pierantoni” all’avanguardia in Italia per l’artroscopia della caviglia e l’impianto di protesi d’anca per via mini-invasiva, tecniche complesse ma in grado di assicurare qualità e rapidità del recupero.

Trattamento di caviglia e anca, gli italiani scelgono Forlì. Oltre al tradizionale fiore all’occhiello della chirurgia del ginocchio, in cui vanta un’ormai storica esperienza, l’U.O. di Ortopedia-Traumatologia dell’Ausl di Forlì, diretta dal dott. Francesco Lijoi, si è sempre più specializzata nell’artroscopia della caviglia e nell’impianto di protesi d’anca per via mini-invasiva, tecniche complesse e ancora poco diffuse in Italia ma in grado di assicurare grandi benefici in termini di qualità e rapidità del recupero, tanto da essere richieste da pazienti di tutta la penisola.
Per quanto riguarda in particolare la caviglia, il dott. Lijoi è stato il primo chirurgo italiano a praticare la chirurgia artroscopica della parte posteriore, appresa 12 anni fa in Olanda. «Attualmente le pratichiamo entrambe, sia quella anteriore sia quella posteriore, intervenendo con incisioni minime mediante sonde ottiche – illustra il direttore – si tratta di una metodica difficile, soprattutto per la parte posteriore». Fra i maestri del dott. Lijoi c’è lo stesso inventore dell’artroscopia della caviglia posteriore, il prof. Niek VanDijk, chirurgo di riferimento di diversi celebri calciatori. «Prima non s’interveniva quasi mai in questa sede, dato il rischio di ledere vasi sanguigni e nervi – illustra il dott. Lijoi – il prof. Van Dijk, invece, ha messo a punto una tecnica per scongiurare tali pericoli. La sicurezza della sua metodica l’abbiamo dimostrata proprio a Forlì, con uno studio anatomico poi pubblicato dalla maggior rivista internazionale di artroscopia». Attualmente, l’unità del dott. Lijoi effettua una cinquantina di artroscopie della caviglia ogni anno, e vanta svariate pubblicazioni nazionali e internazionali in materia. «L’atroscopia si effettua nel caso di dolori e/o gonfiori, quindi per problemi tendinei, di cartilagine, ossei – illustra il dott. Lijoi – di solito, il paziente, dopo traumi o distorsioni, si rassegnava a convivere col male, non trovando una soddisfacente soluzione medica. Adesso, grazie a questa tecnica, si può fare molto, compreso il trapianto di cellule cartilagenee dallo stesso paziente e l’innesto di materiali sintetici, detti “scaffold”, cioè impalcatura, utilizzati nelle lesioni più gravi e capaci di “guidare” il riformarsi della cartilagine e dell’osso, il tutto con ottimi risultati».
Accanto alla caviglia, l’altra punta di eccellenza dell’unità è l’impianto di protesi d’anca per via mini-invasiva. «Pratichiamo incisioni piccole, senza distaccare alcun muscolo – illustra il dott. Lijoi – in questo modo, il soggetto ha una ripresa più rapida e recupera una funzionalità più vicina alla norma, proprio perchè i muscoli non vengono distaccati ma semplicemente divaricati. Sempre per questa ragione, la protesi tende ad avere una stabilità maggiore». Anche questa tecnica il dott. Lijoi l’ha appresa nel Nord Europa e oggi l’unità la pratica di routine nelle protesi d’elezione, effettuandone un centinaio l’anno. In Italia sono pochi i centri con una simile esperienza, tant’è che l’U.O. di Ortopedia del “Morgagni-Pierantoni” è stata scelta da un’azienda produttrice di protesi quale centro di riferimento nazionale per l’impianto per via mini-invasiva. «A parte chi è in sovrappeso, o molto muscoloso oppure presenta deformità articolari, chiunque può scegliere quest’opzione, in grado di assicurare risultati migliori dell’intervento tradizionale – prosegue il dott. Lijoi –. Di solito si ricorre all’impianto di una protesi in presenza di artrosi, quindi soprattutto negli anziani: in questi casi, essendo la cartilagine consumata, l’osso tende a deformarsi provocando zoppia, dolore e limitazione dei movimenti. Nei giovani è raro effettuare questi interventi, lo si fa solo per l’esito di importanti deformità dello sviluppo o di gravi traumi». L’unico inconveniente delle protesi è che tendono a consumarsi; oggi, tuttavia, i tempi di sopravvivenza sono lunghi: secondo il registro protesi di anca e ginocchio dell’Emilia-Romagna, unica regione italiana dotata di un simile strumento, su 45mila protesi impiantate nel 2000, dopo 11 anni solo il 6% sono state sostituite.

Infine, per quanto riguarda il ginocchio, tradizionale ambito d’elezione dell’unità, l’equipe del dott. Lijoi assicura un trattamento a 360 gradi. «In caso di artrosi, cioè gravi problemi articolari, frequenti nell’anziano, si ricorre alla protesi – dichiara il direttore –. Nei giovani con problemi al menisco, ai legamenti o alla cartilagine, effettuiamo, invece, tutti i tipi di artroscopia: si va dalla semplice pulizia della lesione, al trapianto di cellule cartilaginee dallo stesso paziente, sino all’innesto di “scaffold”, come per la caviglia».
Tiziana Rambelli

mercoledì 5 marzo 2008

Open Archive di Ortopedia e Reumatologia

Presentato oggi a medici, ricercatori, operatori del settore medico-scientifico , in un incontro organizzato in Aula Magna , presso l'Istituto Ortopedico Gaetano Pini, l'OAdOR- Open Archive di Ortopedia e Reumatologia, progetto svolto nell'ambito di SBBL-Oasil Open Archive per la Sanità in Lombardia.

Questo "Open Access," dice il prof Giovanni Peretti, Presidente della Direzione Scientifica dell'Istituto Ortopedico Gaetano Pini,"è un modulo sperimentale di archivio informativo, realizzato dal Polo Scientifico Ortopedico Reumatologico del nostro Istituto a cui sono associati anche gli IRCCS Istituto Ortopedico Galeazzi e Politecnico San Donato. Raccoglie lavori di ricerca medico-scientifica relativi a : ortopedia, traumatologia, reumatologia, riabilitazione e a tutte le discipline affini. Si tratta di uno strumento innovativo di lavoro e di consultazione, di aggiornamento continuo on line, rapido ed esaustivo che mancava in Italia. Colma una lacuna e sicuramente sarà per medici ed operatori sanitari regionali di massima utilità".

OAdOR nasce in ambito SBBL(Sistema Bibliotecario Biomedico Lombardo) un sistema, un network fondato nel 1994 con legge regionale per la condivisione e il trasferimento on line dell'informazione biomedica e sanitaria in Lombardia, dalla fonte direttamente alla postazione del medico o dell'operatore sanitario.

"La diffusione della cultura medico-scientifica," dice il dott. Amedeo Tropiano, Direttore generale dell'Istituto Ortopedico Gaetano Pini, "si avvale delle nuove tecnologie con soluzioni come OAdOR che sono specialistiche, fanno parte di Oasil, e sono tese a migliorare , disciplina per disciplina, la fruibilità dei dati sulle cure e sui nuovi risultati della ricerca medico-scientifica in un'ottica di trasparenza, di apertura e di massima efficienza del settore sanitario regionale".

L'archivio è stato presentato nelle sue funzioni di ricerca e spiegato analiticamente nelle sue logiche di costruzione, dinanzi ad un pubblico di esperti, di operatori del settore, di medici e ricercatori.


Ufficio stampa Istituto Ortopedico Gaetano Pini
E.C.Partners tel 3389282504 email cinziaboschiero@yahoo.itcinziaboschiero@gmail.com

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