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martedì 7 marzo 2006

CINA: 300 imprese cinesi dicono Stop al Software Pirata

CINA: 300 imprese cinesi dicono Stop al Software Pirata

SHANGHAI 7 marzo 2006 - Piu’ di 300 Grandi imprese cinesi operanti nell’ambito del software hanno sottoscritto un accordo in difesa dell’uso del software originale.
L’appello lanciato dal settore è stato fatto proprio anche dalla Federazione Nazionale delle Imprese Cinesi che lo ha esteso all’utilizzo di brevetti e marchi, a dimostrazione del fatto che la tutela della proprietà intellettuale è divenuta ormai un fattore abilitante e determinante per lo sviluppo e la crescita del sistema economico cinese.

E’ fondamentale che oltre al sistema legislativo cinese che è ormai in linea con i sistemi piu’ evoluti di tutela della proprietà intellettuale occidentali, si diffonda la cultura della difesa del property rights tra le imprese e la società in generale, e questo al fine di consolidare ed incrementare gli investimenti in territorio cinese particolarmente sul fronte delle nuove tecnologie, il software, le biotecnologie” commenta Ermanno Delia di ASSOlaw (cliccare sul titolo per andare al relativo sito). Solo 3 imprese cinesi su 10.000 possono rivendicare diritti in termini di proprietà intellettuale.

Il Governo cinese ha previsto nel Piano quinquennale 2006- 2010 che la spesa per R&S pubblica si avvicini al 2,5% del PIL, e questo richiede una difesa sempre piu’ strenua ed attenta dei risultati di Ricerca.

La Cina sa di non potere giocare le proprie carte sul futuro se non sarà in grado di attirare talenti. Ed anche in questo caso la tutela dei risultati di Ricerca diventa un fattore determinate. “Il Consiglio di Stato cinese ha elaborato un Piano per riportare in Patria i Talenti che attualmente operano negli USA ed in altri oasi occidentali della ricerca, offrendo loro la direzione dei Dipartimenti di Ricerca su cui sta puntando la Cina” conclude ASSOLaw.

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