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martedì 7 dicembre 2010

Prevenzione del rischio chimico, protezioni da adottare

Per un’adeguata
prevenzione del rischio chimico
nella preparazione di farmaci chemioterapici antiblastici tutte le operazioni di manipolazione devono essere effettuate in un unico ambiente, denominato Unità Farmaci Antiblastici (UFA), possibilmente centralizzato, appositamente dedicato e mantenuto in depressione rispetto all’esterno. L’accesso a tale ambiente, dotato di un sistema di ventilazione e condizionamento, deve essere consentito solo al personale autorizzato.

L’operatore deve eseguire le preparazioni sotto la cappa a flusso laminare verticale che, nell’ambito della U.E, deve essere realizzata ed installata in conformità alla norma tecnica DIN 12980 così da consentire un’appropriata tutela del personale. La cappa a flusso laminare verticale richiede una manutenzione e verifica dell’efficienza, in rispondenza di quanto previsto dalla stessa norma. In caso di impossibilità materiale e documentata da parte della struttura a realizzare una UFA, o nel caso di tempi lunghi per renderla disponibile, in sostituzione della cappa a flusso laminare e quale possibile sistema di sicurezza alternativo, per la
prevenzione del rischio chimico
nella preparazione dei FCA si può impiegare un’apparecchiatura denominata isolatore. Questa apparecchiatura è caratterizzata da specifici requisiti di tutela per l’operatore e per l’ambiente di lavoro. E’ necessario verificare che gli isolatori siano certificati a garanzia dell’idoneità del “sistema chiuso“ e/o che un organismo nazionale competente in materia qualifichi l’apparecchiatura come misura di sicurezza per tale impiego ai sensi della vigente legislazione, i.e. D.Lgs 81/2008 - D.Lgs 106/2009 e s.m.i. .

Nel caso in cui la struttura sia nell’impossibilità materiale, documentata, di poter destinare un’area idonea per la realizzazione dell’UFA, è possibile impiegare un “laboratorio modulare-shelterizzato“, che è in grado di garantire i medesimi requisiti tecnologici e funzionali di prevenzione/protezione e che, tra l’altro, successivamente

potrebbe essere destinato anche ad utilizzo di tipo diverso.

Il laboratorio è considerato appropriato se un organismo nazionale competente in materia lo avrà qualificato come insieme di misure di sicurezza conformi a quanto disposto dalla vigente legislazione, i.e. D.Lgs 81/2008 - D.Lgs 106/2009 e s.m.i.

Relativamente all’operazione di ricostituzione dei farmaci CA, per evitare spandimenti e nebulizzazioni, essa deve essere fatta utilizzando siringhe con attacco Luer Lock e dispositivi che consentano di effettuare la preparazione in condizioni di isopressione, tramite l’impiego di filtri idrofobici da 0,22 micron di porosità. Nel caso sia necessario impiegare composti già contenuti in forma di soluti nelle fiale, non essendo possibile adottare una soluzione alternativa, per un’adeguata
prevenzione del rischio chimico
la manovra di apertura delle fiale deve avvenire dopo che è stato attentamente verificato che, nella parte superiore della fiala, non sia rimasto liquido. Per tale operazione è opportuno collocarsi sotto la cappa a flusso laminare e indossare gli appropriati DPI.

Per la somministrazione del farmaco è conveniente utilizzare deflussori dedicati, che consentono l’espletamento di tale operazione in sicurezza. Per una somministrazione in sicurezza del farmaco è necessario ridurre, per quanto tecnicamente possibile, lo spandimento accidentale. Al riguardo, sono disponibili sistemi infusionali costituiti da deflussori a più vie con regolazione del flusso e valvole unidirezionali antireflusso  a circuito chiuso.

Questi dispositivi di sicurezza facilitano la preparazione e la somministarzione del farmaco (o dei farmaci), evitando situazioni rischiose con conseguente attivazione di manovre che potrebbero provocare la contaminazione accidentale con il preparato.





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