Il pane cibo millenario che ha forgiato l’alimentazione dei popoli ritorna nella storia ad essere protagonista a Gela dove il 26 -27 e 28 di Giugno dove si svolge la festa del pane. Gli stand che daranno al pubblico la possibilità di degustare il prezioso cibo sono localizzati in Piazza S. Francesco e Viale Mediterraneo nella zona antistante la sede del consesso civico di Gela una zona centralissima che manifesta tutto il suo splendore attraverso la Cattedrale e le mura Federiciane con le Torri che ancora sovrastano il poggio che dona una visione unica sul mare. Un evento organizzato dal Comune di Gela in collaborazione e patrocinio del Ministero dell’Agricoltura della Sovranità Alimentare e delle Foreste, dalla Regione Sicilia attraverso l’Assessorato al turismo sport e spettacolo, l’Assessorato dell’Agricoltura e dello sviluppo Rurale e della Pesca Mediterranea e Gela Med (mare storia e futuro) .
La città fondata anticamente dai
greci intorno al 689 a.C. ebbe da subito il nome di Gèla ed è stata una delle poleis
siceliote più importanti e raggiunse il
massimo sviluppo nel V secolo a.C. sotto il tiranno Ippocrate che la ricoprì di
edifici sacri e la rese la maggiore città-stato siceliota. Dopo essere stata
distrutta dai cartaginesi, venne ricostruita da Timoleonte e protetta
da una spessa cinta di fortificazioni. In epoca medievale fu ricostruita Federico
II di Svevia con il nome di Eraclea. Successivamente prese il nome di
Terranova, che mantenne sino al 1927, quando fu restituita del toponimo
originale. Sede del congresso per la Pace del 424 a.C.
La paternità
Greca oggi ha fatto emergere dal sottosuolo e dal mare antistante vari reperti
oggi custoditi presso il museo regionale di “Mulino a vento” dove trovasi nelle
aree prospicenti di Borgo Littorio il nuovo Museo del mare inaugurato nel Febbraio
2026 che contiene uno dei reperti più suggestivi della storia dei commerci e
della centralità nel mediterraneo dell’antica Géla. La nave ritrovata nel 1988
ed affondata ad 800 metri dal litorale di Gela tra il VI e il V Secolo a.C. misurava
17 x 4,30 metri di produzione Chiota (500-475 a.C.) ha dato alla luce ceramiche
attiche, vasi di imitazione ionica, aree votive, coppe e suppellettili. La
presenza della nave in rada indica come Gela sia stata un’importante area
denominata “Emporia dell’aria mediterranea” che tra il VI ed il V secolo
caricavano e scaricavano continuamente merci tra cui il grano.
La varietà dei grani antichi collegati al grano duro prodotto dalla stessa Gela
è di circa 52 specie e rappresentano delle specie autoctone che nascono e
crescono in Sicilia rispetto alle 192 specie presenti in Italia nel 1927. In Gazzetta
Ufficiale del 31 marzo 2018 un decreto ministeriale ha sancito ben 16 varietà da conservazione di specie agrarie di grani al relativo registro
nazionale; indicandone “la zona di origine, la zona di produzione delle
sementi, la superficie destinata alla coltivazione e, considerato
l’investimento unitario tipico della zona di coltivazione, e i limiti
quantitativi per produzione annuale delle sementi per ciascun responsabile del
mantenimento in purezza”.
Nel particolare, la Sicilia, dove la semola di grano duro è utilizzata anche per la produzione di pane, è la seconda regione italiana per produzione di questo cereale, con quasi 264.000 ettari coltivati e oltre 682.000 tonnellate di grano prodotte, secondo i dati Istat del 2022. Storicamente la presenza dei grani duri risale al 5000 a.C. e dopo questi si svilupparono in Tunisia, Marocco e Algeria e Sicilia dove ha la massima diffusione. Le condizioni ambientali hanno favorito l’adattarsi ed evolversi di specie autoctone. Il processo di selezione sia naturale che umana, nonché l'insediamento di diverse popolazioni in Sicilia, ha portato all'introduzione e alla selezione di un gran numero di varietà locali di grano. Pertanto, la diversità genetica di Triticum si è accumulata nel corso dei secoli e ha raggiunto il massimo all'inizio del secolo scorso quando i selezionatori iniziarono la distribuzione di nuove varietà migliorate. (Ugo de Cillis).
Anticamente la Sicilia ebbe ruolo di “Granaio
di Roma”, che fu prerogativa dell’isola dopo la conquista romana, fino a
quando questo fu assunto dall’Egitto, con la sua conquista nel 31 a.C. Celebre
è il detto di Catone il Censore (234-149 a.C.), secondo cui la
Sicilia era “il granaio della repubblica, la nutrice al cui seno il popolo
romano si è nutrito”. Vedi il sacco di Roma. Oggi Gela è una delle principali
produttrici di Grano Duro che in gran parte viene utilizzato per le sementi e
venduta a prezzi nettamente superiori dalle lobby del Grano che comprano un
prodotto eccellente a prezzi bassi e lo rivendono con un ricavo del 100%.
I dati Ismea 2025 fotografano una realtà preoccupante: i costi
medi di produzione del grano duro nell’area di Sicilia-Puglia-Basilicata si
attestano intorno ai 318 euro a tonnellata, mentre le quotazioni di mercato
faticano a superare i 295 euro. In alcuni casi, i prezzi effettivamente
riconosciuti agli agricoltori siciliani scendono addirittura sotto i 250 euro a
tonnellata, una soglia che non consente nemmeno di coprire le spese di semina,
irrigazione e raccolta. Per chi lavora la terra, questa situazione si traduce
in perdite secche e nella prospettiva concreta di dover abbandonare le
coltivazioni creando le condizioni utili per la demolizione della storia di
Sicilia.




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