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giovedì 1 ottobre 2026

Guerra in Iran : Trump non accetta le proposte iraniane e aspetta le elezioni di midterm, Netanyahu in attesa di conferma, Hormuz nel caos.

Ancora una volta la pace in medio oriente si allontana e i venti di guerra continuano ad imperversare su tutta l’area, le promesse di pace fatte da Trump portatore di pace e di un Nobel perduto, svaniscono nell’oblio delle parole e il futuro del petrolio mondiale è sempre più incerto. Sarà una questione di convenienza o di attesa viste le prossime sfide politiche che interesseranno l’America il 3 novembre dove si svolgeranno le elezioni di Midterm le stesse che vedono Trump in grande discesa nei sondaggi, ma il vero vulnus è rappresentato dalle prossime elezioni in Israele dove Netanyahu chiede all’elettorato una conferma. Un’analisi politica che approfondiamo nei due lati speculari della stessa medaglia che vede la guerra come attore principale.

Attuando un approfondimento sulle elezioni di midterm che vedono nei sondaggi di “Generic Ballot” i repubblicani al 41,6% rispetto ai democratici che sono invece al 48,9 %, secondo la costituzione degli Stati Uniti l’elezione prevede il rinnovo di tutti i 435 seggi "votanti" della Camera dei Rappresentanti e di un terzo del Senato. Dei 100 scranni nella camera "alta" andranno al voto i 33 seggi appartenenti alla classe 2 e due seggi speciali di classe 3 per un totale di 35 posti in palio.

A differenza della Camera dei Rappresentanti, il Senato si rinnova solo per un terzo dei seggi ogni due anni. Ciò significa che a novembre 2026 andranno al voto solo 35 seggi su 100, mentre i senatori eletti negli altri 65 resteranno in carica fino ai prossimi cicli elettorali. Tra i seggi non in gioco, 34 sono controllati dai democratici e 31 repubblicani. Questo significa che la maggioranza si deciderà nei 35 seggi in palio: ai democratici ne servono 17 per arrivare a quota 51 e conquistare il controllo del Senato; ai repubblicani, che oggi detengono la maggioranza, basterebbe invece arrivare a 50, perché in caso di parità il voto decisivo spetta al vicepresidente, attualmente un repubblicano.

Il 3 novembre si vota anche per 36 governatori: quasi tre quarti degli Stati. Oggi i governatori sono 26 repubblicani e 24 democratici, e 14 di loro (6 democratici e 8 repubblicani) non vanno al voto.

La parte speculare è quella israeliana che andrà invece al voto il 27 di ottobre per eleggere 120 seggi in parlamento che determineranno la formazione del nuovo governo. Naturalmente in corsa vediamo direttamente Benjamin Netanyahu che si presenta con il Likud partito conservatore di destra in Israele. Un percorso che lo ha visto protagonista per ben 19 anni di potere. L’opposizione è rappresentata dal gruppo “Change Bloc” in cui troviamo Yair Lapid leader del partito centrista Yesh Atid ed ex Primo Ministro ed altri esponenti quali Benny Gantz, Gadi Eisenkot, Yisrael Beytenu e Yair Golan che cercheranno di contrastare lo strapotere dell’attuale premier facendo cadere la parabola della guerra ad oltranza ed a tutti i costi.

Secondo l’opposizione del "Change Bloc" Netanyahu ha ignorato gli avvisi dell’imminente attacco di Hamas, avvenuto poi il 7 ottobre 2023, promettendo di fare piena luce su quel giorno e Secondo un’inchiesta anticipata da Haaretz, il premier israeliano sarebbe stato avvertito dagli Emirati Arabi Uniti, pochi giorni prima del 7 ottobre 2023, che Hamas stava preparando una grande offensiva contro Israele, ma non avrebbe agito sull’informazione. Netanyahu respinge però le accuse definendole una "menzogna totale", sostenendo di non aver ricevuto alcun avvertimento dal presidente emiratino Mohammed bin Zayed. Ma tutti sappiamo che tutto è partico da questa dimenticanza voluta o non voluta per affrontare una successiva guerra di conquista e il genocidio che ne è seguito.

Per Netanyahu dover perdere le prossime elezioni significa avere una maggiore vulnerabilità giudiziaria sia interna che a livello internazionale Su di lui pende infatti una richiesta di cattura internazionale da parte della Corte Penale Internazionale dell’Aia, emessa il 21 novembre 2024 per presunti crimini di guerra e contro l’umanità nella Striscia di Gaza.

La destabilizzazione globale quindi e molto legata alle politiche americane e israeliane che hanno determinato sia il dissesto del medio oriente che a livello globale per tutti gli effetti collaterali legati al petrolio. Fattori determinanti per le prossime sfide politiche che sia Trump che Netanyahu dovranno affrontare. Entrando nei limiti diplomatici della guerra in Iran che ricordiamo è arrivata al settimo mese dobbiamo addentrarci nelle oramai croniche tensioni che caratterizzano lo stretto di Hormuz e che vedono la persistenza di tensioni e l’allontanarsi di un accordo dopo che Trump ha respinto le richieste fatte dall’Iran per la riapertura incondizionata dello stretto in sette giorni. I media iraniani hanno riportato la riapertura degli scontri con delle esplosioni nel canale.

Vengono infatti segnalate esplosioni nei pressi dell’isola di Qeshm, nello Stretto di Hormuz, nel sud dell’Iran, suggeriscono che numerosi missili antinave e droni siano stati lanciati contro le imbarcazioni che transitavano nello stretto, contravvenendo alla volontà di Teheran. le navi continuano a essere oggetto di attacchi in quelle acque, tra cui una nave mercantile indiana.

Secondo Andreas Krieg, professore associato al King’s College di Londra, la strategia iraniana di lanciare attacchi marittimi ha esteso i costi economici del conflitto oltre i suoi confini. Sebbene l’Iran abbia subito danni economici a causa della guerra, del blocco navale statunitense e delle sanzioni, sarebbe un errore "presumere che il raggiungimento di tale soglia comporti la sottomissione" sempre secondo Krieg "La prossima mossa dell’Iran sarà quindi probabilmente un tentativo di aumentare la sofferenza del Golfo, piuttosto che semplicemente assorbire ulteriori pressioni americane", ha affermato Krieg. "Questo potrebbe significare un’azione di intercettazione navale più aggressiva a Hormuz, attacchi alle infrastrutture energetiche, una maggiore pressione degli Houthi intorno a Bab al-Mandeb e pressioni da parte di gruppi filo-iraniani contro le rotte di esportazione alternative dell’Arabia Saudita. Stiamo già assistendo a come la pressione su Hormuz, sul Mar Rosso e sulle infrastrutture saudite possa.

Una prossima escalation e quindi dietro l’angolo e i sentori si sono già avuti all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite a New York, dove l’Iran ha lanciato un messaggio di sfida, proponendo al contempo di riaprire lo Stretto di Hormuz entro una settimana, a condizione che venissero soddisfatte le sue condizioni. Tra le richieste figuravano la revoca del blocco contro l’Iran, lo sblocco dei fondi iraniani congelati e la fine degli attacchi su tutti i fronti, compreso l’assalto israeliano al Libano. Le richieste si riducevano sostanzialmente a un ritorno al memorandum d’intesa del 17 giugno 2026.

Il presidente iraniano Masoud Pezeshkian ha dichiarato questa settimana a Fox News che la decisione di porre fine alla guerra spetta ora a Washington. "È l’America che deve scegliere se vuole porre fine a questa guerra o no", ha affermato. Teheran ha aggiunto che la riapertura dello stretto deve avvenire anche tramite un accordo bilaterale già finalizzato con l’Oman, l’unico altro Paese con acque territoriali nell’Hormuz. Lo stesso ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha inoltre affermato domenica che l’Iran rimane irremovibile sulle condizioni e attenderà una risposta ufficiale tramite mediatori come Pakistan, Qatar e Oman sebbene Trump abbia respinto l’accordo.

Secondo il piano, Washington revocherebbe il blocco navale dei porti iraniani, annullerebbe le sanzioni sulle vendite di petrolio iraniano, sbloccherebbe circa 12 miliardi di dollari di beni iraniani congelati e rispetterebbe un cessate il fuoco che coprirebbe l’intera regione, compresi Libano e Yemen.

Mohammad Akraminia dell’esercito Iraniano, ha affermato che la situazione per gli Stati Uniti si sta deteriorando a tal punto da poter lanciare un’altra "aggressione militare" contro l’Iran. "Gli americani non hanno altra via d’uscita se non quella di ritirarsi dalla regione dell’Asia occidentale. Prima se ne andranno, minori saranno le perdite che subiranno e la regione sarà certamente più sicura in seguito", ha affermato. Il portavoce dell’esercito iraniano, Mohammad Akraminia, ha detto anche che la situazione per gli Stati Uniti si sta deteriorando a tal punto da poter lanciare un’altra "aggressione militare" contro l’Iran.

In atto L’Iran infine afferma di avere il "controllo totale" su Hormuz ". Un alto ufficiale militare iraniano ha ribadito con forza che il controllo di Teheran è cruciale sullo Stretto di Hormuz. "Nonostante la retorica del nemico, la realtà è che lo Stretto di Hormuz è sotto il nostro completo controllo", ha dichiarato l’ammiraglio Habibollah Sayyari, capo di stato maggiore dell’esercito iraniano. "Agiamo con decisione nell’area settentrionale del Mare di Oman e a est dello Stretto di Hormuz, senza permettere a nessuno di attraversarlo", ha aggiunto Sayyari. "L’area a ovest dello Stretto di Hormuz, lo stretto stesso e il Golfo Persico sono sotto il pieno controllo della Marina del Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica.

L’area a est dello Stretto di Hormuz e la parte settentrionale dell’Oceano Indiano sono sotto il pieno controllo della Marina [regolare]." Gli Stati Uniti hanno respinto la proposta iraniana di un cessate il fuoco di sette giorni per riaprire Hormuz al traffico marittimo, prolungando così lo stallo che impedisce la fine del conflitto per mantenere un disagio globale. In atto le guardie della Rivoluzione Islamica (IRGC) stanno conducendo un attacco combinato con missili e droni contro il Kurdistan iracheno. Finora, sono stati utilizzati almeno tre missili balistici e diversi droni. Alcuni dei droni sono stati abbattuti da caccia statunitensi, mentre altri hanno colpito infrastrutture militari curde. Tutti e tre i missili balistici hanno raggiunto il bersaglio. I missili e alcuni dei droni hanno preso di mira la città di Koya, mentre il resto dei droni ha preso di mira la città di Erbil da dove gli americani si ritirano.

Dalla parte americana vediamo Trump molto ottimista sul fatto di vincere la guerra e ha affermato alla domanda dell’intervistatore di Fox news: "Pensa che vinceremo questa guerra attraverso questa guerra economica che il dipartimento del Tesoro sta conducendo, o attraverso gli attacchi?" - Trump: “Penso che vinceremo in entrambi i modi. Penso che vinceremo sia con uno che con l’altro. Abbiamo già vinto, in un certo senso, dal punto di vista militare, ma questo non significa che ci siamo fermati. Ma siamo certamente in una posizione di grande vantaggio”.



A Ragusa il IX Convegno internazionale di studi «Rotte di mare dal mondo antico al premoderno»

Ragusa, 3-4 ottobre 2026 – Il mare come spazio di relazione, di attraversamento e di trasformazione; le navi come dispositivi materiali che hanno reso possibile la percorrenza delle grandi distanze; le tecnologie nautiche, le forme della conoscenza e i sistemi simbolici attraverso i quali le società hanno imparato a misurarsi con l’orizzonte marino. Sono questi alcuni dei grandi temi al centro del IX Convegno internazionale di studi «Rotte di mare dal mondo antico al premoderno», in programma a Ragusa sabato 3 e domenica 4 ottobre 2026 e promosso dal Laboratorio degli Annali di Storia e dalle università che partecipano all’iniziativa: l'Università degli Studi di Bari, l'Università degli Studi di Palermo, L'Università degli Studi di Siena, l'Università degli Studi di Macerata, l'Università Internazionale di Roma e Untelma Sapienza Università degli Studi di Roma.

La direzione scientifica è di Carlo Ruta, storico delle società, delle culture e delle trasformazioni e direttore scientifico del Laboratorio degli Annali di storia.

Il Convegno nasce dall’idea di considerare il mare non come una semplice separazione geografica, ma come uno spazio mobile di relazione, nel quale, lungo la storia, uomini, comunità e culture hanno potuto entrare in contatto a distanze anche enormi. Le rotte marittime hanno infatti collegato territori lontani, favorito scambi, migrazioni, conflitti, trasmissioni di conoscenze, circolazioni linguistiche e trasformazioni culturali.
La macchina nautica e la scoperta navigata del mare

Ad aprire i lavori, sabato 3 ottobre, sarà il ragionamento storico di Carlo Ruta, intitolato «La macchina nautica, la scoperta navigata del mare, le lunghe distanze liquide, la morte per mare e la rivoluzione segnico-simbolica come fattori fondativi della storia umana. Avvio di un percorso di sintesi».

Si tratta di una riflessione che intende riportare al centro un elemento materiale spesso sottovalutato nella ricostruzione dei grandi processi storici: la nave come macchina.

La possibilità di affrontare il mare aperto non dipese infatti soltanto dal coraggio degli uomini o dalla conoscenza empirica delle acque, ma anche da una lunga successione di acquisizioni tecniche, costruttive e cognitive. La nave, nella sua evoluzione, è una macchina complessa, costruita attraverso l’assemblaggio di materiali, competenze, strumenti e saperi. La sua stessa realizzazione presuppone forme di organizzazione del lavoro, capacità di progettazione e trasmissione di conoscenze.

Da questa prospettiva, la navigazione diviene anche una particolare forma di scoperta del mondo. Attraversare il mare significa misurarsi con una distanza che non offre punti di appoggio stabili, elaborare sistemi di orientamento, trasformare l’esperienza in conoscenza e la conoscenza in memoria trasmissibile.

Il mare comporta inoltre un elemento radicale di rischio: la possibilità concreta della morte durante il viaggio. Il naufragio e la perdita della nave appartengono dunque alla storia della navigazione non come episodi marginali, ma come parte dell’esperienza umana delle grandi distanze liquide.

A questa dimensione materiale si accompagna quella segnico-simbolica. Navigare significa infatti anche costruire segni, mappe mentali, coordinate, racconti, immagini e forme di rappresentazione del mondo. In questo senso, la storia della navigazione può essere letta anche come una storia della progressiva trasformazione del rapporto fra esperienza, tecnica, conoscenza e rappresentazione.

È da questa prospettiva che il ragionamento di apertura propone l’avvio di un più ampio percorso di sintesi, nel quale la macchina nautica, il viaggio, la distanza, il rischio e la produzione simbolica vengono considerati come elementi intrecciati della lunga vicenda delle società umane.

Dalla sociologia alla filosofia, dalla filologia all’archeologia

Il programma della prima giornata propone quindi una serie di contributi che affrontano il tema da prospettive differenti.

Sergio Severino, sociologo e docente ordinario di Sociologia generale all’Università di Enna, discuterà «Il mare come infrastruttura sociale: dalle rotte marittime alle reti relazionali». Giuseppe Varnier, epistemologo e docente di Filosofia della Scienza all’Università di Siena, proporrà «Una nota sul mare nella filosofia e nella razionalità epistemica».

Alla storia del pensiero antico sarà dedicato l’intervento di Arianna Fermani, docente di Storia della filosofia antica all’Università degli Studi di Macerata, su «Viaggi filosofici tra le parole greche del desiderio». La filologia germanica entrerà nel percorso con Concetta Sipione, ricercatrice dell’Università di Catania, e il suo studio «Da knǫrr a cnearr: una parola attraverso il Mare del Nord».

Il tema del naufragio sarà affrontato da due prospettive diverse: Giovanna Minardi, docente di Letteratura ispanoamericana all’Università di Palermo, parlerà dei «Naufragi di Alvar Nuñez Cabeza de Vaca», mentre Sandra Origone, già docente di Storia medievale all’Università di Genova, interverrà su «Il naufragio nel Medioevo».

Alla dimensione giuridica sarà dedicato il contributo di Carmela Panella, docente ordinaria di Giurisdizione del Diritto Internazionale all’Università di Messina, sulle «Leggi del mare nel mondo antico e tardo antico». Chiuderà la prima sessione Gabriele Cifani, docente ordinario di Archeologia romana, Etruscologia e Antichità italiche all’Università di Roma Tor Vergata, con una riflessione sulle «Tecniche costruttive e risorse nautiche nella Roma del periodo tardo-imperiale».

Dal Mediterraneo all’Atlantico, dal Mar Rosso al Mare del Nord

La seconda giornata, domenica 4 ottobre, allargherà ulteriormente la prospettiva geografica e cronologica.

Beatrice De Luca, docente a contratto di Storia della letteratura portoghese all’Università degli Studi Internazionali di Roma, parlerà delle «Rotte dell’Atlantico verso Lisbona: viaggio e memoria nella testimonianza di padre Lourenço Kaulen».

Seguirà Pascal Arnaud, storico dell’antica Roma dell’Università di Lione, con «Il dominio del mare, la vastità dell’impero e il destino di Roma». Il contributo affronterà il rapporto fra potenza imperiale e controllo dello spazio marittimo.

Andrea Babuin, storico e docente di Storia bizantina alla University of Ioannina, proporrà uno studio sull’«Iconografia navale (affreschi-miniature) nell’area del Mediterraneo Orientale tra gli inizi del XIII e il XV secolo».

Particolare rilievo assume inoltre il contributo dedicato al mondo vichingo, affidato a Peter Heather, professore di Storia medievale al King’s College London, e Jan Bill, professore di archeologia dell’età vichinga all’Università di Oslo e curatore della Viking Ship Collection del Museum of Cultural History. Il loro intervento, «Ships, Navigation, and the Making of Viking Europe», porta nel Convegno il tema delle navi, della navigazione e della formazione dello spazio europeo in età vichinga. Bill è riconosciuto come uno specialista delle navi vichinghe, della navigazione nord-europea e dell’archeologia marittima.

Alle prime navigazioni in alto mare e sulle lunghe percorrenze nel Mediterraneo centro-occidentale sarà dedicato il contributo congiunto dei paletnologi Alberto Cazzella e Giulia Recchia, della Sapienza Università degli Studi di Roma.

Il rapporto fra navigazione e trasformazione della guerra sarà affrontato da Emiliano Beri, docente di Storia moderna all’Università di Genova, con «Navi, galeoni e cannoni: una riflessione sulla rivoluzione militare sul mare».

Tara Chapron, dottore di ricerca dell’Université Sorbonne di Paris, proporrà «Across the Sea, in Style: Elite Mobility and Representation in the Bronze Age», mentre Laura Galoppini, docente di Storia medievale all’Università di Pisa, affronterà le «Storie di uomini dal mare Mediterraneo al mare del Nord (XV-XVI sec.)».

Il percorso si spingerà infine verso il mondo egizio con Claire Somaglino, docente di egittologia alla Sorbonne University Paris, che presenterà uno studio sul pharaonic harbour of Ayn Soukhna on the Red Sea.
Un percorso interdisciplinare sulla lunga durata

Nel suo insieme, il IX Convegno si propone dunque come un percorso attraverso tempi e spazi differenti, nel quale il mare viene osservato contemporaneamente come ambiente fisico, infrastruttura sociale, spazio politico, luogo di rischio, campo tecnologico, oggetto di conoscenza e dimensione simbolica.

Dal Mediterraneo antico alle navigazioni vichinghe, dalle rotte atlantiche alle percorrenze del Mar Rosso, il filo conduttore è rappresentato dalla capacità delle società umane di costruire strumenti e conoscenze per attraversare la distanza, trasformando progressivamente il mare da limite percepito a spazio praticabile di relazione.

La pluralità delle discipline coinvolte – storia, archeologia, paletnologia, filologia, filosofia, epistemologia, sociologia, diritto, letteratura e storia dell’arte – risponde alla stessa esigenza: osservare il fenomeno marittimo nella sua complessità, senza ridurlo a una sola dimensione.

Il IX Convegno internazionale di studi «Rotte di mare dal mondo antico al premoderno» si terrà a Ragusa, presso il Laboratorio degli Annali di storia, via Pezza 108, sabato 3 e domenica 4 ottobre 2026.

La partecipazione sarà accompagnata dalla diffusione multimediale dei lavori, consentendo al dibattito di raggiungere anche un pubblico più ampio rispetto alla sede fisica del Convegno.

lunedì 28 settembre 2026

Le stragi oltre la cronaca. Un libro per rileggere la violenza italiana tra gli anni settanta e ottanta

Ci sono libri che raccolgono gli atti di un incontro e libri che, partendo da un incontro, costruiscono un problema storico. Forum sulle stragi in Italia. Gli anni settanta e ottanta, a cura di Giovanna Corradini, appartiene alla seconda categoria. Il volume nasce dal lavoro del “Forum sulle stragi in Italia” e raccoglie interventi, analisi, testimonianze, documenti e materiali iconografici, ma la sua ambizione non è semplicemente quella di conservare la memoria degli appuntamenti che lo hanno preceduto. È piuttosto quella di interrogare, attraverso punti di vista diversi, alcuni nodi ancora aperti della storia repubblicana.

La struttura del libro rende evidente questa impostazione. Alle relazioni storiche di Carlo Ruta, Giuseppe Lumia, Miguel Gotor, Claudio Fava e Stefania Limiti seguono un ampio esame storico-antropologico della violenza, testimonianze e rapporti, un dossier dedicato agli anni Ottanta, una sezione di messaggi e adesioni al Forum e infine una consistente documentazione iconografica tratta dall’Archivio storico di Carlo Ruta. Non c’è dunque una sola chiave di lettura, ma un confronto tra storia, esperienza istituzionale, inchiesta parlamentare, giornalismo, analisi documentaria e testimonianza.

Il filo conduttore più evidente è tuttavia quello proposto da Carlo Ruta. Il suo saggio, La trasformazione e la meccanica della violenza in Italia dal dopoguerra agli anni ottanta, non si limita infatti a ricostruire una successione di stragi e di episodi criminali. Cerca di osservare la violenza come fenomeno storico mutevole: come risorsa, linguaggio, rapporto di potere e, progressivamente, come meccanismo capace di modificare non soltanto i comportamenti ma anche la percezione della realtà.

È questo, in fondo, il nucleo più originale del volume. Ruta parte dal dopoguerra e dalla ricostruzione del monopolio statale della forza, attraversa i conflitti sociali, la violenza privata e le forme meridionali della faida, arriva alla politicizzazione degli anni Settanta e quindi osserva la trasformazione del quadro negli anni Ottanta. Il passaggio decisivo non viene individuato semplicemente nell’aumento o nella diminuzione della violenza, ma nel mutamento della sua struttura e della sua funzione.

Da questo punto di vista il saggio propone una lettura longitudinale che mette in relazione fenomeni spesso studiati separatamente: conflitto sociale, criminalità organizzata, terrorismo politico, trasformazioni urbane, cultura del consumo, apparati dello Stato, magistratura, informazione e produzione della memoria. La distinzione tra una violenza degli anni Settanta più spettacolare, fondata anche sulla visibilità dell’atto, e una violenza degli anni Ottanta più reticolare e opaca costituisce il passaggio interpretativo centrale. Nel secondo caso la violenza può non manifestarsi soltanto attraverso l’esplosione dell’evento, ma attraverso il depistaggio, la frammentazione delle conoscenze, l’occultamento, la manipolazione delle informazioni e la difficoltà stessa di ricostruire ciò che è accaduto.

È qui che emerge la categoria proposta da Ruta della “violenza dell’occultamento”. Non una categoria giuridica, ma uno strumento storico-antropologico per interrogare una forma di violenza che agisce anche dopo l’evento, sul terreno della conoscenza. La strage non produce più soltanto vittime e paura: può produrre anche versioni concorrenti, silenzi, cancellazioni, incertezze e una progressiva difficoltà collettiva a stabilire una relazione condivisa tra fatto, responsabilità e memoria. Il caso di Ustica assume, in questa prospettiva, un valore paradigmatico. Il saggio non propone quindi una semplice prosecuzione della storia della “strategia della tensione”, ma cerca di individuare una trasformazione della meccanica del potere e della violenza.

Gli altri contributi impediscono però che questa lettura diventi una costruzione isolata. Giuseppe Lumia porta nel libro la lunga esperienza delle inchieste istituzionali e della Commissione parlamentare antimafia, interrogandosi sui limiti degli strumenti di accertamento delle responsabilità e sulla necessità di rendere più efficace il rapporto tra istituzioni, documenti e verità storica. Miguel Gotor entra nel laboratorio delle carte di Aldo Moro, soffermandosi sul memoriale della prigionia e soprattutto sulla natura lacunosa e censurata delle fonti: anche ciò che manca a un documento può diventare, per lo storico, un problema da interpretare.

Claudio Fava sposta lo sguardo sulle stragi del 1992 e sulla necessità di una chiave di lettura complessa, mentre Stefania Limiti ricostruisce il quadro politico e sociale degli anni Ottanta. Il loro contributo ha anche una funzione strutturale importante: permette al volume di affacciarsi sul decennio successivo senza costringere il saggio centrale di Ruta a oltrepassare il limite cronologico degli anni Ottanta. Il libro può così chiudere un ciclo e, nello stesso tempo, preparare il terreno per una prosecuzione dedicata agli anni Novanta.

Una seconda anima del volume è rappresentata dalle testimonianze e dai rapporti. Giuseppe Varnier torna sulla figura di Pasolini; Gianluca Floridia riflette sull’esperienza del Forum; Corrado De Fecondo affronta Ustica e le tecniche del depistaggio; Giuseppe Iuvara ricostruisce l’evoluzione dell’attività medico-legale nell’identificazione delle vittime delle stragi. Sono contributi diversi per metodo e linguaggio, ma proprio questa diversità rafforza l’impianto complessivo del libro.

Particolarmente significativa è poi la sezione dedicata agli anni Ottanta, costruita attorno a materiali risalenti al 1984-1985. Al centro si trova un testo di Amato Lamberti sull’informazione relativa alla camorra nei quotidiani campani, un documento di grande interesse anche perché considera l’informazione non come semplice trasmissione di fatti, ma come produzione e socializzazione di schemi attraverso i quali la società interpreta la realtà.

Attorno a Lamberti il dossier raccoglie le voci di Roger Cohn, Franco Zecchin, Maria Pia Durante e Francesco Tassone. Ne emerge un osservatorio composito sul Mezzogiorno: la mafia vista anche attraverso lo sguardo esterno del giornalista straniero, la violenza quotidiana fotografata dal reporter, i meccanismi della criminalità urbana e il rapporto tra informazione, ‘ndrangheta e potere. Sono documenti che, rimasti indisponibili per decenni, acquistano oggi un valore ulteriore proprio perché permettono di confrontare la rappresentazione contemporanea degli anni Ottanta con la successiva elaborazione storiografica.

Infine, il volume presenta un corredo iconografico che non ha una funzione ornamentale. Manifesti, volantini, ciclostilati, fotografie e altri materiali dell’Archivio storico di Carlo Ruta sono proposti come vere e proprie fonti storiche. Attraverso di essi è possibile osservare non soltanto ciò che gli attori politici e sociali sostenevano, ma anche il linguaggio delle contrapposizioni, le paure, le aspettative, le forme della propaganda e le rappresentazioni della violenza nel loro stesso tempo storico. La sezione non pretende di sostituire le fonti giudiziarie o istituzionali: le affianca, restituendo alla ricerca quella dimensione materiale e visiva che spesso si perde nelle ricostruzioni a posteriori.

In questo senso anche la documentazione finale diventa parte dell’argomentazione del libro. Il lettore passa dai testi degli storici e degli osservatori ai materiali attraverso cui una società ha rappresentato se stessa, i propri conflitti e le proprie paure. È un passaggio particolarmente coerente con l’impostazione di fondo del volume: studiare la violenza significa anche studiare i modi attraverso i quali essa viene percepita, raccontata, occultata, contestata e infine consegnata alla memoria.

Il risultato è dunque qualcosa di più di un volume di atti. È un libro-documento, nel quale il Forum diventa progressivamente un laboratorio di ricerca: non una voce unica, ma un luogo nel quale esperienze diverse possono essere messe in relazione. E il problema della violenza, assunto come categoria storica e antropologica, consente di attraversare quasi quarant’anni della Repubblica italiana senza ridurli a una semplice successione di stragi.

Il valore principale dell’opera sta forse proprio qui: nel tentativo di spostare la domanda dal solo “chi ha compiuto la violenza?” al più ampio “come si è trasformata la violenza, quali rapporti di potere ha espresso e quali forme ha assunto il suo racconto?”. È una domanda che non chiude la storia delle stragi. Al contrario, la riapre sul terreno della ricerca.

                                                                                                    Di Maurizio Cirignotta 


Il libro: Forum sulle stragi in Italia, a cura di Giovanna Corradini. Analisi e relazioni storiche di Carlo Ruta, Giuseppe Lumia, Miguel Gotor, Claudio Fava, Stefania Limiti. Forum/Documenti, ottobre 2026, pp.260.

giovedì 24 settembre 2026

Sicilia, nuove aggressioni ai sanitari. ANAFePC: appello ai Questori e invito ai cittadini, “Sbagliate bersaglio, al voto regionale verificate curricula e competenze”.

I gravissimi fatti nei presidi d'urgenza dell'isola, culminati nel violento assalto del 20 settembre al Triage del San Marco di Catania e preceduti dall'aggressione del 7 settembre al Cannizzaro, sono la punta di un iceberg intollerabile. Un'emergenza regionale assoluta: dai casi di luglio e agosto a Palermo e Messina, fino alle sistematiche aggressioni nei Pronto Soccorso di Siracusa, Ragusa, Caltanissetta, Agrigento, Enna e Trapani. Ai cittadini diciamo chiaramente: state sbagliando bersaglio.

Infermieri, medici e Oss non organizzano il servizio sanitario. Sono professionisti in prima linea che, tra turni estenuanti, garantiscono la salute pubblica nonostante la drammatica carenza di organico in Sicilia. Trasformarli nel capro espiatorio di disfunzioni strutturali è un errore ingiustificato. Qualità dei servizi, posti letto, assunzioni e pianificazione dipendono esclusivamente da Assessorato e Governo della Regione Siciliana. In quella cabina di regia risiedono le precise responsabilità politiche e gestionali della sanità pubblica isolana.

“Invitiamo la collettività a canalizzare la propria voce nelle sedi democratiche, esercitando un controllo rigoroso al voto anziché colpire lavoratori incolpevoli. Al rinnovo di Assemblea Regionale Siciliana e governo, i cittadini verifichino a chi affidare la salute pubblica: analizzino competenze reali, curricula e capacità manageriale dei candidati. Scegliere spessore professionale e meriti oggettivi è l'unico modo per avere servizi efficienti e sicuri in tutte le province”, dichiara Calogero Coniglio, Presidente dell’Accademia Nazionale per l'Alta Formazione e Promozione della Cultura, del Lavoro e del Sociale (ANAFePC).

"Un ringraziamento profondo va alle Forze dell'Ordine, che intervengono con abnegazione per proteggere i lavoratori. Per incrementare la sicurezza, rivolgiamo un appello istituzionale ai Questori di tutte le province siciliane: è fondamentale intensificare i pattugliamenti davanti ai presidi. Chiediamo che le volanti effettuino soste dedicate, temporanee ma frequenti, all'ingresso dei Pronto Soccorso. La presenza dell'auto di servizio e degli agenti rappresenta un indispensabile deterrente psicologico” aggiunge Maurizio Cirignotta, Vice Presidente ANAFePC.

"Il personale non può subire le conseguenze di una gestione decisa e pianificata a livello regionale. La violenza nei Pronto Soccorso deve cessare subito, i professionisti della salute meritano rispetto, tutele e dignità, non è tollerabile rischiare l'incolumità per responsabilità altrui", conclude Coniglio.

mercoledì 23 settembre 2026

XII Ragunanza di poesia, narrativa, pittura, fotografia a Villa Pamphilj


Verranno premiati a Villa Pamphilj domenica 4 ottobre autori e artisti del concorso internazionale promosso da Aps Le Ragunanze

 

L’A.P.S. Le Ragunanze comunica i nominativi degli autori e degli artisti premiati nell’ambito della XII Ragunanza di poesia, narrativa, pittura e fotografia, esprimendo a tutti i vincitori e ai partecipanti le più sincere congratulazioni.

Vertice Brics: Controllo Globale, Economia dei paesi emergenti, Guerre atomiche

L’ultimo vertice dei Brics che si è svolto il 12 settembre 2026 in India ha rappresentato un nuovo punto fermo dell’economia mondiale, un progetto oggi ventennale che tende a costruire innovazione, cooperazione e sostenibilità in un processo di resilienza globale che affronta guerre e totalitarismi che hanno basi imperialiste e di potere.

Le guerre in atto certamente rappresentano una grande preoccupazione per il nuovo ordine mondiale dei paesi emergenti Brics , ma l’approccio diplomatico che la due giorni indiana ha prodotto non si è posta un problema di una forza militare congiunta o di un interventistico diretto specie nella guerra in Iran ma ha puntato sul concetto di resilienza classico delle filosofie orientali che guardano non al qui ed ora ma a quello che succederà dopo con una visione di approccio economico strategico.

I Brics oggi rappresentano il 49% della popolazione mondiale, con oltre 3,2 miliardi di persone distribuite tra Cina, India, Brasile, Russia e Sudafrica. Dal punto di vista economico, il PIL nominale combinato del gruppo si attesta a circa 28 trilioni di dollari (27% del PIL globale), mentre a parità di potere d’acquisto (PPP) sale a 65 trilioni, rappresentando il 35% dell’economia mondiale.

Nel 2026, la presidenza dei BRICS è detenuta dall’India. Attualmente, i partner dei BRICS sono Bielorussia, Bolivia, Vietnam, Kazakistan, Cuba, Malaysia, Nigeria, Thailandia, Uganda e Uzbekistan. Con l’aggiunta di nuovi membri come Egitto, Etiopia, Iran ed Emirati Arabi Uniti, il loro peso è in ascesa in termini di economia mondiale.

L’ultimo ad entrare nel gruppo nel giugno del 2025 il Vietnam che si è unito ai BRICS come paese partner dell'associazione. Il Vietnam è diventato il decimo partner dell'associazione e "condivide con i membri dei BRICS l'impegno per un ordine internazionale più inclusivo e rappresentativo". "Con una popolazione di quasi cento milioni di abitanti e un'economia dinamica profondamente integrata nelle catene del valore globali, il Vietnam è un attore chiave in Asia".

La fronda economica del vertice ha visto il nascere di una guerra diversa che vede oggi l’inflazione iraniana che si aggira intorno al 70% e il FMI prevede una contrazione di oltre il 5% quest'anno. I bombardamenti hanno contribuito in parte a questa situazione. L'esclusione dall'infrastruttura di pagamento in dollari ha avuto un impatto maggiore, come già accaduto a Russia, Venezuela e Afghanistan.

Questa esclusione nei pagamenti sul petrolio iraniano ha iniziato una ridefinizione del sistema dei pagamenti transfrontalieri cinesi con un record di 1220 miliardi di yuan circa 178,5 miliardi di dollari ed i volumi sono balzati al 50% rispetto a febbraio scorso. Tutto questo è uno dei prodotti della guerra voluta da Trump ed in tal senso l'India sta promuovendo un contrasto nell’ambito della filosofia Brics infatti i vari collegamenti tra i sistemi di pagamento rapido dei paesi membri, tra cui UPI e Pix, lavorano parallelamente sulle valute digitali delle banche centrali. Sanjay Malhotra a capo della banca centrale indiana, la definisce una riduzione dei costi piuttosto che uno scontro, un'affermazione tanto accurata quanto astuta. Parliamo onestamente delle proporzioni. Lo yuan rappresenta ancora meno del tre percento dei pagamenti globali tramite SWIFT, contro il 51 percento del dollaro, e il CIPS conta 1.791 istituzioni partecipanti contro le 11.000 di SWIFT ma tutto questo rappresenta l’inizio utile per stravolgere il sistema e abbassare i costi per i paesi membri.

Nel merito i 140 punti del documento finale chiarificano molti aspetti di cooperazione tra paesi che nella realtà sono nemici specie nella guerra in Iran vedi Arabia Saudita e Emirati Arabi Uniti nell’ambito del Brics hanno firmato un documento comune. Il Punto 1 fonda il motore di questo vertice con le intenzioni di “Costruire per la resilienza, l’innovazione, la cooperazione e la sostenibilità” riaffermando l’impegno di rispetto e comprensione reciproci, uguaglianza sovrana, solidarietà, democrazia, apertura, inclusività, collaborazione e consenso. Sulla base di due decenni di BRICS i componenti si sono da sempre impegnati a rafforzare la cooperazione anche nell’ambito dei BRICS allargati, sotto i tre pilastri della cooperazione politica e di sicurezza, economica e finanziaria, culturale e tra i popoli, e a potenziare il nostro partenariato strategico a beneficio dei nostri popoli attraverso la promozione della pace, di un ordine comune internazionale più rappresentativo ed equo, di un sistema multilaterale rivitalizzato e riformato, dello sviluppo sostenibile e della crescita inclusiva.

In vari articoli si ribadisce il cuore del sistema Brics attraverso l’impegno concreto a riformare e migliorare la governance globale promuovendo un sistema internazionale e multilaterale più giusto, equo, agile, efficace, efficiente, reattivo, rappresentativo, legittimo, democratico e responsabile, nello spirito di ampia consultazione, contributo congiunto e benefici condivisi. Importante la puntualizzazione sulla necessità di adattare l’attuale architettura delle relazioni internazionali per meglio riflettere le realtà contemporanee con un occhio al multilateralismo ed alla carta delle Nazioni Unite. Si pone ancora una volta il ruolo centrale dell’ONU che in nel sistema internazionale e si parla di stati sovrani che cooperano per mantenere la pace e la sicurezza, promuovere lo sviluppo sostenibile, garantire la promozione e la protezione della democrazia, dei diritti umani e delle libertà fondamentali.

Scorrendo il documento notiamo l’impegno a garantire una partecipazione e una rappresentanza maggiori e più significative dei paesi emergenti e meno sviluppati (EMDC), nonché dei paesi meno sviluppati (PMS), in particolare quelli provenienti da Africa, Asia, America Latina e Caraibi, nei processi e nelle strutture decisionali globali, e a renderli più in sintonia con le realtà contemporanee. Lamentando la loro mancata presenza nelle organizzazioni internazionali (art. lo 101 della carta delle Nazioni Unite) come dirigenti e decisionali con un occhio alla presenza delle donne. Tutto questo alla luce Alla luce del processo di selezione in corso per il prossimo Segretario Generale delle Nazioni Unite e tenendo conto delle disposizioni pertinenti della Carta delle Nazioni Unite, constatiamo che nessuna donna è mai stata eletta a tale carica e che solo un cittadino dell’America Latina e dei Caraibi e solo due cittadini dell’Africa e dell’Asia hanno ricoperto questa posizione.

L’importanza del Sud del mondo viene rappresentato come motore di un cambiamento positivo, soprattutto di fronte a significative sfide internazionali, tra cui l’aggravarsi delle tensioni geopolitiche, le rapide recessioni economiche e i cambiamenti tecnologici, le misure protezionistiche, le sfide migratorie e i cambiamenti climatici. I paesi BRICS continueranno a svolgere un ruolo fondamentale nel dare voce alle preoccupazioni e alle priorità del Sud del mondo, nonché nel promuovere un ordine internazionale più giusto, sostenibile, inclusivo, rappresentativo e stabile, basato sul diritto internazionale.

I Brics accolgono con favore l’adozione della Risoluzione 80/250 dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite (AGNU) sulla dichiarazione che la tratta di africani ridotti in schiavitù e la schiavitù razziale degli africani costituiscono il più grave crimine contro l’umanità. Sosteniamo la rapida e piena attuazione della Risoluzione 79/115 dell’AGNU del dicembre 2024 al fine di sradicare il colonialismo in tutte le sue forme e manifestazioni

Segue il riconoscimento della Dichiarazione dei leader di Johannesburg-II del 2023, e si ribadisce l’impegno a una riforma globale delle Nazioni Unite, compreso il suo Consiglio di sicurezza, al fine di renderle più democratiche, rappresentative, efficaci ed efficienti, e di aumentare la rappresentanza dei paesi in via di sviluppo tra i membri del Consiglio. Si ricordano le Dichiarazioni dei leader di Pechino 2022 e Johannesburg-II 2023, la Cina e la Russia, in qualità di membri permanenti del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, che ribadiscono il loro sostegno alle aspirazioni del Brasile e dell’India di svolgere un ruolo maggiore nelle Nazioni Unite, compreso il suo Consiglio di sicurezza.

Viene riaffermato l’impegno a lavorare instancabilmente per l’attuazione dell’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile e dei suoi obiettivi e traguardi di ampio respiro e incentrati sulle persone, in modo equilibrato e integrato, in linea con le politiche e le normative nazionali, e riconosciamo che sradicare la povertà in tutte le sue forme e dimensioni, compresa la povertà estrema, è la più grande sfida globale e un requisito indispensabile per lo sviluppo sostenibile.

Una delle posizioni che i Brics pongono sono le trasformazioni economiche e di finanza globale con la necessità di riformare le Istituzioni di Bretton Woods (BWI) per renderle più agili, efficaci, credibili, inclusive, adeguate allo scopo, imparziali, responsabili e rappresentative, al fine di rafforzarne la legittimità. Ribadiamo inoltre il nostro appello per procedure di gestione migliorate, anche attraverso un processo di selezione basato sul merito, inclusivo e trasparente, che aumenterebbe la diversità regionale e la rappresentanza dei paesi emergenti e in via di sviluppo nella leadership del FMI e della Banca Mondiale.

Si riafferma la Visione BRICS di Rio de Janeiro per la riforma delle quote e della governance del FMI e la necessità di un FMI forte, basato sulle quote e adeguatamente finanziato, al centro della rete di sicurezza finanziaria globale per sostenere efficacemente i suoi membri, in particolare i paesi più vulnerabili. Sollecitiamo l’entrata in vigore senza ulteriori indugi degli aumenti delle quote concordati nell’ambito della 16a Revisione Generale delle Quote (GRQ) e chiediamo lo sviluppo, al più presto, di approcci per un riallineamento significativo delle quote nell’ambito della 17a GRQ.

Una delle costatazioni è basata sui dazi ed in tal senso i paesi Partner credono che il sistema commerciale multilaterale si trova da tempo a un bivio. La proliferazione di misure restrittive del commercio, incompatibili con le norme dell’OMC, sia sotto forma di aumenti indiscriminati di tariffe e misure non tariffarie, sia di protezionismo mascherato da obiettivi ambientali, minaccia di ridurre ulteriormente il commercio globale, di interrompere le catene di approvvigionamento globali e di introdurre incertezza nelle attività economiche e commerciali internazionali, potenzialmente esacerbando le disparità economiche esistenti e influenzando negativamente le prospettive di sviluppo economico globale. Esprimiamo seria preoccupazione per l’aumento di misure tariffarie e non tariffarie unilaterali che distorcono il commercio e sono incompatibili con le norme dell’OMC.

Vengono condannate le imposizioni di misure coercitive unilaterali contrarie al diritto internazionale e si ribadisce che tali misure, tra cui sanzioni economiche unilaterali e sanzioni secondarie, hanno profonde implicazioni negative per i diritti umani, compresi i diritti allo sviluppo, alla salute e alla sicurezza alimentare, della popolazione generale degli Stati presi di mira, colpendo in modo sproporzionato i poveri e le persone in situazioni di vulnerabilità, aggravando il divario digitale ed esacerbando le sfide ambientali. Chiediamo l’eliminazione di tali misure illegali, che minano il diritto internazionale e i principi e gli scopi della Carta delle Nazioni Unite. Riaffermiamo la nostra opposizione alle misure coercitive unilaterali contrarie al diritto internazionale e alla Carta delle Nazioni Unite, comprese le sanzioni non autorizzate dal Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite.

Sulle problematiche delle guerre in atto sono gli art.li dal 23 al 28 a ribadire la posizione e la preoccupazione per i conflitti in corso in molte parti del mondo e per l’attuale stato di polarizzazione e frammentazione dell’ordine internazionale. per i crescenti rischi di pericolo nucleare e di conflitto. I Brics hanno ribadito la necessità di rafforzare il sistema di disarmo, controllo degli armamenti e non proliferazione e di preservarne l’integrità e l’efficacia per raggiungere la stabilità globale, la pace e la sicurezza internazionali attraverso l’attuazione delle risoluzioni sull’istituzione di una zona libera da armi nucleari e altre armi di distruzione di massa in Medio Oriente, compresa la Conferenza convocata ai sensi della Decisione 73/546 dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite. esprimiamo profonda preoccupazione per la situazione relativa a Cuba a causa dell’inasprimento delle misure di blocco unilaterali contro il Paese, dei loro effetti negativi sull’economia cubana, sulle forniture energetiche e del preoccupante impatto umanitario sul popolo cubano.

A tale riguardo, i Brics ribadiscono la necessità di porre fine alle misure economiche, commerciali e finanziarie contro Cuba in conformità con la Risoluzione A/RES/80/4 dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite. Esprimiamo seria preoccupazione per gli attacchi deliberati contro infrastrutture civili e impianti nucleari pacifici sotto la piena protezione delle salvaguardie dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica (AIEA), in violazione del diritto internazionale e delle pertinenti risoluzioni dell’AIEA. Le salvaguardie, la sicurezza e la protezione nucleare devono essere sempre rispettate, anche nei conflitti armati, per proteggere le persone e l’ambiente dai danni.

Infine possiamo affermare che nel documento vengono descritti dettagliatamente i problemi globali che vanno dai dazi alle aggressioni sconsiderate compreso le guerre ed i genocidi in atto in medio oriente ma tutte le problematiche risolutive non sono interventistiche ma demandano molto alle norme e risoluzioni delle nazioni unite che certamente ci lasciano dei dubbi. Sotto l’aspetto economico e dei commerci netta e la posizione sugli scambi monetari al di fuori del dollaro ma anche di trasformazione e controllo del FMI e dell’OMC. Ci chiediamo se il sud del mondo diventerà protagonista di un prossimo futuro più equo? Termineranno le imposizioni dei dazi ?

IEG, ABILMENTE AL VIA DOMANI IN FIERA DI ROMA: L’AUTUNNO SI ACCENDE CON L’ARTE DEL FAI DA TE CREATIVO

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IEG, ABILMENTE AL VIA DOMANI IN FIERA DI ROMA: L’AUTUNNO SI ACCENDE CON L’ARTE DEL FAI DA TE CREATIVO

• Dal 24 al 27 settembre la manifestazione di Italian Exhibition Group torna ad animare la Capitale con quattro giornate dedicate a manualità, hobby e passioni creative
• Oltre 170 brand espositori per un’ampia scelta di materiali, strumenti e tanta ispirazione per chi cerca nuove tecniche o vuole dare forma a un nuovo progetto
• Corsi, dimostrazioni e laboratori trasformano la visita in un’esperienza immersiva nel salone più amato dai crafter italiani


Roma, 23 settembre 2026 – Il punto d'incontro per chi ama creare, sperimentare e imparare con le proprie mani: da domani, giovedì 24, fino a domenica 27 settembre, la Fiera di Roma si trasforma nel laboratorio creativo d’Italia con Abilmente Roma, la manifestazione di Italian Exhibition Group (IEG) dedicata al mondo del Do It Yourself. Per quattro giornate il pubblico potrà lasciarsi coinvolgere dagli oltre 170 brand espositori tra materiali, strumenti, idee e nuove tecniche, confrontarsi con i volti di riferimento della creatività manuale e lasciarsi ispirare da progetti e creazioni adatti per ogni età.

UN MONDO DI TECNICHE, MATERIALI E ISPIRAZIONI ALL’INSEGNA DEL RICICLO CREATIVO
Dalla carta al filato, dal ricamo al cucito creativo, dalle tecniche decorative al bijoux, Abilmente Roma torna a riunire diversi mondi della manualità in un unico appuntamento. In fiera presenti realtà specializzate in materiali e strumenti per hobby e passioni differenti, per offrire ai visitatori la possibilità di scoprire novità, confrontare prodotti e trovare tutto ciò che serve per trasformare un’idea in un progetto.
La varietà è anche quella delle tecniche: scrapbooking, stamping, decoupage, patchwork, feltro, maglia, uncinetto, punch needle, ricamo, punto croce, tombolo, merletto, home decor, cake design e riciclo creativo sono solo alcuni dei mondi che si incontrano tra i padiglioni.

SI IMPARA FACENDO: IL PROGRAMMA DEI CORSI
Ad arricchire la visita c’è un ampio programma di corsi e laboratori pratici, pensato per chi vuole avvicinarsi a una nuova tecnica, perfezionare una passione o semplicemente dedicarsi qualche ora alla creatività.
Ampio spazio è dedicato all’home decor, con proposte che permettono di portare la creatività negli ambienti di casa: dalla cesteria alla decorazione di un mobile, dalla realizzazione di candele e ghirlande a esperienze più originali come terrarium e kokedama. Anche l’uncinetto viene esplorato nelle sue molteplici possibilità, con corsi dedicati alla realizzazione di borse, collane e oggetti decorativi, comprese creazioni a tema come le zucche di Halloween. Tra le proposte dedicate alla manualità tessile trovano spazio anche cucito pratico e creativo, decorazione su tessuto, tessitura a mano, filatura con il fuso e ricamo in punto pittura. I corsi permettono inoltre di sperimentare tecniche meno consuete, come la bubble art, il corso base di marmorizzazione, il quilling e la realizzazione di fiori di carta, la rilegatura con telaio antico e la creazione di portafoto in mosaico. Non mancano le attività pensate per i più piccoli, che possono cimentarsi con la creatività attraverso la realizzazione di bracciali, charms e ciondoli, burattini, portachiavi e mosaici, trasformando la visita in un'esperienza da condividere anche in famiglia.

Dopo la tappa nella Capitale, il tour autunnale di Abilmente proseguirà con gli appuntamenti di Vicenza (15-18 ottobre), Milano (22-25 ottobre) e Torino (12-15 novembre). Tutte le informazioni sulla manifestazione, il programma completo dei corsi, gli espositori, gli orari e la biglietteria sono disponibili sul sito ufficiale www.abilmente.org/roma.

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sabato 19 settembre 2026

Eneide Teatro della Migrazione: in scena Tregua sabato 26 settembre presso la Sala Raffaello di Roma

VIRGILIO

ENEIDE
Teatro della Migrazione 

Esodo e Fondazione


laboratorio teatrale interculturale

a cura del regista Matteo Tarasco



SALA RAFFAELLO
Chiesa Dei Santi Fabiano e Venanzio a Villa Fiorelli
Via Terni 92, 00182 – Roma

TREGUA


(terza restituzione del laboratorio)


26 SETTEMBRE ORE 20 E ORE 22

con


FILIPPO MASOCCO – FRANCESCO DE LANDRO – UGO CAPRARELLA – GIOVANNI COSTAMAGNA - NICOLÒ BOCCALARI - FABRIZIO TIBERI – LUDOVICA BONFANTE – ENRICA LA ROSA
EMMA VITALONE – ELENA BRETTI


Il progetto, promosso da Roma Capitale - Assessorato alla Cultura è vincitore dell'Avviso Pubblico Roma Creativa 365. Cultura tutto l'anno in collaborazione con Zètema Progetto Cultura”

 “Eneide-Teatro della migrazione”:

ultimo appuntamento del progetto interculturale

diretto da Matteo Tarasco; Il 26 settembre in scena "Tregua"

presso la Sala Raffaello di Roma

 


Con TREGUA si conclude il percorso di “ENEIDE – Teatro della Migrazione”, un progetto che ha riletto il viaggio di Enea in chiave contemporanea. Dopo l'approdo e la guerra, il racconto giunge al momento decisivo: quello in cui occorre immaginare come ricostruire dopo la distruzione. In scena i canti XI e XII del poema virgiliano.

Come può nascere una città sulle rovine del nemico? Come può una comunità guardare al futuro dopo aver attraversato il conflitto? Attraversando il canto finale dell'Eneide, TREGUA conduce il pubblico nel cuore della tensione tra destino e vendetta, tra giustizia e compassione, ponendo una riflessione sulla possibilità della riconciliazione e sul difficile cammino verso la pace.

 

NOTE DI REGIA

Dopo Eneide / Approdo ed Eneide / Guerra, l’ultimo capitolo del progetto Eneide. Teatro della migrazione 2026 affronta una domanda antica e necessaria: come può nascere una città sulle rovine del nemico? Come può una comunità immaginare il futuro dopo aver attraversato la distruzione?

Eneide / Tregua attraversa il canto finale del poema di Virgilio per condurci nel cuore del conflitto tra destino e vendetta, tra giustizia e compassione. Enea e Turno si affrontano nell’ultimo duello mentre uomini e dei assistono all’epilogo di una lunga catena di sangue. Attorno a loro si accumulano morti, promesse infrante, desideri di rivalsa, generazioni spezzate dalla guerra. Tutto sembra spingere verso l’inevitabilità della violenza. Eppure, proprio nel momento della vittoria, emerge una domanda più profonda: che cosa resta quando la guerra è finita?

Attraverso una scrittura essenziale, cinque voci in scena e immagini poetiche di forte potenza evocativa, il poema di Virgilio si trasforma in una riflessione contemporanea sulla riconciliazione, sull’identità e sul difficile cammino della pace. I personaggi sembrano emergere da un paesaggio di macerie, sospesi tra memoria e destino, tra il peso del passato e la responsabilità del futuro. Le loro parole attraversano il mito per parlare direttamente al nostro tempo, un tempo ancora segnato da confini, guerre, migrazioni e ferite collettive.

In questo ultimo capitolo della trilogia, Enea non è soltanto l’eroe vincitore chiamato a fondare una nuova civiltà: è un uomo costretto a scegliere quale mondo lasciare dopo la guerra. Turno non è soltanto il nemico sconfitto: è il volto umano di ogni sconfitta, di ogni patria perduta, di ogni storia destinata a essere cancellata dai vincitori.

La tregua del titolo non coincide con la fine del conflitto. È piuttosto uno spazio fragile e necessario in cui immaginare una convivenza possibile e riconoscere nell’altro la propria medesima umanità.

Matteo Tarasco


IL PROGETTO

Non è solo teatro, è un cantiere di umanità dove l’antico esodo di Enea incontra le rotte dei migranti di oggi, richiamando alla mente le drammatiche immagini che arrivano dai confini di Ceuta, in Spagna, dove il desiderio di un futuro si scontra con la rigidità delle frontiere. A Roma, tra le mura della Sala Raffaello a Villa Fiorelli, prende vita per il secondo anno consecutivo “ENEIDE – Teatro della Migrazione”, un laboratorio teatrale interculturale e multidisciplinare che, dal 17 agosto al 26 settembre 2026, trasformerà il mito di Virgilio in un’esperienza di viva attualità.

 

L’obiettivo è creare uno spazio di crescita professionale e umana dove la formazione teatrale diventa uno strumento concreto di inclusione e riscatto per giovani artisti provenienti da contesti spesso marginalizzati.

Questa iniziativa si qualifica propriamente come un esperimento di riflessione costante tra passato e presente: un percorso dove il poema classico diventa una chiave di lettura per analizzare le "nuove geografie" dell'accoglienza. 

 

“Ogni episodio rilegge il poema di Virgilio alla luce delle migrazioni contemporanee – spiega Matteo Tarasco - restituendo al mito la sua funzione originaria: raccontare la condizione universale di chi cerca un luogo dove vivere in pace.”  Il progetto, promosso da Roma Capitale - Assessorato alla Cultura è vincitore dell'Avviso Pubblico Roma Creativa 365. Cultura tutto l'anno in collaborazione con Zètema Progetto Cultura. È l’atteso sequel del percorso iniziato nell’estate del 2025. Se la prima edizione aveva esplorato la fuga da una Troia in fiamme, il 2026 segna il momento cruciale dell’arrivo e della costruzione di una nuova appartenenza.

 

Il cuore dell'operazione risiede nella sperimentazione teatrale come strumento di formazione: trenta giovani performer under 35, italiani e migranti, partecipano a un laboratorio intensivo di 45 giorni che spazia dalla drammaturgia collettiva alla vocalità multilingue. Gli spettacoli in programma - Approdo, Guerra e Tregua - rappresentano la restituzione pubblica di un quadro generale di crescita professionale.

 

Il sipario si alzerà ufficialmente il 29 agosto con “Approdo”, la prima tappa performativa che segna il culmine del primo modulo del laboratorio. In questo appuntamento inaugurale, i trenta performer porteranno in scena un Enea che non sbarca solo sulle rive del Lazio, ma arriva direttamente nel nostro presente attraversato da esili e nuove appartenenze. Il significato profondo di “Approdo” risiede nel guardare all'Eneide come a un'opera ancora capace di parlare all'oggi, intrecciando il mito antico con le storie contemporanee dei ragazzi in scena. Grazie all'uso delle lingue madri e a una messa in scena corale e fisica, lo spettacolo punta a un'accessibilità totale, rendendo il messaggio di accoglienza e memoria comprensibile a tutti.

 

Per chi desidera partecipare a questo viaggio, l’ingresso è libero e gratuito presso la Sala Raffaello. È possibile assistere alle tre tappe performative - 29 agosto APPRODO, 12 settembre GUERRA e 26 settembre TREGUA - prenotando il proprio posto tramite l'Associazione Culturale IGLOO. Ogni serata sarà arricchita da buffet multiculturali per stimolare il dialogo tra artisti e cittadinanza. 

 

In questo contesto, la scelta della location è densa di significato. Il progetto abita la cornice della Sala Raffaello (situata all’interno della Chiesa dei Santi Fabiano e Venanzio a Villa Fiorelli, in un quartiere semicentrale e multiculturale) e risponde alla volontà di attivare nuove geografie culturali urbane,valorizzando i legami tra memoria storica e nuove cittadinanze. Se Enea cercava una terra dove gettare le basi di un nuovo inizio, questo quartiere multiculturale appare oggi come l’approdo naturale per una moderna epopea urbana, trasformando una piazza storica in una potente metafora contemporanea del viaggio e dell'accoglienza.

 

STAFF - La direzione artistica e la conduzione del laboratorio sono affidate a Matteo Tarasco, regista teatrale di rilievo internazionale, con esperienze in ambito accademico e interculturale, tra cui Harvard University e LAMDA di Londra. L’organizzazione generale è curata da Massimo Di Rollo, esperto in gestione di eventi culturali e progettazione. Per garantire qualità artistica il team sarà interamente formato da professionisti del settore, tra cui un assistente alla regia, un mediatore culturale con competenze nella facilitazione linguistica e inclusiva, e uno staff tecnico composto da operatori audio/video e tecnici luci. 

 

CURRICULUM PROFESSIONALE - Ass. Cult. IGLOO si è affermata come una nuova e vivace realtà nel panorama teatrale romano. In pochissimo tempo, l’associazione ha prodotto tre spettacoli di grande spessore: “Gli Atti Unici” di Anton Čechov a maggio 2025, la tragicomica commedia in romanesco “Alcazar” di Gianni Clementi a marzo 2025, e una sorprendente versione di “Molto Rumore per Nulla” di Shakespeare a giugno 2024, che ha conquistato pubblico e critica, vincendo numerosi premi.

 


Matteo Tarasco

PROGRAMMAZIONE SPETTACOLI


12 settembre 2026 GUERRA

Enea è finalmente approdato alla terra promessa. Il viaggio è terminato, ma la prova più difficile deve ancora cominciare. Per fondare una città, per costruire una patria, dovrà attraversare il sangue

 

26 settembre 2026 TREGUA

Come può nascere una città sulle rovine del nemico? Come può una comunità immaginare il futuro dopo aver attraversato la distruzione?  Eneide / Tregua attraversa il canto finale del poema di Virgilio per condurci nel cuore del conflitto tra destino e vendetta, tra giustizia e compassione

Sicilia : 11 Comuni rispondono al FOIA di ANAFePC. Nuova istanza a Schifani sulle dighe e denuncia per il caso Maddalusa

Si amplia l'azione di trasparenza promossa dall'Accademia Nazionale per l'Alta Formazione e Promozione della Cultura, del Lavoro e del Sociale (ANAFePC). Salgono a 11 le Amministrazioni comunali siciliane che hanno dato riscontro all'istanza di accesso civico generalizzato (FOIA) notificata a 21 Enti: ai primi dati trasmessi da Caltanissetta e Piazza Armerina si aggiungono oggi i riscontri formali di Licata, Favara, Gela, Siracusa, Misterbianco, Cefalà Diana, San Cataldo, Termini Imerese ed Enna. I Comuni hanno inviato la documentazione su perdite strutturali, cantieri e turnazioni, sanando la posizione rispetto ai ricorsi inoltrati da ANAFePC ad ANAC, Assessorato e Corte dei Conti.

Contestualmente, l'Associazione ha inviato un'interpellanza istituzionale al Presidente della Regione Siciliana, Renato Schifani, per fare chiarezza sulla reale capacità utile degli invasi e sul livello di insabbiamento dei fondali, richiedendo verifiche ispettive straordinarie sui collaudi delle dighe e sulla gestione delle reti.

I vertici dell'Associazione intervengono direttamente per fare il punto sulla situazione:

“Accogliamo con favore lo spirito di cooperazione dimostrato dalle Amministrazioni comunali che hanno scelto la via della trasparenza fornendo i dati richiesti. Ora la palla passa alla Regione: è indispensabile fare chiarezza tecnica sui volumi reali d'acqua disponibili negli invasi rispetto a quelli teorici dei bollettini, per comprendere le vere cause dei razionamenti che stanno mettendo in ginocchio interi territori”, dichiara Calogero Coniglio, Presidente ANAFePC.

Parallelamente alla verifica contabile e burocratica, ANAFePC solleva una netta denuncia sulla gestione dell'emergenza a Maddalusa, frazione costiera di Agrigento, dove circa duemila residenti si trovano senza acqua corrente da oltre 130 giorni consecutivi.

Il silenzio delle istituzioni di fronte al dramma di Maddalusa è intollerabile. Non si può assistere passivamente a una crisi idrica che è ormai un'emergenza umanitaria e di sanità pubblica. Abbiamo già depositato tre proposte concrete durante il Consiglio Comunale aperto dello scorso 27 agosto: serve un piano straordinario di approvvigionamento tramite autobotti per tutte le famiglie, non solo per i soggetti fragili. Invitiamo i cittadini a segnalare i disservizi tramite il nostro modulo anonimo per trasformare la sete del territorio in un atto di accusa formale”, aggiunge Maurizio Cirignotta, Vice Presidente ANAFePC.

ANAFePC reitera la richiesta di attivazione immediata di moduli di stoccaggio centralizzati e cisterne condominiali per garantire il fabbisogno primario della popolazione e invita la cittadinanza a compilare il modulo per il Censimento Nazionale al link: https://forms.gle/aVu5xKZpvNwoD9Ac9.

venerdì 18 settembre 2026

Amianto, Tribunale di Lecce: definitiva la condanna della Difesa per la morte di un ex dipendente per oltre 40anni dell’Arsenale di Taranto

 AMIANTO, TRIBUNALE LECCE - DEFINITIVA LA CONDANNA DELLA DIFESA PER MORTE EX DIPENDENTE PER OLTRE 40 ANNI ALL'ARSENALE DI TARANTO

Ai figli 692 mila euro di risarcimento. Il padre era stato colpito da mesotelioma pleurico diffuso e inoperabile

 

17 settembre 2026 - È definitiva la condanna con cui il Tribunale di Lecce impone al Ministero della Difesa il risarcimento complessivo di 692.247 euro in favore dei tre figli di un uomo di Monteiasi (TA), per oltre quarant’anni dipendente civile della Marina Militare presso l’Arsenale di Taranto, morto il 15 maggio 2019 per un mesotelioma pleurico causato dall’esposizione all’amianto.

Uploaded ImageLa decisione, passata in giudicato, ha riconosciuto a ciascuno il danno non patrimoniale per la perdita del padre. Il Ministero è stato inoltre condannato al pagamento delle spese di lite e della consulenza tecnica d’ufficio.

L’uomo aveva trascorso quasi tutta la propria vita lavorativa all’Arsenale della Marina Militare di Taranto. Entrato giovanissimo alla Scuola Allievi Operai nel 1959, aveva poi lavorato alle dipendenze civili della Marina fino al pensionamento, nel marzo del 2006, prima come tipografo e successivamente come impiegato amministrativo. Un percorso durato oltre 44 anni, interrotto soltanto dai 18 mesi del servizio militare di leva come meccanico attrezzista presso l’Arsenale di La Spezia. Nel corso della sua lunga attività alle dipendenze della Difesa era stato esposto all’amianto.

Nel 2018 si manifesta il mesotelioma pleurico diffuso e inoperabile. Le condizioni dell’uomo peggiorano progressivamente fino alla morte, avvenuta nella sua Monteiasi il 15 maggio 2019, all’età di 74 anni.

La consulenza tecnica d’ufficio individua nel mesotelioma la causa preponderante del decesso e ne riconosce il rapporto causale con l’esposizione all’amianto. Nel quantificare il danno subito dai tre figli, il Tribunale tiene conto dell’età della vittima e dei familiari, attribuendo specifico rilievo anche all’intensità della relazione familiare.

Uploaded ImageMa proprio sull’esposizione alla fibra killer il Tribunale si sofferma con un passaggio particolarmente significativo. Nella sentenza si legge che emerge con chiarezza il contatto del lavoratore con le sostanze nocive, «nonostante fosse fatto notorio la pericolosità dell’esposizione a sostanze altamente tossiche quali l’amianto».

«C’è un dato che le sentenze stanno facendo emergere con sempre maggiore chiarezza – dichiara Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto –: la pericolosità dell’amianto era già conosciuta e questi lavoratori avevano diritto a essere protetti. Non possiamo continuare a considerare quanto accaduto come il risultato di un rischio imprevedibile. Parliamo di uomini che hanno trascorso una parte importante della propria vita al servizio dello Stato e che, a distanza di anni, ne hanno pagato le conseguenze con la malattia e, troppo spesso, con la vita. È una verità con la quale le istituzioni devono confrontarsi.»

Per informazioni e assistenza ONA: Numero verde 800 034 294 – www.osservatorioamianto.it 

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