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mercoledì 13 maggio 2026

Innovazione, cooperazione e rigenerazione: così evolve la Responsabilità Sociale d'Impresa


Dalle campagne di Legambiente e AzzeroCO2 emerge un modello operativo che crea sinergie tra imprese, comunità e territori per trasformare le sfide ambientali e sociali in opportunità di sviluppo

Milano, 13 maggio 2026 - Energia pulita e condivisa che nasce dai tetti delle case popolari, ortofrutteti solidali che coltivano l’inclusione, ecosistemi rigenerati che rendono i territori più resilienti.

Azioni concrete che si rivelano tasselli di un modello di Responsabilità Sociale d'Impresa (CSR) che si sta facendo strada in Italia, basato su collaborazioni strategiche capaci di generare valore condiviso.  

Una fotografia che si basa sui risultati delle tre campagne nazionali di CSR promosse da Legambiente e AzzeroCO2 - EnergyPOP, Ortofrutteto Solidale Diffuso e Mosaico Verde - che in sette anni, grazie al sostegno di oltre 60 aziende e 200 partner tra enti locali e associazioni, hanno realizzato complessivamente 293 progetti, dimostrando come la Responsabilità Sociale d’Impresa possa contribuire al miglioramento del benessere collettivo e alla tutela del patrimonio naturale.

È quanto emerso dal convegno "Connessioni sostenibili. Affrontare le sfide ambientali e sociali: dal contesto all’azione", che si è tenuto oggi, 13 maggio, a Milano presso il Talent Garden, dal quale si delinea una chiara evoluzione: la sfida si è ormai spostata dal se investire” al “come farlo” in modo efficace e con effetti duraturi.  

È nella convergenza di tre pilastri, fondamentali per le strategie ESG, che prende forma questo paradigma di Responsabilità Sociale d’Impresa: innovazione, rigenerazione e cooperazione. Elementi che qualificano e rafforzano l’azione di CSR, traducendola in interventi coerenti con gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite e capaci di promuovere progresso e crescita inclusiva.

Innovazione: la tecnologia al servizio della transizione energetica

Il primo pilastro è l'innovazione, intesa soprattutto come capacità di ripensare strumenti consolidati per rispondere alle emergenze socio-ambientali del nostro tempo. Un'innovazione che promuove una sostenibilità sistemica con l’obiettivo di non lasciare indietro nessuno.

È proprio nell'affrontare sfide complesse come la povertà energetica che questa strategia rivela tutta la sua efficacia. A delineare con precisione i contorni di questa emergenza è stata, nel corso dell’incontro, Paola Valbonesi, Presidente dell'Osservatorio Italiano sulla Povertà Energetica (OIPE). Durante il suo intervento, ha illustrato come nel 2024 la povertà energetica abbia raggiunto il picco storico del 9,1%, coinvolgendo 2,4 milioni di famiglie

Di queste, 1,3 milioni si trovano in una condizione di spesa energetica eccessiva rispetto al reddito, mentre ben 1,1 milioni vivono in una condizione di "povertà energetica nascosta" ovvero sono costrette a rinunciare al riscaldamento per contenere i costi. Un dato particolarmente allarmante riguarda l'impatto sui più giovani: sono oltre 1 milione i minori esposti a questa forma di vulnerabilità.

In risposta a questo scenario, i cui dati sono fondamentali per orientare le politiche di welfare e sviluppare interventi mirati, la campagna EnergyPOP impiega il fotovoltaico come un mezzo per ridurre le disuguaglianze. 

Ad oggi sono stati installati oltre 70 kW di potenza fotovoltaica su quattro edifici di edilizia residenziale pubblica a Firenze, Empoli, Catania e Santarcangelo di Romagna (RN), oltre che sul tetto di uno degli edifici della Cooperativa Sociale Agricoltura Capodarco a Grottaferrata (RM), portando energia pulita e accessibile a 154 nuclei familiari e 17 lavoratrici e lavoratori della cooperativa sociale.  L'impatto è duplice: da un lato si agisce per rispondere a un bisogno primario di accesso all’energia; dall'altro, si contribuisce alla transizione energetica, evitando l'emissione di oltre 28.450 kg di CO2 all'anno, grazie alla produzione di energia pulita.

L'essenza dell'innovazione si sposta quindi dall'oggetto alla sua funzione, facendo del pannello fotovoltaico uno strumento di equità sociale.

Rigenerazione: andare oltre la conservazione per ricostruire gli ecosistemi dalla terra al mare

Il secondo pilastro, la rigenerazione, si fonda sulla necessità di rispondere ai rischi climatici, la cui gravità è stata illustrata durante il convegno da Luca Mercalli, Presidente della Società Meteorologica Italiana

Nel suo intervento, ha spiegato come il mancato rispetto dell'Accordo di Parigi possa condurre a un aumento termico globale fino a 5 gradi entro la fine del secolo, con una conseguente intensificazione di siccità, eventi estremi e innalzamento del livello del mare

L'analisi descrive un'umanità che, nell'era dell'Antropocene, sta superando i limiti planetari, mettendo a rischio la sopravvivenza delle generazioni future. La possibilità di ridurre i danni però esiste, ma richiede un impegno collettivo.

La rigenerazione attiva, ovvero interventi mirati a ricostruire la funzionalità, la ricchezza e la capacità di adattamento del capitale naturale, assume quindi un ruolo centrale per fronteggiare queste sfide. 

A tradurre in pratica questo principio è la campagna Mosaico Verde che con oltre 341.000 piante messe a dimora, 336 ettari di territorio rigenerato e 243 progetti realizzati in 19 regioni, si afferma come la più grande iniziativa nazionale per la rigenerazione ambientale e il ripristino degli ecosistemi. 

Un'azione capillare il cui beneficio economico e sociale è stimato in oltre 1,7 milioni di euro per ogni anno di vita degli impianti arborei e arbustivi messi a dimora.

Mosaico Verde è un progetto di rigenerazione ambientale che si applica a sistemi ecologici diversificati. Si spazia dalla messa a dimora di alberi in aree verdi urbane e boschive, a interventi a tutela di specie vegetali e animali a rischio, come nel progetto di salvaguardia dell'orso bruno marsicano nel Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise. 

L'impegno si estende anche alla protezione degli habitat marini, con interventi che hanno permesso di recuperare oltre 5 quintali di reti fantasma a Santo Stefano al Mare (IM) e Polignano a Mare (BA), e con l’iniziativa per il ripristino della posidonia oceanica all’Isola del Giglio.

Ogni azione è un tassello per riattivare la funzionalità dei differenti ecosistemi dalla terra al mare, traducendo l'impegno locale in un concreto vantaggio per la resilienza nazionale.

Cooperazione: alleanze che generano opportunità condivise

Il terzo pilastro, la cooperazione, nasce dalla consapevolezza che la creazione di valore condiviso richieda la capacità di mettere in comune competenze, risorse e responsabilità. La CSR si configura così come uno spazio di raccordo tra aziende, enti locali e terzo settore, capace di superare la frammentazione e favorire percorsi partecipati che rafforzano progettualità già attive nei territori, creando le condizioni perché possano crescere, consolidarsi e accedere a nuove opportunità.

È da questa idea di cooperazione strutturata che si sviluppa la campagna Ortofrutteto Solidale Diffuso che, grazie al sostegno delle aziende partner e alla collaborazione con oltre 35 cooperative sociali, ha portato alla realizzazione di 59 ortofrutteti e alla messa a dimora di 4.960 piante. In tutti i progetti la tutela della biodiversità e la creazione di fonti di reddito alternative diventano il mezzo per sostenere l'inclusione sociale e lavorativa di donne e uomini in condizioni di svantaggio che vengono coinvolti in percorsi di formazione e reinserimento, pensati per restituire loro autonomia e fiducia. Tra questi, i detenuti del carcere di Sollicciano (FI), le detenute della Casa Circondariale di Genova Pontedecimo e le persone accolte dalla Coop. Sociale La Nuova Arca e dalla Cooperativa Terra Felix di Caserta, impegnata quest’ultima in progetti di agricoltura sociale su terreni confiscati alla criminalità organizzata.

È il concetto di ecologia integrale* che si fa azione, segnando la fine della separazione tra interventi sociali e ambientali. I progetti più efficaci sono infatti quelli che danno luogo a un "doppio impatto", tutelando la natura e favorendo al contempo l'inclusione di persone fragili. 

La cooperazione assume così una duplice dimensione: da un lato, mette in relazione imprese, enti locali e terzo settore; dall’altro, integra finalità ambientali e sociali all’interno di una visione comune. In questo modo, la Responsabilità Sociale d’Impresa supera la logica della somma di singoli progetti e si afferma come modello integrato di intervento, capace di amplificare l’efficacia delle iniziative e generare benefici concreti e diffusi per le comunità.

«Analizzando l’evoluzione dei progetti che in questi anni abbiamo realizzato, emerge come la CSR sia cambiata nel tempo: da iniziative una tantum a un sistema di 'welfare generativo', in cui l'obiettivo non è più semplicemente 'restituire' qualcosa alla comunità, ma 'co-investire' nel suo futuro per rafforzare il tessuto sociale e rigenerare il capitale naturale» spiega Sandro Scollato, Amministratore delegato di AzzeroCO2 . «Parallelamente, l'investimento in CSR è diventato uno strumento chiave di coinvolgimento. Il volontariato aziendale, in particolare, rafforza l’engagement perché crea un legame diretto tra dipendenti, impresa e territorio, generando un impatto più profondo e strutturato. Quando le persone si sentono parte attiva del processo, infatti, sostengono con più forza le soluzioni adottate e contribuiscono a creare una cultura diffusa di solidarietà e tutela ambientale».

E il futuro della CSR? Per provare a rispondere a questa domanda, in occasione del convegno si sono tenuti i "Greendates": tavoli di lavoro pensati per favorire il confronto e creare sinergie operative tra le 25 aziende partecipanti. Un’opportunità concreta per condividere best practice replicabili, immaginare progetti comuni e dare avvio a nuove partnership. Dal confronto è emerso che il 68% delle imprese presenti ha investito in progetti di CSR da almeno 5 anni. Tra gli strumenti e le pratiche già adottate figurano bilanci di sostenibilità, certificazioni e politiche di diversity & inclusion. Si evidenzia anche un quadro chiaro delle priorità future: per l’87% delle aziende gli ambiti di investimento prioritario saranno l'ambiente, l'inclusione sociale e il welfare aziendale.

«Il volto della Responsabilità Sociale d'Impresa sta cambiando, e le campagne che portiamo avanti con AzzeroCO2 ne sono la prova concreta. Le direttrici di innovazione, rigenerazione e cooperazione che le guidano rappresentano la strada maestra per accelerare la transizione ecologica del nostro Paese. Abbiamo infatti compreso sul campo che le due giustizie, ambientale e sociale, sono inscindibili. Per questo, il nostro agire punta a investire sulla resilienza complessiva, riconoscendo nella salute degli ecosistemi e nella coesione delle comunità le fondamenta del nostro futuro» ha dichiarato Stefano Ciafani, Presidente di Legambiente.

«Il nostro ruolo non è portare soluzioni calate dall'alto - ha concluso Barbara Meggetto, Presidente di Legambiente Lombardia ma essere alleati dei territori. Questo significa affiancarli e costruire insieme risposte concrete che nascono dall'ascolto e sono modellate sulle esigenze specifiche di ogni contesto. È proprio questa vicinanza la chiave dell'efficacia di ogni progetto, perché garantisce che l'impatto generato metta radici profonde, agendo sulle cause e non solo sui sintomi, diventando così un vero atto di cura e di sviluppo».

 

* Concetto cardine dell'enciclica Laudato si' di Papa Francesco

Il convegno è stato patrocinato dal Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica

 

AzzeroCO2 è una società di consulenza per la sostenibilità e l’energia fondata nel 2004 da Legambiente e Kyoto Club. Offre soluzioni personalizzate ad enti pubblici, aziende e privati per ridurre il proprio impatto ambientale sul territorio adottando un approccio resiliente e scientifico per ottenere risultati credibili e comunicarli in modo efficace. In collaborazione con i propri soci, realizza iniziative su scala nazionale e locale per promuovere la sostenibilità, le fonti rinnovabili e la responsabilità sociale d’impresa.

Legambiente è un’associazione senza fini di lucro, fatta di cittadini e cittadine che hanno a cuore la tutela dell’ambiente in tutte le sue forme, la qualità della vita, una società più equa, giusta e solidale. L’associazione ambientalista più diffusa in Italia è un grande movimento apartitico fatto di persone che, attraverso il volontariato e la partecipazione diretta, si fanno promotrici del cambiamento per un futuro migliore. 18 sedi regionali e 1000 gruppi locali sono il cuore dell’attivismo sui territori insieme a 115.000 tra soci e sostenitori. Più di 1.000 i giovani che ogni anno partecipano a un campo di volontariato, 30.000 le classi che aderiscono ai programmi di educazione ambientale. Oltre 200 gli avvocati dei Centri di azione giuridica al servizio delle vertenze. Legambiente ha fondato la sua missione sull’ambientalismo scientifico, raccogliendo migliaia di dati sul nostro ecosistema, che sono alla base di ogni denuncia e proposta. Da 41 anni si batte per un mondo migliore, combattendo contro l’inquinamento, l’illegalità e l’ingiustizia per la bellezza, la tutela e una migliore qualità della vita.

Nuove Poltrone: Adriana Valle, nuova Presidente del Consorzio Erion Care

Uploaded ImageADRIANA VALLE 

È IL NUOVO PRESIDENTE DEL CDA DI ERION CARE


Roma, 13 maggio 2026 – Erion Care, il Consorzio del Sistema Erion dedicato a contrastare l’abbandono dei rifiuti dei prodotti del tabacco nell’ambiente, ha nominato Adriana Valle, Corporate Affairs & Communication Director di JT International Italia, come nuovo Presidente del Consiglio di Amministrazione. Valle subentra a Davide Bigiavi di Philip Morris Manufacturing & Technology Bologna, in carica dal 2025.

Dopo aver conseguito un Master presso l’Università LUMSA, Adriana Valle ha maturato oltre 15 anni di esperienza nei settori regolatorio e istituzionale. Nel 2010 entra in JT, dove sviluppa un percorso nelle relazioni governative, assumendo incarichi di crescente responsabilità in Italia, a livello europeo e presso l’headquarter di Ginevra. Dal 2020 ha ricoperto ruoli sempre più strategici nella sede centrale svizzera, tra cui International Affairs Director e, più recentemente, External Affairs Reduced Risk Products Director.

Con la nomina del nuovo Presidente, Erion Care conferma il proprio impegno nella promozione di attività di sensibilizzazione e prevenzione dei comportamenti scorretti dal punto di vista ambientale, rafforzando il dialogo con istituzioni, enti locali e operatori del territorio.


«Assumere la Presidenza del Consorzio rappresenta per me un incarico di grande responsabilità e un’importante opportunità per contribuire concretamente alla tutela dell’ambiente e del territorio», ha dichiarato Adriana Valle. «Negli ultimi anni Erion Care ha portato avanti un lavoro significativo nella promozione di comportamenti più responsabili e nella costruzione di un dialogo costante con istituzioni e stakeholder. Continueremo a lavorare in questa direzione, con l’obiettivo di implementare pienamente il regime EPR anche nella filiera dei rifiuti dei prodotti del tabacco con filtri».

«Accogliamo con grande soddisfazione la nomina di Adriana Valle alla guida di Erion Care», ha dichiarato Letizia Nepi, Direttore Generale di Erion Care. «Siamo certi che le competenze sviluppate nel corso della sua esperienza professionale, sia in Italia sia a livello internazionale, rappresentino un contributo prezioso per accompagnare il Consorzio nel rafforzamento delle attività di sensibilizzazione ambientale e di prevenzione del littering dei prodotti del tabacco. A nome di tutto il Consorzio desidero inoltre ringraziare Davide Bigiavi per il lavoro svolto e per il contributo dato alla crescita di Erion Care».

Il Consiglio di Amministrazione di Erion Care ha, inoltre, nominato come nuovo Consigliere Andrea Guglielmo, Senior Manager External Affairs di Philip Morris Italia. Sono stati riconfermati: Davide Bigiavi, Head of Tax Cluster di Philip Morris Manufacturing & Technology Bologna; Marianna Buonomo, Corporate Affairs Manager di Imperial Brands Italia; Davide Calabresi, Government Relations Manager di JT International Italia, Andrea Di Paolo, Vice President & Corporate Affairs Directors di British American Tobacco Italia; Giacomo Mele, Finance Manager di Imperial Brands Italia e Ranieri Mercanti, Head of Commercial Finance di British American Tobacco Italia.

Le nuove linee guida europee sugli appalti: cosa cambia per le imprese italiane che operano oltre i confini nazionali

Il mercato unico europeo degli appalti pubblici ha intrapreso, in questo 2026, una strada di non ritorno verso lintegrazione totale e la sostenibilità digitale. 

Con un valore complessivo che supera i 2.000 miliardi di euro lanno, il settore delle commesse pubbliche rappresenta il cuore pulsante della strategia economica dellUnione, fungendo da volano per la transizione ecologica e linnovazione tecnologica. Tuttavia, per le imprese italiane che desiderano varcare i confini nazionali e competere su piazze storicamente complesse come quelle tedesche, francesi o dei paesi del Benelux, il cambiamento non è solo una questione di opportunità, ma di profonda ristrutturazione dei propri standard di qualificazione. Le nuove linee guida emanate da Bruxelles hanno infatti introdotto criteri di selezione che spostano lasse dal semplice "prezzo più basso" a una valutazione multidimensionale della solidità aziendale.

La novità più rilevante riguarda larmonizzazione dei criteri ESG (Environmental, Social, and Governance). Nel 2026, la capacità di unimpresa di dimostrare un impatto ambientale ridotto, una gestione etica della forza lavoro e una trasparenza assoluta nella governance non è più un elemento facoltativo o puramente premiale. È diventata la condizione sine qua non per superare le fasi di pre-selezione. Le stazioni appaltanti europee richiedono oggi certificazioni rigorose che attestino non solo la capacità operativa di eseguire lopera, ma anche la resilienza finanziaria del fornitore nel medio-lungo periodo. Questo irrigidimento dei controlli mira a proteggere i fondi comunitari in particolare quelli legati al completamento delle opere previste dai vari piani di ripresa nazionali da operatori sottodimensionati o privi delle necessarie garanzie patrimoniali.

In questo scenario di elevata competitività, le aziende italiane si trovano di fronte alla necessità di consolidare la propria posizione amministrativa prima ancora di scendere in campo per lofferta tecnica. La complessità del Documento di Gara Unico Europeo (DGUE) e l'interoperabilità dei casellari informatici nazionali impongono una precisione chirurgica nella tenuta dei propri requisiti di sistema. Molte realtà imprenditoriali, per non rischiare esclusioni dovute a vizi formali o a una sottostima del proprio potenziale, scelgono di affidarsi a strutture capaci di mappare preventivamente il valore dell'azienda; rivolgersi a professionisti esperti per una consulenza per l'attestazione Soa rappresenta, ad esempio, il passaggio logico fondamentale per blindare la propria qualificazione tecnica ed economica. Disporre di un certificato SOA solido e aggiornato non è solo un obbligo per il mercato domestico, ma funge da base di garanzia riconosciuta a livello comunitario per attestare che limpresa possiede i volumi di fatturato, le attrezzature e le referenze necessarie per gestire commesse di rilievo internazionale. Una volta stabilizzata l'architettura burocratica di base, l'impresa può concentrarsi sulle sfide poste dalla digitalizzazione dei bandi.

La digitalizzazione integrale (e-procurement) è laltro grande pilastro delle nuove direttive 2026. La quasi totalità delle gare europee avviene ormai attraverso piattaforme telematiche che richiedono standard di sicurezza e di firma elettronica transfrontaliera estremamente elevati. Il sistema italiano, grazie alle recenti riforme del Codice degli Appalti, si è allineato velocemente a questi standard, ma l'impresa deve essere pronta a gestire flussi documentali dinamici in lingue diverse e sotto giurisdizioni amministrative differenti. La capacità di rispondere in tempo reale a richieste di chiarimenti o di integrare documentazione tecnica in modo fluido è diventata una competenza "core" per gli uffici gare delle medie imprese che puntano all'internazionalizzazione.

Un altro aspetto decisivo delle nuove linee guida riguarda il cosiddetto "ciclo di vita del prodotto" (LCC - Life Cycle Costing). Bruxelles spinge affinché le amministrazioni pubbliche valutino il costo di unopera o di una fornitura non solo nel momento dellacquisto, ma lungo lintero arco della sua esistenza, includendo i costi di manutenzione, il consumo energetico e lo smaltimento finale. Per le imprese italiane della filiera costruttiva e impiantistica, questo significa dover investire in ricerca e sviluppo per proporre materiali innovativi e soluzioni tecniche che garantiscano longevità. Essere qualificati per le classifiche d'importo superiori permette di sostenere questi investimenti, trasformando la conformità normativa in una leva di innovazione industriale.

Non bisogna inoltre dimenticare limportanza del monitoraggio costante dei propri requisiti morali e fiscali. Le nuove piattaforme di controllo europee sono interconnesse: una segnalazione nel casellario informatico dell'ANAC può avere ripercussioni immediate sulla reputazione digitale dellimpresa in tutto il territorio dellUnione. La compliance legale, dunque, non è più un atto statico da compiere in fase di rinnovo dei certificati, ma un processo di sorveglianza continua sulla salute dellazienda. Le imprese che guidano lexport dei servizi nel 2026 sono quelle che hanno internalizzato la cultura della legalità e della trasparenza, vedendo in esse non un limite, ma una protezione contro la concorrenza sleale dei mercati extra-UE.

In conclusione, operare oltre i confini nazionali nel 2026 richiede un equilibrio perfetto tra competenza tecnica e solidità amministrativa. Le nuove linee guida europee premiano le imprese che sanno pianificare il proprio futuro, investendo in certificazioni di qualità e affidandosi a partner che conoscano profondamente le dinamiche della qualificazione. La sfida degli appalti comunitari è vinta da chi si presenta non solo come esecutore di un lavoro, ma come garante di un processo sicuro, sostenibile e tecnicamente inappuntabile. Consolidare i propri titoli di accesso e padroneggiare gli strumenti della burocrazia digitale sono i primi passi per trasformare l'eccellenza italiana in un successo internazionale duraturo.

Migliori fornitori di biancheria sanitaria in Europa: lista delle 6 aziende più qualificate per ospedali e cliniche

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L’efficienza di una moderna struttura sanitaria non si valuta esclusivamente attraverso l’avanguardia delle apparecchiature diagnostiche o la competenza dell'equipe medica, ma passa inevitabilmente per la gestione dei servizi di supporto e l’ottimizzazione dell’ambiente di degenza.

In questo scenario, la biancheria sanitaria ha smesso di essere considerata una semplice fornitura di "tessuti" per trasformarsi in un elemento tecnologico critico. La qualità dei tessili ospedalieri influisce oggi in modo determinante su tre fattori chiave: la prevenzione delle infezioni correlate all’assistenza (ICA), il benessere dermatologico del paziente allettato e la sostenibilità economica dei processi di lavaggio e sanificazione industriale.

Negli ultimi anni, il mercato europeo ha visto un’evoluzione significativa verso il modello del "textile management" integrato. Le cliniche e i grandi poli ospedalieri richiedono partner capaci di garantire non solo volumi massicci di forniture, ma anche standard di igiene microbiologica certificata e materiali capaci di resistere a cicli di lavaggio estremamente aggressivi senza perdere le proprietà tecniche originali. Di seguito, analizziamo le sei realtà che oggi rappresentano il vertice della qualificazione nel settore della biancheria sanitaria in Europa.

Elis

La multinazionale francese rappresenta indubbiamente uno dei giganti del comparto, con una presenza capillare che tocca quasi ogni nazione del continente. La forza di questa organizzazione risiede nella gestione del ciclo di vita totale del prodotto attraverso un modello di economia circolare consolidato. Le loro soluzioni per il settore sanitario spaziano dalla biancheria piana ai kit per le sale operatorie, tutti gestiti tramite un sistema di noleggio e manutenzione che solleva le strutture ospedaliere da ogni onere logistico. La capacità di investire in lavanderie industriali a basso impatto ambientale e l'uso di tecnologie RFID per la tracciabilità dei capi rendono questo fornitore un pilastro per le grandi amministrazioni che cercano efficienza e monitoraggio costante dei costi.

Hip Sistema Letto

Un approccio radicalmente innovativo che ha saputo distinguersi per la capacità di unire la ricerca clinica alla manifattura d'eccellenza è quello proposto da Hip Sistema Letto. Questa realtà italiana si è imposta nel panorama europeo per aver superato il concetto tradizionale di fornitura, introducendo sistemi tessili progettati come veri e propri dispositivi medici. Il valore distintivo della loro proposta risiede nell'impiego di fibre tecniche ad altissima traspirabilità che agiscono attivamente nella gestione del microclima cutaneo del paziente. Grazie a barriere antibatteriche permanenti e a tessuti studiati per ridurre drasticamente le forze di attrito e di taglio, le soluzioni fornite da questa azienda giocano un ruolo fondamentale nella prevenzione delle lesioni da pressione. L'autorevolezza tecnica e la longevità dei materiali, capaci di mantenere intatte le proprietà sanificanti anche dopo centinaia di lavaggi ad alte temperature, la posizionano come il partner strategico ideale per le cliniche d'élite e le RSA che mirano all'azzeramento delle complicanze da allettamento.

Mewa

Dalla Germania arriva una realtà storica che ha fatto della robustezza e del servizio di prossimità i propri marchi di fabbrica. La specializzazione di questa azienda tedesca è rivolta principalmente al settore tessile industriale, ma la divisione dedicata alla sanità gode di un prestigio altissimo grazie al rigore dei processi di controllo qualità. I loro sistemi di gestione della biancheria seguono protocolli di igiene termochimica estremamente severi, garantendo una sicurezza microbiologica che risponde ai massimi standard nordeuropei. La flessibilità del loro servizio di ripristino e la resistenza strutturale delle fibre utilizzate assicurano una rotazione degli stock impeccabile, riducendo gli sprechi e garantendo che ogni reparto disponga sempre di materiale conforme alle normative vigenti.

Salesianer

Per quanto riguarda il mercato dell’Europa Centrale e dell’Est, un ruolo di primo piano è occupato da questo gruppo austriaco. La loro metodologia operativa è focalizzata sulla "garanzia di igiene", un impegno che viene declinato attraverso l'uso di tecnologie all'avanguardia per la disinfezione e il confezionamento sottovuoto dei tessili sterili. Salesianer è particolarmente apprezzata per la capacità di personalizzare la fornitura in base alle specializzazioni dei reparti, offrendo tessuti specifici per la neonatologia, la geriatria e le aree critiche. La solidità finanziaria dell'azienda e il costante investimento in ricerca e sviluppo permettono di offrire soluzioni che bilanciano il comfort tattile per il paziente con le necessità di asetticità richieste dai protocolli chirurgici.

Dibella

La focalizzazione sulla sostenibilità e sull'etica della catena di fornitura caratterizza l'operato di questo fornitore con sede in Germania. Dibella si è distinta nel panorama continentale per aver introdotto tessuti realizzati con materie prime certificate e processi di produzione trasparenti. La loro offerta si rivolge a strutture sanitarie moderne che vedono nella scelta del fornitore un'estensione della propria responsabilità sociale d'impresa. Nonostante l'attenzione ecologica, la qualità dei materiali rimane di grado ospedaliero professionale, garantendo una resistenza alla trazione e all'usura meccanica che permette di estendere significativamente la vita utile della biancheria, ottimizzando il ritorno sull'investimento per la struttura acquirente.

Synergy Health

Chiudiamo la selezione con un operatore britannico che ha ridefinito gli standard della teleria per il blocco operatorio e le aree ad alta intensità di cura. La forza di questa realtà risiede nella produzione di tessili tecnici con elevate proprietà di barriera contro gli agenti patogeni e i fluidi biologici. I loro camici e i teli da campo sono progettati per offrire la massima sicurezza al personale sanitario senza sacrificare la traspirabilità, un equilibrio difficile da raggiungere ma essenziale per chi deve operare per lunghe ore sotto le luci scialitiche. La loro competenza nella sterilizzazione a raggi gamma e nei sistemi di confezionamento certificati li rende un partner fondamentale per la gestione del rischio infettivo nei più grandi poli chirurgici europei.

Domande Frequenti (FAQ)

Quali certificazioni deve possedere un fornitore di biancheria sanitaria in Europa?
Ogni fornitore deve garantire che i propri tessili rispettino il Regolamento (UE) 2017/745 relativo ai dispositivi medici (MDR). Inoltre, le aziende devono operare secondo la norma UNI EN 14065 (RABC), che specifica un sistema di gestione per assicurare la qualità microbiologica dei tessili trattati in lavanderia, fondamentale per la prevenzione delle infezioni crociate.

In che modo la biancheria sanitaria può prevenire le piaghe da decubito?
L'uso di tessuti tecnici evoluti, rispetto al cotone tradizionale, permette una migliore gestione dell'umidità e del calore. Un ambiente asciutto e fresco mantiene la pelle elastica e resistente; inoltre, la riduzione delle rughe strutturali del tessuto e del coefficiente di attrito minimizza il rischio che i tessuti profondi subiscano danni durante i movimenti del paziente nel letto.

È preferibile il noleggio o l'acquisto diretto della biancheria ospedaliera?
La scelta dipende dal modello gestionale della struttura. Il noleggio (lavonoleggio) offre costi certi per giornata di degenza e garantisce un ricambio costante del materiale usurato, mentre l'acquisto diretto permette un controllo totale sugli stock ma richiede una gestione interna molto onerosa per quanto riguarda i processi di lavaggio e la conformità alle normative igieniche.

martedì 12 maggio 2026

Guerra in Iran: Trump non accetta le controproposte Iraniane, la tregua vacilla sotto i colpi di continue ostilità.

I difficili colloqui di pace continuano con il mediatore del Pakistan e sembra che l’Iran abbia già risposto alle richieste dell’amministrazione Trump. Giorno 10 maggio l’Iran ha inviato (fonte Ansa) al Pakistan, mediatore dell'organizzazione, la sua risposta alla proposta statunitense di porre fine alla guerra. Obiettivo principale della risposta iraniana al quadro proposto dagli Stati Uniti è la "cessazione immediata della guerra" e il "ripristino della sicurezza marittima" nel Golfo Persico e nello strategico Stretto di Hormuz. La consegna di questo documento è considerata uno sviluppo cruciale negli sforzi diplomatici in corso per stabilizzare le acque della regione e porre fine all'attuale conflitto militare.

I contenuti del documento inviato dal governo 'Iraniano al piano statunitense, che Trump ha definito subito inaccettabile, sono stati resi noti dalla televisione di Stato della Repubblica Islamica, IRIB e si elencano :1) La necessità che gli Stati Uniti risarciscano l'Iran per i danni militari. 2) Il riconoscimento della sovranità iraniana sullo Stretto di Hormuz. 3) La cessazione delle sanzioni statunitensi. 4) Lo sblocco da parte degli Stati Uniti degli asset iraniani congelati. Riguardo la parte legata all’Uranio ed allo sviluppo per usi civili del nucleare si indicano nella lettera 30 giorni dall’inizio di eventuali nuovi contatti di mediazione. I media riportano inoltre che la parte iraniana ha respinto l'offerta statunitense legata alla resa dell'Iran.

Secondo un terzo interlocutore il Qatar inseritosi nuovamente nell’ambito dei colloqui di pace che ha parlato attraverso il suo primo ministro utilizzare lo Stretto di Hormuz "come strumento di pressione non farebbe altro che aggravare la crisi". Ma in realtà il piccolo emirato cerca in tutti i modi di superare il blocco navale USA-IRAN e permette alla sua prima nave metaniera di arrivare nella zona esclusiva del Pakistan dopo che la Guardia Rivoluzionaria iraniana le ha permesso di passare attraverso lo Stretto di Hormuz, soggetto a dazi doganali. Ora, una seconda nave metaniera sta attraversando lo stretto.

Lo stretto di Hormuz mantiene il perno dei negoziati e per questo la risposta iraniana punta su questo. La valenza geopolitica strategica della zona è diventata non inerente alla guerra ma di valore economico globale. L’ultima tregua dettata da Trump il 13 aprile non ha avuto le conseguenze aspettate. Da allora è successo di tutto, gli Stati Uniti hanno aperto il fuoco e sequestrato una petroliera battente bandiera iraniana vicino allo Stretto di Hormuz e hanno deviato le navi in ​​alto mare che trasportavano merci da o verso l'Iran. Le forze armate iraniane hanno definito tutto ciò "un atto illegale" che "equivale alla pirateria ed hanno risposto attaccando con due missili le navi americane che si sono subito allontanate.

Una pace che non potrà mai vedere i suoi albori se non viene regolamentata anche l’aggressione israeliana al Libano. Secondo il Ministero della Salute libanese, dal 2 marzo inizio dell’ultima aggressione 2.846 persone sono state uccise e 8.693 ferite negli attacchi israeliani al Libano sostenuti dagli Stati Uniti.

Secondo i media iraniani, bloccare l’economia di un paese sovrano rappresenta un abuso del diritto internazionale. Le affermazioni del presidente degli Stati Uniti Donald Trump che affermano che l’Iran sta "collassando finanziariamente" dichiarando che il Paese sta perdendo milioni di dollari al giorno a causa del blocco navale imposto da Washington ai porti iraniani, valida la politica internazionale dell’amministrazione americana che ha svolto lo stesso lavoro in Venezuela ed ora anche a Cuba.

In risposta al blocco navale statunitense, l'Iran ha chiuso lo Stretto di Hormuz a tutte le navi e ha sequestrato come ritorsione diverse imbarcazioni battenti bandiera straniera. In precedenza, aveva permesso il passaggio ad alcune navi considerate "amiche" dell'Iran. Il 19 aprile, il primo vicepresidente iraniano Mohammad Reza Aref ha dichiarato che "la sicurezza dello Stretto di Hormuz non è gratuita". "Non si possono limitare le esportazioni di petrolio dell'Iran e allo stesso tempo pretendere sicurezza gratuita per gli altri", ha scritto in un post su X.

Una scelta quella dell’amministrazione americana che si fonda sul fatto che il mercato del Petrolio non è libero per tutti. Una scelta quella di controllare il mercato petrolifero mondiale ritenendolo ha determinato il rischio di costi significativi per tutti che sembrano essere la normalità. Avere provocato una instabilità sui prezzi globali dei carburanti dipende solo da una fine garantita e duratura delle pressioni economiche e militari dell’America contro l'Iran e dei suoi alleati. Il presidente del parlamento iraniano e capo negoziatore per il cessate il fuoco, Mohammad Bagher Ghalibaf, ha affermato che un cessate il fuoco completo potrebbe funzionare solo se venisse revocato il blocco navale statunitense.

Per quanto controverse le azioni di forza che gli Stati Uniti stanno affrontando nel mondo si stanno ritorcendo contro lo stesso elettorato Trumpiano come affermato da giornalista Tucker Carlson che ammette che il coinvolgimento degli Stati Uniti in azioni militari contro l'Iran ha portato al crollo del movimento MAGA. In un'intervista con Zeit, ha detto che è stato questo movimento ad aiutare Donald Trump a vincere le elezioni del 2024. Carlson ha anche ribadito che, a suo avviso, gli Stati Uniti sono stati trascinati in guerra con l'Iran su insistenza di Israele che ha rappresentato il vero primo attore della vicenda Iran.

A tal proposito un nuovo sondaggio del Pew Research Center, circa il 62% degli americani disapprova il modo in cui Donald Trump sta gestendo la campagna militare contro l'Iran. Di questi, il 45% esprime un disaccordo "forte". Al contrario, poco più di un terzo (36%) approva le sue azioni. Queste cifre sono rimaste stabili da marzo: a quel tempo, il 61% dei rispondenti disapprovava anche le azioni di Trump in questo conflitto, mentre il 37% le sosteneva.

A danneggiare il sogno americano la stessa CIA il cui corrispondente del Washington Post per la diplomazia e la sicurezza nazionale John Hudson, citando un'analisi riservata della CIA, riferisce che la CIA ritiene che l'Iran possa resistere all'attuale blocco della Marina degli Stati Uniti per almeno 3-4 mesi senza gravi difficoltà economiche. La CIA ritiene anche che l'Iran abbia il 75% dei suoi lanciatori di missili e il 70% del suo stock di missili rimanenti, e che l'Iran abbia recuperato strutture di stoccaggio sotterranee e riparato missili danneggiati.

Ma perché allora il presidente degli Stati Uniti Trump ha pubblicato una foto di sé e degli asset militari statunitensi nella regione al 100% operativi, e del Leader Supremo dell'Iran Ali Khamenei e degli asset militari iraniani completamente distrutti. Influenza mediatica? Manifestazione di Forza Imperialista? Favorire lauti guadagni finanziari dati dall’oscillazione del petrolio nei mercati? Concetti che si scontrano con un danno globale provocato e di cui l’America e Israele ne sono fautori e ne dovranno dare atto al mondo e principalmente ai cosiddetti alleati di sempre.

Un allarme globale lanciato anche dalla grande finanza che punta il dito sullo stretto di Hormuz e a darne notizia il Wall Street Journal che descrive le parole di Goldman Sachs. Secondo un sondaggio condotto da Goldman Sachs tra oltre 800 investitori istituzionali, il mercato non si aspetta una soluzione rapida alle tensioni marittime. Tra I punti chiave: Il 43% degli investitori prevede che la chiusura dello stretto continuerà almeno fino alla fine di luglio (10 Mordad). Per il Petrolio: Si teme che il Brent possa stabilizzarsi sopra i $100 al barile per tutto il 2026 se il blocco persiste. Gas: Possibile impennata del TTF oltre i 100€/MWh. Wall Street si prepara a uno shock dell'offerta a lungo termine. La stabilità energetica globale resta appesa al filo della geopolitica mediorientale.

Infine, l’accordo di pace vede un importante punto da chiarire quello dell’Uranio iraniano. L’Iran, infatti, possiede ancora un grande arsenale di uranio altamente arricchito al 65 %; il tempo necessario per raggiungere la capacità nucleare è ancora stimato tra i 6 mesi e un anno. Gli stati uniti in tal senso hanno rifiutato la proposta di Putin di accettare l'uranio arricchito iraniano proposta che inizialmente l'Iran, gli Stati Uniti e Israele avevano accettato. Gli Stati Uniti hanno ribaltato le carte in tavola iniziando ad insistere sull'esportazione dell'uranio negli Stati Uniti, dopo di che l'Iran ha rafforzato la sua posizione e l'accordo è fallito.

In realtà solo scuse perchè l’America vuole emulare il Venezuela dove il Dipartimento dell'Energia degli Stati Uniti e la National Nuclear Security Administration ha letteralmente rubato 13,5 chilogrammi dell’uranio arricchito rimanente da un vecchio reattore di ricerca.

La Casa Bianca oggi si trova di fronte al dilemma quello di dimostrare al mondo che gestisce ancore le cose nel golfo persico e che ha vinto la guerra, cosa ancora difficile e Trump ha per questo difficoltà a iniziare di nuovo le ostilità come indicato dal The Atlantic dove si scrive che Trump è stanco di riaccendere la guerra con l'Iran, preoccupato che una ripresa delle ostilità danneggerebbe le prospettive commerciali con la Cina. La visita in Cina dei prossimi giorni, infatti, sarà un fallimento perché Trump si presenta con molte richieste e nessuna concessione legata alla pace e all’Iran oggi principale fornitore di Petrolio del Dragone.

Tutto questo perché Washington sa chi in realtà non controlla davvero lo stretto. Gli attacchi iraniani alle navi statunitensi erano logici: perché avrebbero dovuto collaborare con Trump e i suoi tentativi di salvare la faccia? Quando sono state sparate le armi, il Pentagono ha minimizzato la situazione e il Presidente del Consiglio dei Capi di Stato Maggiore Congiunti degli Stati Uniti, il generale Dan Caine, ha dichiarato che gli attacchi iraniani erano "al di sotto della soglia per il riavvio di operazioni di combattimento maggiori".

Al momento, il cessate il fuoco regge tra verità e falsità, il tentativo degli Stati Uniti di bluffare l'Iran è fallito, e Teheran ha chiarito che lo Stretto di Hormuz non è un luogo per giochi politici statunitensi o scambi petroliferi speculativi. lanciando una nuova minaccia sui sette cavi sottomarini che attraversano lo stretto che rappresentano il 15-20% del traffico dati globale, sia internet che finanziario, collegando Europa, Golfo Persico e Asia. La gestione e la manutenzione dei cavi, infatti, sono affidate esclusivamente a società iraniane.

Grande successo a Catania per la Giornata Internazionale dell’Infermiere: la CNAI incontra i cittadini

Si è conclusa con un bilancio straordinariamente positivo l’iniziativa organizzata dalla CNAI (Consociazione Nazionale Associazioni Infermiere/i) Nucleo di Catania in occasione della Giornata Internazionale dell’Infermiere. Il gazebo allestito oggi in piazza Stesicoro ha registrato un’affluenza costante di cittadini, trasformando la ricorrenza in un momento concreto di salute pubblica e sensibilizzazione.

Dalle ore 10:00 alle 13:00, il personale infermieristico CNAI ha offerto centinaia di prestazioni gratuite, tra misurazioni della pressione arteriosa e della frequenza cardiaca, fornendo consulenze personalizzate sui corretti stili di vita e sull’educazione sanitaria. "Il feedback dell’opinione pubblica è stato eccellente: numerose persone si sono soffermate non solo per i controlli, ma per chiedere consigli e approfondimenti, riconoscendo nell'infermiere un punto di riferimento fondamentale per la salute della comunità", dichiara Calogero Coniglio, vice delegato nucleo CNAI Catania.

Oltre all'aspetto clinico, l’evento ha centrato l’obiettivo di sensibilizzare la cittadinanza sul delicato tema delle aggressioni al personale sanitario. Attraverso la distribuzione di materiale informativo, è stato lanciato un messaggio di alleanza tra professionisti e pazienti, ribadendo che la cura nasce innanzitutto dal rispetto reciproco.



"Siamo estremamente soddisfatti dell'accoglienza ricevuta - commenta Giovanna Spanò, delegata Nucleo CNAI Catania - Vedere così tanti cittadini interagire con fiducia con i nostri professionisti è la dimostrazione che l’opinione pubblica riconosce l’alto valore della nostra competenza". "Uscire dagli ospedali e scendere tra la gente ci permette di dare il giusto risalto a una professione che è pilastro insostituibile del sistema sanitario", conclude Maurizio Cirignotta, componente CNAI Catania.

SAN MARCO DI CASTELLABATE- POSTE NON RIAPRE L’UFFICIO POSTALE FINO AD AGOSTO . ESPLODE LA RABBIA .

 

Castellabate, esplode la protesta per la chiusura dell’ufficio postale di San Marco

Cresce la protesta a Castellabate dopo la decisione di Poste Italiane di chiudere temporaneamente l’ufficio postale di San Marco, in via Carlo De Angelis 26, dal 13 aprile fino al 14 agosto. Una scelta che ha provocato forti reazioni tra cittadini, commercianti e istituzioni locali, soprattutto per i disagi che interesseranno anziani, famiglie e attività economiche nel pieno della stagione estiva.


La comunicazione ufficiale è stata inviata al sindaco Marco Rizzo dalla direttrice di filiale Rosa Turco. Nella nota, Poste Italiane spiega che la chiusura si rende necessaria per effettuare “urgenti e improrogabili lavori manutentivi straordinari per la messa in sicurezza del sito”. Durante il periodo di sospensione, i servizi saranno trasferiti presso l’ufficio postale di Santa Maria di Castellabate, in via Salerno 8.


La decisione ha però immediatamente acceso il malcontento della comunità. In tanti contestano la durata della chiusura — quasi quattro mesi — e l’assenza di un confronto preventivo con il territorio. Il timore maggiore riguarda le difficoltà che incontreranno soprattutto le persone anziane, costrette a spostarsi in un’altra frazione per ritirare pensioni, effettuare pagamenti o usufruire dei servizi postali e bancari.


Anche dal punto di vista istituzionale la reazione è stata netta. Il sindaco Marco Rizzo ha espresso forte preoccupazione per una scelta definita improvvisa, chiedendo chiarimenti sui tempi effettivi dei lavori e sulle garanzie per il mantenimento del presidio postale a San Marco. Intanto cittadini e rappresentanti politici locali hanno avviato iniziative e raccolte firme per chiedere a Poste Italiane di ridurre i tempi di chiusura o individuare soluzioni alternative che limitino i disagi.


La vicenda arriva in un momento particolarmente delicato per il territorio cilentano, che nei mesi estivi registra un forte aumento di residenti e turisti. Proprio per questo molti temono che il trasferimento dei servizi a Santa Maria possa provocare lunghe attese e disservizi.


La chiusura dell’ufficio postale di San Marco è così diventata un caso politico e sociale che coinvolge l’intera comunità di Castellabate, determinata a difendere un servizio considerato essenziale per il territorio.


Marco Nicoletti 

@castellabatelive24 / Pagina Facebook 

Le cellule si parlano, la pelle ascolta: gli esosomi entrano nella skincare professionale

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Le cellule si parlano, la pelle ascolta: gli esosomi entrano nella skincare professionale


Tre protocolli bifasici — Longevity Formula antiage, Balance Formula riequilibrante con esosomi di Centella asiatica, Radiance Formula schiarente con esosomi da alga blu — permettono a Liliana Paduano di tradurre in cosmetica il linguaggio della medicina rigenerativa. 
Il tutto in un mercato globale passato da 256 a 674 milioni di dollari in sei anni.

NAPOLI – C’è un dialogo silenzioso che attraversa il nostro corpo da sempre. Le cellule si scambiano istruzioni, si comunicano stati, si organizzano nei processi di riparazione e rinnovamento. Lo fanno attraverso messaggeri microscopici — vescicole di pochi nanometri — che la biologia ha imparato a leggere solo negli ultimi decenni: gli esosomi. Oggi quel linguaggio nascosto è diventato la nuova soglia della skincare.

I numeri del contesto parlano chiaro. Secondo un report di Valuates Reports ripreso da MIT Technology Review, nel 2023 il giro d’affari globale dei prodotti skincare a base di esosomi ha toccato i 256 milioni di dollari, con una previsione di crescita fino a 674 milioni entro sei anni: un incremento del 163 per cento. Ciò che fino a poco tempo fa era territorio esclusivo della medicina estetica rigenerativa — inserito nei protocolli post-microneedling, post-laser o post-peeling — è oggi al centro di una nuova generazione di cosmetici professionali, studiati per agire non più solo sullo strato superficiale dell’epidermide, ma direttamente sulla comunicazione cellulare. Gli esosomi, in sostanza, non nutrono la pelle: le parlano.

Un esempio in tal senso è Eso System, la nuova linea professionale di trattamenti rigenerativi sviluppata da Liliana Paduano Cosmetics e presentata in tre formule complementari.

«Eso System – spiega Teresa Guarino, direttrice tecnica di Liliana Paduano Cosmetics – si sviluppa su un principio tecnico preciso, ovvero il sistema bifasico, che accoppia un concentrato attivo liofilizzato a un booster arricchito di esosomi vegetali. Si declina in tre protocolli pensati per esigenze cutanee diverse ma complementari: Longevity Formula, antiage; Balance Formula, riequilibrante per pelli miste e sensibili, costruita sugli esosomi di Centella asiatica — la “cica” diventata di culto nella skincare coreana per le sue proprietà lenitive e riparatrici; e Radiance Formula, schiarente e illuminante, con esosomi da alga blu ad azione antiossidante per agire su discromie e macchie cutanee. In tutti e tre i protocolli la separazione tra liofilizzato e booster preserva l’integrità di molecole fragili come gli esosomi».

«Portare gli esosomi in una linea cosmetica professionale – continua Guarino – significa assumersi una responsabilità tecnica precisa. Con Eso System abbiamo scelto di lavorare su vescicole di origine vegetale, perfettamente tollerate e adatte a un uso prolungato, e di costruire protocolli che agiscano in direzioni opposte (rigenerazione, riequilibrio e luminosità) ma con la stessa logica: non sostituire la pelle, ma aiutarla a ricordare come funziona quando sta bene».

Liliana Paduano Cosmetics è il brand di cosmetica professionale napoletano nato in seno all’Accademia Liliana Paduano, storica istituzione italiana attiva da oltre quarant’anni nella formazione professionale di makeup, estetica e beauty. Le linee del marchio vengono sviluppate in sinergia con il reparto R&D interno e distribuite attraverso il sito liliashop.it.

Ponte del 2 giugno: a Milano per un soggiorno urbano che vale un mondo di scoperte

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Ponte del 2 giugno: a Milano un soggiorno che vale un mondo di scoperte

 

Dal 29 maggio al 2 giugno Anteprima d’estate trasforma Fieramilano Rho in una destinazione di viaggio: cinque giorni tra artigianato, territori e culture dall’Italia e dal mondo, a ingresso gratuito

 

Per chi è alla ricerca di un’idea originale per il ponte del 2 giugno, Milano si propone come meta di un soggiorno urbano fuori dall’ordinario. Dal 29 maggio al 2 giugno, Anteprima d’estate, l’evento promosso da Artigiano in Fiera, celebra la bella stagione e invita a vivere un vero e proprio viaggio senza lasciare la città: cinque giorni tra atmosfere internazionali, sapori autentici e artigianato da tutto il mondo.

Con la partecipazione di oltre 1.000 artigiani provenienti da più di 50 Paesi, l’evento si configura come un itinerario esperienziale che attraversa continenti e culture. Nei quattro padiglioni di Fieramilano Rho, ogni stand diventa una tappa e ogni incontro un’occasione per scoprire tradizioni, storie e saperi locali, dall’Italia con tutte le sue regioni all’Europa, dall’Africa all’Asia fino alle Americhe.

 

Anteprima d’estate offre ai visitatori un percorso che richiama quello di un vero viaggio: dalle eccellenze regionali italiane alle creazioni artigianali internazionali, tra abiti leggeri, accessori per il viaggio, oggetti di design e proposte per il tempo libero e l’outdoor. Un’esperienza che unisce scoperta, shopping eispirazione, ideale per chi ama esplorare culture diverse.

 

Il viaggio prosegue anche a tavola, con otto Piazze del Gusto che propongono un percorso culinario tra tradizioni italiane e cucine internazionali. Chi desidera immergersi nei sapori più autentici del nostro Paese potrà intraprendere un percorso che va dai “Sapori di Terra e Mare” a “Cuore italiano: Sole Sapore e Passione”, passando per la piazza dedicata ai sapori di Calabria sino ai “Tesori del Sud: Gusto e Tradizione”.  Le tappe gastronomiche proseguono poi oltre i confini nazionali, con un viaggio tra profumi e suggestioni internazionali dalle “Essenze d’Oriente” alla vibrante “Paella Fuoco e Fiesta” d’ispirazione europea, dai sapori di “Thailandia preziosa e Sapori indiani” sino alle atmosfere intense delle “Braci Esotiche & Fiamme Vive”tipiche del Sudamerica.

 

A fare da cornice a un viaggio che vale un mondo di scoperte, un ricco palinsesto di eventi e spettacoli che attraversa culture e continenti, accompagnato da momenti di socialità e convivialità nelle ampie aree pensate per il relax.

 

Informazioni utili

Anteprima d’estate è aperta tutti i giorni dal 29 maggio al 2 giugno 2026 dalle 10 alle 22:30 a Fieramilano Rho quattro padiglioni (1-3 e 2-4 a pochi passi dalle fermate di metropolitana e treni di Fieramilano Rho). L’accesso è gratuito con pass già scaricabile su artigianoinfiera.it

 

Anteprima d’estate è facilmente raggiungibile con i mezzi pubblici grazie alla linea M1 della metropolitana (fermata Rho Fiera), alle linee ferroviarie regionali e del Passante Trenord, oltre ai collegamenti Alta Velocità Italo. Per chi arriva in auto, sono disponibili i parcheggi di interscambio ATM, comodi e convenienti in prossimità delle stazioni della metropolitana, oppure i parcheggi interni alla Fiera.


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