Mentre Israele continua a martoriare la striscia di gaza con i raid che colpiscono Khan Yunis (Khan Younis), nel sud della Striscia di Gaza e causano ogni giorno vittime, con martiri, vedi la morte di Ismail Mahmoud al-Masri, "Abu Shhad", 48 anni, residente a Rafah. Una invasione a tutti gli effetti, le forze di occupazione invadono anche Bayt Furik (Beit Furik), a est di Nablus (Nablus). Non è bastata la dichiarazione ONU che ha sancito gli atti di genocidio perpetrati su Gaza da Israele. Il suo reale obbiettivo e ben lontano dalle direttive internazionali, infatti Gaza deve restare permanentemente sotto il comando Israeliano che ne potrà disporre a suo piacimento.
Il progetto del Grande Israele che comprende anche la Cis Giordania e gran parte della Palestina un processo che va avanti con il bene placido della comunità internazionale. Tutti i paesi che in pompa magna hanno partecipate al mero ed illusivo board of pace Americano hanno firmato assumendosi responsabilità che alla luce dei fatti non saranno mai attuate, vista anche la mancanza dei fondi legati alla ricostruzione dovuti che non si sa da chi saranno gestiti, la banca mondiale ed il FMI hanno lamentato la mancanza di taluni versamenti da parte dei paesi sottoscrittori, tutto sembra ben architettato per fare gestire il denaro a banche di favore sotto l’influenza di Israele. Tra le note molto sospette quelle del deputato britannico Jeremy Corbyn che ha presentato un progetto di legge dove chiede un'indagine sul complotto del governo di Sturmer nel processo di annientamento di Gaza.
Un importante servizio di Al Jazeera rivela ad avvalorare i fatti informazioni e immagini esclusive sulle milizie al servizio dell'occupazione nella Striscia di Gaza e sui loro ruoli sospetti. In pratica non si parla più di stato palestinese ma di altro. Il piano globale che Israele nella sua visione futura sta attuando in Medio Oriente non ha visto di buon occhio la firma del memorandum in svizzera sui 14 punti ancora in discussione che viene aggirato da una diplomazia a compartimenti stagni che arranca sulla visione di un processo di pace e si ferma inesorabilmente attorno al passaggio di una nave a Hormus provocando la riaccensione del conflitto che in questi giorni stiamo notando. Un piano che certamente viene gestito in maniera impeccabile dal Mossad Israeliano per minare gli accordi Svizzeri e far cadere nella trappola Hormus l’Iran.
Come ben sappiamo l’articolo 1 dell’accordo tra Usa e Iran ha un contesto abbastanza ampio sulla cessazione dei conflitti esistenti e comprende anche il Libano. Proprio questo è stato l’obbiettivo di Israele, quello di smontare l’accordo sul Libano e prendere le redini di una conquista già in essere con un accordo fantoccio in 1 punti con una parte della politica libanese non certo di maggioranza e con il bene placido dell’America che sembra mettere lo zampino su tutto evocando pace e seminando guerre ad oltranza. Secondo alcune dichiarazioni libanesi, Fadlallah ha affermato che il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu "stava negoziando con sé stesso", sostenendo che l'attuale autorità libanese manca della legittimità costituzionale e nazionale per assumere tali impegni o imporli al paese.
Hezbollah ha avvertito che l'accordo firmato a Washington non potrà essere applicato "a meno che non si ricorra, al sostegno americano, e ad una fomentata guerra civile", aggiungendo che i negoziati erano un tentativo di far deragliare la traccia di Islamabad e che "senza la Resistenza, nulla passerà". Sempre Fadlallah ha sottolineato che "il fattore decisivo è il campo di battaglia, e noi controlliamo il campo di battaglia perché siamo il popolo di questa terra", aggiungendo che Hezbollah affronterebbe qualsiasi misura presa dalle autorità e "si aggrapperà ancora di più alla sua resistenza e alle sue armi".
Ha detto che i ministri di Hezbollah che rimangono nel governo libanese "non significano che approvino l’accordo e le sue decisioni", sottolineando che il movimento non cerca alcun confronto con l'esercito libanese, che, ha affermato, sta svolgendo i suoi doveri in modo professionale. Ha inoltre dichiarato che la posizione dell'Iran rimane chiara e che Teheran "non firmerà alcun accordo prima di un ritiro israeliano dal Libano". Rivolgendosi direttamente a Netanyahu, Fadlallah ha affermato: "Hai raggiunto un accordo con coloro che non detengono la decisione", insistendo sul fatto che lo stato di ostilità con Israele rimarrà e che "chiunque stringa la mano al nemico è un complice dei suoi crimini". Una situazione difficile ma che è stata ben concertata da Netanyahu che sapeva a cosa andava incontro con gli accordi firmati nei giorni scorsi. Si apre nuovamente in Libano la strada della guerra civile con un nuovo attore Israele che oggi viene legittimato fuori da proprio stato a fare stragi, con Beirut che ricade per l’ennesima volta nel caos.
La strategia del caos che America e Israele stanno attuando in medio oriente rimane attorno a più compartimenti stagni certamente collegati al Libano e all’ Iran fattori che si alimentano a vicenda ma nello stesso tempo si autodistruggono secondo la visione contorta di Israele e America. La posizione dell'Iran infatti rimane chiara perché Teheran "non firmerà alcun accordo prima di un ritiro israeliano dal Libano". L'inizio di manifestazioni sulla strada dell'aeroporto a Beirut ed il rifiuto della normalizzazione con l'occupazione israeliana e una condanna dell'accordo madre (quello svizzero) che sfocia in una ostilità senza fine.
Al tassello della strategia mancava Hormuz e proprio il 26 di giugno si è innescata la miccia creata ad Hoc con la violazione del cessate il fuoco da parte dell’Iran, il regime americano, che come sempre viola tutti i suoi impegni, ha attaccato le coste della Repubblica Islamica dell'Iran con vari pretesti, dal passaggio di una nave non autorizzata nello Stretto di Hormuz a un attacco aereo che ha innescato una serie di attacchi da parte Iraniana verso le basi americane e i paesi che le ospitano.
Analizzando razionalmente i fatti avvenuti si pongono ampi dubbi sulla paternità iraniana dell'attacco che certamente avrebbe avuto secondo le menti ben pensanti le sue conseguenze in relazione all’accordo. Anzitutto perché l’Iran non aveva alcun motivo per violare il cessate il fuoco... Secondo la U.S. Navy ieri gli iraniani avrebbero attaccato una nave mercantile in transito nello Stretto di Hormuz con quattro droni. Tre sarebbero stati abbattuti dalla loro contraerea, ha declamato Trump, mentre uno avrebbe colpito la nave sul ponte causando però pochi danni, tanto che ha potuto proseguire la navigazione senza problemi.
L’attacco, immediatamente attribuito all’Iran dagli Stati Uniti e dai media internazionali ben pagati da Israele che ne detiene i pacchetti di maggioranza, ha fatto scattare immediatamente la reazione americana, che ha bombardato obiettivi iraniani con questi ultimi che per rappresaglia, hanno fatto altrettanto contro obiettivi americani nelle varie basi del medio oriente. Quale scopo avrebbe avuto l’Iran che in un processo negoziale che aveva ottenuto tutto di violare il cessate il fuoco? Gli analisti hanno dato una risposta legata alla nuova realtà geopolitica creatasi con l’accordo che manifestava un chiaro cedimento di Trump.
Molti sospetti arrivano dai fatti che pongono l’Iran nella misconoscenza dei fatti avvenuti e della non rivendicazione dell’attacco. Sarebbe bastato che si fosse comunicato che il mercantile aveva violato le procedure per l’attraversamento dello Stretto, dettate da Teheran subito dopo la fine delle ostilità, da cui i colpi di avvertimento, che come tale si configura un attacco che non arreca praticamente alcun danno.
Ad avvalorare tali sospetti la BBC che dice:” Teheran ha affermato che la nave mercantile è stata attaccata perché stava utilizzando una rotta non autorizzata per transitare attraverso le acque del Golfo”. A tale dichiarazione diffusa dai media occorre notare come a Teheran non vi è traccia. Unica dichiarazione quella che troviamo su Press TV, la Tv nazionale iraniana: “La Repubblica islamica ha sempre respinto categoricamente qualsiasi accusa di aver preso di mira obiettivi non militari, mettendo in guardia contro i tentativi di coinvolgere il Paese in tali attacchi attraverso operazioni ‘sotto falsa bandiera’”. In pratica nessuna fonte di media indipendenti è sicura dell’attacco, ne avrebbero dovuto parlare per dovere di cronaca, anche solo per smentirla. Possiamo ammettere che vi sia un dubbio ampiamente legittimo sulla miccia che ha nuovamente scatenato la guerra, tutta scritta ed attuata a tavolino da chi?
La strategia del caos del gruppo Mossad – Cia purtroppo si fonda sul dubbio ma in questo caso anche sulle dichiarazioni di Arsenio Dominguez, Segretario generale dell’International Maritime Organization che ammette: “È ancora in corso un’indagine per accertare esattamente cosa sia successo alla nave”. Non era tutto chiaro? L’equipaggio del mercantile è vivo e vegeto, poteva parlare; e la Marina Usa, che ha subito individuato i droni attaccanti e la loro provenienza, non ha inviato prove di quanto affermava all’organismo che supervisiona il traffico marittimo internazionale? Solo dubbi, magari è tutto vero quel che affermano gli americani?
Visti i fatti troviamo molto preoccupante che un paese come l’America operi sul sentito dire senza valutare i fatti e attuare le opportune verifiche. Dall’altro lato della medaglia il pensiero machiavellico di taluni stati che lavorano ogni santo giorno per innescare il caos dove si veda un barlume di pace voluta o non voluta.
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