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lunedì 13 luglio 2026

Guerra in Iran: Trump cambia le carte in tavola il memorandum cade su Hormuz e Nucleare

Nei giorni scorsi il fuoco dei proiettili ha cavalcato nuovamente il cavallo di sabbia dei negoziati che dopo la firma in svizzera hanno visto l’America violare più volte il memorandum. Solo una moina quella di una pace che tarda ad arrivare provocando uno stallo nei negoziati. Le delegazioni continuano comunque ad incontrarsi e le ultime notizie parlano di un nuovo incontro in Oman. Le posizioni collegate al nucleare continuano a far discutere e Trump nella sua grande capacità di fare giravolte continua a volere l’Uranio arricchito al 60% di cui l’Iran è in possesso.

Tra le note negoziali che ritornano incessantemente e quella che nessuna delle parti sembra volere una guerra aperta e distruttiva sebbene Trump paventa tutt’altro nel suo classico bellicismo politico. Lo stretto di Hormuz diventa l’ago della bilancia e dopo una due giorni di attacchi reciprochi non esiste più un cessate il fuoco vero come firmato nel memorandum svizzero ma una situazione caotica di attacco e fuga e di continue schermaglie alimentate da ipotesi vere o non vere di attacchi a petroliere nella zona di conflitto da parte dell’Iran. Gli attacchi alle infrastrutture militari americane da parte dell’Iran hanno colpito duramente le monarchie del golfo. L’Iran invece è stato colpito nel sud del paese nella zona di vicino a Bushehr.

L’Iran ha chiesto di continuare con il dialogo tecnico cosa che sembra sia stata accettata dagli Stati Uniti ma una cosa è certa non esiste più un cessate il fuoco come indicato da Trump secondo fonti di Al Jazeera. Lo stretto di Hormuz richiude e crolla definitivamente il flebile traffico che si stava iniziando. Secondo i Lloyd’s List Intelligence mercoledì scorso hanno attraversato lo stretto solo 23 petroliere. Secondo Al Jazeera come comunicato da Windward giovedì solo 5 navi hanno potuto attraversare lo stretto. Una riduzione allarmante per i mercati internazionale e per il prezzo del petrolio una vera incertezza mondiale sul mercato degli idrocarburi secondo l’Agenzia Internazionale dell’Energia. Si è passati ad una riduzione di 14 milioni di barili al giorno.

Le forniture globali andranno in sofferenza a presto e quello che abbiamo visto a giugno con il cessate il fuoco legato al memorandum aveva aumentato il transito di 4,1 milioni al giorno in considerazione che i flussi prima della guerra erano di 9.4 milioni di barili. Un deficit tra domanda e offerta di 860.000 barili al giorno. La ripresa della guerra è altamente pericolosa e potrebbe determinare fra qualche mese un crollo tra domanda e offerta che farebbe schizzare i prezzi a valori mai visti con un impatto anche sul traffico aereo mondiale. Occorre che i contendenti arrivino ad una pace al più presto.

Il controllo dello stretto di Hormuz attualmente è di appannaggio dell’Iran che negli accordi vuole mantenere il controllo senza lasciare alternative agli stati Uniti. Il principale negoziatore iraniano Baqer Qalibaf, che su X ha scritto che “lo Stretto di Hormuz riaprirà solo sotto accordi iraniani, non attraverso minacce statunitensi”. Secondo fonti americane più di 800 imbarcazioni e 380 milioni di barili di petrolio hanno potuto attraversare lo stretto da inizio maggio grazie all’intervento americano, ribadendo che la Repubblica islamica non ne ha il controllo. Il memorandum già firmato è andato in frantumi e sono state messe nuove carte in tavola dagli americani che vogliono il libero passaggio.

Secondo Ali Vaez un analista iraniano (IGC) vede proprio nel memorandum il ritorno alle armi. Secondo Vaez :“Washington e Teheran sono arrivati a trattare l’accordo non come un ponte dalla guerra alla diplomazia, ma come un’estensione della guerra con altri mezzi”. Il punto 5 denota una falla interpretativa con le parole: “futura amministrazione e i servizi marittimi” dello stretto con l’Oman e gli altri paesi costieri del Golfo. Cosa che non è avvenuta vista la non moderazione con gli stati del Golfo. L’Iran ha visto la dicitura come possibilità di controllo totale e non mediato con gli stati del golfo.

Una delle cause della riapertura del conflitto è proprio la gestione dello stretto. Le parti comunque non vogliono fare saltare l’intesa perché la stessa si dimostra sconveniente per le due parti. I danni economici che la Repubblica islamica può infliggere agli Stati Uniti e ai suoi partner regionali possono essere notevoli, così come all’economia globale, ma non è in grado di costringerli ad accettare tutti i loro desideri. Nel frattempo, la diplomazia accelera per cercare di far ripartire di nuovo il dialogo ed in tal senso l’impegno del ministro degli esteri egiziano e del primo ministro del Qatar sull’incontro in Oman.

Altro punto nodale è la possibilità di raggiungere un accordo nucleare con l'Iran condizioni che secondo Trump sono in diminuzione, come riporta il Wall Street Journal. Un portavoce del ministero degli Affari esteri iraniano: L'Iran non consentirà ispezioni nelle strutture danneggiate a seguito degli attacchi compiuti dagli Stati Uniti e dal regime israeliano, e la risoluzione 2231 non ha, di fatto, alcun valore legale.

Infine Le dichiarazioni dell’Iman Mojtaba Khamenei non sono confortanti: "La vendetta è ciò che il nostro popolo chiede". La Guida Suprema iraniana, ha giurato di vendicare la morte di Ali Khamenei e di altri iraniani vittime degli attacchi statunitensi e israeliani. I media iraniani hanno dichiarato che l'Iran non negozierà con gli Stati Uniti finché questi non abbandoneranno la loro irragionevole posizione di minacce e violazioni di tutti gli accordi. È abbastanza chiaro che l'Iran non raggiungerà alcun accordo a lungo termine con Trump. Se l'altra parte non rispetta nemmeno gli impegni presi ieri, allora non ha senso fare alcun calcolo in vista della conclusione di un accordo più o meno a lungo termine. Trump ha distrutto ogni fiducia in qualsiasi impegno verbale o scritto da parte degli Stati Uniti.

In un processo di ipotetica pace in medio oriente tutto sembra essere solo a tempo, la parte speculare americana, Israele, continua a distruggere Gaza. A causa della carenza di acqua e cibo, del peggioramento dei servizi igienico-sanitari e dell'assistenza sanitaria gli sfollati di Zarqa, a Gaza, stanno vivendo condizioni disumane. Mentre in Cis Giordania secondo rapporti provenienti da Ramallah, coloni israeliani armati hanno fatto irruzione nel villaggio di Beitillu, provocando uno scontro con i residenti palestinesi, in un contesto di tentativi da parte dei coloni di sottrarre terreni e risorse idriche ai palestinesi. Naturalmente non dimentichiamo il Libano dove Tiro è stata ridotta ad un cumulo di macerie.

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