Il mare cambia e il Cilento rischia di pagarne il prezzo: ambiente, pesca e turismo davanti a una sfida sempre più difficile
L’estate 2026 sta mostrando il volto di un Mediterraneo sempre più caldo. Le temperature record del mare stanno mettendo in seria difficoltà l’ecosistema marino, con conseguenze che iniziano a farsi sentire sulla pesca e sugli allevamenti di cozze e vongole, sempre più colpiti dalla carenza di ossigeno nelle acque.
Un fenomeno che non riguarda soltanto l’ambiente, ma coinvolge direttamente l’economia delle località costiere. Se diminuisce il pescato e aumentano i costi per le imprese del settore, a risentirne sono anche ristoranti, attività commerciali e l’intera filiera del turismo.
In questo contesto si inserisce anche la difficile stagione che sta vivendo la costa cilentana. Molti operatori parlano di un’estate al di sotto delle aspettative, con presenze inferiori rispetto agli anni passati e una permanenza media dei visitatori sempre più breve. Le cause sono diverse: l’aumento del costo della vita, la concorrenza di altre destinazioni, i cambiamenti nelle abitudini di viaggio e, naturalmente, gli effetti di un clima sempre più estremo.
Il Cilento resta uno dei tratti di costa più belli d’Italia, ma la sua bellezza da sola non basta più. Servono investimenti nelle infrastrutture, servizi efficienti, una promozione turistica continua e una strategia condivisa che valorizzi il territorio durante tutto l’anno e non soltanto nei mesi estivi.
Proteggere il mare significa proteggere anche il futuro del turismo. Senza un ecosistema sano non esiste pesca di qualità, non esiste la cucina che rende famoso il nostro territorio e diventa più difficile mantenere quell’identità che ogni anno richiama migliaia di visitatori.
Il cambiamento climatico non è più un problema lontano. È una realtà che riguarda tutti e che impone scelte coraggiose. Il Cilento ha tutte le carte in regola per affrontare questa sfida, ma il momento di agire è adesso.
Marco Nicoletti




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