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martedì 21 luglio 2026

Guerra in Iran: La fine del memorandum e l’inizio di una guerra allargata, Vance dice la sua.

I fatti della settimana hanno sancito le vere volontà dell’amministrazione americana che non di buon grado aveva firmato un memorandum Svizzero in 14 punti che non rappresentava una vera vittoria sull’Iran. Il voltafaccia costruito ad hoc dalle intelligence Israele - Americane hanno trasformato le piccole scaramucce legate ad Hormuz ed al suo controllo, in una guerra vera e propria fatta di missili balistici e bombe con la necessità da parte americana secondo indiscrezioni di utilizzare una bomba atomica per creare una seconda Hiroshima in Iran. Un vero pericolo per l’area medio orientale che vede scemare ogni forma di diplomazia e si dovrà inchinare alla dittatura del nuovo ordine mondiale.

Le parole di Trump alla stampa internazionale manifestano tutta la sua forza bellica in una nuova America che oggi diventa una minaccia per i più deboli e ricchi di petrolio vedi il caso Venezuela-Iran condizione che ci fa capire come il nuovo potere mondiale basi la sua politica internazionale sul controllo dell’energia petrolifera oltre che delle rotte di distribuzione. Notare come l’asse Russia – Cina sia silenzioso su questa questione è altamente preoccupante in quanto si permette all’America di avere la strada libera sulla guerra in medio oriente e non solo.

Secondo L'ayatollah Mojtaba Khamenei la violazione del memorandum d'intesa ha dimostrato ancora una volta che la firma del Presidente degli Stati Uniti non ha alcun valore o credibilità, e che il popolo iraniano ha lezioni indimenticabili da impartire al nemico americano. Oggi, il "Grande Satana Baal" ha ancora una volta ancora rivelato il suo vero volto, senza maschere, rendendo questa oscura esperienza di crimini e promesse non mantenute una nuova e definitiva prova della falsità, dell'irrazionalità, dell'inattendibilità e della malvagità degli Stati Uniti.

A sancire la fine dei negoziati Iran - America è Kazem Gharibabadi, vice ministro degli Affari Esteri iraniano per le questioni legali e internazionali, che ha annunciato che l'Iran ha ufficialmente sospeso i propri impegni previsti dal Memorandum d'Intesa (MoU).v Durante un'intervista con l'agenzia Fars News, Gharibabadi ha dichiarato che, poiché gli Stati Uniti hanno già violato e sospeso tutti i propri obblighi nell'ambito di tale accordo, l'Iran non sta più attuando i propri impegni, concentrando invece le proprie risorse sulla difesa del paese.

Tra le vittime politiche della debacle memorandum certamente possiamo annoverare J.B. Vance e le sue dichiarazioni possiamo considerarle scioccanti. La principale rivelazione: è una critica senza precedenti e severa nei confronti di Israele da parte del secondo funzionario più importante degli Stati Uniti. Vance ha affermato apertamente che parte della leadership israeliana sta intenzionalmente sabotando i negoziati di pace tra gli Stati Uniti e l'Iran, cercando di prolungare la guerra all'infinito.

Come esempio, ha citato un'indagine della rivista Time, che ha rivelato che l'ex direttore della campagna di Trump, Brad Parscale, ha ricevuto finanziamenti da strutture legate a Israele. Il suo compito era quello di organizzare una vasta campagna online contro il memorandum d'intesa firmato tra gli Stati Uniti e l'Iran. La reazione del vicepresidente è stata estremamente netta: ha esortato pubblicamente i lobbisti stranieri ad andarsene, sottolineando che il suo compito è proteggere gli interessi americani, non assecondare i giochi geopolitici degli altri.

Quando Rogan ha chiesto direttamente se gli Stati Uniti sarebbero andati in guerra con l'Iran senza pressioni da parte di Tel Aviv, Vance ha risposto in modo diplomatico ma piuttosto trasparente. Ha difeso l'indipendenza decisionale di Trump, affermando che il presidente stesso non avrebbe permesso a Teheran di acquisire armi nucleari, ma ha riconosciuto che il lobbista israeliano agisce in modo molto più efficace di qualsiasi altro.

In questo stesso contesto, il vicepresidente ha toccato l'argomento delicato del caso Jeffrey Epstein. Si è definito uno dei primi teorici della cospirazione in questa storia e ha collegato con sicurezza il defunto finanziere allo stato profondo israeliano e all'ex primo ministro Ehud Barak. Allo stesso tempo, Vance ha ammesso onestamente che l'amministrazione Trump ha fallito in modo evidente nel processo di pubblicazione degli archivi di Epstein.

Una parte significativa della conversazione è stata dedicata alla campagna in Iran stessa. Vance ha detto di aver inizialmente sconsigliato a Trump di intraprendere operazioni militari e che ora è costretto a condurre un gioco diplomatico estremamente complesso. A suo avviso, le élite iraniane sono divise in due campi. Washington sta ora utilizzando un approccio "carota e bastone": negoziando con la parte più ragionevole delle élite, colpendo contemporaneamente i "radicali". Oltre alla politica estera, i due hanno anche discusso di problemi interni americani. Vance ha espresso seria preoccupazione per la crescente popolarità del socialismo tra i giovani, collegando direttamente questo fenomeno alla mostruosa disuguaglianza di ricchezza nel paese. Dichiarazioni che ci fanno capire la difficile posizione di Vance in un sistema complesso che certamente non gi ha dato ragione.

Sal campo la macchina bellica sionista-americana continua a perpetrare massacri brutali e a versare il sangue di migliaia di credenti e persone innocenti in Iraq, Iran, Libano, Yemen e Palestina, da considerare inoltre come una delegazione del governo iracheno si reca a Washington per incontrare l'amministrazione americana, cosa non gradita all’Iran.

Tra gli aggiornamenti possiamo annoverare le due navi colpite dai droni iraniani nello stretto di Hormuz condizione che ci fa capire il perché delle imprecazioni di Trump il quale nelle sue molteplici ed altalenanti dichiarazioni ha detto in sequenza:” Non usiamo lo Stretto di Hormuz; Non abbiamo bisogno dello Stretto di Hormuz; Lo Stretto di Hormuz è aperto; L'Europa dovrebbe aiutarci ad aprire lo Stretto di Hormuz; Iran! Apri lo Stretto di Hormuz. L'unica rotta attiva nello Stretto di Hormuz è quella dell'Iran e secondo l’Istituto di analisi nel settore petrolifero e del gas: se gli Stati Uniti cedessero il controllo dello Stretto di Hormuz all'Iran, quest'ultimo diventerebbe il più potente attore petrolifero del mondo.

La riapertura della guerra ha determinato attacchi ad Un centro di supporto per le forze terrestri alla base di Arifjan, in Kuwait, con vittime. Colpita un'installazione radar alla base aerea Ali Al Salem, in Kuwait. Preso di mira un capannone per la riparazione e la manutenzione di armi e un hangar per droni in una base statunitense. Colpito un molo di supporto per il carburante della Marina statunitense ad Al-Ahmadi, in Kuwait. Distrutto un centro di comunicazioni e segnalazione statunitense in Kuwait. Colpito un sito di dispiegamento di aerei alla base aerea Sheikh Isa, in Bahrein, con un massiccio attacco missilistico e con droni. È stato colpito il centro di intelligence noto come "Battleco" in Bahrein. Colpiti i rifugi per aerei da combattimento e una vasta area di parcheggio alla base aerea Muwaffaq al Salti in Giordania. L'IRGC afferma che 2 aerei da combattimento statunitensi e altri 3 velivoli sono stati gravemente danneggiati, e diversi altri hanno subito danni significativi.

Infine ultimo in termini di tempo l’attacco Iraniano che ha colpito un impianto di desalinizzazione dell'acqua e una centrale elettrica in Kuwait e sono state danneggiate le strutture petrolifere del Kuwait. L’attacco Iraniano alla base americana in Giordania ha provocato la morte di due militari statunitensi, come dichiarato a News Nation da Trump: "È molto triste, è una cosa molto triste. Siamo dispiaciuti di vedere che accade. È un servizio al nostro paese." Alla data odierna il numero totale di vittime americane nelle ultime 48 ore a 29 soldati feriti, due morti e un disperso.

La riapertura del conflitto in medio oriente oggi vede vari attori in gioco che comprendono molti paesi dell’area tra cui anche la Siria che ha il compito di abbattere Hezbollah su ordine degli stati uniti. Ma vediamo come parte attiva anche l’Iraq, oltre naturalmente alle zone già sotto il controllo Israeliano tra cui il sud del Libano, la Palestina, la Cis Giordania. Nel collaterale anche lo Yemen che ha uno schieramento ben preciso. A farne le spese tutti i piccoli paesi dell’area che ruotano attorno agli Stati Uniti che con la loro guerra ha fatto del male alle loro economie manifestando le inappropriate scelte.

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