CASTELLABATE – Le macchine da presa sono tornate a inquadrare i vicoli, le piazze e i panorami mozzafiato di Castellabate. In queste settimane il borgo cilentano è nuovamente protagonista del cinema italiano con le riprese di Bentornati al Sud, il nuovo capitolo della fortunata saga che vede il ritorno sul set di Claudio Bisio e Alessandro Siani, ancora una volta diretti da Luca Miniero.
L’arrivo della produzione ha riportato entusiasmo tra residenti e turisti, molti dei quali si fermano per assistere alle riprese e respirare l’atmosfera che, nel 2010, trasformò Castellabate in uno dei luoghi simbolo della commedia italiana.
E proprio ripensando a Benvenuti al Sud riaffiora una delle sequenze più divertenti e amate dal pubblico. È quella in cui la mamma di Mattia Volpe, interpretato da Alessandro Siani, accoglie Alberto Colombo, il dirigente delle Poste interpretato da Claudio Bisio, offrendogli il sanguinaccio. La comprensibile diffidenza del protagonista milanese e la naturalezza con cui i padroni di casa gli presentano quel dolce diventano il pretesto per raccontare, con ironia, l’incontro tra due culture solo apparentemente lontane.
Quella scena, oltre a strappare una risata, ha acceso la curiosità di tanti spettatori su uno dei dolci più antichi della tradizione campana.
Il sanguinaccio dolce è una preparazione tipica del Mezzogiorno e, in particolare, della provincia di Salerno. Oggi è una cremosa specialità al cioccolato, realizzata con latte, cacao, cioccolato fondente, zucchero e aromi come cannella e vaniglia, servita soprattutto nel periodo di Carnevale insieme alle immancabili chiacchiere.
Il suo nome, tuttavia, racconta una storia che affonda le radici nella cultura contadina. La ricetta originaria prevedeva infatti l’utilizzo del sangue di maiale, ingrediente che veniva impiegato durante la tradizionale lavorazione del maiale per evitare qualsiasi spreco. Con il passare degli anni e l’evoluzione della normativa sanitaria, quella preparazione è stata sostituita dall’attuale versione al cioccolato, che conserva il nome storico ma non più l’ingrediente da cui deriva.
Anche questo dettaglio contribuì al successo della scena, giocando sull’equivoco e sulla sorpresa del protagonista, proprio come accade spesso quando tradizioni poco conosciute incontrano chi le scopre per la prima volta.
Oggi, mentre Bentornati al Sud riporta il grande schermo tra le strade di Castellabate, riaffiorano anche quei piccoli simboli che hanno contribuito a rendere indimenticabile il primo film. Non solo gli scorci del borgo, il mare del Cilento e l’ospitalità dei suoi abitanti, ma anche i sapori della tradizione, diventati parte integrante del racconto cinematografico.
Perché, a volte, basta un semplice cucchiaio di sanguinaccio per raccontare un territorio. Ed è forse anche attraverso quei dettagli che Benvenuti al Sud è riuscito a entrare nel cuore degli italiani, trasformando una commedia di successo in un film capace di promuovere, con leggerezza e autenticità, le bellezze e le tradizioni del Cilento.




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