Delitto di Garlasco, verso il processo per Andrea Sempio: la Procura accelera sulla nuova pista
A quasi vent’anni dall’omicidio di Chiara Poggi, il caso di Garlasco torna ancora una volta al centro della cronaca giudiziaria italiana. La Procura di Pavia avrebbe ormai imboccato con decisione la strada che potrebbe portare Andrea Sempio davanti a un giudice, riaprendo uno dei casi più discussi e controversi degli ultimi decenni.
Secondo le indiscrezioni emerse nelle ultime settimane, gli inquirenti avrebbero concluso il nuovo filone investigativo notificando l’avviso di chiusura delle indagini preliminari. Un passaggio tecnico ma cruciale: nella maggior parte dei casi rappresenta infatti il preludio alla richiesta di rinvio a giudizio.
La nuova inchiesta nasce dalla rivalutazione di alcuni elementi investigativi già emersi in passato ma oggi reinterpretati alla luce di ulteriori approfondimenti tecnici e genetici. Gli investigatori ritengono che il quadro indiziario raccolto possa sostenere l’ipotesi accusatoria nei confronti di Sempio, amico del fratello della vittima e già finito sotto osservazione anni fa prima dell’archiviazione.
Parallelamente, parte degli atti sarebbe stata trasmessa anche alla Procura generale di Milano per valutare eventuali sviluppi riguardanti la posizione di Alberto Stasi, condannato in via definitiva a 16 anni per l’omicidio di Chiara Poggi. Un elemento che aggiunge ulteriore peso alla nuova direzione presa dall’accusa: sostenere una possibile responsabilità alternativa significherebbe inevitabilmente mettere in discussione almeno una parte dell’impianto processuale che ha portato alla condanna definitiva di Stasi.
La difesa di Andrea Sempio, tuttavia, respinge con forza ogni ricostruzione accusatoria. Gli avvocati contestano in particolare la solidità delle nuove analisi genetiche e il valore probatorio degli elementi riesaminati, sottolineando il rischio di contaminazioni e ricordando come alcuni aspetti investigativi fossero già stati valutati e archiviati in passato.
Il nodo centrale resta proprio quello delle prove scientifiche. Negli ultimi anni il progresso delle tecniche forensi ha consentito nuove letture di tracce e reperti conservati dal 2007, ma sarà il confronto processuale a stabilire se tali elementi possano davvero sostenere un’accusa in aula.
Sul piano giuridico, l’eventuale apertura di un nuovo processo rappresenterebbe uno scenario estremamente delicato. La presenza di una sentenza definitiva contro Alberto Stasi non impedisce infatti nuove contestazioni nei confronti di altri soggetti, ma rende inevitabilmente più complesso il lavoro degli inquirenti e del futuro giudice dell’udienza preliminare.
Per ora, la sensazione diffusa negli ambienti giudiziari è che la Procura sia orientata a chiedere il processo. La decisione finale spetterà però al GUP, chiamato a valutare se il materiale raccolto sia sufficiente per affrontare il dibattimento.
Il caso Garlasco, intanto, continua a dividere opinione pubblica ed esperti: tra chi vede nella nuova inchiesta una possibile svolta e chi teme invece un ulteriore capitolo di una vicenda giudiziaria già segnata da anni di polemiche, dubbi e ricostruzioni contrastanti.
Marco Nicoletti




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