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mercoledì 20 maggio 2026

Cuba: Dopo le sanzioni gli Stati Uniti si preparano al dialogo e propongono un aiuto umanitario in cambio di una cuba occidentale che si allontani dalle influenze dei regimi comunisti.


In nome di una falsa democrazia le azioni che l’America ha attuato nell’ultimo periodo nei confronti della piccola isola del continente americano mirano a fare cadere il governo locale dopo un processo meticoloso di distruzione dell’economia Cubana onde favorire l’insurrezione della popolazione. Gli Stati Uniti hanno imposto sempre nuove sanzioni a Cuba nell’ambito di una campagna di pressione in corso da mesi contro Cuba dal 2025. Secondo le Nazioni Unite il blocco dei rifornimenti di carburante imposto da Washington, è stato definito equivalente ad una carestia energetica indotta. Le misure prendono di mira il Grupo de Administracion Empresarial SA (GAESA), un conglomerato controllato dai militari cubani con legami con quasi tutti i settori dell’economia locale

Molte dichiarazioni dell’amministrazione americana ed in questo caso del Segretario di Stato americano Marco Rubio, figlio di esuli cubani e fervente anti-castrista, ha affermato che le sanzioni “dimostrano che l’amministrazione Trump vuole Cuba. Naturalmente dietro queste dichiarazioni l’aspetto scatenante di illusione mediatica che vede in Cuba una minaccia per l’America e la sua sicurezza nazionale. Chiaramente possiamo ammettere che tutto questo è una falsità vista la miseria e la debacle economica di Cuba soffre e che non permetterebbe mai a minacciare l’America. È giusto imporre ad un paese sovrano all’interno del continente americano le proprie scelte politiche? Le dichiarazioni di Rubio sono nette:” gli Stati Uniti “continueranno ad agire finché il regime non attuerà tutte le riforme politiche ed economiche necessarie”.

L’Aquila Americana ha fame e fonda le sue azioni distruttive perdendo il suo piumaggio e cadendo dentro la voragine del debito pubblico di trilioni di dollari, questa è la risposta ad una fisiologica azione di conquista dei paesi latino americani e caraibici. La condanna del governo cubano è molto razionale e le dichiarazioni definiscono questi atteggiamenti come una “punizione collettiva contro il popolo cubano”

Il governo cubano non ha risposto alle ultime cadute a tornate di sanzioni, ma ne ha condannato una precedente serie definendola una “punizione collettiva contro il popolo cubano”. Un processo che colpirà altri paesi dell’area iniziato dopo la cattura del leader venezuelano Nicolas Maduro, avvenuta il 3 gennaio a Caracas, il bloqueo che da sessant’anni soffoca l’isola ha raggiunto livelli inediti. Da allora Washington ha interrotto le forniture di petrolio venezuelano, considerate vitali per l’isola, e ha emesso un ordine esecutivo che prevede sanzioni contro qualsiasi paese che rifornisca l’isola di carburante, imponendo di fatto un embargo energetico.

Un seguito quello del blocco frastagliato di aiuti sporadici come quello della petroliera russa che ha nell’ultimo periodo la crisi energetica e facendo precipitare l’isola in una vera emergenza umanitaria. Sono iniziati i blackout che si sono trasformati in interruzioni di corrente diffuse e continuate. Solo il 16 marzo gran parte della rete elettrica nazionale fondata su centrali termoelettriche di fabbricazione sovietica ha raggiunto il collasso con ben 22 ore al giorno senza energia. Gli ospedali hanno ridotto i servizi e le scuole hanno sospeso le lezioni e molte attività commerciali hanno chiuso i battenti. Un sistema quello sanitario che aveva raggiunto la sua eccellenza non riesce ad effettuare interventi chirurgici si parla di novantaseimila casi e undicimila bambini moriranno per le mancate cure.

Tutti gli approvvigionamenti alimentari collegati alla carenza di benzina e diesel oltre che di gas si sono ampiamente ridotti al lumicino e l’acqua arriva a singhiozzo per la mancanza di funzionamento delle pompe idrauliche. Questa è la nuova democratura americana che ha usato l’energia come strumento di coercizione incompatibile con le norme internazionali sui diritti umani, hanno affermato tre relatori speciali delle Nazioni Unite, condannando quello che hanno definito un “blocco illegale” che “non solo sconvolge la vita quotidiana, ma mina anche il godimento di un’ampia gamma di diritti umani”.

Il pericolo americano iniziato con la cattura di Nicolas Maduro e con l’uccisione della guida suprema Ali Khamenei continua con Cuba che il suo prossimo obbiettivo di conquista. Un’altra guerra dietro l’angolo che le autorità Cubane vogliono evitare come dichiarato da Diaz-Canel ad aprile. “Lavoreremo sempre per la pace. Ma se si verificasse un’aggressione militare, reagiremo, combatteremo, ci difenderemo e se dovessimo cadere in battaglia, morire per la patria significa vivere”.

I Funzionari statunitensi ritengono che il governo cubano potrebbe ancora crollare entro la fine dell'anno senza un intervento militare diretto, sebbene Trump consideri questa tempistica troppo lenta. Il Pentagono ha iniziato ad aggiornare i piani di emergenza per una possibile azione militare contro Cuba nel caso in cui Trump la ordinasse. Secondo NBC News, Trump è sempre più frustrato dal fatto che il governo cubano rimanga al potere nonostante mesi di continue pressioni da parte degli Stati Uniti, e incalza i suoi consiglieri chiedendo perché gli sforzi per destabilizzare il regime non abbiano ancora avuto successo.

Dal punto di vista Geopolitico la caduta di cuba verrebbe percepita come una sconfitta per il sud del mondo e prova dell’incapacità della Russia ma anche della Cina di essere un potere alternativo allo strapotere Americano. Secondo politico russo Ruslan Parkatov “ Asia, Africa e America Latina, capirebbero una cosa semplice: impegnarsi nella ‘multipolarità’ è rischioso perché non può proteggere i suoi alleati dalle pressioni americane”. Per Trump una vittoria che potrebbe rappresentare un trofeo umano nelle elezioni di medio termine in America viste le ridotte conquiste nella guerra in Iran che si trascina da mesi. Ma anche un progetto economico non indifferente attraverso un cambio dei rapporti con il regime Cubano che permetterebbe agli Usa grandi investimenti.

Negli ultimi giorni le cose sembrano cambiare e l’America gioca la carta diplomatica verso il governo di Diaz - Canel arrivato al capolinea apre agli aiuti statunitensi a fronte di un peggioramento della crisi di carburante e dei blackout. La Cia porta il messaggio di Trump attraverso Il direttore della CIA John Ratcliffe che è arrivato all'Avana nei giorni scorsi per incontrare i funzionari cubani e trasmettere un messaggio di Donald Trump secondo cui gli Stati Uniti sono pronti a condurre seri negoziati su questioni economiche e di sicurezza, se Cuba introdurrà "cambiamenti fondamentali".

Alle discussioni hanno partecipato il ministro degli Interni Lazaro Alvarez Casas, il capo dell'intelligence Raúlt Rodríguez Castro e altri funzionari cubani per le questioni di sicurezza, con un'attenzione particolare alla cooperazione nel campo dell'intelligence, della stabilità economica e della sicurezza regionale. Ratcliffe sottolineando che Cuba non può più essere il "rifugio sicuro per gli oppositori degli Stati Uniti nell'emisfero occidentale". I funzionari cubani hanno affermato che "il paese non rappresenta una minaccia per la sicurezza nazionale degli Stati Uniti e non dovrebbe rimanere nella lista degli Stati che sostengono il terrorismo".

Le dichiarazioni del presidente cubano Miguel Díaz-Canel suggerite dalla grave situazione dell’Avana e quella di accettare gli aiuti umanitari dagli Stati Uniti a condizione che vengano forniti in conformità con le pratiche internazionalmente riconosciute. Ha aggiunto, tuttavia, che se l'obiettivo fosse davvero
quello di alleviare le sofferenze del popolo cubano, gli Stati Uniti farebbero meglio a revocare l'embargo commerciale sull'isola. Le dichiarazioni del presidente sono state rilasciate giovedì tramite un post sui social media, un giorno dopo che gli Stati Uniti avevano offerto 100 milioni di dollari di aiuti umanitari a Cuba. "Se il governo statunitense è veramente disposto a fornire aiuti nelle quantità annunciate e in piena conformità con le pratiche umanitarie universalmente riconosciute, non incontrerà ostacoli né ingratitudine da parte di Cuba", ha scritto Diaz-Canel.

Ritenere che certamente in questo contesto le possibilità di scappare da responsabilità di governo per il bene di Cuba è plausibile ma le riforme devono essere attuate in quale modo e come queste devono applicarsi in un regime comunista sono da definire ma la vera realtà oggi ha del paradossale politico. La spietata azione di Trump e sotto gli occhi del mondo e gli aiuti umanitari servono a dare solo visibilità ad una azione quella del governo americano che ha colpito solo il popolo cubano creando una crisi umanitaria.

Secondo Diaz-Canel "Il danno potrebbe essere alleviato in modo molto più semplice e rapido revocando o allentando il blocco, dato che è noto che la situazione umanitaria è stata calcolata a sangue freddo e indotta deliberatamente", ha scritto. Dagli anni '60, Cuba è soggetta a un embargo commerciale totale da parte degli Stati Uniti, uno dei suoi vicini più prossimi.

Ma la realtà è fondata sulla nuova geopolitica di influenza americana iniziata nel 2025 e l'isola si trova a soli 150 chilometri, ovvero 90 miglia, dalle coste statunitensi e deve sottomettersi alla sua influenza decisionale ed economica.

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