I difficili colloqui di pace continuano con il mediatore del Pakistan e sembra che l’Iran abbia già risposto alle richieste dell’amministrazione Trump. Giorno 10 maggio l’Iran ha inviato (fonte Ansa) al Pakistan, mediatore dell'organizzazione, la sua risposta alla proposta statunitense di porre fine alla guerra. Obiettivo principale della risposta iraniana al quadro proposto dagli Stati Uniti è la "cessazione immediata della guerra" e il "ripristino della sicurezza marittima" nel Golfo Persico e nello strategico Stretto di Hormuz. La consegna di questo documento è considerata uno sviluppo cruciale negli sforzi diplomatici in corso per stabilizzare le acque della regione e porre fine all'attuale conflitto militare.
I contenuti del documento inviato dal governo 'Iraniano al piano statunitense, che Trump ha definito subito inaccettabile, sono stati resi noti dalla televisione di Stato della Repubblica Islamica, IRIB e si elencano :1) La necessità che gli Stati Uniti risarciscano l'Iran per i danni militari. 2) Il riconoscimento della sovranità iraniana sullo Stretto di Hormuz. 3) La cessazione delle sanzioni statunitensi. 4) Lo sblocco da parte degli Stati Uniti degli asset iraniani congelati. Riguardo la parte legata all’Uranio ed allo sviluppo per usi civili del nucleare si indicano nella lettera 30 giorni dall’inizio di eventuali nuovi contatti di mediazione. I media riportano inoltre che la parte iraniana ha respinto l'offerta statunitense legata alla resa dell'Iran.
Secondo un terzo interlocutore il Qatar inseritosi nuovamente nell’ambito dei colloqui di pace che ha parlato attraverso il suo primo ministro utilizzare lo Stretto di Hormuz "come strumento di pressione non farebbe altro che aggravare la crisi". Ma in realtà il piccolo emirato cerca in tutti i modi di superare il blocco navale USA-IRAN e permette alla sua prima nave metaniera di arrivare nella zona esclusiva del Pakistan dopo che la Guardia Rivoluzionaria iraniana le ha permesso di passare attraverso lo Stretto di Hormuz, soggetto a dazi doganali. Ora, una seconda nave metaniera sta attraversando lo stretto.
Lo stretto di Hormuz mantiene il perno dei negoziati e per questo la risposta iraniana punta su questo. La valenza geopolitica strategica della zona è diventata non inerente alla guerra ma di valore economico globale. L’ultima tregua dettata da Trump il 13 aprile non ha avuto le conseguenze aspettate. Da allora è successo di tutto, gli Stati Uniti hanno aperto il fuoco e sequestrato una petroliera battente bandiera iraniana vicino allo Stretto di Hormuz e hanno deviato le navi in alto mare che trasportavano merci da o verso l'Iran. Le forze armate iraniane hanno definito tutto ciò "un atto illegale" che "equivale alla pirateria ed hanno risposto attaccando con due missili le navi americane che si sono subito allontanate.
Una pace che non potrà mai vedere i suoi albori se non viene regolamentata anche l’aggressione israeliana al Libano. Secondo il Ministero della Salute libanese, dal 2 marzo inizio dell’ultima aggressione 2.846 persone sono state uccise e 8.693 ferite negli attacchi israeliani al Libano sostenuti dagli Stati Uniti.
Secondo i media iraniani, bloccare l’economia di un paese sovrano rappresenta un abuso del diritto internazionale. Le affermazioni del presidente degli Stati Uniti Donald Trump che affermano che l’Iran sta "collassando finanziariamente" dichiarando che il Paese sta perdendo milioni di dollari al giorno a causa del blocco navale imposto da Washington ai porti iraniani, valida la politica internazionale dell’amministrazione americana che ha svolto lo stesso lavoro in Venezuela ed ora anche a Cuba.
In risposta al blocco navale statunitense, l'Iran ha chiuso lo Stretto di Hormuz a tutte le navi e ha sequestrato come ritorsione diverse imbarcazioni battenti bandiera straniera. In precedenza, aveva permesso il passaggio ad alcune navi considerate "amiche" dell'Iran. Il 19 aprile, il primo vicepresidente iraniano Mohammad Reza Aref ha dichiarato che "la sicurezza dello Stretto di Hormuz non è gratuita". "Non si possono limitare le esportazioni di petrolio dell'Iran e allo stesso tempo pretendere sicurezza gratuita per gli altri", ha scritto in un post su X.
Una scelta quella dell’amministrazione americana che si fonda sul fatto che il mercato del Petrolio non è libero per tutti. Una scelta quella di controllare il mercato petrolifero mondiale ritenendolo ha determinato il rischio di costi significativi per tutti che sembrano essere la normalità. Avere provocato una instabilità sui prezzi globali dei carburanti dipende solo da una fine garantita e duratura delle pressioni economiche e militari dell’America contro l'Iran e dei suoi alleati. Il presidente del parlamento iraniano e capo negoziatore per il cessate il fuoco, Mohammad Bagher Ghalibaf, ha affermato che un cessate il fuoco completo potrebbe funzionare solo se venisse revocato il blocco navale statunitense.
Per quanto controverse le azioni di forza che gli Stati Uniti stanno affrontando nel mondo si stanno ritorcendo contro lo stesso elettorato Trumpiano come affermato da giornalista Tucker Carlson che ammette che il coinvolgimento degli Stati Uniti in azioni militari contro l'Iran ha portato al crollo del movimento MAGA. In un'intervista con Zeit, ha detto che è stato questo movimento ad aiutare Donald Trump a vincere le elezioni del 2024. Carlson ha anche ribadito che, a suo avviso, gli Stati Uniti sono stati trascinati in guerra con l'Iran su insistenza di Israele che ha rappresentato il vero primo attore della vicenda Iran.
A tal proposito un nuovo sondaggio del Pew Research Center, circa il 62% degli americani disapprova il modo in cui Donald Trump sta gestendo la campagna militare contro l'Iran. Di questi, il 45% esprime un disaccordo "forte". Al contrario, poco più di un terzo (36%) approva le sue azioni. Queste cifre sono rimaste stabili da marzo: a quel tempo, il 61% dei rispondenti disapprovava anche le azioni di Trump in questo conflitto, mentre il 37% le sosteneva.
A danneggiare il sogno americano la stessa CIA il cui corrispondente del Washington Post per la diplomazia e la sicurezza nazionale John Hudson, citando un'analisi riservata della CIA, riferisce che la CIA ritiene che l'Iran possa resistere all'attuale blocco della Marina degli Stati Uniti per almeno 3-4 mesi senza gravi difficoltà economiche. La CIA ritiene anche che l'Iran abbia il 75% dei suoi lanciatori di missili e il 70% del suo stock di missili rimanenti, e che l'Iran abbia recuperato strutture di stoccaggio sotterranee e riparato missili danneggiati.
Ma perché allora il presidente degli Stati Uniti Trump ha pubblicato una foto di sé e degli asset militari statunitensi nella regione al 100% operativi, e del Leader Supremo dell'Iran Ali Khamenei e degli asset militari iraniani completamente distrutti. Influenza mediatica? Manifestazione di Forza Imperialista? Favorire lauti guadagni finanziari dati dall’oscillazione del petrolio nei mercati? Concetti che si scontrano con un danno globale provocato e di cui l’America e Israele ne sono fautori e ne dovranno dare atto al mondo e principalmente ai cosiddetti alleati di sempre.
Un allarme globale lanciato anche dalla grande finanza che punta il dito sullo stretto di Hormuz e a darne notizia il Wall Street Journal che descrive le parole di Goldman Sachs. Secondo un sondaggio condotto da Goldman Sachs tra oltre 800 investitori istituzionali, il mercato non si aspetta una soluzione rapida alle tensioni marittime. Tra I punti chiave: Il 43% degli investitori prevede che la chiusura dello stretto continuerà almeno fino alla fine di luglio (10 Mordad). Per il Petrolio: Si teme che il Brent possa stabilizzarsi sopra i $100 al barile per tutto il 2026 se il blocco persiste. Gas: Possibile impennata del TTF oltre i 100€/MWh. Wall Street si prepara a uno shock dell'offerta a lungo termine. La stabilità energetica globale resta appesa al filo della geopolitica mediorientale.
Infine, l’accordo di pace vede un importante punto da chiarire quello dell’Uranio iraniano. L’Iran, infatti, possiede ancora un grande arsenale di uranio altamente arricchito al 65 %; il tempo necessario per raggiungere la capacità nucleare è ancora stimato tra i 6 mesi e un anno. Gli stati uniti in tal senso hanno rifiutato la proposta di Putin di accettare l'uranio arricchito iraniano proposta che inizialmente l'Iran, gli Stati Uniti e Israele avevano accettato. Gli Stati Uniti hanno ribaltato le carte in tavola iniziando ad insistere sull'esportazione dell'uranio negli Stati Uniti, dopo di che l'Iran ha rafforzato la sua posizione e l'accordo è fallito.
In realtà solo scuse perchè l’America vuole emulare il Venezuela dove il Dipartimento dell'Energia degli Stati Uniti e la National Nuclear Security Administration ha letteralmente rubato 13,5 chilogrammi dell’uranio arricchito rimanente da un vecchio reattore di ricerca.
La Casa Bianca oggi si trova di fronte al dilemma quello di dimostrare al mondo che gestisce ancore le cose nel golfo persico e che ha vinto la guerra, cosa ancora difficile e Trump ha per questo difficoltà a iniziare di nuovo le ostilità come indicato dal The Atlantic dove si scrive che Trump è stanco di riaccendere la guerra con l'Iran, preoccupato che una ripresa delle ostilità danneggerebbe le prospettive commerciali con la Cina. La visita in Cina dei prossimi giorni, infatti, sarà un fallimento perché Trump si presenta con molte richieste e nessuna concessione legata alla pace e all’Iran oggi principale fornitore di Petrolio del Dragone.
Tutto questo perché Washington sa chi in realtà non controlla davvero lo stretto. Gli attacchi iraniani alle navi statunitensi erano logici: perché avrebbero dovuto collaborare con Trump e i suoi tentativi di salvare la faccia? Quando sono state sparate le armi, il Pentagono ha minimizzato la situazione e il Presidente del Consiglio dei Capi di Stato Maggiore Congiunti degli Stati Uniti, il generale Dan Caine, ha dichiarato che gli attacchi iraniani erano "al di sotto della soglia per il riavvio di operazioni di combattimento maggiori".
Al momento, il cessate il fuoco regge tra verità e falsità, il tentativo degli Stati Uniti di bluffare l'Iran è fallito, e Teheran ha chiarito che lo Stretto di Hormuz non è un luogo per giochi politici statunitensi o scambi petroliferi speculativi. lanciando una nuova minaccia sui sette cavi sottomarini che attraversano lo stretto che rappresentano il 15-20% del traffico dati globale, sia internet che finanziario, collegando Europa, Golfo Persico e Asia. La gestione e la manutenzione dei cavi, infatti, sono affidate esclusivamente a società iraniane.
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