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mercoledì 10 giugno 2026

Guerra in Iran: Si riaccende il conflitto nuovi missili su Israele e nuovi attacchi su Teheran

Le ultime azioni che hanno determinato la violazione del cessate il fuoco sia da parte Usa che da parte Israeliana che ha concentrato la sua azione nel sud del Libano provocando circa 3000 morti, una linea rossa che l’Iran non può accettare nell’ambito degli accordi perché il conflitto in atto comprende anche la difesa del libano. Da parte sua Netanyahu ha informato il 7 giugno Trump dell'intenzione di Israele di lanciare un 'attacco massiccio contro l'Iran, e Trump ha sottolineato che gli Stati Uniti non parteciperanno fonte Yedioth Ahronoth.

Il Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica (IRGC) afferma che la propria Forza Aerospaziale ha colpito con missili balistici la base aerea di Ramat David, nel nord di Israele, indicandola come punto di partenza degli attacchi israeliani contro il Libano meridionale, inclusi i raid su Tiro, Nabatiyeh e la periferia sud di Beirut. Ramat David Air base si trova nella Valle di Jezreel, nel nord di Israele, a sud-est di Haifa.

Il conflitto si allarga a molte aree del medio oriente interessando la Cis Giordania, il Libano, Iraq, Yemen e la stessa Gaza. Secondo le dichiarazioni iraniane non si attenderanno più le minacce ma ci sarà una nuova dottrina strategica regionale. Il presidente del Consiglio di Discernimento dell'Opportunità dell'Iran, Sadeq Larijani, ha dichiarato che l'intervento di Teheran a sostegno del Libano costituisce una dichiarazione formale di una nuova dottrina strategica, in base alla quale gli attacchi a qualsiasi componente dell'Asse della Resistenza innescheranno una risposta che si estenderà oltre i confini geografici e rimodellerà le equazioni regionali. Larijani ha affermato che l'Iran è entrato in una nuova fase in cui non attende più che le minacce emergano prima di agire per preservare la sua posizione regionale, ma prende invece l'iniziativa. Ha anche avvertito che qualsiasi espansione del conflitto o attacco a infrastrutture iraniane critiche incontrerebbe una risposta globale e deterrente.

A fare eco la dichiarazione delle Forze Armate Yemenite : "Nel contesto del confronto con l'aggressione americana e sionista contro l'Asse della Resistenza e la resistenza in Iran, Palestina, Libano, Iraq e Yemen, e rifiutando il progetto sionista volto a stabilire un 'Grande Israele' sotto il pretesto del 'Nuovo Medio Oriente', e nello sforzo di rompere l'ingiusto e oppressivo assedio imposto dal nemico americano al nostro popolo e alle nazioni libere e orgogliose dell'asse in Libano, Gaza e Iran, le Forze Armate Yemenite hanno lanciato un attacco missilistico contro obiettivi israeliani sensibili nella regione occupata di Jaffa, e grazie a Dio, hanno raggiunto con successo i loro obiettivi.

In primo luogo, annunciamo un blocco navale completo e totale contro il nemico israeliano nel Mar Rosso, e consideriamo tutti i movimenti nemici un obiettivo militare per le nostre forze armate dal momento dell'annuncio di questa dichiarazione. In secondo luogo, confermiamo che affronteremo l'escalation con l'escalation, e che le nostre operazioni militari si intensificheranno in linea con gli eventi, la battaglia e la nostra partecipazione all'asse della jihad e della resistenza.

In terzo luogo, affermiamo il diritto del nostro popolo e delle nazioni libere della nostra nazione di affrontare l'aggressione americano-israeliana, e che non resteremo a guardare di fronte all'ingiusto assedio contro il nostro popolo e le nazioni dell'asse della resistenza in Palestina, Gaza, Iran, Libano e Iraq.

Gli Houthi hanno praticamente incluso lo stretto di Bab al-Mandab, a sud del Mar Rosso, nella sfera di confronto, parallelamente all'attuale blocco dello Stretto di Hormuz da entrambi i lati; un blocco iraniano da una parte e un blocco americano dall'altra, che non consente affatto il passaggio delle navi attraverso lo Stretto di Hormuz.

Hamas avverte sul pericolo dell'intensificarsi dell'ondata di insediamenti israeliani nella Cisgiordania occupata, la cui ultima manifestazione è stata l'emissione di ordini e notifiche di esproprio di migliaia di dunam di terreno appartenenti ai cittadini nelle province di Tubas e Jenin, nell'ambito dei piani di annessione e trasferimento forzato che mirano alla nostra terra e al nostro popolo.

Gli attacchi di Israele hanno colpito l’Aeroporto di Mehrabad, Teheran, il Magazzino di assemblaggio di droni, Najafabad, il complesso dell'IRGC a Eslamabad-e-Gharb e un sito

di missili balistici a Tabriz. Attacchi aerei israeliani sono stati effettuati su Isfahan, nell'Iran centrale e su Urmia nel nord-ovest dell'Iran oltre che attacchi di aerei israeliani sulla parte occidentale di Teheran. Colpita la città di Kermanshah, nell'Iran occidentale. Il Complesso Petrolchimico di Mahshahr, responsabile di circa il 28% della produzione petrolchimica iraniana, è stato attaccato. Si è provveduto a chiuderlo e ad evacuare il personale mentre i danni vengono valutati

Secondo le dichiarazioni dell'IRGC sono state prese di mira la base aerea di Tel Nof e le basi aeree di Nevatim nel centro e nel sud di Israele, soprannominata "Operazione Nasr", in risposta agli attacchi aerei israeliani di questa mattina contro l'Iran. I missili balistici continuano ad arrivare anche a Tel Aviv colpita Tiberiade a 30 km dal confine con il Libano, luogo di supporto per le brigate corazzate del regime, Nahariya a 10 km dal confine con il Libano, luogo di supporto per le brigate corazzate del regime, Complesso industriale Bazan, la più grande raffineria di petrolio e gas del regime a Haifa, la Base aerea Ramat David, la Base aerea Tel Nof e la Base aerea Nevatim.

Israele inoltre ha effettuato un intenso bombardamento aereo su Beirut domenica violando la linea rossa dettata dall’Iran. Teheran ha descritto l'attacco come un "avvertimento", affermando che sarebbero seguiti ulteriori "attacchi schiaccianti" se Israele avesse continuato a colpire il Libano. L'Iran ha dimostrato disciplina strategica, assorbendo le provocazioni israeliane mentre portava avanti complesse negoziazioni con gli Stati Uniti. Tuttavia, gli attacchi israeliani contro il Libano hanno reso necessaria una risposta per proteggere un alleato vitale. Teheran ha esplicitamente richiesto che i colloqui di pace tra Washington e Teheran affrontassero direttamente la sicurezza del Libano e un nuovo ordine stabile per l'intero Medio Oriente, rifiutando una tregua temporanea raggiunta a spese di Hezbollah e dei palestinesi.

Un comandante della resistenza irachena ha dichiarato a Al-Mawqif News: Abbiamo le dita sul grilletto e stiamo pianificando di affrontare le basi della regione con una strategia di terra bruciata in caso di un attacco contro la Repubblica Islamica. Il Movimento Jihad Islamico in Palestina: Appoggiamo gli attacchi missilistici effettuati dalla Repubblica Islamica dell'Iran contro obiettivi e posizioni all'interno dei territori palestinesi occupati, in risposta alla persistenza della politica aggressiva del governo dei criminali di guerra dell'entità usurpatrice nella regione.

A preoccupare la dichiarazione di Kan un funzionario israeliano che conferma che l'IDF cesserà il fuoco in Iran, ma non nel sud del Libano. L'Iran e Hezbollah hanno cercato di imporci delle sanzioni, ma questo non è successo dice Netanhyau. Ribadisco il mio impegno che l'Iran non avrà armi nucleari ha detto Netanhyau. La stessa determinazione con cui abbiamo agito si è rivolta anche contro Hezbollah. Secondo il primo ministro Hezbollah pianificava di invadere la Galilea con migliaia di terroristi e, allo stesso tempo, pianificava di distruggere le città di Israele con 150.000 razzi e missili.

Infine la notizia del Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche. di una cessazione delle operazioni delle forze armate iraniane è stata smentita subito in riferimento alle continueaggressioni e le atrocità che continuano, nel sud del Libano che rappresentano da oggi la linea rossa per l’Iran.

Secondo Trump lui prende le decisioni e non Netanyahu. In un'intervista al Financial Times, Trump ha dichiarato che Netanyahu non avrà altra scelta se non accettare un accordo con l'Iran.

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