
Il governo degli ayatollah dopo la rivoluzione del 1979 che caccio via lo scia Reza Palavi ha avuto un processo di radicalizzazione verso la religiosità mussulmana sciita che si è mescolata costantemente in un potere unico e trino che ha influenzato le sorti dell’Iran, oggi mal visto per le sue posizioni dall’America e da Israele. La guerra imposta dalla coalizione Israele - Americana ha in parte decapitato il vero potere religioso mantenuto da Khomeini padre favorendo un processo di scollamento tra il potere religioso e quello politico con dell’apertura specie a livello di politica internazionale e di mediazione di nuovi approcci comunicativi e di lungimiranza geopolitica come l’ultimo accordo con l’Oman sullo stretto di Hormuz che mette un punto fermo sulle sottomissioni verso le politiche neocolonialiste energetiche americane ponendo una distanza incolmabile verso gli accordi di Abramo e favorendo nuove alleanze di mutuo intervento militare medio orientale come quella dell’ultimo periodo tra Turchia-Arabia Saudita e Pakistan .
La notizia dell’imminente morte di Mojtaba del 7 agosto 2026 diramata da Agi prende come fonte IranWire ed è certamente oggetto di attenzione nell’ambito di una rivoluzione del sistema di potere Iraniano. Fonti vicine all’amministrazione del presidente della repubblica islamica Masoud Pezeshkian a IranWire, sito di informazione con sede a Londra ma che lavora con giornalisti della diaspora iraniana e collaboratori interni. Secondo entrambe le fonti, ai massimi livelli del regime circolano con insistenza voci secondo cui le condizioni di Mojtaba sono estremamente critiche e potrebbe morire da un momento all’altro.
Notizia avvalorata dal fatto che Khamenei ha assunto la guida del Paese, non è mai apparso in pubblico né ha tenuto discorsi; le uniche comunicazioni attribuitegli sono alcune lettere pubblicate dalle agenzie di stampa ufficiali. Questa assenza ha alimentato le speculazioni sullo stato di salute e sulla stessa sopravvivenza della terza Guida Suprema della Repubblica Islamica. Secondo le dichiarazioni vicine a Pezeshkian finora nessun membro del governo ha incontrato Khamenei, ha dichiarato che le sue condizioni fisiche sono precarie: “Non ci sorprenderebbe apprendere presto la notizia del suo martirio”, ha detto.
Tenere presente come la guerra abbia radicalmente cambiato le cose a Teheran, con la salita al potere di una nuova generazione che ha sostituito i leader uccisi e con Masoud Pezeshkian che ha attualmente 71 anni e la sua generazione, quella che ha guidato la rivoluzione del 1979, è ormai scomparsa. Il nuovo programma politico ha gestito la guerra, riusciranno a gestire anche la pace come osserva Vali Nasr docente alla Johns Hopkins University, secondo cui la nuova guardia al potere a Teheran “non è composta dal tipo di persone che Washington è solita definire ideologi apocalittici dalla mente confusa, bensì da leader generalmente post-rivoluzionari, spietatamente concentrati sulla preservazione dello Stato e disposti ad agire con maggiore decisione rispetto ai loro predecessori”.
La morte imminente del figlio di Ali Khamenei chiude le vecchie strategie improntata sulla cautela, definita “né di guerra, né di pace”. In poche settimane, i suoi successori hanno mostrato maggior audacia, lanciando attacchi contro le basi militari statunitensi nei paesi vicini per poi mostrarsi disposti a sedere al tavolo delle trattative per porre fine alla guerra a condizioni tutt’altro che umilianti per Teheran. Questa la dice tutta sul processo di cambiamento che sarà basato solo e soltanto sulla preservazione dello status di un Iran progressista ed indipendente nel suo territorio, con un occhio alla religiosità che non potrà influenzare in maniera determinante le stesse scelte politiche.
I leader religiosi delle principali città iraniane hanno detto la loro nella preghiera del venerdì hanno utilizzato i loro sermoni per ribadire la richiesta di "vendetta di sangue" in seguito alla morte dell'ex Guida Suprema Ali Khamenei, esprimendo al contempo una ferma opposizione al coinvolgimento diplomatico e ai negoziati con gli Stati Uniti e guardando forse al futuro.
Ad Ahvaz, Abdul-Nabi Mousavi-Fard, in qualità di rappresentante di Mojtaba Khamenei, la terza Guida Suprema della Repubblica Islamica, ha dichiarato che l'Iran si sta preparando ad estendere la gittata dei suoi missili fino a 15.000 chilometri per colpire direttamente il territorio continentale degli Stati Uniti. Secondo Mousavi-Fard ha dichiarato: "Ci stiamo preparando affinché anche il popolo americano possa sperimentare gli attacchi missilistici e comprendere cosa significhi essere trascinati nel sangue e nella polvere".
Lo stesso ha fatto riferimento a precedenti operazioni regionali, affermando che i missili iraniani raggiungono già Gerusalemme a una distanza di 2.000 chilometri, mentre gridava "Vendetta, vendetta" e invocava la distruzione del primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu. A Teheran, l'imam ad interim della preghiera del venerdì, Mohammad Javad Haj-Ali-Akbari, ha dichiarato che la resistenza militare continuerà fino a quando non sarà ottenuta la piena rappresaglia per la morte di Ali Khamenei. Dichiarazioni che alla luce della imminente morte di Mojtaba Khamenei assumono un significato ipotetico con un processo che attualmente è già in atto che poterebbe rivoluzionare le basi ideologiche.
Una nuova visione che basa le sue fondamenta sulla diplomazia territoriale con varie sfaccettature. Secondo fonti Al Jazira, il portavoce della Commissione per la Sicurezza Nazionale e la Politica Estera del Parlamento iraniano ha dichiarato che è stato raggiunto un accordo di massima con l'Oman, in attesa dell'approvazione definitiva ai massimi livelli. Importanti anche le dichiarazioni di Ali Akbar Velayati, consigliere della Guida Suprema iraniana per gli affari internazionali, elogia le forze armate iraniane, la "fermezza del popolo iraniano e il coraggio dell'asse della resistenza". Velayati ha aggiunto in un post su X che la “sconfitta dell’America” e di Israele ha rafforzato la convinzione che le forze straniere, che rappresentano il “principale fattore di insicurezza, debbano lasciare la regione”. "I Paesi della regione, attraverso una maggiore cooperazione tra di loro, possono garantire la sicurezza della regione", ha affermato.
Una posizione che viene condivisa anche da paesi come Turchia -Pakistan e Arabia saudita che hanno dato l’annuncio storico venerdì 7 agosto 2026 per la firma di un patto di difesa comune e reciproca che si basa su un accordo simile siglato lo scorso anno tra Riyadh e Islamabad. Cambiano gli scenari di difesa congiunta per la mecca ma anche gli equilibri di potere in medio oriente che vedono Iran e Israele come soggetti di destabilizzazione dell’area. Sempre secondo gli analisti i tre paesi si sono mostrati cauti nell'inimicarsi gli avversari regionali.
Non è ancora chiaro in che misura il patto obbligherebbe i suoi membri a difendere i propri alleati.
«Non abbiamo ancora visto la dichiarazione di Mecca. Crediamo che affermi che un attacco a uno debba essere considerato un attacco a tutti, e "dovrebbe" è la frase chiave perché non significa "necessariamente"», ha detto ad Al Jazeera Harlan Ullman, presidente della società di consulenza Killowen Group.
Le minacce non sono lontane. Il Pakistan è impegnato in un conflitto di confine con l'Afghanistan da febbraio e nel maggio 2025 si è scontrato a fuoco per diversi giorni con l'India, altra potenza nucleare. Nel frattempo, l'Arabia Saudita è stata ripetutamente attaccata dall'Iran e dai suoi alleati dallo scoppio della guerra tra Stati Uniti e Israele contro l'Iran alla fine di febbraio. La Turchia combatte da anni contro gruppi armati curdi sia all'interno che all'esterno del paese. Anche le tensioni con Israele sono aumentate. Secondo esperti come Ullman, non è ancora chiaro in che modo il Patto di difesa congiunta della Mecca potrebbe coinvolgere i suoi tre firmatari in uno qualsiasi di questi conflitti. "Supponiamo che gli Houthi in Yemen attacchino l'Arabia Saudita, questo coinvolgerebbe la Turchia? Coinvolgerebbe il Pakistan? Questo resta da vedere", ha detto Ullman.
Un patto che certamente guarda al futuro dell’area vita la possibile estensione ad altri paesi come Egitto, Qatar, Siria ed Emirati Arabi Uniti (EAU). Tutti avrebbero un vantaggio e specie i paesi a guida sunnita. Ma ci chiediamo se le divisioni del passato, così come i diversi interessi, potranno rendere l'espansione dell'alleanza tutt'altro che scontata ma nello stesso tempo possiamo guardare l’alleanza come un deterrente verso le politiche espansionistiche di Israele e verso i pericoli provenienti dall’Iran. Naturalmente dobbiamo considerare anche l’America di Trump che ha fatto denotare tutta la sua inadeguatezza di approccio con la necessità di nuovi equilibri geo militari.
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