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giovedì 27 agosto 2026

Hormuz nel caos totale. Dopo sei mesi di guerra nessuna Pace. La Palestina non rientra negli accordi di Pace.

Mentre dalla Casa Bianca arrivano notizie incoraggianti su Hormuz che secondo le dichiarazioni di Trump è sotto il controllo Americano, la realtà si presenta ben diversa e il processo di destabilizzazione del sistema Iraniano si è dimostrato un boomerang. Il quotidiano inglese "Financial Times" ha riferito che, per quasi quattro decenni, una serie di vaste basi militari ha rappresentato la spina dorsale della presenza americana in Medio Oriente; tuttavia, sei mesi di guerra con l'Iran sono stati sufficienti per dimostrare quanto questa struttura, apparentemente solida, fosse vulnerabile.

I dati forniti dal Pentagono avvalora tale situazione che nei numeri ha visto ben 774 militari uccisi e feriti durante il conflitto Iran-Usa. Ben 18 le vittime e 776 i soldati feriti. Il caso Giordania dove 5000 persone hanno firmato una petizione contro la presenza delle basi americane che rappresentano a loro vedere un pericolo per la stessa popolazione giordana, un fuoco che rimane acceso a meno che non sia chiuso nel sangue della repressione con il pericolo di alimentare sempre più l’odio verso l’America che sembra non portare stabilità democratica all’area. Una situazione che sta’ alimentando il dissenso delle popolazioni dell’area interessata alla guerra di Israele e Usa che vedono Gaza e la Palestina in prima linea ma che oggi denotano ancora attacchi nel sud del Libano. Tra i collaterali certamente presente anche l’Iraq e la guerra in atto tra Arabia saudita e Yemen.

Nei giorni scorsi le forze di sicurezza interne siriane, in coordinamento con i servizi di intelligence, hanno smantellato una cellula appartenente all'organizzazione terroristica ISIS che stava preparando attacchi con esplosivi sulla strada che collega Mayadin a Deir ez-Zor. Tutti i membri di questa cellula sono stati arrestati. Questa operazione rappresenta almeno il terzo caso di questo tipo segnalato lungo questa strada nelle ultime settimane, e sottolinea come la regione orientale di Deir ez-Zor stia emergendo sempre più come un centro di attività per le cellule dormienti dell'ISIS.

Secondo la Mezzaluna Rossa palestinese, due palestinesi sono rimasti feriti a seguito di un'aggressione da parte delle forze di occupazione israeliane nella città di Beit Furik, a est di Nablus, nella Cisgiordania occupata. Un drone israeliano ha effettuato un attacco contro la località di Al-Zawayda, nella parte centrale della Striscia di Gaza. Secondo gli ultimi aggiornamenti, il raid ha provocato un morto e un ferito in gravi condizioni.

In tal senso si avvalora il fatto che Hamas non deporrà mai le armi come tanto diffuso dalla stampa. Ma rileviamo come la stessa fazione inviti i liberi del popolo palestinese a resistere e combattere in Cisgiordania e nei territori occupati, a continuare a contrastare i crimini del nemico sionista e delle sue bande di coloni, e a confrontarsi con loro con tutti i mezzi possibili e in tutti i punti di contatto.

Nei giorni scorsi, un giovane Palestinese ha eseguito un'eroica operazione di accoltellamento, fuori da un negozio nella località di Al-Auja, a N di Jericho nella Cisgiordania meridionale, risultando nel ferimento di un colone; per poi dileguarsi in sicurezza. Hamas e le altre fazioni della Resistenza Palestinese hanno rilasciato comunicati in cui si complimentano con l'autore per l'eroica operazione ed invitano il popolo Palestinese della Cisgiordania e di Gerusalemme a recarsi a confrontare i coloni ed il nemico occupante in tutti i punti di contatto.

Il fatto che il canale israeliano 13 dica che sono in corso colloqui avanzati per indurre Hamas a dichiarare il suo disarmo e a rinunciare al controllo di Gaza a favore della Forza Internazionale di Stabilizzazione (FIS) ha un carattere prettamente di propaganda sionista. I colloqui che si stanno svolgendo al Cairo sotto l'egida dei servizi segreti egiziani, con l'Egitto, il Qatar e la Turchia che fungono da mediatori con la supervisione dell’Inviato Americano genero del Presidente.

Nella realtà le riunioni servono a decidere solo una cerimonia di firma in Egitto che possa dare rilevanza a Trump come portatore di Pace o di Guerra? Sebbene permangano alcune divergenze considerate minori, l'amministrazione statunitense sta spingendo per un annuncio mediatico, aggiungendo che Hamas accetterà di consegnare le sue armi a un terzo soggetto, diverso dall'Autorità Palestinese. Questo non significa che la resistenza non permanga attiva. Lo stato di polizia potrà fermare i corpi ma non l’anima dei palestinesi che ricordano bene i crimini di guerra attuati nel conflitto per una nuova Palestina che si spera possa nascere perché proprio di questo non si parla negli accordi.

Il medio oriente può rinascere solo sotto le minacce di un popolo aggressore e forse l’Iraq è l’esempio reale di tali politiche. La componente sciita, prima del 2003, ha subito oppressione, emarginazione e durezza. Dopo il 2003 parte di esso ha scelto la via nazionale, considerando il Paese occupato da forze straniere. Sono nati gruppi armati tra tutte le parti, compreso il mondo sciita, fazioni di resistenza. Queste fazioni fanno parte dell’attuale panorama iracheno e i loro nomi sono noti. La maggioranza si è integrata nel processo politico. Dopo il 2011 le fazioni di resistenza si sono dedicate alla situazione politica e parlamentare, sia per regolare la propria presenza, sia per difenderla, sia per proteggere il Paese. Al-Uqabi ha aggiunto che forse esiste una sola fazione senza presenza politica e che i soggetti che credono solo nell’uso delle armi hanno bisogno di dialogo. Tutte le fazioni dispongono di sedi ufficiali, note alle forze di sicurezza e senza particolari problemi.

La guerra con l’Iran ha creato un nuovo sistema di guerra basato sui missili balistici e sui droni con varie sfaccettature di controllo e di potere su Hormuz. Ultimi missili sono stati lanciati dal sud dell'Iran diretti a navi non autorizzate nello Stretto di Hormuz. Oggi tutto questo ha creato una crisi globale perché non ci siamo accorti che gran parte del petrolio mondiale passava da qui. Valutando i vari proclami di facciata molte navi sono costrette a percorrere altre vie e altri stati di approvvigionamento con rotte più sicure. Possiamo affermare che oggi gli amici dell’Iran passano indisturbati ,vedi le navi cinesi, russe, irachene, che seguono il percorso fornito dall'Iran. Guardando anche l’Oman altro attore dello stretto e sotto il mirino americano notiamo una sua rotta che secondo HFI negli ultimi 21 giorni ha visto passare dallo stretto di Hormuz 5 milioni di barili di petrolio. Tutto questo rappresenta una prova della presenza di vari attori che operano nello stretto di Hormuz attualmente non libero ma oggetto di accordi con i paesi territorialmente proprietari. L'accordo tra Iran e Oman determina un maggior controllo. 

Una delle strategie oggi è proprio rappresentata dalle vie alternative di percorrenza del petrolio, l’Arabia Saudita sta utilizzando il mar rosso che vede però la presenza delle minacce degli Houthi che interrompono il traffico marittimo nel Mar Rosso meridionale. Le esportazioni di petrolio saudite attraverso nel Mar Rosso settentrionale, raggiungendo 1,1 milioni di barili al giorno, da quando gli Houthi hanno annunciato il loro blocco. La compagnia Saudi Aramco sta utilizzando petroliere per trasportare petrolio da Yanbu ad Ain Sukhna in Egitto, dove viene trasferito attraverso la condotta SUMED al porto mediterraneo di Sidi Kerir. Almeno quattro petroliere hanno effettuato il viaggio due o più volte, trasportando circa 16,3 milioni di barili.

Ci rendiamo conto che oggi la vera guerra geopolitica è fondata sulla nuova via dell’oro petrolifero e le strategie dei vari paesi e solo quella di fare accordi bilaterali e non quella di prendere posizioni di guerra inutili.

Da parte Iraniana parte lesa nella guerra perché attaccata senza nessun motivo reale (nucleare) ma solo per motivi di conquista e di potere Americana ed Israeliana. Notiamo dopo sei mesi di guerra un rafforzamento del processo plastico di ripristino del sistema missilistico che ha retto egregiamente la supremazia americana. Le dichiarazioni del segretario del Consiglio Supremo di Sicurezza Nazionale propongono una nuova strategia: “È necessario apportare modifiche al comportamento diplomatico dell'Iran. Le strategie di difesa dell'Iran si sono evolute e, a seguito della seconda guerra imposta, continuano a evolversi su un piano politico-militare. L'Iran di oggi non è lo stesso dell'Iran precedente alla guerra; questo vale anche per l'America, che si definisce grande, e l'immagine dell'America come paese pacifico e idealizzato è cambiata nella mente dei giovani iraniani. Tutto il mondo guarda all'Iran con una nuova prospettiva”.

Oggi l’Iran scopre nuove risorse e guarda avanti nel processo di collaborazione con Russia e Cina oggi in possesso del più grande esercito del mondo secondo i dati del sito "Global Firepower”, con circa 2 milioni e 35.000 soldati attivi. La Russia e l’Iran sono vicine alla firma del contratto esecutivo per la costruzione della linea ferroviaria Rasht-Astara, lunga 162 chilometri, nel nord dell’Iran. Il progetto costituisce un collegamento chiave del Corridoio di Trasporto Internazionale Nord-Sud (INSTC). Serve a rafforzare la connettività ferroviaria tra Russia, Azerbaijan e Iran e a offrire un percorso più diretto verso i porti iraniani del Golfo Persico. Funzionari iraniani hanno dichiarato questa settimana che il contratto non è ancora stato finalizzato, ma che l’accordo dovrebbe procedere una volta ottenute le restanti approvazioni.

Infine la dichiarazione del Ministro petrolifero Iraniano Paknejad, che ha annunciato che l'Iran ha scoperto più di 7,5 trilioni di piedi cubi di gas naturale nella provincia meridionale di Fars, con circa 5,7 trilioni di piedi cubi considerati recuperabili con un tasso di recupero del 72%. Secondo i funzionari, il volume è equivalente a circa 15 anni di produzione di una singola fase del gigantesco giacimento di gas South Pars. Il gas è descritto come "dolce", il che significa che contiene relativamente poco zolfo e dovrebbe quindi essere più economico da processare. L'Iran afferma inoltre che la scoperta include significative riserve di condensato di gas, del valore di decine di miliardi di dollari, che potrebbero creare una nuova importante fonte di entrate per il paese.

Naturalmente dobbiamo avere un occhio anche per l’Italia che in contrapposizione alle strategie di altri paesi vedi la Spagna è in lotta in questa guerra con le accise petrolifere che tanto hanno inciso sul prezzo alla pompa di benzina e gasolio. Sarà la strategia giusta quella di essere di parte? O occorre agire facendo degli accordi bilaterali?

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