La guerra in Iran assume nuovi orizzonti che vedono un doppio canale di guerra quello su Hormuz e quello sulla via del mar rosso legato agli Houti ed al vicino Yemen. Un Territorio confinante con l’Arabia Saudita che logisticamente mira ad espandersi a tutto lo Yemen e che attualmente è spaccato in due dal controllo degli Houti e dall’esercito dello Yemen finanziato proprio dai Sauditi.
La nuova geopolitica di guerra ma anche commerciale legata al petrolio assume aspetti comuni con la mira di un controllo totale delle vie di mare legate al mar rosso e allo stretto di Hormuz. Un fattore determinante per il mantenimento del costo del petrolio che dopo l’accordo che sarà firmato tra l'Iran e l’Oman troverà un approccio congiunto allo Stretto di Hormuz al di fuori delle mire americane. Presto il prezzo del petrolio raggiungerà i 102 dollari a causa delle azioni di Trump che dice di controllare tutto ma che in realtà non ha il completo controllo di Hormuz e con i suoi attacchi aumenta la situazione di caos attualmente presenti nell’area.
Nel merito i fatti del 30 agosto 2026 che hanno visto nuovi attacchi Americani all’isola di Larak come indicato dal Comando Centrale degli Stati Uniti (CENTCOM) che ha dichiarato di avere effettuato un attacco mirato contro forze del Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica (IRGC) che secondo fonti stavano preparando il lancio di razzi con mine navali nello Stretto di Hormuz. Secondo gli americani la risposta militare come indicato anche dal capitano Tim Hawkins è stata effettuata in risposta a una minaccia imminente al traffico marittimo civile e commerciale nello stretto. (Fonte Bloomberg).
L’attacco ha determinato la morte di due persone e altre due feriti. In risposta, l'Iran ha lanciato attacchi missilistici contro le basi aeree americane di King Hussein e Al-Azraq in Giordania. La difesa aerea del regno sembra avere intercettato 8 missili iraniani. L'IRGC ha anche dichiarato di aver abbattuto un drone di ricognizione e attacco americano MQ-9 Reaper sopra lo stretto di Hormuz e di aver colpito le basi di stazionamento di aerei da combattimento americani in Giordania. In precedenza, negli Stati Uniti avevano dichiarato che attraverso lo stretto di Hormuz stava iniziando a passare più petrolio, ora le petroliere sono di nuovo ferme e questo è il risultato dell’attacco americano.
Altri attacchi sono stati effettuati anche nella raffineria di di Al-Dawra, a sud di Baghdad, capitale dell'Iraq da parte dell’Iran. Nel frattempo "Una petroliera, che poche ore prima aveva intenzione di attraversare illegalmente una rotta a sud dello Stretto di Hormuz, è stata colpita da due mine marine, causando ingenti incendi e il completo blocco della nave". In tal senso l'Iran smentisce le affermazioni di Trump sul completo sminamento dello Stretto di Hormuz e conferma l'impercorribilità della rotta, ancora sotto il controllo iraniano. La Marina della Guardia Rivoluzionaria Islamica ribadisce che il rispetto delle normative vigenti nello Stretto di Hormuz è obbligatorio; non lasciatevi ingannare dagli Stati Uniti. Anche L'UKMTO (United Kingdom Maritime Trade Operations) ha comunicato che, prima dell'alba, una petroliera è stata colpita da tre proiettili di origine sconosciuta a 17 miglia nautiche a est di Khasab, in Oman, mentre stava uscendo dallo Stretto di Hormuz.
Anche una nave appartenente al governo di Golan pochi giorni fa da parte della Guardia Rivoluzionaria Islamica, e stata colpita con precisione, causando la morte di una persona e il completo blocco della nave. Hormuz visti i fatti descritti in pratica continua a non essere sicuro agli attraversamenti e rappresenta l’esempio di un “terrorismo economico globale" dettato dagli stati uniti contro Teheran ma anche contro altri stati, misure che costituiscono solo complicità in violazione del diritto internazionale e dell'uguaglianza sovrana degli Stati.
Guardando il gas europeo ed il suo mercato la crisi nello Stretto di Hormuz e non è misurata solo in base al prezzo del petrolio. Il conglomerato qatariano Qatar Energy ha comunicato all'azienda italiana Edison che non potrà effettuare ulteriori cinque consegne di gas naturale liquefatto (GNL). Questo estende il caso di forza maggiore previsto nel contratto fino all'inizio di novembre. In totale, a partire da aprile, 29 consegne di GNL, per un volume totale di circa 3,8 miliardi di metri cubi di gas, sono state interessate da casi di forza maggiore:
L'entità del problema è chiara: Qatar Energy deve consegnare a Edison circa 6,4 miliardi di metri cubi di gas all'anno. Le consegne mancanti corrispondono già a circa il 60 percento del volume annuale previsto dal contratto. La causa è la guerra tra gli Stati Uniti e l'Iran e i problemi ad essa associati per le spedizioni che attraversano lo Stretto di Hormuz. Il Qatar può produrre GNL, ma una parte significativa delle sue esportazioni deve fisicamente passare attraverso lo stretto.
Finora, l'Italia è riuscita a far fronte alla situazione. Edison afferma che l'azienda ha già sostituito 21 consegne annullate con consegne alternative, per un volume di circa 2 miliardi di metri cubi di gas, e promette di adempiere ai propri obblighi nei confronti dei clienti. Tuttavia, l'architettura energetica europea sta nuovamente dimostrando la sua vulnerabilità. Dopo la decisione di rinunciare alla maggior parte del gas proveniente dai gasdotti russi, l'Europa si è affidata in particolare al GNL. Ora si scopre che uno dei principali fornitori alternativi si trova dall'altra parte dello Stretto di Hormuz.
Ma uno degli effetti collaterali dell’attacco americano è proprio l’Iran che avverte che le esportazioni di petrolio nella regione si fermeranno se le spedizioni energetiche di Teheran saranno bloccate. A dirlo
Mohammad Bagher Ghalibaf, presidente del parlamento iraniano, ha avvertito che nessun paese della regione potrà esportare petrolio se le spedizioni energetiche di Teheran continueranno a essere bloccate a causa di pressioni esterne, rispondendo alle recenti minacce del comandante del CENTCOM americano, Brad Cooper.
Ripetendo una sua precedente dichiarazione sui social media, Ghalibaf ha sottolineato che l'equazione strategica che guida il conflitto è inequivocabile, affermando: "L'equazione di questa guerra è molto chiara: o tutti sono al sicuro, o nessuno." Secondo l'agenzia IRNA, Ghalibaf ha affermato che qualsiasi minaccia alla sicurezza nazionale dell'Iran renderà insicure le infrastrutture regionali vitali, aggiungendo che la stabilità a lungo termine nello Stretto di Hormuz dipende strettamente dal completo ritiro delle forze statunitensi. Infine, ha ribadito che questo importante corridoio marittimo non tornerà mai alla sua condizione precedente alla guerra nelle attuali circostanze.
Le minacce americane si contrastano con il fatto che L'Iran ha ripristinato tutte le sue attività di produzione di missili dopo gli attacchi statunitensi, afferma il Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica (CGRI). Il CGRI ha dichiarato che tutte le strutture che erano state precedentemente colpite dagli attacchi americani sono state ricostruite e trasferite in luoghi sicuri. Il CGRI ha sottolineato che l'Iran intende continuare la produzione di missili anche in caso di un conflitto prolungato. "Continueremo a produrre missili, anche se questa guerra dovesse durare anni", ha dichiarato l'ente
Dall’altra parte la nuova geopolitica del Mar Rosso e i venti di guerra hanno determinato un rovesciamento della situazione sul campo dando parola alla vittoria netta degli Houti sul governo Yemenita nel controllo in uscita dallo stretto di Bab el Mandab. Il governo yemenita, sostenuto dall'Arabia Saudita, ha annunciato ufficialmente il suo ritiro dall'isola di Perim e dallo stretto di Bab el Mandab. Lo stretto di Bab el Mandab è ora ufficialmente completamente sotto l'autorità di Ansar Allah dello Yemen.
A seguito della loro avanzata sulla costa occidentale yemenita, le forze Houthi hanno mostrato in video ingenti quantità di equipaggiamento militare catturato alle forze del generale Tariq Saleh (sostenute dall'Arabia Saudita), tra cui veicoli corazzati statunitensi Oshkosh M-ATV e mezzi blindati NIMR di produzione emiratina, oltre ad artiglieria e munizioni abbandonate durante la ritirata da Mokha e dalle aree circostanti. Gli Ansa Allah hanno conquistato Jabal Jirdad, a sud-ovest di Ta'izz, e di conseguenza sono entrati nell'area di Bani Omar, di fondamentale importanza. Le forze yemenite assicurano il controllo della costa occidentale dopo aver preso il controllo, poco fa, di alcune colline che collegano le alture di Taizz alla zona costiera. Gli Houthi hanno completato la conquista dell'intera costa yemenita sul Mar Rosso, arrivando a controllare lo stretto di Bab al-Mandeb, snodo cruciale per le esportazioni petrolifere saudite.
L'avanzata segue giorni di scontri intensi con le forze del governo riconosciuto internazionalmente e arriva mentre attacchi iracheni hanno già costretto l'Arabia Saudita a fermare un oleodotto chiave. Riyadh utilizzava sempre più la rotta del Mar Rosso come alternativa dopo il blocco dello Stretto di Hormuz da parte dell'Iran, attraverso cui passava circa un quinto del petrolio mondiale. Secondo il Washington Post, un funzionario yemenita ha definito l'evento "il primo giorno in cui l'Iran ha davvero iniziato a vincere la guerra". Un membro dell'ufficio politico Houthi ha invece assicurato che la libertà di navigazione nel Mar Rosso e a Bab al-Mandeb resta garantita per il traffico internazionale.
Fonte: Washington Post, Al Jazeera, NBC News
Ma la preoccupazione che il processo di conquista sembra allargarsi verso l’interno ed il particolar modo a Taiz e Marib grande città petrolifera del centro-est in Yemen. Durante questi scontri sono stati uccisi due ufficiali di alto rango delle forze pro-saudite di Tariq Saleh: Farouq Al-Khawlani (o Al-Kholani), generale e comandante del fronte di Hodeidah / 1ª Divisione. È caduto sul corridoio Hays–Al-Khawkhah mentre dirigeva i combattimenti. Mohammed Maqsa (Mohammed Saleh Moqsa), generale di brigata e comandante della 13ª Brigata della Guardia Repubblicana. È stato ucciso nel collasso delle posizioni vicino a Mocha(Al-mokha)..
La via di mare del mar rosso si assomma a quella di Hormuz in un processo di controllo delle vie petrolifere ma anche commerciali, condizione che sicuramente continuerà ad alimentare le già critiche situazioni legate al prodotto petrolio raffinato ed al prezzo della benzina specie in Europa. La prima a farne le spese come comunicato dal Ministero dell'Interno del Bahrein è una imbarcazione da pesca Bahreiniana che è stata attaccata nel Golfo Persico, dopodiché la nave e il suo carico sono stati sequestrati.
In tal senso il conflitto scatenato dall’America non ha raggiunto l’obbiettivo di trasformare ogni tipo di differenza razziale, culturale, sociale, economica, politica e geografica in pretesti per creare divisioni tra i popoli musulmani in Iran e in ogni altro paese islamico, in modo da poter rimanere a guardare mentre la comunità musulmana si frammenta, e la sua forza diminuisce gradualmente, e poi, al momento opportuno, imporre la loro dominazione su di essa. Un concetto di “Democrazia Deviata” che mira non al benessere dei popoli ma ad una percezione basata su guerra, riarmo, poteri finanziari e scelte strategiche che possono sfuggire alle loro stesse capacità decisionali con ritorsioni inaspettate e danni collaterali inaccettabili.
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