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mercoledì 2 settembre 2026

Trump, la guerra si infiamma in medio oriente mentre le elezioni di midterm sono alle porte.

I fatti recenti collegati al nuovo attacco missilistico americano all’isola petrolifera Le politiche bellicistiche di Trump sembrano avere un epilogo negativo con conseguenze in America che vanno oltre allo strapotere militare e che con le elezioni politiche di midterm manifesteranno tutto il dissenso degli stessi cittadini. Alcuni fatti emersi nel breve periodo sono l’esempio di un palese disagio della società americana, vedere un cittadino statunitense viaggiare per 3000 chilometri con una ghigliottina è solo l’esempio. L’uomo di 35 anni, originario della California, che aveva trasportato una vera e propria "ghigliottina" sul retro del suo pick-up. L'uomo ha percorso l'intera nazione americana e aveva parcheggiato il veicolo vicino all'edificio del Congresso a Washington. Prima dell'arresto, l'uomo aveva pubblicato sui social media immagini della sua protesta di fronte all'edificio dell'FBI. Secondo quanto riferito dal fratello, questo gesto simbolico è stato compiuto in reazione alla forte rabbia nei confronti della situazione politica interna degli Stati Uniti e in segno di protesta contro le azioni di Donald Trump e Gavin Newsom.

Ma i fatti si manifestano in maniera acclarata con la guerra in medio oriente che dopo sei mesi e una tregua informale di 30 giorni riprende e si infiamma nuovamente con l’Iran nel mirino. Gli Stati Uniti sono tornati a colpire l’Iran. Missili americani, infatti, hanno centrato due rampe di lancio sull’isola di Larak, nello Stretto di Hormuz, da cui, secondo fonti Usa, secondo fonti le Guardie rivoluzionarie si preparavano a lanciare razzi carichi di mine navali. Teheran ha risposto colpendo le basi statunitensi di King Hussein e al Azraq, in Giordania: secondo Reuters tutti i missili sono stati intercettati senza causare danni. Poche ore dopo l’esercito iraniano ha rivendicato anche un attacco con droni contro la base di al Minhad, negli Emirati Arabi Uniti. Il ministero della Difesa di Abu Dhabi ha smentito che l’installazione sia stata colpita, definendo la notizia priva di fondamento e invitando l’opinione pubblica ad “attenersi alle fonti ufficiali”.

Riprende la guerra con l’Iran e inizia la narrazione di Donald Trump sui social dove ha subito postato un video generato con intelligenza artificiale che mostra l’isola petrolifera di Kharg, snodo cruciale per le esportazioni iraniane, ridotta in macerie. Le verità in tal senso sono tutte da verificare ma da fonti indipendenti le autorità iraniane hanno definito il contenuto del video “privo di ogni fondamento”. La favola raccontata da Trump sulla guerra contro l’Iran si infrange proprio dietro e sue parole dette il 28 febbraio del 2026 quando la previsione era di “quattro o cinque settimane” al massimo. Da Allora però bombe ed attacchi oltre che i cessate il fuoco si sono susseguiti fino a giugno quando in pompa magna viene firmato l memorandum, naturalmente disatteso dalle parti immediatamente.

di Kharg però sono troppo a ridosso del voto di metà mandato che si svolgeranno solo tra nove settimane in America e creeranno certamente una vera e propria erosione del voto repubblicano che secondo un tempismo strategico ha veramente determinato un crescente nervosismo negli ambienti politici. Donald Trump inoltre continua ad infrangere spavaldamente le decisioni del congresso che non hanno votato a favore della guerra in Iran e ne chiedono il ritiro.

Una amministrazione che si sta preparando per paura di un terrorismo nascosto proprio in America a revocare i visti commerciali e turistici di circa 200.000 stranieri che hanno fatto domanda o stanno richiedendo asilo negli Stati Uniti, secondo quanto riporta l'AP. Se implementata, si tratterebbe della più grande revoca di massa di visti nella storia degli Stati Uniti e si prevede che incontrerà ampie contestazioni legali.

Una politica internazionale di questa amministrazione che ha solo voluto manifestare la sua forza con l’imposizione dei dazi e con politiche militari di guerra, altro che Nobel per la pace. L’America sta cercando di defilarsi da una situazione alquanto scomoda in medio oriente trovando altri partner affidabili che possano fare il loro gioco. Naturalmente su Israele le collusioni non ci pongono dubbi ma sembra che oggi anche la Siria si stia dirigendo verso un processo satellitare americano in medio oriente. Il Ministro degli Esteri americano ha dichiarato: “Oggi, ho ufficialmente rimosso la designazione della Siria come stato sponsor del terrorismo. Questa azione apre nuove possibilità per la ripresa economica della Siria e per il suo progresso. L'amministrazione Trump continua a rafforzare la sicurezza nazionale americana per raggiungere la pace, la prosperità e la sicurezza nella regione del Medio Oriente”.

Una nuova strategia svolta con gli amici israeliani è anche quella di armare le stesse milizie palestinesi per commettere crimini di guerra. Questa condizione viene indicata dal quotidiano israeliano Haaretz, ripresa oggi dal manifesto, getta nuova luce sul ruolo delle milizie palestinesi armate e sostenute da Israele all’interno della Striscia di Gaza. Secondo l’inchiesta, sarebbero almeno cinque le aree nelle quali operano queste formazioni: Beit Hanoun, Shujaiyeh, Deir al-Balah, Khan Yunis e Rafah, tutte situate all’interno della cosiddetta «linea gialla» e a breve distanza dalle postazioni dell’esercito israeliano.

Incrociando immagini satellitari di Planet Labs, filmati pubblicati sui social dagli stessi miliziani e testimonianze provenienti dalle forze armate israeliane, Haaretz descrive un sistema nel quale le bande ricevono armi, equipaggiamento e protezione militare da Israele e dispongono di strutture e rifornimenti del tutto eccezionali rispetto alle condizioni nelle quali vive il resto della popolazione di Gaza. Le accuse più gravi arrivano però dagli stessi militari israeliani intervistati dal quotidiano. Dove «Si vede lo Stato di Israele, l'esercito e lo Shin Bet mandare milizie armate e addestrate a commettere crimini di guerra, mentre sono io a doverle proteggere durante le operazioni, affinché non vengano colpite», ha dichiarato anonimamente un ufficiale dell'aeronautica israeliana.

L'ufficiale ha raccontato di aver seguito insieme a un agente dello Shin Bet, attraverso un drone, un'operazione condotta da una delle milizie in un villaggio palestinese. Secondo la sua testimonianza, gli uomini sarebbero arrivati sui pick-up sparando contro la popolazione, per poi entrare negli edifici, saccheggiarli e incendiare le abitazioni.

L'inchiesta assume particolare rilevanza anche per un'altra contraddizione: mentre Israele chiede il completo disarmo di Hamas, avrebbe contemporaneamente armato, equipaggiato e protetto altre formazioni palestinesi, utilizzandole non soltanto contro Hamas ma, secondo le testimonianze raccolte da Haaretz, anche in operazioni contro la popolazione civile della Striscia. Nel frattempo la situazione umanitaria resta drammatica. La rete AIDA, che riunisce oltre cento organizzazioni umanitarie, denuncia che continuano le restrizioni israeliane sull'ingresso a Gaza di numerosi beni essenziali, comprese attrezzature destinate a persone ferite e disabili.

Altro terreno di guerra è il Libano dove il fronte non conosce flessioni. L’artiglieria israeliana ha bombardato le località meridionali di Mansouri e Beit al Sayyad, nel distretto di Tiro, proseguendo in un’escalation che nelle ultime settimane ha già colpito ripetutamente l’area con incursioni aeree e demolizioni di abitazioni. Secondo il segretario del Consiglio supremo per la sicurezza nazionale iraniano, generale Mohsen Rezaei , ha chiarito in un’intervista alla televisione sciita al Manar ripresa dal quotidiano ‘L’Orient-Le Jour’ che Teheran considera la sicurezza del Libano “parte integrante di quella dell’intero Medio Oriente”, e ha subordinato la piena riapertura dello Stretto di Hormuz alla cessazione delle guerre in Libano e a Gaza.

Altra polveriera che sicuramente determinerà gravi problematiche nell’area è la Cisgiordania che denota una escalation intensa dall’inizio dell’anno. A Qusra, villaggio a sud di Nablus già colpito a luglio dall’incendio di una moschea, i coloni assediano da settimane tre abitazioni palestinesi nell’area di Ras al-Ain, tagliando l’accesso ad acqua ed elettricità e intrappolando le famiglie all’interno. Sebbene l’ambasciatore Usa in Israele, Mike Huckabee, ha definito l’episodio un “atto di terrore orribile, volto a intimidire e molestare”. Nella realtà l’amministrazione americana non ha fatto nulla manifestando tutta la sua inerzia sul terreno di guerra lasciando ad Israele mano libera.

Proprio su Hormuz e su richiesta dell'Iran, l'Oman ha sospeso la sua collaborazione con gli Stati Uniti per facilitare il passaggio di navi petrolifere scortate attraverso la parte meridionale dello Stretto di Hormuz. Nelle ultime 24 ore, nessuna nave ha attraversato lo Stretto attraverso la rotta omanita. Oggi, una nave indiana chiamata "Hana" è stata costretta a tornare indietro dopo essere stata avvertita con colpi di avvertimento dalla marina della Guardia Rivoluzionaria Islamica mentre tentava di attraversare. Una situazione certamente aggravata dagli ultimi attacchi americani a Larak. Secondo Reuters: Le esportazioni di gas naturale liquefatto (GNL) del Qatar sono diminuite del 96% a seguito della effettiva chiusura dello Stretto di Hormuz, con solo 18 spedizioni esportate rispetto alle 509 dell'anno precedente

Una vera spada di Damocle che si abbatterà sulle elezioni di midterm e che danneggeranno seriamente le prospettive del partito repubblicano che si scontra con una indifferenza quella del Presidente Trump che sembra stia facendo crollare ogni indice di gradimento legato ad una crescente frustrazione degli elettori per la guerra, gli alti prezzi della benzina e l’aumento dei prezzi.

 

 

 

 

 

 

 

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