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martedì 29 marzo 2011

l'Utopia di Massimo Falsaci in mostra a Mantova


a galleria “Errepi Arte” di Mantova invita a scoprire la pittura del giovane artista piemontese Massimo Falsaci e la sua “Utòpia”, ispirata a quel concetto di città ideale - fuori dal tempo e dallo spazio – espresso per la prima volta nel Cinquecento da Thomas More nella sua opera Libellus vere aureus. Il percorso espositivo si articola in tre sezioni: nella prima l’artista si spinge fuori dai confini dove dilagano il caos, il vagare nel buio senza una meta, il ricordo disordinato di un tempo passato, nel segno della frenesia e della solitudine; nella seconda egli si muove all’interno della città dove tutto è giusto e perfetto, con spazi vivibili ordinati alternati a reti di canali e comunicazioni collettive, dove le tradizioni e le coscienze sono vive e presenti quotidianamente nell'agire di ogni individuo metropolitano; nella terza ci si lascia guidare dal simbolo del melograno: come i grani di questo frutto sono ordinati e collegati tra di loro secondo un preciso schema funzionale, così le immagini rubate di “Utòpia” rimandano a una rete di coscienze umane capaci di condividere, pienamente e nel rispetto più alto, il profondo significato della vita. La presentazione della mostra è affidata a Paola Artoni e Alessio Lucchini, autori anche dei testi critici pubblicati nel catalogo edito per l’occasione.

Massimo Falsaci è nato a Canobbio (VB) nel 1974. La sua formazione umanistica si è da subito messa in dialogo con un personale linguaggio artistico, iniziato negli anni Novanta, che coniuga l’espressività fumettistica ed editoriale (affinata nelle tecniche e nella soggettivistica con l'illustratore Karel Thole). A partire dal 2000 inizia a frequentare la scuola milanese di pittura di Gianna Berrettini dove esplora le tecniche artistiche scegliendo infine il connubio “immagine digitale – acrilico” Attualmente Falsaci è legato al filone della Nuova Figurazione, i suoi lavori sviluppano una rielaborazione asettica dell'immaginario contemporaneo prelevato dal vivere metropolitano e dalle figure quotidiane proposte dai mass media. Fotografie di attimi di vita rielaborate a computer, ridotte a quattro o cinque colori non sfumati, stampate su tela e riprese in acrilico: attraverso questa operazione Falsaci spoglia la vita delle apparenze e morde la forza dell'idea generatrice. Numerosi i premi vinti in questi anni: nel 2004 il Premio Gaber; nel 2007 il Diesel Wall; nel 2010 si è aggiudicato per il secondo anno consecutivo il Diploma d’onore al “Premio Arte Mondadori” (e ha esposto alla “Permanente” di Milano), è stato finalista al concorso “It's Looks Good!” e ha vinto il concorso “Artefatto” promosso dal Comune di Trieste.

Errepi Arte
Via Accademia, n. 17 - 46100 Mantova
Inaugurazione di Massimo Falsaci “Utòpia”
Sabato 2 aprile 2011 ore 18.00
Presentazione a cura di Paola Artoni e Alessio Lucchini
Catalogo in galleria

Fino al 1 maggio 2011
- dal martedì al venerdì dalle ore 10.00 alle 12.30 e dalle 16.00 alle 19.30
- sabato e domenica dalle ore 10.00 alle 12.30 e dalle 16.00 alle 20.00
- e su appuntamento: cel. 347-2638068
Per maggiori informazioni: 0376 366 027 www.errepiarte.com info@errepiarte.com

martedì 1 febbraio 2011

C6? Da dove dgt? personale di Massimo Falsaci: scrive la Dott.ssa Valeria Lombardi

Un approccio diretto dei mezzi tecnologici del nostro vivere facocitante quotidiano, cosi' contemporaneo: dove tutto ci passa, tocca di sfuggita, dove poco purtroppo resta e solo raramente in pochissime persone viene poi rielaborato nel tempo; Ecco uno di questi, che vive proprio il suo tempo, che rielabora il veduto, percepito è l'artista Massimo Falsaci.
Un dovuto ampio respiro, un ennesimo riconoscimento è la splendida, importante mostra personale con circa una quindicina di opere tutte ad acrilico, che si terra' presso la libreria Rizzoli (Galleria Vittorio Emanuele II, 79 Milano) dal significativo titolo “C6? Da dove dgt? Cerchi?” dal 3-28 febbraio 2011 a cura di Marcello Cazzaniga (critico d'arte e curatore che lo segue ormai da molti anni).
Si potrebbe affermare che difatti: coloro che guardano, vogliono vedere oltre e Massimo Falsaci è capace di colmare questo desiderio in quanto è sempre già avanti rispetto agli altri. Un'artista che già dagli esordi pubblici è andato al centro dell'interesse e dell'attenzione: sia vincendo nel 2004 il Premio Gaber, sia nel 2007 vincendo il premio Diesel Wall presso le Colonne di San Lorenzo a Milano.
Un'artista che si è sempre contraddistinto per una ristretta gamma cromatica, colori spesso anti-naturalistici rispetto ai soggetti rappresentati: visi giovanili, sguardi e scorci di cittadini, eppure in quei “quasi” stridenti colori attorniati da un rosso, giallo e nero... sempre rappresentazioni convincenti, sorridenti, che quasi costituiscono delle icone infisse, congelate in loro stesse. Quasi appunto a volerci far riflettere che oltre al sorriso, all'immediato successo, bisogna considerare più aspetti di una persona, sapere appunto andar oltre alla sola apparenza, trovando così l'interiorita' del soggetto. Un'artista poliedrico Massimo Falsaci, che spesso non ha pure disdegnato a partecipare presso minute manifestazioni, solo per cercare di dare la dovuta attenzione dei media, alla sua zona d'origine ovvero il Verbano-Cusio-Ossola essendo lui di Cannobio. Un'artista che scoprendolo circa alla fine del 2007, ho avuto negli anni appunto modo di apprezzarne non solo la sua grandezza di artista, ma la sua intierezza di persona.
Un'arte pittorica come quella di Massimo Falsaci che colpisce in primis più profondamente gli addetti ai lavori, che conoscono il mercato: i suoi risvolti, i suoi limiti i suoi rari traguardi che passano poi alla storia, ecco dovutamente dico con certezza che Massimo Falsaci è uno di quei artisti, che pur, maturando, ha portato avanti la sua medesima ricerca artistica, arricchendola certamente, ma rimanendone fedele e che fara' storia. Un'arte poi che è troppo riduttiva dire che è avvicinabile alla cultura pop, perchè è un'arte immediata e contemporanea. Massimo Falsaci invece realmente è riuscita a trovare non solo la sua unica e personale via, ma che proprio non ha tangibili richiami è solo sua.
Poi altro dato saliente è un'artista che appaga non solo i suoi estimatori, scorgendo in lui sempre una costante ricerca a far di più e sempre un qualcosa di nuovo in cui soffermarsi del nostro vivere quotidiano. Ed è in questo contesto che si colloca la mostra odierna alla libreria Rizzoli ovvero quella di sottolineare questo passaggio fugace del tempo. E per davvero e più che non mai vi invito realmente ad andare a vedere questa mostra personale, uscendo da questa forse, nel contesto medesimo del centro città di Milano, vi sembrerà persino di essere divenuti parte di una futura opera di Massimo Falsaci.

Dott.ssa Valeria s.Lombardi

martedì 6 luglio 2010

Dall'acqua nasce l'anima


L’acqua è uno degli elementi più intimamente legati all’uomo, alla sua storia al suo stesso essere e alla sua psicologia . Un elemento che fin dalla notte dei tempi è stato considerato magico e misterioso e dunque legato a infinite simbologie e culti religiosi.
La città di Baveno trova un collegamento naturale con l’acqua essendo adagiata sulle sponde del lago Verbano o Lago Maggiore, specchiandosi nelle sue acque limpide , condividendone la bellezza il suo cambiare aspetto giorno dopo giorno ora dopo ora.
L’acqua sarà il mezzo per intraprendere un viaggio attraverso mondi altrimenti difficili da raggiungere e l’arte contemporanea sarà il traghettatore.
Dall’acqua noi nasciamo ed essa rappresenta da sempre la fonte di purificazione e quindi di rinascita. Immergersi nell’acqua ci catapulta in una dimensione particolare in cui tutto è distorto e ovattato: semplicemente diverso. Ci si trova allora in una dimensione molto simile a quella dell’immaginazionee dei sogni, proprio da dove l’artista estrae immagini forti o ricche di simbolismo e che sappiano comunicare a un livello più profondo. Inabissarsi in queste acque profonde che sono dentro di noi ci permette di varcare porte che si aprono nell’immaginifico permettendoci diplasmare un infinito numero di creature, pensieri, parole: arte.
Secondo le numerose leggende le creature misteriose che popolavano le acque dell’antichità altro non erano che le nostre intime paure che oggi sono altrove e prendonoforme diverse ma che sono tutte riconducibili a ciò che non conosciamo o che è insondabile come in passato erano le profondità marine. La nostra vita è stata spesso definita come la corrente di un fiume che scorre inesorabilmente senza mai fermarsi e così facendo ci arricchisce di esperienze e immagini nuove.
L’artista a volte sembra essere sulla riva di questo fiume e quindi capace di carpire immagini e realtà che chi è nel mezzo dei flutti non riesce a percepire se non in maniera superficiale. L’ispirazione per l’artista è un po’ come l’acqua: una sostanza primordiale informe da cui tutte le forme possono nascere con infinite potenzialità che ancora non sono manifeste.
L’acqua è tutto questo: è in grado di creare, purificare, dissolvere, cancellare, materializzare, donare la vita, guarire, ispirare saggezza, rendere immortali, essa è il primo specchio dell’uomo pensante, l’unico specchio che ci fornisce la capacità di vedere dentro le nostre emozioni.
L’acqua ci piace, ci affascina e ci ispira perché essa rappresenta un po’ noi stessi con la nostra energia vitale; all’apparenza sempre la stessa ma sempre diversa goccia dopo goccia se analizzata in profondità. L’acqua assomiglia all’anima dell’essere vivente, non ha principio e non ha fine, è differente e si presenta in innumerevoli forme.
Con questa mostra ospitata a Bavenocompiremo un viaggio a bordo della “nave arte” verso luoghi lontani e misteriosi, ma semplicemente dentro di noi.


Luogo: Sala Consiliare del Comune di Baveno
Piazza D. Alighieri, 14 - Baveno (VB)
Periodo: dal 17 al 25 luglio 2010
Inaugurazione: sabato 17 luglio dalle 18,00
Orari: Martedì - Domenica dalle 18 alle 22
Info: T. 3285930092 info@camaver.com

Artisti:Dalia Blauensteiner, Alejandro Capriles, Massimo Falsaci, Victoria Fontana, Isabelle Hosier, Jakub Jerabek, Emanuela Mezzadri, Urban Saxer, John Ligtenberg, Yari Ostovany, Rob Van Leeuwen.

Curatori: Marcello Cazzaniga (Camaver Kunsthaus)
Patrocini: Regione Piemonte, Provincia VCO, Distretto Turistico dei Laghi, Comune di Baveno, Camera di Commercio VCO.

lunedì 21 giugno 2010

Downtown a Locarno


Sabato 3 luglio 2010 alle ore 17.00, 36Mazal Contemporary, Lungolago G.Motta 2/a, a Locarno (Svizzera), inaugura la mostra d’arte contemporanea Downtown, a cura di Barbara Pavan.

La mostra nasce intorno al lavoro di sette artisti italiani che affrontano, elaborano ed interpretano alcuni degli aspetti della relazione attuale tra l’uomo e il proprio ambiente: Stefano Bergamo, Daniela Caciagli, Giovanni Chiarinelli, Valentina Crivelli, Massimo Falsaci, Mariarosaria Stigliano e Meri Tancredi.

I grandi agglomerati urbani che si espandono in maniera esponenziale costringono l’uomo contemporaneo ad affrontare e risolvere nuove sfide. La complessità delle società metropolitane pone problematiche non solo organizzative e logistiche, ma, soprattutto strutturali e relazionali la cui soluzione non può non tener conto delle implicazioni sociali, psicologiche e filosofiche sugli individui che abitano e vivono in megalopoli sempre più popolose. Gli aspetti, positivi e negativi, di questa evoluzione sollecitano anche gli artisti a porre l’attenzione sull’ambiente urbano che diventa terreno di studio e di ricerca non solo da un punto di vista paesaggistico ma anche e soprattutto umano.

La città di STEFANO BERGAMO assomiglia ad un formicaio. Soffocati, omologati, compressi, gli individui si confondono in una folla rumorosa di persone e macchine creando, con una buona dose di ironia, un paesaggio surreale da cartone animato. Per DANIELA CACIAGLI è l’individuo l’elemento fondamentale di ogni forma di società organizzata, dalla più elementare alla più complessa delle grandi metropoli contemporanee. Le sue opere, come pagine di un libro senza fine, raccontano brevi attimi di singole vite, siano essi situazioni comuni e, a prima vista, banali o eventi straordinari in grado di cambiare il corso di un destino. Le opere di GIOVANNI CHIARINELLI nascono dalla sintesi alchemica dei linguaggi contemporanei: la fotografia diventa il medium attraverso il quale l’artista esprime concetti complessi con l’immediatezza e l’incisività di uno slogan pubblicitario. La parola diventa immagine in un gioco ironico di scambio continuo tra significato e significante, tra forma e sostanza. Le realtà urbane ci impongono ritmi e stili di vita spesso estranei alla nostra natura. Facciamo parte di un popolo di nomadi-stanziali-quotidiani che si sposta incessantemente, sempre attraverso i medesimi percorsi. Quello che ritrae VALENTINA CRIVELLI è il tempo, il nostro tempo; è il tempo lento che scandisce l’attesa al binario, è il tempo sospeso che si esaurisce tra un punto di partenza e uno di destinazione, è il tempo consumato che ci scivola via senza essere veramente vissuto. E’ il tempo infinito che tutti ci illudiamo di avere a disposizione. Sono le architetture urbane le protagoniste delle opere di MASSIMO FALSACI. Il paesaggio urbano, con i suoi monocromatismi, le sue linee perfettamente dritte, le forme squadrate dei palazzi, diventa la tela bianca su cui Falsaci stende i suoi colori, esaspera i toni, sottolinea la luce; il rigore dell’architettura si arricchisce della morbidezza del colore, l’artista ri-inventa la sua città, personalizza, come fa idealmente ognuno di noi, lo spazio che lo circonda. Intervenendo e modificando virtualmente il paesaggio, Falsaci sottolinea la necessità di trasformarsi da fruitore passivo a creatore attivo del proprio ambiente. Atmosfere crepuscolari e silhouettes che si muovono ora ordinatamente, ora confusamente, aggirandosi per la città come comparse su un palcoscenico: sono le ombre, in realtà, e non le persone, le vere protagoniste delle opere di MARIAROSARIA STIGLIANO. Ombre che paiono il vero motore dei manichini che si agitano intorno. La città della Stigliano è un luogo in cui l’individuo rischia continuamente di perdere la propria identità e la propria individualità, fagocitato da ritmi accelerati che non gli appartengono, costretto in spazi troppo ambigui, confinato in luoghi senza anima e senza bellezza. Arte, storia, filosofia si intrecciano confondendosi e sovrapponendosi nelle opere di MERI TANCREDI. Per l’artista l’opera d’arte non può prescindere dall’affondare le radici nel complessivo percorso della civiltà. Così la città, trasformazione e maturazione dell’antica polis, diventa luogo in cui le esperienze, le idee, le opportunità dei singoli individui si incontrano, si sommano, si scambiano, si arricchiscono. La metropoli diventa luogo di possibilità ulteriori di crescita e confronto non solo del singolo ma della collettività tutta.


Scheda tecnica:

Titolo Downtown
A cura di Barbara Pavan
Artisti Stefano Bergamo, Daniela Caciagli, Giovanni Chiarinelli, Valentina Crivelli, Massimo Falsaci, Mariarosaria Stigliano e Meri Tancredi
Sede espositiva 36Mazal Contemporary
Lungolago G.Motta 2/a
Locarno (Svizzera)
www.36mazal.com email: info@36mazal.com
tel.(0041) 917510365
Date 3 luglio – 31 agosto 2010
Inaugurazione 3 luglio 2010 ore 17.00
Ufficio stampa Studio7.it www.associazionestudio7.it
e-mail studio7artecont@gmail.com

Info mob.+39 320 4571689
Catalogo in mostra

lunedì 31 maggio 2010

Successioni nel tempo continuo


Spazio espositivo: Il Salotto dell'arte Gallery c/o Il Cortile Via Massimo D'Azeglio 73 28821 Cannero Riviera (VB)
Titolo della mostra: Successioni nel tempo continuo
Data di vernissage: 19 giugno 2010 ore 15.30
Data di apertura: 19 giugno 2010
Data di chiusura: 18 agosto 2010
Orari di apertura: tutti i giorni dalle ore 11.00 alle ore 20.00
(possono variare, verificare sempre via telefono)
catalogo: a cura della Galleria Camaver Kunsthaus
Patrocini: Comune di Cannero Riviera
ufficio stampa: Galleria Camaver www.camaver.it
curatori: Marcello Cazzaniga
autori: Massimo Falsaci
genere: arte contemporanea, personale
web: www.massimofalsaci.it

Presso Il Salotto dell'Arte Gallery di Cannero Rivera (VB) si terrà dal 19/06/2010 al 18/08/2010, la mostra del pittore Massimo Falsaci dal titolo “ Successioni nel tempo continuo” dove verranno esposte le opere dell'artista di taglio sperimentale indagativo; l'intento non è quello di realizzare un percorso antologico, quanto invece quello di puntualizzare gli sviluppi in successione di una dinamica di ricerca.
Come, quando si percorre un cammino, ci si arricchisce di esperienza, allo stesso modo l'affinarsi di Falsaci porta l'artista ad oltrepassare sempre più il confine della forma stagliando nella luce la vita nascosta dell'anima.
Il raggiungimento a tappe di questo stile pittorico-poetico ripropone reinterpretandola l'eterna sfida tra Ulisse e il limite umano.

sabato 29 maggio 2010

Shamal il vento creativo Desio (MB)


Shamal è il nome di un impetuoso vento estivo che spira nel golfo persico. Dai tempi più antichi esso è sempre stato considerato come un evento raro e portatore di cambiamenti. Shamal è il vento che accarezzando terre lontane ne mescola gli umori e ne confonde i suoni.
Quel vento d'oriente si presta a diventare il simbolo di questa mostra assurgendo a simbolo di creatività e di eccezionalità. L'accostamento simbolico ci permette di approfondire, in maniera semplice e accessibile, anche le minime sfaccettature dell'essere artista e del pensiero creativo, che spesso risulta inafferrabile, travolgente e spesso improvviso.
Lo scopo principale di questa esposizione è mettere a confronto realtà locali con esperienze internazionali, attraverso un viaggio sospinto dalla forza innovatrice e dalla carica di novità portate dallo Shamal.
Spesso ci si domanda come nasca un'opera darte: ebbene forse sgorga proprio come da un caos primordiale, dove idee e suggestioni esterne si mischiano in un movimento intricato e incontrollabile; una commistione in cui la sensibilità creativa come un alito di vento riesce a dare una direzione ben precisa e a modificare in qualche modo la realtà quotidiana.
Le idee, esattamente come il vento, non hanno forma materiale, non sono tangibili, eppure i loro effetti sulla realtà sono evidenti. A volte solo l'occhio dell'artista che è dotato di una sensibilità più spiccata riesce a carpire nuovi punti di vista e rielaborarli per renderli arte e raccontare qualcosa di nuovo. Da questo crogiolo d'artista nasce dunque qualcosa che agisce sulle menti e sulla sensibilità delle altre persone e lascia in loro un segno travolgente, proprio come la folata di un vento forte e invasivo che inevitabilmente porta a mutamenti, fuori e dentro ogni individuo.
Ciò che con la rassegna artistica si tenta di comunicare è il fatto che la creatività, insieme a quella particolare sensibilità che gli artisti possiedono, è proprio come un refolo che imprevedibile soffia attraverso Paesi e i continenti, che influenza nelle più svariate forme altri artisti e persone comuni.
Verrà messo in mostra il pensiero artistico che come aria e vento non ha forma concreta e non può dunque essere corrotto; è una sorta di forza inattaccabile capace di mettere in luce i punti oscuri della nostra società o di spingerci verso mondi e dimensioni dove poter riflettere sull’uomo, sulla sua interiorità e sul suo rapporto con ciò che lo circonda.
Laria è l'elemento su cui il vento agisce e il pensiero è il campo in cui agisce la creatività, che per l'artista diventa una sorta di respiro vitale, un'energia cosmica che diventa pensiero puro e immaginazione.
Non bisogna mai pensare che questo vento sia però un elemento lontano dalla realtà quotidiana o dalle persone come noi: così come laria, che è collegamento tra cielo e terra, così l'arte è solida giunzione tra spirito e materia e quindi è lunico modo per sublimare gli impulsi materialistici dell'uomo.
Nelle più remote epoche il vento aveva una connessione importante con il divino e con il soprannaturale perché esso era manifestazione del volere degli Dei e ne rappresentava il principio del soffio vitale.
Lartista è dunque l'uomo pervaso da questo vento e da questa tensione creativa che è istinto naturale dell'umanità libera, il cui pensiero non deve e non può accettare costrizioni di sorta.
Questo vento oggi diventa comunicazione, flessibilità di pensiero e mutamento di pensiero in materia: è arte.

Artisti:
Anja Etwal Nielsen (Danimarca)
Victoria Fontana (USA)
Mary Mansey (Francia)
Christian Kappertz (Germania)
Urban Saxer (Svizzera)
Helen Tranckle (Gran Bretagna)
Isabelle Hosier (Francia)
Caroline Koenders (Olanda)
Derek Fitzpatrick (Irlanda)
Paul Kok (Olanda)
Herwig Peschka (Austria)
Elizabeth Johnes (Australia)
Massimo Falsaci (Italia)
Diamantis Stagidis (Grecia)
Tonie Van Marle (Olanda)
Tove S. Hellerud (Norvegia)
Han Geng (Cina)
Alejandro Capriles (USA)
Toni Andrea Zelter (Germania)
Filipa Alberti (Portogallo)

SHAMAL: il vento creativo
Antichi Palazzi a Villa Tittoni Traversi (Desio)
Luogo: Villa Tittoni Traversi , Via Lampugnani - Desio (MB)
Periodo: dal 05 al 20 giugno 2010
Orari: dal martedì al sabato dalle 16.00 alle 19.00
info: info@camaver.com T.328.5930092

domenica 23 maggio 2010

AQUAE


Sabato 12 giugno 2010 dalle ore 18.30 la Tenuta Due Laghi, Loc.Campigliano 29, Rivodutri (Ri), inaugura, nell’ambito della Rassegna Annuale ExArte, la mostra d’arte contemporanea AQUAE, a cura di Barbara Pavan, con l’intervento critico di Luca Arnaudo, promossa da Studio7.it, con il Patrocinio del Comune di Rivodutri.

In mostra le opere di Artemad, Fabrizio Berardi, Giovanni Chiarinelli, Gianfranco De Felice, Giacomo Demurtas, Massimo Falsaci, Filippo Maria Gianfelice, LuBott, Claire Nelson e Meri Tancredi.
Performances musicali del Duo Dexter (Alessandro Petrucci e Luca Venzano) e di Luca Tosoni.

L’acqua non è solo un elemento vitale e indispensabile alla nostra vita. Nutre e disseta anche la nostra anima, si lega indissolubilmente in qualche modo ai nostri pensieri e ai nostri ricordi. Potrebbe sembrare un tema anche troppo facile per una mostra d’arte, ma i dieci artisti di AQUAE pur non eludendo un doveroso tributo poetico all’acqua, hanno reso protagoniste delle opere le istanze urgenti della contemporaneità: inquinamento, abuso, spreco.

Le due installazioni esterne di ARTEMAD, rimandano l’una ai pericoli di un’urbanizzazione selvaggia e indiscriminata che ci rende fragili ed in balìa di fatali eventi catastrofici, l’altra allo spreco sistematico e alla trasformazione di un elemento naturale in una fonte continua di inquinamento fino a diventare essa stessa rifiuto. I principi di rispetto ed economizzazione delle risorse non sono più negoziabili e l’urgenza di scelte coraggiose e costruttive non è più rimandabile. La gratuità e l’abbondanza dell’acqua ne offuscano il valore intrinseco, tanto che è nell’uso corrente dire che non c’è nulla di così facile come bere un bicchier d’acqua. L’opera fotografica di GIOVANNI CHIARINELLI riflette proprio sul significato delle parole che sottendono il grado di importanza che inconsciamente attribuiamo alle cose. Il bicchiere scheggiato e stretto nella morsa del filo spinato ricorda doverosamente che non sempre l’acqua è un bene scontato: milioni di persone non hanno accesso ad acque potabili o sicure; milioni di uomini soffrono la sete e ci sono luoghi in cui l’acqua è davvero un bene raro e prezioso e procacciarselo costa fatica e sofferenza. In un’altra opera in un bicchiere d’acqua purissima e trasparente galleggia un sottile strato nero di petrolio. Chiarinelli riesce con la forza di un linguaggio essenziale a dare una forma domestica ad una catastrofe reiterata di cui l’ultima immensa marea nera non è che uno degli innumerevoli episodi. Marea nera che ritorna anche nel Brutto anatroccolo di GIACOMO DEMURTAS realizzato riassemblando pezzi meccanici usati e inutili, originando una nuova forma di tutt’altro significato. Il principio ecologico del riutilizzo e del riciclo nelle intenzioni dell’artista, si scontra e si infrange contro questa catastrofe causata dall’incuria e dall’arroganza dell’uomo. L’anatroccolo ferito, avvolto e imprigionato nella spessa coltre nera, non si trasformerà nel meraviglioso cigno nero della fiaba. Con crudo e disincantato realismo, Demurtas ribadisce che senza un impegno serio e costante, la bellezza non avrà speranza. FABRIZIO BERARDI ci restituisce due diverse visioni del rapporto tra l’uomo e l’acqua. Quella delle società arcaiche, fondata su di un equilibrio di rispettoso utilizzo: all’acqua, madre e divinità, l’uomo riconosceva anticamente la magnanima generosità che consentiva la vita, temendone però la potenza e la forza distruttrice; e quella delle società industriali o post industriali in cui l’acqua è una merce, proprietà esclusiva degli uomini. Il carattere concettuale e sociologico dell’opera di MASSIMO FALSACI, – scrive Alessio Lucchini - articolata in due tele, propone l'acqua come altra soluzione possibile per recuperare il dialogo nel mondo svuotato di oggi. Da un lato l'uomo viene visto come un microcosmo abbandonato a contatti umani ridotti; dall'altro, il macrocosmo spersonalizzante degli scali-merce vede la realtà incanalata in numeri ordinati e la socializzazione continuamente soppiantata da sterili rapporti commissionali. L'acqua diventa uno strumento vivo ed efficace attraverso il quale si può rinsaldare e rafforzare quel flebile dialogo umano che rischia lo schianto nella desolazione. La forza dell’acqua trova voce nell’opera dei LUBOTT, La balena di Giona. In un tempo in cui l’uomo si erge a padrone e signore di tutti gli elementi, chi, se non l’uomo stesso, potrà salvare Giona dalla furia delle acque? Ecco, dunque, che il poderoso cetaceo biblico mandato da Dio in soccorso del profeta viene sostituito dallo scheletro di un prodotto industriale. Per salvare sé stesso e il proprio ambiente, l’uomo deve accettare e vincere la sfida che egli stesso ha lanciato. Sarà attraverso la sua intelligenza, la scienza, la tecnologia che dovrà elaborare nuove soluzioni e trovare un nuovo equilibrio, nuovi rapporti di forza tra sé e la natura. Nelle opere fotografiche di FILIPPO GIANFELICE l’indignazione violenta dell’acqua che ha travolto tutto, ha divorato la terra, si è ripresa repentinamente la sua libertà si cela dietro una silenziosa immobilità. E’ una bellezza tragica che nella calma irreale che segue all’ira devastante degli elementi, rimanda ad una dimensione in cui la vita e la morte giocano a rincorrersi, a volte si sfidano, a volte si sfiorano. A volte la vita soccombe. Altre volte la vita resiste. La fotografia di GIANFRANCO DE FELICE appare il tentativo estremo della bellezza di infiltrarsi tra lo squallore di cemento dei palazzi di periferia: un lembo di cielo che si insinua nello specchio d’acqua di una pozzanghera, stretta tra qualche rifiuto e una striscia di asfalto. CLAIRE NELSON, espone due sculture che rimandano un profondo senso di riappacificazione e di fusione, non solo con l’acqua, ma con tutti gli elementi dell’universo. Le due figure abbandonate, senza timori, senza conflitti, con la perfetta consapevolezza di essere, a pieno titolo, parte integrante del tutto. MERI TANCREDI propone un’opera complessa, frutto di una lunga ricerca storica e artistica, in ambito mitologico e religioso, del legame tra la donna e l’acqua. Due principi inesorabilmente associati alla nascita ed alla conservazione della vita, fino al traghettamento dell’anima oltre la morte. Un legame che dall’antichità ai giorni nostri si è coltivato in tutti i tempi ed in tutte le culture, tale da sovrapporre talvolta le due anime nella rappresentazione stessa della divinità.

La mostra sarà visitabile fino al 15 agosto 2010. Catalogo in mostra.


Scheda tecnica

Titolo Aquae
A cura di Barbara Pavan.
Intervento critico di Luca Arnaudo
Artisti Artemad, Fabrizio Berardi, Giovanni Chiarinelli, Gianfranco De Felice, Giacomo Demurtas, Massimo Falsaci, Filippo Maria Gianfelice, LuBott, Claire Nelson e Meri Tancredi.
Date 12 giugno – 15 agosto 2010
Inaugurazione 12 giugno 2010 ore 18.30
Sede espositiva Tenuta Due Laghi
Loc. Campigliano 29 – Rivodutri (Ri)
Ingresso libero
Catalogo in mostra
Coordinamento Studio7.it www.associazionestudio7.it
Ufficio stampa Studio7.it e-mail studio7artecont@gmail.com
Info e-mail barbarart@tiscali.it Tel.320.4571689
Con il Patrocinio del Comune di Rivodutri

giovedì 12 novembre 2009

Successioni nel tempo continuo: quando il confine vive l'anima

Spazio espositivo: Studio Quadra Domodossola
Titolo della mostra: Successioni nel tempo continuo: quando il confine vive l'anima
Data di apertura: 28 novembre 2009
Data di chiusura: 31 dicembre 2009

Presso si terrà dal, la mostra del pittore Massimo Falsaci dal titolo “ Presso lo Studio Quadra di Domossola si terrà dal 28 novembre 2009, la mostra del pittore Massimo Falsaci dal titolo “ Successioni nel tempo continuo: quando il confine vive l'anima” dove verranno esposte le opere dell'artista di taglio sperimentale indagativo; l'intento non è quello di realizzare un percorso antologico, quanto invece quello di puntualizzare gli sviluppo in successione di una dinamica di ricerca.
Come, quando si percorre un cammino, ci si arricchisce di esperienza, allo stesso modo l'affinarsi di Falsaci porta l'artista ad oltrepassare sempre più il confine della forma stagliando nella luce la vita nascosta dell'anima.
Il raggiungimento a tappe di questo stile pittorico-poetico ripropone reinterpretandola l'eterna sfida tra Ulisse e il limite umano.
Orari di apertura: 9-12 e 15-18 dal lunedi al sabato
www.myspace.com/studioquadradomo

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