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giovedì 8 ottobre 2026

Iraq : L’esodo Americano dalle basi militari , un secondo Afganistan targato Trump.

In una situazione di Guerra con l’Iran che ha visto gli americani presenti nell’area medio orientale con le proprie basi militari , nei giorni scorsi la notizia dell’abbandono e dell’esodo di mezzi e militari dalle basi irachene. Una decisione strategica anche in virtù dei movimenti avversi che in Iraq vedono una resistenza Sciita ben organizzata tra la popolazione. Possiamo affermare che si rivede specularmente la dipartita che ha visto gli americani lasciare l’Afghanistan e miliardi di dollari sul terreno alcuni anni fa.

Il disimpegno dell'attrezzatura bellica residua da Baghdad e l'esodo dei soldati rimanenti dalla base aerea di Harir è stato avviato con destinazione Giordania, condizione che sancisce la conclusione di un ventennio e oltre di presidio americano in suolo iracheno. Fonte 🇮🇶🇺🇸
In seguito alla partenza delle unità armate americane e dei contingenti europei superstiti, il governo iracheno ha istituito un periodo di vacanza ufficiale per tutte le amministrazioni pubbliche, che si estende dal 30 settembre al 6 ottobre, al fine di onorare i "Giorni della Sovranità della Repubblica dell'Iraq

Il portavoce del Pentagono, Sean Parnell, ha rilasciato una dichiarazione in cui annuncia la conclusione formale dell'operazione Inherent Resolve in Iraq e la partenza delle forze e delle attrezzature della coalizione dalla base aerea di Erbil. Parnell ha affermato che la conclusione segna la fine di una campagna militare di 12 anni contro l'ISIS in Iraq e un passaggio a uno sforzo di sicurezza guidato dall'Iraq. Gli Stati Uniti continueranno a fornire formazione e supporto di intelligence mirati alle forze irachene

Tra le imposizioni che tale scelta ha evocato le restrizioni nei confronti dell’Iran quelle da parte del ministero del tesoro americano che consente a Iraqi Airways, ai suoi fornitori di servizi e ai cittadini statunitensi che operano per suo conto di effettuare le transazioni necessarie per l'operatività dei voli tra l'Iraq e l'Iran, che in precedenza erano ammesse in base alle disposizioni delle normative sulle transazioni e sulle sanzioni relative all'Iran e al permesso generale J-1, prima della loro sospensione.

'autorizzazione termina al completamento delle transazioni autorizzate o il 28 ottobre 2026,a seconda di quale data si verifichi prima, con la riserva per l'OFAC di revocarla o modificarla in qualsiasi momento. L'autorizzazione definisce un ambito limitato per i voli consentiti, stabilendo che devono partire esclusivamente dall'aeroporto internazionale di Najaf e ritornarvi, e che devono essere limitati al trasporto di passeggeri iraniani per scopi di pellegrinaggio religioso.

Inoltre, è vietato il trasporto di ingenti somme di denaro contante, di spedizioni destinate ai servizi di intelligence, all'esercito o alle forze dell'ordine iraniane, e di qualsiasi persona sanzionata, inclusi individui affiliati al governo iraniano o a gruppi di milizie alleati con l'Iran. L'autorizzazione limita le merci che possono essere trasportate ai soli bagagli personali e agli articoli necessari per la sicurezza dei voli, e vieta l'esportazione o la re-esportazione di merci, tecnologie o software verso l'Iran, ad eccezione di quanto consentito dalle disposizioni specifiche dell'autorizzazione.

L'autorizzazione stabilisce che l' OFAC ha la facoltà di revocarla o modificarla, anche nel caso in cui la Repubblica dell'Iraq non adempia al suo obbligo di limitare l'ingresso o il transito di voli iraniani nello spazio aereo iracheno, ad eccezione dei voli autorizzati in base all'autorizzazione. Inoltre, si precisa che l'autorizzazione non include le transazioni vietate in base ad altre normative statunitensi sulle sanzioni, in particolare quelle relative a persone incluse nelle liste di sanzioni per il terrorismo e a organizzazioni terroristiche straniere.

L'autorizzazione inoltre impone a Iraq Airways di conservare i registri delle transazioni coperte per un periodo di 10 anni, e di presentare un rapporto all' OFAC entro 10 giorni lavorativi dalla scadenza dell'autorizzazione. Il rapporto deve includere il numero totale di passeggeri trasportati dai voli autorizzati, i nomi dei passeggeri e i numeri dei loro passaporti, nonché le somme di denarospese da Iraq Airways in Iran per carburante, manutenzione e altri servizi relativi agli aeroporti.

Le reazioni Iraniane si sono fatte sentire con il portavoce dell'IRCG, il generale Hossein Mohebbi, riguardo alle basi statunitensi nella regione che non garantiscono la sicurezza del Consiglio di Cooperazione del Golfo (GCC): Credo che i paesi vicini abbiano capito che queste basi no garantiscono la sicurezza, ma creano insicurezza. Gli Stati Uniti hanno stabilito basi in questo paese a un costo di trilioni di dollari, impiegando enormi quantità di attrezzature aeroportuali, infrastrutture militari e ogni tipo di arma per garantire la sicurezza della regione. Ma non solo queste basi non sono riuscite a garantire la sicurezza della regione, ma sono diventate esse stesse una minaccia per la sicurezza. Queste basi non sono nemmeno riuscite a difendersi.

Da millenni. Abbiamo molti contatti con i nostri vicini, e inoltre abbiamo molte cose in comune: condividiamo una generazione, una religione, abbiamo legami culturali, e l'America non potrà mai chiudere questi canali nei nostri confronti, e fallirà sicuramente in questo tentativo di isolamento. L'America ci sta isolando da quarantasette anni; ogni volta che ci prova, fallisce, ma continua.

Anche Hezbollah ha fatto le sue dichiarazioni in merito al ritiro delle forze statunitensi dall'Iraq lo stesso esprime le sue congratulazioni all'Iraq, alle sue autorità religiose, al suo governo e al suo popolo, per questo grande traguardo storico e questa vittoria benedetta, con il ritiro delle forze statunitensi dal suo territorio, sconfitte e umiliate, dopo che tutte le loro ambizioni sono state frustrate e non sono riuscite a raggiungere i loro obiettivi pianificati di fronte al popolo iracheno libero.

Questo avviene dopo più di due decenni di invasione, occupazione e del conseguente terrorismo, dominio e oppressione contro il popolo iracheno, seminando discordia tra la sua popolazione, saccheggiando le sue risorse e causando le tragiche conseguenze, la distruzione e la sofferenza che ne sono derivate. Mentre congratuliamo l'Iraq per questo evento storico, auguriamo a esso e al suo popolo, ai suoi leader e alle sue autorità religiose continua gloria, prosperità e successo, e porgiamo i nostri saluti ai mujahideen, ai martiri e ai feriti, e a tutti coloro che sono persone libere che, grazie ai loro sacrifici e al loro sangue, hanno aperto la strada all'inizio della fine della presenza militare statunitense nella nostra regione.

Infine la dichiarazione ufficiale del presidente americano Donald Trump che ha annunciato che tutte le forze statunitensi si stanno ritirando dall'Iraq, dichiarando la fine dell'operazione "Inherent Resolve" nel 2026 e definendo il ritiro una vittoria per gli Stati Uniti e l'Iraq, lodando al contempo il primo ministro Ali al-Zaidi.

Oggi, sono lieto di annunciare che le ultime forze americane stanno lasciando l'Iraq! È passato molto tempo, con decisioni molto sbagliate che ci hanno coinvolto in questo pantano fin dall'inizio, ma presto, questo farà parte della storia. È un grande giorno per l'America e, cosa importante, lasciamo l'Iraq con un meraviglioso nuovo primo ministro, Ali al-Zaidi, una persona che ho sostenuto fin dall'inizio e che ho pienamente appoggiato. Ha vinto un'elezione che non ci si aspettava che vincesse, e l'ha vinta con un margine schiacciante!

Lanciata nel 2003 sotto la presidenza di George W. Bush, e continuata sotto l'amministrazione di Barack Hussein Obama nel 2014, e sotto l'amministrazione di "Sleepy Joe" Biden, l'operazione "Inherent Resolve" si concluderà nel 2026 sotto la guida del presidente Donald J. Trump. Questo giorno è una vittoria per gli Stati Uniti, una vittoria per l'Iraq e una vittoria decisiva contro l'ISIS, che è stato completamente annientato dall'amministrazione Trump, durante il suo primo mandato, insieme ad altri attori molto cattivi e pericolosi.

A differenza dell'Afghanistan, dove sono state lasciate indietro molte attrezzature militari e tutto il resto, e dove 13 soldati sono morti, con molti gravemente feriti, questa ordinata partenza delle forze della coalizione e delle attrezzature dalla base aerea di Erbil segna la fine di un'avventura molto costosa. Ho definito una missione chiara, ho fornito ai nostri comandanti gli strumenti per portarla a termine e ho rifiutato di permettere che una presenza temporanea diventasse permanente. Avevo la scelta di rimanere o di andarmene, e ho ritenuto, senza ombra di dubbio, che fosse giunto il momento per l'America di tornare a casa! Il primo ministro al-Zaidi è eccezionale e, spero, sarà in grado di gestire le cose molto bene. Siamo venuti a combattere un califfato. Non c'è più un califfato. Stiamo tornando a casa! In Iraq l’America ha perso 4500 persone e 18 nella guerra con l’Iran.


martedì 6 ottobre 2026

KFC METTE IL POLLO FRITTO NELLA FOCACCIA: ARRIVA THE FOCACCIA, L’INCONTRO TRA ATTITUDE AMERICANA E GUSTO ITALIANO

KFC METTE IL POLLO FRITTO NELLA FOCACCIA:

ARRIVA THE FOCACCIA,

L’INCONTRO TRA ATTITUDE AMERICANA E GUSTO ITALIANO

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La focaccia incontra il fried chicken in due nuove ricette che uniscono la tradizione italiana al gusto inconfondibile di KFC: bacon e cheddar per l’Americana, pomodoro, mozzarella e pesto per l’Italiana.

Cosa succede quando uno dei prodotti più amati della tradizione italiana incontra il pollo fritto americano? Nasce The Focaccia, la novità con cui KFC Italia porta nel proprio menu un grande classico del nostro Paese reinterpretandolo secondo il suo stile.

Un incontro tra due mondi gastronomici che parte proprio dalla focaccia, protagonista di un momento particolarmente positivo nei consumi degli italiani. Secondo i dati NielsenIQ, infatti, le specialità morbide – focacce – rappresentano oggi il 63,6% del fatturato della categoria “pizza e affini” nella GDO e hanno generato 105 milioni di euro nell’ultimo anno, registrando una crescita del 16% a valore e del 18% a volume.

KFC parte da questa icona tutta italiana e la porta nel suo universo, mettendo naturalmente al centro il suo ingrediente simbolo: il pollo fritto. Il risultato è The Focaccia, declinata in due diverse interpretazioni dello stesso incontro.

Da una parte c’è The Focaccia Americana, che abbina al pollo fritto KFC bacon e cheddar, per una versione dal carattere più intenso che richiama alcuni degli abbinamenti più iconici della cultura food americana.

Dall’altra, The Focaccia Italiana richiama immediatamente i sapori mediterranei grazie all’abbinamento di pomodoro, mozzarella e pesto, a cui si aggiunge il pollo fritto KFC. Un mix che parte da ingredienti familiari alla cucina italiana e li combina con la croccantezza che caratterizza il pollo del brand.

America o Italia? Le due ricette trasformano così la nuova proposta KFC anche in una piccola sfida di gusto: da una parte la combinazione americana di bacon e cheddar, dall’altra i sapori mediterranei di pomodoro, mozzarella e pesto. A fare da punto d'incontro tra le due anime sono la focaccia e, naturalmente, il pollo fritto KFC.

Con questo lancio KFC continua a reinterpretare il proprio prodotto simbolo, facendo dialogare il fried chicken con ingredienti, formati e abitudini gastronomiche diverse. Questa volta lo fa partendo proprio dall'Italia e da uno dei prodotti da forno più riconoscibili della sua tradizione, trasformandolo in un incontro tra Italian taste e American attitude.

“Con The Focaccia abbiamo voluto giocare con due immaginari gastronomici molto diversi ma immediatamente riconoscibili. Da una parte i sapori più tipicamente americani di bacon e cheddar, dall’altra quelli italiani di pomodoro, mozzarella e pesto. A unirli ci sono la focaccia e il nostro pollo fritto: due prodotti iconici che probabilmente non ci si aspetterebbe di trovare insieme, ed è proprio questo incontro a rendere la novità divertente e sorprendente”, dichiara Marzia Farè, CMO di KFC Italia.

A raccontare sui social la doppia anima di The Focaccia è Fabrizio Brienza, creator italo-americano scelto da KFC come protagonista di una campagna ironica, che gioca sull’incontro tra cultura italiana e americana, trasformando l’assaggio del nuovo prodotto in un racconto leggero, pop e tutto da condividere.

The Focaccia è disponibile dal 6 ottobre e in limited edition fino ad esaurimento scorte, nei ristoranti KFC in Italia e sulle piattaforme di delivery.

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lunedì 5 ottobre 2026

Ragusa : XI convegno storico sulle “Rotte del Mare dal Mondo Antico al Premoderno”.

Si è svolto a Ragusa giorno 03 e 04 ottobre del 2026 presso il Laboratorio degli Annali di via pezza ,108 il Convegno internazionale di studio sulle Rotte del Mare dal Mondo Antico al Premoderno. Le articolazioni degli studiosi presenti si sono incentratate su : “viaggi . navi e tecnologie che hanno connesso culture dal lontano nord e dal mediterraneo fino al pacifico”. Una vera apertura di una finestra storica che ha visto nel mare uno spazio di relazione tra i popoli ma anche come l’origine e lo sviluppo di dispositivi di navigazione che hanno visto l’uso di materiali sempre più tecnologicamente avanzati e utili a percorrere le lunghe distanze. Il mare ha favorito nei tempi lo sviluppo delle tecnologie nautiche fatte di simboli e riferimenti astronomici che hanno permesso ai naviganti di confrontarsi con l’orizzonte marino.

L’evento rappresenta la IX edizione delle giornate di studio organizzate negli anni dal Laboratorio degli Annali di Ragusa con la collaborazione delle Università di Bari “Aldo Moro”, dell’Università degli studi di Palermo, dell’Università degli studi di Siena, dell’Università degli studi di Macerata, dell’Università Internazionale degli studi di Roma , di Unitelma, della Sapienza Università degli studi di Roma .

La direzione scientifica è stata di Carlo Ruta, storico delle società, delle culture e delle trasformazioni e direttore scientifico del Laboratorio degli Annali di storia di Ragusa che ha aperto i lavori del convegno il 3 ottobre con la sua accurata relazione sulla macchina nautica, la scoperta navigata del mare, le lunghe distanze liquide, la morte per mare e la rivoluzione segnico-simbolica come fattori fondativi della storia umana. Nella sua relazione storica introduttiva il Prof. Ruta parla di fenomenologia del mare nelle trasformazioni storiche antico - premoderne ed impone un esame del legno come materia generativa della storia. Il passaggio dalle piroga monossile alla macchina nautica in legno assemblato , facilitato nel quarto millennio A.c dall’introduzione della metallurgia del rame lascia intravedere il momento zero di una grande eversione storica . Tale transizione tecnologica libera contestualmente una razionalità dell’instabile ,paradigma cognitivo che costringe l’uomo a misurarsi con la lunga distanza e con la dimensione ontologica della morte per mare. Secondo Ruta l’analisi comparata tra il contesto Protostorico di Naqada e i diversi spazi scandinavi fanno emergere ,d’altra parte , una profonda affinità strutturale sull’assemblaggio della macchina nautica ed il congegno della scrittura , individuando nella scoperta navigata del mare il catalizzatore primario della rivoluzione segnica e dei processi di astrazione formale.

La prima relazione è stata del Prof. Sergio Severino Sociologo dell’Università Kore di Enna che ha parlato del mare come infrastruttura sociale che nasce dalle rotte marittime e sono alla base delle reti relazionali. Nella sua relazione Severino sposta l’asse dell’indagine sulla dimensione sociologica . Da una analisi delle rotte liquide queste non rappresentano dei semplici canali di transito commerciale ma si configurano vere e proprie infrastrutture sociali capaci di generare delle reti relazionali semplici e complesse ma anche stabili tra comunità geograficamente distanti .

L’analisi dalla relazione successiva fatta dalla Prof.ssa Arianna Fermani , storica del pensiero dell’Università di Macerata spinge verso i viaggi filosofici basati sulla parola greca di desiderio. Secondo la Fermani l’indagine sulla razionalità classica si focalizza sulla lingua e sulla cultura dell’antica Grecia . Nel suo contributo esplora il legame profondo tra la navigazione materiale e il lessico filosofico della spinta interiore ,analizzando la semantica del viaggio in rapporto alle espressioni del desiderio di viaggio nel pensiero antico.

La terza relazione è stata della Prof. ssa Concetta Sipione Filologa dell’Università di Catania che ha parlato delle parole Knorr e Cnearr che hanno attraversato i tempi e il mare del Nord. Secondo la Sipione dal bacino del mediterraneo classico lo sguardo si sposta verso gli spazi marittimi del nord Europa. La metodologia filologica viene applicata allo studio delle varianti linguistiche che definiscono la nave strutturata con vari nomi tracciando il viaggio di un termine germanico attraverso le rotte e i contatti culturali del mare del nord.

La Prof.ssa Giovanna Minardi Docente di Letteratura all’Università di Palermo ha incentrato il suo intervento sui naufragi di Alvar Nunez Cabeza de Vaca. Tra i temi discussi quello del rischio e della elementi strutturali della fenomenologia marina. Vengono esaminati le crdi una celebre deriva transatlantica ,analizzando la disgregazione dell’esperienza geografica e dei processi di adattamento di fronte all’imprevisto della dispersione in mare .

L’intervento seguente è stato quello della Prof. ssa Sandra Origone dell’Università di Genova che ha parlato del naufragio nel medioevo. Una delle problematiche del medioevo erano proprio i naufragi dice la Origone che storicizza i naufragi nel mediterraneo medioevale. La ricerca documentaria analizza il naufragio non come un accidente marginale ma come componente fissa dell’economia ,del diritto e della mentalità delle società marittime premoderne .

La giornata del 04 Ottobre ha visto gli importanti interventi tra gli altri di Pascal Arnaud storico dell’Università di Lione che nel suo intervento ha parlato del dominio del mare, la vastità dell’impero e il destino di Roma. Secondo Pascal dagli spazi atlantici la riflessione si concentra nuovamente sul bacino del mediterraneo classico. La ricerca analizza l’interazione tra la potenza politica dello stato romano ed il controllo militare delle rotte liquide ,configurando l’egemonia marittima come l’infrastruttura strategica necessaria per il destino imperiale.

La relazione di Beatrice de Luca invece si è focalizzata sulle rotte dell’Atlantico verso Lisbona viaggio e memoria nelle testimonianze di padre Laurenco Kaulen. Il saggio ha adottato la lente della letteratura portoghese per indagare la dimensione della memoria e del resoconto di viaggio analizzando la testimonianza storico di un tragitto lungo le grandi vie dell’atlantico .

Altro intervento quello del Prof. Varnier Giuseppe dell’Università di Siena Epistemologo che ha parlato di una nota sul mare nella filosofia e nella razionalità epistemica. Dalla transizione delle strutture sociali ai sistemi del pensiero che richiedono uno scandaglio di ordine epistemico e filosofico. L’intervento ha affrontato lo statuto del mare all’interno della riflessione teorica, evidenziando il ruolo dell’elemento fluido nei modelli di comprensione del mondo.

Tra gli altri interventi quelli della Prof. ssa Laura Galoppini dell’università di Pisa , del Prof. Emiliano Beri dell’Università di Genova , del Prof. Alberto Cazzella Università la Sapienza di Roma insieme alla Prof.ssa Giulia Recchia, segue l’intevento della Prof.ssa Claire Somaglino della Sorbonne di Parigi, e della Prof.ssa Thara Chapron sempre dell’ Universita Sorbonne di Parigi

Di notevole Importanza gli interventi di Peter Heather, del King College di Londra, e Jan Bill, dell'Università di Oslo e direttore del più celebre Museo mondiale di navi vichinghe, i quali, sono stati richiamati dal manifesto del IX Convegno elaborato dal direttore scientifico ed hanno voluto esserci. Infine alla chiusura dei lavori i saluti a tutti i partecipanti del Prof. Carlo Ruta e della Coordinatrice dell’evento Giovanna Corradini che ha promesso che in appena 70 giorni saranno prodotti in sinergia con tutti i luminari ed il quadro universitario di collaborazione tutti gli atti del convegno che saranno raccolti in un libro dedicato.

San Cono : 40° Sagra del Ficodindia un grande successo e migliaia di visitatori.

Si è conclusa il 4 ottobre 2026 in piazza municipio a San Cono piccolo comune ai margini della provincia di Catania , la 40° sagra del Ficodindia, Kermesse durata ben 3 giorni che ha avuto come protagonista un frutto portato dagli spagnoli nel XVI secolo che ha trovato casa sotto i monti Erei che circondano il piedi montano paese di circa 3000 anime.

Una storia quella di San Cono che nasce nel 1500 quando il Marchese Trigona venuto in possesso delle terre diede inizio alla costruzione di un paese ricco di risorse agricole che fu dato in gabella a tutti coloro che in quel tempo volevano iniziare un nuovo percorso di vita, possiamo dire una nuova terra di conquista che nel tempo ha fatto sentire la sua presenza nel territorio.

La manifestazione si è articolata in tre giorni che hanno visto il susseguirsi di varie manifestazioni che hanno visto il loro inizio il 02 ottobre alle 17.30 con l’annullo filatelico celebrativo della 40° sagra del ficodindia di San Cono da parte di Poste Italiane s.p.a . a seguire la Cerimonia inaugurale con il taglio del nastro da parte delle autorità presenti , presente alla manifestazione nella giornata del 3 ottobre anche il governo nazionale con il Ministro delle imprese e del Made il Italy Adolfo Urso.

Tutto il paese in maniera corale si è mobilitato per l’importante manifestazione che ha voluto significare come un frutto il ficodindia sia centrale per l’economia di tutti abitanti. I vari stand hanno centrato il valore nutritivo e applicativo del frutto in tutti i suoi aspetti culinari e con il Fico Food Experience a cui ha partecipato l’Istituto Alberghiero di San Michele di Ganzaria “Cucuzza-Euclide” si sono viste e gustate varie ricette a tema. La birra artigianale al ficodindia del birrificio Terre del Sud ha certamente incuriosito i migliaia di visitatori . Entrando nelle sale comunali il vice sindaco Maria Milazzo ha con orgoglio fatto vedere la nuova sfida legata al ficodindia quella della Fibra che oggi caratterizza la moda nazionale che ha inserito il prodotto elaborato in corsetti e borse di griffe nazionali.

Motore della manifestazione la Pro Loco locale che con i suoi 130 soci ha caratterizzato tutto l’aspetto organizzativo e di conoscenza storica del territorio santaconese. Il percorso guidato dai volontari ha indirizzato i vari gruppi di visitatori nelle piccole stradine , piazze e scalinate del paese rievocando gli aspetti storici e allietando i presenti con balli e degustazioni. Il paese è stato fin dalla sua fondazione sede di eventi importanti che nascono dallo sviluppo creato dal Marchese Trigona che ha voluto la nascita del paese. Tra gli aspetti religiosi occorre parlare del passaggio di San Francesco di Paola in una locanda che oggi vede un portone con la sua figura a memento del suo passaggio.

La storia di San cono patrono della città ha affascinato i presenti, infatti si narra che il santo francescano di Naso sia comparso in paese al Marchese Trigona per chiedere del Grano in tempo di carestia e non avendo del denaro diede un anello di pregio in cambio al Marchese con la promessa di pagare il pegno. Dopo tempo il Marchese recatosi nel convento francescano di Naso per recepire le somme dovute non riusci a trovare il frate che però era raffigurato in un’icona del convento in quanto rappresentava San Cono morto nel 1200 .Lo stupore si trasformo in devozione ed il Marchese diede il nome di San Cono al paese che aveva edificato. Il Santo oggi patrono della città ha dato a molti cittadini il nome di cono e vede durante la sua festa tutto il paese partecipare in una corsa collettiva che si ripercorre per tutta la notte.

La nostra intervista ad un membro del direttivo della Pro Loco locale Angelo Firrarello ci fornisce molte informazioni sulla sagra che sembra avere avuto l’attenzione dell’Unpli (Unione Nazionale Pro Loco) che al senato della repubblica ha premiato la sagra del ficodindia di San Cono nel 2025 come sagra di eccellenza. La sagra è nata nel 1984 per opera di alcuni produttori tra cui Santo Milazzo ed ha visto il suo sviluppo nel tempo . Il ficodindia che prima non era sconosciuto oggi è diventato di importanza nazionale come riferisce Firrarello e vede la coltivazione di 1500 ettari di terreno e nel periodo tra agosto e settembre vede il pullulare di mano d’opera anche extra comunitaria regolarmente contestualizzata nelle aziende una vera risorsa. per l’agricoltura locale. Il ficodindia è certamente il motore dell’economia locale e guarda oggi alla certificazione DOP condizione che potrebbe dare un nuovo slancio all’economia locale.

La manifestazione ha avuto nei tre giorni dedicati circa tremila visitatori e lo Chef dedicato dalla Pro Loco ai pasti indicati in 300 ha superato ogni aspettativa per una mole di persone che cresce di hanno in anno.




domenica 4 ottobre 2026

San Cono: Il Fico d’india e la sua certificazione Dop

Un evento che si è svolto giorno 4 di ottobre 2026 alle ore 11.30 presso i locali del Comune di San Cono. La kermesse è stata incastonata all’interno della 40° sagra del ficodindia. La tavola rotonda ha visto la partecipazione del Sindaco di San Cono Dott. Calaciura Cono , del Dott Cataldo Firrarello ,dell’assessore all’Agricoltura di San Cono Grasseni Emilio e del rappresentante regionale per le certificazioni Igp e Dop della Regione Sicilia . Presenti anche i rappresentanti della CSQA certificazioni nazionali con Dott. Nicola Conterno e la Dott.ssa Lucia Caputa .

Dopo l’intervento introduttivo del Sindaco che ha dato la propria disponibilità a creare un ambiente economico - produttivo che possa unire tutti i produttori in un progetto comune che dovrebbe confluire nella certificazione DOP nell’ambito di realtà produttive ricadenti nei territori di San Cono. Piazza Armerina ,San Michele di Ganzaria ed altre zone limitrofe.

In tal senso l’intervento del Dott. Carmelo Firrarello Agronomo che segue attualmente le varie realtà produttive del territorio ha spiegato che San Cono ha già una certificazione DOP che però nella sua monca nascita ha denotato molte difficoltà collegate specialmente alle certificazioni legate al confezionamento ed alla distribuzione del prodotto. La problematica quindi necessita di un processo di revisione.

Una che tecnicamente ha determinato in alcuni casi anche degli strascichi legali collegati a certificazioni non esistenti e relative alle ditte locali delegate al confezionamento ed alla distribuzione del ficodindia. Le ditte in molti casi hanno dovuto vendere il prodotto come derivato locale con confezionamenti autonomi e non certificati DOP. Tra le problematiche emerse che il rappresentate regionale per le certificazioni ha fatto notare quella di una sola presenza certificata DOP in Sicilia quella del ficodindia dell’Etna che paradossalmente acquista proprio dai produttori di San Cono e può vendere con il proprio marchio DOP.

Gli altri interventi della tavola rotonda che hanno fatto capo alla Dott.ssa Lucia Caputa ed al Dott. Nicola Conterno responsabili dell’ente certificatore CSQA che in essere ha prodotto certificazioni nazionali quali il Grana Padano e le Mele Melinda hanno cercato di redimere le preoccupazioni iniziali dei produttori e degli amministratori dando uno spiraglio importante per la revisione certificativa che dovrebbe portare il prodotto santaconese alla vera certificazione DOP.

Un processo che vede la certificazione del singolo produttore nei canoni stabiliti per legge e della società che deve imballare il prodotto e porlo alla distribuzione che rappresentano due canali diversi ma anche contingenti per ottenere una revisione dell’attuale certificazione DOP. Trai consigli dati dal Dott. Nicola Conterno quello di unirsi come produttori e creare una filiera locale di rilievo che poi confluisce in una unica DOP. La parola infine è stata data ai produttori che nelle loro richieste hanno chiesto se la certificazione DOP non sia restrittiva nel commercio con altri produttori. Il Dott. Conterno ha detto che in tal senso ancora la legislazione non dà restrizioni.

La tavola rotonda si è conclusa alle ore 12. 40 con i saluti di rito .



giovedì 1 ottobre 2026

Guerra in Iran : Trump non accetta le proposte iraniane e aspetta le elezioni di midterm, Netanyahu in attesa di conferma, Hormuz nel caos.

Ancora una volta la pace in medio oriente si allontana e i venti di guerra continuano ad imperversare su tutta l’area, le promesse di pace fatte da Trump portatore di pace e di un Nobel perduto, svaniscono nell’oblio delle parole e il futuro del petrolio mondiale è sempre più incerto. Sarà una questione di convenienza o di attesa viste le prossime sfide politiche che interesseranno l’America il 3 novembre dove si svolgeranno le elezioni di Midterm le stesse che vedono Trump in grande discesa nei sondaggi, ma il vero vulnus è rappresentato dalle prossime elezioni in Israele dove Netanyahu chiede all’elettorato una conferma. Un’analisi politica che approfondiamo nei due lati speculari della stessa medaglia che vede la guerra come attore principale.

Attuando un approfondimento sulle elezioni di midterm che vedono nei sondaggi di “Generic Ballot” i repubblicani al 41,6% rispetto ai democratici che sono invece al 48,9 %, secondo la costituzione degli Stati Uniti l’elezione prevede il rinnovo di tutti i 435 seggi "votanti" della Camera dei Rappresentanti e di un terzo del Senato. Dei 100 scranni nella camera "alta" andranno al voto i 33 seggi appartenenti alla classe 2 e due seggi speciali di classe 3 per un totale di 35 posti in palio.

A differenza della Camera dei Rappresentanti, il Senato si rinnova solo per un terzo dei seggi ogni due anni. Ciò significa che a novembre 2026 andranno al voto solo 35 seggi su 100, mentre i senatori eletti negli altri 65 resteranno in carica fino ai prossimi cicli elettorali. Tra i seggi non in gioco, 34 sono controllati dai democratici e 31 repubblicani. Questo significa che la maggioranza si deciderà nei 35 seggi in palio: ai democratici ne servono 17 per arrivare a quota 51 e conquistare il controllo del Senato; ai repubblicani, che oggi detengono la maggioranza, basterebbe invece arrivare a 50, perché in caso di parità il voto decisivo spetta al vicepresidente, attualmente un repubblicano.

Il 3 novembre si vota anche per 36 governatori: quasi tre quarti degli Stati. Oggi i governatori sono 26 repubblicani e 24 democratici, e 14 di loro (6 democratici e 8 repubblicani) non vanno al voto.

La parte speculare è quella israeliana che andrà invece al voto il 27 di ottobre per eleggere 120 seggi in parlamento che determineranno la formazione del nuovo governo. Naturalmente in corsa vediamo direttamente Benjamin Netanyahu che si presenta con il Likud partito conservatore di destra in Israele. Un percorso che lo ha visto protagonista per ben 19 anni di potere. L’opposizione è rappresentata dal gruppo “Change Bloc” in cui troviamo Yair Lapid leader del partito centrista Yesh Atid ed ex Primo Ministro ed altri esponenti quali Benny Gantz, Gadi Eisenkot, Yisrael Beytenu e Yair Golan che cercheranno di contrastare lo strapotere dell’attuale premier facendo cadere la parabola della guerra ad oltranza ed a tutti i costi.

Secondo l’opposizione del "Change Bloc" Netanyahu ha ignorato gli avvisi dell’imminente attacco di Hamas, avvenuto poi il 7 ottobre 2023, promettendo di fare piena luce su quel giorno e Secondo un’inchiesta anticipata da Haaretz, il premier israeliano sarebbe stato avvertito dagli Emirati Arabi Uniti, pochi giorni prima del 7 ottobre 2023, che Hamas stava preparando una grande offensiva contro Israele, ma non avrebbe agito sull’informazione. Netanyahu respinge però le accuse definendole una "menzogna totale", sostenendo di non aver ricevuto alcun avvertimento dal presidente emiratino Mohammed bin Zayed. Ma tutti sappiamo che tutto è partico da questa dimenticanza voluta o non voluta per affrontare una successiva guerra di conquista e il genocidio che ne è seguito.

Per Netanyahu dover perdere le prossime elezioni significa avere una maggiore vulnerabilità giudiziaria sia interna che a livello internazionale Su di lui pende infatti una richiesta di cattura internazionale da parte della Corte Penale Internazionale dell’Aia, emessa il 21 novembre 2024 per presunti crimini di guerra e contro l’umanità nella Striscia di Gaza.

La destabilizzazione globale quindi e molto legata alle politiche americane e israeliane che hanno determinato sia il dissesto del medio oriente che a livello globale per tutti gli effetti collaterali legati al petrolio. Fattori determinanti per le prossime sfide politiche che sia Trump che Netanyahu dovranno affrontare. Entrando nei limiti diplomatici della guerra in Iran che ricordiamo è arrivata al settimo mese dobbiamo addentrarci nelle oramai croniche tensioni che caratterizzano lo stretto di Hormuz e che vedono la persistenza di tensioni e l’allontanarsi di un accordo dopo che Trump ha respinto le richieste fatte dall’Iran per la riapertura incondizionata dello stretto in sette giorni. I media iraniani hanno riportato la riapertura degli scontri con delle esplosioni nel canale.

Vengono infatti segnalate esplosioni nei pressi dell’isola di Qeshm, nello Stretto di Hormuz, nel sud dell’Iran, suggeriscono che numerosi missili antinave e droni siano stati lanciati contro le imbarcazioni che transitavano nello stretto, contravvenendo alla volontà di Teheran. le navi continuano a essere oggetto di attacchi in quelle acque, tra cui una nave mercantile indiana.

Secondo Andreas Krieg, professore associato al King’s College di Londra, la strategia iraniana di lanciare attacchi marittimi ha esteso i costi economici del conflitto oltre i suoi confini. Sebbene l’Iran abbia subito danni economici a causa della guerra, del blocco navale statunitense e delle sanzioni, sarebbe un errore "presumere che il raggiungimento di tale soglia comporti la sottomissione" sempre secondo Krieg "La prossima mossa dell’Iran sarà quindi probabilmente un tentativo di aumentare la sofferenza del Golfo, piuttosto che semplicemente assorbire ulteriori pressioni americane", ha affermato Krieg. "Questo potrebbe significare un’azione di intercettazione navale più aggressiva a Hormuz, attacchi alle infrastrutture energetiche, una maggiore pressione degli Houthi intorno a Bab al-Mandeb e pressioni da parte di gruppi filo-iraniani contro le rotte di esportazione alternative dell’Arabia Saudita. Stiamo già assistendo a come la pressione su Hormuz, sul Mar Rosso e sulle infrastrutture saudite possa.

Una prossima escalation e quindi dietro l’angolo e i sentori si sono già avuti all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite a New York, dove l’Iran ha lanciato un messaggio di sfida, proponendo al contempo di riaprire lo Stretto di Hormuz entro una settimana, a condizione che venissero soddisfatte le sue condizioni. Tra le richieste figuravano la revoca del blocco contro l’Iran, lo sblocco dei fondi iraniani congelati e la fine degli attacchi su tutti i fronti, compreso l’assalto israeliano al Libano. Le richieste si riducevano sostanzialmente a un ritorno al memorandum d’intesa del 17 giugno 2026.

Il presidente iraniano Masoud Pezeshkian ha dichiarato questa settimana a Fox News che la decisione di porre fine alla guerra spetta ora a Washington. "È l’America che deve scegliere se vuole porre fine a questa guerra o no", ha affermato. Teheran ha aggiunto che la riapertura dello stretto deve avvenire anche tramite un accordo bilaterale già finalizzato con l’Oman, l’unico altro Paese con acque territoriali nell’Hormuz. Lo stesso ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha inoltre affermato domenica che l’Iran rimane irremovibile sulle condizioni e attenderà una risposta ufficiale tramite mediatori come Pakistan, Qatar e Oman sebbene Trump abbia respinto l’accordo.

Secondo il piano, Washington revocherebbe il blocco navale dei porti iraniani, annullerebbe le sanzioni sulle vendite di petrolio iraniano, sbloccherebbe circa 12 miliardi di dollari di beni iraniani congelati e rispetterebbe un cessate il fuoco che coprirebbe l’intera regione, compresi Libano e Yemen.

Mohammad Akraminia dell’esercito Iraniano, ha affermato che la situazione per gli Stati Uniti si sta deteriorando a tal punto da poter lanciare un’altra "aggressione militare" contro l’Iran. "Gli americani non hanno altra via d’uscita se non quella di ritirarsi dalla regione dell’Asia occidentale. Prima se ne andranno, minori saranno le perdite che subiranno e la regione sarà certamente più sicura in seguito", ha affermato. Il portavoce dell’esercito iraniano, Mohammad Akraminia, ha detto anche che la situazione per gli Stati Uniti si sta deteriorando a tal punto da poter lanciare un’altra "aggressione militare" contro l’Iran.

In atto L’Iran infine afferma di avere il "controllo totale" su Hormuz ". Un alto ufficiale militare iraniano ha ribadito con forza che il controllo di Teheran è cruciale sullo Stretto di Hormuz. "Nonostante la retorica del nemico, la realtà è che lo Stretto di Hormuz è sotto il nostro completo controllo", ha dichiarato l’ammiraglio Habibollah Sayyari, capo di stato maggiore dell’esercito iraniano. "Agiamo con decisione nell’area settentrionale del Mare di Oman e a est dello Stretto di Hormuz, senza permettere a nessuno di attraversarlo", ha aggiunto Sayyari. "L’area a ovest dello Stretto di Hormuz, lo stretto stesso e il Golfo Persico sono sotto il pieno controllo della Marina del Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica.

L’area a est dello Stretto di Hormuz e la parte settentrionale dell’Oceano Indiano sono sotto il pieno controllo della Marina [regolare]." Gli Stati Uniti hanno respinto la proposta iraniana di un cessate il fuoco di sette giorni per riaprire Hormuz al traffico marittimo, prolungando così lo stallo che impedisce la fine del conflitto per mantenere un disagio globale. In atto le guardie della Rivoluzione Islamica (IRGC) stanno conducendo un attacco combinato con missili e droni contro il Kurdistan iracheno. Finora, sono stati utilizzati almeno tre missili balistici e diversi droni. Alcuni dei droni sono stati abbattuti da caccia statunitensi, mentre altri hanno colpito infrastrutture militari curde. Tutti e tre i missili balistici hanno raggiunto il bersaglio. I missili e alcuni dei droni hanno preso di mira la città di Koya, mentre il resto dei droni ha preso di mira la città di Erbil da dove gli americani si ritirano.

Dalla parte americana vediamo Trump molto ottimista sul fatto di vincere la guerra e ha affermato alla domanda dell’intervistatore di Fox news: "Pensa che vinceremo questa guerra attraverso questa guerra economica che il dipartimento del Tesoro sta conducendo, o attraverso gli attacchi?" - Trump: “Penso che vinceremo in entrambi i modi. Penso che vinceremo sia con uno che con l’altro. Abbiamo già vinto, in un certo senso, dal punto di vista militare, ma questo non significa che ci siamo fermati. Ma siamo certamente in una posizione di grande vantaggio”.



A Ragusa il IX Convegno internazionale di studi «Rotte di mare dal mondo antico al premoderno»

Ragusa, 3-4 ottobre 2026 – Il mare come spazio di relazione, di attraversamento e di trasformazione; le navi come dispositivi materiali che hanno reso possibile la percorrenza delle grandi distanze; le tecnologie nautiche, le forme della conoscenza e i sistemi simbolici attraverso i quali le società hanno imparato a misurarsi con l’orizzonte marino. Sono questi alcuni dei grandi temi al centro del IX Convegno internazionale di studi «Rotte di mare dal mondo antico al premoderno», in programma a Ragusa sabato 3 e domenica 4 ottobre 2026 e promosso dal Laboratorio degli Annali di Storia e dalle università che partecipano all’iniziativa: l'Università degli Studi di Bari, l'Università degli Studi di Palermo, L'Università degli Studi di Siena, l'Università degli Studi di Macerata, l'Università Internazionale di Roma e Untelma Sapienza Università degli Studi di Roma.

La direzione scientifica è di Carlo Ruta, storico delle società, delle culture e delle trasformazioni e direttore scientifico del Laboratorio degli Annali di storia.

Il Convegno nasce dall’idea di considerare il mare non come una semplice separazione geografica, ma come uno spazio mobile di relazione, nel quale, lungo la storia, uomini, comunità e culture hanno potuto entrare in contatto a distanze anche enormi. Le rotte marittime hanno infatti collegato territori lontani, favorito scambi, migrazioni, conflitti, trasmissioni di conoscenze, circolazioni linguistiche e trasformazioni culturali.
La macchina nautica e la scoperta navigata del mare

Ad aprire i lavori, sabato 3 ottobre, sarà il ragionamento storico di Carlo Ruta, intitolato «La macchina nautica, la scoperta navigata del mare, le lunghe distanze liquide, la morte per mare e la rivoluzione segnico-simbolica come fattori fondativi della storia umana. Avvio di un percorso di sintesi».

Si tratta di una riflessione che intende riportare al centro un elemento materiale spesso sottovalutato nella ricostruzione dei grandi processi storici: la nave come macchina.

La possibilità di affrontare il mare aperto non dipese infatti soltanto dal coraggio degli uomini o dalla conoscenza empirica delle acque, ma anche da una lunga successione di acquisizioni tecniche, costruttive e cognitive. La nave, nella sua evoluzione, è una macchina complessa, costruita attraverso l’assemblaggio di materiali, competenze, strumenti e saperi. La sua stessa realizzazione presuppone forme di organizzazione del lavoro, capacità di progettazione e trasmissione di conoscenze.

Da questa prospettiva, la navigazione diviene anche una particolare forma di scoperta del mondo. Attraversare il mare significa misurarsi con una distanza che non offre punti di appoggio stabili, elaborare sistemi di orientamento, trasformare l’esperienza in conoscenza e la conoscenza in memoria trasmissibile.

Il mare comporta inoltre un elemento radicale di rischio: la possibilità concreta della morte durante il viaggio. Il naufragio e la perdita della nave appartengono dunque alla storia della navigazione non come episodi marginali, ma come parte dell’esperienza umana delle grandi distanze liquide.

A questa dimensione materiale si accompagna quella segnico-simbolica. Navigare significa infatti anche costruire segni, mappe mentali, coordinate, racconti, immagini e forme di rappresentazione del mondo. In questo senso, la storia della navigazione può essere letta anche come una storia della progressiva trasformazione del rapporto fra esperienza, tecnica, conoscenza e rappresentazione.

È da questa prospettiva che il ragionamento di apertura propone l’avvio di un più ampio percorso di sintesi, nel quale la macchina nautica, il viaggio, la distanza, il rischio e la produzione simbolica vengono considerati come elementi intrecciati della lunga vicenda delle società umane.

Dalla sociologia alla filosofia, dalla filologia all’archeologia

Il programma della prima giornata propone quindi una serie di contributi che affrontano il tema da prospettive differenti.

Sergio Severino, sociologo e docente ordinario di Sociologia generale all’Università di Enna, discuterà «Il mare come infrastruttura sociale: dalle rotte marittime alle reti relazionali». Giuseppe Varnier, epistemologo e docente di Filosofia della Scienza all’Università di Siena, proporrà «Una nota sul mare nella filosofia e nella razionalità epistemica».

Alla storia del pensiero antico sarà dedicato l’intervento di Arianna Fermani, docente di Storia della filosofia antica all’Università degli Studi di Macerata, su «Viaggi filosofici tra le parole greche del desiderio». La filologia germanica entrerà nel percorso con Concetta Sipione, ricercatrice dell’Università di Catania, e il suo studio «Da knǫrr a cnearr: una parola attraverso il Mare del Nord».

Il tema del naufragio sarà affrontato da due prospettive diverse: Giovanna Minardi, docente di Letteratura ispanoamericana all’Università di Palermo, parlerà dei «Naufragi di Alvar Nuñez Cabeza de Vaca», mentre Sandra Origone, già docente di Storia medievale all’Università di Genova, interverrà su «Il naufragio nel Medioevo».

Alla dimensione giuridica sarà dedicato il contributo di Carmela Panella, docente ordinaria di Giurisdizione del Diritto Internazionale all’Università di Messina, sulle «Leggi del mare nel mondo antico e tardo antico». Chiuderà la prima sessione Gabriele Cifani, docente ordinario di Archeologia romana, Etruscologia e Antichità italiche all’Università di Roma Tor Vergata, con una riflessione sulle «Tecniche costruttive e risorse nautiche nella Roma del periodo tardo-imperiale».

Dal Mediterraneo all’Atlantico, dal Mar Rosso al Mare del Nord

La seconda giornata, domenica 4 ottobre, allargherà ulteriormente la prospettiva geografica e cronologica.

Beatrice De Luca, docente a contratto di Storia della letteratura portoghese all’Università degli Studi Internazionali di Roma, parlerà delle «Rotte dell’Atlantico verso Lisbona: viaggio e memoria nella testimonianza di padre Lourenço Kaulen».

Seguirà Pascal Arnaud, storico dell’antica Roma dell’Università di Lione, con «Il dominio del mare, la vastità dell’impero e il destino di Roma». Il contributo affronterà il rapporto fra potenza imperiale e controllo dello spazio marittimo.

Andrea Babuin, storico e docente di Storia bizantina alla University of Ioannina, proporrà uno studio sull’«Iconografia navale (affreschi-miniature) nell’area del Mediterraneo Orientale tra gli inizi del XIII e il XV secolo».

Particolare rilievo assume inoltre il contributo dedicato al mondo vichingo, affidato a Peter Heather, professore di Storia medievale al King’s College London, e Jan Bill, professore di archeologia dell’età vichinga all’Università di Oslo e curatore della Viking Ship Collection del Museum of Cultural History. Il loro intervento, «Ships, Navigation, and the Making of Viking Europe», porta nel Convegno il tema delle navi, della navigazione e della formazione dello spazio europeo in età vichinga. Bill è riconosciuto come uno specialista delle navi vichinghe, della navigazione nord-europea e dell’archeologia marittima.

Alle prime navigazioni in alto mare e sulle lunghe percorrenze nel Mediterraneo centro-occidentale sarà dedicato il contributo congiunto dei paletnologi Alberto Cazzella e Giulia Recchia, della Sapienza Università degli Studi di Roma.

Il rapporto fra navigazione e trasformazione della guerra sarà affrontato da Emiliano Beri, docente di Storia moderna all’Università di Genova, con «Navi, galeoni e cannoni: una riflessione sulla rivoluzione militare sul mare».

Tara Chapron, dottore di ricerca dell’Université Sorbonne di Paris, proporrà «Across the Sea, in Style: Elite Mobility and Representation in the Bronze Age», mentre Laura Galoppini, docente di Storia medievale all’Università di Pisa, affronterà le «Storie di uomini dal mare Mediterraneo al mare del Nord (XV-XVI sec.)».

Il percorso si spingerà infine verso il mondo egizio con Claire Somaglino, docente di egittologia alla Sorbonne University Paris, che presenterà uno studio sul pharaonic harbour of Ayn Soukhna on the Red Sea.
Un percorso interdisciplinare sulla lunga durata

Nel suo insieme, il IX Convegno si propone dunque come un percorso attraverso tempi e spazi differenti, nel quale il mare viene osservato contemporaneamente come ambiente fisico, infrastruttura sociale, spazio politico, luogo di rischio, campo tecnologico, oggetto di conoscenza e dimensione simbolica.

Dal Mediterraneo antico alle navigazioni vichinghe, dalle rotte atlantiche alle percorrenze del Mar Rosso, il filo conduttore è rappresentato dalla capacità delle società umane di costruire strumenti e conoscenze per attraversare la distanza, trasformando progressivamente il mare da limite percepito a spazio praticabile di relazione.

La pluralità delle discipline coinvolte – storia, archeologia, paletnologia, filologia, filosofia, epistemologia, sociologia, diritto, letteratura e storia dell’arte – risponde alla stessa esigenza: osservare il fenomeno marittimo nella sua complessità, senza ridurlo a una sola dimensione.

Il IX Convegno internazionale di studi «Rotte di mare dal mondo antico al premoderno» si terrà a Ragusa, presso il Laboratorio degli Annali di storia, via Pezza 108, sabato 3 e domenica 4 ottobre 2026.

La partecipazione sarà accompagnata dalla diffusione multimediale dei lavori, consentendo al dibattito di raggiungere anche un pubblico più ampio rispetto alla sede fisica del Convegno.

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