I fatti del 7 ottobre hanno rappresentato per Israele l’inizio di una guerra di conquista della Palestina con l’annessione di fatto della striscia di Gaza e della Cis Giordania e con un occhio anche al sud del Libano. Un asse di guerra che prevede un ulteriore attacco verso l’Iran dopo le elezioni di Midterm in America e Donald Trump in chiara difficoltà alla camera. L’ex primo ministro Netanyahu è stato il leader di una destra estrema per 19 mandati negli ultimi 30 anni ed ha voluto con forza rappresentare le posizioni espansionistiche di Israele verso i paesi limitrofi attraverso azioni militari e distruttive che hanno determinato migliaia di morti , solo a Gaza circa 75.000 persone hanno perso la vita e in Cis Giordania proprio in questi giorni vediamo una vera guerra tra coloni per la conquista e la distruzione del raccolto delle olive principale frutto di sostentamento economico dei palestinesi che continuamente vengono diseredati delle proprie terre.
La tornata elettorale del 27 ottobre che ha visto dopo venti anni una partecipazione al voto del 77,7% avrebbe dovuto rappresentare una riconferma per Netanyahu che oggi invece si trova in una posizione certamente difficile avendo ottenuto dopo il 100 % delle schede scrutinate e ad eccezione di quelli contenuti nelle urne speciali , 53 seggi e non avendo raggiunto i 61 seggi utili per governare si dovrà quindi confrontare con il candidato dell’opposizione Eisenkot che ha conquistato 47 seggi utili nella Knesset per avere la maggioranza e con la grande performance dei partiti arabi che hanno raggiunto i 19 seggi ma che ora possono dire la loro in merito alle politiche guerrafondaie del primo ministro che abbiamo visto negli ultimi anni.
E’ proprio il capolista della lista unita araba che indica necessaria una alternativa di governo. «Chiunque voglia offrire un'alternativa sostanziale e autentica al governo sanguinario di Netanyahu dovrà parlare con noi per spianare la strada al cambiamento che il popolo israeliano desidera ardentemente»: lo ha dichiarato il presidente della Lista Unita (che riunisce tre partiti arabi) Yousef Jabareen, intendendo dire che qualsiasi partito aspiri a sostituire il governo di Benjamin Netanyahu dovrà dialogare con la sua fazione, dato che i risultati parziali delle elezioni mostrano che i partiti a guida araba potrebbero conquistare un numero senza precedenti di 19 seggi alla Knesset.
Sempre Yousef Jabareen, leader della Lista Unita, ha definito le elezioni una "giornata storica" e ha affermato che gli elettori hanno inviato un messaggio "chiaro e inequivocabile". “Abbiamo dimostrato di essere una forza politica che non può essere ignorata e che non si può costruire un futuro qui senza la nostra voce.”Mansour Abbas, leader di Ra'am, o Lista Araba Unita, ha accolto con favore i risultati previsti. "Trasformeremo il mandato ricevuto in una nuova realtà per il Paese", ha dichiarato Abbas ai giornalisti, secondo quanto riportato dal Canale 12 israeliano.
Una posizione scomoda per ambedue i contendenti principali che sembra non vogliono allearsi con i partiti arabi che rappresentano i veri vincitori di questa tornata elettorale ma che sicuramente dovranno confrontarsi con una realtà chiara voluta dall’elettorato israeliano e palestinese . Le strategie dell’ex primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu iniziano subito dopo il voto con delle affermazioni che mirano ad isolare i partiti arabi : “I partiti di destra hanno ottenuto una "maggioranza decisiva"tra l'opinione pubblica sionista e ha chiesto la formazione di un "governo nazionale di destra", «Non dobbiamo mettere in pericolo Israele e instaurare un governo che si basi su partiti arabi antisionisti».
Gadi Eisenkot, ha lanciato un velato avvertimento a Netanyahu, il quale, secondo alcuni osservatori, potrebbe sfruttare un nuovo attacco all'Iran per prolungare il suo mandato da primo ministro «Netanyahu, non osare usare la sicurezza di Israele per i tuoi scopi politici», ha detto Eisenkot, definendolo «un primo ministro ad interim senza mandato né fiducia da parte del popolo». Eisenkot condivide molte delle posizioni di Netanyahu in materia di "sicurezza" e ha appoggiato la guerra genocida contro i palestinesi di Gaza. Tuttavia, ha promesso di creare un clima più inclusivo all'interno di Israele e di frenare i coloni violenti nella Cisgiordania occupata.“Il popolo ha votato per il cambiamento. Un leader degno accetterebbe il voto di sfiducia del popolo e annuncerebbe oggi stesso il suo ritiro dalla vita politica”, ha affermato.
Secondo Yair Lapid, l'attuale leader dell'opposizione, ha espresso un parere simile. «Non lasciatevi ingannare da nessuno», ha detto. «Il blocco Netanyahu ha subito una sconfitta schiacciante. È un crollo totale e il pubblico ha detto loro di tornarsene a casa».
Yair Golan, leader dei Democratici all'opposizione, ha invece affermato che gli elettori israeliani hanno "licenziato il governo Netanyahu", impegnandosi a collaborare con i partner politici per formare una nuova amministrazione. "Abbiamo ricevuto un'opportunità storica per instaurare un vero governo del cambiamento in Israele e non abbiamo alcuna intenzione di lasciarcela sfuggire", ha scritto su X.
Yousef Jabareen, leader della Lista Unita, ha definito le elezioni una "giornata storica" e ha affermato che gli elettori hanno inviato un messaggio "chiaro e inequivocabile". "Il 'governo del sangue' deve andarsene!", ha dichiarato in un comunicato. “Abbiamo dimostrato di essere una forza politica che non può essere ignorata e che non si può costruire un futuro qui senza la nostra voce.”Mansour Abbas, leader di Ra'am, o Lista Araba Unita, ha accolto con favore i risultati previsti. "Trasformeremo il mandato ricevuto in una nuova realtà per il Paese", ha dichiarato Abbas ai giornalisti, secondo quanto riportato dal Canale 12 israeliano.
Da segnalare che i primi movimenti civici dedicati alla pace iniziano il loro lavoro dopo gli esiti della tornta elettorale vedi quello del movimento Standing Together che ha lanciato una petizione per un'alleanza arabo-israeliana utile al cambiamento. Standing Together è un movimento di attivisti palestinesi-ebraici per la pace, che chiede all'opposizione guidata dagli ebrei di unire le forze con le liste guidate dagli arabi. "È questa l'esigenza del momento: tradurre la maggioranza ebraica araba che ha votato per il cambiamento in un governo ebraico-arabo di cambiamento", come si legge su X. "L'unica questione è se i leader del blocco del cambiamento collaboreranno con il popolo arabo e con i rappresentanti del popolo arabo alla Knesset", ha affermato il movimento, aggiungendo che la voce dei cittadini palestinesi "vale esattamente quanto la voce ebraica!". "Pertanto, chiediamo ora a Eizenkot, Bennett, Jabarin, Lapid, Golan, Abbas e Lieberman: un governo arabo-ebraico, subito!", una chiara richiesta ai leader dell’opposizione che hanno un’occasione storica per spodestare Netanyahui.
Infine possiamo affermare che la nuova era israeliana è di svolta verso le azioni del precedente governo e che la pace forse gratificherebbe molti evitando molti effetti collaterali come la morte dei tanti giovani al fronte oltre che l’impegno dell’attuale governo in una guerra a tre teste che coinvolge la Palestina il Libano ma anche l’Iran. Di questo Israele ne deve prendere atto visto che si stanno creando coalizioni militari per creare una pace in medio oriente ultima quella fra i responsabili militari di vertice di Turchia, Iran, Arabia saudita e Pakistan avvenuta proprio a Teheran.
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