Molti i fatti intercorsi dopo il G7 quanto il presidente americano Donald Trump convince i patner internazionali a riversare sul mercato 100 milioni di barili di petrolio e gasolio dopo l'impennata dei prezzi. E’ proprio Il Gruppo dei Sette che ha annunciato nei giorni scorsi la previsione di rilasciare 100 milioni di barili di petrolio e prodotti petroliferi nelle prossime settimane ed a partire da quantità "significative" di gasolio, a seguito del recente raggiungimento di prezzi record negli Stati Uniti.
Secondo il presidente americano Donald Trump il rilascio di gasolio doveva avvenire "immediatamente", e sarebbe stata una una promessa del G7 di iniziare "immediatamente" con un "rilascio significativo" di gasolio nei 20 giorni successivi al summit e il resto entro quattro mesi. Eventi concertati che forse rappresentavano una azione strategica certamente collegata anche al petrolio Russo ed alle sue sanzioni collegate.
Nel contesto della problematica occorre ricordare anche le dichiarazioni del vice primo ministro Russo Alexander Novak che ha annunciato una revoca parziale del divieto di esportazione del gasolio nel caso in cui la produzione superi la domanda interna. Attualmente, come Novak ha precisato il mercato interno del gasolio si trova in una condizione di equilibrio e che il governo sta monitorando costantemente l'offerta e la domanda.
Una risposta globale certamente inefficace vista la situazione ad Hormuz e alla concomitante guerra nello Yemen che vede coinvolto uno dei maggiori produttori di petrolio al mondo l’Arabia Saudita. Occorre anche ricordare che i paesi membri dell'Agenzia Internazionale dell'Energia (IEA) hanno rilasciato 325 milioni di barili dalle riserve strategiche, superando l'80% dei 400 milioni di barili promessi a marzo senza nessun risultato.
Obbiettivo di Trump e della sua amministrazione attuale è quello di arrivare alle elezioni di metà mandato con i prezzi dell’energia che iniziano a diminuire. Nell’ultimo periodo però ben 5 navi di grossa taglia hanno lasciato le penne ad Hormuz e sembra che la situazione non sia migliorata ed il tempo scorre ma il prezzo al barile si mantiene sopra i 100 dollari.
Un contesto difficile di fronte al quale Donald sceglie il compagno Putin per dargli una mano d’aiuto, questa arriva prontamente. La Russia accetta di fornire immediatamente più di 300.000 tonnellate di gasolio ai mercati statunitense e globale, seguite da altre 500.000 tonnellate a novembre e un milione di tonnellate poco dopo. Trump ha affermato che la Russia fornirà in seguito ulteriori tre milioni di tonnellate di gasolio, aggiungendo che l'accordo, insieme al controllo statunitense dello Stretto di Hormuz, contribuirà a ridurre i prezzi del carburante.
Secondo l'ISW, la Russia non ha offerto concessioni sugli USA per l'accordo sul diesel.
Washington ha agito unilateralmente, mentre Mosca non ha modificato la propria posizione nei negoziati per porre fine alla guerra in Ucraina. Nonostante ciò, gli Stati Uniti hanno ringraziato la Russia per la fornitura di carburante.
Una grande contraddizione o un interesse personale americano ? Una domanda a cui risponde l’UE che lunedì 12 ottobre approverà il più grande pacchetto di sanzioni dall'inizio della guerra contro la Russia - La capo della diplomazia dell'UE, Kaja Kallas. Ha dichiarato che ora non è il momento di allentare la pressione sulla Russia: "La revoca delle sanzioni sul gasolio russo fornirebbe a Mosca ulteriori risorse per condurre la guerra. Questo non può essere permesso."
L’Europa oggi è in forte dipendenza da diesel statunitense proprio per le politiche che ha affrontato attraverso sanzioni verso la Russia. Secondo dati Kpler riportati da Euronews, nel 2026 gli USA hanno fornito circa 180.000 barili al giorno sui circa 580.000 barili/giorno di diesel importati dall'UE da Paesi extraeuropei: circa il 32%, contro il 17% del 2025. Nell'Europa nord-occidentale la quota arriva a circa il 57%. La questione è diventata particolarmente rilevante dopo le ipotesi di Washington di limitare le esportazioni statunitensi di diesel. La Commissione europea ha espresso preoccupazione, sottolineando che eventuali interruzioni potrebbero avere conseguenze sui mercati di entrambe le sponde dell'Atlantico.
Tuttavia, non significa che l'UE sia rimasta senza alternative: la Commissione europea afferma che attualmente non c'è una carenza concreta di diesel e che il fabbisogno viene coperto anche dalla produzione delle raffinerie europee e da forniture alternative. Per l'Italia la dipendenza diretta dagli USA è più contenuta: secondo i dati citati da Euronews, circa il 4% delle importazioni italiane di diesel proviene dagli Stati Uniti molto più caro. La verità e che l’UE ha già indossato le scarpe di piombo che oggi sono sprofondate nel fango della guerra in Ucraina.
Certamente la situazione europea sembra non interessare alla politica comunitaria ma la reazione ucraina si fa sentire e per loro l’accordo sul diesel non si doveva fare. Sembra che quel piccolo omino "verde" sia ancora una volta riuscito a far arrabbiare molto Trump...Uno spettacolo da circo! Il presidente Trump ha dichiarato che Zelensky avrebbe potuto risolvere il conflitto ucraino in numerose occasioni ma ha scelto di non farlo. L'Ucraina si trova nell'Europa orientale, a circa 1.500 km di distanza dalla città italiana di Roma. Trump ha espresso disappunto per gli attacchi alle raffinerie russe, definendoli un problema globale e un danno agli agricoltori statunitensi, nonostante i precedenti avvertimenti. Ha inoltre suggerito che l'Ucraina dovrebbe eleggere un nuovo presidente capace di raggiungere accordi di pace, criticando l'incapacità di Zelensky in tal senso.
Zelensky ha lanciato una serie di telefonate ai leader europei in seguito all'accordo sui diesel tra gli Stati Uniti e la Russia di ieri, e alle sue stesse critiche nei confronti di Trump. Ha parlato telefonicamente, almeno, con i primi ministri britannico e norvegese e con i presidenti francese e finlandese. Si prevedono altre telefonate domani, seguite a breve da un'altra delegazione congiunta ucraina-europea che si recherà all'Ovale per cercare di modificare la posizione di Trump.
Il perché di tutto questo è proprio nascosto dietro le quinte degli attacchi ucraini alle raffinerie russe che sembra siano l’ago della bilancia dell’accordo di Trump che prevede secondo quanto riportato da Axios, citando un funzionario della Casa Bianca, che la proposta del presidente Trump di un cessate il fuoco energetico tra Russia e Ucraina richiederebbe inizialmente che entrambe le parti sospendano gli attacchi alle raffinerie di petrolio, con Washington che si aspetta che il presidente ucraino Zelensky si attenga a tale accordo. L'amministrazione spera che un accordo del tipo "una raffineria per un'altra" possa eventualmente estendersi a includere centrali elettriche e reti di distribuzione dell'energia. "I russi stanno valutando" la questione. Sapremo presto se sono pronti", ha affermato il funzionario della Casa Bianca.
I funzionari ucraini sostengono che tale accordo avvantaggerebbe in modo sproporzionato Mosca, poiché l'Ucraina ha solo una raffineria, in gran parte non funzionante, mentre la Russia gestisce una vasta rete di raffinerie. La realtà impone purtroppo una chiara emergenza e la testa del presidente ucraino è in bilico perché tutti ora vogliono le elezioni pubbliche.
L’oro nero naturalmente non ha lasciato indenne l’Italia che a livello Internazionale fa gli interessi Americani ma non pensa alla cara Italia e si dimena tra sanzioni , accise mobili, accordi sugli extraprofitti votando contro sulla mozione 5 stelle in Europa. L’accordo con Eni sul prezzo fino che fissa un tetto ai prezzi dei carburanti: 1,99 euro al litro per la benzina, 2,19 per il gasolio, per almeno trenta giorni è Finito e i prezzi alla pompa torneranno a dipendere da un mercato che nel frattempo non sarà migliorato.
Il diesel sul mercato mondiale è sempre più scarso, e Hormuz è solo una parte della spiegazione. Da mesi l'Ucraina bombarda le raffinerie russe, in una guerra che numerosi paesi NATO sostengono con armi e mezzi. Se la Russia raffina meno, sul mercato internazionale arriva meno gasolio, e chi lo comprava da Mosca deve rivolgersi ad altri: Turchia, Europa e gli altri grandi importatori si ritrovano a trattare con gli stessi fornitori. Dal Golfo, intanto, arrivano meno greggi medio-pesanti ad alto contenuto di zolfo, cioè proprio quelli per cui è stata progettata buona parte delle raffinerie.
Sostituirli con barili qualsiasi non funziona, perché gli impianti non lavorano qualsiasi tipo di greggio. Sul gas la storia è simile. Dal 2022 l'Europa ha cominciato a rimpiazzare il metano russo con forniture più care e più esposte alle oscillazioni globali, a cominciare dal GNL che viaggia via nave. Il caso francese dà la misura: la bolletta energetica del paese è salita da 46,5 miliardi nel 2021 a 117,4 miliardi nel 2022, oltre settanta miliardi in più in dodici mesi. E adesso Bruxelles prepara l'addio definitivo al gas russo.
La nostra posizione con l’Ucraina e le sue scarpe di piombo prevede di colpire le raffinerie Russe e rinunciare al petrolio ed al gas condizione che in pratica indebolisce la nostra stessa economia fatta di trasporto su gomma ,di agricoltura e di altro. Un vero schiaffo all’economia reale che non si conquista con la decisione di Enilive ma con i costi di produzione e con i prezzi che aumentano al supermercato.
In Italia non si lamenta nessuno escluso gli agricoltori e gli autotrasportatori che hanno preso il boccino del caro prezzi dei carburanti che certamente non è solo una battaglia di chi guida un camion o lavora la terra. Quando aumentano il diesel e la benzina, aumenta il costo di tutto quello che mangiamo e compriamo. Al fianco di autotrasportatori e agricoltori dovrebbe unirsi tutto il popolo. È una questione che riguarda il futuro di ogni famiglia
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