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martedì 10 aprile 2018

Blockchain: come la pensa la rete? Analisi di Reputation Manager tra Apocalittici e Integrati

BLOCKCHAIN: APOCALITTICI VS INTEGRATI

Come la pensa la rete? 

L'86% ne esalta le possibilità di business ma il 14% teme l'imminente scoppio di una bolla speculativa

I temi più ricorrenti: sicurezza, affidabilità e indipendenza

Tra le applicazioni, la più chiacchierata sul web è Steemit, nuova piattaforma social che premia in criptovalute gli utenti che pubblicano notizie, video, immagini o che commentano e condividono i vari contenuti.

Milano, aprile 2018 – Blockchain, per alcuni questa parola è sinonimo di un nuovo modo di pensare Internet, un nuovo metodo per eseguire le transazioni online e più nello specifico una rivisitazione del concetto stesso di Trust. Per altri è la "grande rivoluzione", il "futuro del business" o addirittura una delle invenzioni più importanti dopo la creazione e lo sviluppo del World Wide Web.

Per capire meglio cosa pensa il web della cosiddetta "catena a blocchi" e per cercare di delineare meglio il futuro di questa tecnologia, Reputation Manager, principale istituto italiano nell'analisi e gestione della reputazione online di brand e figure di rilievo pubblico, ha monitorato le conversazioni online degli utenti.

L'analisi, che si riferisce al periodo agosto 2017 – febbraio 2018 ed è basata sul monitoraggio dei contenuti UGC (generati dagli utenti nei diversi canali online: post/commenti ad articoli, blog, ecc…), evidenzia come l'86% degli utenti sia particolarmente ottimista sulle opportunità e sulle relative possibilità di business, che le nuove tecnologie di transazione online e le criptovalute potrebbero apportare alla società odierna. Il 14% del web, invece, teme i pericoli incombenti che si nasconderebbero dietro al facile entusiasmo delle nuove scienze informatiche.

Non mancano poi i commenti di chi si trova in difficoltà sulla comprensione del fenomeno blockchain in generale o sull'esatta definizione di termini tecnici come bitcoin, ledger, miner, rete peer to peer, token ecc… Interessante notare come il 70% degli articoli online e dei commenti degli utenti leghi il concetto di blockchain a quello di bitcoin e citi spesso insieme questi due termini, che pur essendo strettamente connessi, trattano di fenomeni tecnologici totalmente diversi. Solo nel 30% dei casi analizzati risultano esser presi in esame singolarmente.

Sicurezza e affidabilità
La sicurezza e l'affidabilità della tecnologia blockchain sono tra le tematiche più ricorrenti online. Molti utenti sembrano essere piuttosto fiduciosi della "catena a blocchi" e del suo sistema di open source, che rende l'alterazione dei dati registrati al suo interno incredibilmente difficile e per alcuni addirittura impossibile da modificare. Altri, al contrario, non nascondono una certa preoccupazione nei confronti di un sistema automatizzato, basato su regole predeterminate e con un controllo umano pressoché assente. Gli "apocalittici" ipotizzano infatti che con il passare del tempo ci sia un evidente aumento delle attività illegali online.

Indipendenza e semplificazione
Altro tema che sembra scaldare gli animi degli internauti è quello relativo all'aspetto "indipendente" della blockchain. Non esiste controllo, o meglio, esso c'è ma è affidato totalmente agli investitori e agli sviluppatori in generale. Sono loro infatti, a "dettare le regole del gioco" senza interferenze di terze parti come governi o istituzioni. Non essendoci coinvolgimenti di intermediari collegati alle transazioni, i processi non solo si velocizzano di gran lunga ma si semplificano. Tra i sostenitori più tenaci c'è chi afferma che grazie alla blockchain sparirà la burocrazia che rallenta i processi e la Pubblica Amministrazione sarà tra i principali beneficiari della nuova tecnologia.

La bolla speculativa
I commenti sul web sono polarizzati da chi esalta le possibilità di guadagni favolosi grazie all'utilizzo dei bitcoin, delle criptovalute e della tecnologia blockchain ma c'è anche chi al contrario avverte l'imminente scoppio di una bolla speculativa. Commenti come "Blockchain = rivoluzione e le attuali criptomonete = bolla che lascerà molto presto parecchia gente in mutande se non cambierà qualcosa" o "Pura speculazione… che si trasformerà realmente in una bolla, i disastri finanziari conseguenti si trasferiranno anche e soprattutto sull'economia reale… e a farne le spese saranno come sempre gli inermi lavoratori" sono molto frequenti nei dibattiti online degli utenti.

L'impatto ambientale
Ciò che desta più perplessità fra i commentatori online è l'eccessivo costo in termini di sostenibilità per far funzionare le transazioni online tramite bitcoin. L'impatto ambientale negativo di questa nuova tecnologia risulta essere particolarmente elevato e decisamente poco green per molti degli utenti.

I social network
Molto "chiacchierata" sul web è Steemit: la nuova piattaforma social che premia in criptovalute gli utenti che pubblicano notizie, video, immagini o che commentano e condividono i vari contenuti. Questo social network è basato sulla tecnologia blockchain e registra precisamente tutte le transazioni online avvenute. Il guadagno della persona dipende dal grado di coinvolgimento che può generare il proprio post: più interazioni equivalgono a una maggiore ricompensa.


DISTRIBUZIONE DELLE TEMATICHE

Di seguito il Word Cloud che rappresenta la ricorrenza delle parole all'interno delle conversazioni analizzate. La grandezza di ogni parola è direttamente proporzionale alla ricorrenza nei contenuti.


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www.CorrieredelWeb.it

giovedì 28 settembre 2017

Scicli (RG) - Web, imprese e internazionalizzazione spiegati da Filippo Berto (BertO Salotti) e Otello Azzali (Kantar Retail)

Innovare e competere sui mercati internazionali, puntando sul web e sulle nuove tecnologie. 

Sarà questo il filo conduttore delle due master lecture in programma il prossimo week-end nell'elegante cornice di Casa Imbastita Relaxbusiness (Contrada Imbastita 2/E).


Venerdì 29 settembre, alle ore 17,30 Filippo Berto, titolare di BertO Salotti, azienda brianzola di arredamenti che grazie al web è diventata un caso di successo internazionale, selezionata da Google per il progetto Eccellenze in Digitale, parlerà de "Il web e le PMI: installiamo un virus per l'innovazione". 


Sabato 30, alla stessa ora, Otello Azzali, Ceo di Kantar Retail Trade Optimisation, azienda multinazionale di servizi tecnologici, leader mondiale nel settore, spiegherà cosa vuol dire "Essere imprenditori italiani oggi. È un vantaggio o un problema per essere competitivi sui mercati?". 

Due imperdibili occasioni di formazione, con il distillato dell'esperienza di importanti nomi dell'imprenditoria italiana, che si rivolgono a quanti, indipendentemente dal settore produttivo o d'impiego, operano su un mercato sempre più globalizzato e competitivo.

Gli eventi, gratuiti e aperti al pubblico previa prenotazione, sono inseriti nell'ambito della Grande Reunion, un appuntamento con momenti di formazione, networking e approfondimento ma anche relax e divertimento, riservato alle aziende partner e ai clienti di Casa Imbastita Campus.

In particolare, Filippo Berto racconterà come, grazie alle opportunità che la rete offre, è riuscito a trasformare il suo modello di business, diventando uno dei principali "artigiani digitali" d'Italia e vendendo i suoi divani fatti a mano in tutto il mondo. 


Partendo dall'esperienza diretta, Berto fornirà spunti operativi, suggerimenti e idee per ampliare la visione del marketing e delle vendite sul web.

Otello Azzali, esperto di internazionalizzazione, con una vasta esperienza sul campo sia in PMI che in multinazionali, proporrà un'interessante analisi, mettendo a confronto gli atteggiamenti degli imprenditori e manager italiani rispetto a quelli stranieri. 


I primi hanno caratteristiche comportamentali uniche, non tutte positive o ben viste dagli attori internazionali. 

Per le piccole imprese, imparare a riconoscere e distinguere le une dalle altre, significa poter sfruttare i punti di forza in grado di creare vantaggi competitivi e fare la differenza nelle dinamiche relazionali e operative in ambienti multiculturali.

Informazioni e prenotazioni gratuite sono disponibili a questi indirizzi: http://bit.ly/2flxxTD e http://bit.ly/2ynCl2g



Info e contatti
Casa Imbastita Campus
Telefono: 3496150374 
Email:m.occhini@casaimbastitacampus.it

sabato 30 maggio 2015

Cos'è l'Internet of Things? Vademecum ANSYS su ambiti e contesti dello IoT




Milano, 30 maggio 2015 - Si parla molto di Internet of Things, ma spesso non ne è chiara la portata né i contesti a cui si applica questo paradigma. ANSYS prova a fare un po’ di chiarezza con questo veloce vademecum.

“Progettare per l’Internet of Things richiede di integrare sensori, antenne, software di controllo, elettronica avanzata in un prodotto al fine di permettergli di comunicare con persone ed altri oggetti, scambiare dati, magari appoggiandosi ad un cloud”, commenta Carlo Gomarasca, Amministratore Delegato di ANSYS Italia. “I nostri clienti possono contare sulla pluridecennale esperienza di ANSYS nel campo delle tecnologie di simulazione, e su una piattaforma integrata che permette loro di realizzare non solo i singoli componenti necessari per rendere un prodotto connesso, ma anche di metterli insieme e validare il sistema nella sua interezza. L’importanza di quest’ultimo passaggio è fondamentale perchè le performance del sistema possono essere molto diverse da quelle del singolo componente”.

Che cos’è
Internet of Things sta a indicare una rete di oggetti fisici con componenti, sensori e connettività integrati che consentono di comunicare tra loro e con un sistema centralizzato. Non importa quanto complessa è la struttura, le componenti sono sempre tre: gli oggetti, la rete e spesso il cloud, dove risiedono le informazioni.

Chi lo utilizza
Gartner stima che per il 2020 saranno installati oltre 26 miliardi di apparecchi IoT che genereranno un fatturato di 300 miliardi di dollari e un volano economico di quasi 2.000 miliardi di dollari. I principali settori che hanno abbracciato lo IoT sono: automobilistico, aerospaziale e difesa, medicale, automazione industriale, informatica e tecnologia ed energetico. 
Molti di questi settori sviluppano applicazioni safety critical, il che significa che un malfunzionamento può avere effetti negativi sulla sicurezza degli utenti. Facile intuire cosa possa significare un blocco del software che controlla il motore di un velivolo, un guasto ai sistemi di guida di una vettura senza pilota, o un problema ad un dispositivo medicale che supporta le funzioni vitali di un paziente.

Le sfide
Perché il sistema possa restituire prestazioni ottimali i progettisti devono tenere conto di diversi parametri tecnici, strutturali e regolamentari, spaziando ad esempio dalla durata delle batterie, alla miniaturizzazione, alle regole per il rispetto ambientale fino al rispetto per la privacy.

Come si progetta per lo IoT
Grazie alla simulazione ingegneristica, le aziende riescono a gestire l’enorme complessità dei nuovi sistemi e a progettare per lo IoT migliorando la produttività e la durata dei cicli di progettazione, migliorando l’efficienza energetica e riducendo i costi di progettazione.

Per saperne di più sullo IoT: www.ansys.com/iot   e per seguire gli eventi italiani  http://fareinnovazione.org/i-o-t/

lunedì 18 febbraio 2008

Beppe Grillo: la rete della rete

La rete della rete del Grillo

di Massimo Mantellini

Punto-informatico lunedì 18 febbraio 2008
Roma - Negli ultimi mesi mi è capitato almeno in un paio di occasioni di esprimere giudizi piuttosto negativi sulla presenza in rete di Beppe Grillo. Mi sono sempre occupato esclusivamente dell'approccio di Grillo al medium "internet" e mai di questioni contenutistiche o di altra natura. Ed ogni volta è accaduto che lettori e commentatori mi facessero notare quanto avessi in tali occasioni minimizzato o taciuto completamente il contributo di innovazione legato ai Meetup degli amici di Beppe. Aggregazioni in rete e nella vita reale di cittadini desiderosi di impegnarsi in prima persona, su Internet come altrove, nei confronti di alcune tematiche importanti.

Così - anche per venire incontro ad un mio personale senso di colpa - confesso che mi ha fatto molto piacere che nei mesi scorsi Enrico Maria Milic di SWG, una grande società di ricerche statistiche triestina, se ne sia andato in giro per l'Italia ad osservare da vicino le riunioni dei seguaci di Beppe Grillo con l'intento di descrivere lo scenario che si è trovato di fronte. Quello che ne è uscito è uno studio etnografico molto interessante sulla galassia dei piccoli movimenti che sono nati in questi anni, aggregati dalla rete Internet a margine del grande successo del blog di Beppe Grillo e delle sue campagne politico-informative.

Si parla molto di Beppe Grillo in rete e sui media e l'importanza del lavoro di Milic risiede proprio nell'aver voluto indagare non le tematiche o gli effetti indotti dalle "bordate" del comico genovese, ma l'effettiva portata di quella scintilla che Grillo è stato capace di far scaturire nella testa delle migliaia di persone che sulle tematiche ambientali, economiche e mediatiche, hanno inteso produrre una propria piccola o grande discesa in campo.

Per una volta insomma l'attenzione non è rivolta a Beppe Grillo stesso ma alle persone (oltre 60.000) che sulla scorta degli stimoli di Grillo hanno iniziato ad organizzarsi in comitati locali autonomi. Dallo studio di Milic traspare poi un dato interessante: l'uso dei forum dei Meetup e le discussioni online si candidano ad integrare, se non a sostituire, i luoghi fisici fino a ieri deputati al confronto delle opinioni come le sezioni dei partiti o i circoli culturali. Nuovi e vecchi strumenti di confronto si uniscono e da queste sperimentazioni si può forse intravedere quale valenza e quale dignità avrà domani tutta la comunicazione politica in rete.

Milic afferma che si tratti di un movimento "postmoderno", io più modestamente mi sento confortato dal fatto che singoli cittadini di estrazione molto differente partano da Internet per incidere direttamente nel tessuto sociale.

Esiste da tempo un diaframma significativo che mantiene la politica in rete lontana da quella del mondo reale: si tratta di una distanza legata primariamente al fatto che l'impegno sociale in rete è piuttosto semplice: spesso basta un click per assentire a grandi battaglie di libertà. Per partecipare ad iniziative come le riunioni degli "Amici di Grillo" è invece necessario spendere il proprio tempo: uscire di casa, salire in auto, raggiungere un luogo fisico e starsene per la maggioranza del tempo ad ascoltare gli altri. Un esercizio salutare e necessario che potrà sempre più spesso nascere in rete per poter poi finire altrove, nelle piazze, nei consigli comunali, nelle stanze dei movimenti politici.


Massimo Mantellini: Dalla tua esperienza personale in giro per l'Italia alle riunioni dei meetup hai avuto la sensazione che i fenomeni aggregativi dei "grillini" siano numericamente significativi o si tratta soltanto di un esiguo numero di persone che si organizzano e portano problemi locali all'attenzione generale? Esiste insomma un movimento concreto che si mantiene vivo ed attivo o i grandi numeri di Beppe Grillo e l'audience che riesce a mobilitare in rete e nei teatri faticano a organizzarsi concretamente?
Enrico Maria Milic: Non penso si possa distinguere fra mobilitazione reale e mobilitazione virtuale.
Cioè: i testi, le immagini e i video pubblicati o linkati dagli "Amici di Grillo" sui forum di Meetup.com raggiungono ogni mese almeno 350 mila persone, secondo recenti dati di mercato. Questo vuol dire che questo movimento, già così, raggiunge un'audience di massa suggerendo opinioni e notizie.
Già questo dato ha un forte valore: gli attivisti dei Meetup così entrano nel conflitto politico all'interno dei mezzi di comunicazione proponendo determinate priorità ai cittadini e a i politici. Ovviamente, 350 mila persone sono poca cosa rispetto ai numeri generati dai canali televisivi controllati dai leader della politica italiana.
Lasciando stare il conflitto sui media, mi pare che in alcune città questi gruppi legati a Grillo siano riusciti a trovare un'alchimia interna particolare: riescono a divertirsi, a essere concretamente attivi per risolvere i problemi della loro città e progressivamente a coinvolgere e a divertire anche altri cittadini. Un esempio in questo senso è il Meetup di Napoli, dove sono attive centinaia di persone, che stan facendo delle cose straordinarie per la città e al contempo elaborando originali forme di mobilitazione politica: loro la chiamano una "ideologia open-source". Purtroppo, in molte altre città i Meetup tendono a ripercorrere strade organizzative già battute da associazioni e partiti del passato: tendono a essere noiosi, gerarchici e tutto sommato poco efficienti e utili per la maggioranza dei cittadini.
Poi i 60mila iscritti ai Meetup di Grillo sono un numero solo teorico: a partecipare sempre sono una minoranza abbastanza piccola.

MM: Quale idea ti sei fatto al riguardo delle potenzialità degli strumenti di aggregazione in rete? Esiste una oggettiva difficoltà a passare da Internet alla "piazza" o forse in una valutazione del genere giocano maggiormente ragioni legate alla scarsa partecipazione politica in senso lato, quel senso di distanza che molto spesso rende la politica e i cittadini italiani "mondi lontanissimi"? In altre parole credi che Internet possa essere uno strumento "facilitatore", capace di indurre i cittadini ad una propria discesa in campo su temi sensibili o le mobilitazioni in rete (oggi che la composizione dei navigatori della rete si avvicina sempre di più a quella dei cittadini del paese reale) sono fenomeni molto spettacolari e spesso assai partecipati ma senza grandi possibilità di incidere sull'agenda dei problemi proprio in relazione alla loro vaporosità?
EMM: Penso che siamo in una fase di grosso cambiamento rispetto a quelli che i cittadini ritengono e riterranno come problemi su cui scegliere collettivamente. I media, i consumi e l'ambiente stanno diventando un terreno che molti di noi sentono sempre di più come "politico": scegliamo un media perché rappresenta dei valori che condividiamo, rifiutiamo un marchio perché sappiamo che è dannoso per l'ambiente e così via. I partiti tradizionali sono quasi totalmente assenti in Italia da questa agenda mentre Grillo e i Meetup, nel bene e nel male, fanno degli sforzi per coprirla.

Dall'altra parte non si tratta solo di un problema di contenuti. Si tratta di come i messaggi politici sono veicolati: il Meetup napoletano funziona perché la gente si diverte ed è entusiasta a partecipare e a provare a cambiare la loro città. Nel caso di Napoli la gente si diverte perché il gruppo è riuscito a trasferire le dinamiche orizzontali della rete e del servizio Meetup.com all'interno di ogni evento organizzato dai "grillini" e dalle "cicale" a Napoli: ogni individuo ha la possibilità ed è stimolato a partecipare, ogni voce può essere inclusa a patto che si voglia contribuire a uno sforzo collettivo, a patto che si vogliano ascoltare gli altri.
Se guardiamo al Meetup di Napoli e lo confrontiamo con i consueti modi di proporre messaggi dei partiti o dei media tradizionali, noteremo che da una parte ci si diverte dall'altra si è consumatori passivi e ormai abbastanza annoiati di un messaggio.

Ovviamente dovrà passarne di acqua sotto i ponti perché numeri importanti di cittadini e la classe dirigente dell'Italia possano accettare internet come mezzo di comunicazione e discussione politica. E Grillo e questo movimento non so se saranno mai accettati come qualcosa di "serio" dalla maggioranza dei cittadini, benché rappresentino le preoccupazioni oramai di tantissimi.
Un antropologo ha detto che il gioco, il teatro e il divertimento sono momenti in cui talvolta si sperimentano e propongono valori e azioni che non sono accettati socialmente: allora forse non è un caso che una nuova scaletta di problemi e nuovi modi di comunicare siano stati proposti da un comico, Beppe Grillo.

MM: Credi che la grande autonomia tematica dei gruppi legati a Grillo sia un valore o un limite? Esiste una buona politica basata semplicemente sulle regole (per esempio le regole che Grillo richiede alle liste civiche che desiderano fregiarsi del suo "bollino") completamente scevra dal tipo di tematiche che si affrontano o la grande parcellizzazione dei contenuti in tutte le battaglie sociali possibili ottiene invece il risultato unico di depotenziare il valore sociale delle iniziative? Se Grillo ha una sorta di argomenti cardine sui quali si impegna (l'ambiente, la giustizia, l'informazione) non potrebbe essere più utile aggregare, in rete e nella società civile, i cittadini attorno a queste tematiche direttamente?
EMM: Penso che l'autonomia decisionale dei Meetup sia qualcosa di potenzialmente grandioso. Se ogni gruppo generato da Meetup.com è teoricamente autonomo, questo vuol dire che ogni cittadino in un gruppo di questi può avere un ruolo nella sfera pubblica. Così accade che, qualche volta, questa inusitata libertà diventi entusiasmante per gli attivisti di queste aggregazioni.
Dalla teoria alla pratica però vediamo come dobbiamo per forza confrontarci con i giochi di potere di una società di massa. I movimenti di persone attivati dalla rete sono sempre dipendenti da un centro: Grillo per gli "Amici di Grillo", Howard Dean per i "Deaniacs" e potremmo andare avanti citando anche tanti casi di comunicazione partecipata, pure in Italia, dove pochi obbiettivi chiari possono essere sempre stabiliti solo da organizzazioni con una struttura verticistica.

Se dovessi dire dove vedo possibilità di efficienza per la comunicazione realmente dal basso, ovvero l'azione politica partecipata, la vedrei a livello cittadino. Alcuni Meetup confermano che organizzandosi dal basso, studiandosi per bene il funzionamento degli strumenti digitali e usando parole d'ordine adeguate, allora si può riuscire a far pressione sulle amministrazioni pubbliche, sulle aziende e così via. Ma bisogna riempire la vuota retorica di internet come rivoluzione democratica ispirandosi e studiando quello che è già stato concretamente fatto in mobilitazioni dal basso nella politica e nel marketing: penso agli sms contro il presidente Estrada nelle Filippine, a OhMyNews in Corea, a Dean negli Stati Uniti e a tanti altre iniziative in cui i cittadini sono diventati protagonisti grazie a internet.


Massimo Mantellini
Manteblog

martedì 2 gennaio 2007

Ecco il 2007 formato hi-tech tra sesso virtuale e omicidi veri

Le previsioni (semiserie) per l'anno nuovo secondo "Wired", la rivista punto di riferimento per tutti

i patiti di rete e tecnologia

 Ecco il 2007 formato hi-tech tra sesso virtuale e omicidi veri ROMA - Internet sarà sempre più grande, ricca e mal frequentata. La scienza farà passi da gigante, ma non riuscirà a risolvere i problemi del pianeta. Per divertirci ci rivolgeremo sempre più al digitale, e diventerà sempre più arduo distinguere tra il mondo reale e quello virtuale. Sono le previsioni (semiserie) per l'anno nuovo pubblicate da "Wired", rivista statunitense punto di riferimento per i patiti dell'hi-tech. I redattori si sono chiesti: "Cosa accadrà in campo scientifico e tecnologico nel 2007?". Ecco un estratto delle loro risposte. Le verifiche tra dodici mesi, sperando che non tutto si sia avverato.

Internet
Brutte notizie per la rete e i suoi frequentatori: il traffico su internet raddoppierà, e con esso lo spam. Quel che è peggio, lo scandalo intercettazioni, ben noto agli italiani, si allargherà a macchia d'olio, finché non si scoprirà che anche Google è stato messo sotto controllo. A quel punto, il motore di ricerca abbandonerà il motto "don't be evil" e accetterà di passare all'Fbi informazioni su quello che i suoi utenti cercano sul web. Nel frattempo, il Congresso americano avrà votato una legge che imporrà agli internet provider di conservare per tre anni i dati su qualunque attività svolta dai loro clienti.

Scienza
A quanto pare, quello che consegneremo ai nostri figli sarà un mondo peggiore dell'attuale. Potremo farlo a cuor leggero tanto, secondo "Wired", già dall'anno prossimo saranno in vendita su internet gameti prodotti in laboratorio partendo da cellule uovo femminili. Così non si saprà più chi è figlio di chi, e i padri biologici diventeranno irrilevanti. Restando nel solco della genetica, sarà clonato il primo embrione umano, e il comitato internazionale antidoping creerà una banca dati col Dna degli atleti. Mentre i rover della Nasa continueranno a scorrazzare su Marte e a cadere nei crateri, senza trovare tracce di vita, i ghiacci e le nevi spariranno dalla Groenlandia, che tornerà ad essere ciò che etimologicamente le compete: una terra verde. Un paesaggio splendido agli occhi di noi umani, che dall'anno prossimo, giura "Wired", potremo farci impiantare le lenti a contatto direttamente nella cornea.

Intrattenimento
Il digitale la farà sempre più da padrone nei salotti delle nostre case. BitTorrent, la tecnologia che permette di scaricare film e musica da internet a velocità supersonica, sarà incorporato nei videoregistratori. Così potremo guardare film e serial pirata comodamente sdraiati sul divano. La Apple di Steve Jobs farà pace con la Apple casa discografica dei Beatles, e il catalogo completo delle canzoni dei Fab Four sarà pubblicato per un anno in esclusiva su iTunes. In questo clima di concordia e amicizia prolifereranno, grazie a YouTube, infiniti cloni della serie tv "Friends": brevi show, prevede "Wired", girati da amici che riprendono altri amici, ma non vengono guardati neanche dai loro amici.

Net economy
Per la gioia degli investitori più accorti le azioni di Google, che al momento della quotazione nel 2004 valevano 85 dollari, toccheranno quota 1000. Terry Semel, amministratore delegato del motore di ricerca rivale Yahoo!, deciderà che è arrivato il momento di passare più tempo in famiglia, e mollerà. I computer portatili venduti supereranno per la prima volta i pc da scrivania, e Apple si prenderà il 20 per cento del mercato dei notebook. Seguendo questo trend crescente verso la mobilità digitale, un importante quotidiano statunitense abbandonerà la carta e verrà distribuito solo in digitale. A quel punto il "New York Times" aprirà i suoi archivi, fornendo l'accesso gratuito a oltre un secolo di articoli.

Vita digitale
Il mondo reale sarà sempre meno distinguibile da quello virtuale. Una marachella apparentemente trascurabile su "Second Life" (verosimilmente un adulterio) darà luogo per la prima volta a un vero omicidio. "MySpace", la comunità digitale patrocinata da Rupert Murdoch, esaurirà lo spazio, cedendo sotto il peso di milioni di adolescenti che bramano il proprio angolo di web. "Digg", ultimo arrivato tra i network sociali, soppianterà "Friendster" nelle preferenze dei navigatori. Ma dovrà vedersela con un nuovo, temibile concorrente: la community dei maniaci (quelli di "Wired" la chiamano "PaedoSpace"), che farà proseliti anche nei palazzi del potere.


Origine: Repubblica

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