Banda larga. Il decreto Digita lia libererà fino a 400 milioni di euro per colmare il digital divide.
Entro l'anno prossimo 2 megabit di collegamento a tutti gli italiani
Daniele Lepido
MILANO
La scommessa
sulla banda larga contenuta nel decreto Digitalia svelerà il gradiente
d'interesse del Governo in materia di infrastrutture tecnologiche. E non
tanto per la definitiva "liberazione" di quei 3-400 milioni di euro da
dedicare al digitai divide, che hanno l'obiettivo di portare a tutti gli
italiani 2 megabit entro il 2013, quanto per l'eventuale capacità
dell'Esecutivo di segnare la strada di una vera politica industriale
sull'altra banda larga: quella che ancora non c'è, quella da 100 megabit
che collegherà famiglie e imprese su reti di nuova generazione in fibra
ottica. Reti ancora da costruire e sulle quali si sta giocando una
delle partite più complicate tra soggetti non proprio abituati a
parlarsi. Da un lato Telecom Italia, l'ex monopolista telefonico che
detiene, naturaliter, un asset come il vecchio network
LA POSTA IN GIOCO
Continua il confronto sulla tecnologia per le reti da 100 megabit.
F2i
è pronta a lanciare un'altra tranche da 1,2 miliardi in rame con un
valore stimabile trai 12 e i 15 miliardi. Dall'altro lato tutta la
compagine che fa capo al fondo F2i di Vito Gamberale, quindi anche a
Metroweb e alla Cassa Depositi e Prestiti, insieme con il Fondo
strategico italiano.
Ma chi farà l'Ngn (Next generation network)? E
c'è posto per due reti "parallele" in Italia? Dal canto suo F2i sta
lavorando su tutte le "reti" del Paese: energia, gas e quindi
telecomunicazioni, con uno shopping piuttosto intenso di infrastrutture
in fibra sparse per l'Italia, come dimostra il caso di Iren a Genova. E
poi l'incumbent telefonico, che però ha in mente un modello di sviluppo
delle autostrade digitali decisamente più prudente. È la battaglia
tecnologica tra il Fiber to the cabinet (Fttc, la fibra che arriva fino
alle cantine) e il Fiber to the home (Ftth, direttamente negli
appartamenti), che rischia di rallentare il vero sviluppo
dell'ultrabroadband e che richiederebbe invece la piena collaborazione
trai due soggetti.
È chiaro che per continuare sulla strada del
contenimento del debito, iniziata con l'era Bernabè, la priorità di
Telecom sarà sempre quella di evitare slanci particolarmente generosi,
anche su questa materia, dove non esiste al momento una domanda forte,
già sviluppata.
Ma si tratta di un attendismo che sul medio periodo può avere ricadute pesanti sulla competitività del sistema industriale.
Basti
pensare che già oggi, solo per fare un esempio, ci sono servizi che a
malapena funzionano con dei "magri" collegamenti a 2 megabit: il
riferimento è all'esplosione delle televisioni on demand, da Sky a
Mediaset, che già necessitano per la "costruzione" dei famosi palinsesti
fai-da-te di collegamenti da almeno 4-5 megabit.
Senza contare che, sul fronte più business, per una qualsiasi azienda 2 megabit sono insufficienti.
F2i, lavorando sul modello Metroweb di Milano, ha dichiarato di volere puntare invece sullo sviluppo di queste nuove reti.
Inoltre
a breve Gamberale lancerà la seconda tranche del fondo, pari ai,2
miliardi di euro, che potrebbero avere un focus importante proprio sulle
tlc. È un "treno" che Telecom si può permettere di perdere?
Eppure i
vertici della società paiono andare dritti per la loro strada, anche se
i contatti continuano e un progetto di scorporo della rete - da
conferire in una newco - è stato studiato in questi mesi proprio
da
un team interno al gruppo, come documentato da questo giornale (si veda
il Sole 24 Ore del 4 aprile). L'ipotesi potrebbe essere allora quella di
una newco nella quale Telecom mantenga la maggioranza, con
un'infrastruttura aperta ai concorrenti.