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martedì 28 settembre 2010
Legali? Meglio specializzati. E la categoria accellera.
Nel corso della riunione con i presidenti dei consigli dell’Ordine, tenutasi presso la sede del Consiglio Nazionale Forense, è stata discussa la bozza di regolamento (già predisposta prima della pausa estiva) che definisce le modalità per acquisire il titolo di avvocato specialista. Ossia come spiega il presidente del Cnf, Guido Alpa, quella maggiore qualificazione professionale che è “uno dei principi fondanti ed ispiratrici della riforma della professione forense”. Nel dettaglio, le aree per conseguire il diploma di specializzazione sono 11 (Diritto commerciale, Diritto della concorrenza, Diritto di famiglia, Diritto della responsabilità civile e delle assicurazioni, Diritto penale, Diritto del lavoro, Diritto industriale, Diritto tributario, Diritto della navigazione, Diritto amministrativo e Diritto europeo). Si potrà conseguire la specializzazione in massimo due materie. Ma per farlo occorrerà essere iscritti per almeno sei anni consecutivi all’albo; avere alle spalle un biennio formativo con minimo 200 ore complessive tra studio ed esercitazioni e superare un esame (scritto e orale) sulla materia oggetto di specializzazione. Se le risposte sul riordino dell’ordinamento forense continueranno a tardare, il regolamento che ha trovato sostanzialmente concordi le varie anime dell’Avvocatura, entrerà in vigore il 30 giugno del 2011 e sarà allineato, dal punto di vista normativo, con quanto stabilito dal Codice deontologico che tra i suoi punti già prevede la formazione professionale continua. Per mantenere il titolo di specialista infatti, gli avvocati saranno tenuti a conseguire in 3 anni almeno 120 crediti formativi, di cui almeno 30 in ogni singolo anno. La risposta “pratica” dei legali, ad una professione che conta 220mila iscritti, è arrivata a stretto giro di boa dopo appelli e j’accuse. A Novembre, durante il XXX Congresso nazionale di Genova, l’intera categoria farà i suoi bilanci. Ed è sicuro che in caso di risultati magri, prenderà le opportune contromosse. Per ora si parte dalle specializzazioni. Perché un avvocato più qualificato, significa dare anche e soprattutto maggiori garanzie del cittadino. La domanda di giustizia, di solito, non coincide necessariamente con i tempi parlamentari.
Daniele Memola
mercoledì 19 novembre 2008
Avvocati, processi più semplici. E Alfano prende nota
Avvocati, processi più semplici. E Alfano prende nota
Se, dopo il 29esimo Congresso nazionale forense appena conclusosi a Bologna, il tanto atteso dialogo politico sui mali della giustizia italiana e su i possibili “rimedi” per fa ripartire una “macchina” ormai arrugginita nel tempo ( e nei tempi di durata dei processi n.d.r) verrà fuori dalle secche della mera bega politica, significa che l’ultimo scossone per un cambio di rotta chiesto al “Palazzo” dai 200mila avvocati italiani (e non solo), avrà centrato l’obiettivo. Tra un workshop e una mozione politica, il messaggio che viene dagli “Stati generali dell’avvocatura” è forte e chiaro: basta proliferazione dei riti, stop ai gangli delle procedure giudiziarie e maggiore velocità e semplificazione con il processo telematico. Come a dire non siamo più disposti ad essere additati tra coloro che impediscono la “rivoluzione” in termini di efficienza del sistema giustizia, ma stiamo “lavorando” da tempo nella direzione opposta, solo che nessuno ci ha mai ascoltato. In effetti dal Congresso, le varie anime dell’avvocatura (Consiglio nazionale forense, Oua, Ordini e associazioni forensi) si sono ritrovate unanimi nel chiedere alla politica le “risposte” che si aspettano da tempo: unificazione dei riti, una diversa e più efficiente geografia giudiziaria (troppi i piccoli tribunali sparsi in Italia), la partenza della class action (le azioni risarcitorie collettive) e più ricorso ai riti alternativi.
Dopo lo “scomodo” Mastella che ha provato invano di difendersi allo stesso tempo dai fischi di mezzo mondo della giustizia per il suo ddl di riforma delle professioni/ordinamento giudiziario e dai fiaschi delle liberalizzazioni del Dl 223/06 (le lenzuolate di Bersani) si è capito che pretendere di sciogliere tutti i mali della giustizia italiana è un’impresa titanica e, di sicuro, non tutto è “liberalizzabile”, “lenzuolabile” e/o negoziabile.
Anche l’attuale Guardasigilli Angelino Alfano, che intervenendo al Congresso forense ha assicurato la massima disponibilità ad un testo condiviso di riforma della professione forense e della Giustizia nel complesso, deve prestare attenzione. Gli avvocati quel testo lo hanno terminato, i dottori commercialisti e notai (le altre due categorie convocate da Alfano ad agosto visto che allora si decise di preparare un testo condiviso e poi tre appendici dove ognuno avrebbe inserito le proprie specificità) anche. Sono passati quattro mesi, manca solo il sigillo dell’intero comparto giuridico-economico e poi bisognerà agire nelle Aule. Per gli avvocati il presidente del Cnf Guido Alpa ha messo sulla bilancia tre risultati da raggiungere subito: riforma dell’ordinamento forense (dal tirocinio, all’abilitazione, alla formazione e aggiornamento), una cancellazione, visto i risultati opposti a quelli ricercati, della legge Bersani (nelle parti relative all’abolizione dei minimi tariffari, all’introduzione della pubblicità commerciale per gli studi e al patto di quota lite) e infine di rivisitare il sistema fiscale che affligge senza logica le professioni intellettuali.
Se, dalla ricerca Censis “Il ruolo sociale dell'avvocatura italiana”, presentata al Congresso emerge che l'avvocato è un professionista apprezzato perché fornisce certezze (il 70,4% ritiene che senza gli avvocati mancherebbero garanzie nei processi; il 68% pensa che la lentezza dei processi, sia civili che penali, non sia colpa esclusiva degli avvocati;. il 64,4% ritiene che la consulenza legale aiuti a prendere decisioni personali ed economiche più giuste), non si capisce perché debbano essere proprio i politici a dimenticare l’importanza del loro ruolo nella giustizia dei nostri tribunali. Il ministro Alfano, lasciando i lavori congressuali ha promesso che presenterà al Senato un pacchetto di emendamenti per rivedere alcuni aspetti della riforma della giustizia civile già approvata alla Camera. Tra questi, una delega al Governo per sfoltire il numero dei riti oltre a rivedere due punti che peggio erano stati digeriti dagli avvocati: il filtro per i giudizi in Cassazione e la testimonianza scritta. Si vedrà.
Almeno il nuovo corso del centrodestra sta cercando di ascoltare un minimo le proposte che vengono dagli “addetti al settore”. Bersani, come ammettono gli stessi professionisti, fece l’errore di rimanere completamente sordo e tirare avanti senza un minimo di confronto. L’importante però, e questo è un consiglio che diamo noi al ministro Alfano, è non fare una riforma qualunque e a qualunque costo. Bisogna semplificare e informatizzare, recuperare le inefficienze e non tagliare, puntare sul merito e non sugli incentivi di carriera per i trasferimenti “disagiati”. Insomma puntare su una concretezza politica prima di tutto e pratica dal punto di vista della sua effettiva realizzazione.
E’ vero che ora, sarà l’aria “buona” post Congresso nazionale, tutti, compresa l’opposizione, dal ministro ombra Lanfranco Tenaglia al responsabile delle professioni Pierluigi Mantini, arrivano i “mea culpa” e ci si apre alle richieste di Alpa&Co,. Oggi però l’esame delle possibili risposte è dei “nuovi titolari”. “Angelino”, ha annunciato la riapertura (inizialmente blindata) della riforma del processo civile inserita nel decreto competitività, dando seguito alle richieste dell'avvocatura; al Congresso ha insistito sulla necessità di affermare nel processo la parità tra accusa e difesa e di voler introdurre meccanismi meritocratici per i magistrati. Ha anche annunciato dure sanzioni per le parti processuali “che giocano ad allungare i tempi del processo” e di ridurre gli attuali 27 riti processuali civili a soli due; di accelerare sul processo telematico e proposto corsi di laurea separati per avvocati, notai e magistrati per limitare l'accesso alla professione legale, che sta assumendo dimensioni ingestibili.
A Bologna però giocava in casa, visto che anche lui è un professionista del diritto e le standing ovation che si sono levate ad ogni suo annuncio gradito sono una chiara testimonianza di “vicinanza” di intenti con il mondo delle professioni legali. Ma la vera battaglia è solo all’inizio e si combatterà a suon di emendamenti nelle Aule di Camera e Senato quando si passerà ai fatti. L’aria “buona” del Congresso non durerà in eterno.
link.www.opinione.it
sabato 27 settembre 2008
Solidarietà agli avvocati napoletani
NAPOLI. «Non si può non esprimere piena solidarietà al Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Napoli per il degradato del Centro Direzionale, ovvero del luogo in cui gli stessi sono costretti a lavorare» è quanto afferma Antonio Sicignano, vicepresidente dei Circoli della Libertà della Campania, a seguito delle recenti vicende di cronaca che hanno visto alcuni avvocati napoletani denunciati all’Autorità Giudiziaria per aver affidato le loro auto ai parcheggiatori abusivi.
«Nessuno – aggiunge Sicignano - vuole contestare la legalità del provvedimento adottato dai Vigili di Napoli, ma è evidente che, in uno stato attuale così degradato, denunciare chi è stato costretto a lasciare la propria autovettura in balia dei parcheggiatori abusivi, senza adottare soluzioni idonee a risolvere le gravi problematiche che affliggono i fruitori della cittadella giudiziaria, equivale proprio a “vedere la pagliuzza ma non accorgersi della trave”.
Aggiunge Sicignano: «Più volte abbiamo denunciato l’abbandono del centro direzionale napoletano e di recente abbiamo realizzato anche un dossier fotografico da dove si evincono chiaramente le condizioni in cui versa l’intera zona. Tutte le scale mobili che partono dal piano sottostante non sono funzionanti, e quello che rimane degli impianti è in condizioni disastrose. Lo stesso discorso vale per gli ascensori, fermi ed, allo stato attuale, inutilizzabili». Inoltre, secondo Sicignano, il decadimento della modernità ha rialzato le barriere architettoniche.
«Oramai è diventato un centro direzionale vietato ai disabili - accusa l’esponente dei Circoli - La pavimentazione dei viali è, in molti tratti, sconnessa, e la stessa cosa si può dire per le griglie a caditoia, che mancano dappertutto. Le fioriere, oramai prive di piante, si sono trasformate in molto meno eleganti cestini porta rifiuti. Le scale che portano al seminterrato del grattacielo della Sip – accusa ancora l’esponente dei circoli della libertà campani – sono diventate luogo di ritrovo per diseredati, tanto che oltre alla sporcizia giace persino un vecchio materasso. La megavasca ornamentale, poi, che si trova di fronte al fabbricato del consiglio regionale, realizzata con mosaici di alto valore artistico, e per la quale sono stati certamente spesi un bel po’ di soldi, è in condizioni inaccettabili».
Info: http://www.cdlstabia.com/
mercoledì 5 marzo 2008
TELETRUFFA ALLA CREMA
di Anna Maria Ballarati
Sophia Morelli Personaggio
Alessandra Arcuri (autore del testo dello spettacolo)
Fabrizio Gallo (Avvocato di Sophia)
Eugenio Ermanno Pakanoskwi Marito di Sophia
Camilla Flavia Gallo Figlia della coppia
Rossella Allamprese Anna Sarchi
Daniela Garbarino Figlia Serena Mobile
Do Nascimento Mago
Masullo Vincenzo
Sarah Masato Aiuto regia Coreografa
Alessandra Villanucci Coreografa
Barbara Fiorentino Citronella
Barbara Vivanti La Tignosa
Tota la tata Giulia
Pinuccio Tota Gustavo la pasta
Cristina Cristilli Giudice
Davide Viviano pubblico ministero
Saverio Danese Contatto s.r.l.
Andrea Ricci Tecnico audio
Piero Dei Capelli Trucco E parrucco
Renata Marcotulli costumi
Fabrizio Gallo Regia e autore delle musiche
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