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venerdì 22 novembre 2019

Il Manifesto delle Sardine d’Italia

Ecco il Manifesto delle #Sardine. 

Che ne pensate?
Una goccia non fa il mare, ma il mare è fatto di gocce. 


1. I numeri valgono più della propaganda e delle fake news, per questo dobbiamo essere in tanti e far sapere alle persone che la pensano come noi che esiste questo gruppo;

2. È possibile cambiare l'inerzia di una retorica populista. Come? Utilizzando arte, bellezza, non violenza, creatività e ascolto;

3. La testa viene prima della pancia, o meglio, le emozioni vanno allineate al pensiero critico;

4. Le persone vengono prima degli account social. Perchè? Perchè sappiamo di essere persone reali, con facoltà di pensiero e azione. La piazza è parte del mondo reale ed è lì che vogliamo tornare;

5. Protagonista è la piazza, non gli organizzatori. Crediamo nella partecipazione;

6. Nessuna bandiera, nessun insulto, nessuna violenza. Siamo inclusivi;

7. Non siamo soli ma parte di relazioni umane. Mettiamoci in rete;

8. Siamo vulnerabili e accettiamo la commozione nello spettro delle emozioni possibili, nonché necessarie. Siamo empatici;

9. Le azioni mosse da interessi sono rispettabili, quelle fondate su gratuità e generosità degne di ammirazione. Riconoscere negli occhi degli altri, in una piazza, i propri valori, è un fatto intimo ma Rivoluzionario;

10. Se cambio io, non per questo cambia il mondo, ma qualcosa comincia a cambiare. Occorrono speranza e coraggio.



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www.CorrieredelWeb.it

martedì 12 febbraio 2019

Politica ed elezioni: perché non possiamo più astenerci


Elezioni  amministrative.
In Abruzzo ha vinto l’astensionismo.
E i cittadini hanno perso. 
E  abbiamo perso tutti quanti, perché non possiamo più pensare e dire che “tanto nulla cambia e sono tutti uguali”.

Questi non sono uguali.
Questi solo il peggio del peggio.

Arrivisti, cialtroni, incapaci di costruire qualsiasi cosa.
E sono pericolosi per il danno mastodontico che stanno recando all’economia.
Per il veleno che stanno spargendo in questo clima d’odio diffuso verso tutti, dallo straniero all’italiano con altre idee.
Per questi “tutti gli altri” sono nemici.
E mentre urlano costantemente i loro slogan da perenne campagna elettorale, non pensano al Paese, ai terremotati, ai disabili, ai quarantenni disoccupati, ai pensionati mal ridotti.

Non pensano ai guai che combinano con le loro chiacchiere sparate al vento.
Che, tra l’altro, sono capaci di smentire il giorno dopo, con una semplicità disarmante. Ma il guaio intanto è fatto.

Questi non pensano agli atavici problemi dell’Italia, mafie, corruzione, clientelismo, evasione fiscale, mancanza di qualsiasi politica di sviluppo.
Non pensano all’analfabetismo di ritorno o al tasso di natalità da popolo in estinzione.

Lo stesso Salvini strumentalizza i temi del razzismo solo perché sono efficaci.
Avere un “nemico comune” è un collante che compatta le masse.
Non importa se prima i nemici erano tutti gli italiani sotto il Po ed ora sono i migranti africani.

A loro importa solo la poltrona.
Come e peggio dei politici venuti prima, che - tra il “magna e fotti” - almeno qualcosa sapevano fare.

E di fronte al peggior governo della Storia italiana (dittatura esclusa, ovviamente) la cosa drammatica è che continua a mancare una concreta alternativa politica.

andrea pietrarota

mercoledì 26 dicembre 2018

GOVERNO - VERDI: SALVINI MINISTRO DEI SELFIE, SI DIMETTA

Questa notte a Pesaro è stato ucciso dalla ‘ndrangheta il fratello di un collaboratore di giustizia. 

La sua protezione era affidata allo Stato. ‬
‪È stato ammazzato con 20 colpi di pistola. 


Venti.‬

Una roba di una gravità assoluta.

‪La reazione dura dello Stato non si è fatta attendere: ecco il Ministro dell’Interno Salvini.


C'è stato anche un terremoto nel catanese con danni e dieci feriti, ma vuoi mettere "pane e nutella" da postare il giorno dopo delle abbuffate natalizie per dimostrare il suo appetito insaziabile?

Sì quando si pensa più ai tweet che al Paese.

E la tragedia è che purtroppo Salvini resti l'unico politico in grado di far breccia nel nostro elettorato, anzi è diventato una sorta di Bravehart all'amatriciana preconfezionata in barattolo, una sorta di patriota, nonostante per 20 anni di politica abbia insultato mezzo Paese e la Lega non abbia mai cambiato il suo statuto in cui è prevista la secessione.



GOVERNO - VERDI: SALVINI MINISTRO DEI SELFIE, SI DIMETTA
SUE DIMISSIONI ATTO IGIENE POLITICA

"Che Salvini fosse inadeguato al suo incarico di ministro, lo si è visto quando ha dichiarato di voler togliere la scorta a Saviano. Oggi ne abbiamo avuto una ulteriore dimostrazione, mentre a Pesaro un collaboratore di giustizia viene giustiziato e la Sicilia orientale è sotto scacco a causa del terremoto, lui non trova di meglio che pubblicare un selfie mentre fa colazione." Scrivono in una nota i coordinatori dei Verdi Elena Grandi e Matteo Badiali, che proseguono:
"Ma noi pretendiamo di sapere cosa non abbia funzionato nel sistema di protezione della famiglia Bruzzese, poichè i nuclei speciali di protezione dipendono dal ministero degli Interni. Il Governo continua a lavorare per spot, senza mai far seguire atti concreti. E Salvini fa solo propaganda, approfittando della disperazione degli ultimi per dare forza al vero male del mezzogiorno: la criminalità organizzata. Del resto lui è stato eletto in Calabria, e invece di essere il "ministro della malavita", come lo ha chiamato Saviano, dovrebbe combattere la criminalità organizzata. E vogliamo anche capire quale grado di allarme sia stato allertato in Sicilia e dove siano finiti gli investimenti per la prevenzione territoriale nella manovra. Salvini non può più rimanere al suo posto, deve rimettere il mandato di Ministro degli Interni."
"Se vuole faccia pure il ministro dei selfie e lasci il suo ruolo a qualcuno più preparato e competente. Visto che Salvini giorni fa abbracciava un condannato per spaccio di droga, le sue dimissioni sono un atto di igiene politica" Concludono Grandi e Badiali.

GIANFRANCO MASCIA
FEDERAZIONE DEI VERDI

lunedì 18 giugno 2018

L'Italia a chi parla (e scrive) italiano!



Propongo la cittadinanza italiana a chi sa usare i verbi ausiliari e il congiuntivo
Sono di maniche larghe in fondo. 
Però tutti gli altri li voglio sui gommoni. 
Via tutti! 

L'Italia a chi parla italiano!

E tutti gli ignoranti dove li mandiamo? 
E che ne so, c'abbiamo il Ministro dell'Inferno Matteo Salvini per 'ste cose. 

...Ma poi il secondo vice presidente del Consiglio, nonché Ministro del Lavoro Luigi Di Maio deve espatriare pure lui! 

E va be', sono i danni collaterali di una politica fatta col pugno di ferro. 

Ci possiamo consolare che non sarà un cervello in fuga e il tasso di alfabetizzazione italiana registrerà un innalzamento come sale sopra un barcone libico.

venerdì 1 giugno 2018

Quando la forma è sostanza. Il rispetto delle Istituzioni.



Quando la forma è sostanza. 
Il rispetto delle Istituzioni.

Al passaggio della più alta Carica della Repubblica italiana, l'Onorevole Salvini resta spaparanzato come in un bar di provincia, gambe spalancate e braccia incrociate e non si alza a rendere onore al Presidente Mattarella che l'ha appena investito della carica di Ministro. 
Questo il suo rispetto delle Istituzioni.
Questo è il signor Matteo, il patriota de "l'Italia agli italiani".

Al confronto quasi fa tenerezza l'Onorevole Di Maio che si aggiusta la giacca, tutto emozionato come alla prima comunione, prima del passaggio del Presidente (di cui tre giorni fa aveva chiesto l'impeachment con tanto di discesa in piazza del Popolo Sovrano).

Ricordatevi bene quest'immagine. 


Qui il video del passaggio del Presidente Mattarella di fronte ai neo Ministri.

lunedì 5 marzo 2018

Uomo di colore ucciso da un italiano a Firenze.



Elezioni 2018. The day after 



Omicidio in strada Firenze, fermato un sessantenne italiano.

Su ponte Vespucci: vittima uomo di colore raggiunto più spari. 


Firenze, 5 marzo 2018 - Un senegalese di 65 anni è stato ucciso stamani dopo essere stato ferito con più colpi d'arma da fuoco a Firenze, sul ponte Vespucci, non lontano dal consolato Usa.

L'omicida è Roberto Pirrone, un italiano di 65 anni che avrebbe detto che si voleva suicidare ma poi ci avrebbe ripensato.

Al tg dicono che non sia stato un omicidio di matrice razziale.
L'italiano sarebbe stato davvero molto depresso e sarebbe stato sul punto di ammazzarsi.

Poi, d'improvviso, ha visto "IL NEGRO" e gli è tornata la voglia di vivere.
Secondo quanto riportano i giornali, l’uomo ha detto alla polizia di essere uscito di casa con l’intenzione di suicidarsi, di non aver trovato il coraggio di farlo e di aver poi sparato alla prima persona che gli è passata davanti, guarda caso in mezzo alla gente, ha scelto un nero!
Ormai avevo caricato il calcio della pistola, che fai non spari a qualcuno?

Mala tempora currunt.
L'immigrazione come emergenza è una TOTALE montatura che non ha alcuna influenza sulla nostra quotidianità.

Ma trovare UN NEMICO, identificarlo come IL DIVERSO, è un meccanismo sociopolitico di estrema efficacia.

Se lo cavalchi, funziona sempre.
In ogni epoca, ovunque.

Matteo Salvini non ha battuto la Sinistra, Salvini ha battuto la Destra.
Idy Diene
Si chiamava Idy Diene, era regolare e faceva l'ambulante.

Fatalità, era sposato con la vedova di Modou Samb un altro senegalese ucciso sempre a Firenze il 13 dicembre 2011 insieme ad un altro paesano Diop Mor, furono uccisi da Gianluca Casseri, un estremista di destra!

R.I.P

andrea pietrarota

venerdì 2 marzo 2018

Comunismo vs. Fascismo, ha ancora senso questa contrapposizione?


Per fortuna non siamo più in tempi di guerra civile.

Ma l’Italia non ha mai 
davvero fatto i conti col passato. 

La Resistenza partigiana ha avuto tantissimi meriti, difeso ideali e pagato un pesante tributo di sangue. 

Purtroppo però quegli anni furono anche di atroce guerra civile.

E sotto le bandiere ideologiche si consumarono stragi e omicidi che poco avevano a che fare col cosiddetto diritto di guerra e gli ideali di liberazione.

L’aver riconosciuto solo in ritardo e parzialmente questo lato oscuro della liberazione partigiana non ha mai agevolato la più piena riappacificazione sociale.

E a oltre settant'anni ci troviamo ancora una contrapposizione ideologica tra comunismo e fascismo che oggi non ha più alcun senso.

Penso questo perché, di fatto, il comunismo storico è stato un tradimento del pensiero marxista così come degli ideali di comunione e uguaglianza auspicati dal pensiero socio-filosofico ed economico teorizzato dal comunismo.

Il comunismo storico, cioè l’unico che si è concretamente realizzato nella realtà dei fatti, ha dato vita a dittature crudeli in cui sono più i punti in comune con le dittature fasciste che quelli di differenza.

Il comunismo storico è stato il tradimento di qualsiasi ideale comunista.

Non bastasse, le analisi economiche di Marx si sono rivelate errate: con lo sviluppo industriale il proletariato anziché aumentare il proprio potere, ha perso posizioni non solo nei confronti del capitalismo ma anche dell’emergente ceto medio.

Oggi con la finanza globalizzata, la rivoluzione digitale, l’automatizzazione dei processi produttivi vediamo che il proletariato del terzo millennio perde ancora di più potere.

Il comunismo che non si è mai realizzato, oggi è definitivamente morto.

I regimi che ancora si etichettano di rosso fanno tutto tranne che sviluppare la comunione dei beni e l’uguaglianza sociale.

Al contrario, io ritengo, il fascino malvagio del fascismo è sempre vivo e pericoloso.

A differenza del comunismo, che dove è nato è stato per sanguinosi colpi di Stato e mai in regimi democratici, i regimi fascisti hanno conquistato il potere per lo più nel pieno delle democrazie da cui sono nati.

Ne sono la naturale conseguenza quando il popolo è esasperato e rancoroso verso una politica flaccida che non risponde più alle esigenze della società civile.

Il fascismo si nutre della rabbia del popolo inferocito contro il “disordine” della mala politica, delle ingiustizie sociali, della criminalità, dell’imbarbarimento di Costumi e Valori.

Finché si arriva ad un punto di rottura in cui si è disposti a perdere libertà e diritti pur di veder colpiti i “colpevoli” (qualunque essi siano in effetti e/o nella percezione).
Si invoca un uomo della provvidenza che dica “basta!” e metta tutti in riga.

Da quel momento il passo verso la dittatura diventa breve.

E non c’è dittatura senza violenza, soprusi, abolizione delle regole della democrazia e delle libertà civili.

Questo per me significa fascismo. 

Ed è per questo che il fascismo è sempre il pericolo delle democrazie in crisi.

In Italia, succubi ancora della contrapposizione fascismo-comunismo, l’abbiamo poi traslata in destra vs. sinistra.

Non ci siamo evoluti in un partito conservatore e uno progressista, oppure non contrapponiamo il pensiero di chi crede, per esempio, ad una più o meno rigida economia di Stato a quello di chi punta tutto sulla libera imprenditoria privata.

Siamo, invece, tuttora schiavi di bandiere che ci fanno sentire più opposti ad un “nemico” comune che appartenenti ad un gruppo sociale col quale riconoscere forti affinità.

Le manifestazioni antifasciste 
- avvenute nel febbraio 2017 - nel giorno della memoria delle foibe sono state un fatto gravissimo. 

Non solo per gli ignobili episodi di inaccettabile violenza, ma anche e soprattutto perché le vittime delle foibe non sono i morti pianti soltanto da chi è di destra (
estrema o meno)

Quei morti devono ricordare a tutti cosa succede nelle guerre. Quelle vittime sono piante da chiunque abiuri la violenza.

Quindi il gesto vigliacco contro l’esponente di FN in Sicilia deve essere condannato senza se e senza forse.

Il pericolo di rigurgiti di fascismo non si combatte con azioni fasciste.

Anzi è proprio il modo per far forza al fascismo.
Per me la violenza è un attributo fascista e non è mai accettabile. 


Oltretutto è anche estremamente stupida perché finisce col giustificare chi si chiede perché sia reato l'apologia del fascismo.

21/02/2017

Sandro Pertini - Democrazia e fascismo



andrea pietrarota

martedì 6 febbraio 2018

CASTELLABATE - L’ASCESA DI SPINELLI VERSO IL SENATO



CASTELLABATE - «Una sfida che mi dà i brividi», così Costabile Spinelli definisce la sua candidatura nel discorso che apre ufficialmente la Campagna Elettorale e che precede gli incontri con l’elettorato della sua ampia circoscrizione, alla ricerca di un largo consenso sotto la bandiera di Forza Italia. Il candidato del collegio uninominale “Battipaglia” per il Senato ha scelto di parlare prima con i propri concittadini a Castellabate ed è stato accolto con il calore e l’entusiasmo che merita una così importante e rara candidatura. Sono intervenuti, a suo sostegno anche il Senatore Enzo Fasano, che nel suo intervento ha ribadito che i candidati per le elezioni politiche 2018 di Forza Italia sapranno tutti ben rappresentare lo spirito e la lealtà che contraddistingue la loro forza politica, mentre la professoressa Marzia Ferraioli si è detta pronta ad impegnarsi per il Cilento, territorio nel quale si propone per la Camera. La sala che ha ospitato l’incontro era gremita di simpatizzanti e sostenitori tra i quali, oltre a tutta la squadra di governo di Castellabate, anche molti altri amministratori del territorio, sindaci e tanti colleghi di partito, quali Sonia Senatore, Rossella Sessa e Gigi Casciello. Spinelli parla così al cuore dell’elettorato: «Questa mia è una candidatura non personale ma è la candidatura del Cilento tutto, che io chiamo ad un voto responsabile e ben speso per un territorio che da troppo tempo viene lasciato ai margini. La mia esperienza politica ultra-ventennale mi permette di conoscere le problematiche e le fragilità della mia gente perché le vivo e le soffro quotidianamente. Negli annali non si ricorda un’opportunità come questa che apre scenari inediti per la nostra terra, non facciamocela scappare».

Dunque è partita così la corsa del primo cittadino del comune di Castellabate salito alla ribalta con la pellicola pluripremiata al botteghino di Benvenuti Al Sud il film con Claudio Bisio e con la regia di Luca Miniero ( in questi giorni nelle sale con il film “ Sono tornato “ ) Costabile Spinelli ha tutte le carte in regola per poter approdare al senato della repubblica italiana nella prossima legislatura , giovane ma sempre attivo per il bene della cosa pubblica , è un volto nuovo se si considera che altri nomi illustri sono stati “ a riposo” sui dorati scranni dei palazzi del potere negli scorsi anni . Indubbiamente la sua figura di politico per il proprio territorio lo porta molto avanti rispetto ai diretti competitor , basti vedere la folla che ha assistito al discorso inaugurale della propria campagna elettorale domenica scorsa 3 febbraio 2018 .

Ora la parola passerà alle urne che emetteranno il popolare giudizio il 4 Marzo prossimo . Nel frattempo Spinelli non si risparmia e sta in questi primi giorni di campagna elettorale percorrendo in lungo e in largo il bacino elettorale per incontrare chiunque voglia sapere di più sul suo progetto e conoscere meglio questo figlio della terra cilentana .


Marco Nicoletti Media ©️2018

martedì 23 gennaio 2018

Una tranquilla giornata di politica italiana.

Risultati immagini per i politici italiani


- Berlusconi dice: "l'Europa è preoccupato (sì, al maschile...) per tutto questo populismo imperante in Italia".
Qualcuno spieghi a nonno Silvio il significato di "populismo".

- Dal suo nuovo blog, Grillo annuncia che è tornato a fare il comico. Ma quand'è che aveva smesso?

- Oggi non ho sentito le idiozie di Salvini.
Mi si sono scaricate le pile dell'apparecchio acustico.

- Sto ancora pensando a Bruno Peres. Non c'è mai limite al peggio

- ...e allora Renzi

Scusatemi, sto tuttora pensando a Bruno Peres, giocatore calciatore professionista in serie A (e nella Maggica, sob!).

martedì 31 ottobre 2017

CASTELLABATE - SPINELLI TORNA IN FORZA ITALIA



CASTELLABATE - Una scelta coerente con i miei valori, in linea con le battaglie di una vita. Presto organizzeremo a Castellabate, con l’Onorevole Carfagna, una iniziativa nel nostro comune per essere vicini al Cilento e per parlare alle comunità. Sarò felice, darò un contributo con tutto il gruppo dirigente e con chi, da anni, si impegna sul territorio”

Ecco le dichiarazioni degli interessati!

“Accogliamo con piacere Costabile e gli diamo il benvenuto nella squadra di Forza Italia. Un amministratore stimato, da sempre attivamente impegnato per il Cilento e Castellabate.” Queste le parole di Egidio Criscuolo, vice coordinatore provinciale e responsabile per il Cilento.

“Con Forza Italia per rafforzare il centrodestra, per costruire la più credibile alternativa alle sinistre. Partendo dalla provincia di Salerno, perché qui si cresce di più”. Così esordisce il primo cittadino che ha incontrato il coordinatore provinciale, senatore Vincenzo Fasano, e l’On.le Mara Carfagna.




Marco Nicoletti ©

domenica 15 ottobre 2017

Discriminazione: NY Times pubblica un articolo su una ricerca del prof. Mirco Tonin

Lo studio sulle discriminazioni verso la popolazione afroamericana nell'accesso ai servizi pubblici negli Stati Uniti, ripreso dall'edizione cartacea del NY Times dell'8 ottobre. 

Uno degli autori del paper, il prof. Mirco Tonin, insegna Politica economica ed Economia del settore pubblico alla Facoltà di Economia.

Un riconoscimento prestigioso, ancorché non proveniente dal mondo accademico. Il New York Times, sia nella versione cartacea che in quella online, ha recentemente dedicato un lungo articolo - It's Not Easy to Prove Racism. This Study Does (Non è facile provare il razzismo

Questo studio ci riesce, ndt.) - a una ricerca condotta da un team di economisti tra cui il prof. Mirco Tonin che, dall'anno accademico 2015/16, insegna Politica economica ed Economia del settore pubblico nei corsi di laurea, di laurea magistrale e di dottorato alla Facoltà di Economia della Libera Università di Bolzano.

Il paper di Mirco Tonin, Corrado Giulietti e Michael Vlassopoulos, colleghi di Tonin all'Università di Southampton - Racial Discrimination in Local Public Services: A Field Experiment in the US. - è stato presentato lo scorso anno alla conferenza annuale della NBER, la National Bureau of Economic Research, a Cambridge, in Massachusetts. 

La ricerca mirava a individuare se il trattamento delle amministrazioni statunitensi nei confronti della popolazione afroamericana sia viziato da pregiudizio.

Gli autori della ricerca hanno scritto a circa la metà del totale degli indirizzi email di servizi pubblici sparsi nei 50 stati degli USA: amministrazioni scolastiche, centri per l'impiego, uffici degli sceriffi, biblioteche, uffici dell'amministrazione finanziaria. 

Le richieste erano molto semplici, per non scoraggiare un'eventuale risposta da parte degli impiegati. Hanno quindi analizzato le diverse reazioni dei dipendenti della pubblica amministrazione statunitense nei confronti delle email di cittadini a seconda della loro presunta appartenenza etnica, inferita dal nome fittizio utilizzato: Jack Mueller e Greg Walsh come nomi "bianchi", DeShawn Jackson e Tyrone Washington come nomi tipici di afroamericani.

"Il tasso di risposta è stato abbastanza elevato: ha risposto circa il 70% degli uffici. La percentuale è buona ma l'analisi di chi effettivamente ha ottenuto una risposta ha evidenziato considerevoli differenze di trattamento tra cittadini con nomi e cognomi da bianco e quelli con nomi da afroamericano", spiega Tonin, "i primi hanno ricevuto una risposta nel 71% dei casi mentre i secondi solo nel 67%". Il divario maggiore è stato registrato nelle risposte date dagli sceriffi. Essi rispondono al 53% delle mail dei "bianchi", mentre i "neri" hanno ottenuto una risposta solo nel 46% dei casi.

"La discriminazione esplicita da parte del settore pubblico, negli USA, è illegale", sottolinea Mirco Tonin, "con il nostro esperimento abbiamo voluto saggiare la discriminazione sottotraccia, che è doppiamente odiosa perché in particolar modo il settore pubblico dovrebbe promuovere la mancanza di pregiudizi e facilitare l'integrazione delle minoranze, come è successo in passato".

Prima di rientrare in Italia per insegnare alla Libera Università di Bolzano, Mirco Tonin è stato professore ordinario all'Università di Southampton, in Gran Bretagna, (cui continua ad essere affiliato) e consulente di Banca Mondiale e dell'Organizzazione Mondiale del Lavoro.


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www.CorrieredelWeb.it

mercoledì 28 dicembre 2016

È nata Roma Attiva per una rivoluzione delicata ma decisa

"La Capitale, svilita da anni di soprusi politici e abbandonata a se stessa, oggi è guidata da un gruppo incapace di produrre risultati positivi. 
Per questo è nata Roma Attiva, con lo scopo di aggregare quanti siano stufi di demagogia e populismo ed intendano impegnarsi per far tornare a splendere la nostra città con una rivoluzione delicata, ma decisa".
 

Così i sostenitori dell'iniziativa che proseguono: "La politica ci piace, ma non apprezziamo i politici: nuovi e vecchi, compresi quelli dell’ultima ora che si sono dimostrati degli scappati di casa, capaci solo di chiacchiere e spocchia.
Roma ha bisogno di una nuova classe dirigente preparata, competente e coraggiosa in grado di assumere decisioni a favore e non contro, capace di investire senza paura e, soprattutto, libera da falsità e ideologie populiste.
Roma Attiva sviluppa iniziative politiche e culturali per promuovere l’affermazione dell’innovazione, della cultura e di una politica sociale, riformista e liberale.
Sosteniamo l’economia sociale di mercato, un modello di sviluppo dell’economia che si propone di garantire sia la libertà di mercato sia la giustizia sociale, armonizzandole tra loro. 

La piena realizzazione dell’individuo non può avere luogo se non vengono garantite la libera iniziativa, la libertà di impresa, la libertà di mercato e la proprietà privata, ma che queste condizioni, da sole, non garantiscono la realizzazione della totalità degli individui (giustizia sociale) e la loro integrità psicofisica, per cui lo Stato deve intervenire laddove esse presentino i loro limiti. Per Roma Attiva l’intervento statale non deve però guidare il mercato o interferire con i suoi esiti naturali: deve semplicemente prestare il suo soccorso laddove il mercato stesso fallisce nella sua funzione sociale, intervenendo per evitare drammi per i lavoratori e per le loro famiglie". 

Per ulteriori informazioni è possibile visitare il sito: www.romattiva.it

lunedì 30 dicembre 2013

Baldi eleonora Renziana? Il sindaco di Follonica non vuol lasciare la poltrona

E' propio vero che poter salire sul carro dei vincitori è una vera e propria manna dal cielo soprattutto per chi ha dimostrato di non saper fare il sindaco in una città come Follonica. Come esempio lampante possiamo citare Baldi Eleonora che dopo gli scandali dei parchi vacanze in particolar modo dopo quello del Veliero ha veramente dimostrato ai Follonichesi (e non solo) che non c'è alcun interesse a far sviluppare il turismo in questa città. Per anni ha infatti lottato contro lo sviluppo del turismo, cioè la risorsa principale per una cittadina di mare come Follonica, lasciando che lo stesso si autodistruggesse. L'assenza della politica ha provocato la chiusura di questi luoghi di vacanza con un conseguente crollo di turisti,  perdita di milioni di introiti per la città, per i ristoranti e gli hotel ed una conseguente perdita di centinaia di posti di lavoro. La miccia innescata dal primo cittàdino nella chiusura forzata dei campeggi è veramente un fatto inspiegale perdurato per anni, alle spalle anche dei soci delle cooperative che erano del tutto incolpevoli e inconsapevoli, che si sono trovati a dover versare alcune migliaia di euro ogni anno per non vedersi portar via dalla "cattivapolitica" i risparmi di una vita. Adesso che i campeggi sono quasi distrutti, ecco che dalle macerie arriva il "dietrofront" del sindaco che decide di trovare un accordo.

Era così semplice farlo fin da subito, ma gli anni trascorsi non ritorneranno ed è giusto che la storia venga raccontata per quella che è stata. Adesso che Renzi ha vinto le primarie è troppo facile andare dalla sua parte, troppo semplice condividere quello che dice mentre per anni si è fatto tutto l'opposto. Lui parla di velocità della politica e lei impiega 5 anni per prendere una decisione, lui parla di turismo e di deburocratizzare e lei triplica i vincoli per impedirlo, lui parla di una politica che sappia ascoltare e parlare direttamente ai cittadini e lei parla solo attraverso gli avvocati (per anni non ha dato udienza a nessuno per spiegare le motivazioni delle sue inspiegabili decisioni). Renzi #firmaqui libera il paese da questo tipo di politica, ascolta le voci di chi ha sopportato e pagato per anni.

mercoledì 27 febbraio 2013

Elezioni politiche, il bicchiere è mezzo pieno

Ci sono due modi diametralmente opposti di valutare il risultato delle Elezioni Politiche italiane, sancito col voto del 24-25 febbraio. Il bicchiere è mezzo vuoto. Oppure, il bicchiere è mezzo pieno. Entrambi i punti di vista sono realistici ma solo uno dei due ci può aiutare a comprendere il valore storico di questa tornata elettorale. Personalmente opto per la seconda visione. Non sottovaluto il fatto che le urne ci abbiano consegnato un’Italia con tre minoranze impotenti e quindi ingovernabile, salvo inventarsi fragili coalizioni, che i mercati finanziari puniranno l’instabilità politica del Paese, che il rischio di tornare a votare fra sei/sette mesi sia concreto. Da questo punto di vita il bicchiere è mezzo vuoto e non placa la nostra sete di normalità e serenità. Ma in fondo è successo quello che era nell’aria. La straordinaria rimonta del PDL, la figuraccia di Monti e dei suoi alleati e l’ennesima vittoria di Pirro della Sinistra non sono sorprendenti. L’unica, vera sorpresa è il trionfo di M5S, il partito non-partito che predica la politica non-politica. È un segnale di rinnovamento chiaro e forte. 
Eccolo, il bicchiere mezzo pieno. Non mi riferisco alla performance dei grillini, che è in buona parte conseguenza del disgusto di una fascia eterogena di cittadini che non ne potevano più della casta, quanto alle valenze che tale successo evidenzia, alle prospettive che apre, al nuovo interesse che ha prodotto per la politica anti-partitica, al cambiamento delle regole che annuncia. L’incredibile consenso che M5S ha raccolto (e il modo in cui l’ha ottenuto) a dispetto delle forze politiche tradizionali ci dice chiaramente che nulla sarà più come prima. La vecchia politica è agonizzante. Il sistema degli intrallazzi e dei privilegi è prossimo a implodere e il futuro è ricco di incognite ma anche di prospettive. Soffia un vento rivoluzionario sull’Italia e mai come questa volta la parola “rivoluzione” deve renderci fiduciosi. Il fatto che un italiano su quattro abbia votato il Movimento Cinque Stelle, che invierà alle camere una “sturmtruppen” di 162 matricole, ci dice che il tempo dei partiti e dei politici corrotti, odiosi e arroganti sta per finire. L’hanno decretato 16 milioni di italiani e non credo siano tutti sfigati o idioti. Sta per tramontare l’epoca in cui la Politica era uno strumento di potere per rendersi visibili, affermarsi socialmente, fare business, arricchirsi a spese degli italiani. Sta iniziando una fase nuova, in cui il politico mestierante verrà bandito col marchio dell’infamia e al suo posto sarà premiata la persona per bene che considera l’impegno politico un servizio civile, un’occasione per migliorare la vita di tutti e non il proprio status. Questa è la grande novità e la ragione per la quale Grillo ha sfondato. Il suo “Arrendetevi” è stato lo slogan capolavoro delle Elezioni 2013. La sua promessa-minaccia “L’onestà tornerà ad essere di moda” ci restituisce la speranza. Il Masaniello ligure si è fatto interprete e portavoce di un’Italia che è stanca delle ideologie paludate e della furfanteria e incapacità dei politici e che pretende giustizia, ordine, serietà. Un’Italia che chiede d’essere rappresentata da persone giovani, incontaminate, piene di entusiasmo. Facce pulite, incensurate, magari acerbe ma non per questo inabili a costruire le fondamenta di una nuova Repubblica fondata realmente sul lavoro e l’equità. Un dato significativo e apprezzabile è che queste elezioni hanno varato il Parlamento più giovane della storia e che è un eletto su tre è donna. Certo, adesso arriva il difficile perché tutti sono bravi a criticare e distruggere. “Politica vuol dire realizzare” diceva Alcide De Gasperi. È il momento di realizzare. Prima di tutto le grandi riforme di cui abbiamo bisogno, a cominciare dalla Costituzione e dalla nuova legge elettorale. Siamo un Paese statico, vecchio e demotivato. Occorre rinnovare un sistema politico, socio-economico e morale che è inadatto al mondo che cambia. Grillo e i suoi commandos da soli non possono farcela ma il loro esempio può scardinare il vecchio sistema ingessato. Sono l’ago della bilancia. Potrebbero diventare un martello pneumatico. Se M5S saprà mantenere fede alla promesse, se i suoi rappresentanti saranno coerenti e non si faranno ammaliare dal potere e perciò corrompere (come è successo ad altre realtà politiche innovative come la Lega) ne vedremo delle belle. Ci sta che i grillini commettano qualche errore di gioventù. Mi auguro lo facciano in buona fede. Vedremo di cosa sono realmente capaci. Il bicchiere è mezzo pieno perché finalmente si torna a sperare nel rinnovamento. 
Un altro motivo per vedere il bicchiere mezzo piano anziché mezzo vuoto è l’uscita di scena di molti squallidi figuri che hanno animato la vita politica degli ultimi lustri. Lo tsunami elettorale ha spazzato via niente meno che Fini, Di Pietro, Bocchino, Marini, Storace, Adornato, Pannella, Emma Bonino e tanti altri. In più abbiamo rispedito al mittente Ingroia. L’elenco dei trombati, gli esodati di Stato, ci induce a credere che la gente si stia risvegliando, che l’humus è diverso. Chi l’avrebbe detto? La prossima volta toccherà a nomi ancora più eccellenti fare le valigie e, in molti casi, cercare lavoro. Il ricambio è inevitabile e se i vecchi partiti non andranno subito a Canossa col capo cosparso di cenere e reciteranno il mea culpa, prima o poi chiuderanno bottega. Demonizzare Grillo è inutile. Paragonarne la fulminea ascesa al Fascismo è stupido. Ma temere che M5S faccia saltare il banco dei biscazzieri è ragionevole. Magari accadesse! Magari ci svegliassimo un giorno e scoprissimo che l’Italia è stata derattizzata, gli scarafaggi scacciati. Ecco perché considero il bicchiere mezzo pieno. Prima di andare a votare il calice era vuoto. Avevamo bevuto il fiele versatovi fino all’ultima goccia. A questo punto, non ci resta che attendere con fiducia e legittima curiosità gli sviluppi della situazione. Potrebbe succedere di tutto e il contrario di tutto ma dubito che le vecchie forze politiche possano arginare l’ondata popolare che si è abbattuta su un sistema che si credeva impermeabile e inossidabile. Dubito che la casta trincerata sulla sua torre eburnea si arrenderà a cuor leggero o possa convertirsi. Ve lo immaginate uno come Formigoni, neo-eletto al Senato dopo avere governato la Lombardia alla maniera dei satrapi persiani, che rinuncia alle vacanze pagate ai Caraibi e alle sue giacchette firmate per indossare il saio dei francescani? Io no. O Berlusconi che annuncia “Adesso basta, cedo il bastone del comando”? È più facile che Silvio emuli Molière, che morì sul palcoscenico. Invece, riesco a immaginare che il clamoroso successo dei grillini apra la strada a Renzi e a una new generation di politici illuminati, super partes, che abbiano a cuore il bonum commune anziché il potere. 
In questo caso, il bicchiere potrebbe riempirsi del tutto. E il futuro riservarci piacevoli sorprese.
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martedì 11 dicembre 2012

Cronaca semiseria di quando Silvio "Gandalf" Berlusconi annunciò la sua ibernazione

Porto Rotondo, presso Villa Certosa, addì 29 settembre 2036. 
 
I membri del Bianco Consiglio, l’altissimo comando dei popoli liberi della Terra di Mezzo, si sono riuniti nella dimora del loro amato leader, Silvio I° “Gandalf” Berlusconi, per festeggiarlo. Il comandante sovrano della Compagnia dell’Agnello, nonché Primo Ministro a vita e Presidente onorario della Repubblica Italiana, compie cento anni. Attorno a lui, felici e commossi, ci sono gli amici più fedeli, fra cui Bilbo Alfano e Frodo Dell’Utri. Due gigantografie ricordano gli scomparsi Aragorn Emilio Fede e Pipino Sallusti. Una grande emozione, che rasenta la commozione, si è diffusa fra gli astanti perché Silvio I° “Gandalf sta per fare un annuncio atteso da tempo ma doloroso. Una valletta gli porge il microfono e s’inchina, mostrandogli una profonda devozione nei pressi del pube. Silvio sorride compiaciuto, mostrandole a sua volta la dentiera interamente composta da molari di oro zecchino, canini di platino e incisivi di giada. Gli sfugge sottovoce una frase ambigua: «Chi ha il pane non hai denti!». La ragazza si allontana sculettando. Silvio è tale quale al giorno in cui entrò nell’ordine degli Istari; tiene in mano un bastone nodoso, ha un cappello a punta sulla testa, un lungo mantello grigio firmato Dolce & Gabbana e una sciarpa di colore argento su cui è ricamato in oro il simbolo di Forza Terra di Mezzo. Pur essendo venerando, con una fluente barba di colore sale-pepe, conserva l’aspetto di un giovane mago della finanza. Vincendo l’emozione, inizia a parlare mentre un vento di scirocco scompiglia la sua folta chioma in pelo di rat musqué. Le sue parole sfiorano subito il cuore dei suoi adepti e lo fanno vibrare.
«Amici, subalterni, concittadini, purtroppo è nei limiti della natura che ogni cosa abbia un principio e una fine». 
«No!» esclamano i fedelissimi. 
«Bilbo Alfano, mi consenta, ho appena iniziato, se mi interrompe subito non vale» lo riprende il premier. Bilbo Alfano abbassa la testa e appoggia la mano sul cuore per mortificarsi. «Così è meglio. Dunque, dicevo che per tutti arriva il momento di ritirarsi. Lo so, è triste e per certi aspetti insulso che io mi ritiri. Ma la speranza deve divampare! Vi confermo che ho deciso di farmi ibernare. Ho solo un secolo di vita e mezzo secolo di carriera politica alle spalle. Perciò è doveroso che mi conceda un breve periodo di riposo, dopodiché, quando la Terra di Mezzo avrà ancora bisogno di me e la Compagnia dell’Anello pure, io tornerò. Ma intanto…».
«Intanto?» gli fanno eco i fedelissimi. 
«Intanto, voglio ricordarvi che esiste un solo Signore dell’anello, solo uno può piegarlo alla sua volontà ed egli non divide il suo potere! La parola primarie non fa parte del vocabolario della Compagnia dell’anello. Capito mi hai, Bilbo Alfano?». Bilbo Alfano annuisce e si fa piccolo piccolo come un puledrino sardo. «Lo so, ora vi chiederete chi prenderà il mio posto. E io vi rispondo ponendovi alcune domande. Conoscete qualcuno più abile di me a fare i propri interessi? No, mi pare. Conoscete qualcuno più generoso e brillante di me? No, mi pare. Conoscete un comico più divertente di me? No. E qualcuno che vende fumo meglio di me? No, è ovvio. E ditemi, chi conoscete che possa prendere per il deretano gli italiani meglio di me? Nessuno. Ma forse sapete di qualcuno che potrebbe darla unta agli elettori meglio di come abbia fatto io col mio sorriso seducente e la mia parlantina sciolta? Non credo. Avete in mente il nome di chi potrebbe voltare le tovaglie, giocare di riffa e di raffa, conciare l’Italia come lo straccio dell’arrotino, promettere mari e monti (No… Monti no!) e fare felici tante giovani donne che prima di conoscermi stavano sulla strada? Dubito. E ditemi, infine, miei fedeli pretoriani, a chi affidereste il compito di proteggere l’Italia dai comunisti, che non hanno perso il vizio di mangiare i bambini anche se fingono di essere vegetariani? A me. Solo a me o quanto meno, a qualcuno che mi assomigli. Diciamo pure il mio, o meglio i mei alter ego». 
I fedelissimi si fissano l’uno con l’altro con sospetto, speranzosi e insieme timorosi che il grande Silvio I° “Gandalf” indichi il nome di chi l'avrebbe sostituito nel periodo in cui fosse vissuto sotto ghiaccio, nella sua dacia in Siberia, dono di Gollum Putin. 
«I nomi, fai i nomi!» grida Meriadoc Sandro Bondi.  
«Speriamo che sia femmina!» commentano all’unisono Eowyn Santanchè e Arwen Gelmini. 
Silvio impone il silenzio col suo sguardo magico. Poi, a un suo segnale, entra in scena Boccadoro Minetti alla guida di un pick-up su cui c’è una grande cassa. Il Signore degli anelli punta l’indice sulla cassa e dice ai suoi domestici «Orsù, apritela!». I servi obbediscono e dalla cassa escono pimpanti 12 cloni di Silvio I° “Gandalf” Berlusconi. 
«Vi presento i miei successori. Silvio II° sarà il nuovo capo del governo e ministro dell’Interno. Gli altri, da Silvio III° a Silvio XI°, ricopriranno le cariche di ministro dell’Economia e delle Finanze, della Difesa, della Giustizia, degli Esteri, del Lavoro e delle Politiche sociali, dello Sviluppo economico e dei Trasporti, delle Politiche agricole e forestali, della Sanità, dell’Ambiente, dell’Istruzione e della Ricerca, dei Beni e della Attività culturali. Infine, Silvio XII° si occuperà del nuovo ministero per la protezione della giovane. Ci sono domande?». 
Gli astanti sono colti da un profondo smarrimento ma nessuno osa fiatare. Tutti sono delusi poiché speravano di ricevere una carica. 
Il lungimirante Signore dell’anello, capo del Bianco Consiglio, non offre loro la possibilità di riflettere. «Fra poco, i camerieri inizieranno a servire lo champagne delle cantine del Billionaire di Boromir Briatore e qualche polverina magica per tirarvi un po’ su. Fate festa, dunque, pago io! Domani, mi recherò in una clinica privata in Svizzera e mi farò ibernare, come promesso. I miei successori sono pronti». 
«No, Silvio, non ci lasciare!» sfugge dalle labbra screpolate ma ancora sensuali di Eowyn Santanchè. 
Silvio stira e ammira per l’ultima volta il suo smagliante sorriso, si ficca una mano nell’inguine nel goffo tentativo di imitare Napoleone e sollevando il mento, lo sguardo ipnotico fisso sulla platea, pronuncia le sue ultime parole in pubblico: «Addio, miei coraggiosi Hobbit. La mia opera è terminata. Qui, infine, sulle rive del mare, si scioglie la nostra compagnia. Non vi dirò: Non piangete… perché non tutte le lacrime sono un male». 

Le cose andarono esattamente così quel triste 29 settembre 2036, in cui Silvio I° “Gandalf” Berlusconi uscì di scena. Ogni altra cronaca è spudoratamente falsa e La Repubblica e L’Espresso sono stati querelati per avere scritto che le ultime parole dell’incartapecorito premier furono: «Ash nazg durbatuluk, ash nazg gimbatul, ash nazg thrakatuluk agh burzum-ishi krimpatul». Ma se anche fosse vero, i comunisti non sanno che Silvio si stava esprimendo nel famoso “linguaggio nero” per far capire al consiglio di Elrond quando sia distruttivo il potere dell’anello.
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sabato 13 ottobre 2012

Bisogna fare la rivoluzione ma ci serve un leader.

Si narra che il re di Francia Luigi XVI, alla caduta della Bastiglia, domandò al duca di Liancourt: “C’est une révolte?”. Il duca gli rispose: “No, Sire, c’est une révolution”. C’è una bella differenza fra le due cose. Ed è chiaro che di fronte all’ennesimo, triste scandalo politico – l’ennesimo ma non l’ultimo, perché l’elenco dei mascalzoni che hanno approfittato delle loro cariche pubbliche per rubare e truffarci è destinato ad allungarsi ulteriormente – viene voglia di ribellarsi, di scendere in piazza e dare vita a una rivolta spazzatutto. In fondo, siamo o non siamo il paese di Masaniello e Balilla? Non sarebbe così difficile assecondare qualche arruffapopolo e seguirlo sul sentiero che conduce al ripulisti generale. Attenzione, però, bisogna distinguere fra rivolta e rivoluzione. La prima non ci serve, della seconda abbiamo un bisogno immediato, disperato. Le rivolte non mi piacciono perché scorre troppa adrenalina e ci vanno di mezzo gli innocenti. Confesso che sono fra quelli che sognano di dare l’assalto al Palazzo e bruciarlo fino alla fondamenta, prendere a calci negli stinchi i politici e i cattivi amministratori pubblici, impalare (sì, come faceva il conte Dracula) i ciccioni untuosi e i falsi galantuomini che ci sfottono dopo averci derubati. Salvo poi pensare che la foga è cattiva consigliera e piena di effetti collaterali. Non sono l’unico, tuttavia, ad avvertire il prurito nelle mani. Gratta gratta, siamo tutti arrabbiati e dunque aspiranti giacobini, giustizieri della notte in nuce, soprattutto se l’esasperazione diventa incontrollabile. Ma è la strada giusta fare un quarantotto? Tiziano Terzani ha riconosciuto che “le rivoluzioni costano carissime, richiedono immensi sacrifici e perlopiù finiscono in spaventose delusioni”. Come dargli torto? Se consideriamo la storia delle grandi rivoluzioni emerge una costante: sfuggono di mano e conducono quasi sempre alla tirannia. La Rivoluzione francese produsse riforme giuste ma anche il periodo del terrore e ancora oggi, a ben guardare, resta una vergogna del genere umano. Della Rivoluzione russa è meglio tacere. Gli ideali comunisti che ne informarono l’azione hanno fatto più vittime di tutti i terremoti, alluvioni ed eruzioni vulcaniche mai registrati sul pianeta. Idem per la Rivoluzione culturale cinese. Se poi prendiamo in considerazione le grandi rivoluzioni religiose della storia, è lecito domandarsi se ne valeva la pena. Quante morti hanno provocato le grandi riforme e le guerre di religione? Nel suo trattato di Politica, Aristotele riconosce che “gli inferiori si ribellano per poter essere uguali e gli uguali per poter essere superiori. È questo lo stato d’animo da cui nascono le rivoluzioni”. È vero o Aristotele si sbaglia? Quando parlo con la gente e ne raccolgo le giuste lamentele perché la pressione fiscale è abnorme e i partiti politici sono diventati accolite di masnadieri, individuo una sorta di intenzione inconfessata dal retrogusto sgradevole. A volte mi chiedo: volete abbattere i ladri e i malvagi perché è giusto farlo o volete ribellarvi al sistema perché non ne fate parte? In sostanza, qual è la vera motivazione che ci spinge a caldeggiare la testa di chi ci tiene per il coppino? Abbiamo solo sete di giustizia e benessere o vogliamo soprattutto dare sfogo alla frustrazione e all’invidia? Se un attimo prima di appiccare il fuoco ci offrissero una carica statale con uno stipendio da nababbi, come reagiremmo? Siamo certi che rifiuteremmo sdegnati di salire sul carrozzone dorato dei furbi, degli arroganti, degli approfittatori? La verità è che ogni rivolta, ogni ribellione, persino ogni rivoluzione asseconda il primo e inconfessato desiderio umano: essere potente. Ovvero, essere come Dio. Non fu forse dettata dal subdolo invito di Satana – “Sarete come Dio se coglierete questa mela” – la rivoluzione primigenia del genere umano? È la formula segreta di ogni rivoluzione e come riconosceva Kafka, “ogni rivoluzione evapora, lasciando dietro solo la melma di una nuova burocrazia”. È stato così anche al tempo del Duce, che prometteva una grande rivoluzione sociale e un posto al sole, per cui la maggioranza degli italiani confidò nel fascismo. Ed è stato così quando Berlusconi scese nell’arena politica e promise agli italiani, attoniti di fronte alla caduta della Prima Repubblica, una grande rivoluzione, una sorta di rinascimento per tutti. Sappiamo com’è andata a finire. In realtà non è ancora finita. Vorremmo che terminasse la cena delle beffe, lo spaccio della bestia trionfante, l’oscena pantomima. Vorremmo che il sipario calasse su tutti gli squallidi figuranti della commedia dell’arte messa in scena dalla Seconda Repubblica. Vorremmo cambiare le cose e offrire il potere solo a chi lo merita, a chi è onesto e capace, a chi ha dignità e coraggio. C’è un solo modo per farlo e si chiama rivoluzione. Peccato che l’unica rivoluzione laica vincente che mi venga in mente sia quella di Gandhi, che fece fuori l’impero britannico con l’ahimsa, la non violenza. È praticabile, oggi? Forse sì, ma ci vogliono gli uomini giusti, che non abbiano precedenti politici ma riconosciute virtù umane. Uomini meritevoli, indipendenti, disposti a servire la patria senza lauti stipendi, accontentandosi di un minimo sindacale più il rimborso spese. Perché la Politica non dev’essere un pozzo a cui attingere a pieni palmenti. Fosse ancora in vita, il grande Indro Montanelli ribadirebbe che “le rivoluzioni vincono non in forza delle loro idee ma quando riescono a confezionare una classe dirigente migliore di quella precedente”. Ora, non dovrebbe essere difficile trovare gente migliore di quella che si è riempita le tasche mettendoci in mutande. La vera difficoltà è convincere i buoni e i giusti a entrare in politica, e a farlo con la mentalità che ha reso grande il volontariato in Italia. Vale a dire con un fine preciso: donare il meglio di se stessi per il bene comune, rinunciando a prebende e privilegi. La vera rivoluzione cui dovremmo dare corpo in questi tempi di sfacelo è cambiare radicalmente la politica (considerata un trampolino di lancio sociale e una scorciatoia verso la ricchezza) e le sue regole obsolete e inique. Occorre scendere in piazza, non per bruciare i cassonetti e dare l’assalto alle camionette delle forze dell’ordine, ma per formare uno tsunami oceanico e trasversale che spazzi via il vecchio regime a colpi di protesta civile, referendum, class action, boati e fischi da assordare anche le stelle e non solo i quaquaraqua della politica italiana. Bisogna usare gli strumenti della democrazia, su tutti il voto. L’anno prossimo avremo la possibilità di esprimere le nostre preferenze, di bocciare chi ha fallito, chi ha tradito, chi ha rubato. Personalmente, sogno che nessuno degli uomini politici che oggi pontificano in televisione e sui giornali, si giustificano goffamente, si avvinghiano alle poltrone come l’edera sul muro, sia rieletto. Che vadano tutti in malora, da Fini a Casini, da Formigoni a D’Alema, dai coristi della Berlusconi’s band a Di Pietro, da Bersani a Bossi. Tutti, anche quelli che cercano di abbindolarci dicendo “ma io sono diverso, sono il nuovo” oppure “ma io non sapevo”. Sei diverso? Non sapevi che il gioco preferito dei partiti è rubamazzetto? Non hai visto né sentito mentre i predoni assalivano la carovana? La rivoluzione che dovremmo avere il coraggio di fare è impedire ai cialtroni con la tessera di riciclarsi, alle prostitute sculettanti di indossare il saio per fingersi monache, alle volpi di travestirsi da agnelli. La vera rivoluzione a cui vorrei partecipare dovrebbe unire tutti gli uomini e le donne di buona volontà nel cui cuore arde il desiderio di cambiare veramente il nostro paese, di bonificare l’Italia, derattizzarla, renderla vivida e vivibile com’era un tempo, prima che ci dimenticassimo che la vera forza di coesione e propulsione di una società civile non è il potere o la ricchezza, ma l’amore. Quand’ero piccolo (mi pare fosse il 1967) Gianni Pettenati cantava: “Ci sarà la rivoluzione, nemmeno un cannone però suonerà. Ci sarà la rivoluzione e l’amore alla fine trionferà”. Non so se è la nostalgia di quegli anni a farmi sembrare belle queste semplici parole e la musica che le accompagnava, ma giuro che in questo momento vorrei essere un adolescente per compierla quella rivoluzione che è rimasta incompiuta e di cui oggi abbiamo un bisogno immediato. Ci vorrebbe… Un mio conoscente continua a ripetere che ci vorrebbe un uomo forte. Non credo, gli uomini della provvidenza mettono a dimora il seme della dittatura. Ci vorrebbe piuttosto un uomo onesto e carismatico. Un autentico rivoluzionario, un leader capace di infondere la speranza. Uno come Gesù Cristo, insomma, ma non quello falsificato dalla Chiesa. Penso che lui saprebbe risvegliarci dal torpore e guidarci verso la via, la verità e la vita. 

PS: È di ieri fa la notizia che Nicole Minetti potrà andare in pensione all’età di 27 anni, cioè il 21 ottobre p.v. Ogni commento è superfluo e avverto i primi conati di vomito. Il disgusto pervade ogni cellula del mio corpo, improvvisamente sento il desiderio che la giornata finisca e mi rimbalzano nella mente le parole di una canzone di Francesco Guccini: “Oh sera scendi presto, oh mondo nuovo arriva. Rivoluzione, cambia qualche cosa. Cancella il ghigno solito di questa ormai corrosa, mia stanca civiltà che si trascina”.
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giovedì 26 aprile 2012

ANCI. CRISI: RUGHETTI, COMUNI GIA’ LAVORANO A VERIFICA SULLA SPESA



CRISI: RUGHETTI (ANCI), COMUNI GIA' LAVORANO A VERIFICA SULLA SPESA


''Bene sarebbe estendere costi e fabbisogni standard a Ministeri e PA centrale''


''Gli Enti locali ed i Comuni in particolare stanno lavorando gia' da qualche tempo ai costi ed ai fabbisogni standard proprio per verificare se vi sono eccessi di spesa in alcuni servizi. Sarebbe molto auspicabile che questa procedura che riguardera' tutte le funzioni fondamentali dei Comuni fosse fatta anche per i Ministeri e per gli altri enti della PA centrale''. Cosi' Il Segretario Generale dell'Associazione dei Comuni italiani (ANCI), Angelo Rughetti risponde al Sottosegretario all'economia, Gianfranco Polillo che oggi ha auspicato il coinvolgimento degli Enti locali nello spending review.
''E' difficile poi capire su quali dati di basa il Sottosegretario Polillo quando dice che la spesa dello Stato e' diminuita. Se cosi' fosse – sottolinea l'esponete ANCI - non ci sarebbe bisogno neanche di una revisione ne' dei tagli di cui tutti parlano in queste settimane''.
''Certo – conclude Rughetti - non e' un buon esempio bandire in queste ore l'acquisto di 400 auto blu proprio nella fase piu' accesa della crisi che sta arrivando sempre di piu' dentro le case delle famiglie e nei corridoi delle imprese''.


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giovedì 19 aprile 2012

WELFARE: GUERINI (ANCI), POSITIVA DISPONIBILITa’ SOTTOSEGRETARIO GUERRA SU LEP E ISEE, MA NODO RISORSE RESTA DA SCIOGLIERE

Il Delegato ANCI: ''Sulla riduzione dei fondi sociali e sulle prospettive del sistema di welfare locale con il presidente Delrio chiederemo a breve un incontro con il Ministro Fornero''




Roma, 19 aprile 2012 - ''Un incontro positivo e non rituale, durante cui il Sottosegretario ha avuto un confronto concreto sui temi sollevati. Ma il 'nodo delle risorse' e' ancora da sciogliere: su questo dobbiamo avere riscontri immediati, perche' con il quadro finanziario attuale la nostra capacita' di offrire risposte ai bisogni dei cittadini, delle famiglie, degli anziani, dei disabili e' messa a dura prova''. Lo sottolinea Lorenzo Guerini, Sindaco di Lodi e Delegato ANCI al welfare, parlando al termine della commissione dell'Associazione che si e' tenuta oggi a Roma.

Per Guerini ''la situazione e' drammatica'' e lo dimostra lo svuotamento progressivo dei fondi che dovrebbero finanziare le politiche sociali. ''L'andamento del fondo delle politiche sociali e' emblematico, oggi siamo a meno di un decimo degli stanziamenti del 2008, mentre il fondo per la non autosufficienza e' a quota zero''. In queste condizioni per il delegato ANCI, ''e' evidente che i Comuni, gia' dal prossimo confronto con il Governo ed il Ministro Fornero che chiederemo a breve insieme al presidente Delrio, non potranno che sollevare questo tema''.


Giudizio positivo, invece, sull'impegno assunto dal sottosegretario Guerra, tanto sulla partecipazione dei Comuni al tavolo per la definizione dei livelli essenziali di servizio delle prestazioni sociali, che sulla riforma Isee.


Analoga valutazione anche sull' impegno del Sottosegretario a dare continuita' all'esperienza condivisa nella gestione dell'accoglienza e integrazione dei minori stranieri non accompagnati anche nell'ambito del Programma Minori, finanziato dal Ministero del Lavoro e realizzato dall'ANCI.





ANCI. Delrio, ‘’Comuni possono essere reticolo istituzionale a cui Paese puo’ appoggiarsi in questa fase di recessione’’

COMUNI: ANCI CHIEDE INCONTRO URGENTE A PREMIER MONTI


Delrio, ''Comuni possono essere reticolo istituzionale a cui Paese puo' appoggiarsi in questa fase di recessione''


Roma, 19 aprile 2012 - ''Un incontro urgente per mettere a fuoco i risultati finali del lavoro del tavolo tecnico da Lei istituito''. E' questa la richiesta contenuta nella lettera che il Presidente dell'ANCI, Graziano Delrio ha inviato al Presidente del Consiglio, Mario Monti.

Dopo aver segnalato al Premier che ''il lavoro congiunto, infatti, se da un lato ha prodotto alcune soluzioni positive soprattutto sul lato dell'autonomia organizzativa non ha soddisfatto invece le richieste in materia di patto di stabilita' interno e del contributo dei Comuni alla difficile fase economica'' Delrio sottolinea come ''l'introduzione dell'IMU si e' trasformata in un boomerang per i Comuni che chiederanno ai cittadini di pagare non avendo in cambio ne' il gettito (riservato in larga parte allo Stato), ne' la liquidita' mettendo seriamente a rischio finanche il pagamento degli stipendi ai lavoratori''.

''Stiamo organizzando per il 24 maggio, a Venezia – comunica Delrio a Monti - una giornata di mobilitazione per mettere al centro dell'agenda delle politiche nazionali un piano straordinario per rilanciare lavoro e sviluppo perche' siamo convinti (e la storia del nostro e di altri Paesi stranieri lo conferma) che questo obiettivo non potra' essere raggiunto senza il coinvolgimento dei Comuni e delle citta' dove si realizza gran parte del PIL nazionale e dove si concretizzano le politiche di integrazione sociale''.

Da qui la richiesta di un incontro urgente perche' ''i Comuni possono essere il reticolo istituzionale a cui il Paese puo' appoggiarsi in una fase di recessione come quella che stiamo vivendo; ci aspettiamo che il Governo colga questa occasione e non spinga queste Istituzioni, le piu' antiche, dall'altra parte del tavolo''.


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