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domenica 7 luglio 2019

Restiamo umani.

Arriverà mai il giorno in cui su Facebook la vita di un profugo qualsiasi (che sia un bambino, una donna stuprata e/o incinta, un ragazzo che non arriva ai 30 anni, ecc.) varrà almeno quanto quella di un gattino o cagnolino da adottare?

Arriverà mai un giorno in cui tutti ci commuoveremo e indigneremo perché non solo non viene fatto di tutto per salvare ogni vita umana, ma addirittura si taccia di buonismo chi non si rassegna a tanto indifferente cinismo o, peggio ancora, si criminalizza chi si impegna direttamente per gettare un braccio verso queste persone disperate?

Esseri umani che, prima di morire affogate, non gridano aiuto ma urlano il proprio nome nella speranza che chi eventualmente dovesse sopravvivere potrebbe magari un giorno comunicare la loro triste sorte ai familiari? 

Sappiatele certe cose, voi che quando guardate un film sul nazifascismo come Schindler’s list o Perlasca, vi chiedete come sia mai stata possibile un’era in cui le persone erano così cattive e insensibili al dramma che si perpetuava sotto i propri occhi?

Sappiatelo che i nostri nipoti e pronipoti non si capaciteranno e non ci perdoneranno per cosa stiamo permettendo di fare a Salvini e suoi scagnozzi

#RestiamoUmani



PS: La premessa è stata doverosa perchè ho esplicitato la mia scala di Valori.
La vita umana viene prima di tutto.

Con questo non volevo intendere che la vita umana è l’unica importante e che non bisogna aver rispetto e tutela anche della vita animale (o vegetale: preservare la biodiversità è un imperativo per l’Uomo del Terzo Millennio).

Anche a me è capitato di spendere uno sproposito in operazioni chirurgiche e medicine per un cane.

La mia premessa era per mettere in risalto alcune contraddizioni della nostra società.
Un mondo in cui, giustamente cerchiamo di avere sempre più cura e rispetto per gli animali (soprattutto da compagnia, ma la sensibilità è maggiore anche verso gli animali che entrano nella nostra scala alimentare).

Un mondo in cui la Vita è di per se Valore.
E in questo mondo in cui la Vita di chiunque, da quella di un uomo a quella di un gatto, è degna di rispetto, io non mi capacito per l’indifferenza verso così tante vite umane che muoiono nelle stesse acque in cui noi ci facciamo il bagno.

Se si avesse avuta notizia di una sola barca con un carico di cuccioli affogati, ti immagini l’onda di commozione e indignazione popolare?

Invece ormai siamo tutti assuefatti da bollettini di morti affogati che manco fanno più clamore.

Questo per me è assurdo e angosciante. 

giovedì 27 giugno 2019

Sperimentazione animale e vita umana. Animalisti vs. "buonisti".

Da Gazzetta di Parma "Sperimentazione animale? Risultati solo da quella «human based»" del 25 giugno 2019

Io ritengo deprecabile la sperimentazione sugli animali dei prodotti di cosmesi, ma non quella con finalità mediche.

L'alternativa alla sperimentazione animale è sperimentare direttamente sugli umani. Non ci sono alternative.

La sperimentazione dei farmaci sugli animali non viene fatta per infliggere inutili torture a questi esseri viventi. 


Non si tratta di soddisfare atroci sadismi come l'immagine proposta sembra suggestionare.

I ricercatori sanno bene che molte patologie della specie umana – per es. del Sistema Nervoso Centrale (SNC) non sono patologie che si sviluppano nella specie animale - per cui prima ancora che per motivazioni etiche, evitano di sprecare le sempre limitate risorse economiche per fare test che hanno presupposti fallimentari già in partenza.

Ma nonostante gli assetti genetici differenti tra uomo e animale, molte funzionalità metaboliche possono risultare per approssimazione "simili". 

A volte per esempio si utilizzano i maiali. Non perché il valore della loro vita sia reputato inferiore a quello di animali di compagnia come cani, gatti o coniglietti
O perché i maiali fanno parte della catena alimentare di gran parte degli esseri umani. 
Solo perché per determinate caratteristiche fisiologiche risultano gli esservi viventi più vicini a noi.


Purtroppo la ricerca medico scientifica è costosissima, nessuno ha interesse o piacere a far soffrire esseri viventi, ma per sapere se un farmaco può essere letale, dannoso, oppure terapeutico il primo step sono gli animali.

Anche se spesso i farmaci sperimentati sugli animali, che successivamente affrontano i trials clinici in varie fasi, come da normativa nazionale AIFA, non superano tutti i test e non andranno mai in commercio.
Ma anche quelli che superano i test delle prime fasi hanno poi bisogno di una sperimentazione sugli esseri umani. 


E tanti farmaci che arrivano pure in commercio, vengono successivamente ritirati perché nonostante tutti i controlli, a volte rivelano in alcune persone effetti tossici, pure drammaticamente letali.
Purtroppo la ricerca scientifica funziona così.

A meno che non vogliate credere nel complottismo che ritenere che per le case farmaceutiche sarebbe più remunerativo far ammalare e morire le persone piuttosto che curarle o che l'essere umano si diverta a giocare al Dr. Frankeinstein con gli animali.

Aggiungo una mia personale riflessione in merito all'esplosione dei sentimenti animalisti. Anche io adoro gli animali, sono in perenne dissonanza cognitiva per la mia alimentazione onnivora, ho vissuto per decenni con due cani che sono stati membri integranti della nostra famiglia. E tuttora resta un lutto indelebile la loro perdita.


Ma se mi trovassi nel dilemma di dover e poter salvare la vita di una delle mie nipotine non esiterei a sacrificare la mia stessa vita, figuriamoci quella di un animale qualsiasi. 

Tutto questo animalismo ora in gran moda mi fa un certo effetto proprio in un periodo in cui la vita umana sembra stia rapidamente perdendo valore, tanto siamo assuefatti dalle quotidiane stragi di migranti disperati
Ormai non ci fa effetto più una foto di un bambino affogato
Ma la foto di quella povera scimmietta cui non si sa cosa abbiano fatto, sì.

Analogamente la notizia con 49 cuccioli di cane dispersi in mare oggi farebbe sollevare un'onda di indignazione morale che non ravvisiamo per i poveri esseri umani della Sea Wath.
C'è qualcosa che non va. 
Stiamo perdendo ogni valore centrante dell'esistenza umana.

Andrea Pietrarota
Chi è Carola Rackete, la capitana della Sea Watch che ha sfidato Salvini
Passaporto tedesco, 31 anni, 5 lingue sul curriculum.

I sovranisti di lei dicono che è una figlia di papà, lei invece racconta: «Ho potuto frequentare tre università, sono bianca, tedesca, nata in un Paese ricco e con il passaporto giusto. Quando me ne sono resa conto ho sentito un obbligo morale: aiutare chi non aveva le mie stesse opportunità»

lunedì 28 gennaio 2019

Simone Arcadi: l’assurda distinzione tra ‘profughi’ e ‘migranti economici’


"In questi giorni sto male - scrive Simone Accardi su Facebook - sono piegato in due dal dolore. Chiedo scusa a coloro che mi hanno scritto su WhatsApp, ed ai quali non ho ancora risposto. Provvederò presto. Ora sto veramente male.

È quando sto male che la mia mente elabora dei pensieri più articolati.

Voglio dire come la penso sulla questione emigrazione, dal momento che mi sono state messe parole in bocca che io non ho mai detto.

La questione è più complicata di 'Accogliamoli tutti' o 'Non ne accogliamo nessuno'.

La destra è stata la prima ad arricchirsi con il business sulla pelle di essere umani, anche con la sua scellerata legge Bossi-Fini. 
Il PD ci ha continuato a mangiare. 
Come sta facendo il nuovo governo. Salvini i porti non li chiuderà, primo perché non può farlo, secondo perché a lui i clandestini portano voti. 
Ma il punto non è nemmeno questo.

Io, migrante economico, che non scappa da nessuna guerra, qualora emigrassi non avrei diritto al pocket money, né al mantenimento per un anno e mezzo nei centri di accoglienza
C'è da dire che io emigrerei con l'aereo, e non passererei per i campi di concentramento libici. 
Due cose non da poco.

Gli africani e gli asiatici invece, vengono classificati tra 'Profughi' e 'Migranti economici'. É proprio questo il problema. 
É proprio questo che obbliga l'Europa a mantenerli per un anno e mezzo, circa, il tempo che viene impiegato per decidere se una persona abbia o meno diritto ad emigrare. 
Vi rendete conto che assurdità? 
In guerra si muore. 
Pure di fame si muore. 
Il diritto ad emigrare si dovrebbe basare sui comportamenti di una persona. 
Non sulle motivazioni PERSONALI che l'hanno costretta a partire. 
Io preferisco un migrante economico onesto, ad un profugo di guerra delinquente.

Queste differenze le fanno i leghisti, per lo più. 
Sono proprio loro che, inconsapevolmente, permettono a questo business di continuare a vivere.

Pensateci bene: A me, Simone, nessuno chiede da quale guerra sia scappato, quindi vengo trattato come tutti gli altri.

Il Mohammed di turno invece, può restare qui solo se scappa dalla guerra. E questo ci obbliga, per controllare se davvero scappi dalla guerra o meno, a mantenerlo per un anno e mezzo circa.

Ecco, trattiamo il Mohammed di turno come il Simone di turno, visto che sono entrambi esseri umani. 
Solo così l'immigrazione sarà uguale. 
Ora è ingiusto paragonarla. 
Noi non veniamo mantenuti, ma non passiamo per i campi di concentramento libici.

I privilegi che hanno i migranti non valgono l'inferno dei campi di concentramento libici
Io preferirei emigrare da europeo, piuttosto che da africano o da asiatico.

E smettiamola di dire che noi partiamo con i documenti, o che ancora peggio, siamo sempre partiti con i documenti. 
Perché no, siamo stati clandestini anche noi in America, ci chiamavano without papers, la storia studiatela porco cane. 
E se ora partiamo con i documenti, è perché siamo nati dalla parte giusta del mondo. 
A noi, migranti economici, un documento costa qualche centinaia di euro. 
A loro, profughi o migranti economici come noi, ne costa tra i 10.000 ed i 15.000 euro. 
Grazie al cazzo che partiamo regolarmente.

Torno ad odiare tutti. Quando sto male sono antipatico, lo so❤️".




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venerdì 14 dicembre 2018

Partire e ritornare: la migrazione vista dai migranti

PARTIRE E RITORNARE: LA MIGRAZIONE VISTA DAI MIGRANTI

I risultati di uno studio condotto in Senegal nell'ambito del progetto #CREA

La migrazione è il risultato di una situazione di grande bisogno e di privazione: chi parte lo fa perché non ha abbastanza da mangiare, non ha un'occupazione, non ha un alloggio adeguato alle proprie esigenze. per quanti si trovano in uno stato di necessità lasciare il villaggio è una soluzionebenché non l'unica, anche se si conoscono i rischi della migrazione irregolare. È quanto emerge dall'indagine sul campo "Partire e ritornare" condotta in Senegal, nella Regione di Matam, dal Centro Studi e Ricerche Idos nell'ambito del progetto #Crea, CReation d'Emplois dans l'Agriculture (Creazione di opportunità di lavoro in agricoltura), realizzato da Green Cross Italia e cofinanziato dal Ministero dell'Interno con l'obiettivo di rafforzare le capacità di resilienza delle comunità locali, mitigare le conseguenze dei cambiamenti climatici, dare un impulso alla lotta alla povertà
La ricerca evidenzia anche un altro dato significativo: nessuno vuole emigrare definitivamente. Il 73% degli intervistati afferma che i migranti con cui sono in contatto intendono rientrare, mentre la quasi totalità ha risposto che, nel caso in cui decidesse di partire, lo farebbe solo temporaneamente. I ricercatori di Idos hanno somministrato un questionario a persone di diverse età e status socio-economico e realizzato interviste semi-strutturate con i rappresentanti di istituzioni, economia, organizzazioni di cooperazione internazionale e della società civile. Quello che si delinea è un quadro preciso del fenomeno migratorio che nel 2017 ha portato l'Italia a essere il primo Paese europeo per numero di senegalesi titolari di permesso di soggiorno (97.056), seguita dalla Francia con 68.726 e dalla Spagna con 61.728. Un fenomeno che ha un impatto importante sull'economia del Paese di origine: i senegalesi all'estero ogni anno contribuiscono in modo sostanzioso al benessere delle loro famiglie e dei loro villaggi. Nel 2017 le rimesse hanno raggiunto il volume totale di quasi 2 miliardi di euro (pari al 13,7% del Pil del Senegal), di cui 309 milioni dall'Italiache rappresenta il 15,6% del totale delle rimesse. 
"Percorrendo da oltre sette anni i villaggi più sperduti della valle del fiume Senegal abbiamo constatato che le condizioni di miseria e di esclusione hanno portato a una massiccia emigrazione e a un progressivo impoverimento – dichiara il presidente di Green Cross Italia Elio Pacilio Qui è diminuita drasticamente la capacità di resilienza delle popolazioni rurali agli effetti dei cambiamenti climatici sull'agricoltura e alle trasformazioni sociali in atto, determinate dalla crescita economica del Paese. Per il governo senegalese e per le politiche di aiuto e sostegno allo sviluppo dei Paesi europei, la sfida non riguarda solo l'accompagnamento a una crescita economica ma anche un'azione di espansione dei diritti dei lavoratori e di una protezione sociale sostenibile e solidale".
"L'esperienza migratoria di quanti provengono da aree del mondo così estremamente povere – aggiunge Luca Di Sciullo, presidente di Idos – è spesso sostenuta da un investimento di tutta la collettività di appartenenza. Per questi migranti, la possibilità di alimentare canali di "ritorno" di un simile investimento, in termini sia di rimesse che di reinvestimentosociale e culturale nel territorio d'origineancor prima del loro eventuale "ritorno" fisico, sancisce il successo di quellascommessa di rinascita collettiva di cui sono portatori viventi e che è perciò fondamentale sostenere e favorire quanto più possibile".


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lunedì 23 luglio 2018

I naufragi dei migranti. Il paradosso dell’incidente stradale. Colpa di Alfredo

Buongiorno, Volevo condividere con voi
UNA BRUTTA ESPERIENZA
Ieri sera sono uscito con un amico, Alfredo. 
E niente, ce ne stavamo tranquillamente in macchina quando di fronte a noi un'auto a tutta velocità ha colpito un'altra auto che passava di lì. 

La prima poi è scappata e davanti a noi è rimasta solo l'altra. 

A bordo c'era un ragazzo ferito con un profondo taglio alla testa, appoggiato sul volante. 

- «Fermiamoci, dobbiamo soccorrerlo!»
- «Fossi matto!»
- «Ma come "fossi matto"? Si è fatto male, dobbiamo fermarci, portarlo al pronto soccorso!»
- «Non esiste, non posso mica farlo salire!»
- «E perché?»
- «Ogni giorno in italia ci sono 4.000 incidenti. Secondo te posso far salire 4000 persone sulla mia auto? Non c'entrano!
- «Ma cosa c'entra scusa, mica i 4000 incidenti te li trovi tutti davanti!»
- «Ecco, vedi? A TE DEGLI ALTRI 3999 non frega niente!»
- «Ma certo che mi frega, ma che stai dicendo? Fermati e soccorriamolo!»
- «Potevi farlo salire sulla tua auto!»
- «Se stavamo con la mia sì, ma mi sei venuto a prendere tu!»
- «Tutti bravi coi soldi degli altri. Non se ne parla. Hai notato? Non aveva le cinture.»
- «Ho notato, sì, è proprio per questo che si è fatto male!
- «Ecco. ANDAVA AIUTATO PRIMA, quando doveva prendere la patente. Bisogna organizzare corsi più rigorosi sulla sicurezza stradale!»
- «Sì va bene, mettiamo anche che sia vero, ma adesso perché non dobbiamo fermarci?
- «Quel tipo non doveva mettersi alla guida senza cinture. Se adesso lo aiutiamo, facciamo passare il messaggio che si può andare in giro senza cinture! E domani ce ne sarà un altro, e un altro ancora!»
- «Alfredo, sei impazzito?
- «No caro mio, sei impazzito tu. A parte il fatto che non mi pare stia COSI' male. E' seduto all'interno della sua auto - che poi è anche bella e costosa - ha ancora il condizionatore acceso e la radio. Guarda sull'altro sedile, ha pure un iphone. Mi pare una autentica pacchia.»
- «A PARTE CHE LA MACCHINA E' DISTRUTTA, MA E' FERITO!»
- «Scommetto che vorresti pure portarlo in ospedale!»
- «E certo, dove altro dovrei portarlo?»
- «E ai malati di cancro chi ci pensa?»
- «Sempre gli ospedali!»
- «Ma così questo che è urgente gli passa avanti.»
- «Gli passa avanti PERCHE' E' URGENTE.»
- «Io preferisco occuparmi dei malati di cancro.»
- «Cosa staresti facendo per i malati di cancro?»
- «Non faccio occupare un posto letto a uno che ha il cranio fracassato perché non aveva la cintura. »
- «Capisco. Così i malati di cancro potranno essere ricoverati in ortopedia. Non mi pare una grande idea. PORTIAMOLO IN OSPEDALE!»
- «Ma non ti rendi conto di quello che fai? In questo modo tu foraggi organizzazioni di gente che cura le persone PER SOLDI. Lo sai che i medici vengono pagati?»
- «E dovrebbero lavorare gratis?»
- «E' evidente che se vengono pagati non gliene frega niente della salute dei pazienti. E' tutto un business, il business della sanità. Bisogna SMONTARE QUESTA FALSA IDEA DI CURA. Vedi, c'è questo lassismo sulla sicurezza stradale perché così poi gli ospedali hanno qualcosa da fare. Pensaci un attimo, NON FARTI FREGARE: quanti reparti di ortopedia chiuderebbero all'istante se solo le persone fossero più prudenti?»
- «Alfredo, non stai bene.»
- «Ah quindi ora siamo agli insulti? DEVI IMPARARE A RISPETTARE LE IDEE DEGLI ALTRI.»
- «Alfré non sono idee, stai farneticando. »
- «Ah, IO farnetico vero? E tu che vuoi far entrare 4000 persone sulla mia auto? Ti sembra più ragionevole?»
- «Lascia perde Alfré. Fai come ti pare, io scendo qua.»
- «Lasciami guidare. Siamo appena partiti, non puoi permetterti di giudicarmi già adesso. Quando saremo arrivati a destinazione giudicherai.»
- «No guarda, mi basta così...»
- «Perché sei prevenuto! E allora il PD?»

Alla fine il ragazzo è morto. Colpa d'Alfredo.

(Scaricata da una condivisione su facebook senza attribuzione. Se l'autore si riconosce sarò lieto di citarlo/a)


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sabato 7 luglio 2018

Emergenza migranti. Io scelgo la responsabilità e l’amore.

Condivido il pensiero della mia cara amica Olga. 

"Uso molto poco facebook…per una sorta di timidezza e privacy di cui ho bisogno ma oggi non posso esimermi. Seppur a 9000 km di distanza e 6 ore di fuso orario io oggi indosso la maglietta rossa.

Lo faccio per un atto di responsabilità. Perché rispetto i diritti umani. Perché sono indignata. Per dire no a chi usa la paura per avere ragione. Per dire basta con scuse a chi gioca con le parole migranti economici o rifugiati. Per dire no al populismo che checchè se ne dica è il contrario di democrazia. 

Non c'è giustificazione alcuna per la tragedia umanitaria cui stiamo assistendo. Non ci sono possibilità di dubbio. L'indifferenza e l'irresponsabilità con cui l'Italia e l'Europa stanno affrontando questa questione è quanto di più aberrante e crudele si possa perpetuare a danno dei più poveri e dei più sfruttati.

Chi sceglie l'amore e la responsabilità è dalla parte della ragione, del raziocinio, del buon senso, della ponderatezza e della lucidità, elementi necessari per gestire e trovare una soluzione ad una questione complessa, con efficacia ed a lungo termine. Sempre.

Chi sceglie l'odio e la paura, sceglie l'emotività, la rabbia, non si ritiene responsabile e trova un capro espiatorio, un imputato qualsiasi per i suoi problemi.

Chi sceglie l'odio sceglie la follia, l'irrazionalità e l'irresponsabilità ed affida il proprio destino e quello di altri a chi urla di più, a chi promette soluzioni insensate e pericolose, purché immediate, senza pensare al dopo.

Io scelgo la responsabilità e l'amore. 
E dico a quelle bambine e bambini, a quelle madri e padri, a quelle donne e uomini che lasciano il proprio paese perché costretti. Io sono dalla vostra parte. IO NON HO PAURA"

Olga Caricato

Olga Caricato is an Italian autor. She believes in the ideology of self-improvement through education and experience.  
Something she calls “La previdenza inconsapevole.” 

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martedì 19 giugno 2018

Razzismo e xenofobia. In atto la ridefinizione dei veri amici, tra Social e vita reale

"La bolla di Facebook, che pensiamo tutti rappresentare il mondo a noi più vicino, una comfort-zone, cosa mi sta rivelando? 

Che per moltissimi miei amici, parenti e colleghi Matteo Salvini ha fatto bene!
Salvini, uno che lancia questo #chiudiamoiporti agganciandolo a questa foto beffarda, da coccodrillo in giacca e cravatta.

Ecco, sarò naïve, ma di questo non me ne faccio una ragione.

Capisco il non farsi perculare dall'Unione Europea, capisco tutto...
Ma ritenere “giusto” utilizzare per dimostrazione di forza oltre 600 persone lo trovo, sì, disumano!

E che lo pensino persone a me vicine è avvilente e frustrante.
Arriveremo ad un punto in cui capiremo il valore degli studi, ad esempio, di Irene Tinagli e Richard Florida sulla correlazione tra contesti sociali e organizzativi variegati e diversi, per etnia, censo, orientamento sessuale, famiglia di provenienza, e la capacità di generare ricchezza e innovazione. 

E capiremo anche come questa politica che punta il dito al "diverso", come l’unica minaccia al benessere degli Italiani, stia in realtà distruggendo valore.
Io provo vergogna in questo momento, la provo anche per molti miei amici, parenti e colleghi.
Salvini è ormai oltre la vergogna".

lunedì 18 giugno 2018

L'Italia a chi parla (e scrive) italiano!



Propongo la cittadinanza italiana a chi sa usare i verbi ausiliari e il congiuntivo
Sono di maniche larghe in fondo. 
Però tutti gli altri li voglio sui gommoni. 
Via tutti! 

L'Italia a chi parla italiano!

E tutti gli ignoranti dove li mandiamo? 
E che ne so, c'abbiamo il Ministro dell'Inferno Matteo Salvini per 'ste cose. 

...Ma poi il secondo vice presidente del Consiglio, nonché Ministro del Lavoro Luigi Di Maio deve espatriare pure lui! 

E va be', sono i danni collaterali di una politica fatta col pugno di ferro. 

Ci possiamo consolare che non sarà un cervello in fuga e il tasso di alfabetizzazione italiana registrerà un innalzamento come sale sopra un barcone libico.

giovedì 14 giugno 2018

Immigrati. L'Italia è davvero invasa da stranieri, extracomunitari, profughi, rifugiati e clandestini?


Per il 36% degli italiani, nel nostro paese, ci sono 20 milioni di stranieri (20 MILIONI!!!), ovvero un terzo della popolazione! 


Questo è il "percepito" da parte di chi è stato rincoglionito da certa propaganda martellante. 

Un altro 40% pensa invece che gli immigrati siano pari al 15% della popolazione, che è praticamente il doppio della cifra reale (8%). 

Insomma: quasi l’80% degli italiani vive e percepisce dati totalmente distorti ed irreali. 

Di questo, la colpa è prima di tutto di Stampa e politica, ugualmente responsabili della regressione collettiva e della moda cattivista che falcidia in maniera crescente questo Paese.

Per numero di rifugiati in proporzione alla popolazione, invece (quelli che ossessionano Salvini e gli involuti che lo votano), l'Italia è addirittura terzultima su 18 Paesi analizzati

Sotto di noi solo Grecia e Gran Bretagna. 
Prima ci sono Svezia, Malta, Norvegia, Austria, Cipro, Svizzera, Germania, Olanda, Danimarca, Francia, Serbia, Belgio, Lussemburgo, Finlandia e Bulgaria.

“Sì ma in Italia siamo già messi male, figurati se possiamo accogliere disperati”, intonano i soliti sempliciotti egoisti o manipolatori di professione. 

Altra idiozia da involuti, visto che l’Italia è la settima potenza globale e la terza in Europa, nonostante tutto e nonostante la “crisi”

Dipingerla ogni volta come se fosse lo Zimbawe, con i bambini che muoiono per strada denutriti e l’acqua potabile che manca, è ridicolo ed offensivo quasi quanto il voler giustificare razzismo, egoismo ed ignoranza dietro lo spettro degli “italiani che muoiono di fame” (dei quali a nessun italiano razzista frega nulla, tra l’altro).
Germano Milite Noto

Siamo un popolo disabituato da troppo tempo alla miseria vera, evidentemente. 

Per questo ci siamo dimenticati cosa significhi essere non “buonisti”, ma esseri umani. 

Cosa significhi non avere difficoltà a pagare l’affitto, il cellulare nuovo o l’uscita il sabato sera, ma mangiare e sopravvivere.

Ecco: questi sono numeri, con fonti ufficiali, come il Ministero dell’Interno, l'Istat, l'UNHCR

Non certo i sondaggi fatti dalla signora semi-analfabeta di Castelpusterlengo! 

Assurdo si debba precisare il numero degli stranieri in Italia, come se lo straniero fosse macchiato di un peccato originale.

Assurdo che si parli quasi solo esclusivamente di questo, quando con 130.000 rifugiati in più o in meno non cambierebbe nulla per nessuno e con un 8% in meno di immigrati regolarizzati questo Paese sarebbe solo ancora più vecchio e povero, oltre che senza futuro previdenziale.

Emergenza profughi nel Mediterraneo. Quando sulla nave c'eravamo noi...


Anche noi italiani siamo in popolo di migranti
Tra l'altro esportando pure la Mafia non è che abbiamo dato lustro ai milioni di lavoratori che si sono sacrificati alla ricerca di un miglior tenore di vita

E noi italiani restiamo un popolo di emigranti anche adesso all'interno dell'Europa. 
Lo facciamo per migliorare la nostra vita. 

Non fuggiamo da guerre o persecuzioni, non da epidemie (ma siamo così ignoranti che ci stiamo dando da fare per tornare a morire pure per il morbillo...), non ci troviamo in una situazione di povertà veramente assoluta (che non ti permette di dormire con un tetto sopra la testa e mangiare un piatto di pasta), non abbiamo il problema della siccità... 

Ma noi abbiamo diritto di aspirare a di meglio. "Quelli", no!

Che i flussi migratori si dovrebbe e potrebbe cercare di meglio controllarli è fuori di dubbio. 

Bisogna capire come lo si può e/o vuol fare, sia dal punto di vista umano che politico ed economico. 

Però io resto dell'idea che nella percezione collettiva ci sia un'allarme di "invasione barbara" che è contraddetto da ogni statistica ufficiale, anche considerando le stime, sempre ufficiali, sui clandestini

Oggi c'è una più diffusa condivisione della sacralità della vita umana e quindi, come minimo, dobbiamo porci un problema di coscienza sapendo quante centinaia di persone, inclusi bambini, stanno morendo nel Mediterraneo

E' legittimo augurarsi che dopo millenni e millenni di Storia la nostra Civiltà faccia qualche passo avanti? 

Siamo tutti d'accordo che come in Italia tra gli italiani, così nel Mondo tra Occidente e Terzo Mondo ci siano disparità inique?


Andrea Pietrarota

Carlo Sibillia, il sottosegretario che non crede allo sbarco sulla Luna


...Come gestire il problema degli sbarchi dei profughi?

...Nominando sottosegretario agli Interni uno che nega pure lo sbarco sulla Luna!



mercoledì 13 giugno 2018

Emergenza profughi Aquarius. Lettera al Ministro dell'Interno Matteo Salvini di Gabriele Del Grande

Lettera al Ministro dell'Interno Matteo Salvini
di Gabriele Del Grande

"Confesso che su una cosa sono d’accordo con Salvini: la rotta libica va chiusa. Basta tragedie in mare, basta dare soldi alle mafie libiche del contrabbando. Sogno anch’io un Mediterraneo a sbarchi zero. 
Il problema però è capire come ci si arriva. 
E su questo, avendo alle spalle dieci anni di inchieste sul tema, mi permetto di dare un consiglio al ministro perché mi pare che stia ripetendo gli stessi errori dei suoi predecessori.

Blocco navale, respingimenti in mare, centri di detenzione in Libia
La ricetta è la stessa da almeno quindici anni. 
Pisanu, Amato, Maroni, Cancellieri, Alfano, Minniti. 
Ci hanno provato tutti. E ogni volta è stato un fallimento: miliardi di euro persi e migliaia di morti in mare.

Questa volta non sarà diverso. 
Per il semplice fatto che alla base di tutto ci sono due leggi di mercato che invece continuano ad essere ignorate. 
La prima è che la domanda genera l’offerta. 
La seconda è che il proibizionismo sostiene le mafie.
In altre parole, finché qualcuno sarà disposto a pagare per viaggiare dall’Africa all’Europa, qualcuno gli offrirà la possibilità di farlo. 
E se non saranno le compagnie aeree a farlo, lo farà il contrabbando.

Viviamo in un mondo globalizzato, dove i lavoratori si spostano da un paese all’altro in cerca di un salario migliore. 

L’Europa, che da decenni importa manodopera a basso costo in grande quantità, in questi anni ha firmato accordi di libera circolazione con decine di paesi extraeuropei. 
Che poi sono i paesi da dove provengono la maggior parte dei nostri lavoratori emigrati: Romania, Albania, Ucraina, Polonia, i Balcani, tutto il Sud America. 

La stessa Europa però, continua a proibire ai lavoratori africani la possibilità di emigrare legalmente sul suo territorio. 
In altre parole, le ambasciate europee in Africa hanno smesso di rilasciare visti o hanno reso quasi impossibile ottenerne uno.

Siamo arrivati al punto che l’ultima e unica via praticabile per l’emigrazione dall’Africa all’Europa è quella del contrabbando libico. 
Le mafie libiche hanno ormai il monopolio della mobilità sud-nord del Mediterraneo centrale. 
Riescono a spostare fino a centomila passeggeri ogni anno con un fatturato di centinaia di milioni di dollari ma anche con migliaia di morti.

Eppure non è sempre stato così. 
Davvero ci siamo dimenticati che gli sbarchi non esistevano prima degli anni Novanta? 
Vi siete mai chiesti perché? 
E vi siete mai chiesti perché nel 2018 anziché comprarsi un biglietto aereo una famiglia debba pagare il prezzo della propria morte su una barca sfasciata in mezzo al mare? 
Il motivo è molto semplice: fino agli anni Novanta era relativamente semplice ottenere un visto nelle ambasciate europee in Africa. In seguito, man mano che l’Europa ha smesso di rilasciare visti, le mafie del contrabbando hanno preso il sopravvento.

Allora, se davvero Salvini vuole porre fine, come dice, al business delle mafie libiche del contrabbando, riformi i regolamenti dei visti anziché percorrere la strada del suo predecessore. 
Non invii i nostri servizi segreti in Libia con le valigette di contante per pagare le mafie del contrabbando affinché cambino mestiere e ci facciano da cane da guardia. 
Non costruisca altre prigioni oltremare con i soldi dei contribuenti italiani. 
Perché sono i nostri soldi e non vogliamo darli né alle mafie né alle polizie di paesi come la Libia o la Turchia.

Noi quelle tasse le abbiamo pagate per veder finanziato il welfare! 
Per aprire gli asili nido che non ci sono. 
Per costruire le case popolari che non ci sono. 
Per finanziare la scuola e la sanità che stanno smantellando. 
Per creare lavoro. 
E allora sì smetteremo di farci la guerra fra poveri. 
E allora sì avremo un obiettivo comune per il quale lottare. 
Perché anche quella è una balla. Che non ci sono soldi per i servizi. 
I soldi ci sono, ma come vengono spesi? 
Quanti miliardi abbiamo pagato sottobanco alle milizie libiche colluse con le mafie del contrabbando negli anni passati? 
Quanti asili nido ci potevamo aprire con quegli stessi denari?

Salvini non perda tempo. Faccia sbarcare i seicento naufraghi della Aquarius e anziché prendersela con le ONG, chiami la Farnesina e riscrivano insieme i regolamenti per il rilascio dei visti nei paesi africani. 
Introduca il visto per ricerca di lavoro, il meccanismo dello sponsor, il ricongiungimento familiare. 
E con l’occasione vada a negoziare in Europa affinché siano visti validi per circolare in tutta la zona UE e cercarsi un lavoro in tutta la UE anziché pesare su un sistema d’accoglienza che fa acqua da tutte le parti.

Perché io continuo a non capire come mai un ventenne di Lagos o Bamako, debba spendere cinquemila euro per passare il deserto e il mare, essere arrestato in Libia, torturato, venduto, vedere morire i compagni di viaggio e arrivare in Italia magari dopo un anno, traumatizzato e senza più un soldo, quando con un visto sul passaporto avrebbe potuto comprarsi un biglietto aereo da cinquecento euro e spendere il resto dei propri soldi per affittarsi una stanza e cercarsi un lavoro. 

Esattamente come hanno fatto cinque milioni di lavoratori immigrati in Italia, che guardate bene non sono passati per gli sbarchi e tantomeno per l’accoglienza. 
Sono arrivati dalla Romania, dall’Albania, dalla Cina, dal Marocco e si sono rimboccati le maniche. Esattamente come hanno fatto cinque milioni di italiani, me compreso, emigrati all’estero in questi decenni. 
Esattamente come vorrebbero fare i centomila parcheggiati nel limbo dell’accoglienza.

Centomila persone costrette ad anni di attesa per avere un permesso di soggiorno che già sappiamo non arriverà in almeno un caso su due. 
Perché almeno in un caso su due abbiamo davanti dei lavoratori e non dei profughi di guerra. Per loro non è previsto l’asilo politico. 
Ma non è previsto nemmeno il rimpatrio, perché sono troppo numerosi e perché non c’è la collaborazione dei loro paesi di origine. 
Significa che di qui a un anno almeno cinquantamila persone andranno ad allungare le file dei senza documenti e del mercato nero del lavoro.

Salvini dia a tutti loro un permesso di soggiorno per motivi umanitari e un titolo di viaggio con cui possano uscire dal limbo dell’accoglienza e andare a firmare un contratto di lavoro, che sia in Italia o in Germania. 
E dare così un senso ai progetti che hanno seguito finora. 
Perché l’integrazione la fa il lavoro
E se il lavoro è in Germania, in Danimarca o in Norvegia, non ha senso costringere le persone dentro una mappa per motivi burocratici. 
Altro che riforma Dublino, noi dobbiamo chiedere la libera circolazione dentro l’Europa dei lavoratori immigrati. 
Perché non possiamo permetterci di avere cittadini di serie a e di serie b. 
E guardate che lo dobbiamo soprattutto a noi stessi.

Perché chiunque di noi abbia dei bambini, sa che cresceranno in una società cosmopolita. Già adesso i loro migliori amici all’asilo sono arabi, cinesi, africani. Sdoganare un discorso razzista è una bomba a orologeria per la società del domani. 
Perché forse non ce ne siamo accorti, ma siamo già un noi. 
Il noi e loro è un discorso antiquato. Un discorso che forse suona ancora logico alle orecchie di qualche vecchio nazionalista. 
Ma che i miei figli non capirebbero mai. 
Perché io non riuscirei mai a spiegare ai miei bambini che ci sono dei bimbi come loro ripescati in mare dalla nave di una ONG e da due giorni sono bloccati al largo perché nessuno li vuole sbarcare a terra.

Chissà, forse dovremmo ripartire da lì. Da quel noi e da quelle battaglie comuni. Dopotutto, siamo o non siamo una generazione a cui il mercato ha rubato il futuro e la dignità? Siamo o non siamo una generazione che ha ripreso a emigrare? 
E allora basta con le guerre tra poveri. Basta con le politiche forti coi deboli e deboli coi forti.

Legalizzate l’emigrazione Africa–Europa, rilasciate visti validi per la ricerca di lavoro in tutta l’Europa, togliete alle mafie libiche il monopolio della mobilità sud-nord e facciamo tornare il Mediterraneo ad essere un mare di pace anziché una fossa comune. O forse trentamila morti non sono abbastanza?"

Pubblicato il 12 giugno 2019 sulla pagina facebook di Gabriele Del Grande



Gabriele Del Grande, blogger e regista italiano, è stato l'ideatore e co-regista del film "Io sto con la sposa", premiato a Venezia e distribuito in cinquanta Paesi.

Nel 2006 ha fondato l'osservatorio sulle vittime delle migrazioni Fortress Europe e da allora non ha mai smesso di viaggiare nel Mediterraneo pubblicando reportage su numerose testate italiane e internazionali sugli eventi riguardanti le morti e i naufragi dei migranti africani nel Mediterraneo nel tentativo di raggiungere l'Europa.

Del Grande è autore dei libri "Mamadou va a morire", "Roma senza fissa dimora" e "Il mare di mezzo"

L'ultima sua inchiesta di giornalismo narrativo è intitolata "Dawla. La storia dello Stato islamico raccontata dai suoi disertori"
"Dawla" in arabo significa Stato ed è uno dei modi in cui i membri dello Stato islamico chiamano la propria organizzazione. 
Del Grande è andato a incontrarli in un avventuroso viaggio partito nel Kurdistan iracheno e terminato con il suo arresto in Turchia.
E ha raccontato le loro storie, legate a doppio filo a quella più grande dell’ascesa e della caduta dello Stato islamico.

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