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domenica 21 ottobre 2018

Domenico Lucano, l'uomo della Speranza e dell'Italia che vorrei


"Nessun essere umano può rimanere indifferente, quando un altro essere umano chiede di essere aiutato".

Che uomo, Domenico Lucano!
La mitezza, l’umanità, l’integrazione, lo scambio interculturale, la reciproca solidarietà contro l’arroganza, l’ostilità, il razzismo, la xenofobia.



"Io spero che l’Italia stasera fosse davanti alla TV.
Pro e contro, per capire e poi parlare.
Ho visto un Uomo che a tutti noi avrebbe tanto da insegnare.
A chi parla di rispettare la legge e vive in un paese in cui la legge la rispettano in pochi, dai piccoli gesti quotidiani al grande malaffare.
A chi ama, cura e rispetta i territori.
Io avrei tanto da imparare da Domenico Lucano, e spero un giorno di poterlo incontrare.
Ho ascoltato un Uomo che ha saputo trasformare un problema, lo sconforto di un’area interna depressa e malconcia in un’oasi di contaminazione e serenità.
Fa paura tutto questo? A chi fa paura?
Leggo quotidianamente di razzismo, di aggressioni e cattiveria, di “razza superiore” e di “razza inferiore”. E questo mi fa paura. Perchè la verità è che siamo frustrati e diamo la colpa a chi è più sfortunato di noi, perchè è facile.
Fare ciò che ha costruito Domenico Lucano non è facile.
Ha arricchito esseri umani di Umanità.
Ha dato una dignità a chi noi oggi consideriamo “bestie”. E so che non è bello leggerlo, ma è così.
Riace è un esempio di quello che potremmo essere e non siamo, di quello che dovrebbe essere normale e non è.
Ho pianto per tutta la durata del suo intervento, e sapete perchè?
Perchè vedo un Uomo condannato per avere aiutato chi soffre.
Perchè vedo il mio Paese cambiare giorno dopo giorno, e non lo riconosco più.
Spero che Mimì possa tornare presto a Riace e riprendere il suo lavoro, spero che gli occhi di tutte quelle Persone di così tanti colori e culture continuino a brillare come quando nelle interviste di questi giorni gli chiedevano un parere sul proprio Sindaco.
Io amo il mio Paese e ogni giorno incontro Persone straordinarie. E spero che siano queste, con la loro cura, il rispetto e la passione a prendere il sopravvento sul resto.
Nulla mi lega a Domenico Lucano, e sono una persona a cui sta molto a cuore il rispetto della Legge. Dallo scontrino, alla ricevuta dal medico, alle cose più importanti.
E chissà perchè in Domenico Lucano e in Riace, nonostante tutto, io vedo la Speranza. Vedo l’Italia che vorrei, che mette il prossimo prima di se stesso. A prescindere dal colore, dalla provenienza, dall’interesse.
Io questa sera mi sento piccola piccola, quasi impotente.
Mi è rimasta impressa una frase questa sera: “Siamo ciò che incontriamo”.
Io credo che a Riace lui abbia fatto un grande Miracolo: a queste Persone sfortunate lui ha fatto incontrare l’Amore, il Rispetto, la Generosità.
E al di là di ciò che accadrà a Mimì e a Riace, queste Persone saranno Amore, Rispetto e Generosità, per sempre".

di Emma Taveri 


#Riace #MimmoLucano #chetempochefa

venerdì 19 ottobre 2018

UNHCR: il suicidio di un richiedente asilo faccia riflettere sulle vulnerabilità

UNHCR: il suicidio di un richiedente asilo faccia riflettere sulle vulnerabilità

L'UNHCR, l'Agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati, esprime profondo dolore per la morte di Amadou Jawo, 22 anni, originario del Gambia, che si è tolto la vita a Castellaneta Marina.

Secondo l'associazione che lo seguiva, il giovane, che lavorava come bracciante agricolo, soffriva di un disagio psicologico.

La sua domanda d'asilo aveva avuto un esito negativo e aveva presentato un ricorso, pur essendo disponibile ad un rimpatrio assistito.

Il suo gesto estremo dovrebbe far riflettere sul carico di responsabilità e sofferenza che i giovani richiedenti asilo, siano essi uomini, donne o addirittura bambini, portano con sé dal momento della partenza dai Paesi di origine sino all'arrivo nei Paesi di accoglienza.

Spesso, pur non partendo per motivi di persecuzione, lasciano situazioni di povertà e disperazione, e intere comunità ripongono in loro la speranza di un futuro migliore.

E' molto frequente poi che il senso di colpa per non essere riusciti a soddisfare le aspettative sia troppo pesante e divenga impossibile pensare ad un ritorno sereno, nonostante la possibilità di usufruire di formule di rimpatrio assistito.

Per tale motivo, l'UNHCR sottolinea la necessità di garantire ai richiedenti asilo l'effettivo accesso ai servizi essenziali, incluse le misure di supporto psico-sociale.


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www.CorrieredelWeb.it

mercoledì 20 giugno 2018

MIGRANTI. Sistema d'asilo europeo, Amnesty scrive al primo ministro Conte

SISTEMA D'ASILO EUROPEO, AMNESTY INTERNATIONAL ITALIA SCRIVE AL PRIMO MINISTRO GIUSEPPE CONTE

"Il rispetto degli obblighi internazionali, la cooperazione e la solidarietà devono essere al centro delle attività di soccorso in mare e della riforma del sistema d'asilo europeo".

Con queste parole inizia la lettera che il direttore generale di Amnesty International Italia, Gianni Rufini, ha inviato al primo ministro Giuseppe Conte questa mattina, prima dell'incontro col presidente del Consiglio europeo Donald Tusk.

Rufini ha auspicato che l'Italia resti esempio di generosità e umanità nel soccorrere rifugiati e migranti nel Mediterraneo centrale e nell'offrire loro protezione e si faccia promotrice di una riforma del sistema d'asilo europeo più equa e solidale verso i paesi, come proprio l'Italia, che hanno maggiormente contribuito ad affrontare i flussi migratori degli ultimi anni.

A seguito della vicenda della nave di soccorso Aquarius, ha notato Rufini, il sistema di ricerca e soccorso nel Mediterraneo centrale è entrato in una fase caratterizzata da una pericolosa imprevedibilità. L'Italia dovrebbe discutere urgentemente e in modo solidale e cooperativo con gli altri governi europei come gestire i salvataggi e gli sbarchi di rifugiati e migranti in modo rispettoso del diritto internazionale e che assicuri la sicurezza di tutti coloro che sono coinvolti da operazioni di salvataggio, nonché l'accesso alla protezione e una condivisione più equa delle responsabilità per l'accoglienza e l'esame delle domande di protezione.

Al prossimo Consiglio europeo di fine giugno l'equa condivisione delle responsabilità sarà al centro delle discussioni sulla riforma del sistema di Dublino. Amnesty International ritiene che tutti gli stati dell'Unione europea debbano accettare un equo meccanismo di distribuzione delle persone bisognose di protezione, cui tutti gli stati membri contribuiscano in maniera solidale.

L'attuale sistema d'asilo europeo, nella sua attuale configurazione, non risponde alle esigenze di coloro che fuggono da guerre e persecuzioni e che hanno urgente bisogno di protezione. Si tratta di un sistema che smembra le famiglie, incoraggia gli stati a scaricare le proprie responsabilità gli uni sugli altri anziché incentivare la cooperazione, e che è gravato da procedure eccessivamente burocratiche che rallentano l'accesso all'asilo. Gli stati europei di frontiera come l'Italia ne soffrono le più gravi conseguenze a causa della regola dello stato di primo arrivo.

"Una riforma radicale del sistema di Dublino è perciò urgentemente necessaria. Il Parlamento europeo ha adottato la propria posizione sulla riforma di Dublino nel novembre scorso con il supporto di un'ampia maggioranza di tutti i gruppi politici. La posizione del Parlamento europeo fa della solidarietà e dell'equità attraverso la condivisione delle responsabilità una componente fondamentale della riforma, cambiando l'attuale ingiusta logica che assegna ogni responsabilità allo stato di primo arrivo. Amnesty International considera la posizione del Parlamento europeo un passo decisivo e positivo nella giusta direzione, che offre un nuovo paradigma che merita l'attenta considerazione del Consiglio europeo", si legge nella lettera indirizzata al presidente Conte.

"La creazione di un nuovo sistema di equa distribuzione delle responsabilità tra stati membri per i richiedenti asilo è l'unica giusta soluzione di lungo termine per tutti gli stati interessati e per i rifugiati. Creare un sistema che sia più equo ed efficace è possibile. Le popolazioni europee e coloro che fuggono verso l'Europa meritano un sistema migliore dell'attuale: un sistema equo e sostenibile che sia coerente con i principi di rispetto per la dignità umana su cui l'Unione europea si fonda", conclude la lettera.

                                                        
Roma, 20 giugno 2018

CorrieredelWeb.it

martedì 19 giugno 2018

Razzismo e xenofobia. In atto la ridefinizione dei veri amici, tra Social e vita reale

"La bolla di Facebook, che pensiamo tutti rappresentare il mondo a noi più vicino, una comfort-zone, cosa mi sta rivelando? 

Che per moltissimi miei amici, parenti e colleghi Matteo Salvini ha fatto bene!
Salvini, uno che lancia questo #chiudiamoiporti agganciandolo a questa foto beffarda, da coccodrillo in giacca e cravatta.

Ecco, sarò naïve, ma di questo non me ne faccio una ragione.

Capisco il non farsi perculare dall'Unione Europea, capisco tutto...
Ma ritenere “giusto” utilizzare per dimostrazione di forza oltre 600 persone lo trovo, sì, disumano!

E che lo pensino persone a me vicine è avvilente e frustrante.
Arriveremo ad un punto in cui capiremo il valore degli studi, ad esempio, di Irene Tinagli e Richard Florida sulla correlazione tra contesti sociali e organizzativi variegati e diversi, per etnia, censo, orientamento sessuale, famiglia di provenienza, e la capacità di generare ricchezza e innovazione. 

E capiremo anche come questa politica che punta il dito al "diverso", come l’unica minaccia al benessere degli Italiani, stia in realtà distruggendo valore.
Io provo vergogna in questo momento, la provo anche per molti miei amici, parenti e colleghi.
Salvini è ormai oltre la vergogna".

giovedì 14 giugno 2018

Immigrati. L'Italia è davvero invasa da stranieri, extracomunitari, profughi, rifugiati e clandestini?


Per il 36% degli italiani, nel nostro paese, ci sono 20 milioni di stranieri (20 MILIONI!!!), ovvero un terzo della popolazione! 


Questo è il "percepito" da parte di chi è stato rincoglionito da certa propaganda martellante. 

Un altro 40% pensa invece che gli immigrati siano pari al 15% della popolazione, che è praticamente il doppio della cifra reale (8%). 

Insomma: quasi l’80% degli italiani vive e percepisce dati totalmente distorti ed irreali. 

Di questo, la colpa è prima di tutto di Stampa e politica, ugualmente responsabili della regressione collettiva e della moda cattivista che falcidia in maniera crescente questo Paese.

Per numero di rifugiati in proporzione alla popolazione, invece (quelli che ossessionano Salvini e gli involuti che lo votano), l'Italia è addirittura terzultima su 18 Paesi analizzati

Sotto di noi solo Grecia e Gran Bretagna. 
Prima ci sono Svezia, Malta, Norvegia, Austria, Cipro, Svizzera, Germania, Olanda, Danimarca, Francia, Serbia, Belgio, Lussemburgo, Finlandia e Bulgaria.

“Sì ma in Italia siamo già messi male, figurati se possiamo accogliere disperati”, intonano i soliti sempliciotti egoisti o manipolatori di professione. 

Altra idiozia da involuti, visto che l’Italia è la settima potenza globale e la terza in Europa, nonostante tutto e nonostante la “crisi”

Dipingerla ogni volta come se fosse lo Zimbawe, con i bambini che muoiono per strada denutriti e l’acqua potabile che manca, è ridicolo ed offensivo quasi quanto il voler giustificare razzismo, egoismo ed ignoranza dietro lo spettro degli “italiani che muoiono di fame” (dei quali a nessun italiano razzista frega nulla, tra l’altro).
Germano Milite Noto

Siamo un popolo disabituato da troppo tempo alla miseria vera, evidentemente. 

Per questo ci siamo dimenticati cosa significhi essere non “buonisti”, ma esseri umani. 

Cosa significhi non avere difficoltà a pagare l’affitto, il cellulare nuovo o l’uscita il sabato sera, ma mangiare e sopravvivere.

Ecco: questi sono numeri, con fonti ufficiali, come il Ministero dell’Interno, l'Istat, l'UNHCR

Non certo i sondaggi fatti dalla signora semi-analfabeta di Castelpusterlengo! 

Assurdo si debba precisare il numero degli stranieri in Italia, come se lo straniero fosse macchiato di un peccato originale.

Assurdo che si parli quasi solo esclusivamente di questo, quando con 130.000 rifugiati in più o in meno non cambierebbe nulla per nessuno e con un 8% in meno di immigrati regolarizzati questo Paese sarebbe solo ancora più vecchio e povero, oltre che senza futuro previdenziale.

mercoledì 13 giugno 2018

Emergenza profughi Aquarius. Lettera al Ministro dell'Interno Matteo Salvini di Gabriele Del Grande

Lettera al Ministro dell'Interno Matteo Salvini
di Gabriele Del Grande

"Confesso che su una cosa sono d’accordo con Salvini: la rotta libica va chiusa. Basta tragedie in mare, basta dare soldi alle mafie libiche del contrabbando. Sogno anch’io un Mediterraneo a sbarchi zero. 
Il problema però è capire come ci si arriva. 
E su questo, avendo alle spalle dieci anni di inchieste sul tema, mi permetto di dare un consiglio al ministro perché mi pare che stia ripetendo gli stessi errori dei suoi predecessori.

Blocco navale, respingimenti in mare, centri di detenzione in Libia
La ricetta è la stessa da almeno quindici anni. 
Pisanu, Amato, Maroni, Cancellieri, Alfano, Minniti. 
Ci hanno provato tutti. E ogni volta è stato un fallimento: miliardi di euro persi e migliaia di morti in mare.

Questa volta non sarà diverso. 
Per il semplice fatto che alla base di tutto ci sono due leggi di mercato che invece continuano ad essere ignorate. 
La prima è che la domanda genera l’offerta. 
La seconda è che il proibizionismo sostiene le mafie.
In altre parole, finché qualcuno sarà disposto a pagare per viaggiare dall’Africa all’Europa, qualcuno gli offrirà la possibilità di farlo. 
E se non saranno le compagnie aeree a farlo, lo farà il contrabbando.

Viviamo in un mondo globalizzato, dove i lavoratori si spostano da un paese all’altro in cerca di un salario migliore. 

L’Europa, che da decenni importa manodopera a basso costo in grande quantità, in questi anni ha firmato accordi di libera circolazione con decine di paesi extraeuropei. 
Che poi sono i paesi da dove provengono la maggior parte dei nostri lavoratori emigrati: Romania, Albania, Ucraina, Polonia, i Balcani, tutto il Sud America. 

La stessa Europa però, continua a proibire ai lavoratori africani la possibilità di emigrare legalmente sul suo territorio. 
In altre parole, le ambasciate europee in Africa hanno smesso di rilasciare visti o hanno reso quasi impossibile ottenerne uno.

Siamo arrivati al punto che l’ultima e unica via praticabile per l’emigrazione dall’Africa all’Europa è quella del contrabbando libico. 
Le mafie libiche hanno ormai il monopolio della mobilità sud-nord del Mediterraneo centrale. 
Riescono a spostare fino a centomila passeggeri ogni anno con un fatturato di centinaia di milioni di dollari ma anche con migliaia di morti.

Eppure non è sempre stato così. 
Davvero ci siamo dimenticati che gli sbarchi non esistevano prima degli anni Novanta? 
Vi siete mai chiesti perché? 
E vi siete mai chiesti perché nel 2018 anziché comprarsi un biglietto aereo una famiglia debba pagare il prezzo della propria morte su una barca sfasciata in mezzo al mare? 
Il motivo è molto semplice: fino agli anni Novanta era relativamente semplice ottenere un visto nelle ambasciate europee in Africa. In seguito, man mano che l’Europa ha smesso di rilasciare visti, le mafie del contrabbando hanno preso il sopravvento.

Allora, se davvero Salvini vuole porre fine, come dice, al business delle mafie libiche del contrabbando, riformi i regolamenti dei visti anziché percorrere la strada del suo predecessore. 
Non invii i nostri servizi segreti in Libia con le valigette di contante per pagare le mafie del contrabbando affinché cambino mestiere e ci facciano da cane da guardia. 
Non costruisca altre prigioni oltremare con i soldi dei contribuenti italiani. 
Perché sono i nostri soldi e non vogliamo darli né alle mafie né alle polizie di paesi come la Libia o la Turchia.

Noi quelle tasse le abbiamo pagate per veder finanziato il welfare! 
Per aprire gli asili nido che non ci sono. 
Per costruire le case popolari che non ci sono. 
Per finanziare la scuola e la sanità che stanno smantellando. 
Per creare lavoro. 
E allora sì smetteremo di farci la guerra fra poveri. 
E allora sì avremo un obiettivo comune per il quale lottare. 
Perché anche quella è una balla. Che non ci sono soldi per i servizi. 
I soldi ci sono, ma come vengono spesi? 
Quanti miliardi abbiamo pagato sottobanco alle milizie libiche colluse con le mafie del contrabbando negli anni passati? 
Quanti asili nido ci potevamo aprire con quegli stessi denari?

Salvini non perda tempo. Faccia sbarcare i seicento naufraghi della Aquarius e anziché prendersela con le ONG, chiami la Farnesina e riscrivano insieme i regolamenti per il rilascio dei visti nei paesi africani. 
Introduca il visto per ricerca di lavoro, il meccanismo dello sponsor, il ricongiungimento familiare. 
E con l’occasione vada a negoziare in Europa affinché siano visti validi per circolare in tutta la zona UE e cercarsi un lavoro in tutta la UE anziché pesare su un sistema d’accoglienza che fa acqua da tutte le parti.

Perché io continuo a non capire come mai un ventenne di Lagos o Bamako, debba spendere cinquemila euro per passare il deserto e il mare, essere arrestato in Libia, torturato, venduto, vedere morire i compagni di viaggio e arrivare in Italia magari dopo un anno, traumatizzato e senza più un soldo, quando con un visto sul passaporto avrebbe potuto comprarsi un biglietto aereo da cinquecento euro e spendere il resto dei propri soldi per affittarsi una stanza e cercarsi un lavoro. 

Esattamente come hanno fatto cinque milioni di lavoratori immigrati in Italia, che guardate bene non sono passati per gli sbarchi e tantomeno per l’accoglienza. 
Sono arrivati dalla Romania, dall’Albania, dalla Cina, dal Marocco e si sono rimboccati le maniche. Esattamente come hanno fatto cinque milioni di italiani, me compreso, emigrati all’estero in questi decenni. 
Esattamente come vorrebbero fare i centomila parcheggiati nel limbo dell’accoglienza.

Centomila persone costrette ad anni di attesa per avere un permesso di soggiorno che già sappiamo non arriverà in almeno un caso su due. 
Perché almeno in un caso su due abbiamo davanti dei lavoratori e non dei profughi di guerra. Per loro non è previsto l’asilo politico. 
Ma non è previsto nemmeno il rimpatrio, perché sono troppo numerosi e perché non c’è la collaborazione dei loro paesi di origine. 
Significa che di qui a un anno almeno cinquantamila persone andranno ad allungare le file dei senza documenti e del mercato nero del lavoro.

Salvini dia a tutti loro un permesso di soggiorno per motivi umanitari e un titolo di viaggio con cui possano uscire dal limbo dell’accoglienza e andare a firmare un contratto di lavoro, che sia in Italia o in Germania. 
E dare così un senso ai progetti che hanno seguito finora. 
Perché l’integrazione la fa il lavoro
E se il lavoro è in Germania, in Danimarca o in Norvegia, non ha senso costringere le persone dentro una mappa per motivi burocratici. 
Altro che riforma Dublino, noi dobbiamo chiedere la libera circolazione dentro l’Europa dei lavoratori immigrati. 
Perché non possiamo permetterci di avere cittadini di serie a e di serie b. 
E guardate che lo dobbiamo soprattutto a noi stessi.

Perché chiunque di noi abbia dei bambini, sa che cresceranno in una società cosmopolita. Già adesso i loro migliori amici all’asilo sono arabi, cinesi, africani. Sdoganare un discorso razzista è una bomba a orologeria per la società del domani. 
Perché forse non ce ne siamo accorti, ma siamo già un noi. 
Il noi e loro è un discorso antiquato. Un discorso che forse suona ancora logico alle orecchie di qualche vecchio nazionalista. 
Ma che i miei figli non capirebbero mai. 
Perché io non riuscirei mai a spiegare ai miei bambini che ci sono dei bimbi come loro ripescati in mare dalla nave di una ONG e da due giorni sono bloccati al largo perché nessuno li vuole sbarcare a terra.

Chissà, forse dovremmo ripartire da lì. Da quel noi e da quelle battaglie comuni. Dopotutto, siamo o non siamo una generazione a cui il mercato ha rubato il futuro e la dignità? Siamo o non siamo una generazione che ha ripreso a emigrare? 
E allora basta con le guerre tra poveri. Basta con le politiche forti coi deboli e deboli coi forti.

Legalizzate l’emigrazione Africa–Europa, rilasciate visti validi per la ricerca di lavoro in tutta l’Europa, togliete alle mafie libiche il monopolio della mobilità sud-nord e facciamo tornare il Mediterraneo ad essere un mare di pace anziché una fossa comune. O forse trentamila morti non sono abbastanza?"

Pubblicato il 12 giugno 2019 sulla pagina facebook di Gabriele Del Grande



Gabriele Del Grande, blogger e regista italiano, è stato l'ideatore e co-regista del film "Io sto con la sposa", premiato a Venezia e distribuito in cinquanta Paesi.

Nel 2006 ha fondato l'osservatorio sulle vittime delle migrazioni Fortress Europe e da allora non ha mai smesso di viaggiare nel Mediterraneo pubblicando reportage su numerose testate italiane e internazionali sugli eventi riguardanti le morti e i naufragi dei migranti africani nel Mediterraneo nel tentativo di raggiungere l'Europa.

Del Grande è autore dei libri "Mamadou va a morire", "Roma senza fissa dimora" e "Il mare di mezzo"

L'ultima sua inchiesta di giornalismo narrativo è intitolata "Dawla. La storia dello Stato islamico raccontata dai suoi disertori"
"Dawla" in arabo significa Stato ed è uno dei modi in cui i membri dello Stato islamico chiamano la propria organizzazione. 
Del Grande è andato a incontrarli in un avventuroso viaggio partito nel Kurdistan iracheno e terminato con il suo arresto in Turchia.
E ha raccontato le loro storie, legate a doppio filo a quella più grande dell’ascesa e della caduta dello Stato islamico.

domenica 15 gennaio 2017

Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato: Save the Children, i minori non accompagnati scrivono al Papa i loro timori e speranze per il futuro

Nel 2016 sono arrivati via mare in Italia più 25.800 minori non accompagnati, più del doppio rispetto al 2015. 

Indispensabile l’approvazione immediata della legge per la loro accoglienza e protezione bloccata al Senato: oggi Save the Children lancia la campagna di comunicazione social #NonFarloSparire.

Risultati immagini per Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato: Save the Children 
“Abbiamo la speranza che le cose possono ancora cambiare”. Con queste parole si chiude la lettera indirizzata a Papa Francesco in occasione della 103° Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato, che si celebra oggi, da alcuni minori stranieri non accompagnati tra quelli che si trovano presso strutture di prima accoglienza a Lampedusa e a Siracusa, o frequentano i Centri diurni CivicoZero di Save the Children a Roma, Milano e Torino.

I messaggi di questi ragazzi sono pieni di timore, ma anche di speranza per il futuro, in cerca di integrazione e di pace. Sono ragazzi che provengono da paesi diversi, con storie differenti, ma che dopo aver conosciuto, nei giorni scorsi, le parole che il Papa ha rivolto loro nel suo messaggio per la Giornata, hanno voluto fargli arrivare la loro voce attraverso gli operatori di Save the Children.

“Speriamo che la forte voce del Papa a favore dei minori migranti possa far aprire finalmente gli occhi sulla tragica condizione vissuta da tanti bambini e adolescenti anche qui in Italia ed in Europa. Bambini che, come dice il Papa nel suo messaggio, sono “tre volte indifesi”, perché minori, perché stranieri e perché inermi, quando forzati a vivere lontani dalla loro terra di origine e separati dagli affetti familiari,” ha dichiarato Claudio Tesauro, Presidente di Save the Children Italia.  
“Sono questi i bambini e gli adolescenti che incontriamo ogni giorno, con i nostri operatori, nei luoghi di sbarco come nelle grandi città, maggiormente esposti a rischi di sfruttamento e di abuso”.

Nel solo 2016 più di 25.800 ragazzi e ragazze, anche giovanissimi con meno di 10 anni, sono arrivati da soli via mare in Italia, più del doppio rispetto al 2015, quando erano 12.360, e tantissimi hanno perso la vita nel tentativo di attraversare il Mediterraneo nelle mani dei trafficanti per cercare la felicità e l’unico futuro possibile in Europa.

Save the Children, l’Organizzazione internazionale dedicata dal 1919 a salvare i bambini in pericolo e promuovere i loro diritti, è impegnata in prima linea al loro fianco e per questo ha voluto far giungere al Papa questo messaggio, più che mai urgente, affinché le voci di questi ragazzi vengano ascoltate e trovino risposta piena in Italia e in Europa. 

L’iniziativa del Pontefice di dedicare ai minori stranieri soli la Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato è un gesto di ulteriore attenzione e di fondamentale importanza per sottolineare il dovere di tutelare questi ragazzi e dare loro un’accoglienza che sia prima di tutto dignitosa.

“E’ con rinnovata forza che chiediamo al Parlamento di approvare senza ulteriori ritardi la legge per dotare l’Italia di un sistema organico di protezione e accoglienza dei minori stranieri non accompagnati e chiediamo ai paesi membri dell’Unione Europea di rendere finalmente operativo il sistema di ricollocamento, per dare una alternativa di viaggio legale e protetto a quei minori soli che, una volta giunti nel nostro Paese, proseguono il loro cammino mettendosi nelle mani di nuovi trafficanti”, spiega ancora Claudio Tesauro.

La cosa più urgente e concreta che l’Italia può fare per loro – spiega ancora Save the Children, che ormai da tre anni porta avanti questa battaglia - è l’approvazione definitiva in Parlamento della legge che interviene sugli aspetti fondamentali per la vita dei minori migranti che arrivano in Italia senza genitori o adulti di riferimento: dalla procedura per accertare la minore età agli standard dell’accoglienza; dalla promozione dell’affido familiare alla figura del tutore, dalle cure sanitarie all’accesso all’istruzione, tutti tasselli fondamentali di una buona integrazione.

Ma non tutti i minori stranieri che arrivano in Italia vedono nel nostro Paese la loro destinazione finale. 

Tra tutti coloro che sono sbarcati sulle nostre coste nel 2016, infatti, più di 6.000 di loro provengono da Eritrea (3.832, il gruppo più numeroso in assoluto tra tutti i paesi di origine), Somalia (1.584), Etiopia (401), Siria (220) e Palestina (110): salvo pochissime eccezioni questi ragazzi sono fortemente determinati a raggiungere il più in fretta possibile altri paesi europei dove si sono già integrati familiari o amici. Per farlo si rimettono nelle mani dei trafficanti per attraversare le frontiere, correndo gravi rischi di violenza e sfruttamento. 

In particolare, gli oltre 4.000 ragazzi e ragazze provenienti da Eritrea e Siria, avrebbero potuto e potrebbero raggiungere legalmente altri Paesi europei attraverso la misura del ricollocamento, che oggi non viene loro garantita

E’ invece indispensabile assicurare loro una strada legale e protetta per il trasferimento verso altri paesi dell’Unione Europea.  

Oggi Save the Children lancia #NonFarloSparire, una forte campagna di comunicazione social dedicata ai minori stranieri non accompagnati che, in assenza di alternative, si rendono “invisibili” per continuare il loro viaggio verso altri paesi europei o spariscono nel nulla, esposti al rischio di cadere nelle reti di trafficanti o sfruttatori senza scrupoli. 

L’obiettivo è quello di sensibilizzare e coinvolgere il più ampio numero di persone possibile in particolare nella richiesta al Parlamento di approvazione immediata della legge per l’accoglienza e la protezione dei minori stranieri non accompagnati. 

Nel corso della giornata, verranno pubblicate sui profili Facebook e Instagram di Save the Children le foto di alcuni minori migranti, ognuna delle quali scomparirà entro due ore, chiedendo agli utenti di fare uno screenshot dell'immagine e di pubblicarlo sul proprio profilo con l'hashtag #NonFarloSparire

In aggiunta, alle ore 13 di domenica, su tutti i profili social dell’Organizzazione, il logo di Save the Children scomparirà in segno di protesta per la scomparsa di questi minori nell'immobilismo delle istituzioni italiane che tardano nell'approvazione della legge. 

Sulla pagina www.savethechildren.it/non-farlo-sparire verranno pubblicati una serie di articoli che descrivono i benefici che la legge porterebbe in termini di protezione, accoglienza, supporto e integrazione ai minori stranieri non accompagnati in Italia.

Un video-estratto della lettera letta dai minori non accompagnati è disponibile al link:  
Versione con sottotitoli per i siti online: https://we.tl/q4dEE0EMIK
Versione senza sottotitoli: https://we.tl/Us5FM7lhIM



Il testo integrale della lettera inviata a Papa Francesco è consultabile qui in calce.

“Caro Papa Francesco,
Un saluto nel nome della Pace.
Prima di tutto ringraziamo Dio perché abbiamo raggiunto l’Italia in Pace”.

“Siamo ragazzi stranieri e migranti arrivati in Italia da diverse parti del Mondo”.

“Abbiamo letto il tuo messaggio e per questo motivo abbiamo deciso di scriverti.  
Abbiamo scelto te pensando che anche tu sei un immigrato e che anche tu hai imparato l’italiano, cosa che noi purtroppo non siamo ancora riusciti a fare”.

“Prima di tutto vorremmo ringraziarti per gli sforzi che fai per gli immigrati in Italia. 
Speriamo che otterremo le opportunità di aiuto che hai detto e di migliorare la nostra vita”.

“Abbiamo affrontato tanti pericoli per arrivare in Italia, i militari ci hanno sparato addosso, alcuni di noi sono stati arrestati prima di prendere il barcone. 
In barca siamo stati messi nel magazzino della benzina, in fondo alla barca, o sul ponte, siamo stati male, abbiamo vomitato, ci è girata la testa. 
Abbiamo aspettato che una barca più grande ci salvasse. 
Ci hanno portato in salvo a terra. 
Ma anche in Italia corriamo tanti pericoli. 
Tante persone si approfittano di noi, ci fanno lavorare 12 ore al giorno per pochi soldi, o, vicino ai 18 anni, ci vendono contratti di lavoro falsi perché sanno che abbiamo bisogno dei documenti.“

“Alcuni di noi che scelgono di non fermarsi in Italia, ma di proseguire il viaggio in Europa, incontrano altre difficoltà nel continuare il viaggio, e si mettono nelle mani dei trafficanti, rischiando spesso la vita.”

“Tutti noi siamo partiti per migliorare la nostra vita, non siamo qui per rubare il lavoro o rovinare la vita agli italiani o agli europei, come spesso sentiamo. 
Ma siamo partiti per lasciare alle spalle guerra, dittatura e povertà, per aiutare noi e la nostra famiglia. 
Il nostro viaggio è stato terribile e ci teniamo a ringraziare la Guardia Costiera che ad alcuni di noi ha salvato la vita.”

“Prima di partire, quando eravamo ancora nei nostri paesi, pensavamo che in Italia si poteva studiare e stare in una casa dove vivere e mangiare, ma per alcuni di noi questo non è ancora vero: ci hanno dato un posto dove dormire e dove mangiare, noi diciamo grazie per questo, ma vorremmo andare a scuola e non essere costretti a stare per strada. 
Ad alcuni di noi, prima di partire, hanno detto che in Italia avremmo trovato tante cose belle ma quando ci hanno salvati e siamo arrivati qui non abbiamo trovato niente di quello che ci avevano detto e in Italia è successo tutto il contrario di quello che speravamo.
Siamo partiti dal nostro paese perché non c'era futuro per noi, siamo arrivati in Italia per aiutare le nostre famiglie.  
Altri invece sono partiti perché non avevano più famiglia e sono rimasti soli e sono partiti giovanissimi a12, 13 anni.”

“La cosa più importante per noi è il nostro futuro. 
Ciò che ci manca è una guida che ci aiuta a costruire il nostro futuro per raggiungere obiettivi e sogni. 
Siamo arrivati qui e siamo accolti nei centri dove mangiamo e dormiamo, ma non siamo venuti solo per questo: vorremmo imparare la lingua, un mestiere o andare a scuola, vorremmo sentirci integrati e un aiuto per trovare lavoro.”

“Abbiamo paura ad andare in giro senza documenti, abbiamo paura di quello che succederà quando avremo 18 anni. 
In Italia molti di noi sono stati accolti in comunità, hanno trovato un posto dove studiare, dove giocare, dove stare con gli amici. 
Ma dopo? Abbiamo paura perché dovremo andare via dalla comunità (per minori) e non sappiamo dove andremo a mangiare e a dormire.“

“Non c’è nessuno che combatte per noi.
Perché scrivere questa lettera?
Perché abbiamo la speranza che le cose possono ancora cambiare.”

“Un buon anno nuovo al Papa.
Grazie per il tuo pensiero e per le cose che fai per noi. 
E grazie per la tua accoglienza.
Che Dio sia con noi e anche con te, Papa Francesco.”

Oltre 1000 minori migranti e rifugiati accolti in Lombardia dal CNCA. Oggi 15 gennaio è la giornata mondiale del migrante


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Oggi 15 gennaio 2017, giornata del rifugiato:
per riaffermare diritti e non buoni propositi.
Il CNCA Lombardia -sulla scorta delle parole del Papa - pone l’attenzione in particolare sui minorenni migranti, sui minorenni che arrivano in Italia da soli e che sono tra i migranti i meno protetti, i più indifesi e più fragili.
Le nostre richieste: rifiuto dei Centri di accoglienza straordinaria (Cas), approvazione del disegno di legge Zampa-Pollastrini e approvazione della legge sulla cittadinanza, ferma dal 2015.


Milano, 15 gennaio 2017 - L’Italia ha ratificato la Convenzione di New York sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza e dunque “garantire interventi appropriati nel superiore interesse del minorenne” è anche una questione di legalità, di applicazione delle norme: una responsabilità pubblica indiscutibile.

Il numero dei minorenni migranti che arrivano in Italia soli è drammaticamente aumentato in questi ultimi anni: al 31.12.2013 erano 6.300, al 31.12.2015 erano 11.921 e al 30.11.2016 erano già 17.2451 e le stime indicano che al 31.12.2016 si superi il numero di 18.000.  

I ragazzi migranti soli sono per l’80% nella fascia di età 16/17, ma è altrettanto in aumento la presenza di ragazze minorenni sole (pari al 5,3% circa) così come è in aumento la presenza di ragazzini più piccoli soli (la fascia dei 15enni è del 10%).

Questi dati meritano e richiedono analisi circostanziate e complesse capaci di comprendere le ragioni della migrazione, capaci di ascoltare le storie che ogni persona può narrare per lasciarsi interrogare rifiutando ogni forma di ideologia e populismo: per il CNCA accompagnare e accogliere persone e storie significa prima di tutto restituire originalità e dignità a ciascuno riconoscendoli soggetti liberi e titolari di diritto

Significa anche continuare a mettersi in gioco, stare in ricerca, costruire percorsi e processi di corresponsabilità con le istituzioni e con gli altri soggetti del territorio affinché insieme si trovi e si pratichi risposte di accoglienza appropriate e dignitose.

L’esperienza e le riflessioni del CNCA Lombardia tengono conto dell’esperienza concreta di ogni giorno che vede la gestione di 56 strutture di accoglienza in Lombardia per un totale di circa 1.100 persone accolte con una media di circa 19 persone per struttura scegliendo quindi per forme di accoglienza diffusa evitando soluzioni a grandi numeri.

Allora cosa riteniamo debba segnare questa giornata del rifugiato? In particolare per i minorenni migranti soli?

1. Il rifiuto di ogni forma di accoglienza irrispettosa della dignità e dei diritti dei minorenni. 
Quindi il rifiuto dei Centri di Accoglienza straordinaria (i famigerati CAS) per giungere in ogni ambito territoriale alla costruzione condivisa tra l’Ente locale e i soggetti della società civile (cooperative sociali, associazioni, cittadini, Caritas, volontariato...) di un sistema integrato dell’accoglienza capace di mettere in rete le risposte di pronta accoglienza, di seconda accoglienza , di avvio all’autonomia, di accoglienza e sostegno familiare, di inserimento socio-lavorativo

2. L’impegno all’approvazione rapida del disegno di legge 2583 (Zampa – Pollastrini) “disposizioni in materia di misure di protezione per i minorenni stranieri non accompagnati”. Questo disegno di legge è stato approvato dalla Camera dei deputati il 26.10.2016 e ora è fermo al Senato.

Questo Disegno di legge deve essere approvato subito, senza portare alcuna modifica e deve entrare in vigore subito.

3. L’impegno all’approvazione della legge sulla cittadinanza, ferma anch’essa al Senato dopo l’avvenuta approvazione alla Camera dei Deputati in data 13 ottobre 2015.  

È una legge “minimale” e certamente avremmo voluto molto di più e di meglio. A maggior ragione riteniamo quindi davvero scandaloso che neppure questa “piccola cosa” trovi la strada per diventare norma cogente.

   
Chi siamo
Il CNCA Lombardia ogni anno si fa carico di oltre 8000 persone ed entra in contatto con circa 120.000 cittadini nel territorio regionale.

Il Cnca si compone di 37 gruppi aderenti presenti in 10 provincie della Regione, che raccolgono circa 2000 soci, 1800 lavoratori, 180 strutture residenziali (minorenni – persone con disabilità – dipendenze – mamme bambino – housing sociale) e 270 servizi diurni e progetti territoriali (centri diurni e servizi domiciliari per minori, disabili e anziani – unità di strada – servizi prevenzione – politiche giovanili - carcere)

Si è costituita formalmente il 31 gennaio 2006.

Info e contatti:

CNCA Lombardia
Sede regionale: – via Petrarca 145, Sesto San Giovanni (MI)
segreteria.lombardia@cnca.it




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