Cerca nel blog

Visualizzazione post con etichetta Africa. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Africa. Mostra tutti i post

mercoledì 20 dicembre 2023

Social Changers Christmas Party, Aperitivo ReCoding Africa con spettacolo dal vivo: Un Evento di Beneficenza per il Futuro dell’Africa.


L'Associazione R.O.S.A. - Remove Obstacles to Social Awareness è lieta di annunciare l'organizzazione di un evento di beneficenza straordinario che si terrà a Roma, giovedì 21 dicembre alle ore 19 presso Angelico Bistrot Box, via del Falco 37/38. L'obiettivo principale di questo evento è raccogliere fondi per il progetto "Recoding Africa", un’iniziativa ambiziosa che mira a portare un programma di formazione basato su competenze informatiche e trasversali, strategiche per il mercato del lavoro del XXI secolo, nelle scuole superiori in Africa, partendo dalla Tanzania.

domenica 19 maggio 2019

Meno partenze, meno morti. il messaggio “cristiano” di Salvini.

Meno partenze, meno morti.

È verissimo. È questo il messaggio "cristiano" di Salvini. 

Se però non partono, muoiono lo stesso, o in Libia, nei campi di concentramento, oppure nei loro Paesi.

Dunque, farli crepare in mare è un peccato, farli morire altrove no, è più cristiano.

Quando l'unica cosa da fare, sarebbe quella di smettere di affamarli, smettere di pretendere di comandare a casa loro, e smettere di finanziare chi gli porta la guerra, sempre a casa loro.

Adesso il genio mancato di turno penserà: 'La kolpa è della Francia di macronnneeee!'

Perché è più comodo pensarla così. Perché ci conviene pensarla così. No, la Francia di Macron ha le stesse colpe dell'Italia di Monti, di Renzi, e dell'Italia di Salvini, di Di Maio e di Conte

Solo che è troppo facile incolpare Macronnne e la Francia. Perché noi italiani, nel dare le colpe agli altri evitando di proposito di guardare dentro casa nostra, siamo sempre stati i numeri uno.

Finché avranno fame o scapperanno dalla guerra (La differenza tra migranti e profughi per me NON ESISTE. 
Anzi, la guerra è l'ultimo motivo per emigrare) Loro verranno qui, in Europa
Io non li biasimo. 

Che se davvero potessero scegliere loro invece di essere trattati da pacchi postali, non sceglierebbero di sicuro l'Italia
Per una questione proprio di lingua. E noi avremmo almeno il 70% di migranti di meno. 
Non sarebbe meglio per tutti?

Ma è più facile alzare i muri nel nome di Dio, di Gesù Cristo e della Madonna, che vogliono tutt'altro che alzare dei.

L'immigrazione è un tavolo con 10 biscotti. Il politico di turno se ne mangia 9, e poi avverte l'italiano dicendogli: 'Attento all'immigrato, si vuole mangiare l'ultimo biscotto'. Indicandogli il nemico da odiare. 
Ed in questo, ossia indicare i nemici da odiare, Matteo Salvini è il numero uno. 

Mi dispiace solo fino a due anni, quei nemici, eravamo noi meridionali
Se sei meridionale e sei leghista, è solo perché ti sei alleato con il tuo aguzzino, in cambio della promessa di Salvini, mantenuta, di smettere di considerarti il male dell'Italia. 
'Mantenuta' poi perché è quello che lui ti fa vedere. Perché Salvini ha cambiato la sua politica, solo quella, non la sua idea. 

Salvini ha odiato i meridionali per oltre 20 anni, ed io alle improvvise conversioni non ci ho mai creduto. 
A Salvini servono solo i vostri voti, SVEGLIATEVE!

La guerra tra poveri, la vincono gli stessi poveri solo se si alleano, insieme, per sconfiggere i ricchi. 
I ricchi sono loro. I poveri siamo noi e gli immigrati. 
Che volemo fà? Continuare a prendercela con loro? 
Facciamolo pure. Ma poi non lamentiamoci, se la guerra non la vinciamo.

Spesso ve la prendere con dei bambini. Il vostro capitano li ha chiamati confezionati. 
Sono loro quei pericolosi criminali dei quali avete paura? 
Se loro minano alla vostra identità italiana, beh vuol dire che quell'identità, voi, l'avete già persa da un pezzo.



--

giovedì 14 giugno 2018

La tragedia dei profughi nel Mar Mediterraneo: 'Aiuto, sto affogando, aiuto!' - 'Che c'è, che te strilli?'


- Aiuto, aiuto!
- Che c'è, che te strilli?

- Sto affogando, aiuto!
- Ho capito ma lo sai cosa ti aspetta se te salvo?

- Cosa, che significa?
- Eh, che significa, e infatti te non lo sai, non sapete niente voialtri, ve mettete su un barcone spensierati, mezzi gnudi senza sapere le conseguenze, le situazioni, le dinamiche politiche. 

- Aiuto, mi salvi!
- Ho capito, io te salvo, ma te lo sai poi dove vai a finire?

- Non fa niente, mi salvi!
- E lo dici te che non fa niente, poi però quando lo scopri ve lamentate, date di matto, ve 'm'briacate e spaccate le bottiglie di birra al muro. 
E la gente se lamenta. 
E quegli altri dicono che siamo razzisti e si creano tensioni sociali. 
E l'Unione Europea, non credere, non aiuta. 
Qua si fanno tutti gli affari loro, capita adesso la situazione?

- Aiuto, ma io sto affogando!
- Ho capito, ma anche tu devi capire me. 
Che ti salvo a fare, che poi vai a fini' pe' strada, senza 'na prospettiva, preda della delinquenza, dell'alcol, della vita amara. 
Che senso ha, me lo spieghi?

- Ma sto affogando!
- Ho capito che stai affogando ma che te posso fa'? 
Dovevi affoga' da n'altra parte, la prossima volta sceglieteli bene i posti dove affoga'. 
Ce so' posti e posti. 
Questo è un postaccio, non conviene a nessuno, capito? 
Oh me senti? 
Niente, è andato.
Speriamo che almeno abbia capito.

di Giovanni Franchini



o-o-o-o-o-o-o

Giobbe Covatta, il famoso comico molto noto anche per il suo decennale impegno con l'Amref* di solidarietà umana e supporto diretto in Africa, durante un'intervista televisiva andata in onda su Rete 4 la sera dello scorso 12 giugno, in merito al blocco della nave Aquarius carica di 629 migrantiha detto una frase toccante che mi ha scosso. 

La riporto a braccio (e mi perdoni Giobbe perché non letterale): 
"Quando qualcuno ci chiederà - come chiesero ai tedeschi sui campi di concentramento-: ma voi dove eravate, mentre queste persone affogavano? 
Noi cosa risponderemo?"
a.p.


*Amref Health Africa promuove progetti di salute nelle aree più isolate dell'Africa. 
A 60 anni dalla sua fondazione, oggi Amref è la più grande organizzazione sanitaria africana che opera nel continente. www.amref.it


Emergenza profughi nel Mediterraneo. Quando sulla nave c'eravamo noi...


Anche noi italiani siamo in popolo di migranti
Tra l'altro esportando pure la Mafia non è che abbiamo dato lustro ai milioni di lavoratori che si sono sacrificati alla ricerca di un miglior tenore di vita

E noi italiani restiamo un popolo di emigranti anche adesso all'interno dell'Europa. 
Lo facciamo per migliorare la nostra vita. 

Non fuggiamo da guerre o persecuzioni, non da epidemie (ma siamo così ignoranti che ci stiamo dando da fare per tornare a morire pure per il morbillo...), non ci troviamo in una situazione di povertà veramente assoluta (che non ti permette di dormire con un tetto sopra la testa e mangiare un piatto di pasta), non abbiamo il problema della siccità... 

Ma noi abbiamo diritto di aspirare a di meglio. "Quelli", no!

Che i flussi migratori si dovrebbe e potrebbe cercare di meglio controllarli è fuori di dubbio. 

Bisogna capire come lo si può e/o vuol fare, sia dal punto di vista umano che politico ed economico. 

Però io resto dell'idea che nella percezione collettiva ci sia un'allarme di "invasione barbara" che è contraddetto da ogni statistica ufficiale, anche considerando le stime, sempre ufficiali, sui clandestini

Oggi c'è una più diffusa condivisione della sacralità della vita umana e quindi, come minimo, dobbiamo porci un problema di coscienza sapendo quante centinaia di persone, inclusi bambini, stanno morendo nel Mediterraneo

E' legittimo augurarsi che dopo millenni e millenni di Storia la nostra Civiltà faccia qualche passo avanti? 

Siamo tutti d'accordo che come in Italia tra gli italiani, così nel Mondo tra Occidente e Terzo Mondo ci siano disparità inique?


Andrea Pietrarota

mercoledì 13 giugno 2018

Emergenza profughi Aquarius. Lettera al Ministro dell'Interno Matteo Salvini di Gabriele Del Grande

Lettera al Ministro dell'Interno Matteo Salvini
di Gabriele Del Grande

"Confesso che su una cosa sono d’accordo con Salvini: la rotta libica va chiusa. Basta tragedie in mare, basta dare soldi alle mafie libiche del contrabbando. Sogno anch’io un Mediterraneo a sbarchi zero. 
Il problema però è capire come ci si arriva. 
E su questo, avendo alle spalle dieci anni di inchieste sul tema, mi permetto di dare un consiglio al ministro perché mi pare che stia ripetendo gli stessi errori dei suoi predecessori.

Blocco navale, respingimenti in mare, centri di detenzione in Libia
La ricetta è la stessa da almeno quindici anni. 
Pisanu, Amato, Maroni, Cancellieri, Alfano, Minniti. 
Ci hanno provato tutti. E ogni volta è stato un fallimento: miliardi di euro persi e migliaia di morti in mare.

Questa volta non sarà diverso. 
Per il semplice fatto che alla base di tutto ci sono due leggi di mercato che invece continuano ad essere ignorate. 
La prima è che la domanda genera l’offerta. 
La seconda è che il proibizionismo sostiene le mafie.
In altre parole, finché qualcuno sarà disposto a pagare per viaggiare dall’Africa all’Europa, qualcuno gli offrirà la possibilità di farlo. 
E se non saranno le compagnie aeree a farlo, lo farà il contrabbando.

Viviamo in un mondo globalizzato, dove i lavoratori si spostano da un paese all’altro in cerca di un salario migliore. 

L’Europa, che da decenni importa manodopera a basso costo in grande quantità, in questi anni ha firmato accordi di libera circolazione con decine di paesi extraeuropei. 
Che poi sono i paesi da dove provengono la maggior parte dei nostri lavoratori emigrati: Romania, Albania, Ucraina, Polonia, i Balcani, tutto il Sud America. 

La stessa Europa però, continua a proibire ai lavoratori africani la possibilità di emigrare legalmente sul suo territorio. 
In altre parole, le ambasciate europee in Africa hanno smesso di rilasciare visti o hanno reso quasi impossibile ottenerne uno.

Siamo arrivati al punto che l’ultima e unica via praticabile per l’emigrazione dall’Africa all’Europa è quella del contrabbando libico. 
Le mafie libiche hanno ormai il monopolio della mobilità sud-nord del Mediterraneo centrale. 
Riescono a spostare fino a centomila passeggeri ogni anno con un fatturato di centinaia di milioni di dollari ma anche con migliaia di morti.

Eppure non è sempre stato così. 
Davvero ci siamo dimenticati che gli sbarchi non esistevano prima degli anni Novanta? 
Vi siete mai chiesti perché? 
E vi siete mai chiesti perché nel 2018 anziché comprarsi un biglietto aereo una famiglia debba pagare il prezzo della propria morte su una barca sfasciata in mezzo al mare? 
Il motivo è molto semplice: fino agli anni Novanta era relativamente semplice ottenere un visto nelle ambasciate europee in Africa. In seguito, man mano che l’Europa ha smesso di rilasciare visti, le mafie del contrabbando hanno preso il sopravvento.

Allora, se davvero Salvini vuole porre fine, come dice, al business delle mafie libiche del contrabbando, riformi i regolamenti dei visti anziché percorrere la strada del suo predecessore. 
Non invii i nostri servizi segreti in Libia con le valigette di contante per pagare le mafie del contrabbando affinché cambino mestiere e ci facciano da cane da guardia. 
Non costruisca altre prigioni oltremare con i soldi dei contribuenti italiani. 
Perché sono i nostri soldi e non vogliamo darli né alle mafie né alle polizie di paesi come la Libia o la Turchia.

Noi quelle tasse le abbiamo pagate per veder finanziato il welfare! 
Per aprire gli asili nido che non ci sono. 
Per costruire le case popolari che non ci sono. 
Per finanziare la scuola e la sanità che stanno smantellando. 
Per creare lavoro. 
E allora sì smetteremo di farci la guerra fra poveri. 
E allora sì avremo un obiettivo comune per il quale lottare. 
Perché anche quella è una balla. Che non ci sono soldi per i servizi. 
I soldi ci sono, ma come vengono spesi? 
Quanti miliardi abbiamo pagato sottobanco alle milizie libiche colluse con le mafie del contrabbando negli anni passati? 
Quanti asili nido ci potevamo aprire con quegli stessi denari?

Salvini non perda tempo. Faccia sbarcare i seicento naufraghi della Aquarius e anziché prendersela con le ONG, chiami la Farnesina e riscrivano insieme i regolamenti per il rilascio dei visti nei paesi africani. 
Introduca il visto per ricerca di lavoro, il meccanismo dello sponsor, il ricongiungimento familiare. 
E con l’occasione vada a negoziare in Europa affinché siano visti validi per circolare in tutta la zona UE e cercarsi un lavoro in tutta la UE anziché pesare su un sistema d’accoglienza che fa acqua da tutte le parti.

Perché io continuo a non capire come mai un ventenne di Lagos o Bamako, debba spendere cinquemila euro per passare il deserto e il mare, essere arrestato in Libia, torturato, venduto, vedere morire i compagni di viaggio e arrivare in Italia magari dopo un anno, traumatizzato e senza più un soldo, quando con un visto sul passaporto avrebbe potuto comprarsi un biglietto aereo da cinquecento euro e spendere il resto dei propri soldi per affittarsi una stanza e cercarsi un lavoro. 

Esattamente come hanno fatto cinque milioni di lavoratori immigrati in Italia, che guardate bene non sono passati per gli sbarchi e tantomeno per l’accoglienza. 
Sono arrivati dalla Romania, dall’Albania, dalla Cina, dal Marocco e si sono rimboccati le maniche. Esattamente come hanno fatto cinque milioni di italiani, me compreso, emigrati all’estero in questi decenni. 
Esattamente come vorrebbero fare i centomila parcheggiati nel limbo dell’accoglienza.

Centomila persone costrette ad anni di attesa per avere un permesso di soggiorno che già sappiamo non arriverà in almeno un caso su due. 
Perché almeno in un caso su due abbiamo davanti dei lavoratori e non dei profughi di guerra. Per loro non è previsto l’asilo politico. 
Ma non è previsto nemmeno il rimpatrio, perché sono troppo numerosi e perché non c’è la collaborazione dei loro paesi di origine. 
Significa che di qui a un anno almeno cinquantamila persone andranno ad allungare le file dei senza documenti e del mercato nero del lavoro.

Salvini dia a tutti loro un permesso di soggiorno per motivi umanitari e un titolo di viaggio con cui possano uscire dal limbo dell’accoglienza e andare a firmare un contratto di lavoro, che sia in Italia o in Germania. 
E dare così un senso ai progetti che hanno seguito finora. 
Perché l’integrazione la fa il lavoro
E se il lavoro è in Germania, in Danimarca o in Norvegia, non ha senso costringere le persone dentro una mappa per motivi burocratici. 
Altro che riforma Dublino, noi dobbiamo chiedere la libera circolazione dentro l’Europa dei lavoratori immigrati. 
Perché non possiamo permetterci di avere cittadini di serie a e di serie b. 
E guardate che lo dobbiamo soprattutto a noi stessi.

Perché chiunque di noi abbia dei bambini, sa che cresceranno in una società cosmopolita. Già adesso i loro migliori amici all’asilo sono arabi, cinesi, africani. Sdoganare un discorso razzista è una bomba a orologeria per la società del domani. 
Perché forse non ce ne siamo accorti, ma siamo già un noi. 
Il noi e loro è un discorso antiquato. Un discorso che forse suona ancora logico alle orecchie di qualche vecchio nazionalista. 
Ma che i miei figli non capirebbero mai. 
Perché io non riuscirei mai a spiegare ai miei bambini che ci sono dei bimbi come loro ripescati in mare dalla nave di una ONG e da due giorni sono bloccati al largo perché nessuno li vuole sbarcare a terra.

Chissà, forse dovremmo ripartire da lì. Da quel noi e da quelle battaglie comuni. Dopotutto, siamo o non siamo una generazione a cui il mercato ha rubato il futuro e la dignità? Siamo o non siamo una generazione che ha ripreso a emigrare? 
E allora basta con le guerre tra poveri. Basta con le politiche forti coi deboli e deboli coi forti.

Legalizzate l’emigrazione Africa–Europa, rilasciate visti validi per la ricerca di lavoro in tutta l’Europa, togliete alle mafie libiche il monopolio della mobilità sud-nord e facciamo tornare il Mediterraneo ad essere un mare di pace anziché una fossa comune. O forse trentamila morti non sono abbastanza?"

Pubblicato il 12 giugno 2019 sulla pagina facebook di Gabriele Del Grande



Gabriele Del Grande, blogger e regista italiano, è stato l'ideatore e co-regista del film "Io sto con la sposa", premiato a Venezia e distribuito in cinquanta Paesi.

Nel 2006 ha fondato l'osservatorio sulle vittime delle migrazioni Fortress Europe e da allora non ha mai smesso di viaggiare nel Mediterraneo pubblicando reportage su numerose testate italiane e internazionali sugli eventi riguardanti le morti e i naufragi dei migranti africani nel Mediterraneo nel tentativo di raggiungere l'Europa.

Del Grande è autore dei libri "Mamadou va a morire", "Roma senza fissa dimora" e "Il mare di mezzo"

L'ultima sua inchiesta di giornalismo narrativo è intitolata "Dawla. La storia dello Stato islamico raccontata dai suoi disertori"
"Dawla" in arabo significa Stato ed è uno dei modi in cui i membri dello Stato islamico chiamano la propria organizzazione. 
Del Grande è andato a incontrarli in un avventuroso viaggio partito nel Kurdistan iracheno e terminato con il suo arresto in Turchia.
E ha raccontato le loro storie, legate a doppio filo a quella più grande dell’ascesa e della caduta dello Stato islamico.

lunedì 27 ottobre 2014

Linda d ospite a Comics X Africa

E' senza sosta il percorso artistico di Linda d, la talentuosa cantante sempre più impegnata nel sociale.
La attendono due eventi importanti, il 2 novembre alle ore 23, 20 è ospite in “Radio Chat” su Format Radio, che si potrà ascoltare via web su www.formatradio.it,e su ben 10 radio con copertura FM attraverso le frequenze :

venerdì 31 gennaio 2014

Remmy Williams e il successo di Africa

Il singolo “Africa” di Remmy Williams è già un successo, lo dimostra l’alto riscontro ottenuto on air sulle emittenti radio e il suo Tour radio continua…..
Inoltre dal 1° febbraio il video ufficiale di Remmy sarà in rotazione anche su Cyc web tv 3 volte al giorno per 3 mesi.
http://www.cycwebtv.com/

Remmy Williams è una giovane cantante solista molto nota nell’Africa dell’est. Nata a Zanzibar, è autrice e compositrice della propria musica, sempre alla ricerca di nuovi stili riuscendo così a fondere diversi generi fra cui Hip-Hop, R&B, Pop Dance, Soul, Africa locale, creando un sound originale.

martedì 21 agosto 2012

Viaggiare a Zanzibar.


Pochi chilometri più a largo dalle coste della Tanzania, contornato dalle acque dell'Oceano Indiano, si 
trova l'isola di Zanzibar. Questo meraviglioso arcipelago è poi affiancato da altre piccole isole Unguja la principale e Pemba e ancora da altre ancora minori  da non sottovalutare come Prison Island con le sue meravigliose tartarughe giganti di terra, Mnemba considerato un parco marino protetto e Chumbe. Il nome "Zanzibar" viene spesso usato per riferirsi alla principale isola dell'arcipelago, Unguja. Qui si trova la bellissima Stone Town, città dichiarata patrimonio dell‟umanità dall‟UNESCO e famosa anche per essere la città natale di Freddie Mercury leader dei Queen.
Perchè fare un viaggio a Zanzibar?
Zanzibar è un‟isola dove si respira un misto di cultura africana e araba, qui regna un‟atmosfera coloniale appartenente ad altri tempi portandoci a sognare gli antichi miti e leggende.Le sue spiagge bianche e chilometriche bagnate dalle spettacolari acque chiare e cristalline dell‟Oceano Indiano, dove i sambuchi (velieri di origine araba) navigano sfiorando l'acqua. Questa isola è conosciuta anche per la coltivazione di numerose spezie e per la lavorazione dell'avorio. Stone Town è la città principale dove si svolge la vita urbana e dove è collocato anche l'aeroporto. Probabilmente questa è la prima tappa da visitare e sicuramente quella da non perdere.Durante la visita a Stown Town potrete ammirare  le  suggestive viuzze tortuose con i suoi bazar, i caratteristici dedali di stradine, il coloratissimo mercato e gli stupendi palazzi di calce bianca e calcare corallino con portoni di legno intarsiati e decorati con motivi indiani e arabi, le moschee e le enormi case arabe dalle caratteristiche porte di legno.




lunedì 1 marzo 2010

Il caffè africano è il nuovo oro nero

tratto da www.amicidelcaffe.it Notizie, curiosità, approfondimenti sul caffè

Brazzaville, 25 feb. – Prima derrata scambiata nel mondo, con una quota del 4% nel commercio mondiale di prodotti agricoli, il caffè è la seconda materia prima commercializzata, dopo il petrolio e davanti al grano. Per l’Africa il caffè può rappresentare il nuovo oro nero, ma affinché ciò accada occorre far crescere la qualità del prodotto esportato. In Africa le terre coltivate a caffè sono circa 3,4 milioni di ettari. Il primo produttore è la Costa d’Avorio […] seguita dall’Etiopia e dall’Uganda […].


Nel continente africano oltre 8 milioni di persone lavorano nell’industria del caffè. Rimangono, tuttavia continua a leggere

Segui la RASSEGNA STAMPA curata dagli Amici del Caffè

domenica 29 novembre 2009

Attorno al fuoco con gli Acholi

Attorno al fuoco con gli Acholi è il titolo della mostra fotografica allestita a scopo umanitario a Cupra Marittima, dal 06 dicembre al 06 gennaio presso la Galleria Marconi in c.so Vittorio Emaneule 70. L'installazione si compone di circa 70 foto inedite sulla vita nei campi profughi del nord Uganda, esposte per raccogliere fondi da destinare alla tribu' degli Acholi, in particolare per i progetti che l’Associazione Casa della Speranza sta realizzando nella parrocchia di Atanga distretto di Pader.
La mostra fotografica sarà inaugurata domenica 06 dicembre alle ore 15:00 dal vescovo della diocesi di San Benedetto del S.E. Gervasio Gestori e dal Presidente della Provincia di Ascoli Piceno Piero Celani, ed è organizzata con il patrocinio della Provincia di Ascoli Piceno, del Comune di Comunanza e del Comune di Cupra Marittima.



“Abbiamo scelto di raccontare la vita quotidiana degli Acholi - un ideale cammino, dal mattino fino a sera. Sia la scelta delle inquadrature, sia la decisione di privilegiare alcuni aspetti piuttosto che altri, riflettono un preciso intento: porgere il sorriso e la dolcezza che si riesce a cogliere sul viso degli Acholi, nonostante anni di violenze ripetutamente subite”. (Pietro Antonelli)

L'iniziativa nasce dal desiderio di aiutare concretamente questo popolo che per venti anni ha vissuto nei campi profughi a causa dei violenti scontri armati tra i guerriglieri di Lord Resistance Army e le forze governative ugandesi.
Il conflitto ha costretto la popolazione del Nord Uganda a vivere in campi per sfollati. In questo periodo 100 mila persone sono morte, 25 mila bambini sono stati rapiti per combattere, un milione e mezzo di persone sono state costrette a lasciare le loro case e a vivere in accampamenti per rifugiati.
In una recente intervista il Vice-Segretario Generale dell'ONU Jan Egeland ha così commentato: " Quello del nord Uganda è uno dei peggiori disastri umanitari del mondo e noi, come Nazioni Unite, abbiamo fatto troppo poco ".
Da circa due anni sono iniziati i peace talks, dialoghi di pace, tra il Governo dell'Uganda e i ribelli. Questa tregua ha consentito alla popolazione di cominciare una lenta rinascita, anche se ancora oggi gran parte degli Acholi vive nei campi profughi e la paura ed il terrore non sono scomparsi.
La mostra è stata ideata per un duplice scopo: informare l'opinione pubblica e raccogliere un aiuto concreto da destinare alla parrochia di Atanga.
I liberi contributi raccolti tramite la vendita delle fotografie saranno consegnati a Don Ciprian Ocen P’Akece e verranno utilizzati a finanziare le seguenti iniziative: Dispensario Medico, Nursery, sostegno allo studio .


Vi aspettiamo numerosi presso la Galleria Marconi di Cupra Marittima con l'augurio che presto il popolo degli Acholi possa trovare una stabile serenità di vita.


scheda tecnica
curatore Pietro Antonelli
ufficio stampa Dario Ciferri
relazioni esterne e promozione delle attività Marco Croci
fotografiaMarco Biancucci©

orario: lunedì-sabato dalle 16 alle 20

Galleria Marconi di Franco Marconi
C.so Vittorio Emanuele, 70
63012 Cupra Marittima (AP)
tel 0735778703
e-mail galleriamarconi@vodafone.it
web www.siscom.it/marconi

Casa della Speranza
CCP 78125420
tel. 338 5076893
email info@casadellasperanza.org
web www.casadellasperanza.org

giovedì 15 gennaio 2009

Regus: nuovo centro a Dakar, Senegal. Opportunita' nei mercati emergenti


The Regus Group:
Regus individua opportunità nei mercati emergenti e apre un nuovo centro a Dakar, in Senegal
La crisi finanziaria spinge le aziende a esplorare nuovi mercati

The Regus Group (LSE: RGU), importante fornitore globale di soluzioni per gli spazi lavorativi, sta identificando mercati emergenti da cui ci si aspetta un buon rendimento durante questa incerta congiuntura economica, ed ha annunciato oggi l'apertura del suo primo centro a Dakar, in Senegal.
Il Senegal è un paese della costa occidentale africana con una popolazione di oltre nove milioni di persone, ed è considerato porta d'accesso sul continente, confinando con Oceano Atlantico, Mauritania, Mali, Guinea e Guinea-Bissau. La capitale, Dakar, conta circa 2,5 milioni di residenti ed è situata nel punto più occidentale del Paese. Ex capitale
dell'Africa occidentale, il Senegal ospita circa 50 mila europei (per lo più francesi).
Il rafforzamento delle infrastrutture, compresi trasporti, telecomunicazioni e sistemi di comunicazione, sta contribuendo all'aumento dell'attività economica nel Paese, situazione che ci si attende prosegua negli anni a venire. Se si aggiunge a questo la stabilità politica, insieme al crescente interesse nelle importazioni come il petrolio e le attrezzature per estrazione di gas e raffinazione, estrazione mineraria, telecomunicazioni e macchinari agroindustriali, risulta chiaro che la regione offre ottime opportunità dal punto di vista commerciale.
L'amministratore delegato di Regus, Mark Dixon, ritiene che le imprese cercheranno di estendere il loro business ai paesi emergenti e ai mercati in via di sviluppo per gestire al meglio questa difficile congiuntura economica. "Le imprese orientate al mercato sono in cerca di nuovi canali e opportunità che consentano loro di non rinunciare ai ricavi anche durante periodi di crisi come questo."
"Regus offre tutto ciò che serve per aprire uffici satellite a Dakar a fronte di spese in conto capitale minime. Il nostro modello rappresenta così un modo di entrare in un mercato nuovo riducendo i rischi. I clienti avranno accesso a spazi ufficio completamente arredati e attrezzati che consentiranno loro di disporre immediatamente e a costi ridotti una presenza a Dakar", ha aggiunto Dixon.
Il centro Regus sorgerà nel cuore del quartiere degli affari di Dakar, nell'area commerciale nota come Plateau. Il palazzo Azur è ben costruito e attrezzato e sorge in prossimità dell'aeroporto internazionale, della stazione ferroviaria, delle principali arterie stradali e di eleganti alberghi della città. Esso offrirà accesso a Internet ad alta velocità, uffici, sale conferenze e indirizzi aziendali. Il personale Regus offrirà inoltre un supporto amministrativo completo comprendente servizi di reception e portineria, sala riunioni e supporto tecnico.
Spesso l'ingresso in un Paese dell'Africa centrale o occidentale spiana la strada agli operatori per l'ingresso in altri Paesi della regione. Le aziende che apriranno un ufficio a Dakar con Regus potranno quindi perseguire con facilità altre opportunità commerciali nel continente.
"Ci siamo assunti l'impegno di lavorare nei Paesi emergenti e di aiutare i nostri clienti a essere il più produttivi possibile", ha commentato Dixon. "Abbiamo recentemente annunciato nuovi centri a Macao, Cina e Asuncion, Paraguay - un'altra dimostrazione della nostra volontà di sondare nuovi territori e nuovi mercati."

Regus Group in breve
The Regus Group è il maggior fornitore al mondo di soluzioni innovative per gli spazi lavorativi, con una gamma di prodotti e servizi che va dagli uffici completamente attrezzati alle sale riunioni professionali, dalle business lounge alla più grande rete di sale per videoconferenze. The Regus Group offre un nuovo modo di lavorare, che sia da casa, in viaggio o in un ufficio.
Clienti come Google, GlaxoSmithKline, IBM, Nokia e Accenture si uniscono a migliaia di piccole e medie aziende in crescita che hanno tratto vantaggio dall'outsourcing delle loro esigenze di uffici e spazi lavorativi, affidandole al The Regus Group per potersi concentrare sul proprio core business.
Ogni giorno, oltre 400.000 clienti si avvalgono delle strutture del Regus Group disseminate in mille sedi, 450 città e 75 paesi, con una presenza globale che consente a singoli individui e aziende di lavorare ovunque, con qualsiasi modalità e in qualsiasi momento.

per maggiori informazioni: Nathalie Renson, +33(0)1-70-92-39-37, nathalie.renson@regus.com

venerdì 9 gennaio 2009

Gift Day: Dona il tuo regalo per il futuro delle comunità africane

Gift Day
"Dona il tuo regalo" per sostenere il futuro delle comunità africane

Gara di solidarietà promossa da Poste Italiane e MasterCard a favore di AMREF, Fondazione Africana per la Medicina e la Ricerca Oggi a Piazza Farnese, dalle ore 11 fino alle 19

Roma, 11 gennaio 2009 - Oggi, domenica 11 gennaio, piazza Farnese farà da splendida cornice al "GIFT DAY - Dona il tuo regalo", un evento ricco di sorprese e momenti musicali che dalle ore 11 alle 19, nel cuore della Capitale, offrirà a tutti la possibilità di donare i regali ricevuti a Natale ­ apprezzati o meno. L'evento, organizzato da Poste Italiane e MasterCard a favore di AMREF, la principale organizzazione sanitaria no profit del continente africano, vedrà grandi artisti alternarsi su due palchi allestiti per l'occasione: dai comici di Zelig come Gabriele Cirilli a Marco Marzocca, dai ragazzi di High School Musical a Lillo e Greg insieme alla Blues Willis Band: un momento di festa e solidarietà con uno spettacolo d'eccezione! Tutti i doni raccolti nel corso della giornata saranno messi all'asta su eBay a partire da lunedì 12 gennaio, e il ricavato sarà interamente devoluto al sostegno del progetto "Children in need", un programma di recupero a favore dei ragazzi di strada delle baraccopoli di Nairobi che AMREF gestisce da dieci anni nella capitale del Kenya.
"Siamo molto contenti di aver affiancato AMREF e Poste Italiane in questa iniziativa benefica ­ dichiara Gaetano Carboni, General Manager European Regional Accounts MasterCard Europe ­ Riciclare regali oramai è un trend diffuso anche qui in Italia e siamo orgogliosi che questo fenomeno sia declinato per aiutare chi ne ha bisogno. Organizzare questa splendida giornata ci ha dato la possibilità di sostenere un progetto molto importante e soprattutto abbiamo riscontrato un fortissimo interesse e coinvolgimento anche da parte di tutti gli artisti che vi partecipano".
"Il sostegno all'iniziativa ribadisce la missione e il forte radicamento sul territorio di Poste Italiane ­ dichiara l'Amministratore delegato di Poste Italiane, Massimo Sarmi ­ La solidarietà è infatti un principio che determina azioni mirate anche ad agevolare l'integrazione tra realtà geografiche e culturali differenti. La presenza di Poste Italiane alla manifestazione esprime dunque la volontà di sensibilizzare le coscienze alla costruzione di un futuro più rassicurante per tutti i popoli. Il progetto condiviso, inoltre, attribuisce al dono il valore di un concreto atto d'amore". Fondata nel 1957 a Nairobi per iniziativa di tre chirurghi, AMREF, fondazione africana per la medicina e la ricerca, oggi impiega in Africa oltre 800 persone ­ per il 97 per cento africani ­ e gestisce nel continente circa 140 progetti di sviluppo.

"Il nostro obiettivo ­ spiega il Direttore generale di AMREF Italia, Tommy Simmons ­ è quello di migliorare la salute delle popolazioni africane attraverso il coinvolgimento diretto delle comunità, del personale e dei sistemi sanitari locali, per assicurare risultati duraturi nel tempo. Da più di mezzo secolo possiamo farlo grazie alla generosità di tanti privati cittadini e alla collaborazione fondamentale di aziende come Poste Italiane e MasterCard".

MasterCardEurope
MasterCard Europe è la società responsabile della gestione delle attività di MasterCard Worldwide in Europa. Con sede a Waterloo, Belgio, MasterCard Europe opera in 51 paesi organizzati amministrativamente in tre aree commerciali che costituiscono la Single Euro Payments Area (SEPA), mercati maturi e mercati in via di sviluppo europei che si estendono fino al confine orientale della Russia. Attraverso la propria rete di uffici locali, MasterCard Europe comprende e soddisfa le diverse esigenze dei clienti appartenenti a settori di mercato molto diversi tra loro in tutta Europa, permettendo a ciascuno di condurre le attività nella propria lingua. Attraverso MasterCard Worldwide, MasterCard Europe offre ai propri clienti e consumatori europei un accesso ai principali servizi di pagamento in tutto il mondo. MasterCard favorisce lo sviluppo del commercio globale fornendo un collegamento tra istituzioni finanziarie, operatori economici, titolari di carta ed esercenti in tutto il mondo. MasterCard, in qualità di franchisor, processor e consulente, sviluppa e commercializza soluzioni di pagamento, elabora oltre 18 miliardi di transazioni l'anno e fornisce analisi e servizi di consulenza di eccellenza nel settore a istituzioni finanziarie, clienti ed esercenti. Attraverso la propria gamma di marchi, incluso MasterCard®, Maestro® e Cirrus®, MasterCard Worldwide offre i propri servizi a consumatori e operatori economici in oltre 210 paesi e territori. Ulteriori informazioni sono disponibili su www.MasterCardworldwide.com.

AMREF
In mezzo secolo di attività AMREF ha soccorso, curato e istruito milioni di persone. Per sostenere i suoi progetti in Africa si può effettuare una donazione sul c/c postale 350 23 001 intestato a AMREF Italia Onlus, con bonifico bancario (codice IBAN IT19 H01030 03202 000001007932) oppure con carta di credito, telefonando allo 06-99704650, e online sul sito www.amref.it.

Poste Italiane
Poste italiane è il più grande Gruppo di servizi del Paese. Grazie alla capillare presenza sul territorio nazionale, Poste Italiane è in grado di offrire prodotti e servizi integrati di comunicazione, logistici e finanziari che soddisfano le esigenze di una clientela estremamente diversificata garantendo standard di qualità certificati e in linea con quelli dei principali Paesi europei. Fanno parte del Gruppo Poste Italiane: il Gruppo SDA che offre servizi di corriere espresso, logistica, motorecapito urbano; PosteMobile l'operatore di telefonia mobile che con i suoi servizi esclusivi ad alto valore aggiunto trasforma il cellulare in un "portafoglio elettronico"; Postecom che sviluppa e gestisce i servizi Internet di Poste Italiane; PosteVita e BancoPosta Fondi SGR, che offrono rispettivamente polizze vita e fondi di investimento; Postel, leader europeo nella posta elettronica "ibrida" e nel settore del document processing.

Contatti:
MasterCard Europe V
Valentina Saffioti
Tel. 064925 9239
SAY WHAT
Cristina Pasquini
Tel.0231911836 E-mail c.pasquini@saywhat.it
Vania Mandelli Tel. 0231911381
Poste Italiane Pierpaolo Cito
Tel. 0659589008
AMREF Simone Ramella
Tel. 0699704664

giovedì 17 luglio 2008

Mobile Revolution in Africa

Mobile Revolution in Africa

La discussione in merito a questo tema si è evoluta tra i miei amici che continuano a sostenere che portare questo tipo di tecnologia in Africa sia assolutamente non necessario ne' prioritario.

Questa visione, è limitata, o meglio ristretta ad una mentalità chiusa nell'ottica di un'evoluzione intesa come "processo evolutivo simile al nostro".
A questo si aggiunge anche una visione fortemente veicolata dai nostri media del problema.
Vorrei fare una premessa a scanso di equivoci.

Sono ben cosciente delle condizioni in cui versano alcune zone di questo continente, ma questo vuol essere l'inizio di un dibattito che ha come obiettivo quello di pensare e far pensare ai metodi alternativi che si stanno utilizzando e che sono in fase di sviluppo, per poter far trarre benefici a quanti non hanno le possibilità di comunicare. Spesso questo significa non avere la possibilità di fornirsi dei beni di sussistenza primari, di medicinali o semplicemente non avere la possibilità di controllaregli eventi.

Secondo quanto riporta Stefano Montefiori del Corriere della Sera, negli ultimi 5 anni l'Africa è stato il mercato di telefonia mobile più in crescita al mondo:

[..]Negli ultimi cinque anni l'Africa è stato il mercato di telefonia mobile più in crescita al mondo e in Nigeria, in particolare,cresce del 100 per cento l'anno. La prima telefonata al cellulare in Africa è stata fatta in Congo (allora Zaire) nel 1987; oggi in 19 Paesi africani tre quarti di tutti i telefoni sono Gsm e gli utenti nel Continente sono 82 milioni (su una popolazione di 700 milioni). L'invasione dei cellulari può essere giudicata come l'ennesima, definitiva violenza dell'Occidente all'identità del Continente nero, ma uno studio della London Business School indica che, in un Paese sottosviluppato, un aumento di 10 telefonini per ogni 100 persone equivale a una crescita dello 0,6 per cento del prodotto interno lordo. La mania per i cellulari, che in Occidente significa anche fastidio e maleducazione, in Africa potrebbe] essere motore di sviluppo.[..]

Il presidente del Senegal Abdoulaye Wade, nel settembre 2004 ha introdotto in una
conferenza stampa al Palazzo di Vetro dell'ONU dicendo: "Ci sono più linee telefoniche a Manhattan che in tutta l'Africa".

Wade e altri rappresentanti sono ben coscienti della necessità di non perdere le occasioni della rivoluzione tecnologica, per questo hanno chiesto di unire le forze e dar vita ad un Fondo di respiro internazionale che possa dare una mano ai cittadini dei paesi poveri per acquistare telefoni cellulari ed ottenere l'accesso ad Internet.
L'uso della telefonia mobile viene ritenuto da questi capi di stato essenziale in molte aree africane, laddove mancano totalmente le infrastrutture di rete fissa.

Come spiega anche il Times, oggi salverebbero più vite i cellulari che le medicine, cosa che fa notare anche mobileactive.org:

[..]Mobile phones have emerged as a campaign organizing tool across traditional socio-economic and cultural boundaries. There are numerous examples from all over the world where cell phone campaigns have swung elections through innovative get-out-the-vote activities, have been used to ensure impartial elections through monitoring, have resulted in massive collective action to free political prisoners, and are being used in public health strategies.[..]

Assolutamente interessante anche l'articolo della Banca Mondiale sull'evoluzione che racconta come l'Africa stia diventando il luogo dove far arrivare gli investimenti dei paesi orientali in forte via di sviluppo, nella fattispecie cina e India. Eccone un estratto interessante e che vi riassume un po' l'articolo:

[..]"It is imperative that both sides of this promising South-South economic relationship address asymmetries and obstacles to its continued expansion through reforms," noted Broadman, "This is not only in the best interests of Africa's economic development, but in China and India's own economic fortunes." [..]

Il ghana, nazione sub-saharana che viene ricordata essenzialmente per la sua squadra di calcio, sta portando avanti un processo di sviluppo incentrato essenzialmente sul settore dell'ICT. Sempre la Banca mondiale, racconta questo processo evolutivo:

[..]Ghana was one of the first countries in Sub-Saharan Africa to undertake a program of liberalization in the telecommunications sector in the mid 1990s. Since then, significant improvements have occurred which have led to the growth of the ICT sector, particularly over the past five years. The result is an unprecedented explosion in overall telephone penetration, from 4.7% in 2003 to 20% in June 2006.[..]

La notizia (ed ovviamente il business che ci sta dietro) è così rilevante che anche di recente se ne continua a parlare. Il New York Times, per esempio lo fa qui, segnalando anche il trend di crescita di questo settore attraverso un grafico (di lato).

Lo fa il Guardian, ZDnet, e tanti altri, ma risulta interessante anche questo articolo dell'UNESCO.

Insomma, come potete vedere, ho cercato di raggruppare poche fonti ben scelte attraverso una ricerca di pochi minuti sul web per dimostrare a quanti ancora non ci credano che questa rivoluzione è in atto ed è sempre più massiccia.

Con questo passerei a voi il testimone, ricordando a quanti credano ancora nei servizi strazianti che puntualmente passano in TV di iniziare a pensare con la propria testa e ottenere in maniera alternativa informazioni attraverso i mezzi che oggi noi occidentali "evoluti" abbiamo a disposizione.

Giovanni Calia
giovanni.calia [
at] gmail.com

fonte: http://estrablog.net/2006/09/22/mobile-revolution-in-africa/



Cellulari e Paesi in Via di Sviluppo

Imparare da coloro che ignoriamo

Durante la recente conferenza di Steve Jobs per il lancio dell'iPhone 3G la cosa che mi ha sopreso di più è stata la quantità di paesi "non occidentali" in cui il telefono della Apple verrà distribuito. Ho trovato questa cosa straordinaria.

Quelle che per noi sono applicazioni "divertenti" o futili, in luoghi come l'Africa o il sud America possono risultare di straordinaria e fonamentale importanza.

Pensate alla quantità di cose che si possono fare grazie alla possibilità di muoversi e georeferenziare i contenuti su una mappa tramite il GPS integrato in paesi come la Guinea, il Mali, il Botswana, il Cameroon, il Niger, il Macau,il Keya, il Senegal oppure il Perù o la Colombia (tanto per citare alcuni dei Paesi in cui il telefono della Apple arriverà in luglio).

In questi paesi, ripeto ancora, l'abbattimento del digital divide passa dalle tecnologie mobili proprio perchè mancano quasi del tutto infrastrutture di telefonia fissa, e quindi manca l'internet via cavo.

Le molte applicazioni sviluppate sui cellulari permetteranno alle economie dei Paesi africani di svilupparsi più rapidamente, come hanno dimostrato in questi ultimi due anni progetti delle principali organizzazioni non governative. Servizi di comunicazione via cellulare che hanno contribuito ad accrescere la produttività delle comunità rurali in Uganda, o i primi servizi di pagamento tramite cellulare che diventano preziosi strumento per i piccoli commercianti di Sud Africa, Senegal e Kenya. Non un modo per connettersi a internet, o almeno all'internet come la conosciamo noi, anche perchè il parco telefoni disponibile nei Paesi emergenti non è certo di ultima generazione. Ma un modo per mettersi comunque in comunicazione con gli altri, il che aiuta non solo l'economia, ma la costituzione stessa di una società.*

Il 58% delle persone che possiedono un cellulare vive in Africa. Una delle ragioni di questa diffusione è il grande mercato dell'usato. Molti di questi telefoni, scartati dai mercati europei o giapponesi perché ormai fuori moda o perché soppiantati dai modelli di ultima generazione, vengono inviati ai paesi in via di sviluppo. In Gran Bretagna, ci sono voluti 15 anni perché i telefoni mobili riuscissero a superare quelli fissi, mentre in Tanzania questo ricambio è avvenuto in 5 anni. Se la diffusione della telefonia mobile continuerà con questo ritmo si pensa che nel 2010 i cellulari in circolazione saranno 4 milioni.

Per venire incontro a questo nuovo mercato gli operatori si stanno attrezzando con particolari proposte confezionate sulla base delle necessità degli abitanti di quelle zone.

Le principali aziende telefoniche mondiali offrono ai propri clienti la possibilità di ricevere denaro contante anche nelle zone più remote del continente, grazie a un semplice messaggio di testo.

Molti africani che vivono nelle zone rurali dipendono infatti dal denaro inviato loro dai familiari che lavorano nelle città, ma spesso devono percorrere centinaia di chilometri a piedi prima di riuscire a entrare in possesso del contante. In Kenya, ad esempio, chi lavora in città si affida agli autisti degli autobus per far arrivare il denaro ai propri parenti. Anche chi ha un conto corrente in banca, oggi pochissimi rispetto ai 950 milioni di africani, non dispone facilmente del proprio denaro a causa della mancanza di sportelli nelle zone di campagna. Se gli sportelli bancari sono rari, i telefoni cellulari sono invece ormai milioni, per cui le compagnie di telecomunicazione stanno favorendo la trasformazione del cellulare da semplice ricevitore di chiamate a uno strumento capace di trasformare l'economia africana. I servizi noti come "mobile banking" o "m-banking" consentono infatti di trasferire contanti attraverso un semplice messaggio di testo, facendo affidamento sulla rete di rivenditori locali, che già vendono le carte di ricarica telefonica, per la consegna del denaro.

Lo scorso marzo, l'azienda Orange, di proprietà di France Telecom, ha lanciato il servizio 'Orange Money' nella Costa d'Avorio, dove solo il 7% della popolazione ha un conto corrente. I clienti possono depositare il denaro utilizzando la rete di rivenditori locali e inviarlo con un sms a persone registrate come clienti della stessa azienda, che lo ritirano poi dal rivenditore più vicino. La Vodafone ha lanciato lo scorso anno in Knya il servizio M-Pesa e oggi conta oltre due milioni di clienti. Orascom, che opera in Algeria, Tunisia, Egitto e Zimbabwe, ha annunciato l'intenzione di avviare presto l'm-banking, mentre il principale operatore di telefonia mobile del continente, MTN, ha già avviato le operazioni di mobile-banking in diverse aree del continente, tra cui il Sudafrica.

Stando a quanto riportato dal Guardian, presto comincerà a operare sul mercato africano anche la principale azienda di m-banking mondiale, Monitise, che ha sede nel Regno Unito. Lo scorso maggio ha infatti siglato l'accordo con l'organizzazione "Made in Africa", che sostiene lo sviluppo del continente, per operare in Uganda, Tanzania, Ruanda, Burundi, Repubblica Democratica del Congo, Sudan, Kenya e Zambia.* (per approfondire clicca qui)

Questi apparati promuovono inoltre le piccole imprese come nel caso delle comunità rurali dell'Uganda, del Senegal o del Kenia. In questi paesi in via di sviluppo, dove le distanze sono realmente enormi, dove il mercato della telefonia fissa è stagnante e un grande fetta della popolazione non ha modo di comunicare, i cellulari facilitano molto la vita alle persone che lavorano. E' il caso dei venditori al mercato o dei pescatori che utilizzano il cellulare per sapere dove si trova la verdura al prezzo minore o quale nave attraccherà per prima al porto e che tipo di pesce trasporta. Tutti modi sorprendenti di utilizzare questi piccoli apparati che in pochi anni sono diventati indispensabili per le nostre vite.

Se un pessimista è un ottimista che ha terminato l'apprendimento*, la sensazione che ho oggi dell'Italia è quella di un paese drammaticamente pessimista.

Credo che dovremmo imparare qualcosa da quello che sta succedendo in queste parti del mondo. Il problema del Digital Divide non è un problema a noi estraneo. Ci sono situazioni (che personalmente conosco molto bene) tanto nel sud quanto nel nord Italia che non possono prescindere dalla risoluzione di questo "nuovo male" per poter pensare di costruire un'economia solida e lungimirante.

Giovanni Calia
mail: giovanni.calia [at] gmail.com

Fonte: http://estrablog.net/tag/cellulari-usati/

mercoledì 7 maggio 2008

Cipsi a Civitas Acqua e Africa



COMUNICATO-STAMPA

IL CIPSI PRESENTE NEL “MOSAICO” DI CIVITAS 2008,
A PADOVA DALL’8 ALL’11 MAGGIO.
LA PIAZZA DELLA SOLIDARIETA’, DELL’ECONOMIA SOCIALE E CIVILE OSPITERA’ LE CAMPAGNE SULL’ACQUA E SULL’AFRICA.
PREVISTI ANCHE DUE SEMINARI


Roma, 6 maggio 2008 - Il Cipsi - coordinamento di 45 associazioni di solidarietà internazionale- sarà presente alla XIII edizione di Civitas, la piazza della Solidarietà, dell’Economia Sociale e Civile, che si svolgerà a Padova dall’8 all’11 maggio. La manifestazione quest’anno ospiterà infatti lo stand della campagna “Libera l’acqua”, volta a promuovere il diritto all’acqua come bene comune dell’umanità, e le 70 sagome di persone africane che stanno viaggiando in questi mesi nella mostra itinerante “Persone. Africa, società civile e cambiamento” promossa dal Cipsi e Chiama l’Africa.
Sono inoltre previsti due seminari di approfondimento delle tematiche toccate dalle due campagne. Venerdì 9 maggio alle ore 15.00 a Padova Fiere, via N. Tommaseo 59 - Padiglione 8, Sala 8/B si terrà “L’Africa che ha precorso i dritti dell’uomo” a cura di Cipsi e Chiama l’Africa. L’Africa ha una lunga storia, troppo spesso ignorata. E’ in Africa che ha avuto inizio la storia dell’umanità. Ed è in questo continente, a Kurukan Fuga, che nel 1236 il grande imperatore Sundjata ha redatto una costituzione che anticipa la stessa carta universale dei diritti umani e propone forme istituzionali attraverso le quali etnie diverse potevano convivere e collaborare insieme. Partecipano al seminario:
Antonio Papisca, Centro Diritti Umani, Università di Padova
Djibril Tamsir Niane, scrittore e storico guineiano
J. Leonard Touadi, giornalista e parlamentare
Jacqueline Coulibaly in Ki-Zerbo, Burkina Faso, impegnata a livello sindacale e presidente del Partneriato tra Uomini e Donne per lo Sviluppo Africano (PARTEHFDA)
Guido Barbera, presidente Cipsi
Modera: Eugenio Meandri, coordinatore di Chiama l’Africa

Sabato 10 maggio alle ore 10.00 il Padiglione 8, Sala 8/B di Padova Fiere ospiterà “Libera l’acqua. Riconosci un diritto, portalo a tutti”. Gli Obiettivi del Millennio per lo sviluppo propongono di garantire entro il 2015 il dimezzamento del numero degli abitanti del pianeta senza accesso all’acqua potabile e ai servizi igienici adeguati. A sette mesi dal 60° anniversario dei diritti umani (10 dicembre 2008), il Cipsi intende richiamare le responsabilità della comunità internazionale rispetto alla mancata concretizzazione del diritto all’acqua per tutti. Partecipano al seminario:
Maurizio Chierici, giornalista del quotidiano “L’Unità”, coordinatore
Guido Barbera, presidente Cipsi
Riccardo Petrella, docente universitario, fondatore del comitato internazionale Contratto Mondiale sull’Acqua
Ron, cantante, testimonial della campagna Libera l’Acqua
Don Gianni Fazzini, pastorale per gli stili di vita, Diocesi di Venezia
Andrea Razzini, amministratore delegato Veritas Venezia
Tiziano Butturini, promotore Casa dell’Acqua, presidente Tasm – Tutela Ambientale Sud Milanese

Quest’anno
Civitas lancia la proposta di lavorare al mosaico: un insieme di tessere- realtà, istituzioni, famiglie, individui, organizzazioni, imprese- che, seppur autonome disegnano profili unici nei panorami delle città e del mondo. Ogni tassello della società vive di vita propria, persegue obiettivi specifici ed attiva strategie e pratiche personalissime. Ma è proprio l’unione di tante identità diverse che concorre a formare la città in cui viviamo, il nostro mondo e il percorso che sta tracciando. Ed è a partire da questo che possiamo aggiustare la traiettoria, favorire l’incontro, scoprirci un unico tutto a partire da migliaia di volti diversi.

Per informazioni e per visionare il programma completo della manifestazione:
www.civitasonline.it

Info: CIPSI, via Colossi, 53 - 00146 Roma
Tel.: +39.06.5415730/ Fax: +39.06. 59600533
Mail: ufficiostampa@cipsi.it
Web: www.cipsi.it / www.chiamafrica.it



.cipsi | Coordinamento di Iniziative Popolari di Solidarietà Internazionale
Nicola Perrone | Ufficio Stampa | Rivista Solidarietà Internazionale Via Colossi, 53 - 00146 Roma | T 06.5414894 | F 06.59600533 | M 3290810937 | E ufficiostampa@cipsi.it

lunedì 14 aprile 2008

Essentia a ITU TELECOM Africa 2008

Essentia sarà presente presso ITU TELECOM Africa 2008



Essentia sarà presente all'evento espositivo ITU TELECOM Africa, in programma presso il centro espositivo del Cairo (Cairo International Convention and Exhibition Centre (CICC), dal 12 al 15 Maggio 2008.

ITU TELECOM Africa, rappresenta una delle più importanti manifestazioni del settore delle telecomunicazione, organizzate in Africa.

Gli espositori all'evento, provenienti da tutto il mondo, saranno oltre 150.

Essentia sarà presente alla manifestazione presso lo stand di TeleTech, azienda egiziana leader nel settore delle telecomunicazioni.

Per l'occasione Essentia presenterà le ultime novità nell'ambito delle soluzioni Wifless™ ESS: la nuova famiglia di soluzioni wireless professionali per la realizzazioni di reti di trasporto ed accesso Carrier Grade basate su bande di frequenza non licenziate (HiperLAN, Wi-Fi, ecc...).

ITU TELECOM Africa si svolgerà presso il Centro espositivo del Cairo, dal 12-15 Maggio 2008.

Essentia sarà presente presso lo stand di TeleTech

Hall 4 Stand 4450

per maggiori informazioni:
e-mail: info@essentia.it

giovedì 3 aprile 2008

CIPSI: mostra itinerante AFRICA PERSONE



COMUNICATO-STAMPA

CHIAMA L’AFRICA E CIPSI: “UN NUOVO PATTO DI SOLIDARIETA’ CON I POPOLI AFRICANI BASATO SULLA CONOSCENZA E LA RELAZIONE”.

CIRCA CENTO SAGOME DI AFRICANI IN TOUR NELLE PIAZZE ITALIANE.

PARTE LA CAMPAGNA “AFRICA C’È” CON L’EVENTO/MOSTRA ITINERANTE

“PERSONE: AFRICA, SOCIETA’ CIVILE, CAMBIAMENTO”.

CONFERENZA STAMPA DI LANCIO IL 16 APRILE A ROMA.

INAUGURAZIONE A VENEZIA IL 18 APRILE 2008.



Roma, 3 aprile 2008 L’Africa nelle nostre piazze con circa 100 africani, portati da Chiama l’Africa e dal Cipsi, in oltre venti città italiane con riproduzione reale su speciali strutture nella forma di sagome.

Guido Barbera (presidente del Cipsi, coordinamento di 45 associazioni di solidarietà internazionale) ed Eugenio Melandri (coordinatore di Chiama l’Africa) hanno dichiarato: “Abbiamo deciso di rinnovare il nostro impegno nella creazione e nel sostegno di un nuovo patto di solidarietà con i popoli africani basato su una conoscenza reale e soprattutto sulla relazione. Un patto di solidarietà che esige una conoscenza approfondita, soprattutto dei valori e delle caratteristiche positive con gli attori sociali che contraggono il patto. È indispensabile dunque, mettere in atto strumenti di conoscenza. Crediamo che l’Africa è da conoscere, da ascoltare, c’è un’Africa in piedi, che sa correre ed aspettare”.

Circa cento sagome: si tratta di persone - uomini, donne, anziani e bambini - di varia estrazione sociale, molte delle quali attive nella società civile africana, e rappresentate negli abiti delle loro diverse professioni: dal professore al pescatore, passando per la parrucchiera e il giornalista. Tutto ciò sarà accompagnato da varie iniziative parallele diverse da città a città, attività di educazione e promozione di un'Africa positiva nelle scuole, anche con conferenze, corsi, seminari e spettacoli teatrali. Nella piazza insieme alle sagome ci sarà una "casa africana" nella quale sarà possibile conoscere e comunicare attraverso programmi interattivi ed alcuni collegamenti con realtà africane. Incontreremo persone e altre, molto speciali, ne presenteremo. Sarà un giro in cui porteremo con noi l’Africa.
È la nuova iniziativa/mostra itinerante che Chiama l’Africa e il Cipsi propongono alle città italiane, e che comincerà il suo viaggio per il nostro paese con l’inaugurazione a Venezia, il 18 aprile 2008
(Campo Santa Margherita). La conferenza-stampa di lancio è prevista il 16 aprile a Roma, presso la sala della FNSI (1° PIANO)in corso Vittorio Emanuele II n. 349.

Le sagome di persone africane ad altezza d’uomo entreranno nelle nostre piazze per mettersi in comunicazione con noi. In mezzo a queste sagome di persone africane ce ne saranno alcune autospecchianti, in modo che chi cammina per la piazza si senta egli stesso parte del gruppo, inserito in questo squarcio di umanità.

Per essere sempre aggiornati sul nostro tour e sulle programmazione di ogni singola città, andate sul nostro sito www.chiamafrica.it e www.cipsi.it
Alcune delle città in calendario: Genzano 24-26 aprile, Padova 8-11 maggio a Civitas, Ravenna 9-11 maggio, Parma 15-18 maggio. A seguire: Modena, Ferrara, Genova, Piombino, Firenze, Roma, Udine, Trieste, Pordenone, Torino, Milano, Cagliari, Avellino...

Le associazioni (formali ed informali), i sostenitori di Chiama l'Africa e gli Enti Locali interessati ad aderire alla Campagna portando l'evento PERSONE nella propria città o ad avere ulteriori informazioni possono scrivere a Cipsi, Valeria Viola roma@chiamafrica.it <mailto:roma@chiamafrica.it> o telefonare allo 06.54.15.730



.cipsi | Coordinamento di Iniziative Popolari di Solidarietà Internazionale
Nicola Perrone | Ufficio Stampa | Via Colossi, 53 - 00146 Roma | T 06.5414894 | F 06.59600533 | M 3290810937 | E ufficiostampa@cipsi.it

martedì 18 marzo 2008

SPRECO MENO SUBITO: DEMETRIO ALBERTINI TESTIMONIAL DI AMREF AD ECORADIO

AD ECORADIO "SPRECO MENO SUBITO": DEMETRIO ALBERTINI TESTIMONIAL DI AMREF


Ognuno di noi può fare tanto per ridurre gli sprechi d'acqua e aiutare l'Africa, che di acqua ne ha pochissima". Così, ai microfoni di Ecoradio, Demetrio Albertini, ex calciatore e attuale vicepresidente della Figc, spiega perché ha deciso di fare da testimonial alla campagna "Spreco meno subito".

Un'iniziativa ideata da Amref per sensibilizzare l'opinione pubblica sul cattivo uso che l'occidente fa dell'acqua e per raccogliere fondi a favore di progetti nel continente nero.

"Amref mi ha convinto martellandomi con un dato: – scherza Albertini – in Italia usiamo 300 litri d'acqua al giorno, in Africa 20! Bisogna che tutti facciano quello che possono, basta un sms".

Il messaggio in questione va inviato al 48588 da telefono cellulare al costo di 1 euro, o da telefono fisso al costo di 2 euro.

L'ex calciatore non dribbla le polemiche e al giornalista che gli vela l'ipotesi di un'ipocrisia di fondo in campagne i cui testimonial non sono esperti o tecnici ma volti noti, Albertini risponde: "Non mi sento ipocrita, non nascondo che prima sprecavo acqua anch'io, ora ci sto attento e non mi sembra di fare sacrifici ma solo un uso più ragionevole di questa risorsa".

Infine, un parere sulla questione Olimpiadi: "I giochi non vanno boicotatti – dice senza esitazioni l'ex giocatore del Milan – per il semplice fatto che non vanno politicizzati: si tratta di un evento sportivo e come tale deve essere considerato".
Ecoradio
Ufficio Stampa
Via XX Settembre, 4 - Roma
Tel. 06 420 45 248 Fax 06 420 45 249

Disclaimer

Protected by Copyscape


Il CorrieredelWeb.it è un periodico telematico nato sul finire dell’Anno Duemila su iniziativa di Andrea Pietrarota, sociologo della comunicazione, public reporter e giornalista pubblicista, insignito dell’onorificenza del titolo di Cavaliere al merito della Repubblica Italiana.

Il magazine non ha fini di lucro e i contenuti vengono prodotti al di fuori delle tradizionali Industrie dell'Editoria o dell'Intrattenimento, coinvolgendo ogni settore della Società dell'Informazione, fino a giungere agli stessi utilizzatori di Internet, che così divengono contemporaneamente produttori e fruitori delle informazioni diffuse in Rete.

Da qui l’ambizione ad essere una piena espressione dell'Art. 21 della Costituzione Italiana.

Il CorrieredelWeb.it oggi è un allegato della Testata Registrata AlternativaSostenibile.it iscritta al n. 1088 del Registro della Stampa del Tribunale di Lecce il 15/04/2011 (Direttore Responsabile: Andrea Pietrarota).

Tuttavia, non avendo una periodicità predefinita non è da considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n.62 del 07/03/2001.

L’autore non ha alcuna responsabilità per quanto riguarda qualità e correttezza dei contenuti inseriti da terze persone, ma si riserva la facoltà di rimuovere prontamente contenuti protetti da copyright o ritenuti offensivi, lesivi o contrari al buon costume.

Le immagini e foto pubblicate sono in larga parte strettamente collegate agli argomenti e alle istituzioni o imprese di cui si scrive.

Alcune fotografie possono provenire da Internet, e quindi essere state valutate di pubblico dominio.

Eventuali detentori di diritti d'autore non avranno che da segnalarlo via email alla redazione, che provvederà all'immediata rimozione oppure alla citazione della fonte, a seconda di quanto richiesto.

Per contattare la redazione basta scrivere un messaggio nell'apposito modulo di contatto, posizionato in fondo a questa pagina.

Modulo di contatto

Nome

Email *

Messaggio *