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domenica 7 luglio 2019

Restiamo umani.

Arriverà mai il giorno in cui su Facebook la vita di un profugo qualsiasi (che sia un bambino, una donna stuprata e/o incinta, un ragazzo che non arriva ai 30 anni, ecc.) varrà almeno quanto quella di un gattino o cagnolino da adottare?

Arriverà mai un giorno in cui tutti ci commuoveremo e indigneremo perché non solo non viene fatto di tutto per salvare ogni vita umana, ma addirittura si taccia di buonismo chi non si rassegna a tanto indifferente cinismo o, peggio ancora, si criminalizza chi si impegna direttamente per gettare un braccio verso queste persone disperate?

Esseri umani che, prima di morire affogate, non gridano aiuto ma urlano il proprio nome nella speranza che chi eventualmente dovesse sopravvivere potrebbe magari un giorno comunicare la loro triste sorte ai familiari? 

Sappiatele certe cose, voi che quando guardate un film sul nazifascismo come Schindler’s list o Perlasca, vi chiedete come sia mai stata possibile un’era in cui le persone erano così cattive e insensibili al dramma che si perpetuava sotto i propri occhi?

Sappiatelo che i nostri nipoti e pronipoti non si capaciteranno e non ci perdoneranno per cosa stiamo permettendo di fare a Salvini e suoi scagnozzi

#RestiamoUmani



PS: La premessa è stata doverosa perchè ho esplicitato la mia scala di Valori.
La vita umana viene prima di tutto.

Con questo non volevo intendere che la vita umana è l’unica importante e che non bisogna aver rispetto e tutela anche della vita animale (o vegetale: preservare la biodiversità è un imperativo per l’Uomo del Terzo Millennio).

Anche a me è capitato di spendere uno sproposito in operazioni chirurgiche e medicine per un cane.

La mia premessa era per mettere in risalto alcune contraddizioni della nostra società.
Un mondo in cui, giustamente cerchiamo di avere sempre più cura e rispetto per gli animali (soprattutto da compagnia, ma la sensibilità è maggiore anche verso gli animali che entrano nella nostra scala alimentare).

Un mondo in cui la Vita è di per se Valore.
E in questo mondo in cui la Vita di chiunque, da quella di un uomo a quella di un gatto, è degna di rispetto, io non mi capacito per l’indifferenza verso così tante vite umane che muoiono nelle stesse acque in cui noi ci facciamo il bagno.

Se si avesse avuta notizia di una sola barca con un carico di cuccioli affogati, ti immagini l’onda di commozione e indignazione popolare?

Invece ormai siamo tutti assuefatti da bollettini di morti affogati che manco fanno più clamore.

Questo per me è assurdo e angosciante. 

sabato 25 maggio 2019

Al Polmone Pulsante il pittore e poeta Luigi Modesti


Venerdi 31 maggio alle ore 18.30 presso la splendida cornice del Polmone Pulsante, storico salotto culturale attivo dal ’76 nel rione monti alla salita del grillo 21 il pittore e poeta Luigi Modesti presenterà la sua silloge di poesie “Il tempo narra di te” (Europa Edizioni), uscito lo scorso aprile.

venerdì 5 ottobre 2018

Europa Now! Un picnic per rilanciare il patriottismo europeo - Ferrara, Festival Internazionale, 6 ottobre 2013

EuropaNow!
Un picnic per l'Europa
Come fu "rivoluzionario" il Picnic di Sopron che portò in pochi mesi all'abbattimento del Muro di Berlino, questa mobilitazione per rilanciare la battaglia europea contro i "sovranisti"

Ferrara- Festival Internazionale – 6 ottobre ore 13
Sabato 6 ottobre ore 13 il Parco Massari di Ferrara diventerà idealmente il cuore pulsante del Patriottismo Europeo.
Da un'idea del corrispondente francese in Italia Eric Jozsef e di Maurizio d'Amore promotori dell' Associazione EuropaNow!  I partecipanti all'evento di Ferrara nello spirito del "Picnic di Sopron", evento che ha cambiato indelebilmente la storia dell'Europa.
Tra gli aderenti a questa iniziativa e che saranno presenti al "Picnic Pan- Europeo" di Ferrara: Gian-Paolo Accardo (VoxEurop), Ulrike Guérot (European Democracy Lab), Gábor Horávth (Népszava, unico giornale ungherese indipendente ancore attivo), Jacopo Iacoboni (La Stampa), Eric Jozsef (EuropaNow!), Marc Lazar (Sciences Po-Luiss), Marta Lempart (Polish Women's Strike), Jean Quatremer (Libération), Andrea Pipino (Internazionale), Michael Zichy (Universität Salzburg, promotore della manifestazione paneuropa che si terrà nelle principali città europee il 13 ootobre), Gioventù Federalista Europea, garagErasmus.
L'iniziativa è sostenuta tra gli altri da: Stefano Boeri, Daniel Cohn-Bendit, Bernard Guetta,  Dacia Maraini, Paolo Rumiz, Roberto Saviano, Daniele Vicari, Paolo Virzì.
Il primo picnic avvenuto a Sopron nell'agosto 89  fu l'inizio della caduta della "Cortina di ferro";   migliaia di cittadini della Germania dell'Est si riunirono per un picnic nella cittadina ungherese, al confine con l'Austria, per poi attraversare a piedi la frontiera malgrado la presenza dei militari del regime communista.
"In questo periodo in cui tante nuove nuvole nere si addensano sul Continente è giunto il tempo perché tutti i cittadini di buona volontà  si mobilitino dimostrando la volontà di resistere al ritorno delle divisioni, della xenofobia, dell'esclusione, delle discriminazioni e delle barriere", ricorda Eric Jozsef. "come nell'agosto 1989 a Sopron, il tempo è venuto per chiamare i cittadini a organizzarsi  e raggrupparsi per cambiare il corso della Storia. Oggi i partiti estremisti si basano sulla disinformazione, sulla diffamazione e sull'intimidazione. Ma guai a sottostimare il punto d'arrivo tragico di queste politiche.La convivenza civile è seriamente minacciata; non siamo più di fronte a critiche legittime sulle mancanze delle istituzioni di Bruxelles: viene messa in discussione l'esistenza stessa del patto democratico e sociale nato nel dopoguerra".
Per questo EuropaNow! invita tutti a essere presenti al "Picnic Pan-Europeo" il 6 ottobre prossimo a Ferrara. Sarà solo il primo passo. Ma è importante esserci e far vedere che è tempo di agire e di impegnarsi per rilanciare un Patriottismo Europeo. 

mercoledì 13 giugno 2018

Emergenza profughi Aquarius. Lettera al Ministro dell'Interno Matteo Salvini di Gabriele Del Grande

Lettera al Ministro dell'Interno Matteo Salvini
di Gabriele Del Grande

"Confesso che su una cosa sono d’accordo con Salvini: la rotta libica va chiusa. Basta tragedie in mare, basta dare soldi alle mafie libiche del contrabbando. Sogno anch’io un Mediterraneo a sbarchi zero. 
Il problema però è capire come ci si arriva. 
E su questo, avendo alle spalle dieci anni di inchieste sul tema, mi permetto di dare un consiglio al ministro perché mi pare che stia ripetendo gli stessi errori dei suoi predecessori.

Blocco navale, respingimenti in mare, centri di detenzione in Libia
La ricetta è la stessa da almeno quindici anni. 
Pisanu, Amato, Maroni, Cancellieri, Alfano, Minniti. 
Ci hanno provato tutti. E ogni volta è stato un fallimento: miliardi di euro persi e migliaia di morti in mare.

Questa volta non sarà diverso. 
Per il semplice fatto che alla base di tutto ci sono due leggi di mercato che invece continuano ad essere ignorate. 
La prima è che la domanda genera l’offerta. 
La seconda è che il proibizionismo sostiene le mafie.
In altre parole, finché qualcuno sarà disposto a pagare per viaggiare dall’Africa all’Europa, qualcuno gli offrirà la possibilità di farlo. 
E se non saranno le compagnie aeree a farlo, lo farà il contrabbando.

Viviamo in un mondo globalizzato, dove i lavoratori si spostano da un paese all’altro in cerca di un salario migliore. 

L’Europa, che da decenni importa manodopera a basso costo in grande quantità, in questi anni ha firmato accordi di libera circolazione con decine di paesi extraeuropei. 
Che poi sono i paesi da dove provengono la maggior parte dei nostri lavoratori emigrati: Romania, Albania, Ucraina, Polonia, i Balcani, tutto il Sud America. 

La stessa Europa però, continua a proibire ai lavoratori africani la possibilità di emigrare legalmente sul suo territorio. 
In altre parole, le ambasciate europee in Africa hanno smesso di rilasciare visti o hanno reso quasi impossibile ottenerne uno.

Siamo arrivati al punto che l’ultima e unica via praticabile per l’emigrazione dall’Africa all’Europa è quella del contrabbando libico. 
Le mafie libiche hanno ormai il monopolio della mobilità sud-nord del Mediterraneo centrale. 
Riescono a spostare fino a centomila passeggeri ogni anno con un fatturato di centinaia di milioni di dollari ma anche con migliaia di morti.

Eppure non è sempre stato così. 
Davvero ci siamo dimenticati che gli sbarchi non esistevano prima degli anni Novanta? 
Vi siete mai chiesti perché? 
E vi siete mai chiesti perché nel 2018 anziché comprarsi un biglietto aereo una famiglia debba pagare il prezzo della propria morte su una barca sfasciata in mezzo al mare? 
Il motivo è molto semplice: fino agli anni Novanta era relativamente semplice ottenere un visto nelle ambasciate europee in Africa. In seguito, man mano che l’Europa ha smesso di rilasciare visti, le mafie del contrabbando hanno preso il sopravvento.

Allora, se davvero Salvini vuole porre fine, come dice, al business delle mafie libiche del contrabbando, riformi i regolamenti dei visti anziché percorrere la strada del suo predecessore. 
Non invii i nostri servizi segreti in Libia con le valigette di contante per pagare le mafie del contrabbando affinché cambino mestiere e ci facciano da cane da guardia. 
Non costruisca altre prigioni oltremare con i soldi dei contribuenti italiani. 
Perché sono i nostri soldi e non vogliamo darli né alle mafie né alle polizie di paesi come la Libia o la Turchia.

Noi quelle tasse le abbiamo pagate per veder finanziato il welfare! 
Per aprire gli asili nido che non ci sono. 
Per costruire le case popolari che non ci sono. 
Per finanziare la scuola e la sanità che stanno smantellando. 
Per creare lavoro. 
E allora sì smetteremo di farci la guerra fra poveri. 
E allora sì avremo un obiettivo comune per il quale lottare. 
Perché anche quella è una balla. Che non ci sono soldi per i servizi. 
I soldi ci sono, ma come vengono spesi? 
Quanti miliardi abbiamo pagato sottobanco alle milizie libiche colluse con le mafie del contrabbando negli anni passati? 
Quanti asili nido ci potevamo aprire con quegli stessi denari?

Salvini non perda tempo. Faccia sbarcare i seicento naufraghi della Aquarius e anziché prendersela con le ONG, chiami la Farnesina e riscrivano insieme i regolamenti per il rilascio dei visti nei paesi africani. 
Introduca il visto per ricerca di lavoro, il meccanismo dello sponsor, il ricongiungimento familiare. 
E con l’occasione vada a negoziare in Europa affinché siano visti validi per circolare in tutta la zona UE e cercarsi un lavoro in tutta la UE anziché pesare su un sistema d’accoglienza che fa acqua da tutte le parti.

Perché io continuo a non capire come mai un ventenne di Lagos o Bamako, debba spendere cinquemila euro per passare il deserto e il mare, essere arrestato in Libia, torturato, venduto, vedere morire i compagni di viaggio e arrivare in Italia magari dopo un anno, traumatizzato e senza più un soldo, quando con un visto sul passaporto avrebbe potuto comprarsi un biglietto aereo da cinquecento euro e spendere il resto dei propri soldi per affittarsi una stanza e cercarsi un lavoro. 

Esattamente come hanno fatto cinque milioni di lavoratori immigrati in Italia, che guardate bene non sono passati per gli sbarchi e tantomeno per l’accoglienza. 
Sono arrivati dalla Romania, dall’Albania, dalla Cina, dal Marocco e si sono rimboccati le maniche. Esattamente come hanno fatto cinque milioni di italiani, me compreso, emigrati all’estero in questi decenni. 
Esattamente come vorrebbero fare i centomila parcheggiati nel limbo dell’accoglienza.

Centomila persone costrette ad anni di attesa per avere un permesso di soggiorno che già sappiamo non arriverà in almeno un caso su due. 
Perché almeno in un caso su due abbiamo davanti dei lavoratori e non dei profughi di guerra. Per loro non è previsto l’asilo politico. 
Ma non è previsto nemmeno il rimpatrio, perché sono troppo numerosi e perché non c’è la collaborazione dei loro paesi di origine. 
Significa che di qui a un anno almeno cinquantamila persone andranno ad allungare le file dei senza documenti e del mercato nero del lavoro.

Salvini dia a tutti loro un permesso di soggiorno per motivi umanitari e un titolo di viaggio con cui possano uscire dal limbo dell’accoglienza e andare a firmare un contratto di lavoro, che sia in Italia o in Germania. 
E dare così un senso ai progetti che hanno seguito finora. 
Perché l’integrazione la fa il lavoro
E se il lavoro è in Germania, in Danimarca o in Norvegia, non ha senso costringere le persone dentro una mappa per motivi burocratici. 
Altro che riforma Dublino, noi dobbiamo chiedere la libera circolazione dentro l’Europa dei lavoratori immigrati. 
Perché non possiamo permetterci di avere cittadini di serie a e di serie b. 
E guardate che lo dobbiamo soprattutto a noi stessi.

Perché chiunque di noi abbia dei bambini, sa che cresceranno in una società cosmopolita. Già adesso i loro migliori amici all’asilo sono arabi, cinesi, africani. Sdoganare un discorso razzista è una bomba a orologeria per la società del domani. 
Perché forse non ce ne siamo accorti, ma siamo già un noi. 
Il noi e loro è un discorso antiquato. Un discorso che forse suona ancora logico alle orecchie di qualche vecchio nazionalista. 
Ma che i miei figli non capirebbero mai. 
Perché io non riuscirei mai a spiegare ai miei bambini che ci sono dei bimbi come loro ripescati in mare dalla nave di una ONG e da due giorni sono bloccati al largo perché nessuno li vuole sbarcare a terra.

Chissà, forse dovremmo ripartire da lì. Da quel noi e da quelle battaglie comuni. Dopotutto, siamo o non siamo una generazione a cui il mercato ha rubato il futuro e la dignità? Siamo o non siamo una generazione che ha ripreso a emigrare? 
E allora basta con le guerre tra poveri. Basta con le politiche forti coi deboli e deboli coi forti.

Legalizzate l’emigrazione Africa–Europa, rilasciate visti validi per la ricerca di lavoro in tutta l’Europa, togliete alle mafie libiche il monopolio della mobilità sud-nord e facciamo tornare il Mediterraneo ad essere un mare di pace anziché una fossa comune. O forse trentamila morti non sono abbastanza?"

Pubblicato il 12 giugno 2019 sulla pagina facebook di Gabriele Del Grande



Gabriele Del Grande, blogger e regista italiano, è stato l'ideatore e co-regista del film "Io sto con la sposa", premiato a Venezia e distribuito in cinquanta Paesi.

Nel 2006 ha fondato l'osservatorio sulle vittime delle migrazioni Fortress Europe e da allora non ha mai smesso di viaggiare nel Mediterraneo pubblicando reportage su numerose testate italiane e internazionali sugli eventi riguardanti le morti e i naufragi dei migranti africani nel Mediterraneo nel tentativo di raggiungere l'Europa.

Del Grande è autore dei libri "Mamadou va a morire", "Roma senza fissa dimora" e "Il mare di mezzo"

L'ultima sua inchiesta di giornalismo narrativo è intitolata "Dawla. La storia dello Stato islamico raccontata dai suoi disertori"
"Dawla" in arabo significa Stato ed è uno dei modi in cui i membri dello Stato islamico chiamano la propria organizzazione. 
Del Grande è andato a incontrarli in un avventuroso viaggio partito nel Kurdistan iracheno e terminato con il suo arresto in Turchia.
E ha raccontato le loro storie, legate a doppio filo a quella più grande dell’ascesa e della caduta dello Stato islamico.

martedì 23 gennaio 2018

Una tranquilla giornata di politica italiana.

Risultati immagini per i politici italiani


- Berlusconi dice: "l'Europa è preoccupato (sì, al maschile...) per tutto questo populismo imperante in Italia".
Qualcuno spieghi a nonno Silvio il significato di "populismo".

- Dal suo nuovo blog, Grillo annuncia che è tornato a fare il comico. Ma quand'è che aveva smesso?

- Oggi non ho sentito le idiozie di Salvini.
Mi si sono scaricate le pile dell'apparecchio acustico.

- Sto ancora pensando a Bruno Peres. Non c'è mai limite al peggio

- ...e allora Renzi

Scusatemi, sto tuttora pensando a Bruno Peres, giocatore calciatore professionista in serie A (e nella Maggica, sob!).

martedì 7 novembre 2017

La finanza etica e sostenibile per il futuro dell’Europa: Domani Banca Etica al Parlamento Europeo. - CorrieredelWeb.it

La finanza etica e sostenibile per il futuro dell'Europa

8 novembre 2017 -  ore  18.30 - Bruxelles, Parlamento Europeo, Sala ASP3H1

Banca Etica sarà protagonista il prossimo 8 novembre di un incontro presso il Parlamento Europeo dedicato alla legge sulla finanza etica e sostenibile recentemente approvata in Italia e alla possibilità di adottare una normativa simile a livello europeo. 

L'appuntamento - promosso dalle europarlamentari Patrizia Toia e Silvia Costa (S&D) - è alle 18.30 presso la sala ASP3H1.
La finanza sostenibile e la microfinanza sono motori di crescita e di sviluppo dei territori nei Paesi Europei. 

Esse hanno ampiamente dimostrato di essere capaci di sostenere l'occupazione, il welfare e le imprese sociali, in particolare in questi anni di crisi.

Il Parlamento Italiano (legge 11 dicembre 2016 n. 232), ha recentemente introdotto nel Testo Unico Bancario l'art. 111-bis, che definisce la finanza etica e sostenibile, riconoscendone il positivo impatto economico e sociale.

Se una normativa simile fosse approvata anche a livello europeo, i benefici in termini di sostegno alla crescita sostenibile, all'inclusione e ai bisogni delle persone in Europa sarebbero una naturale conseguenza.

Il credito erogato in Europa e nel mondo, dalle realtà aderenti alla Global Alliance for Banking on Values (Gabv) ammonta a oltre 110 miliardi di euro. 

Questa finanza eticamente orientata può crescere e avere un impatto ancora più elevato se adeguatamente sostenuta dalle istituzioni europee.  

A livello europeo, le banche aderenti alla Federazione delle Banche Etiche Alternative (FEBEA) finanziano l'economia sociale per oltre 30 miliardi di euro. 

Le istituzioni finanziarie aderenti a European Microfinance Network (EMN) e a Microfinance Center (MFC) erogano 1,5 miliardi di euro. Con loro Banca Etica sostiene in particolare l'imprenditoria giovanile e femminile nell Est Europa. 

Uno specifico accordo è stato firmato con EMN e un secondo verrà firmato con MFC all'incontro di Bruxelles.

La finanza etica e sostenibile si candida dunque ad essere uno dei pilastri che l'Unione ha disposizione per costruire un'Europa più inclusiva, vicina ai giovani e portatrice di soluzioni ambientali e sociali innovative che contraddistinguano il suo ruolo leader e di indirizzo a livello mondiale, come auspicato del Libro bianco sul futuro dell'Europa.


Mercoledì - 8 novembre 2017 - ore 18.30 - Bruxelles - Parlamento Europeo, Sala ASP3H1

Modera:
Patrizia Toia - Parlamentare Europea, Responsabile della delegazione Italiana nel S&D Group;
Apertura:
Giovanni Pugliese - Ambasciatore della Rappresentanza italiana permanente all'Unione Europea
Intervengono:
  • Silvia Costa - Parlamentare Europea;
  • *Pierre Moscovici- Commissario europeo per gli affari economici e monetari;
  • Baudouin Baudru- Capo di gabinetto della DG per l'occupazione, gli affari sociali, le competenze e la mobilità del lavoro,  Commissione Europea;
  • Mario Nava  - Direttore, Directorate D - Regulation and Prudential Supervision of Financial Institutions, DG FISMA
  • Roberto Ridolfi - Direttore, Directorate C- Sustainable Growth and Development DGDEVCO
  • Ugo Biggeri -Presidente di Banca Etica ed Etica sgr; componente del board GABV
  • Dominique de Crayencour - vice presidente European Microfinance Network;
  • Katarzyna Pawlak - Vicedirettrice di Microfinance Center  
  • Benoit lallemand - Segretario Generale Finance Watch;
  • Susanna Marietti - Coordinatrice nazionale Associazione Antigone - Presidente di Atletico Diritti
  • Peru Sasia - presidente di Febea (Federazione europea banche etiche e alternative);
Interventi programmati:
Alessandro Tappi, Fondo Europeo degli Investimenti, direttore direzione Microfinanza, garanzie e cartolarizzazioni


*In attesa di conferma




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martedì 20 ottobre 2015

Al via New Entries Europa Tour

Finalmente un progetto internazionale per nuovi volti e nuovi talenti della musica: New Entries Europa Tour, ideato da Norma Imbriano e diretto artisticamente da Maurizio Verbeni. New Entries si occupa di orientare, formare ed addestrare gli artisti ed inserirli in maniera seria e reale nel mondo del lavoro. Bisogna avere un’età compresa tra i 16 e i 60 anni, salvo casi eccezionali che la commissione si riserva di accettare.

lunedì 15 novembre 2010

Dalle cartucce per stampanti alle batterie elettriche: non si butta via niente nella “Settimana europea dei rifiuti”

Cartucce per stampanti, fogli di carta, sacchetti per la spesa, batterie elettriche...

Negli ultimi 40 anni il peso dell'immondizia prodotta dalle famiglie europee è raddoppiato, e non sembra voler diminuire.
Ogni anno l’Unione Europea dedica una settimana a eventi, spettacoli e convegni su come ridurre i nostri rifiuti.
La “Settimana europea dei rifiuti” cade quest'anno dal 20 al 28 novembre. La novità 2010 sarà un flash mob, BatucaMob, che mette insieme ritmi brasiliani e rispetto per l’ambiente.
L’Ue chiede di fare piccoli gesti quotidiani. E ne consiglia anche alcuni, da adottare in ufficio a scuola oppure a casa, come fare il compost con i rifiuti biodegradabili; riusare e riparare oggetti d’uso quotidiano. O ancora portarsi la merenda da casa, in appositi contenitori; scrivere sempre sui due lati del foglio, è consigliabile anche usare la posta elettronica rispetto al fax; e dare indietro le cartucce per stampanti per farle ricaricare.

In particolare, l’Ue ha dichiarato guerra ai rifiuti su cinque diversi fronti, legati ad altrettante iniziative.
  • Troppa Immondizia” è il primo, e vuole far conoscere l’impatto ambientale ed economico della crescita “industriale” dei rifiuti.
  • Poi c’è “Produrre Meglio” che vuole incoraggiare le imprese a ridurre gli scarti.
  • Consumare Meglio” invece si rivolge ai consumatori con attività di informazione.
  • Prima di condannare a morte un prodotto valutiamo se è possibile usarlo in altro modo, questa è l’idea di “Lunga vita ai prodotti” che promuove il riuso.
  • Infine “Meno rifiuti gettati via” presenta le soluzioni per diminuire l’immondizia, magari facendo più attenzione alle date di scadenza.

martedì 17 marzo 2009

European Environment Agency: Siccità e consumo eccessivo di acqua in Europa


European Environment Agency:
Siccità e consumo eccessivo di acqua in Europa



COPENAGHEN e COSTANTINOPOLI, 17 Marzo - Dai campi da golf ai libri, dall'olio di oliva ai vaccini, tutti i beni e i servizi su cui contiamo, come molte delle nostre attività quotidiane, richiedono una risorsa vitale: l'acqua. Una recente relazione dell'Agenzia europea dell'ambiente (AEA) conferma che in molte parti d'Europa l'utilizzo dell'acqua è insostenibile e contiene raccomandazioni relative a un nuovo approccio nei confronti della gestione delle risorse idriche.

La relazione dell'AEA " Water resources across Europe - confronting water scarcity and drought " (Risorse idriche in Europa - affrontare il problema della carenza idrica e della siccità) sottolinea che, mentre nel sud dell'Europa continuano a sussistere i maggiori problemi dovuti a carenza di acqua, lo stress idrico è in aumento anche in alcune regioni del nord. Inoltre il cambiamento climatico provocherà un aumento della gravità e della frequenza delle siccità in futuro, esacerbando lo stress idrico, soprattutto nei mesi estivi.

Senza contare l'utilizzo illegale di acqua, l'Europa estrae annualmente circa 285 km3 di acqua dolce, il che corrisponde a una media di 5 300 m3 pro capite, equivalenti a due piscine olimpioniche.

"Viviamo al di sopra delle nostre possibilità per quanto riguarda l'acqua. La soluzione a breve termine al problema della carenza d'acqua è stata di estrarre quantità sempre maggiori di acqua dalle nostre risorse di superficie e sotterranee. Lo sfruttamento eccessivo non è sostenibile con ripercussioni sulla qualità e sulla quantità dell'acqua rimanente, come pure sugli ecosistemi che da essa dipendono", ha detto la professoressa Jacqueline McGlade, direttore esecutivo dell'AEA. "Dobbiamo diminuire la domanda, ridurre al minimo la quantità di acqua che estraiamo e aumentare l'efficienza del suo uso".

Risultati principali e raccomandazioni

Affinché a livello gestionale si passi dall'aumento dell'offerta alla riduzione al minimo della domanda, occorre avviare diverse politiche e prassi:

- in tutti i settori, compresa l'agricoltura, il prezzo dell'acqua deve essere stabilito in base al volume utilizzato;

- i governi devono attuare piani di gestione della siccità più ampiamente e concentrarsi sulla gestione dei rischi piuttosto che su quella delle crisi;

- le colture bioenergetiche che richiedono molta acqua dovranno essere evitate in zone caratterizzate da carenza idrica;

- attraverso una combinazione di selezione di colture e metodi di irrigazione, se sostenuti da programmi di assistenza per gli agricoltori, è possibile migliorare in modo considerevole l'efficienza idrica in agricoltura; i fondi nazionali ed europei, compresa la politica agricola comune dell'Unione europea, possono svolgere un ruolo importante nella promozione dell'uso efficiente e sostenibile delle risorse idriche in agricoltura;

- le misure di sensibilizzazione della popolazione, quali l'etichettatura ecologica, la certificazione ecologica e i programmi di educazione nelle scuole sono essenziali per conseguire un utilizzo sostenibile dell'acqua;

- devono essere affrontati i problemi relativi alle perdite nei sistemi di approvvigionamento idrico; in talune parti d'Europa, la perdita d'acqua dovuta a questa causa può superare il 40 % della fornitura totale;

- l'estrazione illegale di acqua, spesso per uso agricolo, è diffusa in determinate aree d'Europa; per affrontare la questione deve essere attuato un monitoraggio adeguato e deve essere introdotto un sistema di multe o sanzioni;

- le autorità devono creare incentivi per un maggiore utilizzo di forniture alternative di acqua, quali le acque reflue trattate, le acque grigie e le acque piovane "raccolte", al fine di contribuire alla riduzione dello stress idrico.

Panorama dell'utilizzo dell'acqua in Europa

In tutta Europa, il 44 % dell'acqua estratta viene utilizzato per la produzione di energia, il 24 % per l'agricoltura, il 21 % per l'approvvigionamento idrico pubblico e l'11 % per l'industria. Tuttavia questi dati mascherano notevoli differenze nell'utilizzo settoriale di acqua nell'intero continente. Nell'Europa meridionale, per esempio, l'agricoltura impiega il 60 % dell'acqua estratta e in alcune zone anche l'80 %.

In Europa, le acque di superficie, quali laghi e fiumi, forniscono l'81 % del totale delle acque dolci estratte e rappresentano la fonte idrica principale per l'industria, l'energia e l'agricoltura. Invece, l'approvvigionamento idrico pubblico dipende principalmente dalle acque sotterranee perché generalmente sono di migliore qualità. Quasi tutta l'acqua utilizzata nella produzione di energia è restituita a un corpo idrico, cosa che non avviene per la maggior parte di quella estratta per l'agricoltura.

La desalinazione è ormai un'alternativa sempre più frequente alle fonti convenzionali di acqua, specialmente nelle regioni europee che soffrono di stress idrico. Tuttavia, nel valutare l'impatto globale della desalinazione sull'ambiente occorre tenere conto del suo elevato fabbisogno energetico e del risultante accumulo di "brine" (fluido salino scarto del trattamento).

Note per la redazione

La relazione è disponibile all'indirizzo http://www.eea.europa.eu/publications/water-resources-across-europe/

La relazione sarà presentata alla stampa nel corso del 5o Forum mondiale dell'acqua a Istanbul, Turchia: http://worldwaterforum5.org/

Informazioni sull'Agenzia europea dell'ambiente (AEA)

L'AEA ha sede a Copenaghen. L'Agenzia contribuisce al conseguimento di miglioramenti significativi e misurabili nell'ambiente europeo fornendo informazioni tempestive, mirate, pertinenti e affidabili ai responsabili politici e all'opinione pubblica.

per maggiori informazioni: Informazioni di contatto Per richieste dei media: Sig.ra Gülçin Karadeniz, Addetto stampa, gulcin.karadeniz at eea.europa.eu, Cell. +45-23-68-36-53.

mercoledì 4 febbraio 2009

MENTRE LAMPEDUSA SOFFRE, I PARTITI SI REGALANO LO SBARRAMENT


venerdì 9 gennaio 2009

A Praga lo start dell’Anno Europeo della Creatività e Innovazione 2009

Milano, 09.01.2009. Si è tenuta il 7 gennaio 2008 a Praga, alla presenza del primo ministro ceco Mirek Topolánek e del presidente della Commissione Europea José Manuel Barroso, l’inaugurazione ufficiale dell’Anno europeo della creatività e dell'innovazione 2009 il cui slogan è "Immaginare. Creare. Innovare".
L’European Year of Innovation and Creativity (EYCI) mira ad accrescere la consapevolezza dell’importanza della creatività e dell’innovazione nello sviluppo personale, sociale ed economico, in particolare in un contesto di concorrenza globale e di sfide per la crescita, e quindi di stimolare il dibattito e favorire l’istruzione e la ricerca.
Creativitaly, collettore di realtà istituzionali e private che ha trattative in corso riguardo a alcune iniziative da sviluppare sul connubio creatività-innovazione in Italia, era presente alla cerimonia d’apertura con Daniela Montagner e Massimo Soriani Bellavista, che ha dichiarato: ‘Durante la tavola rotonda della mattinata con gli Ambasciatori dell’EYCI è emerso un approccio multifattoriale e variegato sul concetto di creatività, mentre nel proseguo della giornata, un grande sforzo da parte delle Istituzioni europee per dar slancio a questa iniziativa, che non prevede un budget dedicato’.
Nella tavola rotonda, moderata da Esko Aho, Vice Presidente Nokia già primo ministro finlandese, hanno partecipato nove Ambasciatori dell’EYCI tra cui l’inventore Karlheinz Brandenburg, il ricercatore Dominique Langevin, lo scultore-architetto e designer Ernő Rubik, il regista e sceneggiatore Radu Mihăileanu e Edward de Bono, considerato uno dei massimi studiosi del pensiero creativo mondiale, che ha affermato: ‘Sento molto spesso parlare di complessità legata ai processi di creatività e innovazione, penso sia un errore, in quanto la creatività e l’innovazione hanno bisogno di un approccio semplificatore’ e aggiunge: ‘quello che è importante per le aziende in questo momento è la ‘creatività delle idee’.
Ernő Rubik ha dichiarato: ‘Tutti parlano, anche troppo, di creatività ed innovazione, ma la domanda che dovrebbe essere antistante è questa: per farci cosa?’.

Creativitaly
Creativitaly è un collettore di realtà istituzionali e private avente lo scopo di implementare il concetto della creatività e dell’innovazione veicolato dalla grande opportunità dell’Anno Europeo della Creatività e Innovazione 2009.
Il team è composto da: Maria Grazia Mattei, CEO di MGM Digital Communication e curatrice di numerose iniziative, tra cui: ‘Mondi virtuali’, ‘Oltre il Villaggio Globale’, ‘Virtual Set’, ‘Innovation Circus’ e ‘Meet the Media Guru’. Fabrizio Bellavista, consulente di comunicazione digitale, partner dell’istituto Psycho Research, vicepresidente del Premio Targa d’oro della Comunicazione. È autore del libro ‘IDEE’ sulla creatività.- Massimo Giordani, CEO dell’agenzia Time & Mind e docente al Politecnico di Torino, presidente dell’associazione Inter.media, vice-presidente dell’associazione POPAI e fondatore del magazine digitale ‘The Daily Bit’. Massimo Soriani Bellavista, AD di Creattività srl. Consulente e formatore. Trainer PNL e Master Strategica e Scuola di Palo Alto, Master Trainer in Pensiero Laterale e ‘6 cappelli per pensare’, docente di apprendimento rapido e Photoreading. Docente all’Università Supsi di Lugano. Rebecca Pera, psicologa e docente di Psicologia della creatività e psicologia del comportamento al Politecnico di Torino e Milano. Ha scritto ‘Intuizione creativa e generazione di nuove idee’ nel 2005. Insegna attualmente ‘Social Innovation’ a Londra.

Info: http://creativitaly.wordpress.com, http://create2009.europa.eu

martedì 6 gennaio 2009

Master finanziamenti comunitari


EUC Group
Sviluppo & Formazione

WWW.EUCGROUP.EU
UN 2009 RICCO DI FELICITA' E... FORMAZIONE EUROPEA!
CEERNT
Centre Européen d'Etude
et de Recherche et Nouvelles Tecnologies

MASTER EUROPEO IN FINANZIAMENTI COMUNITARI
Fase in Italia (a scelta):
Roma, 26 e 27 Gennaio 2009
Milano, 29 e 30 Gennaio 2009
Fase full immersion in Belgio:
Bruxelles, dal 2 al 7 Marzo 2009
Giunge alla sua 24a edizione ed è il corso più completo nell'ambito delle proposte formative EUC Group.
Affianca ad una piattaforma di preparazione documentale e di aggiornamento un approccio pratico che si sviluppa nelle simulazioni progettuali e nelle visite istituzionali ed incontri con funzionari a Bruxelles.

Volo a / r per Bruxelles (vettore Ryanair e solo da e per le sue destinazioni) a € 50,00 per chi si iscrive entro il 23/01/2009

Inoltre:
- Account per l'area riservata del Master dove potrà usufruire di tutti i materiali digitali di studio e di altre utility per vivere a pieno l'esperienza del Master guarda il video - tutorial:
http://www.eucgroup.eu/master/video/area-riservata.html

- Possibilità di riservare, per la fase a Bruxelles, incontri bilaterali con i funzionari dell'Istituzioni Europee a seconda del proprio profilo ed interesse.
Pagina di informazioni sul Master:
http://www.eucgroup.eu/master


ALTA FORMAZIONE EUROPEA
Roma, 5 e 6 Febbraio 2009
Il corso, che giunge alla sua 12a edizione, è dedicato a coloro che hanno già acquisito una formazione specialistica nella materia finanziaria e progettuale europea maturando una significativa esperienza settoriale.
Le 2 giornate formative full immersion offrono un quadro esaustivo sui nuovi scenari di finanza europea strutturale e diretta con attenzione alle novità procedurali che la DG bilancio e programmazione finanziaria della Commissione Europea ha introdotto in materia.
Iscrizioni fino al 23/01/2009
Vai al sito del corso:
http://www.eucgroup.eu/altaformazione

EUC Group asbl - Rue de la Presse, 4 - 1000 Bruxelles - BELGIQUE
Tel: +32 2 229.19.40 - Fax: +32 2 218.31.41 - e-mail: euc@skynet.be
EUC Group Italia - Via Sforza Pallavicini, 18 - 00193 Roma - ITALIA
Tel: +39 06 98.26.18.53 / 54 - Fax: +39 06 68.80.96.19 - e-mail: infoitalia@eucgroup.eu

domenica 4 gennaio 2009

L'EUROPA FESTEGGIA I DIECI ANNI DELL'EURO

L'EUROPA FESTEGGIA I DIECI ANNI DI VITA DELL'EURO.

di : Raffaele Pirozzi e Giuseppe Biasco


Il Primo Gennaio del 1999, nasceva ufficialmente l'Euro, la moneta unica europea voluta da Kohl e Mitterand negli anni 80 e che vide l'adesione di molti paesi europei tra cui quella entusiastica dell'Italia.

In quegli anni Carlo Azeglio Ciampi era lo stimato Governatore della Banca d'Italia e Tommaso Padoa Schioppa, dopo aver collaborato con Altiero Spinelli alla stesura del "Trattato dell'Unione" nel 1984, divenne uno dei più importanti dirigenti della politica economica e finanziaria dell'Unione Europea.

Romano Prodi divenne, Presidente dell'IRI e concorse alla liquidazione del sistema delle imprese di Stato, per avvicinare l'economia italiana a quella delle più grandi nazioni europee. Infine da presidente del Consiglio guidò il paese nella difficile fase per rientrare nei parametri decisi a Maastrichit; mentre da presidente della Commissione Europea è stato colui che ha varato l'introduzione nel circuito monetario internazionale e nella vita dei cittadini europei dell'Euro. Insieme a questa scelta politica ed economica così importante, con Prodi si raggiunse l'allargamento dell'Unione a 25 paesi e il varo della Costituzione Europea.

Festeggiare dieci anni dell'Euro significa soprattutto rendere onore a quelli che poi sono stati convinti operatori di unità tra le nazioni e protagonisti della introduzione della moneta unica europea.

Questa politica di innovazione concreta e di grande partecipazione dei cittadini alle scelte della nuova identità sopranazionale è stata lungamente osteggiata da una destra politica tanto arrogante quanto conservatrice di prerogative di pochi.

Di coloro che hanno sempre inteso le politiche finanziarie come semplice speculazione e non come sistemi di regole per definire lo sviluppo delle nazioni.

In Italia la Lega e Tremonti sono stati dei fieri oppositori di quel percorso di grande innovazione e l'hanno tanto osteggiato da render l'Euro inviso ai cittadini, durante il loro lungo periodo di Governo in cui la moneta europea entrava in vigore. L'Euro fu introdotto in Italia senza attivare regole e controlli severi, così la speculazione dei commercianti e del sistema distributivo fu libera di muoversi a proprio piacimento nell'aumentare i prezzi con particolare riferimento agli alimentari ed all'abbigliamento.

Tutti ritengono l'Euro responsabile dell'aumento dei prezzi, di una inflazione avvertita molto superiore a quella ufficiale dell'ISTAT.

Anche i comunisti sono stati sempre contrari all'Europa Unita, agli accordi di Maastricht, alla introduzione della moneta unica. Fu vissuta molto male in Italia, quella che fu chiamata la "Tassa per l'Europa", introdotta dal Governo Prodi, per adeguare gli indici di sviluppo del nostro paese a quelli previsti per entrare nel primo gruppo dei paesi che adottarono l'euro.

Essere dentro l'Euro significa avere sempre sotto controllo il deficit pubblico, tenere sotto controllo l'inflazione e la crescita del P.I.L.

Il nostro paese veniva dall'aver consumato un ventennio in cui l'inflazione era arrivata fino al 16,5% all'anno, mentre la lira era stata svalutata nel 1992, di oltre il 30%, perché non era più in grado di reggere ai parametri del Serpente Monetario, che pure non erano tanto rigidi.

Ancora oggi l'Italia ha un debito pubblico enorme, una cronica evasione fiscale ed una tensione speculativa, che tende alla continua crescita dei prezzi al consumo.

La vita politica italiana è caratterizzata dalla battaglia tra i due opposti schieramenti, quelli dell'Europa e quelli contro le regole, per una continua svalutazione della moneta per agevolare le esportazioni. Gli italiani intendono l'Europa come una grande erogatrice di finanziamenti e contributi a cui non bisogna mai restituire nulla, ne rendere conto.

Invece in questi dieci anni di Eeuro, la nostra economia è stata protetta da quella politica criticata da tutti. Per spiegare la complessa fase che attraversiamo basta ricordare che quando nacque l'Euro e fu quotato sul mercato internazionale, un euro valeva l'ottanta per cento di un dollaro. A dieci anni di distanza, per avere un euro occorrono 1,32 dollari.

Le variazioni del rapporto tra dollaro ed Euro sono state così erratiche e significative, da raggiungere livelli altissimi di scambio, Nei suoi dieci anni di vita l'euro ha una quotazione tanto stabile che molti paesi emergenti propongono la divisa europea come moneta di riferimento, mentre la sterlina che valeva più del doppio dell'euro, oggi è quasi alla pari.

Questo significa che tutte le materie prime le paghiamo molto meno di quanto non siano valutate sul mercato alla quotazione del dollaro e della sterlina e questo ha significato molto per la nostra economia.

Sono bastati solo due anni di Governo Prodi e di Padoa Schioppa, per rientrare nei parametri dell'Euro, che il Governo Berlusconi aveva ampiamente superato, con il rischio di essere messi fuori dalla moneta unica, o di dover pagare molto per rientrare.

Immaginate che cosa sarebbe successo alla nostra economia se la crisi finanziaria ci avesse colto in difficoltà nei confronti dell'Euro, dell'odiato Euro, la moneta delle regole, della lotta alla evasione fiscale e delle rigide politiche di Bilancio dello Stato.

La Borsa americana ha perso nel giro di tre soli mesi il 37% su i titoli tecnologici, mentre il mercato dei titoli ordinari ha perso il 42%. Sul piano internazionale nel giro di pochi mesi sono stati bruciati ben 7200 miliardi di dollari. Una cifra spaventosa. Paragonabile ad un anno di reddito medio di oltre 500 milioni di persone.

Oggi, i nostri governanti diffondono ottimismo, Tremonti è diventato un difensore delle politiche di Bilancio europee, sono necessari tagli e sacrifici per tutte le attività sociali dello Stato, scuola, ricerca, assistenza ai più deboli, all'arte ed alla cultura, tutte cose inutili in tempo di crisi. Sacrifici necessari per un Federalismo fiscale che nessuno conosce nel merito, ma che la Lega e Tremonti ritengono indispensabile per il nostro paese.

Il Federalismo fiscale è la trovata che molti ritengono necessaria per pagare quanto meno tasse possibili e per avere dall'Europa il massimo senza ulteriori oneri e regole.

Ci aspettano anni difficili, la crisi è seria e non si può pensare di superarla con politiche economiche immaginate nelle bevute serali davanti al camino in uno sperduto paese della pianura Padana.

Questi dieci anni di Euro ci hanno protetti ed aiutati anche contro la nostra volontà e senza che i cittadini ne avessero la consapevolezza, ma quella è stata la vera strada della innovazione nella nostra società, dobbiamo continuare a perseguire quel percorso, con lo stesso coraggio e la stessa determinazione dei grandi politici europei che fino ad ora ci hanno garantito pace e sviluppo certo


Napoli, 04/01/09.

Raffaele Pirozzi direttore giornaleonline"www.notiziesindacali.com"

sabato 14 giugno 2008

Il referendum in Irlanda conseguenze per l'Europa: Il valore della democrazia

IRLANDA, UN PICCOLO REFERENDUM BLOCCA LA GRANDE EUROPA.IL VALORE DELLA DEMOCRAZIA.

Di: Raffaele Pirozzi e Giuseppe Biasco.


Dopo anni di discussioni e di mediazioni interminabili, nel 2004 fu approvata la Costituzione Europea, che strutturava il rapporto tra gli Stati e assumeva il Trattato sull'Unione del 1984, gli accordi di Maastricht del 1992. e poneva alla base del suo diritto la Dichiarazione dei diritti dell'Uomo delle Nazioni Unite.

In una grande manifestazione, tenutasi a Roma, i Capi di Stato sei Paesi membri firmarono quella Carta Costituzionale, impegnandosi a farla approvare dai propri cittadini.

Purtroppo non fu così, perché in Francia una campagna contro lo straniero , guidata dalla destra di Le Pen, che non fu contrastata dai Gollisti di Sarkosy,per evitare rischi nelle elezioni per Presidente della Repubblica che si sarebbero tenute di li a pochi mesi.

Anche in Olanda, l'ondata di paura contro il rischio islamico e la possibile adesione della Turchia alla Unione Europea, portò alla bocciatura di quella Costituzione nel referendum che si tenne alla fine del 2005.

Si rese necessaria un nuovo trattato tra i Paesi Membri ella Unione che nel frattempo erano diventati 27 con oltre 400 milioni di cittadini.

Si raggiunse un accordo dignitoso per una Carta Costituzionale nuova, ma che aveva perso molto della forza della precedente Costituzione. A Lisbona fu approvato un nuovo Trattato Costituzionale che prevedeva il voto a maggioranza per le decisioni della Unione, mentre venivano finalmente dati al Parlamento Europeo poteri deliberanti in quasi tutti i temi che riguardano la vita dei cittadini dell'Unione.

Sembrava che questo nuovo strumento avesse ottenuto da parte dei paesi membri una diversa accoglienza ed una approvazione che faceva ben sperare che le prossime elezioni del 2009, sarebbero state le prime di una nuova stagione democratica della Europa.

Invece, nella più assoluta ignoranza dei mass media, la piccola Irlanda si preparava a sferrare un incomprensibile attacco alla Unione Europea ed al Trattato Costituzionale sancito a Lisbona.

Infatti, l'unico Stato che, per problemi politici interni, aveva deciso di sottoporre a referendum il Trattato era l'Irlanda. Il referendum si è svolto ieri ed i No al Trattato hanno registrato il 53% dei voti, ed il Trattato di Lisbona è stato respinto.

La gestione di questa vicenda è stata veramente incomprensibile da parte sia del Governo Irlandese che da parte della Commissione. Infatti, secondo i Trattati in vigore, la Carta Costituzionale se non è approvata alla unanimità dei Paesi non può essere adottata.

Non solo, ma il referendum irlandese non prevedeva nemmeno una quota di votanti minima, tale da poter dichiarare legittima la consultazione.

Si è realizzato, quindi l'assurdo che poche centinaia di migliaia di persone impediranno ad una collettività di oltre 400 milioni di persone di darsi delle regole costituzionali a garanzia della libertà individuale e dei diritti di ogni cittadino europeo.

In Irlanda i cittadini che hanno diritto al voto sono poco più di tre milioni, di questi hanno votato solo il 40%. Quindi circa un milione e duecentomila persone e di queste solo il 53%, ha detto No al Trattato.

Quindi, poco più di 618.000 elettori irlandesi contano molto di più dell'intera popolazione dei restanti 26 Stati Europei. Questa non è democrazia e una Moderna Federazione di Stati non può sottostare ad un sistema di veti incrociati in cui chiunque può bloccare l'attività della Commissione.

A questo punto le dichiarazioni si sono sprecate, sii è detto no alla Europa dei burocrati! Ha affermato il solito Calderoli, che insieme al suo amico Borghezio si batte per non fare assumere nessuna posizione alla Europa e poi la critica per incapacità di decidere.

Nessuno si aspettava dall'Irlanda una tale presa di posizione, perché tra i paesi Europei era quello che aveva ricevuto di più attraverso i fondi strutturali, tale da far parlare del miracolo irlandese.

Si vede che non bastano i finanziamenti a fondo perduto a spegnere il bisognosi nazionalismo che gira da parecchio tempo in Europa. E' proprio il nazionalismo l'unica ideologia che resiste e che ci stiamo portando dietro dal secolo scorso. Pensare di essere migliore degli altri, che si può fare a meno degli altri, avere paura della differenza e delle diverse culture, pensare di crescere contro gli altri è veramente infantile e superato e per l'Europa ha significato 30 anni di guerre devastanti con oltre 40 milioni di morti e con tali distruzioni e stragi da segnare definitivamente la storia e la vita di tutti i paesi europei.

Che fare? Bisogna andare avanti, lo scenario in cui ci stiamo muovendo è troppo pieno di problemi e di difficoltà economiche e sociali perché ogni Paese possa affrontarli da soli e pensare di riuscire a risolverli.

Bisogna continuare a lavorare e credere nella Europa dei Popoli che è molto più forte ed unita di quanto non si pensi.



Napoli, 14/06/08

martedì 3 giugno 2008

Mercurio: Stop UE all' esportazione

Stop all'esportazione di mercurio per ridurre l'offerta


Il Parlamento ha adottato definitivamente un regolamento che stabilisce il divieto di esportazione di mercurio e dei suoi composti a partire dal marzo 2011 per ridurre l'offerta mondiale e contrastare così la minaccia che rappresenta per la salute e l'ambiente. Il regolamento definisce anche le condizioni di stoccaggio del mercurio e prevede che, nel 2010, sarà valutata l'opportunità di bandirne anche l'importazione nell'UE. I PVS saranno assistiti nel passaggio a tecnologie alternative.

Il Parlamento ha adottato un pacchetto di emendamenti di compromesso negoziato con il Consiglio del relatore Dimitrios PAPADIMOULIS (GUE/NGL, EL) sul regolamento relativo al divieto di esportazione del mercurio metallico (e di alcuni suoi composti e miscele di mercurio) e al suo stoccaggio in sicurezza. Il regolamento potrà quindi entrare presto in vigore e il divieto di esportazione scatterà il 15 marzo 2011. L'obiettivo è di «ridurre considerevolmente l'offerta mondiale di mercurio». Le emissioni di mercurio, infatti, rappresentano una minaccia tale per il pianeta da giustificare un'azione a livello locale, nazionale, regionale e internazionale. E' quindi necessario ridurre i rischi di esposizione al mercurio per gli esseri umani e per l'ambiente.

Più precisamente, a partire da questa data sarà vietata l'esportazione di mercurio metallico, di cinabro, il cloruro e ossido di mercurio e delle miscele di mercurio metallico con altre sostanze, incluse le leghe di mercurio, con un tenore di mercurio metallico pari almeno al 95% in peso. Il divieto, tuttavia, non si applica alle esportazioni dei composti destinati alla ricerca e a usi medici o di analisi. E' peraltro precisato che è vietata la miscelazione di mercurio metallico con altre sostanze «finalizzata unicamente all'esportazione» del primo. Fino al 15 marzo 2011, d'altra parte, gli Stati membri potranno mantenere le misure nazionali che limitano l'esportazione o l'importazione di mercurio metallico (e delle altre sostanze citate) adottate in conformità alla legislazione comunitaria prima dell'adozione del regolamento in esame.

Miniere di sale per lo smaltimento e stoccaggio del mercurio

Inoltre, a decorrere dal 15 marzo 2011, il mercurio metallico non più utilizzato dall'industria dei cloro-alcali, quello proveniente dalla purificazione del gas naturale e dalle operazioni di estrazione e di fusione di metalli non ferrosi e quello estratto dal cinabro dopo quella data, dovrà essere considerato un rifiuto e smaltito conformemente alle disposizioni della pertinente direttiva europea (2006/12/CE) «secondo modalità sicure per la salute umana e per l'ambiente».

In proposito, il mercurio metallico considerato rifiuto potrà, «in condizioni di adeguato contenimento», essere stoccato temporaneamente per più di un anno o essere stoccato permanentemente in miniere di sale adatte o in formazioni di roccia dura profonde e sotterranee che offrano un livello di sicurezza e confinamento equivalente a quello delle miniere di sale. Oppure potrà essere stoccato temporaneamente per più di un anno in impianti in superficie «attrezzati allo scopo», ma «in condizioni che permettano il recupero». Gli Stati membri dovranno inoltre trasmettere alla Commissione copia delle autorizzazioni rilasciate per impianti destinati allo stoccaggio temporaneo o permanente corredata della corrispondente valutazione di sicurezza. Tale valutazione deve in particolare garantire la copertura dei rischi particolari derivanti dalla natura e dalle proprietà a lungo termine del mercurio metallico e dalle condizioni del suo contenimento.

Come richiesto dai deputati, entro un anno dall'entrata in vigore del regolamento, le industrie del settore dei cloro-alcali e quelle attive nell'estrazione di mercurio dalla purificazione del gas naturale e dalle operazioni di estrazione e di fusione di metalli non ferrosi dovranno comunicare alla Commissione e alle competenti autorità nazionali tutta una serie di dati sulla disattivazione delle cellule mercurio nei propri impianti, sulle quantità di mercurio ancora in uso, ottenute o stoccate ogni anno. La Commissione dovrebbe rendere pubbliche tali informazioni. Inoltre, gli importatori, gli esportatori e l'industria interessata dovranno comunicare volumi, prezzi, paese di origine e paese di destinazione e previsto utilizzo del mercurio metallico in entrata nella Comunità, nonché volumi, paese di origine e paese di destinazione del mercurio metallico considerato rifiuto oggetto di scambi transfrontalieri nella Comunità.

Sanzioni effettive, proporzionate e dissuasive

Gli Stati membri, entro un anno dall'entrata in vigore de regolamento, dovranno stabilire le norme relative alle sanzioni da applicare in caso di violazione delle disposizioni contenute nel provvedimento. Dovranno inoltre adottare le misure necessarie ad assicurarne l'applicazione. Tali sanzioni, è precisato, dovranno essere «effettive, proporzionate e dissuasive».

Verso un divieto di importazione?

La richiesta avanzata dal Parlamento in prima lettura di vietare l'importazione di mercurio metallico e dei suoi composti o miscele nell'UE non è stata accolta dal Consiglio. Tuttavia, un emendamento di compromesso prevede che la Commissione dovrà organizzare, entro il 1° gennaio 2010, uno «scambio di informazioni» tra gli Stati membri e i soggetti interessati volto a valutare la necessità di un divieto di importare mercurio metallico, composti di mercurio e prodotti contenenti mercurio. Tale scambio di informazioni avrà inoltre lo scopo esaminare l'esigenza di estendere il divieto di esportazione ad altri composti del mercurio, alle miscele con una concentrazione inferiore di mercurio e ai prodotti che lo contengono (in particolare termometri, barometri e sfigmomanometri). Si dovrà valutare poi l'opportunità di estendere l'obbligo di stoccaggio al mercurio metallico proveniente da altre fonti e di fissare termini per lo stoccaggio temporaneo del mercurio metallico.

Inoltre, come richiesto dai deputati, la Commissione è chiamata a seguire l'evoluzione delle attività di ricerca sulle opzioni per uno smaltimento sicuro, «inclusa la solidificazione del mercurio metallico», e dovrà presentare una relazione entro il 1° gennaio 2010. Sulla base di questa relazione, se del caso, la Commissione presenterà quanto prima - e al più tardi il 15 marzo 2013 - una proposta di revisione del regolamento. Tale questione sarà peraltro affrontata nel corso dello scambio di vedute. La Commissione dovrà inoltre presentare una relazione generale sull'applicazione del regolamento proponendo, se necessario, adeguamenti.

Assistere i paesi in via di sviluppo

Il compromesso accoglie la richiesta dei deputati di invitare la Commissione e gli Stati membri a fornire assistenza tecnica diretta ai paesi in via di sviluppo e con economie in transizione, in particolare per facilitare il passaggio a tecnologie alternative senza mercurio e giungere così gradualmente all'eliminazione definitiva degli impieghi e dei rilasci di mercurio e composti del mercurio.

Background - Il mercurio: origine, effetti e domanda

Il mercurio è emesso da fonti naturali come i vulcani, ma emissioni aggiuntive provengono da fonti antropiche, come la combustione del carbone e l’utilizzo di mercurio nei prodotti. Questo metallo ha molteplici applicazioni: amalgami dentali, apparecchi di misura di controllo (termometri, dai quali dovrà presto essere eliminato) e nelle lampade fluorescenti a basso consumo (cui permette migliori rendimenti). Il mercurio può quindi essere anche prodotto dal riciclaggio di rifiuti dei prodotti succitati e talvolta è il sottoprodotto della produzione di altre materie, come lo zinco o lo stagno. A livello mondiale il mercurio è ancora utilizzato nell’estrazione dell’oro, nelle batterie e nell’industria dei cloro-alcali che, complessivamente, corrispondono al 75% del consumo totale. Oggi solo l’uso nell’industria cloro-soda è significativo nell’UE che, peraltro, comporta emissioni di mercurio nell'atmosfera. Emissioni che possono anche derivare dagli impianti siderurgici.

Il mercurio e i suoi componenti sono estremamente tossici per gli esseri umani, gli ecosistemi e la fauna selvatica. Elevate dosi di mercurio possono essere mortali per gli esseri umani, ma persino dosi relativamente ridotte possono avere gravi effetti negativi sullo sviluppo neurologico, sul sistema cardiovascolare, sul sistema immunitario e sull’apparato riproduttivo. Il mercurio inoltre ritarda l’attività microbiologica dei suoli. Il mercurio è persistente e, nell'ambiente, può trasformarsi nella forma più tossica di questa sostanza: il metilmercurio.

Il metilmercurio supera rapidamente la barriera placentare e quella cerebrale inibendo lo sviluppo mentale potenziale anche prima della nascita. La più importante fonte di esposizione al mercurio è l’inalazione dei vapori di mercurio provenienti dagli amalgami dentali. Ma l'esposizione al metilmercurio avviene perlopiù attraverso l'alimentazione. Esso si deposita e si concentra soprattutto nella catena alimentare acquatica ponendo a rischio in particolare le popolazioni che consumano grandi quantità di pesce e di molluschi. La maggior parte della popolazione delle aree costiere del Mediterraneo e dall’1 al 5% circa della popolazione dell’Europa centrale e settentrionale si situano intorno ai livelli massimi, mentre in gran parte delle comunità di pescatori del Mediterraneo e della popolazione artica questi livelli sono notevolmente superati.

Nel 2003, la domanda mondiale di mercurio ammontava a circa 3.600 tonnellate l’anno, e nei 15 Stati membri dell’UE era pari a 300 tonnellate. L'attività di estrazione dell'oro in Africa, Asia e America latina utilizza circa 1.000 tonnellate di mercurio l'anno, la maggior parte delle quali sono smaltite nell'ambiente. Fino al 2003 il più importante sito europeo di estrazione di mercurio (circa 650 tonnellate) si trovava in Spagna (Almaden), ma la miniera ha cessato le sue attività.

Nel 2005 la Commissione ha adottato una strategia comunitaria sul mercurio che persegue gli obiettivi seguenti:
riduzione delle emissioni di mercurio;
riduzione dell’entrata in circolazione del mercurio diminuendo l’offerta e la domanda;
soluzione della situazione a lungo termine delle eccedenze di mercurio e delle riserve della società (in prodotti ancora in uso o immagazzinati);
protezione contro l’esposizione al mercurio;
approfondimento della comprensione della problematica del mercurio e delle sue soluzioni;
sostegno e promozione dell’azione internazionale sul mercurio.



19/05/2008
Dimitrios PAPADIMOULIS (GUE/NGL, EL)
Relazione relativa alla posizione comune del Consiglio in vista dell'adozione del regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio relativo al divieto di esportazione e allo stoccaggio in sicurezza del mercurio metallico
Procedura: Codecisione, seconda lettura
Dibattito: 20.5.2008
Votazione: 21.5.2008

fonte: http://www.europarl.europa.eu/news/expert/infopress_page/064-29478-140-05-21-911-20080520IPR29477-19-05-2008-2008-false/default_it.htm

martedì 6 maggio 2008

L'ITALIA DEFERITA ALLA CORTE DI GIUSTIZIA PER I RIFIUTI DI NAPOLI E DELLA CAMPANIA.

RIFIUTI: L'ITALIA DEFERITA ALLA CORTE DI GIURSTIZIA PER I RIFIUTI DI NAPOLI E CAMPANIA.

di Raffaele Pirozzi

La Commissione Europea ha deferito l' Italia alla Corte di Giustizia del Lussemburgo per i rifiuti di Napoli e della Campania. E' grave che i cittadini napoletani siano costretti a pagare la più alta tassa sui rifiuti solidi urbani d'Italia a ricevere un pessimo servizio ed il nostro Paese viene deferito alla Corte di Giustizia.

Tutto questo è gravissimo!!!

Napoli, 06/05/08

martedì 29 aprile 2008

Regole severe per i RAEE

RAEE. Regole severe

Con una sentenza della Corte di Giustizia Europea sono state annullate le deroghe previste dalla decisione 2005/717/Ce che consentivano l'impiego di alcune sostanze pericolose nella fabbricazione di nuove apparecchiature elettriche ed elettroniche.

La sentenza ha ritenuto giuridicamente non ammissibile la deroga concessa per l'uso dell'etere decabromodifenile (decaBDE), in virtù del principio di divieto di utilizzo di sostanze pericolose stabilito dalla direttiva di riferimento in materia, la 2002/95/Ce.

Secondo la Corte eventuali eccezioni possono essere concesse solo per determinati impieghi di una sostanze e non per l'uso di una sostanza in quanto tale.

La sentenza sostiene inoltre l'opportunità di mantenere l'attuale contesto di restrizioni in considerazione del fatto che nonostante l'adozione di misure volte al corretto trattamento e al riciclo dei RAEE, parti significative di questi continueranno a finire negli attuali canali di smaltimento, con potenziali rischi per la salute o l'ambiente.

Tenendo conto della fattibilità tecnica ed economica, la maniera più efficace di garantire una riduzione significativa dei rischi per la salute e l'ambiente consiste nella sostituzione di queste sostanze nelle apparecchiature elettriche ed elettroniche con materie sicure o più sicure.

L'impiego di certi materiali nella costituzione di apparecchiature elettriche ed elettroniche potrebbe essere ammesso solo se la loro eliminazione o sostituzione fosse tecnicamente o scientificamente impraticabile, oppure se gli impatti negativi sull'ambiente, sulla salute e/o sulla sicurezza dei consumatori causati dalla sostituzione superassero i possibili benefici.

Nel caso del decaBDE, utilizzato principalmente come ritardante di fiamma (a base di bromo) nei polimeri, la Corte non ha riscontrato i necessari presupposti all'esenzione anche sulla base di accertamenti e analisi di valutazione dei rischi.

Ritiene inoltre che il dettato della direttiva debba essere interpretato in maniera restrittiva per offrire le garanzie di sicurezza e che la possibilità di concedere deroghe riguardi solo le applicazioni di sostanze, e non una sostanza in quanto tale.

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