Cerca nel blog

Visualizzazione post con etichetta UE. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta UE. Mostra tutti i post

mercoledì 13 maggio 2026

Le nuove linee guida europee sugli appalti: cosa cambia per le imprese italiane che operano oltre i confini nazionali

Il mercato unico europeo degli appalti pubblici ha intrapreso, in questo 2026, una strada di non ritorno verso lintegrazione totale e la sostenibilità digitale. 

Con un valore complessivo che supera i 2.000 miliardi di euro lanno, il settore delle commesse pubbliche rappresenta il cuore pulsante della strategia economica dellUnione, fungendo da volano per la transizione ecologica e linnovazione tecnologica. Tuttavia, per le imprese italiane che desiderano varcare i confini nazionali e competere su piazze storicamente complesse come quelle tedesche, francesi o dei paesi del Benelux, il cambiamento non è solo una questione di opportunità, ma di profonda ristrutturazione dei propri standard di qualificazione. Le nuove linee guida emanate da Bruxelles hanno infatti introdotto criteri di selezione che spostano lasse dal semplice "prezzo più basso" a una valutazione multidimensionale della solidità aziendale.

La novità più rilevante riguarda larmonizzazione dei criteri ESG (Environmental, Social, and Governance). Nel 2026, la capacità di unimpresa di dimostrare un impatto ambientale ridotto, una gestione etica della forza lavoro e una trasparenza assoluta nella governance non è più un elemento facoltativo o puramente premiale. È diventata la condizione sine qua non per superare le fasi di pre-selezione. Le stazioni appaltanti europee richiedono oggi certificazioni rigorose che attestino non solo la capacità operativa di eseguire lopera, ma anche la resilienza finanziaria del fornitore nel medio-lungo periodo. Questo irrigidimento dei controlli mira a proteggere i fondi comunitari in particolare quelli legati al completamento delle opere previste dai vari piani di ripresa nazionali da operatori sottodimensionati o privi delle necessarie garanzie patrimoniali.

In questo scenario di elevata competitività, le aziende italiane si trovano di fronte alla necessità di consolidare la propria posizione amministrativa prima ancora di scendere in campo per lofferta tecnica. La complessità del Documento di Gara Unico Europeo (DGUE) e l'interoperabilità dei casellari informatici nazionali impongono una precisione chirurgica nella tenuta dei propri requisiti di sistema. Molte realtà imprenditoriali, per non rischiare esclusioni dovute a vizi formali o a una sottostima del proprio potenziale, scelgono di affidarsi a strutture capaci di mappare preventivamente il valore dell'azienda; rivolgersi a professionisti esperti per una consulenza per l'attestazione Soa rappresenta, ad esempio, il passaggio logico fondamentale per blindare la propria qualificazione tecnica ed economica. Disporre di un certificato SOA solido e aggiornato non è solo un obbligo per il mercato domestico, ma funge da base di garanzia riconosciuta a livello comunitario per attestare che limpresa possiede i volumi di fatturato, le attrezzature e le referenze necessarie per gestire commesse di rilievo internazionale. Una volta stabilizzata l'architettura burocratica di base, l'impresa può concentrarsi sulle sfide poste dalla digitalizzazione dei bandi.

La digitalizzazione integrale (e-procurement) è laltro grande pilastro delle nuove direttive 2026. La quasi totalità delle gare europee avviene ormai attraverso piattaforme telematiche che richiedono standard di sicurezza e di firma elettronica transfrontaliera estremamente elevati. Il sistema italiano, grazie alle recenti riforme del Codice degli Appalti, si è allineato velocemente a questi standard, ma l'impresa deve essere pronta a gestire flussi documentali dinamici in lingue diverse e sotto giurisdizioni amministrative differenti. La capacità di rispondere in tempo reale a richieste di chiarimenti o di integrare documentazione tecnica in modo fluido è diventata una competenza "core" per gli uffici gare delle medie imprese che puntano all'internazionalizzazione.

Un altro aspetto decisivo delle nuove linee guida riguarda il cosiddetto "ciclo di vita del prodotto" (LCC - Life Cycle Costing). Bruxelles spinge affinché le amministrazioni pubbliche valutino il costo di unopera o di una fornitura non solo nel momento dellacquisto, ma lungo lintero arco della sua esistenza, includendo i costi di manutenzione, il consumo energetico e lo smaltimento finale. Per le imprese italiane della filiera costruttiva e impiantistica, questo significa dover investire in ricerca e sviluppo per proporre materiali innovativi e soluzioni tecniche che garantiscano longevità. Essere qualificati per le classifiche d'importo superiori permette di sostenere questi investimenti, trasformando la conformità normativa in una leva di innovazione industriale.

Non bisogna inoltre dimenticare limportanza del monitoraggio costante dei propri requisiti morali e fiscali. Le nuove piattaforme di controllo europee sono interconnesse: una segnalazione nel casellario informatico dell'ANAC può avere ripercussioni immediate sulla reputazione digitale dellimpresa in tutto il territorio dellUnione. La compliance legale, dunque, non è più un atto statico da compiere in fase di rinnovo dei certificati, ma un processo di sorveglianza continua sulla salute dellazienda. Le imprese che guidano lexport dei servizi nel 2026 sono quelle che hanno internalizzato la cultura della legalità e della trasparenza, vedendo in esse non un limite, ma una protezione contro la concorrenza sleale dei mercati extra-UE.

In conclusione, operare oltre i confini nazionali nel 2026 richiede un equilibrio perfetto tra competenza tecnica e solidità amministrativa. Le nuove linee guida europee premiano le imprese che sanno pianificare il proprio futuro, investendo in certificazioni di qualità e affidandosi a partner che conoscano profondamente le dinamiche della qualificazione. La sfida degli appalti comunitari è vinta da chi si presenta non solo come esecutore di un lavoro, ma come garante di un processo sicuro, sostenibile e tecnicamente inappuntabile. Consolidare i propri titoli di accesso e padroneggiare gli strumenti della burocrazia digitale sono i primi passi per trasformare l'eccellenza italiana in un successo internazionale duraturo.

mercoledì 17 dicembre 2008

WWF: UE APPROVA ACCORDO SUL CLIMA 'INQUINATO'

WWF: "IL PARLAMENTO EUROPEO APPROVA

UN ACCORDO SUL CLIMA 'INQUINATO' "

Oggi il Parlamento europeo ha accettato l'accordo-compromesso sul cambiamento climatico annunciato la settimana scorsa dai capi di Stato e di Governo europei. Dicono che l'accordo comporterà un taglio delle emissioni di gas serra del 20% entro il 2020 rispetto ai valori del 1990. Ma secondo il WWF il pacchetto, lungi dall'essere un esempio per il mondo, è 'inquinato' dalla grande quantità di crediti di carbonio concessi dai Paesi extraeuropei invece di puntare su azioni entro i confini dell'Europa.

"Non è certo la nuova rivoluzione industriale sbandierata quando furono presentate le proposte all'inizio dell'anno – afferma Mariagrazia Midulla, responsabile Clima del WWF Italia – L'obiettivo del 20% suona bene a parole, ma è vuoto nei fatti, perché ai Paesi europei è consentito compiere circa tre quarti dei propri sforzi fuori dai confini dell'Unione Europea, il che significa che le emissioni europee saranno ridotte del solo 4-5% tra oggi e il 2020. Eppure, persino il Governo Americano, nell'esaminare il primo periodo Emission Trading Europeo, aveva consigliato al Congresso di limitare l'uso dei crediti derivanti dai progetti all'estero perché maggiori sono le riduzioni domestiche, maggiori sono gli incentivi per la ricerca tecnologica e per la promozione dei cambiamenti fondamentali per le industrie coinvolte nel commercio delle emissioni [1]".

Il WWF dimostra il proprio disappunto per la decisione dell'ultima ora dei Capi di Stato europei che hanno imposto un accordo del genere "prendere o lasciare", riducendo significativamente le possibilità del Parlamento Europeo di migliorare le decisioni prese.

Questo accordo chiaramente non è sufficiente ad affrontare la sfida dei cambiamenti climatici, né a rispettare l'obiettivo dell'Europa di mantenere il riscaldamento globale al di sotto dei 2° C rispetto ai livelli pre-industriali. Al contrario, se il mondo intero si comportasse come l'Europa, il Pianeta sarebbe definitivamente avviato a perdere i ghiacci che coprono la Groenlandia e molte città sarebbero minacciate dall'innalzamento del livello del mare.

La settimana scorsa, al summit delle Nazioni Unite a Poznan, l'Europa ha esortato tutte le nazioni industrializzate a tagliare le emissioni del 30% entro il 2020 rispetto ai livelli del 1990. "La decisione odierna dell'Europa è ampiamente al di sotto di quell'ambizione e sta ingannando sia la questione climatica che i cittadini" continua la Midulla.

Il WWF chiede ai Paesi europei di attuare il massimo delle riduzioni di emissioni all'interno del proprio territorio e di non utilizzare crediti esterni. Con una ferrea normativa sull'efficienza energetica e le energie rinnovabili, l'obiettivo del 20% si può facilmente raggiungere anche all'interno dei confini europei.

NOTA PER LA STAMPA:

- L'Europa ha acconsentito a ridurre le proprie emissioni di gas serra del 20% rispetto ai livelli del 1990, ma la verità è che l'Europa dovrà ridurre le sue emissioni domestiche solo del 4-5% da qui al 2020. Tra il 1990 e il 2006, l'Europa ha ridotto le proprie emissioni di circa l'8% (European Environment Agency 2008), quindi dobbiamo provvedere ancora a un 12% di riduzione entro il 2020. I tagli proposti da qui al 2020 sono suddivisi tra la Direttiva sullo Scambio delle Emissioni (ETS), che copre soprattutto i grandi inquinatori, i settori energivori come la produzione di energia elettrica e le acciaierie, e la Direttiva sull'Effort Sharing (divisione del target totale in target diversi Stato per Stato), che copre tutti gli altri settori e gli altri gas a effetto serra. Entrambe le direttive consentono l'utilizzo dei crediti per il Clean Development Mechanism (CDM), vale a dire per progetti all'estero, in aderenza agli obiettivi degli Stati membri. La Direttiva Effort Sharing consente di utilizzare crediti CDM fino all'80% e la direttiva ETS fino al 50%. Tirando le somme, questo ridurrà l'impegno dell'Europa dei 27, da qui al 2020, a molto meno della metà del 12% di riduzione delle emissioni.



[1] http://gao.gov/products/GAO-09-151

venerdì 12 dicembre 2008

WWF: ACCORDO SU PACCHETTO UE: UN FALLIMENTO

WWF: "L'ACCORDO SUL PACCHETTO UE: UN FALLIMENTO"

L'Europa taglierà meno emissioni e per le industrie pagheranno i cittadini

"POSSIAMO ANCORA CHIAMARLI LEADER?"

"Al Consiglio Europeo di Bruxelles non abbiamo visto leader, ma solo dei politici europei, persi nella difesa degli interessi particolari delle proprie industrie. Così facendo hanno danneggiato in modo grave l'idea di Europa, oltre che il pacchetto Clima. Oggi i cittadini europei sono dunque alla ricerca di leader per l'Europa e per il clima, mentre i politici europei probabilmente sbandiereranno l'accordo sul pacchetto clima come un grande successo, mentre in realtà si tratta di un grosso fallimento per le ambizioni e le potenzialità europee. In pratica l'Europa ha appena deciso di compensare circa due terzi delle proprie emissioni di gas serra, di far pagare ai consumatori i permessi per inquinare che le industrie inquinanti ottengono gratis e di non dare supporto ai Paesi poveri nella lotta al cambiamento climatico. Questa non è certo la nuova rivoluzione industriale che ci aspettavamo l'Europa avviasse – ha dichiarato da Poznan Mariagrazia Midulla, responsabile Clima del WWF Italia – Il risultato di questa corsa al ribasso è che l'Europa ridurrà le proprie emissioni di gas serra molto meno del proclamato target del -20% entro il 2020. Dopo aver guidato la battaglia mondiale contro i cambiamenti climatici, oggi che si profilano le condizioni per vincerla entro il prossimo anno , con gli USA che ritornano in pista e i buoni segnali dalle economie emergenti (addirittura avanti a noi negli investimenti e nella strategia) l'Europa non può tornare indietro. Siamo certi che questa sarà la cartina di tornasole degli elettori alle prossime elezioni europee"

Roma, 12 dicembre 2008

Ufficio Stampa WWF Italia, 06 84497377, 213, 265

domenica 30 novembre 2008

IPALMO, Best Practices in the Promotion of Rule of Law in the Mediterranean Area

L'IPALMO, istituto presieduto dall'on.le Gianni De Michelis, organizza il 1 dicembre 2008 una Conferenza internazionale "Best Practices in the Promotion of Rule of Law in the Mediterranean Area", con il contributo del Ministero degli Affari Esteri.

Obiettivi dell'iniziativa sono la messa a punto, attraverso un confronto tra le migliori esperienze già realizzate, di una condivisa piattaforma di lavoro, ed essere, al tempo stesso, l'occasione per una riflessione comune sui temi prioritari da affrontare per una migliore considerazione della rule of law.

Esperti nazionali ed internazionali si confronteranno sulle proprie esperienze, sullo stato attuale delle iniziative in essere e su quali debbano essere le azioni da esperire utili al rafforzamento dei meccanismi di consolidamento della rule of law, anche in un'ottica regionale.

Tra itemi trattati si segnalano: diritti umani e riforma dei percorsi formativi, certezza del diritto e arbitrato nei rapporti economici, riforme legislative e delle istituzioni nei paesi candidati all'ingresso nell'UE.

Inoltre verranno affrontati temi quali l'anticorruzione, l'arbitrato, la certezza del diritto e dell'applicazione delle sanzioni.

I lavori saranno introdotti dal vicepresidente della Camera dei Deputati, on.le Fiamma Nirenstein, dal rappresentante del Ministero degli Affari Esteri, ministro plenipotenziario Diego Brasioli e dal presidente dell'IPALMO on.le Gianni De Michelis.


Segreteria dell'IPALMO
dott.ssa Silvia Colombo- 06 32699734 ipalmo@ipalmo.com; ipalmo@tin.it

domenica 15 giugno 2008

Ue: Movimento Federalista Europeo: no irlandese non rappresenta la volonta’ del popolo europeo

Ue: Movimento Federalista Europeo:
il no irlandese non rappresenta la volonta' del popolo europeo



L'Italia ratifichi subito il trattato di Lisbona e vada avanti con chi ci sta


Dichiarazione del Movimento Federalista Europeo sulla bocciatura irlandese del referendum per la ratifica del Trattato di Lisbona

"Sbagliare è umano, ma perseverare è diabolico. I governi europei non hanno imparato nulla dai propri errori. Dopo aver fatto fallire il progetto di Costituzione europea con un metodo di ratifica antidemocratico, che consente ad un solo Stato di far bloccare l'intero processo, hanno ripetuto il medesimo errore con il Trattato di Lisbona.

Non è vero che i cittadini francesi, olandesi e irlandesi sono contro l'Europa. Vogliono un'Europa diversa da quella che viene loro proposta. Vogliono un'Europa democratica in cui far sentire la loro voce ed essere ascoltati.

I governi europei non solo hanno riproposto, con il Trattato di Lisbona, un progetto di Unione ancora più complicato di quello della Costituzione europea, ma hanno insistito nella ratifica all'unanimità, ignorando che nessuna istituzione politica può funzionare se uno solo dei suoi membri può far valere l'esorbitante potere di veto nei confronti di tutti gli altri. Se i governi europei vogliono veramente un'Unione democratica, come chiedono i cittadini, devono cominciare a introdurre il principio del voto a maggioranza nella procedura di ratifica. Una doppia maggioranza di Stati e di cittadini dell'Unione deve poter andare avanti, anche se una minoranza si oppone. Questa è la democrazia.

Per l'Europa è venuto il momento della scelta. I popoli europei sono consapevoli che solo uniti possono affrontare le sfide della globalizzazione, del confronto con i nuovi giganti della politica mondiale, della salvaguardia ecologica del Pianeta e della costruzione di un ordine mondiale di pace. E' venuto il momento per i paesi europei che vogliono far parte di un'Unione politica, con un governo democratico, di dirlo con chiarezza ai cittadini. L'Unione federale può essere costruita a cerchi concentrici. Chi non vuole partecipare scelga altre forme di associazione.

Il Governo italiano e il Parlamento non si lascino condizionare dalla propaganda euroscettica. Il Trattato di Lisbona va ratificato. Già una maggioranza di Stati e di cittadini dell'Unione lo ha fatto.

L'Italia deve partecipare al gruppo di paesi che vuole andare avanti. Il Trattato di Lisbona è la via stretta per la quale occorre passare per costruire un'Unione democratica e capace di agire."

Ufficio stampa. Roberto Race 3339064533 – 3470885233

sabato 14 giugno 2008

Convegno: STRATEGIE PUBBLICHE A SUPPORTO DEI MIGRANTI E DEI RIFUGIATI NEL MEDITERRANEO: ESPERIENZE REGIONALI A CONFRONTO - 19 giugno 2008 - Napoli



STRATEGIE PUBBLICHE A SUPPORTO

DEI MIGRANTI E DEI RIFUGIATI NEL MEDITERRANEO:

ESPERIENZE REGIONALI A CONFRONTO

giovedì 19 giugno 2008 alle ore 9.30

via Nuova Marina 19/c - Palazzo Armieri – Napoli

Obiettivo principale del progetto PEOPLES è creare una rete permanente degli Osservatori sulle migrazioni presenti nell'area del Mediterraneo Orientale.


PEOPLES vuole essere un'occasione utile ad elaborare proposte politiche integrate che pongano l'accento sulla comprensione del fenomeno migratorio nei diversi aspetti che lo contraddistinguono.

Il progetto ha favorito la nascita e la crescita di un network d'azione nazionale e transnazionale, sia conoscitivo che programmatico, finalizzato al supporto delle strategie regionali per la gestione dei flussi, nel contesto delle regolazioni nazionali, nonché all'elaborazione di policies di intervento nel mercato del lavoro e dell'integrazione sociale.

La Conferenza finale del progetto PEOPLES presenterà l'approccio internazionale ed europeo al tema delle migrazioni, i risultati dell'indagine comparativa tra Italia e Grecia sulle politiche territoriali a favore di immigrati e rifugiati, e l'elaborazione di proposte concrete di approccio al fenomeno a beneficio dei policy makers.

Iscrizione on-line: http://www.rcservizi.it/eventi/query/iscrizione.php?stile=standard&id_evento=66&id_sessione=MjUzNDE%3D_HF5321

E' prevista la traduzione simultanea italiano/greco

Ai partecipanti sarà rilasciato un attestato

Organizzazione REGIONE CAMPANIA

Settore Studio e Gestione Progetti UE e Rapporti con i Paesi Europei ed Extraeuropei

Pigreco s.r.l.

via A.Manzoni, 120

80123 Napoli

tel. e fax 081 7147521

info@pigrecoeventi.it




giovedì 5 giugno 2008

UE: CONSIGLIO MINISTRI VARA DIRETTIVA PER LA PROTEZIONE DELLE INFRASTRUTTURE CRITICHE





UE: CONSIGLIO MINISTRI VARA DIRETTIVA PER LA PROTEZIONE DELLE INFRASTRUTTURE CRITICHE

Roma, 5 giugno '08 – Via libera dal Consiglio dei Ministri Europei di Giustizia e Affari Interni dell'Unione Europea del 5 giugno al testo della Direttiva sull'identificazione e designazione delle Infrastrutture Critiche Europee e sulla valutazione della necessità di migliorarne la protezione. L'approvazione della Direttiva si pone come atto finale di un percorso normativo intrapreso dal Consiglio Europeo del giugno 2004 con la richiesta alla Commissione della preparazione di una strategia globale per la protezione delle Infrastrutture Critiche.

Con questa definizione si intendono tutti quei servizi essenziali per il benessere della popolazione, la sicurezza nazionale, il buon funzionamento del Paese e la sua crescita economica, ossia il sistema elettrico ed energetico, le varie reti di comunicazione, le reti e le infrastrutture di trasporto persone e merci (aereo, navale, ferroviario e stradale), il sistema sanitario, i circuiti economico-finanziari, le reti a supporto del Governo, delle Regioni ed enti locali, quelle per la gestione delle emergenze, ecc.. Per ragioni di natura economica, sociale, politica e tecnologica, tali infrastrutture sono diventate sempre più complesse ed interdipendenti ("effetto domino"). Se ciò ha migliorato la qualità dei servizi erogati ed ha contenuto i costi, tuttavia ha indotto nuove ed impreviste vulnerabilità, che rischiano di indurre reali pericoli per lo sviluppo ed il benessere del Paese, anche a causa dei pericoli legati all'estremizzazione dei fenomeni climatici, alla tormentata situazione socio-politica mondiale e alle minacce terroristiche.

«La Direttiva espone le misure previste dalla Commissione per garantire la corretta funzionalità delle Infrastrutture Critiche Europee, cioè di quelle infrastrutture il cui eventuale malfunzionamento avrebbe come diretta conseguenza un impatto significativo sulla qualità della vita dei cittadini in almeno due Stati Membri dell'Unione Europea», ha spiegato l'ing. Luisa Franchina, che ha rappresentato il Governo Italiano durante l'iter formativo della direttiva.

In particolare, ha detto il prof. Salvatore Tucci, presidente dell'AIIC-Associazione Italiana esperti Infrastrutture Critiche, «la Direttiva indica come settori particolarmente critici, a cui applicare con massima priorità le misure previste nella Direttiva stessa, quelli dell'energia e dei trasporti. L'approvazione della Direttiva testimonia la forte attenzione su questo tema in ambito europeo, sulla scia di quanto è avvenuto già da anni ad esempio negli Stati Uniti».

Secondo l'ing. Franchina, «la fase di recepimento della Direttiva in ambito nazionale costituisce un'occasione importante per la riorganizzazione di un settore che, nel nostro Paese, allo stato attuale non è regolamentato da una disciplina specifica». Ed ha proseguito sottolineando che «l'implementazione, nella realtà italiana, delle azioni derivanti dalla Direttiva richiederà che sia definito un organismo cui saranno assegnate varie competenze, dal coordinamento e dall'individuazione delle Infrastrutture Critiche Europee situate sul territorio nazionale, alla verifica dell'esistenza di idonee misure di protezione, senza dimenticare la fondamentale funzione di rappresentatività verso la comunità internazionale».

Tucci ha infine sottolineato che «un'azione efficace di protezione delle Infrastrutture richiede, soprattutto, un'intensa attività di studio e analisi dei fenomeni di interdipendenza tra le infrastrutture stesse, attività possibile solo se si possiede una visione sinottica e aggiornata delle criticità dell'intero sistema Paese». Per questo, ha concluso il presidente dell'AIIC, «ci auguriamo che l'approvazione di questa Direttiva costituisca uno stimolo significativo per dotare finalmente il Paese di un'organizzazione autorevole, strutturata e sinergica con tutte le realtà operanti nell'ambito delle Infrastrutture Critiche, perché la sicurezza dei cittadini passa anche e soprattutto per la prevenzione e per la protezione». -





Ufficio Stampa <ufficiostampa@cnipa.it>


martedì 3 giugno 2008

Mercurio: Stop UE all' esportazione

Stop all'esportazione di mercurio per ridurre l'offerta


Il Parlamento ha adottato definitivamente un regolamento che stabilisce il divieto di esportazione di mercurio e dei suoi composti a partire dal marzo 2011 per ridurre l'offerta mondiale e contrastare così la minaccia che rappresenta per la salute e l'ambiente. Il regolamento definisce anche le condizioni di stoccaggio del mercurio e prevede che, nel 2010, sarà valutata l'opportunità di bandirne anche l'importazione nell'UE. I PVS saranno assistiti nel passaggio a tecnologie alternative.

Il Parlamento ha adottato un pacchetto di emendamenti di compromesso negoziato con il Consiglio del relatore Dimitrios PAPADIMOULIS (GUE/NGL, EL) sul regolamento relativo al divieto di esportazione del mercurio metallico (e di alcuni suoi composti e miscele di mercurio) e al suo stoccaggio in sicurezza. Il regolamento potrà quindi entrare presto in vigore e il divieto di esportazione scatterà il 15 marzo 2011. L'obiettivo è di «ridurre considerevolmente l'offerta mondiale di mercurio». Le emissioni di mercurio, infatti, rappresentano una minaccia tale per il pianeta da giustificare un'azione a livello locale, nazionale, regionale e internazionale. E' quindi necessario ridurre i rischi di esposizione al mercurio per gli esseri umani e per l'ambiente.

Più precisamente, a partire da questa data sarà vietata l'esportazione di mercurio metallico, di cinabro, il cloruro e ossido di mercurio e delle miscele di mercurio metallico con altre sostanze, incluse le leghe di mercurio, con un tenore di mercurio metallico pari almeno al 95% in peso. Il divieto, tuttavia, non si applica alle esportazioni dei composti destinati alla ricerca e a usi medici o di analisi. E' peraltro precisato che è vietata la miscelazione di mercurio metallico con altre sostanze «finalizzata unicamente all'esportazione» del primo. Fino al 15 marzo 2011, d'altra parte, gli Stati membri potranno mantenere le misure nazionali che limitano l'esportazione o l'importazione di mercurio metallico (e delle altre sostanze citate) adottate in conformità alla legislazione comunitaria prima dell'adozione del regolamento in esame.

Miniere di sale per lo smaltimento e stoccaggio del mercurio

Inoltre, a decorrere dal 15 marzo 2011, il mercurio metallico non più utilizzato dall'industria dei cloro-alcali, quello proveniente dalla purificazione del gas naturale e dalle operazioni di estrazione e di fusione di metalli non ferrosi e quello estratto dal cinabro dopo quella data, dovrà essere considerato un rifiuto e smaltito conformemente alle disposizioni della pertinente direttiva europea (2006/12/CE) «secondo modalità sicure per la salute umana e per l'ambiente».

In proposito, il mercurio metallico considerato rifiuto potrà, «in condizioni di adeguato contenimento», essere stoccato temporaneamente per più di un anno o essere stoccato permanentemente in miniere di sale adatte o in formazioni di roccia dura profonde e sotterranee che offrano un livello di sicurezza e confinamento equivalente a quello delle miniere di sale. Oppure potrà essere stoccato temporaneamente per più di un anno in impianti in superficie «attrezzati allo scopo», ma «in condizioni che permettano il recupero». Gli Stati membri dovranno inoltre trasmettere alla Commissione copia delle autorizzazioni rilasciate per impianti destinati allo stoccaggio temporaneo o permanente corredata della corrispondente valutazione di sicurezza. Tale valutazione deve in particolare garantire la copertura dei rischi particolari derivanti dalla natura e dalle proprietà a lungo termine del mercurio metallico e dalle condizioni del suo contenimento.

Come richiesto dai deputati, entro un anno dall'entrata in vigore del regolamento, le industrie del settore dei cloro-alcali e quelle attive nell'estrazione di mercurio dalla purificazione del gas naturale e dalle operazioni di estrazione e di fusione di metalli non ferrosi dovranno comunicare alla Commissione e alle competenti autorità nazionali tutta una serie di dati sulla disattivazione delle cellule mercurio nei propri impianti, sulle quantità di mercurio ancora in uso, ottenute o stoccate ogni anno. La Commissione dovrebbe rendere pubbliche tali informazioni. Inoltre, gli importatori, gli esportatori e l'industria interessata dovranno comunicare volumi, prezzi, paese di origine e paese di destinazione e previsto utilizzo del mercurio metallico in entrata nella Comunità, nonché volumi, paese di origine e paese di destinazione del mercurio metallico considerato rifiuto oggetto di scambi transfrontalieri nella Comunità.

Sanzioni effettive, proporzionate e dissuasive

Gli Stati membri, entro un anno dall'entrata in vigore de regolamento, dovranno stabilire le norme relative alle sanzioni da applicare in caso di violazione delle disposizioni contenute nel provvedimento. Dovranno inoltre adottare le misure necessarie ad assicurarne l'applicazione. Tali sanzioni, è precisato, dovranno essere «effettive, proporzionate e dissuasive».

Verso un divieto di importazione?

La richiesta avanzata dal Parlamento in prima lettura di vietare l'importazione di mercurio metallico e dei suoi composti o miscele nell'UE non è stata accolta dal Consiglio. Tuttavia, un emendamento di compromesso prevede che la Commissione dovrà organizzare, entro il 1° gennaio 2010, uno «scambio di informazioni» tra gli Stati membri e i soggetti interessati volto a valutare la necessità di un divieto di importare mercurio metallico, composti di mercurio e prodotti contenenti mercurio. Tale scambio di informazioni avrà inoltre lo scopo esaminare l'esigenza di estendere il divieto di esportazione ad altri composti del mercurio, alle miscele con una concentrazione inferiore di mercurio e ai prodotti che lo contengono (in particolare termometri, barometri e sfigmomanometri). Si dovrà valutare poi l'opportunità di estendere l'obbligo di stoccaggio al mercurio metallico proveniente da altre fonti e di fissare termini per lo stoccaggio temporaneo del mercurio metallico.

Inoltre, come richiesto dai deputati, la Commissione è chiamata a seguire l'evoluzione delle attività di ricerca sulle opzioni per uno smaltimento sicuro, «inclusa la solidificazione del mercurio metallico», e dovrà presentare una relazione entro il 1° gennaio 2010. Sulla base di questa relazione, se del caso, la Commissione presenterà quanto prima - e al più tardi il 15 marzo 2013 - una proposta di revisione del regolamento. Tale questione sarà peraltro affrontata nel corso dello scambio di vedute. La Commissione dovrà inoltre presentare una relazione generale sull'applicazione del regolamento proponendo, se necessario, adeguamenti.

Assistere i paesi in via di sviluppo

Il compromesso accoglie la richiesta dei deputati di invitare la Commissione e gli Stati membri a fornire assistenza tecnica diretta ai paesi in via di sviluppo e con economie in transizione, in particolare per facilitare il passaggio a tecnologie alternative senza mercurio e giungere così gradualmente all'eliminazione definitiva degli impieghi e dei rilasci di mercurio e composti del mercurio.

Background - Il mercurio: origine, effetti e domanda

Il mercurio è emesso da fonti naturali come i vulcani, ma emissioni aggiuntive provengono da fonti antropiche, come la combustione del carbone e l’utilizzo di mercurio nei prodotti. Questo metallo ha molteplici applicazioni: amalgami dentali, apparecchi di misura di controllo (termometri, dai quali dovrà presto essere eliminato) e nelle lampade fluorescenti a basso consumo (cui permette migliori rendimenti). Il mercurio può quindi essere anche prodotto dal riciclaggio di rifiuti dei prodotti succitati e talvolta è il sottoprodotto della produzione di altre materie, come lo zinco o lo stagno. A livello mondiale il mercurio è ancora utilizzato nell’estrazione dell’oro, nelle batterie e nell’industria dei cloro-alcali che, complessivamente, corrispondono al 75% del consumo totale. Oggi solo l’uso nell’industria cloro-soda è significativo nell’UE che, peraltro, comporta emissioni di mercurio nell'atmosfera. Emissioni che possono anche derivare dagli impianti siderurgici.

Il mercurio e i suoi componenti sono estremamente tossici per gli esseri umani, gli ecosistemi e la fauna selvatica. Elevate dosi di mercurio possono essere mortali per gli esseri umani, ma persino dosi relativamente ridotte possono avere gravi effetti negativi sullo sviluppo neurologico, sul sistema cardiovascolare, sul sistema immunitario e sull’apparato riproduttivo. Il mercurio inoltre ritarda l’attività microbiologica dei suoli. Il mercurio è persistente e, nell'ambiente, può trasformarsi nella forma più tossica di questa sostanza: il metilmercurio.

Il metilmercurio supera rapidamente la barriera placentare e quella cerebrale inibendo lo sviluppo mentale potenziale anche prima della nascita. La più importante fonte di esposizione al mercurio è l’inalazione dei vapori di mercurio provenienti dagli amalgami dentali. Ma l'esposizione al metilmercurio avviene perlopiù attraverso l'alimentazione. Esso si deposita e si concentra soprattutto nella catena alimentare acquatica ponendo a rischio in particolare le popolazioni che consumano grandi quantità di pesce e di molluschi. La maggior parte della popolazione delle aree costiere del Mediterraneo e dall’1 al 5% circa della popolazione dell’Europa centrale e settentrionale si situano intorno ai livelli massimi, mentre in gran parte delle comunità di pescatori del Mediterraneo e della popolazione artica questi livelli sono notevolmente superati.

Nel 2003, la domanda mondiale di mercurio ammontava a circa 3.600 tonnellate l’anno, e nei 15 Stati membri dell’UE era pari a 300 tonnellate. L'attività di estrazione dell'oro in Africa, Asia e America latina utilizza circa 1.000 tonnellate di mercurio l'anno, la maggior parte delle quali sono smaltite nell'ambiente. Fino al 2003 il più importante sito europeo di estrazione di mercurio (circa 650 tonnellate) si trovava in Spagna (Almaden), ma la miniera ha cessato le sue attività.

Nel 2005 la Commissione ha adottato una strategia comunitaria sul mercurio che persegue gli obiettivi seguenti:
riduzione delle emissioni di mercurio;
riduzione dell’entrata in circolazione del mercurio diminuendo l’offerta e la domanda;
soluzione della situazione a lungo termine delle eccedenze di mercurio e delle riserve della società (in prodotti ancora in uso o immagazzinati);
protezione contro l’esposizione al mercurio;
approfondimento della comprensione della problematica del mercurio e delle sue soluzioni;
sostegno e promozione dell’azione internazionale sul mercurio.



19/05/2008
Dimitrios PAPADIMOULIS (GUE/NGL, EL)
Relazione relativa alla posizione comune del Consiglio in vista dell'adozione del regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio relativo al divieto di esportazione e allo stoccaggio in sicurezza del mercurio metallico
Procedura: Codecisione, seconda lettura
Dibattito: 20.5.2008
Votazione: 21.5.2008

fonte: http://www.europarl.europa.eu/news/expert/infopress_page/064-29478-140-05-21-911-20080520IPR29477-19-05-2008-2008-false/default_it.htm

lunedì 15 gennaio 2007

Italia e Ue contro le esecuzioni

PENA DI MORTE!

Italia e Ue contro le esecuzioni

Durante una conferenza stampa congiunta con il Presidente della Commissione Ue Josè Barroso, il Presidente del Consiglio Romano Prodi ribadisce che il governo ha "la stessa posizione " assunta sull'esecuzione dell'ex raìs

PENA DI MORTE Roma, 15 gennaio 2007. - Ferma presa di posizione dell'Italia, sostenuta dalla UE, contro la pena di morte dopo l'esecuzione dei due coimputati nel processo a Saddam Ussein. Barzan Ibrahim al Tikriti, il fratellastro di Saddam Hussein, e Awad Hamed al-Bandar, ex-capo del tribunale rivoluzionario iracheno, sono stati impiccati poco prima dell'alba. Erano stati condannati alla pena capitale assieme all'ex rais per la strage di Dujail nel 1982.

D'ALEMA
Le due esecuzioni, ha detto il ministro degli Esteri Massimo D'Alema,"nella complessa situazione irachena non aiutano il processo di pacificazione".
"Siamo contrari alla pena di morte in linea di principio - ha aggiunto D'Alema - e ribadiamo questa nostra posizione; siamo dispiaciuti che gli appelli per la sospensione delle esecuzioni non siano stati accolti".

PRODI E BARROSO
Una posizione condivisa e precedentemente espressa anche dal presidente del Consiglio Romano Prodi: il Paese "è contro la pena di morte". "E credo non si debbano aggiungere altre parole", ha aggiunto il Premier durante una conferenza stampa congiunta con il Presidente della Commissione Ue Josè Barroso. "Appoggiamo tutte le iniziative dell'Italia per abolire la pena di morte.Dobbiamo lavorare insieme per arrivare alla moratoria", gli ha fatto eco il presidente della Commissione Ue.


Protestano anche i legali dei due condannati. Chiedono un'indagine internazionale per "appurare la verità su come possa essersi staccata dal corpo la testa di Barzan". Nei primi video ufficiali dell'esecuzione compare un corpo decapitato.

Origine: Quotidinano Nazionale

giovedì 11 gennaio 2007

Gas serra, l'Ue punta al -20% nel 2020 e boccia l'Italia in politica energetica

La Commissione ha presentato il pacchetto di misure sull'energia. Entro la stessa data le rinnovabili dovranno incidere per il 20%

Bruxelles "agnostica" sul nucleare, ma Barroso si schiera
"Il 31% delle elettricità grazie alle centrali, l'importante è eliminare il carbone"


(Masterworld.org/news) BRUXELLES - L'Ue boccia la politica italiana sull'energia. "Nonostante la forte crescita in settori come l'eolico, il biogas e il biodiesel, l'Italia è lontana dagli obiettivi definiti sia a livello nazionale che europeo". E' quanto si legge nel documento presentato a Bruxelles dalla Commissione Europea insieme al pacchetto sulla politica energetica.

"Diversi fattori contribuiscono a questa situazione - continua il testo - in primo luogo c'è un grande elemento di incertezza dovuto alle recenti ambiguità e cambiamenti politici nel definire la politica attuale". In secondo luogo, sottolinea la Commissione, "ci sono vincoli amministrativi come le complesse procedure di autorizzazione a livello locale", e infine "ci sono barriere finanziarie come gli alti costi di connessione alla rete". Secondo la normativa europea l'Italia deve arrivare al 25% di elettricità prodotta dalle rinnovabili entro il 2010.

"In secondo luogo - si legge ancora nel rapporto della Commissione - ci sono restrizioni amministrative come un sistema complesso per le procedure di autorizzazione a livello locale. Terzo, esistono barriere finanziarie che rendono molto elevati i costi di connessione alle reti". Per tutti questi motivi - sottolinea Bruxelles - l' Italia fa registrare ancora dei ritardi molto forti.

L'Italia sta già osservando molte delle disposizioni dettate dalla Commissione Ue, ma resta ancora da lavorare, soprattutto nel campo delle liberalizzazioni e delle fonti energetiche rinnovabili. E' la replica del ministro alla Sviluppo Economico, Pier Luigi Bersani. "Le iniziative che l'Italia sta prendendo - si legge in una nota - vanno, su molti punti, lungo la strada che l'Unione europea ha indicato". Bersani sottolinea che "con il ddl Energia, le misure contenute in Finanziaria fino ad arrivare ai progetti industriali sull'efficienza energetica il Paese ha intrapreso politiche che segnano una decisiva inversione di tendenza rispetto agli anni scorsi".

Le misure annunciate. La Commissione europea ha presentato l'annunciato pacchetto di misure sulla politica energetica e ha proposto la riduzione di almeno il 20 per cento entro il 2020 delle emissioni di gas serra dei Ventisette. "La Commissione è convinta che quando un accordo internazionale sarà raggiunto sul dopo 2012, questo porterà a un taglio delle emissioni del 30 per cento entro il 2020 da parte dei Paesi industrializzati".

Il Commissario Ue all'Energia Andris Piebalgs ha continuato: "Se prendiamo le giuste decisioni adesso l'Europa può guidare il mondo verso una nuova rivoluzione industriale: lo sviluppo di un'economia a basse emissioni di carbonio". Il cambiamento climatico "è una delle più gravi minacce al nostro pianeta", ha aggiunto il Commissario Ue all'Ambiente Stavros Dimas.

Dimas ha quindi fatto appello al resto dei Paesi industrializzati affinchè seguano l'esempio europeo e "accelerino il progresso verso un accordo internazionale sulla riduzione delle emissioni globali".

Più rinnovabili. Tra le sue proposte la Commissione indica anche gli obiettivi per l'incremento delle fonti rinnovabili e i carburanti verdi. L'obiettivo vincolante suggerito da Bruxelles è di arrivare entro il 2020 al 20 per cento di energia pulita e al 10 per cento di biocarburanti. Il pacchetto varato dalla Commissione ha comunque davanti a sé ancora un lungo percorso. Sarà prima discusso al consiglio europeo di primavera, poi la Commissione presenterà proposte legislative per dare il via alla realizzazione della tabella di marcia per raggiungere gli obiettivi giuridicamente vincolanti e infine i singoli stati membri avranno la possibilità di varare specifici provvedimenti per comporre il proprio mix di energie rinnovabili più adatto alla loro situazione.

Barroso "agnostico" sul nucleare. Sulla possibilità di una maggiore apertura al nucleare, la Commissione Europea non si pronuncia, ed ancora una volta lascia la parola agli stati membri, soli competenti in materia d'energia. "Nell'Europa a 27, il nucleare rappresenta il 31% della produzione di elettricità - ha precisato il presidente della Commissione Europea Josè Manuel Durao Barroso - noi non prendiamo posizione. Ci limitiamo ai fatti. Agli stati membri decidere cosa fare in materia". Ancora una volta Barroso assicura che "per il nucleare la Commissione Europea resta agnostica. Quel che è importante è avanzare verso un'economia meno dipendente dal carbone. E pensiamo di aver presentato in questo senso obiettivi importanti".

Reazioni contrastanti. Le prime reazioni alle proposte di Bruxelles sono state contrastanti. Critici gli ambientalisti. "Le misure previste - afferma il direttore di Legambiente Francesco Ferrante - sono decisamente poco ambiziose oltre che espressione di una politica del doppio binario nella lotta contro i cambiamenti climatici che rischia di trascinare l'Europa in un burrone. Una linea a dir poco bizzarra se si considera l'allarme lanciato quasi una settimana fa con lo studio sulle conseguenze dell'inquinamento da CO2". Ferrante lamenta quindi il fatto che il pacchetto è "frutto di un compromesso tra il Commissario all'Ambiente, Stavros Dimas, che proponeva una riduzione del 30% di emissioni di gas serra (rispetto al 1990) e il Commissario all'Industria, Günter Verheugen, che proponeva un misero 15%". Soddisfatte invece le associazioni degli agricoltori Cia e Coldiretti che sottolineano l'importanza dello stimolo alla diffusione dei biocarburanti.


Origine: Repubblica

Disclaimer

Protected by Copyscape


Il CorrieredelWeb.it è un periodico telematico nato sul finire dell’Anno Duemila su iniziativa di Andrea Pietrarota, sociologo della comunicazione, public reporter e giornalista pubblicista, insignito dell’onorificenza del titolo di Cavaliere al merito della Repubblica Italiana.

Il magazine non ha fini di lucro e i contenuti vengono prodotti al di fuori delle tradizionali Industrie dell'Editoria o dell'Intrattenimento, coinvolgendo ogni settore della Società dell'Informazione, fino a giungere agli stessi utilizzatori di Internet, che così divengono contemporaneamente produttori e fruitori delle informazioni diffuse in Rete.

Da qui l’ambizione ad essere una piena espressione dell'Art. 21 della Costituzione Italiana.

Il CorrieredelWeb.it oggi è un allegato della Testata Registrata AlternativaSostenibile.it iscritta al n. 1088 del Registro della Stampa del Tribunale di Lecce il 15/04/2011 (Direttore Responsabile: Andrea Pietrarota).

Tuttavia, non avendo una periodicità predefinita non è da considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n.62 del 07/03/2001.

L’autore non ha alcuna responsabilità per quanto riguarda qualità e correttezza dei contenuti inseriti da terze persone, ma si riserva la facoltà di rimuovere prontamente contenuti protetti da copyright o ritenuti offensivi, lesivi o contrari al buon costume.

Le immagini e foto pubblicate sono in larga parte strettamente collegate agli argomenti e alle istituzioni o imprese di cui si scrive.

Alcune fotografie possono provenire da Internet, e quindi essere state valutate di pubblico dominio.

Eventuali detentori di diritti d'autore non avranno che da segnalarlo via email alla redazione, che provvederà all'immediata rimozione oppure alla citazione della fonte, a seconda di quanto richiesto.

Per contattare la redazione basta scrivere un messaggio nell'apposito modulo di contatto, posizionato in fondo a questa pagina.

Modulo di contatto

Nome

Email *

Messaggio *