Cerca nel blog

Visualizzazione post con etichetta pena di morte. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta pena di morte. Mostra tutti i post

venerdì 20 marzo 2009

Pena di morte abolita in New Mexico-USA

Usa: il New Mexico abolisce la pena di morte

Amnesty International apprezza la decisione del governatore del New Mexico di abolire la pena di morte

20/03/2009. Amnesty International ha apprezzato la decisione, presa ieri sera dal governatore Bill Richardson, di abolire la pena di morte nello stato del New Mexico. Il governatore Richardson, secondo l'organizzazione per i diritti umani, ha mostrato autentica leadership nel mettere al bando una procedura piena di falle e iniquit che non ha mai dimostrato di avere un potere deterrente nei confronti della criminalit.
Il New Mexico il secondo stato degli Usa ad aver abolito la pena di morte negli ultimi due anni. Nel dicembre 2007 la medesima decisione era stata presa dal governatore del New Jersey. Proposte di legge abolizioniste sono in discussione anche in Nebraska, New Hampshire, Colorado e Montana.
Negli Usa, la pena di morte attualmente prevista in 35 stati e da due legislazioni federali, civile e militare. Non è invece più prevista in Alaska, Hawaii, Iowa, Maine, Massachussetts, Michigan, Minnesota, New Jersey, New Mexico, New York, North Dakota, Rhode Island, Vermont, West Virginia, Wisconsin e nel distretto federale di Columbia.
Nel 2008, negli Usa sono state eseguite 37 condanne a morte, di cui 18 nel solo Texas. Quest'anno, le esecuzioni sono state già 20 di cui 12 in Texas. F

Per ulteriori informazioni, approfondimenti e interviste:
Amnesty International Italia - Ufficio stampa
Tel. 06 4490224
cell.348-6974361
e-mail: press@amnesty.it

lunedì 15 gennaio 2007

Italia e Ue contro le esecuzioni

PENA DI MORTE!

Italia e Ue contro le esecuzioni

Durante una conferenza stampa congiunta con il Presidente della Commissione Ue Josè Barroso, il Presidente del Consiglio Romano Prodi ribadisce che il governo ha "la stessa posizione " assunta sull'esecuzione dell'ex raìs

PENA DI MORTE Roma, 15 gennaio 2007. - Ferma presa di posizione dell'Italia, sostenuta dalla UE, contro la pena di morte dopo l'esecuzione dei due coimputati nel processo a Saddam Ussein. Barzan Ibrahim al Tikriti, il fratellastro di Saddam Hussein, e Awad Hamed al-Bandar, ex-capo del tribunale rivoluzionario iracheno, sono stati impiccati poco prima dell'alba. Erano stati condannati alla pena capitale assieme all'ex rais per la strage di Dujail nel 1982.

D'ALEMA
Le due esecuzioni, ha detto il ministro degli Esteri Massimo D'Alema,"nella complessa situazione irachena non aiutano il processo di pacificazione".
"Siamo contrari alla pena di morte in linea di principio - ha aggiunto D'Alema - e ribadiamo questa nostra posizione; siamo dispiaciuti che gli appelli per la sospensione delle esecuzioni non siano stati accolti".

PRODI E BARROSO
Una posizione condivisa e precedentemente espressa anche dal presidente del Consiglio Romano Prodi: il Paese "è contro la pena di morte". "E credo non si debbano aggiungere altre parole", ha aggiunto il Premier durante una conferenza stampa congiunta con il Presidente della Commissione Ue Josè Barroso. "Appoggiamo tutte le iniziative dell'Italia per abolire la pena di morte.Dobbiamo lavorare insieme per arrivare alla moratoria", gli ha fatto eco il presidente della Commissione Ue.


Protestano anche i legali dei due condannati. Chiedono un'indagine internazionale per "appurare la verità su come possa essersi staccata dal corpo la testa di Barzan". Nei primi video ufficiali dell'esecuzione compare un corpo decapitato.

Origine: Quotidinano Nazionale

mercoledì 10 gennaio 2007

Morte Saddam, arrestato l'autore del video che ha scioccato il mondo

La notizia rilanciata dalla tv al Arabiya, confermata dal governo iracheno

Il premier Nouri al Maliki adirato per le sconvolgenti immagini
al-Rubaie: "Processo inquinato da chi vuole escalation violenza"
Voci e smentite sull'esecuzione di Barzan al Tikriti e Awad al Bander


 Morte Saddam, arrestato l'autore del video che ha scioccato il mondo BAGDAD - L'autore del filmato non autorizzato
dell'impiccagione di Saddam Hussein è stato arrestato. Lo riferisce l'emittente Tv panaraba al Arabiya.

La notizia, riporta Repubblica, è stata rilanciata anche da Cnn e Ap che, sull'arresto, hanno sentito un portavoce del governo iracheno. Il funzionario ha preferito mantenere l'anonimato circa la persona arrestata anche se ha specificato che si tratta di "un ufficiale che ha assistito all'esecuzione" e che adesso "è indagato".

In particolare Cnn ha intervistato Mowaffak al-Rubaie, responsabile della Sicurezza nazionale che era presente all'esecuzione. Secondo il consigliere, quel giorno, nella stanza adibita a patibolo, c'erano anche "persone che non facevano parte della squadra ufficiale dell'esecuzione".

al-Rubaie ha anche detto che, a suo avviso, "l'intero processo sia stato infiltrato da persone che hanno un grande interesse a che si verifichi un'escalation della violenza. Persone che hanno a cuore solo i propri interessi politici, o quelli dei loro gruppi o dei loro leader, ma per quanto riguarda il governo iracheno credo che abbia fatto tutto il necessario perché il processo fosse corretto".

Secondo quanto riferiscono più fonti il premier iracheno Nouri Al Maliki sarebbe piuttosto arrabbiato per le immagini "rubate" dell'impiccagione che hanno fatto il giro del mondo, suscitando sdegno e condanna.

Ieri Al Maliki aveva affidato a tre funzionari il compito di indagare e scoprire chi abbia girato con il telefonino le immagini sgranate in cui si vedono le guardie inneggiare al leader sciita Moqtada al Sadr e insultare l'ex presidente iracheno prima dell'esecuzione.

"Chiunque sia stato sarà punito", ha assicurato anche il generale Abdel Karim Khalaf, portavoce del ministero dell'Interno, che ha confermato l'istituzione di una commissione di inchiesta. L'alto ufficiale non ha voluto rivelare chi siano i tre membri cui è stato chiesto di far luce sull'accaduto.

Intanto oggi il comando americano in Iraq ha preso le distanze dal modo in cui è stato giustiziato l'ex leader iracheno. Il generale William Caldwell, portavoce del contingente, ha assicurato che a organizzare l'esecuzione sono state le autorità irachene cui sono state demandate anche misure di sicurezza, perquisizioni dei partecipanti e requisizione dei telefoni comprese. "Non abbiamo avuto assolutamente niente a che fare", ha detto, anzi "noi avremmo fatto le cose diversamente".

Si rincorrono invece voci e smentite circa le nuove impiccagioni che dovrebbero avvenire a breve in esecuzione della sentenza emanata dal tribunale iracheno. In particolare le televisioni al Arabiya e al Furat hanno preannunciato per domani l'impiccagione di Barzan al Tikriti, il fratellastro di Saddam Hussein ex capo dei servizi segreti, e dell'ex presidente del tribunale rivoluzionario Awad al Bander.

Entrambi sono stati condannati a morte insieme con l'ex raìs al processo per la strage di sciiti a Dujail.
L'indiscrezione è confermata da un fonte vicina al premier Nouri al Maliki, che è voluta rimanere anonima. "I documenti sono stati firmati e saranno giustiziati domani" all'alba, ha spiegato la fonte. I due sono però ancora sotto la custodia degli americani.

Un altro collaboratore del primo ministro ha invece smentito. "L'informazione non è precisa, molto probabilmente saranno giustiziati la settimana prossima, dopo le festività", ha detto Sami al Askari. Terminata 'Eid al Adha' (la Festa del sacrificio), il governo iracheno ha prolungato la vacanza fino a sabato.


Fonte:
www.masterworld.org/news/news.php?id=18842

lunedì 8 gennaio 2007

APPELLO a favore di Hadas Amit, 19 anni, donna pacifista

Con preghiera di urgente diffusione, via radio, TV, giornali testate online. Grazie


Comunicato breve per inviare l'info alle testate cartacee, radio e Tv. Grazie!

URGENTE: Si invita a sottoscrivere l' APPELLO a favore di Hadas Amit, 19 anni, donna pacifista israeliana, obiettrice di coscienza che si è rifiutata di entrare nell'esercito israeliano


L'Amico Dino Barberini di Civitella S. Paolo(Roma), scrive alla cantautrice per la Pace Agnese Ginocchio(www.agneseginocchio.it), portavoce del movimento provinciale della Pace, chiedendo di diffondere urgentemente quest'appello a favore di una giovane donna pacifista israeliana, Hadas Amit, di 19 anni, obiettrice di coscienza, che si è rifiutata di entrare nell'esercito israeliano. Hadas Amit è stata condannata una prima volta, il 18 dicembre, a 14 giorni di carcere, e il 31 s. m. a altri 10 giorni. Dovrebbe, salvo cattive sorprese, essere liberata martedì 9 gennaio. Israele, pur firmataria della legge internazionale che la legittima, non riconosce l'obiezione di coscienza al servizio militare. Ciò vale in particolare per le donne. L'appello, rivolto a Amir Peretz, ministro della Difesa di Israele, può essere sottoscritto a http://www.wri-irg.org/co/alerts/20061218a.html . Agnese Ginocchio, invita urgentemente la società civile tutta- nel nome della Pace, per la difesa della Vita e dei diritti umani- ad aderire all'appello per la liberazione di questa giovane donna testimone di Pace.

(Comunicato originale)

Civitella S. Paolo(Roma)

URGENTE: Si invita a sottoscrivere l' APPELLO a favore di Hadas Amit, 19 anni, donna pacifista israeliana, obiettrice di coscienza che si è rifiutata di entrare nell'esercito israeliano


L'Amico Dino Barberini scrive alla cantautrice per la Pace Agnese Ginocchio(www.agneseginocchio.it) , portavoce del movimento della Pace, chiedendo di diffondere urgentemente quest'appello a favore di una giovane donna israeliana, obiettrice di coscienza che si è rifiutata di entrare nell'esercito israeliano. Si riporta di seguito il testo intero dell'appello e l'indirizzo per sottoscriverlo.

L'Amico Dino Barberini scrive alla cantautrice per la Pace Agnese Ginocchio, chiedendo di diffondere urgentemente quest'appello a favore di una giovane donna israeliana, obiettrice di coscienza che si è rifiutata di entrare nell'esercito israeliano. Si riporta di seguito il testo intero dell'appello e l'indirizzo per sottoscriverlo.
Caro Amico/a, Ti invito a sottoscrivere e far sottoscrivere quest'appello urgente che riguarda Hadas Amit, 19 anni, una donna pacifista israeliana, una sua immagine a http://www.newprofile.org/showdata.asp?pid=1167 che per essersi dichiarata obiettrice di coscienza, e quindi rifiutata di entrare nell'esercito israeliano, è stata condannata una prima volta, il 18 dicembre, a 14 giorni di carcere, e il 31 s. m. a altri 10 giorni. Dovrebbe, salvo cattive sorprese, essere liberata martedì 9 gennaio. Israele, pur firmataria della legge internazionale che la legittima, non riconosce l'obiezione di coscienza al servizio militare. Ciò vale in particolare per le donne. Questa la motivazione di Hadas Amit davanti alle autorità militari: "A essere reclutata nell'esercito, sarebbe da tutti i punti di vista in assoluto contrasto con le mie convinzioni e la mia maniera di vivere, poiché la violenza, l'uccidere, il nazionalismo e il vandalismo non ne fanno parte. Ogni stato, e quello di Israele compreso, deve impegnarsi ad agire solo con mezzi pacifici e, anche se attaccato, a non rispondere al fuoco. In ogni situazione, non esclusa quella di Israele, è errato sostenere una forza militare addestrata per la guerra e a uccidere - questo è fondamentalmente contrario al perseguimento della pace e della coesistenza con i nostri vicini in Medio Oriente".
L'appello, rivolto a Amir Peretz, ministro della Difesa di Israele, può essere sottoscritto a http://www.wri-irg.org/co/alerts/20061218a.html .
Questo il testo: "Sono molto preoccupato per l'imprigionamento dell'obiettrice di coscienza Hadat Amit. Hadat Amit ha rifiutato l'arruolamento nell'esercito israeliano ed è stato condannata a un secondo termine di prigione di 14 giorni. Da subito ha chiesto di essere esentata da servizio militare data la sua condizione di obiettrice di coscienza, ma la sua richiesta è stata rifiutata dal Conscience Committee. Rifiutando l'arruolamento, Hadat Amit si è appellata al suo diritto umano all'obiezione di coscienza, come garantito dall'articolo 18 del Patto internazionale sui diritti civili e politici (ICCPR). Il suo imprigionamento è una violazione delle norme giuridiche internazionali. Il gruppo di lavoro dell'Onu sulla detenzione arbitraria, nell'opinione 24/2003 riguardante Israele, è giunto alla conclusione che l'imprigionamento ripetuto degli obiettori di coscienza in Israele è arbitrario e quindi costituisce una violazione dell'Art. 14, paragrafo 7, dell'ICCPR, di cui Israele è un firmatario. Quindi le chiedo di liberare immediatamente Hadat Amit e tutti gli obiettori di coscienza incarcerati. La invito a agire nel rispetto dei dritti umani. Sinceramente,

[nome, indirizzo postale, email - se si vogliono ricevere aggiornamenti marcare i due quadratini successivi]

[Comunicato inviato da - Dino Barberini -- Civitella S. Paolo RM]

lunedì 1 gennaio 2007

Saddam, su internet il video completo: esecuzione fra grida di scherno dei boia

Il filmato dell'impiccagione nella caserma dei servizi segreti militari forse girato con un telefonino mostra immagini da una nuova angolazione


I presenti inneggiano al suo nemico storico Mohammed Bakr Sadr
L'ex dittatore, con il cappio al collo: "E' questa la nobiltà umana?"


 Saddam, su internet il video completo Esecuzione fra grida di scherno dei boia BAGDAD - Deriso, schernito e assordato dal nome del suo peggior nemico, il leader radicale sciita Moqtada al Sadr. E' l'atmosfera in cui Saddam Hussein è stato impiccato sabato mattina, alle 4 ora locale in una camera della caserma dei servizi segreti militari a Khadamiyah, un quartiere sciita di Bagdad. Le ultime parole dell'ex raìs sono state di invocazione ad Allah.

L'esecuzione è documentata da un video di qualità mediocre della durata di due minuti e 38 secondi. Il filmato sembra girato con un telefonino da una delle persone che hanno assistito all'esecuzione. L'angolazione è diversa da quelle delle immagini trasmesse ieri dalla televisione irachena, è stato messo in rete oggi e mostra per la prima volta tutte le fasi dell'esecuzione.

Nella sequenza si vede Saddam, stretto nel suo cappotto blu di taglio occidentale, mentre sale al patibolo e mettendo i piedi sulla botola dice: "Ya Allah", invocazione a Dio. Il boia gli passa il cappio attorno al collo, mentre uno dei presenti, fuori campo, grida: "Avrà successo colui che prega Maometto e la famiglia di Maometto" e gran parte dei presenti risponde in coro la frase di rito della tradizione sciita: "Che Dio preghi per Maometto e la famiglia di Maometto".

A questo punto alcuni presenti, evidentemente sostenitori del leader radicale sciita Moqtada Sadr, intervengono a loro volta scandendo "Che Dio solleciti la sua apparizione" (del Mahdi, il dodicesimo imam degli sciiti). Le stesse voci proseguono: "Che dio maledica il suo nemico (dell'imam al Mahdi)" e poi, quasi urlando, scandiscono: "Moqtada, Moqtada, Moqtada", che è il nome del leader radicale sciita Moqtada Sadr, il capo della milizia 'Esercito del Mahdi'.

Le immagini sono mosse, Saddam, ormai con i piedi sulla botola, rivolge uno sguardo, quasi un sarcastico sorriso, a questi astanti fuori campo, risponde con una frase, che non si riesce a capire, e poi aggiunge: "E' questa la nobiltà umana?". Uno dei presenti, sempre fuori campo, replica "Abbasso la dittatura" e un altro ancora grida: "Viva Mohammed Baqer al Sadr", zio di Moqtada Sadr, fondatore del partito Dawa, mandato a morte da Saddam Hussein negli anni '80. Un altro ancora grida vai all'inferno".

A questo punto interviene il giudice Munqid al Faraon, che ad alta voce afferma: "Per favore no. L'uomo sta per essere impiccato. Vi prego, per favore no". Saddam, ormai pronto a morire, è teso, frastornato, ma controllato. Recita la professione di fede musulmana: "Io testimonio che non c'è altro Dio che Allah e che Maometto è il suo Profeta", dice una prima volta e mentre sta iniziando a ripetere la formula, la botola si apre con un gran fragore e lui precipita nel vuoto. Il video mostra la corda che si tende e intorno qualcuno grida: "E' caduto il tiranno" e qualcuno esorta: "lasciatelo per otto minuti".

Le immagini si fanno confuse, e buie. Illuminate solo da una serie di flash di macchine fotografiche, che permettono di vedere la testa di Saddam, questa volta ripreso dall'alto, con il collo spezzato, il volto rivolto verso l'alto, gli occhi aperti, sbarrati. Le immagini si stabilizzano per qualche istante, e si può vedere il corpo che dondola.


Origine: Repubblica

domenica 31 dicembre 2006

Saddam, è giallo sulla sepoltura "Sarà sepolto nella città sunnita di Ramadi"

La salma dell'ex dittatore contesa tra governo e autorità locali. La decisione dei parenti: non verrà tumulato accanto ai figli



 Saddam, è giallo sulla sepoltura BAGDAD - Saddam Hussein, l'ex raìs iracheno, giustiziato stamane all'alba, verrà sepolto accanto ai due figli, Uday e Qusai, nella città natale di Uwja.

Lo confermano fonti del clan, secondo cui uno dei membri, Alì Yassin al Nada, è partito alla volta di Bagdad a bordo di un elicottero statunitense per recuperare la salma. Ma lo conferma anche uno degli avvocati dell'ex raìs iracheno.

La notizia arriva dopo una giornata in cui voci e smentite si sono susseguite così come i 'contendendi' delle spoglie dell'ex dittatore che, secondo molti osservatori, rischia di essere più pericoloso da morto che da vivo. La famiglia avrebbe voluto seppellirlo nello Yemen; il governo iracheno in un luogo segreto del Paese e infine, le autorità locali, nella sua città natale.

Alla fine, dunque, hanno prevalso le ragioni di appartenenza al clan. E delle autorità locali che, nel pomeriggio, si erano duramente opposte all'ipotesi di inviare una delegazione a Bagdad che presenziasse alla sepoltura nella capitale, così come richiesto dal governo centrale. Alla richiesta il vice governatore della provincia di Salah ad-Din, Abed Jabbara aveva seccamente risposto "No grazie".

"Abbiamo fatto sapere che parteciperemo solo se la salma dell'ex presidente sarà portata a Tikrit per esser sepolta nel cimitero di al-Awja (la località natale di Saddam), a fianco dei suoi due figli Uday e Qusay, dopo un funerale adeguato", aveva detto il vice governatore.

Il governo, come detto, in un primo tempo era intenzionato a mantenere il segreto sul luogo dove sarebbe stato sepolto Saddam. Fonti vicine a Nuri al-Maliki avevano sostenuto tale ipotesi spiegando che la salma sarebbe stata consegnata alla famiglia solo in un secondo tempo.

Quella stessa famiglia che, per voce della figlia maggiore del raìs, Raghad, aveva rivendicato le spoglie per poterle tumulare a Sanaa, nello Yemen "almeno fino a quando l'Iraq non fosse stato liberato".

In un primo tempo sembrava proprio che Bagdad volesse accogliere tale richiesta - così come aveva sostenuto anche uno dei legali dell'ex dittatore, Giovanni Di Stefano - poi invece il cambio di programma. E la decisione di far tumulare saddam Hussein nel suo villagio natale.


Origine: Repubblica

Esecuzione Sadda: "La strategia della vendetta" di VITTORIO ZUCCONI

La strategia della vendetta
di VITTORIO ZUCCONI


CI SAREBBE voluto più coraggio a risparmiargli la vita che a spegnerla, ma la banalità della vendetta è stata ancora una volta più forte dell'intelligenza della politica. La scontata sentenza di morte contro Saddam Hussein al-Majid al-Takriti, prodotta apparentemente da quella parodia di Norimberga che è stato il suo processo e forse già eseguita, è stata scritta tre anni or sono, al momento della sua estrazione dalla tana di topo dove si era nascosto e niente avrebbe potuto più cambiarla.

L'aveva firmata, in quel dicembre del 2003, George Bush, il Presidente della nazione occupante, quando aveva dichiarato alla BBC subito dopo la cattura che soltanto "la pena ultima (la morte)" sarebbe stato il giusto castigo per questo "disgustoso tiranno".

Caso chiuso e Capodanno con il patibolo. Non sono serviti tribunali internazionali, giuristi e giudici di peso e di altre nazioni, come fu appunto a Norimberga. La sentenza era già stata depositata a priori. Tutto il resto, il processo con giudici destituiti e cambiati a piacere dall'immaginario governo di Bagdad, le procedure seguite un tanto a spanna verso il finale già scritto secondo le leggi scritte ancora dal Rais, la sentenza, l'appello farsa che ha richiesto ben 15 minuti di delibere, l'esecuzione, sono pantomime organizzate per dare una parvenza di legittimità giudiziaria alla vendetta finale del vincitore contro il vinto, soprattutto contro l'uomo che aveva "tentato di uccidere il mio papà".

Nella guerra insieme globale e privata che da quasi sedici anni, dalla Tempesta nel Deserto, vede in campo Stati Uniti e Iraq ma senza che mai l'Iraq abbia aggredito gli Stati Uniti, alla fine il clan texano dei Bush ha saldato il conto con il clan sunnita dei Takriti. E il figlio potrà finalmente esibire la testa del nemico al padre.

Nell'entusiasmo voglioso con il quale Bush ha seguito il processo e ha accolto la sentenza, "una pietra miliare" l'ha chiamata, e "una svolta", l'ennesima, nel sentiero di sangue verso la stabilizzazione dell'Iraq (sulla "democrazia" esportata in Mesopotamia oggi si preferisce sorvolare) c'è molto più della oggettiva, dura risolutezza giustizialista con la quale Winston Churchill, nel vertice di Teheran con Stalin e Roosevelt, invocò l'esecuzione sommaria di Hitler, nel caso fosse stato catturato vivo come sarebbe accaduto con Mussolini, contro il parere degli Alleati.

La personalizzazione dei conflitti, che è sempre la forma preferita negli Stati Uniti per definire le guerre e per "venderle" meglio a un'opinione pubblica refrattaria alle astrazioni, aveva chiaramente assunto, in questo duello a distanza fra i Bush e Saddam, un carattere predominante, se non ossessivo. Anche per questo, di fronte alle ultime ore dell'agonia di un tiranno oggettivamente disgustoso, anche se non più ripugnante di altri che sono morti o moriranno nel loro letto riveriti e finanziati, l'America di "main street", delle vie di tutti i giorni, sembra assai meno agitata dell'America della politica e delle elite intellettuali.

In una nazione che sta riesaminando le procedure, ma non la sostanza morale, della forca, non può essere l'impiccagione di un personaggio descritto da un decennio come la incarnazione dell'anti Cristo, come colui che possedeva sterminati arsenali da scatenare contro le città americane ed era stato complice dei massacratori delle Torri, a muovere e commuovere la gente in questa fine anno segnata ancora da notizie di morte e di lutti.

Le contorsioni morali appartengono tutte alla intelligentsija, agli "opinionator", esclusi naturalmente i "boia chi molla" sempre e comunque favorevoli alla violenza risanatrice, dunque felicemente assolti dai dubbi che scuotono i non fanatici.

"Se esiste la pena capitale chi può essere più qualificato di Saddam a riceverla?" si chiede riflessivo il direttore di New Republic, un periodico considerato di sinistra, il professore di Harvard Marty Peretz, che critica Romano Prodi e l'Europa per la nostra opposizione al patibolo. "Non è questione di colpevolezza, che è fuori discussione - lo contraddice il New York Times - ma di una opportunità perduta per creare uno spartiacque morale tra il passato che lui rappresenta e il futuro che si vorrebbe creare".

Invece, l'uccisione per procura del grande assassino di stato decisa dal grottesco remake di Norimberga, lascerà indifferente quell'opinione pubblica americana che si prepara a digerire la "mini escalation" che Bush le proporrà al ritorno dalla fuga natalizia nel Texas e ben difficilmente quella forca potrà essere una svolta in un Iraq che da tempo si suicida in un bagno di sangue settario che con il rais deposto e ridicolizzato ha più nulla che fare.

Un Saddam umiliato dal coraggio civile e dalla lungimiranza di vincitori davvero forti e non soltanto forzuti, cioè da quei sentimenti che lui aveva ignorato nel suo regno del terrore e della, appunto, vendetta, sarebbe stato un segnale forse sconvolgente, nell'universo dei clan e delle sette arabe dominate da quella "legge del taglione" alla quale ora anche il Grande Liberatore venuto da Occidente si è golosamente adeguato.

La sua morte sarà perciò un atto banale, scontato, inutile, superato nel momento stesso in cui accade, un altro cadavere sopra quella montagna di morti che si alza ogni giorno nel caos fra il Tigri e l'Eufrate, come una nuova Torre di Babele. Il clan dei Texani avrà la vendetta che cercava dal 1991 e ora si guarda con inutile sgomento non alle possibili rappresaglie, in un luogo dove immaginare peggioramenti è arduo, ma alla ulteriore dimostrazione di miopia e di ottusità di questa presidenza americana quasi finita costituzionalmente e morta politicamente, ma ancora incapace di uscire da una ostinazione che scambia per "strategeria", come disse George Bush in uno dei suoi celebri lapsus.

"E' affare che riguarda il popolo iracheno" ha avuto l'improntitudine di dire il portavoce di Bush a Crawford, mentre si contavano le ore dell'agonia del condannato sempre rimasto per tre anni saldamente incatenato in un campo militare americano, e mai affidato alle autorità irachene se non al momento dell'impiccagione, a riprova della fiducia che Washington nutre verso il governo e il sistema giudiziario locali.

George W. Bush ha avuto la "pietra miliare" che ha comperato con la vita di 2.992 soldati uccisi, 42 mila feriti e 600 miliardi di dollari, ma anche questa somiglia tristemente soltanto a un'altra pietra tombale.


Origine: Repubblica

sabato 30 dicembre 2006

Bush: "Un atto di giustizia" Condanna Ue: "Una barbarie". Da tutto il mondo le reazioni all'esecuzione di Saddam Hussein

Per il presidente Usa, "tappa importante per l'Iraq, ma non fermerà le violenze".

Duro commento europeo: "Si rischia di farne un martire"



 Bush: ROMA - Per la Casa Bianca l'esecuzione di Saddam Hussein è "una tappa importante per l'Iraq", per la Francia, invece, è solo qualcosa di cui prendere atto. Secondo Parigi la pena di morte andava evitata e ora si deve puntare sulla riconciliazione degli iracheni. Sono le prime reazioni alla notizia dell'impiccagione del "rais".

Usa.
George Bush ha dichiarato che "l'esecuzione è stato l'atto di giustizia che lo stesso Saddam Hussein aveva negato alle vittime del suo regime brutale. E' stato un anno difficile in Iraq per gli iracheni e aver portato Saddam Hussein davanti alla giustizia non fermerà le violenze in Iraq - ha aggiunto Bush - ma è una tappa importante nel percorso che porta l'Iraq ad essere uno stato democratico che è in grado di governarsi, mantenersi e difendersi da sé. Molte scelte difficili e ulteriori sacrifici ci attendono", ha concluso dal suo ranch di Crawford il presidente Usa.

Regno Unito.
Margaret Beckett, ministro degli Esteri del governo di Tony Blair si dichiara "sodisfatta che Saddam Hussein sia stato processato da una corte irachena per almeno una parte dei terrificanti crimini che ha commesso. Adesso ha pagato". Il ministro Beckett ha però ricordato che "il governo britannico non ha appoggiato e non appoggia la pena di morte né in Iraq né in altri Paesi", si legge nella nota, "ed è favorevole alla sua abolizione, indipendentemente dalle persone implicate o dal crimine commesso. Abbiamo esposto con chiarezza il nostro punto di vista alle autorità irachene, ma rispettiamo la loro decisione che è stata quella di uno Stato sovrano".

Francia.
Il ministero degli Esteri francese ha "preso atto" dell'esecuzione di Saddam Hussein e ha esortato gli Iracheni a "guardare verso il futuro e ad impegnarsi per la riconciliazione e l'unità del popolo iracheno". La nota precisa inoltre che " la Francia milita come tutti i suoi partner europei per l'abolizione universale della pena di morte. Ma l'Iraq è uno stato sovrano e pertanto decide leggitimamente."

Australia e Giappone. Entrambi i paesi rispettano la decisione preso da un Iraq sovrano. Nella nota del ministero degli Esteri australiana si legge anche che si è arrivati alla sentenza al termine di "un processo equo".

Vaticano. L'esecuzione di Saddam "è una notizia tragica", c'è "il rischio che alimenti lo spirito di vendetta e semini nuova violenza". E' il commento di padre Federico Lombardi, direttore della sala stampa vaticana ai microfoni di Radio Vaticana. E' "motivo di tristezza anche quando si tratta di una persona che si è resa colpevole di gravi delitti. La posizione della Chiesa cattolica, contraria alla pena di morte - ha ricordato padre Lombardi - è stata più volte ribadita. L'uccisione del colpevole non è la via per ricostruire la giustizia e riconciliare la società".

Organizzazioni internazionali. Le critiche più dure provengono dall'associazione di difesa dei diritti umani Human Rights Watch. Un suo responsabile, Richard Dicker, ha definito "profondamente irregolare" il processo e sottolineato che i crimini commessi dall'ex dittatore, per quanto brutali, non "possono giustificare l'esecuzione, una punizione crudele e inumana". Contraria anche Amnesty International che fa sapere tramite Larry Cox, direttore dell'organizzazione negli Stati Uniti, che "l'esecuzione è stata semplicemente sbagliata. C'era in corso un altro processo e giustizia non è stata resa ad un incalcolabile numero di vittime".


Origine: Repubblica

"Un errore giustiziare Saddam" Prodi e Berlusconi contro l'esecuzione

I due leader politici uniti nel condannare l'impiccagione dell'ex raìs. Napolitano: "Contrarietà del nostro Paese a ogni sentenza di morte''


ROMA - L'impiccagione di Saddam Hussein mette d'accordo, in Italia, i leader di maggioranza e opposizione. Sia Prodi che Berlusconi parlano di un errore, umano e politico, che rischia di alimentare ulteriormente la spirale della violenza in Iraq. Secco l'intervento del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano contro la pena di morte: ''Interpretando i sentimenti profondi del popolo Italiano e gli alti valori morali e giuridici della Costituzione italiana, il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano conferma la contrarietà del nostro Paese a ogni sentenza di morte ed esecuzione capitale'', si legge in una nota del Quirinale diffusa dopo l'esecuzione di Saddam.

Prodi. Il presidente del Consiglio, Romano Prodi, manifesta preoccupazione per l'aumento della tensione provocato all'esecuzione di Saddam Hussein. "Purtroppo le prime ore vedono delle conseguenze di tensione, di violenza che erano sostanzialmente attese - dice il premier -. Mi auguro che siano le uniche proprio perché ieri non avevo espresso soltanto il disagio e la condanna della pena di morte ma anche la preoccupazione che questa servisse ad aumentare la tensione". Il Professore, che aveva più volte espresso una posizione contraria alla pena di morte e che ieri sera aveva inviato un "ultimo accorato appello" per un atto di clemenza, si dice quindi oggi preoccupato per i primi disordini che hanno fatto seguito all'impiccagione dell'ex rais. "Questo è avvenuto nelle prime ore - conclude Prodi - e, ripeto, mi auguro che non continui in futuro".

Berlusconi. "L'impiccagione di Saddam Hussein rappresenta un passo indietro nel difficile percorso dell'Iraq verso una democrazia compiuta", dice Silvio berlusconi. Il leader della Cdl sottolinea che la condanna a morte è stata "decisa da un tribunale legittimo e dunque non espressione di giustizia sommaria", ma allo stesso tempo evidenzia "il rischio concreto che questo atto estremo alimenti un'altra spirale di vendette, di ritorsioni e di sangue tra sciiti e sunniti in un Paese ancora sull'orlo di una tragica guerra civile". L'ex premier, difende la decisione di inviare le truppe italiane in Iraq, sostenendo che "la civiltà" in nome della quale è stato decisa la "missione di pace contempla il superamento della pena di morte". Secondo Berlusconi "la sospensione della condanna avrebbe inoltre consentito lo svolgimento degli altri processi aperti contro il rais per i suoi efferati crimini contro l'umanità così da fare piena luce su trent'anni di genocidi e di orrori". Per questo, il leader di Fi giudica l'esecuzione un "errore politico e storico".


Origine: Repubblica

Saddam impiccato. Maliki: giustizia e' fatta. Bush: pietra miliare verso la democrazia. Vaticano: notizia tragica

"Giustizia è fatta in nome del popolo iracheno". Questo il commento del primo ministro, Nouri Al Maliki, alla notizia dell'"esecuzione del criminale Saddam".

Il premier ha poi invitato "i seguaci del passato regime a riconsiderare la
loro posizione dal momento che la porta è ancora aperta per chiunque non si sia macchiato di sangue innocente per contribuire a ricostruire l'Iraq per tutti gli iracheni".

Bush: giustiziato dopo processo equo
Il presidente George W. Bush ha definito l'impiccagione di Saddam Hussein "l'atto di giustizia che lo stesso Saddam aveva negato alle vittime del suo brutale regime".

L’ex dittatore “è stato giustiziato dopo aver ricevuto un processo equo, cioè quel tipo di giustizia negata alle vittime del suo regime brutale".

"Processi equi erano inimmaginabili sotto il dominio tirannico di Saddam Hussein. E' un testamento alla determinazione del popolo iracheno essere riusciti ad andare avanti, dopo decenni di oppressione e di terribili crimini di Saddam contro il suo popolo, con un processo equo nei suoi confronti. Questo non sarebbe stato possibile senza le determinazione degli iracheni nel creare una società governata dalla legge".

"La esecuzione di Saddam Hussein è giunta alla fine di un anno difficile per gli iracheni e per le nostre truppe. Avere portato Saddam Hussein davanti alla giustizia non metterà fine alla violenza in Iraq ma è una pietra miliare nel cammino dell'Iraq per diventare una democrazia che può governarsi, sostenersi e difendersi da sola e che possa essere un alleato nella Guerra al terrorismo".

Gran Bretagna: rispettiamo la decisione dell’Iraq
Il principale alleato americano nella guerra in Iraq è stata la Gran Bretagna. Nel commentare l’impiccagione, il governo britannico sottolinea che “non sostiene la pena di morte, in Iraq o altrove, e auspica la messa al bando delle sentenze capitali, indipendentemente dal reato e dall'individuo responsabile: abbiamo reso chiara la nostra opposizione alle autorità irachene, ma rispettiamo la loro decisione in quanto decisione di uno Stato sovrano".

Nel comunicato, il ministro degli Esteri britannico, Margaret Beckett, si è felicitata “del fatto che Saddam Hussein è stato giudicato da un tribunale iracheno per alcuni dei crimini che ha commesso contro il popolo iracheno".

Dalla Francia appello alla riconciliazione
Il governo francese, nel ribadire la ferma opposizione alle pena di morte, “esorta tutti gli iracheni a lavorare per il futuro e per la riconciliazione e l'unita' nazionale. Ora più che mai, l'obiettivo deve essere il ritorno alla piena sovranità e alla stabilità dell'Iraq".

Mosca esprime rammarico
Il ministero degli Esteri russo ha espresso il suo rammarico per l'esecuzione di Saddam Hussein, nonostante gli appelli alla clemenza giunti da piu' parti. Lo riferisce l'agenzia di stampa russa Interfax.

Il Giappone rispetta la decisione
Il Giappone, alleato degli Stati Uniti, ha detto di "rispettare" la decisione delle autorita' irachene di impiccare l'ex presidente iracheno Saddam Hussein.
"Si tratta di una decisione presa dal nuovo governo dell'Iraq conforme allo stato di diritto. Noi la rispettiamo", ha dichiarato un portavoce degli Affari esteri.
Iran: una vittoria degli iracheni
Soddisfatto, invece, l'Iran. Il viceministro degli Esteri, Hamid Reza Asefi, ha detto che l'esecuzione è stata una vittoria per tutti gli iracheni.

Israele: giustizia è fatta
Per Israele "giustizia è stata fatta", ha detto stamani un alto responsabile del governo di Ehud Olmert a commento dell'impiccagione di Saddam Hussein.

"Parliamo di un uomo che ha messo il Medio Oriente a fuoco e sangue in più occasioni, che ha usato delle armi chimiche contro il suo stesso popolo e che è responsabile della morte di diverse migliaia di persone".

Vaticano: una notizia tragica
L'esecuzione di Saddam Hussein "è una notizia tragica". Padre Federico Lombardi, direttore della Sala Stampa vaticana, ai microfoni di Radio Vaticana ha detto che c'è "il rischio che alimenti lo spirito di vendetta e semini nuova violenza".

E' "motivo di tristezza anche quando si tratta di una persona che si è resa colpevole di gravi delitti. La posizione della Chiesa cattolica, contraria alla pena di morte è stata più volte ribadita. La uccisione del colpevole non e' la via per ricostruire la giustizia e riconciliare la società".

Tre giorni di lutto nazionale in Libia
La Libia ha deciso di decretare tre giorni di lutto nazionale per il "prigioniero di guerra Saddam Hussein". Lo ha annunciato oggi l'agenzia ufficiale Jana.

Hamas: omicidio politico
Per il movimento integralista islamico Hamas, al governo nei territori palestinesi, l'esecuzione è un "omicidio politico" e una "violazione del diritto
internazionale".

Mullah talebano: si rafforzerà la jihad
Il mullah talebano Obaidullah Akhund, oggi uno dei massimi comandanti dei ribelli, ha affermato che l'esecuzione di Saddam Hussein rafforzera' la jihad ha definito anche una provocazione giustiziare l'ex presidente iracheno nel giorno dell'Eid al-Adha, la Festa del Sacrificio che segna il culmine del pellegrinaggio a La Mecca. "La sua morte", ha aggiunto puntando l'indice contro il presidente degli Stati Uniti, George W. Bush e il premier britannico Tony Blair, "sollevera' il morale dei musulmani. La jihad in Iraq sara' intensificata cosi' come gli attachi agli invasori. Migliaia di persone si leveranno con l'odio verso l'America".

Da: www.rainews24.it

L'ultima frase di Saddam Hussein: "Iracheni, restate uniti"

L'ex raìs giustiziato a Bagdad, nella sede dei servizi segreti militari. Un testimone: "Aveva la paura negli occhi, ma ha mostrato coraggio e dignità". Prima di morire, l'appello al popolo: "Non fidatevi della coalizione iraniana".
Nelle prossime ore le esecuzioni degli altri due coimputati


 Saddam Hussein è stato impiccato L'ultima frase: BAGDAD - Saddam Hussein è morto rapidamente, col viso scoperto, la testa alta, la dignità e il coraggio. Chi c'era, però, ha raccontato che aveva negli occhi la paura per quel che gli stava accadendo. E' finita così, a Bagdad, pochi minuti prima delle 6 - le 4 in Italia - la parabola del dittatore iracheno. La notizia dell'avvenuta esecuzione è stata data per prima dalla tv irachena al Hurra, legata agli americani, ed è stata poi confermata dalla tv di Stato. Non sono state invece ancora eseguite le condanne a morte dei due coimputati dell'ex presidente, il fratellastro di Saddam, Barzan Hassan Ibrahi al Tikriti, ex capo dei servizi segreti, e Awad Hamed al Bandar, ex giudice capo della Corte rivoluzionaria.

Gli ultimi istanti. Che Saddam avesse "la paura negli occhi", pochi istanti prima di morire, l'ha raccontato alla Cnn il consigliere iracheno per la sicurezza nazionale, Mowaffak al Rubaie. Cappotto e pantaloni neri, Saddam è stato accompagnato al patibolo da quattro uomini incappucciati e uno a volto scoperto, come mostra il filmato mandato in onda dalla tv di Stato irachena. Nel video, il condannato, in una piccola stanza, parla con uno degli uomini (l'audio originale è stato tolto), rifiuta il cappuccio nero, accetta che gli venga poggiato del tessuto intorno al collo, là dove la corda si stringerà. Poi, gli viene infilato il cappio, e a questo punto le immagini si interrompono. Al Rubaie ha raccontato che Saddam aveva chiesto una copia del Corano: "Ha letto alcuni versi, poi l'ha riconsegnato".

L'appello agli iracheni. L'ex dittatore ha fatto in tempo a dire alcune parole al suo popolo: ha esortato gli iracheni a "restare uniti", e ha denunciato la "coalizione iraniana": "Vi metto in guardia - ha detto Saddam - non date loro fiducia, questa gente è pericolosa".

L'esecuzione in un luogo-simbolo. Saddam è stato impiccato all'interno di uno dei centri utilizzati dal deposto regime per torturare i dissidenti. Sami al-Askari, parlamentare sciita vicino al premier Nuri Al Maliki, che ha assistito all'esecuzione, ha detto che la sentenza è stata eseguita nel vecchio quartier generale dei servizi segreti dell'era Saddam, sottolineando il significato simbolico della scelta: "L'esecuzione ha avuto luogo nell'edificio della quinta sezione dell'ex direzione generale dell'intelligence a Kadhimiyah", dove furono eliminati molti nemici dell'ex raìs.

La sepoltura. La salma di Saddam sarà consegnata alla famiglia. Lo ha anticipato il consigliere per la Sicurezza nazionale iracheno, Mowaffaq al-Rubaie. Stando a quanto riferisce la tv pubblica al Iraqiya, Rubai ha assicurato che i familiari dell'ex dittatore "potranno avere" il cadavere, senza tuttavia indicare quando, né altri dettagli. Poche ore prima dell'esecuzione, la figlia maggiore di Saddam, Raghad, aveva fatto fatto sapere che era intenzione della famiglia seppellire temporaneamente il padre a Sana'a, capitale dello Yemen, "almeno fino a quando l'Iraq non sia stato liberato".


Origine: Repubblica

mercoledì 27 dicembre 2006

Prodi su condanna di Saddam: "Italia sempre contraria a pena capitale"

Il presidente del Consiglio ribadisce la posizione del governo sulla sorte dell'ex raìs

Divisioni all'interno della Cdl: Udc contraria all'esecuzione, favorevole la Lega

 ROMA - "L'Italia è sempre contraria alla pena di morte". Lo ha detto il presidente del Consiglio Romano Prodi intervenendo nel dibattito sulla condanna pronunciata contro Saddam Hussein. "Pur senza voler sminuire i crimini di cui si è macchiato Saddam Hussein e la ferocia con cui ha gestito il potere durante il regime e pur nel rispetto dell'autonomia e della legittimità delle istituzioni irachene - spiega il premier - non posso non esprimere la ferma contrarietà del governo italiano, e mia personale, alla condanna a morte dell'ex raìs".

"Come ho ricordato anche oggi in Consiglio dei ministri - aggiunge Prodi - l'Italia è infatti contraria alla pena capitale, sempre e comunque. E' un principio generale che ho ribadito con fermezza anche davanti alle Nazioni Unite". Le parole pronunciate dal premier rappresentano la posizione dell'intera coalizione di maggioranza, ma a chiedere in particolare un pronunciamento forte del governo era stato, nel corso della riunione di palazzo Chigi, il ministro dell'Ambiente Pecoraro Scanio.

Distinguo, nel giudizio sulla condanna dell'ex dittatore iracheno, si registrano invece all'interno della Casa delle libertà. Ai due estremi ci sono le posizioni del leghista Roberto Calderoli, favorevole a giustiziare il rais, e del segretario dell'Udc Lorenzo Cesa, nettamente contrario.

"Chi ha cancellato i popoli e ha tolto la vita a tanti - afferma Calderoli - deve pagare con la vita, perché quella è la pena prevista dalla legislazione del suo paese, così come previsto, del resto, in quasi tutti i paesi musulmani. Saddam Hussein deve morire non da martire ma da criminale internazionale quale è stato".

Opposto il parere di Cesa: "Anche la vita dei criminali è sacra. Grave errore giustiziare Saddam. I suoi crimini sono stati giudicati dagli uomini e saranno giudicati dalla storia. Un atto di clemenza, che trasformi in ergastolo la pena capitale sarebbe, a questo punto, una prova di forza del mondo libero e non di debolezza".

Più articolata la situazione all'interno di An. Se l'ex ministro Altero Matteoli sottolinea che "non si costruisce una nuova democrazia con le impiccagioni", il senatore Nino Strano si dice invece "soddisfatto" della condanna pronunciata contro Saddam.


Origine: Repubblica

martedì 26 dicembre 2006

Saddam condannato a morte. Pena confermata in appello

(canali.libero.it/affaritaliani) Martedí 26.12.2006 14:59 Hussein, accusato dalla giustizia irachena di crimini contro l'umanità. Secondo il portavoce del tribunale Raed Jouhi, i giudici hanno ribadito la responsabilità dell'ex Raìs nel massacro di 148 sciiti dopo il fallito attentato alla sua vita nel 1982.

Jouhi ha aggiunto che secondo la legge irachena Saddam dovrà essere giustiziato entro un mese. Ma l'impiccagione potrebbe essere addirittura questione di ore, come confermato da un giudice della Corte. "È possibile in qualunque momento a partire da mercoledì ", ha dichiarato Arif Shaheen.

E Saddam non ha nessuna possibilità di ottenere la grazia o di vedere commutata la sua pena: le regole della giustizia irachena escludono queste possibilità. Nemmeno il presidente della Repubblica può intervenire. Il primo ministro iracheno Nuri al-Maliki, membro della maggioranza sciita perseguitata dal regime sunnita di Saddam, ha dichiarato di desiderare l'esecuzione dell'ex rais entro la fine dell'anno .

Con Saddam sono stati condannati anche il suo fratellastro Barzan al-Tikriti e il giudice Awad al-Bander, imputati del massacro di Dujail, la città sciita in cui fu compiuto il massacro del quale è accusato l'ex dittatore. A circa 60 km da Bagdad, la città fu teatro prima di un attentato, fallito, ai danni di Saddam che, per vendicarsi, ordinò di torturare e uccidere 148 abitanti della cittadina. C'erano anche donne e bambini: vennero tutti prima imprigionati e poi deportati in un campo dislocato nel deserto da cui molti scomparvero senza lasciare traccia. Tutte le risorse agricole di Dujail furono date alle fiamme dall'esercito.

I testimoni che hanno inchiodato Saddam, molti dei quali hanno preferito rimanere anonimi e farsi alterare le voci dal computer, hanno raccontato di rapimenti e torture aggiungendo spesso particolari raccapriccianti. Ahmed Hassan, 38 anni, ha dichiarato di essere stato catturato e trasportato in un palazzo dell'intelligence a Bagdad. Dopo essere stato torturato fu portato in una stanza in cui si trovava un tritacarne da cui fuoriuscivano dei capelli umani e molto sangue.

Una donna, il testimone "B", scoppiò a piangere in aula descrivendo cosa le era capitato: i soldati l'avevano costretta a spogliarsi nuda davanti a loro, torturata con dei fili elettrici con cui era stata anche frustata . L'ex Raìs, interrogato dai giudici, aveva fornito come unica spiegazione alle testimonianze che le sue direttive erano state quelle di "radere al suolo le fattorie dei condannati. Il governo ha il diritto di confiscare o di premiare, dunque - aveva concluso - quale sarebbe il crimine? ".

Saddam, pena di morte confermata "Esecuzione entro trenta giorni"

Bagdad, la Corte d'appello ribadisce la condanna
Impossibile per l'ex dittatore ottenere la grazia

 Saddam, pena di morte confermata BAGDAD - La Corte d'appello ha confermato la condanna a morte per Saddam Hussein. Lo ha detto il Consigliere per la sicurezza nazionale irachena. L'ex dittatore iracheno è accusato di crimini contro l'umanità.

Il portavoce del tribunale Raed Jouhi ha reso noto che entro un'ora i membri della Corte d'appello spiegheranno le motivazioni della sentenza nell'ambito di una conferenza stampa. Jouhi ha aggiunto che i giudici hanno ribadito la responsabilità dell'ex rais nel massacro di 148 sciiti dopo il fallito attentato alla sua vita nel 1982.

Secondo la legge irachena, Saddam dovrà essere giustiziato entro un mese. E non ha nessuna possibilità di ottenere la grazia o di vedere commutata la sua pena: le regole del tribunale iracheno escludono categoricamente queste possibilità, negate anche al presidente della repubblica.

Origine: Repubblica

Disclaimer

Protected by Copyscape


Il CorrieredelWeb.it è un periodico telematico nato sul finire dell’Anno Duemila su iniziativa di Andrea Pietrarota, sociologo della comunicazione, public reporter e giornalista pubblicista, insignito dell’onorificenza del titolo di Cavaliere al merito della Repubblica Italiana.

Il magazine non ha fini di lucro e i contenuti vengono prodotti al di fuori delle tradizionali Industrie dell'Editoria o dell'Intrattenimento, coinvolgendo ogni settore della Società dell'Informazione, fino a giungere agli stessi utilizzatori di Internet, che così divengono contemporaneamente produttori e fruitori delle informazioni diffuse in Rete.

Da qui l’ambizione ad essere una piena espressione dell'Art. 21 della Costituzione Italiana.

Il CorrieredelWeb.it oggi è un allegato della Testata Registrata AlternativaSostenibile.it iscritta al n. 1088 del Registro della Stampa del Tribunale di Lecce il 15/04/2011 (Direttore Responsabile: Andrea Pietrarota).

Tuttavia, non avendo una periodicità predefinita non è da considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n.62 del 07/03/2001.

L’autore non ha alcuna responsabilità per quanto riguarda qualità e correttezza dei contenuti inseriti da terze persone, ma si riserva la facoltà di rimuovere prontamente contenuti protetti da copyright o ritenuti offensivi, lesivi o contrari al buon costume.

Le immagini e foto pubblicate sono in larga parte strettamente collegate agli argomenti e alle istituzioni o imprese di cui si scrive.

Alcune fotografie possono provenire da Internet, e quindi essere state valutate di pubblico dominio.

Eventuali detentori di diritti d'autore non avranno che da segnalarlo via email alla redazione, che provvederà all'immediata rimozione oppure alla citazione della fonte, a seconda di quanto richiesto.

Per contattare la redazione basta scrivere un messaggio nell'apposito modulo di contatto, posizionato in fondo a questa pagina.

Modulo di contatto

Nome

Email *

Messaggio *