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giovedì 5 febbraio 2026

Il Caso Niscemi

Un terreno fragile ed a rischio da centinaia di anni quello della costa prospicente la piana di Gela dove il 25 gennaio abbiamo visto cadere parte della montagna e tutto quello che era stato costruito sopra. Responsabilità e passerelle politiche non sono mancate specie di chi veramente aveva le responsabilità di una prevenzione idrogeologica ma non ha fatto niente. Dire che quello che è successo è un fatto casuale sarebbe una bugia. Partendo da lontano ci addentriamo nei meandri della storia di Niscemi.

Una descrizione la possiamo trovare all’interno del libro dell’archeologo Saverio Landolina Nava del 1792 che fa una descrizione attenta sulla fragilità del territorio di Niscemi ed avente titolo “Relazione della rivoluzione accaduta nel marzo del 1790 nelle terre di Santa Maria di Niscemi nella val di noto. Nella sua relazione si racconta che: “tutto il lato opposto al pendio della montagna si sollevò in un piano e unitosi al pendio abbassato formò due piani inclinati che sono ben visibili”. Il dissesto idro geologico di quella parte della montagna di sabbia e tufo era già presente all’epoca. Ma naturalmente i segnali sono stati tanti e vari e il 12 ottobre del 1997 la città di Niscemi è stata interessata da un’ampia frana. Molti pezzi di paesi caddero sotto l’onta dell’evento con ingenti danni per le persone e circa mille persone furono evacuate. Ad oggi sono passati ben 30 anni in cui l’inerzia delle istituzioni l’ha fatta da padrona, nessuno ha fatto niente per prevenire quello che è successo nel gennaio 2027.

Tra la politica un va e viene di denunce reciproche oltre che di passerelle ma ad essere responsabili del territorio e delle situazioni a rischio idrogeologico sono principalmente i presidenti di Regione Siciliana che si sono susseguiti nei loro mandati che sembrano essere quelli che vanno dal 2008 al 2022 oltre all’attuale in carica dal 2023. Dobbiamo in tal senso dire che solo nel 2024 visti i dissesti avvenuti in Emilia-Romagna è stato attuato dal Governo Meloni il D.L del 17.10.2024 n.153 posto in G.U n.244 il 17.10.2024 che prevede la tutela del suolo e la lotta al dissesto idrogeologico, con il rafforzamento dei poteri dei Presidenti di Regione in qualità di commissari, l’introduzione di un meccanismo di revoca delle risorse per gli interventi finanziati col fondo progettazione che non abbiano conseguito un determinato livello di progettualità, la programmazione e il monitoraggio degli interventi, che garantiscano l’interoperabilità tra le banche dati esistenti tra cui forse Niscemi.

La prevenzione dei fenomeni siccitosi, attraverso il rafforzamento delle buone pratiche del riuso, con l’introduzione della definizione di “acque affinate”, che possono contribuire al ravvenamento o accrescimento dei corpi idrici sotterranei. Consentire il raggiungimento, entro le scadenze previste, degli obiettivi PNRR di bonifica e riqualificazione dei siti orfani; assicurare la completezza del quadro tecnico conoscitivo degli interventi in materia di difesa del suolo e di mitigazione del dissesto idrogeologico, mediante il relativo censimento e monitoraggio.

Tutto molto dettagliato ma il caso Niscemi evoca certamente una dimenticanza che i magistrati di Gela stanno attenzionando. Il procuratore capo Salvatore Vella ha aperto un fascicolo, al momento a carico di ignoti, per disastro colposo (art. 449 c.p.) e danneggiamento seguito da frana (art. 427 c.p.). Le indagini si concentreranno su due fronti, il primo sulle inadempienze degli amministratori dopo la frana del 1997 e le mancate bonifiche e messa in sicurezza. Il secondo fascicolo riguarda invece tutte le azioni che possono aver aggravato la situazione del sottosuolo di Niscemi dal 1997: il 12 ottobre di quell’anno un movimento franoso interessò la parte meridionale del centro abitato, causando ingenti danni a edifici e infrastrutture e l’evacuazione di circa 400 persone. Molte le ipotesi che si stanno aprendo sul tavolo delle indagini, tra le quali quella del PNRR che ha visto in Sicilia lo stanziamento di 99,3 milioni di euro per 46 progetti ma nessuno di questi ha visto un progetto proveniente dal comune di Niscemi e legato al contrasto al dissesto idrogeologico.

Tra le altre si aggiunge una denuncia basata su atti prodotti dall’On. Lavardera che in un suo intervento all’ARS denuncia il caso Niscemi producendo un documento del 2022, si tratta dell'ultimo, fondamentale aggiornamento del PAI (Piano per l'Assetto Idrogeologico) datato marzo 2022, nel quale - dopo un sopralluogo valutativo di tecnici ed esperti in data 4 maggio 2021, il Comune di Niscemi faceva il punto della situazione sulle criticità territoriali e le aree più esposte a rischio. Il quadro delle pericolosità nel territorio di Niscemi - da sempre geologicamente attivo e caratterizzato da componente sabbioso-calca renica facilmente erodibile - veniva così messo a nudo ben quattro anni fa. E non solo perché ciò avviene dopo che un altro fatto di simile entità aveva colpito la cittadina di 25 mila abitanti il 12 e il 27 novembre 2019.

Ma cosa dice esattamente il documento PAI 03/2022- Nessuna "probabilità di accadimento" di fenomeni franosi: qui emerge chiaramente l'"effettivo stato di pericolo" di precise aree territoriali puntualmente registrate nelle cosiddette Carte di Pericolosità. Non solo rischi elevati di smottamenti, frane, movimenti del versante, crolli di masse rocciose; ma "fenomeni di dissesto in atto" (art. 2 comma 4 lett. a) che avrebbero continuato ad evolversi e a rompere in due il territorio provocando quello che infine Fabio Ciciliano, capo della Protezione Civile, ha ammesso essere con “il crollo dell'intera collina sulla piana di Gela".

Un classico che ripercorre le responsabilità della politica e i gravi danni che si possono provocare per la semplice non applicazione di atti certi e senza tenere conto di un progetto nazionale di prevenzione del dissesto idrogeologico che colpisce molte regioni. Forse le speculazioni hanno sostituito la prevenzione? Questa è solo una domanda a cui altri potrebbero rispondere. Molte persone parlano delle parabole NRTF del MUOS, la base americana localizzata a Niscemi ha ricevuto tutte le autorizzazioni utili sebbene molte perizie indicano il sito come incompatibile con la fragilità geologica e idrogeologica del territorio in presenza di fenomeni erosivi come quelli di Niscemi .

La situazione aggiornata al 4 febbraio 2027 continua a dare paura agli abitanti del territorio sono passate ben 2 settimane e la zona rossa e deserta la montagna si muove e si sgretola inesorabilmente. Secondo la protezione civile la parte più avanzata a ridosso del costone continua a muoversi e altre case potrebbero cadere nel vuoto, la stessa auto simbolo della frana è già caduta. Si aspettano i ristori per le famiglie che sono rimaste sfollate che hanno perso la loro casa e sono ad oggi 1600. Naturalmente molti di loro sperano di rientrare in caso di stabilizzazione idrogeologica. 400 le persone oggetto di ristori. L’intervento della regione siciliana è quantificato in tredici milioni di euro per aiutare subito in primo intervento queste persone.

Il Sindaco Conti sta rastrellando la città per trovare case in vendita o da dare in affitto per allogare le famiglie che non ritorneranno più a casa propria. La protezione civile sta facendo il possibile per salvare il possibile dalla zona rossa vedi l’organo di una chiesa ma occorre un immediato intervento all’antica biblioteca del comune che contiene scritture di notevole valore. La solidarietà non è mancata e la vicina Gela ha proposto la cessione di alcuni territori limitrofi della piana. Proposta non accettata da sindaco conti che ha dichiarato:” Non ci possono essere delle New Town” ai piedi della fragile montagna rappresenterebbe uno sradicamento dal territorio che si somma al grande dolore”.

I rimborsi che saranno erogati dal bando comunale si aggirano in 26.000 euro a famiglia per ricominciare attraverso l’acquisto di una casa. Intanto le piogge continuano e questo continua a far paura per l’impatto che può avere sulla fragilità della montagna.

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