Duemila anni fa gli antichi Romani costruivano reti idriche e fognarie ispezionabili, progettate per essere controllate e manutenute nel tempo, e se in epoca antica esisteva questa cultura della gestione e della manutenzione oggi a Canicattì la domanda è inevitabile: perché non si è ancora partiti dalla cosa più elementare. Dopo settimane di emergenza e gravi disagi non risulta ancora avviata una mappatura completa della rete da parte di personale specializzato, perché non si può intervenire solo nei punti segnalati dai cittadini o dove emergono perdite visibili in strada, ma serve un controllo sistematico su tutta la città con tecnici che ispezionino la rete e una squadra operativa pronta a intervenire. Senza iniziare non si risolverà mai nulla e ogni giorno perso significa acqua e fiducia perdute.
Calogero Coniglio e Maurizio Cirignotta, rispettivamente presidente e vicepresidente di ANAFePC, dichiarano: “Sugli allacci è stato chiesto l’intervento della Regione Siciliana, poiché una criticità così grave richiede un livello istituzionale superiore. Riteniamo che il riferimento istituzionale per garantire il diritto all’acqua ai cittadini di Canicattì sia proprio la Regione Siciliana, alla quale spetta assicurare che un servizio essenziale venga erogato con continuità e dignità, perché nell’emergenza prima di tutto si deve garantire acqua a tutti in modo dignitoso, poi si analizzano le cause, si definiscono le azioni correttive e, solo se emergono responsabilità, queste vengono accertate”.
Non si può chiedere alle famiglie di allacciarsi regolarmente se l’acqua arriva ogni 10-15 giorni, serve la certezza di avere acqua tutti i giorni come avviene normalmente nel resto d’Italia, così da permettere alle famiglie di organizzarsi e ricostruire la fiducia. Non è accettabile che oltre alla bolletta si debbano sostenere anche i costi dell’autobotte privata ed è evidente che negli anni molti cittadini abbiano disdettato il contratto proprio a causa della discontinuità del servizio. Per chi non è ancora allacciato e deve affrontare interventi onerosi come scavi e lavori strutturali necessari al collegamento, si ritiene necessario consentire la rateizzazione dei costi in bolletta per rendere sostenibile l’accesso alla rete.
Il problema dell’acqua a Canicattì dura da oltre quarant’anni e ha attraversato amministrazioni di ogni colore politico senza essere risolto, mentre i cittadini hanno sopperito alle carenze strutturali a proprie spese realizzando cisterne e serbatoi mai rimborsati. Oggi il livello di esasperazione ha raggiunto un punto mai visto prima e un’emergenza di tale portata richiede un’azione immediata e coordinata tra istituzioni, perché quando manca un servizio essenziale non è più solo una questione locale ma di tutela sanitaria, ordine pubblico e diritti fondamentali, motivo per cui serve un tavolo tecnico con dati, tempi e responsabilità certi.
I rappresentanti dell’associazione aggiungono: “Non siamo interessati alla vita politica locale né a polemiche personali e di essere consapevoli che un sindaco non può risolvere un problema strutturale dall’oggi al domani. Proprio per questo riteniamo che, dopo aver appreso della manifestazione, avrebbe potuto compiere un atto di moderazione e responsabilità istituzionale, poiché un semplice messaggio di apertura e disponibilità a ricevere una delegazione avrebbe contribuito ad abbassare la tensione, considerando che la grande maggioranza dei cittadini è composta da persone civili e perbene che chiedono solo rispetto e soluzioni”.
L’acqua è un bisogno primario e, con senso di responsabilità, l’associazione si è data una tempistica prima di avviare azioni formali, ricordando che ha presentato esposti esclusivamente in situazioni gravi, dopo aver tentato ogni strada di buon senso. L’ANAFePC ribadisce che, qualora non si vedessero cambiamenti concreti, sarà costretta a presentare un esposto.
“Continueremo il nostro impegno come portavoce dei cittadini nel rispetto delle istituzioni e della legge, perché si tratta di un diritto essenziale che non può più attendere”.
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