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domenica 7 luglio 2019

Restiamo umani.

Arriverà mai il giorno in cui su Facebook la vita di un profugo qualsiasi (che sia un bambino, una donna stuprata e/o incinta, un ragazzo che non arriva ai 30 anni, ecc.) varrà almeno quanto quella di un gattino o cagnolino da adottare?

Arriverà mai un giorno in cui tutti ci commuoveremo e indigneremo perché non solo non viene fatto di tutto per salvare ogni vita umana, ma addirittura si taccia di buonismo chi non si rassegna a tanto indifferente cinismo o, peggio ancora, si criminalizza chi si impegna direttamente per gettare un braccio verso queste persone disperate?

Esseri umani che, prima di morire affogate, non gridano aiuto ma urlano il proprio nome nella speranza che chi eventualmente dovesse sopravvivere potrebbe magari un giorno comunicare la loro triste sorte ai familiari? 

Sappiatele certe cose, voi che quando guardate un film sul nazifascismo come Schindler’s list o Perlasca, vi chiedete come sia mai stata possibile un’era in cui le persone erano così cattive e insensibili al dramma che si perpetuava sotto i propri occhi?

Sappiatelo che i nostri nipoti e pronipoti non si capaciteranno e non ci perdoneranno per cosa stiamo permettendo di fare a Salvini e suoi scagnozzi

#RestiamoUmani



PS: La premessa è stata doverosa perchè ho esplicitato la mia scala di Valori.
La vita umana viene prima di tutto.

Con questo non volevo intendere che la vita umana è l’unica importante e che non bisogna aver rispetto e tutela anche della vita animale (o vegetale: preservare la biodiversità è un imperativo per l’Uomo del Terzo Millennio).

Anche a me è capitato di spendere uno sproposito in operazioni chirurgiche e medicine per un cane.

La mia premessa era per mettere in risalto alcune contraddizioni della nostra società.
Un mondo in cui, giustamente cerchiamo di avere sempre più cura e rispetto per gli animali (soprattutto da compagnia, ma la sensibilità è maggiore anche verso gli animali che entrano nella nostra scala alimentare).

Un mondo in cui la Vita è di per se Valore.
E in questo mondo in cui la Vita di chiunque, da quella di un uomo a quella di un gatto, è degna di rispetto, io non mi capacito per l’indifferenza verso così tante vite umane che muoiono nelle stesse acque in cui noi ci facciamo il bagno.

Se si avesse avuta notizia di una sola barca con un carico di cuccioli affogati, ti immagini l’onda di commozione e indignazione popolare?

Invece ormai siamo tutti assuefatti da bollettini di morti affogati che manco fanno più clamore.

Questo per me è assurdo e angosciante. 

giovedì 6 settembre 2018

In Campidoglio la quarta edizione del Premio Italia Donna 2018


Torna l’appuntamento con uno dei premi più attesi e significativi del mondo femminile. Anche quest’anno le donne premiano le donne che si sono distinte per il loro impegno nell’arte e nel lavoro. Venerdì 14 settembre 2018 alle ore 17 nella Sala Protomoteca in Campidoglio, a Roma, la cerimonia della quarta edizione del Premio Italia Donna, ideato e presieduto da Serena Maffia.

giovedì 14 giugno 2018

Emergenza profughi nel Mediterraneo. Quando sulla nave c'eravamo noi...


Anche noi italiani siamo in popolo di migranti
Tra l'altro esportando pure la Mafia non è che abbiamo dato lustro ai milioni di lavoratori che si sono sacrificati alla ricerca di un miglior tenore di vita

E noi italiani restiamo un popolo di emigranti anche adesso all'interno dell'Europa. 
Lo facciamo per migliorare la nostra vita. 

Non fuggiamo da guerre o persecuzioni, non da epidemie (ma siamo così ignoranti che ci stiamo dando da fare per tornare a morire pure per il morbillo...), non ci troviamo in una situazione di povertà veramente assoluta (che non ti permette di dormire con un tetto sopra la testa e mangiare un piatto di pasta), non abbiamo il problema della siccità... 

Ma noi abbiamo diritto di aspirare a di meglio. "Quelli", no!

Che i flussi migratori si dovrebbe e potrebbe cercare di meglio controllarli è fuori di dubbio. 

Bisogna capire come lo si può e/o vuol fare, sia dal punto di vista umano che politico ed economico. 

Però io resto dell'idea che nella percezione collettiva ci sia un'allarme di "invasione barbara" che è contraddetto da ogni statistica ufficiale, anche considerando le stime, sempre ufficiali, sui clandestini

Oggi c'è una più diffusa condivisione della sacralità della vita umana e quindi, come minimo, dobbiamo porci un problema di coscienza sapendo quante centinaia di persone, inclusi bambini, stanno morendo nel Mediterraneo

E' legittimo augurarsi che dopo millenni e millenni di Storia la nostra Civiltà faccia qualche passo avanti? 

Siamo tutti d'accordo che come in Italia tra gli italiani, così nel Mondo tra Occidente e Terzo Mondo ci siano disparità inique?


Andrea Pietrarota

venerdì 1 giugno 2018

Quando la forma è sostanza. Il rispetto delle Istituzioni.



Quando la forma è sostanza. 
Il rispetto delle Istituzioni.

Al passaggio della più alta Carica della Repubblica italiana, l'Onorevole Salvini resta spaparanzato come in un bar di provincia, gambe spalancate e braccia incrociate e non si alza a rendere onore al Presidente Mattarella che l'ha appena investito della carica di Ministro. 
Questo il suo rispetto delle Istituzioni.
Questo è il signor Matteo, il patriota de "l'Italia agli italiani".

Al confronto quasi fa tenerezza l'Onorevole Di Maio che si aggiusta la giacca, tutto emozionato come alla prima comunione, prima del passaggio del Presidente (di cui tre giorni fa aveva chiesto l'impeachment con tanto di discesa in piazza del Popolo Sovrano).

Ricordatevi bene quest'immagine. 


Qui il video del passaggio del Presidente Mattarella di fronte ai neo Ministri.

mercoledì 30 maggio 2018

Chiara Pavoni al Mausoleo Garibaldino per l’Unità d’Italia

In occasione del 2 giugno Festa della Repubblica ALCRAS celebra il 170° anniversario della gloriosa Repubblica Romana, esempio fulgido di rappresentazione dei valori del Risorgimento, evento troppo spesso trascurato e dimenticato.

giovedì 25 gennaio 2018

Italia-Usa: Beacon Council punta al “Sistema Italia”

ITALIA-USA: BEACON COUNCIL PUNTA AL "SISTEMA ITALIA"

L'italiano Fabio De Furia nominato in due comitati tecnici dell'ente statunitense.



Miami, 25 Gennaio 2018 - Fabio De Furia, Presidente della Miami Scientific Italian Community entra nel board di due comitati "Design Creativo" e "Scienze della Vita" del Beacon Council, l'ente ufficiale per lo sviluppo economico della Contea di Miami Dade.

"È una grande soddisfazione personale poter entrare a far parte di un'istituzione così importante sul territorio – ha dichiarato De Furia – e rappresenta un riconoscimento professionale che premia l'impegno profuso in questi anni nel promuovere l'innovazione e la tecnologia Made in Italy". 


"Per rilanciare e valorizzare l'intero ecosistema produttivo del territorio è necessaria una strategia di sostegno alla crescita che stimoli l'aggregazione, aumentando la produttività e la competitività, facendo 'sistema' tra tutti gli attori coinvolti nel processo di sviluppo come Istituzioni, Enti di Ricerca, Università e Imprese. In questo senso – conclude De Furia - il Sistema Italia, rappresenta un facilitatore naturale a supporto dei processi di trasferimento tecnologico, di internazionalizzazione e di accesso al credito in grado di aiutare le nostre eccellenze tecnico-scientifiche a competere a livello globale".

Il Beacon Council è il soggetto istituzionale creato dalla Contea di Miami-Dade per tutelare e sviluppare il tessuto economico-produttivo del territorio, supportando le imprese esistenti e favorendo l'attrazione di investimenti da ogni parte del mondo, attraverso la creazione di programmi locali, nazionali e internazionali di espansione e crescita del business, aiutando, così, le aziende di tutte le dimensioni, e in diversi settori industriali, a raggiungere i loro obiettivi. 

Dal 1985, anno di fondazione, il Beacon Council ha realizzato più di 1.000 progetti di localizzazione ed espansione, per una lunga lista di aziende premium come Wells Fargo Advisors, Discovery Network-Latin America, BD Biosciences, Federal Express, Telefonica, Burger King, Ryder System, Inc. e Visa Inc.

martedì 23 gennaio 2018

Una tranquilla giornata di politica italiana.

Risultati immagini per i politici italiani


- Berlusconi dice: "l'Europa è preoccupato (sì, al maschile...) per tutto questo populismo imperante in Italia".
Qualcuno spieghi a nonno Silvio il significato di "populismo".

- Dal suo nuovo blog, Grillo annuncia che è tornato a fare il comico. Ma quand'è che aveva smesso?

- Oggi non ho sentito le idiozie di Salvini.
Mi si sono scaricate le pile dell'apparecchio acustico.

- Sto ancora pensando a Bruno Peres. Non c'è mai limite al peggio

- ...e allora Renzi

Scusatemi, sto tuttora pensando a Bruno Peres, giocatore calciatore professionista in serie A (e nella Maggica, sob!).

martedì 31 maggio 2016

Chiara Pavoni al Teatro Petrolini per L'Unità d'Italia

Giovedì 2 giugno 2016 alle ore 17.30, in occasione del 155° anniversario dell'unità d'Italia e del 70° anniversario della Repubblica, Chiara Pavoni sarà in scena al Teatro Petrolini in via Rubattino 5 a Roma, nello spettacolo teatrale e musicale per voci narranti e chitarra classica solista dedicato all' anniversario dell'Unità d' Italia.

giovedì 28 maggio 2015

Chiara Pavoni in scena per L'Unità d'Italia al circolo culturale Alcras

Martedì 2 giugno 2015 alle ore 18, in occasione del 154° anniversario dell'unità d'Italia e del 69° anniversario della Repubblica, Chiara Pavoni sarà in scena presso la sede del circolo culturale Alcras in via Bodoni 92A a Roma, nello spettacolo teatrale e musicale per voci narranti e chitarra classica solista dedicato all' anniversario dell' Unità d' Italia.

lunedì 30 giugno 2014

Gli America in concerto in Italia

In occasione del 40° anniversario, t ornano nel nostro paese per un'unica data gli America, la mitica band anglo-statunitense di"A Horse With No Name", "Sister Golden Hair", "Survival" e "You Can Do Magic". Il gruppo, reduce dall'ultima tourneé americana, è impegnato in una lunga serie di date negli States; dopo tre concerti in Francia e all'indomani della data in Israele, sarà la volta dell'Italia. L'inizio del concerto degli America è previsto per le ore 21 e 30 , con possibilità di posti a sedere sin dalle ore 19,00. Gli attuali membri originari degli America sono Gerry Beckley e Dewey Bunnell, dopo la scomparsa, nel 2011, di Dan Peek.

domenica 8 dicembre 2013

NON DOBBIAMO AVERE PAURA, MAI.

Quando le mie figlie erano piccole, amavano ascoltare le fiabe e guardare i cartoni animati, come tutti i bambini. Impazzivano quando raccontavo loro la storiella di Giovannin senza paura, che Italo Calvino ha raccolto in Fiabe italiane. Penso che molti la conoscano. Racconta di un ragazzino che non aveva paura di nulla e che accettò di passare la notte in un palazzo abbandonato da cui nessuno era mai uscito vivo. La notte trascorse senza che Giovannino cedesse allo spavento provocato da una serie di eventi, fra cui la caduta di gambe e braccia dal camino, la vista di un uomo senza testa e l’incontro con la compagnia della bara. Le mie bimbe si appiccicavano a me come sanguisughe, si nascondevano sotto una coperta e squittivano. Era esilarante vedere come reagivano alle mie parole, ai miei bruschi movimenti e ai versacci con cui simulavo svariati pericoli alle nostre spalle. Risparmiavo loro il finale. A che pro sapere che Giovannino, scampato alla paura, morì comunque di paura dopo avere visto la propria ombra? Il risultato è che ho tre figlie coraggiose. 
Paura e coraggio sono due elementi essenziali per comprendere l’Italia di oggi. Aldilà di ogni considerazione e analisi sulla terribile situazione che sta paralizzando la nostra patria, rendendola irriconoscibile non solo agli occhi del mondo ma soprattutto ai nostri, credo si possa affermare che di tutti i mali che soffriamo, il peggiore è la paura. Cos’è e cosa la determina? È semplicemente una intensa emozione dettata dalla percezione di un pericolo, reale o immaginario. Di fatto, la paura altro non è se una reazione neurochimica. Ne è responsabile l’amigdala, quella parte del cervello che gestisce le emozioni. Fra le reazioni del sistema limbico del cervello c’è la produzione dell’ormone noto come adrenalina o epinefrina. Studi recenti avrebbero individuato in una proteina chiamata beta-catenina la base chimica della paura. Può darsi, ma aldilà delle argomentazioni scientifiche, del sapere i come e i perché, è evidente che la paura è il vero nemico di un essere umano, il pericolo pubblico numero uno. Avere paura è la causa primaria dei nostri mali, dei nostri fallimenti, della nostra infelicità.
Il problema è che oggi abbiamo tutti paura e perciò dovremmo ricordarci delle parole di Paolo Borsellino: “Chi ha paura muore ogni giorno, chi non ha paura muore una volta sola”. Parole, a dire il vero, la cui paternità risale a Giulio Cesare, un impavido convinto che “i paurosi muoiono mille volte prima della loro morte, ma l’uomo di coraggio non assapora la morte che una volta sola”. La verità è che non abbiamo paura di morire, oggi abbiamo paura di non farcela, di fallire, di assistere impotenti al crollo delle nostre sicurezze e non solo economiche. Il problema è che viviamo in una società che ha ucciso la fiducia, la speranza, l’intraprendenza, la creatività, i valori. Abbiamo paura di uno Stato che assomiglia sempre più a un orco e di un sistema di vita sempre più cinico e incomprensibile. Abbiamo paura del futuro perché non vediamo prospettive, non crediamo più nelle parole vuote dei politici, non ci riconosciamo più in un sistema che fagocita le risorse, misconosce il merito, procede per forza d’inerzia verso il baratro. È normale avere paura in Italia. Altrove non è così. In altre nazioni si fa fatica ma si procede senza paura verso la soluzione dei problemi. Noi siamo ingessati, paralizzati, terrorizzati da una pressione fiscale abnorme, da una mancanza di idee e forse di volontà. E come se fossimo sotto l’incantesimo di una strega cattiva. Gautama Buddha ammoniva che vivere nella paura significa non vivere. Difatti, abbiamo smesso di vivere, in questo momento sopravviviamo. Se consideriamo la percentuale in costante crescita dei poveri e dei disoccupati, ma anche i numeri del flusso migratorio e i dati delle delinquenza, non possiamo fare a meno di ribadire che per tanta gente la vita si è trasformata in una lotta per la sopravvivenza. 
Non serve che mi chieda perché e di chi è la colpa. La risposta è complessa ma fin troppo facile. Voglio invece considerare che la paura non è una maledizione di cui non possiamo liberarci e che abbiamo una via di uscita: smettere di avere paura. È ciò che disse il Presidente Franklin D. Roosevelt alla nazione americana nel suo discorso inaugurale del 4 marzo 1933. “Sono convinto che se qualcosa di cui dobbiamo avere paura è la paura stessa”. Gli Stati Uniti d’America erano ancora sotto gli effetti del crollo finanziario del 1929 e Roosevelt fu colui che con la politica dei “cento giorni” e una serie di leggi e decreti fece uscire il popolo americano dalla “grande depressione”. Avremmo bisogno di un Roosevelt, ma non ne vedo in giro. Ergo, dobbiamo fare da soli. Non possiamo illuderci di abbattere il Moloch le cui tenaglie fiscali, burocratiche e politiche ci stanno letteralmente facendo a pezzi, né pensare di guarire un Paese allo sbando anche dal punto di vista morale e culturale con un colpo di bacchetta magica. Ci vorranno due generazioni per risollevarci. Pur tuttavia, noi dobbiamo cominciare subito e la priorità è cambiare ciò che abbiamo la facoltà di cambiare, ossia noi stessi. Ecco perché ci serve vincere la paura, il che comporta toglierci di dosso la tristezza, l’inedia e l’indifferenza oltre che i tanti timori che ci attanagliano. Occorre smettere di avere paura del domani e smettere di piangerci addosso, per quanto la cosa sia giustificabile almeno quanto la rabbia e la voglia di spaccare tutto. Voglio scoprire un altarino. Quando ero piccolo avevo paura del buio ma non accettavo l’idea che la paura fosse più forte di me. In estate, andavo in villeggiatura in un’antica e grande dimora di campagna dotata di sotterranei e piena di rumori notturni. Temevo fosse infestata dai fantasmi. In realtà, i rumori che sentivo erano provocati dai topi nei solai. Un giorno, decisi di vincere la mia paura. Cosa feci? È semplice, mi alzai nel cuore della notte e senza accendere la luce, armato di una candela, vagai da solo per le immense stanze e i corridoi della casa. Da quel giorno smisi di avere paura dei fantasmi, dei topi e del buio. Credo di avere smesso di avere paura di qualsiasi cosa e chi mi conosce sa che sono una sorta di braveheart. Se sono diventato temerario è perché ho vinto la mia paura ricorrendo al sistema più vecchio del mondo. A questo punto chi mi legge si domanderà di che si tratta.  Canta che ti passa la paura, suggerisce un vecchio brano musicale del 1965, interpretato da Giorgio Gaber. Magari bastasse! No, il trucco è un altro. Fai sempre quello che hai paura di fare. È questa la mia regola, da quando avevo sei anni. L’ho applicata per buona parte della vita, compresi i tre mesi all’insegna della follia che ho trascorso in Afghanistan. Non dobbiamo avere paura, soprattutto della nostra ombra. Ciò che ci serve, ora più che mai, è seguire i passi dei nostri padri e dei nostri nonni. In molte famiglie, chi ci ha preceduto ha conosciuto gli orrori della guerra e la miseria. Ha conosciuto la paura ma ha saputo vincerla e gettare le basi di una vita migliore. Ci ha indicato la via da seguire. 
www.giuseppebresciani.com

domenica 24 febbraio 2013

ARIDATECI ALBERTO SORDI E L'ITALIA RIDENS

Dieci anni fa, proprio oggi, il 24 febbraio, se ne andava per sempre Alberto Sordi, che adesso furoreggia nell’Aldilà con le sue espressioni facciali, le sue battute felici, la sua simpatia. C’è da scommetterci che sa divertire le anime dei beati come ha fatto divertire noi che l’abbiamo amato. A soli dieci anni dalla sua scomparsa si ha come l’impressione che sia passato un secolo. In un decennio l’Italia è cambiata in maniera tale da essere irriconoscibile. Il giorno del funerale dell’Albertone nazionale, un piccolo aeroplano volò su Roma trascinandosi una lunga coda, uno striscione su cui c’era scritto: “Sta vorta c’hai fatto piagne”. In queste parole così appassionate io leggo una sorta di profezia. Alberto Sordi ci ha fatto ridere in un’Italia che sapeva ridere, aveva tanta voglia di ridere. Anche di se stessa, dei propri vizi e difetti. Per cinquant’anni, Sordi è stato specchio e testimone di un Paese umile e un po’ cialtrone, furbo ma laborioso, che teneva una mano sul cuore mentre con l’altra sfilava il portafoglio del primo malcapitato. La mestizia che ha accompagnato la notizia della sua morte ci fa compagnia dal 24 febbraio di dieci anni fa. Sembra uno spartiacque. Da allora non ridiamo più, al massimo ci sforziamo di sghignazzare ma ci viene male. In compenso ci prendiamo terribilmente sul serio perché la situazione è drammatica. Abbiamo smesso di conciliare allegria e tristezza, serietà e leggerezza, che da sempre convivono nel nostro animo in un dualismo diffuso a molti livelli esistenziali che ci rende unici. Il Marchese del Grillo diceva: “Quanno si scherza bisogna esse seri”. Ma vi rendete conto di quanta saggezza c’è in questa semplice battuta? Oggi, i confini tra lo scherzo e il serio non esistono più. È colpa del trattato di Schengen se siamo invasi dalla volgarità e afflitti dalla depressione? Più facilmente, la colpa ricade su chi ci governa, su chi insegna, su chi detta le idee dominanti e ha sdoganato stili di vita immorali, impensabili ai tempi in cui Sordi dava un volto goliardico alla nostra fondamentale bontà, appena condita da spruzzi di bastardaggine. Fosse ancora vivo il re di Roma, gli scapperebbe la battuta del Sottotenente Giussani di Tutti a casa, che dopo tante traversie decide di schierarsi coi partigiani: “No, no, non si può stare sempre a guardare!”. Invece, stare a guardare è quello che facciamo da tempo. Dopo averci tolto la voglia di ridere, i prepotenti che stanno nella stanza dei bottoni ci hanno privato anche della capacità di reagire. 
Domani sapremo chi ha vinto le elezioni politiche. Sapremo chi governerà il Paese nei prossimi anni, sempre che ci riesca. Cambia qualcosa per noi? Temo di no. Temo che chiunque avrà vinto finirà per rivolgersi agli italiani, e in particolar modo a chi paga le tasse, con la stessa viltà con cui Alberto, alla vista di alcuni lavoratori affaticati, fece il gesto dell’ombrello e urlò: “Lavoratoriiiii! Lavoratori della maltaaaa! Prrrrrrr…”. Ve li ricordate I Vitelloni di Fellini? Un capolavoro. Ma chissà che il prossimo capo del governo non sia costretto, come il vitellone Alberto, a scendere dalla macchina fermatasi per un guasto e scappare, inseguito dai lavoratori (ma anche dai pensionati e dai disoccupati), gridando che la sua pernacchia era solo uno scherzo. Ipotesi plausibile, tanto più che mi domando se abbiamo veramente bisogno di qualcuno che ci governi. Un giorno, a Sordi scappò questa frase: “Gli italiani si governano da soli”. Fosse vero! Comunque siamo stufi di essere presi per le terga e subire scherzi di cattivo gusto dallo Stato, dai partiti, da Equitalia, dalle banche e dai finanzieri senza scrupoli, dai tanti figli di buona donna che hanno vilipeso l’Italia e disintegrato le speranze dei giovani. Vogliamo tornare a ridere, o quanto meno sorridere, che è cosa ben diversa rispetto allo scherzo greve e mal riuscito.  Sordi ci riusciva benissimo a metterci di buon’umore. La sua comicità era splendida, la sua satira intelligente. Io, come tanti, lo rimpiango. Ho visto quasi tutti i suoi film (ha recitato in 147 pellicole e ne ha dirette 19) e apprezzo sempre di più i suoi personaggi e le sue battute ogni volta che “passano” in TV. Forse è l’effetto rewind. O forse è il fatto che lui era un gigante e oggi regnano i pigmei (con poche eccezioni, su tutti Carlo Verdone). Sordi era veramente grande, anzi grandissimo e nessuno sarà mai come lui. Per forza, l’Italia di cui è stato il cantore ridanciano non esiste più. Oggi, ricordandolo con affetto, mi viene spontaneo esclamare “Aridateci Alberto!”. Lo chiedo in romanesco, anche se sono longobardo, perché la parlata di Sordi non mi ha mai infastidito. Era gioiosa e giocosa. A volte canagliesca ma sempre carica di umanità. So che ridarci Alberto Sordi è impossibile. Gli angeli non lo mollerebbero mai, si divertono troppo quando si cala nei panni dell’Otello Celletti de Il Vigile, di Guglielmo il dentone de I complessi, del dottor Guido Tersilli ne Il medico della mutua, di Nando Mariconi in Un americano a Roma. Basta rivedere la scenetta in cui castiga la pastasciutta ammonendola: “Maccarone, m’hai provocato e io ti distruggo. Adesso, maccarone, io me te magno!” – per avvertire un moto ondoso di allegria che non si limita a scorrere fra gli argini nel cuore ma esonda. Com’era ruspante e piena di fiducia nel futuro l’Italia di Sordi! Pure quando la realtà era deludente o serbava in pectore i germi della dissoluzione. Ma ho sorriso anche quando interpretava ruoli drammatici come in Detenuto in attesa di giudizio e in Un borghese piccolo piccolo. Un riso agrodolce, s’intende. O quando era il pavido Alberto Menichetti in Un eroe dei nostri tempi o il mediocre attore di avanspettacolo in Polvere di stelle. Ho riso e pianto quando lo fucilavano ne La Grande guerra, uno dei film più belli nella storia del cinema italiano. Credo che non smetterò mai di rivedere il film di Sordi e ricordarlo a dieci anni dalla sua scomparsa. Mi rattrista, però, il pensiero che non torneranno indietro nemmeno gli anni della giovinezza, del boom economico, dei valori solidi e del buon senso, della crescita e dell’ottimismo. Magari potessero “aridarci” l’Italia e gli italiani dei suoi film! Ci aspettano tempi duri, invece, a prescindere da chi ci governerà nella prossima legislatura. Speriamo non sia una Vita difficile, come quella di Silvio Magnozzi. 
Che fare, in attesa di tempi nuovi, migliori? In questo momento è come se rivedessi il faccione sorridente della buonanima di Trastevere che ci invita a pazientare. “Bboni, state bboni!” dice per farci coraggio. Ma sì, diamo fiducia a I nuovi mostri, che domani faranno festa e a un tempo studieranno altri trucchi per farci fessi. Intanto, se capita, rivediamoci Tutti dentro, il film dove Sordi interpreta un magistrato incorruttibile. Il protagonista finisce per cadere vittima del sistema che combatte e alla fine si chiede se non ci convenga “accettare l’ingiustizia come regola e non come eccezione”. Ai posteri l’ardua e amara sentenza.
www.giuseppebresciani.com

giovedì 16 settembre 2010

TIPICHOTELS.IT: vacanze di relax e benessere nelle mete più belle d’Italia

Nei luoghi più belli d’Italia puoi sempre contare su un TIPICHOTEL. La cortesia del personale, gli ambienti caldi e ospitali, l’attenzione per il cliente sono gli ingredienti per  una vacanza piena di relax e di divertimento. Dal mare azzurro di Capri e della Campania alle Dolomiti di Cortina d’Ampezzo, fino alla straordinaria natura della campagna umbra, del Chianti e della Toscana. TIPICHOTELS è una ricca collezione di hotel, agriturismi, bed & breakfast, residence e resort per vacanze e weekend con il migliore rapporto qualità/prezzo.


TIPICHOTELS propone esclusive vacanze in inverno sulle nevi delle Alpi. Nella mondana Cortina d’Ampezzo, la Regina delle Dolomiti, circondati dalle vette più affascinanti dei Monti Pallidi, in un hotel dallo stile tipicamente montano, caldo e accogliente. Oppure sull’altopiano del Renon, con una vista impagabile sui massicci dell’Odler, dello Sciliar e del Rosengarten Latemar, per un soggiorno in un albergo dal carattere familiare. Una vacanza in Alto Adige è anche l’occasione per vivere la magica atmosfera di festa nei tanti mercatini di Natale di Bolzano, Merano, Bressanone, Brunico e Vipiteno. TIPICHOTELS ha selezionato le migliori mete per trascorrere incredibili vacanze invernali: sci, snowboard, fondo, escursioni con le ciaspole, shopping e divertimento tra le montagne più belle d’Italia.


Il sito TIPICHOTELS.IT è online per offrire solo il meglio dell’ospitalità italiana. Sul portale, realizzato e curato da KosmoSol, si può sfogliare la collezione di hotel, filtrare le ricerche per destinazione, leggere la scheda dettagliata di ogni struttura e iscriversi alla newsletter, per ricevere tutti gli aggiornamenti dal gruppo. Le offerte speciali e last minute propongono sistemazioni alberghiere a prezzi vantaggiosi in occasione di manifestazioni, fiere, sagre, eventi artistici e culturali, percorsi di gusto e visite enogastronomiche: ogni TIPICHOTEL è un prezioso aiuto per conoscere e vivere il territorio e le realtà che lo circondano. Per tutte le occasioni particolari, per una vacanza dedicata al benessere, al relax, alla natura, o per vivere magici momenti romantici: i motivi di viaggio sono infiniti, proprio come le offerte di TIPICHOTELS, ancora più convenienti per gruppi e comitive.


Vedere, conoscere, innamorarsi dei luoghi più belli d’Italia: TIPICHOTELS propone un nuovo modo di viaggiare e di vivere vacanze e weekend. Ovunque, al mare o in montagna, in una città d’arte, in campagna o sulle rive di un lago, il cliente diventa un ospite speciale. Il personale di ogni TIPICHOTEL è pronto a consigliare escursioni, tour e visite del territorio o a cantine ed artigiani rinomati del luogo, mentre gli chef di cucina, nelle strutture dotate di ristorante, propongono i menù con i più gustosi piatti tipici regionali. L’offerta di TIPICHOTELS comprende anche gli eventi congressuali e i piani incentive: meeting, incontri business e conferenze ospitati in ampi spazi e sale attrezzate.


Una vacanza con TIPICHOTELS significa vivere il territorio, scoprire sagre, fiere, manifestazioni, eventi, percorsi di gusto. Ogni TIPICHOTEL ha sempre l’offerta giusta da proporre; basta accedere al portale e cercare quella più adatta alle proprie esigenze: per esempio, un soggiorno di benessere e relax in campagna, un weekend romantico in una città d’arte, un tour o una visita gastronomica tra le colline della Toscana. TIPICHOTELS.IT offre sempre tanti motivi di viaggio per trascorrere vacanze e weekend nelle mete più belle d’Italia.

martedì 15 dicembre 2009

Italia ABC: l'alfabeto delle tue vacanze in Italia

L'alfabeto da imparare per una vacanza che conduce alla scoperta delle infinite meraviglie custodite nel Belpaese. Italia ABC è online con un portale completamente rinnovato nell'aspetto e nei contenuti, per offrire ai propri utenti i migliori strumenti ai fini di una pratica e conveniente prenotazione del soggiorno nella località prescelta e nella struttura ricettiva desiderata.

Le mete vacanziere d'Italia dalla A alla Z, divise per regione e per provincia ma anche per tipologia di vacanza: mare, montagna, terme, città d'arte e altre categorie che mettono a disposizione di ognuno la possibilità di scegliere il contesto ideale per il proprio soggiorno.

La grafica del sito, sobria e lineare, offre fin da subito un'idea di freschezza e semplicità di utilizzo. È possibile individuare immediatamente le varie sezioni di interesse, grazie anche alla presenza di pratiche cartine: in primis quella dell'Italia divisa per regioni e di seguito quelle delle varie regioni divise per province. Seducenti inoltre le immagini in cui sono immortalati alcuni scorci caratteristici dello "Stivale".

Oltre alle piattaforme CMS-One per la gestione dei contenuti e ABS-One per la gestione del booking (prenotazioni, disponibilità, offerte), il portale ha implementato diversi servizi di grande utilità per l'utente:

  • Gallery fotografica
  • Video
  • Gestione news ed eventi
  • Newsletter
  • Rassegna stampa
  • Box per offerte commerciali
  • Mappa
  • Meteo
  • Webcam
  • Live Support
  • Mail-One
  • Area Job
  • Area riservata

Sul portale Italia ABC risulta inoltre notevolmente facilitata la scelta dell'utente, il quale ha l'opportunità di effettuare la ricerca per:

  • località
  • zona
  • tipologia di struttura
  • categoria
  • budget
  • servizi/comfort
  • nome della struttura
  • disponibilità

Il portale Italia ABC è stato realizzato con l'ambizioso obiettivo di diventare un punto di riferimento per le prenotazioni online nelle strutture ricettive delle varie località vacanziere in Italia, tanto per i turisti quanto per gli stessi albergatori: i primi hanno a disposizione uno strumento pratico con una variegata possibilità di scelta, i secondi possono legare le rispettive strutture ricettive al sistema di prenotazioni di Italia ABC, approfittando della notevole visibilità sul web raggiunta dal portale.

Ufficio Stampa MM One Group

lunedì 23 marzo 2009

Impatto dei cambiamenti climatici in Italia ricerca della Fondazione Eni Enrico Mattei


I cambiamenti climatici: quanto costeranno all'Italia? 

Di questo si è discusso ieri a Milano, presso le sede di Milano della Fondazione Eni Enrico Mattei (FEEM), in occasione della presentazione del libro di Carlo Carraro: Cambiamenti climatici e strategie di adattamento in Italia. Una valutazione economica.

Sono intervenuti con l'autore Alessio Capriolo, ISPRA, Stefano Caserini, DIIAR, Politecnico di Milano, e Sergio Castellari, CMCC e INGV.

La discussione è stata moderata da Giovanni Carrada, giornalista scientifico e autore di Superquark.


Milano, 23 marzo 2009, Fondazione Eni Enrico Mattei (FEEM). Quali sono le aree più vulnerabili ai cambiamenti climatici in Italia? Quanto potrebbero costare al sistema economico italiano i probabili impatti futuri dei cambiamenti climatici? E quali strategie di adattamento dovrebbero essere attuate per limitarne i danni attesi?I danni per il nostro Paese si prospettano essere molto gravi, ma nonostante questo non bisogna usare toni catastrofici, bensì iniziare ad attuare strategie di adattamento preventivo, volte a preparare il sistema Paese ai cambiamenti in atto e ai danni attesi futuri.

Questi temi sono emersi nell'incontro di ieri a Milano in occasione della presentazione del libro di Carlo Carraro, responsabile della ricerca ambientale della FEEM, pubblicato da 'il Mulino', su: Cambiamenti climatici e strategie di adattamento in Italia. Una valutazione economica.

La ricerca è una valutazione macroeconomica delle implicazioni dei cambiamenti climatici sul sistema italiano e punta l'attenzione sulle politiche che dovranno essere adottate e sugli ingenti investimenti che saranno necessari per fronteggiare i cambiamenti climatici e per rendere i nostri sistemi economici meno vulnerabili. Lo studio, svolto dai ricercatori FEEM, è parte di un progetto APAT (Agenzia per la Protezione dell'Ambiente e per i Servizi Tecnici - ora ISPRA)- CMCC (Centro Euromediterraneo per i Cambiamenti Climatici) su 'Impatti del Cambiamento Climatico in Italia e Politiche di Adattamento'.

I danni attesi al 2050 in Italia, si legge nella ricerca, variano sia per settore, che per area geografica. Ad esempio si stima che i cambiamenti climatici potrebbero determinare una diminuzione dei flussi di turismo internazionale verso il nostro Paese, a fronte però di un aumento del turismo domestico. La dinamica degli stessi flussi di turismo interno subirebbe dei cambiamenti, con una variazione nelle mete prescelte: si prevede ad esempio una diminuzione del turismo invernale nelle zone alpine, in particolare nel Trentino Alto Adige, conseguente ad inverni più miti e meno nevosi. Quindi gli impatti dei cambiamenti climatici nel nostro Paese, ricco di una varietà naturale e di una diversità nel sistema sociale ed economico, non si distribuiranno in modo omogeneo, e i costi ( o in alcuni casi i possibili benefici) degli impatti non si distribuiranno equamente sul territorio. La discussione ha messo in luce come per studiare la distribuzione degli impatti sia cruciale la valutazione della vulnerabilità nelle diverse aree del nostro Paese: vulnerabilità naturale, sociale, ed economica. Il libro ne illustra e analizza le dimensioni più critiche per l'Italia, concentrandosi sulla vulnerabilità delle risorse idriche, connessa al rischio idrogeologico, delle aree agricolo-forestali, soggette a rischio di desertificazione e di perdita di biodiversità, e dell'arco alpino.

Anche se oggi non sono evidenti i potenziali impatti dei cambiamenti del clima già in atto, la ricerca sottolinea come la vulnerabilità nelle aree più critiche suggerisca la necessità di disegnare strategie e misure di adattamento ai cambiamenti climatici in tempi rapidi. In Italia, 16.500 km quadrati di terreno sono considerati vulnerabili al rischio di desertificazione, il che vuol dire che per questi terreni è prevista una diminuzione di resa agricola che, in completa assenza di politiche e strategie di adattamento, potrebbe essere calcolata in una cifra che oscilla tra gli 11,5 (nel caso di terreni adibiti a pascolo) e i 412,5 milioni di dollari l'anno (nel caso di terreni irrigati). Un altro esempio: l'innalzamento della temperatura potrebbe costare nel 2030 una diminuzione del turismo straniero sulle nostre Alpi del 21,2%, mentre nel 2080 i danni dei cambiamenti climatici sulle aree costiere della penisola sarebbero pari a 108 milioni di dollari in assenza di politiche e strategie di adattamento, costo che invece scenderebbe a circa 17 milioni se si adottassero azioni di protezioni delle coste. Dati significativi si possono trarre anche dall'osservazione di eventi passati, come ad esempio l'ondata di calore del 2003: se in quell'occasione avessimo adottato misure di adattamento, si sarebbero potuti risparmiare 134 milioni di euro.

Il dibattito ha evidenziato numerose politiche di adattamento, e politiche di sviluppo di settore, anche tecnologiche, le cui sinergie mostrano potenziali co-benefici. Interventi per la mobilità più sostenibile, o l'incentivo all'uso di energie rinnovabili, potrebbero ad esempio contribuire a ridurre la vulnerabilità ai cambiamenti climatici, anche in una prospettiva di crescita e sviluppo.

Il libro prende in considerazione due scenari di variazione della temperatura nel periodo 2001-2050: il primo comporta un incremento pari 0,93 °C e il secondo un incremento pari a 1,2 °C, in linea rispettivamente con gli scenari B1 e A2 dell'IPCC. Sulla base di questi modelli e dello studio di eventi passati, la ricerca analizza le conseguenze economiche dei cambiamenti climatici in quattro diverse aree del nostro paese: le aree a rischio idrogeologico, le zone costiere, le zone alpine e quelle a rischio desertificazione. Dopo una valutazione dei costi attesi in agricoltura, turismo, trasporti e altri settori economici, la ricerca trae una prima valutazione macroeconomica delle implicazioni dei cambiamenti climatici per l'economia italiana. Non vengono trascurati gli impatti sulla salute umana e le relative politiche di prevenzione, in modo da identificare sia l'insieme dei costi diretti e indiretti che si avrebbero a seguito dei cambiamenti climatici in corso, sia i costi delle misure di adattamento.

martedì 10 marzo 2009

Import-export rifiuti in Italia. Rapporto FISE Assoambiente

Presentato il Rapporto Assoambiente sui flussi di rifiuti da attività produttive in entrata e uscita dall'Italia: "esportiamo per carenza di impianti e importiamo per supplire alla raccolta differenziata".

"Rifiuti speciali", cresce l'esportazione: + 60% in 3 anni


Roma, 05/03/2009 – Cresce a ritmo sostenuto l'esportazione dei rifiuti speciali (da attività produttive) inviati all'estero per l'assenza sul territorio nazionale di adeguati impianti di trattamento e per le condizioni di smaltimento economicamente vantaggiose offerte da alcuni Paesi; cresce, pur se gradualmente, anche il fenomeno dell'importazione dei rifiuti speciali, utilizzati come materie prime nell'industria del recupero, non soddisfatta dalle raccolte differenziate nazionali, attualmente però alle prese con una forte inversione di tendenza dovuta alla globalizzata situazione di crisi dei mercati.

Sono queste le principali tendenze emerse stamane nel corso della presentazione del primo Rapporto su "Il movimento transfrontaliero dei rifiuti", presentato a Roma da FISE Assoambiente, l'Associazione che in Confindustria rappresenta le aziende che operano in campo ambientale.

Dal Rapporto, il primo mirato su importazione ed esportazione di rifiuti, emerge come nel 2005 (ultimi dati MUD disponibili su import/export) siano state esportate dall'Italia 1,9 milioni di tonnellate di rifiuti speciali (+60% vs le 1.144 mila tonnellate del 2002). Nello stesso anno l'Italia ne ha importati circa 1,4 milioni di tonnellate (nel 2002 erano 890mila). Il trasporto di questi rifiuti, in entrata ed uscita dai confini nazionali, riguarda complessivamente il 3% dei rifiuti speciali gestiti nel 2005 (il 2,7% dei rifiuti non pericolosi e circa il 10% di quelli pericolosi).

Negli ultimi anni le esportazioni dei rifiuti speciali sono cresciute soprattutto grazie all'aumento dei flussi di "pericolosi", passati dalle 116.000 tonnellate del 2002 a circa 573.000 tonnellate nel 2005 (+350%): si tratta, in particolare, di rifiuti prodotti da trattamento meccanico, fluff, ceneri/scorie e apparecchiature fuori uso.

Dallo studio emerge la differente capacità di gestione dei rifiuti speciali da parte dei Paesi europei, con nazioni come la Germania che presenta un'alta capacità di smaltimento e costituisce la meta di gran parte dei rifiuti speciali italiani esportati (542mila tonnellate l'anno).

"L'esportazione di rifiuti speciali", osserva Margherita Gorio, Presidente del Settore Rifiuti Industriali di Assoambiente, "è un fenomeno strutturale, dovuto, da una parte, alla carenza sul territorio nazionale di impianti di smaltimento per alcune tipologie di rifiuti speciali, ma anche a situazioni di 'dumping' del mercato internazionale che offre condizioni di trattamento non omogenee che rendono più economica la scelta di far viaggiare oltre confine i nostri rifiuti". In Germania, ad esempio, gran parte dei rifiuti speciali viene utilizzata per la messa in sicurezza (riempimento) delle miniere di sale. "Sarebbe, quindi, auspicabile", conclude Gorio, "un maggior allineamento dei livelli di efficacia ambientale dei sistemi di trattamento a livello europeo e un'esportazione dei rifiuti destinati a smaltimento condizionata alle disponibilità impiantistiche di trattamento nazionale, analogamente a quanto avviene in altri Paesi europei ".

I dati di questo primo Rapporto sono gli ultimi disponibili e relativi al 2005, ma negli ultimi anni l'assenza di uno sviluppo significativo delle infrastrutture lascia intendere come tali tendenze siano tuttora corrispondenti all'attuale situazione di mercato per quanto attiene lo smaltimento.

A livello territoriale, il 60% dei rifiuti esportati parte dal Nord, il 6% dal Centro e il 32% dal Sud. In particolare, anche per aspetti connessi all'industrializzazione, la Lombardia è la regione che raggiunge i più alti livelli di esportazione dei rifiuti speciali (32% del totale) e i più alti livelli di importazione (919.000 tonnellate su un totale italiano di 1,4 mln di tonnellate).

Marco Catino
Responsabile Ufficio Stampa - FISE
Federazione Imprese di Servizi
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tel. 06-9969579; fax 06-5919955
m.catino@fise.org

venerdì 23 gennaio 2009

Tecnologie ambientali: Missione Italia-Olanda

Missione Italia-Olanda su tecnologie ambientali

Dall'11 al 13 febbraio prossimo, a Milano, è stata organizzata, a Milano, una missione commerciale Italia-Olanda nell'ambito delle tecnologie ambientali.

Alla missione, che rappresenta un'iniziativa dell'associazione olandese che raggruppa le aziende del settore industria e tecnologia (FME-CWM) ed è finanziata dal Ministero Olandese dello Sviluppo Economico, parteciperanno dieci tra le più importanti aziende olandesi di servizi e tecnologie ambientali per le quali saranno organizzate vari incontri di lavoro o matchmaking con aziende italiane del settore.

Per quanti interessati, è possibile contattare la dott.ssa Godelieve Cooymans - Link2Italy International Marketing ai numeri 055.5000647, 335.5900 808, 055.5000 401 (fax) e all'indirizzo email e.cooymans@link2italy.com

giovedì 4 dicembre 2008

WWF: PACCHETTO CLIMA IN ITALIA, TANTI BENEFICI e POCHI COSTI: ECCO I NUMERI"


ANNO DEL CLIMA: LE SFIDE

WWF: "IL PACCHETTO CLIMA IN ITALIA,

TANTI BENEFICI e POCHI COSTI : ECCO I NUMERI"

All'apertura del Consiglio Europeo Ambiente, il nuovo rapporto Ecofys per il WWF:

Fotografia delle emissioni in Italia

e tutte le opportunità di sviluppo offerte dalla lotta al cambiamento climatico

Il Pacchetto Clima-Energia elaborato dalla Commissione Europea offre all'Italia opportunità di sviluppo, risparmio economico e l'occasione per migliorare settori che ci vedono ancora indietro rispetto al resto d'Europa. E' quanto emerge dal nuovo studio "L'Italia e il Pacchetto clima: costi, benefici, opportunità" realizzato dall'istituto di ricerca internazionale Ecofys per conto del WWF Italia e presentato alla vigilia dell'apertura del Consiglio Europeo Ambiente.

A fronte di un costo relativamente limitato, pari a circa lo 0,1% del PIL al 2020, l'adeguamento dell'Italia alle proposte europee avrebbe infatti una nutrita serie di benefici diretti e indiretti, anche rispetto agli altri Paesi europei, come la riduzione dell'import di combustibili fossili, con un risparmio di € 12,3 miliardi nel 2020, i minori costi di controllo delle emissioni, con un risparmio di € 1-1,9 miliardi, la crescita fino allo 0,5% nei consumi privati e fino allo 0,3% dei posti di lavoro, oltre a una riduzione del tasso di mortalità e malattia, e alla mitigazione dei problemi ambientali collegati.

Grandi potenzialità arrivano proprio dai settori più critici. Il nostro patrimonio edilizio, per esempio, è il più energivoro d'Europa e negli edifici residenziali utilizza il doppio dell'energia usata nei migliori paesi europei (150 kJ/m2 contro 65-75 kJ/m2). Abbiamo il numero di automobili per abitante più alto d'Europa (dopo il Lichtenstein, Lussemburgo e Islanda) e il trasporto su gomma copre una quota alta del trasporto di persone e merci. Siamo uno dei Paesi maggiormente dipendenti da combustibili fossili d'importazione e tra quelli che producono la maggior quantità di carbonio per unità di energia prodotta. Nel settore industriale, la quota di energie rinnovabili è bassa così come l'uso di calore e materiali di scarto.

Tra l'altro l'Italia è uno dei Paesi che ha recepito il minor numero di Direttive Europee in materia di Energia e Trasporti, ha un sistema fiscale che tassa di più il lavoro che l'inquinamento (una situazione che disincentiva la creazione di nuovi posti di lavoro, mentre non riduce l'inquinamento e i relativi costi sociali) e sul fronte della Ricerca dedica appena lo 0,2% del PIL al settore energetico, di cui il 65% è comunque destinato a energie fossili o nucleari.

"L'Italia deve rivedere il proprio atteggiamento nei confronti del pacchetto europeo: anche il confronto con gli altri Paesi ci dice che le politiche del clima ci porteranno molti vantaggi e ci aiuteranno a risolvere alcuni problemi strutturali dal punto di vista economico e della sicurezza", ha detto Mariagrazia Midulla, Responsabile Programma Clima WWF Italia, che sta seguendo il Summit sul Clima in corso a Poznan - "Chiediamo che si prenda atto delle potenzialità positive e si metta fine all'ostruzionismo. Abbiamo tutto da perdere da un ritardo e da una modifica del pacchetto UE. Dallo studio vengono anche molte indicazioni per il futuro: non spendiamo soldi in ricerca e innovazioni sui settori più promettenti, sui quali paesi come gli USA si apprestano a impegnare enormi investimenti. Occorre cambiare strada, e in fretta. Infine lo studio dimostra che le misure per l'efficienza delle abitazioni, oggetto di revisione da parte del Governo in questi giorni, non solo vanno confermate, ma potenziate e migliorate, rese ancora più efficaci, l'energia nel settore edilizio è uno dei tanti talloni d'Achille del nostro paese".

Roma, 4 dicembre 2008

Ufficio stampa WWF Italia – tel.06-84497.377,373, 213, 463, 216

martedì 6 maggio 2008

L'ITALIA DEFERITA ALLA CORTE DI GIUSTIZIA PER I RIFIUTI DI NAPOLI E DELLA CAMPANIA.

RIFIUTI: L'ITALIA DEFERITA ALLA CORTE DI GIURSTIZIA PER I RIFIUTI DI NAPOLI E CAMPANIA.

di Raffaele Pirozzi

La Commissione Europea ha deferito l' Italia alla Corte di Giustizia del Lussemburgo per i rifiuti di Napoli e della Campania. E' grave che i cittadini napoletani siano costretti a pagare la più alta tassa sui rifiuti solidi urbani d'Italia a ricevere un pessimo servizio ed il nostro Paese viene deferito alla Corte di Giustizia.

Tutto questo è gravissimo!!!

Napoli, 06/05/08

mercoledì 19 marzo 2008

Tour Music Fest - Musica emergente: Italia e Francia insieme



Tour Music Fest Viaggio in Europa: Il noto festival italiano approda in Francia con il Landes Musiques Amplifiées

Dopo i tanti successi di pubblico e critica riscossi, il Tour Music Fest - giovane festival itinerante dedicato alla musica emergente presieduto dal Maestro Mogol- che vanta il maggior numero di iscritti sul territorio italiano, amplia ancor più il suo campo d'azione, avvicinando la musica emergente nostrana ai palchi d'Europa.

Se già in precedenza il Tour Music Fest si era distinto per possibilità e visibilità, ora il suo viaggio si estende ulteriormente, andando a coinvolgere anche le realtà d'oltralpe grazie alla partnership con il noto festival francese Landes Musiques Amplifiées per lavorare sulla musica "europea" oltre le impronte nazionali.

Quali saranno i nuovi suoni dell'Europa che cresce e si unisce? Come sviluppare un network che possa andare oltre la propria città e il proprio "giro"? Come trovare reale visibilità oltre i soliti circuiti?
A queste domande che ormai ci si pone da più parti, soprattutto nella fase post sanremese, è pronto a rispondere il Tour Music Fest ospitando le realtà più interessanti del festival francese in occasione della finale italiana e facendo esibire i propri finalisti o vincitori sui palchi d'oltralpe.

Un modo reale per dare un respiro ancora più ampio a una manifestazione che in soli due anni è riuscita a coinvolgere quasi 3000 artisti in tutta Italia e che ora si accinge ad affrontare l'Europa.
Per saperne di più: www.tourmusicfest.it

In allegato le dichiarazioni degli organizzatori italiani e francesi, comunicato e foto.
Per interviste vi lascio tutti i miei riferimenti.

Ringraziando anticipatamente,
Marta Volterra
Resp. Ufficio Stampa
Tour Music Fest
ufficiostampa@tourmusicfest.it
340.96.900.12

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