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domenica 7 luglio 2019

Restiamo umani.

Arriverà mai il giorno in cui su Facebook la vita di un profugo qualsiasi (che sia un bambino, una donna stuprata e/o incinta, un ragazzo che non arriva ai 30 anni, ecc.) varrà almeno quanto quella di un gattino o cagnolino da adottare?

Arriverà mai un giorno in cui tutti ci commuoveremo e indigneremo perché non solo non viene fatto di tutto per salvare ogni vita umana, ma addirittura si taccia di buonismo chi non si rassegna a tanto indifferente cinismo o, peggio ancora, si criminalizza chi si impegna direttamente per gettare un braccio verso queste persone disperate?

Esseri umani che, prima di morire affogate, non gridano aiuto ma urlano il proprio nome nella speranza che chi eventualmente dovesse sopravvivere potrebbe magari un giorno comunicare la loro triste sorte ai familiari? 

Sappiatele certe cose, voi che quando guardate un film sul nazifascismo come Schindler’s list o Perlasca, vi chiedete come sia mai stata possibile un’era in cui le persone erano così cattive e insensibili al dramma che si perpetuava sotto i propri occhi?

Sappiatelo che i nostri nipoti e pronipoti non si capaciteranno e non ci perdoneranno per cosa stiamo permettendo di fare a Salvini e suoi scagnozzi

#RestiamoUmani



PS: La premessa è stata doverosa perchè ho esplicitato la mia scala di Valori.
La vita umana viene prima di tutto.

Con questo non volevo intendere che la vita umana è l’unica importante e che non bisogna aver rispetto e tutela anche della vita animale (o vegetale: preservare la biodiversità è un imperativo per l’Uomo del Terzo Millennio).

Anche a me è capitato di spendere uno sproposito in operazioni chirurgiche e medicine per un cane.

La mia premessa era per mettere in risalto alcune contraddizioni della nostra società.
Un mondo in cui, giustamente cerchiamo di avere sempre più cura e rispetto per gli animali (soprattutto da compagnia, ma la sensibilità è maggiore anche verso gli animali che entrano nella nostra scala alimentare).

Un mondo in cui la Vita è di per se Valore.
E in questo mondo in cui la Vita di chiunque, da quella di un uomo a quella di un gatto, è degna di rispetto, io non mi capacito per l’indifferenza verso così tante vite umane che muoiono nelle stesse acque in cui noi ci facciamo il bagno.

Se si avesse avuta notizia di una sola barca con un carico di cuccioli affogati, ti immagini l’onda di commozione e indignazione popolare?

Invece ormai siamo tutti assuefatti da bollettini di morti affogati che manco fanno più clamore.

Questo per me è assurdo e angosciante. 

giovedì 27 giugno 2019

Sperimentazione animale e vita umana. Animalisti vs. "buonisti".

Da Gazzetta di Parma "Sperimentazione animale? Risultati solo da quella «human based»" del 25 giugno 2019

Io ritengo deprecabile la sperimentazione sugli animali dei prodotti di cosmesi, ma non quella con finalità mediche.

L'alternativa alla sperimentazione animale è sperimentare direttamente sugli umani. Non ci sono alternative.

La sperimentazione dei farmaci sugli animali non viene fatta per infliggere inutili torture a questi esseri viventi. 


Non si tratta di soddisfare atroci sadismi come l'immagine proposta sembra suggestionare.

I ricercatori sanno bene che molte patologie della specie umana – per es. del Sistema Nervoso Centrale (SNC) non sono patologie che si sviluppano nella specie animale - per cui prima ancora che per motivazioni etiche, evitano di sprecare le sempre limitate risorse economiche per fare test che hanno presupposti fallimentari già in partenza.

Ma nonostante gli assetti genetici differenti tra uomo e animale, molte funzionalità metaboliche possono risultare per approssimazione "simili". 

A volte per esempio si utilizzano i maiali. Non perché il valore della loro vita sia reputato inferiore a quello di animali di compagnia come cani, gatti o coniglietti
O perché i maiali fanno parte della catena alimentare di gran parte degli esseri umani. 
Solo perché per determinate caratteristiche fisiologiche risultano gli esservi viventi più vicini a noi.


Purtroppo la ricerca medico scientifica è costosissima, nessuno ha interesse o piacere a far soffrire esseri viventi, ma per sapere se un farmaco può essere letale, dannoso, oppure terapeutico il primo step sono gli animali.

Anche se spesso i farmaci sperimentati sugli animali, che successivamente affrontano i trials clinici in varie fasi, come da normativa nazionale AIFA, non superano tutti i test e non andranno mai in commercio.
Ma anche quelli che superano i test delle prime fasi hanno poi bisogno di una sperimentazione sugli esseri umani. 


E tanti farmaci che arrivano pure in commercio, vengono successivamente ritirati perché nonostante tutti i controlli, a volte rivelano in alcune persone effetti tossici, pure drammaticamente letali.
Purtroppo la ricerca scientifica funziona così.

A meno che non vogliate credere nel complottismo che ritenere che per le case farmaceutiche sarebbe più remunerativo far ammalare e morire le persone piuttosto che curarle o che l'essere umano si diverta a giocare al Dr. Frankeinstein con gli animali.

Aggiungo una mia personale riflessione in merito all'esplosione dei sentimenti animalisti. Anche io adoro gli animali, sono in perenne dissonanza cognitiva per la mia alimentazione onnivora, ho vissuto per decenni con due cani che sono stati membri integranti della nostra famiglia. E tuttora resta un lutto indelebile la loro perdita.


Ma se mi trovassi nel dilemma di dover e poter salvare la vita di una delle mie nipotine non esiterei a sacrificare la mia stessa vita, figuriamoci quella di un animale qualsiasi. 

Tutto questo animalismo ora in gran moda mi fa un certo effetto proprio in un periodo in cui la vita umana sembra stia rapidamente perdendo valore, tanto siamo assuefatti dalle quotidiane stragi di migranti disperati
Ormai non ci fa effetto più una foto di un bambino affogato
Ma la foto di quella povera scimmietta cui non si sa cosa abbiano fatto, sì.

Analogamente la notizia con 49 cuccioli di cane dispersi in mare oggi farebbe sollevare un'onda di indignazione morale che non ravvisiamo per i poveri esseri umani della Sea Wath.
C'è qualcosa che non va. 
Stiamo perdendo ogni valore centrante dell'esistenza umana.

Andrea Pietrarota
Chi è Carola Rackete, la capitana della Sea Watch che ha sfidato Salvini
Passaporto tedesco, 31 anni, 5 lingue sul curriculum.

I sovranisti di lei dicono che è una figlia di papà, lei invece racconta: «Ho potuto frequentare tre università, sono bianca, tedesca, nata in un Paese ricco e con il passaporto giusto. Quando me ne sono resa conto ho sentito un obbligo morale: aiutare chi non aveva le mie stesse opportunità»

domenica 19 maggio 2019

Meno partenze, meno morti. il messaggio “cristiano” di Salvini.

Meno partenze, meno morti.

È verissimo. È questo il messaggio "cristiano" di Salvini. 

Se però non partono, muoiono lo stesso, o in Libia, nei campi di concentramento, oppure nei loro Paesi.

Dunque, farli crepare in mare è un peccato, farli morire altrove no, è più cristiano.

Quando l'unica cosa da fare, sarebbe quella di smettere di affamarli, smettere di pretendere di comandare a casa loro, e smettere di finanziare chi gli porta la guerra, sempre a casa loro.

Adesso il genio mancato di turno penserà: 'La kolpa è della Francia di macronnneeee!'

Perché è più comodo pensarla così. Perché ci conviene pensarla così. No, la Francia di Macron ha le stesse colpe dell'Italia di Monti, di Renzi, e dell'Italia di Salvini, di Di Maio e di Conte

Solo che è troppo facile incolpare Macronnne e la Francia. Perché noi italiani, nel dare le colpe agli altri evitando di proposito di guardare dentro casa nostra, siamo sempre stati i numeri uno.

Finché avranno fame o scapperanno dalla guerra (La differenza tra migranti e profughi per me NON ESISTE. 
Anzi, la guerra è l'ultimo motivo per emigrare) Loro verranno qui, in Europa
Io non li biasimo. 

Che se davvero potessero scegliere loro invece di essere trattati da pacchi postali, non sceglierebbero di sicuro l'Italia
Per una questione proprio di lingua. E noi avremmo almeno il 70% di migranti di meno. 
Non sarebbe meglio per tutti?

Ma è più facile alzare i muri nel nome di Dio, di Gesù Cristo e della Madonna, che vogliono tutt'altro che alzare dei.

L'immigrazione è un tavolo con 10 biscotti. Il politico di turno se ne mangia 9, e poi avverte l'italiano dicendogli: 'Attento all'immigrato, si vuole mangiare l'ultimo biscotto'. Indicandogli il nemico da odiare. 
Ed in questo, ossia indicare i nemici da odiare, Matteo Salvini è il numero uno. 

Mi dispiace solo fino a due anni, quei nemici, eravamo noi meridionali
Se sei meridionale e sei leghista, è solo perché ti sei alleato con il tuo aguzzino, in cambio della promessa di Salvini, mantenuta, di smettere di considerarti il male dell'Italia. 
'Mantenuta' poi perché è quello che lui ti fa vedere. Perché Salvini ha cambiato la sua politica, solo quella, non la sua idea. 

Salvini ha odiato i meridionali per oltre 20 anni, ed io alle improvvise conversioni non ci ho mai creduto. 
A Salvini servono solo i vostri voti, SVEGLIATEVE!

La guerra tra poveri, la vincono gli stessi poveri solo se si alleano, insieme, per sconfiggere i ricchi. 
I ricchi sono loro. I poveri siamo noi e gli immigrati. 
Che volemo fà? Continuare a prendercela con loro? 
Facciamolo pure. Ma poi non lamentiamoci, se la guerra non la vinciamo.

Spesso ve la prendere con dei bambini. Il vostro capitano li ha chiamati confezionati. 
Sono loro quei pericolosi criminali dei quali avete paura? 
Se loro minano alla vostra identità italiana, beh vuol dire che quell'identità, voi, l'avete già persa da un pezzo.



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lunedì 28 gennaio 2019

Simone Arcadi: l’assurda distinzione tra ‘profughi’ e ‘migranti economici’


"In questi giorni sto male - scrive Simone Accardi su Facebook - sono piegato in due dal dolore. Chiedo scusa a coloro che mi hanno scritto su WhatsApp, ed ai quali non ho ancora risposto. Provvederò presto. Ora sto veramente male.

È quando sto male che la mia mente elabora dei pensieri più articolati.

Voglio dire come la penso sulla questione emigrazione, dal momento che mi sono state messe parole in bocca che io non ho mai detto.

La questione è più complicata di 'Accogliamoli tutti' o 'Non ne accogliamo nessuno'.

La destra è stata la prima ad arricchirsi con il business sulla pelle di essere umani, anche con la sua scellerata legge Bossi-Fini. 
Il PD ci ha continuato a mangiare. 
Come sta facendo il nuovo governo. Salvini i porti non li chiuderà, primo perché non può farlo, secondo perché a lui i clandestini portano voti. 
Ma il punto non è nemmeno questo.

Io, migrante economico, che non scappa da nessuna guerra, qualora emigrassi non avrei diritto al pocket money, né al mantenimento per un anno e mezzo nei centri di accoglienza
C'è da dire che io emigrerei con l'aereo, e non passererei per i campi di concentramento libici. 
Due cose non da poco.

Gli africani e gli asiatici invece, vengono classificati tra 'Profughi' e 'Migranti economici'. É proprio questo il problema. 
É proprio questo che obbliga l'Europa a mantenerli per un anno e mezzo, circa, il tempo che viene impiegato per decidere se una persona abbia o meno diritto ad emigrare. 
Vi rendete conto che assurdità? 
In guerra si muore. 
Pure di fame si muore. 
Il diritto ad emigrare si dovrebbe basare sui comportamenti di una persona. 
Non sulle motivazioni PERSONALI che l'hanno costretta a partire. 
Io preferisco un migrante economico onesto, ad un profugo di guerra delinquente.

Queste differenze le fanno i leghisti, per lo più. 
Sono proprio loro che, inconsapevolmente, permettono a questo business di continuare a vivere.

Pensateci bene: A me, Simone, nessuno chiede da quale guerra sia scappato, quindi vengo trattato come tutti gli altri.

Il Mohammed di turno invece, può restare qui solo se scappa dalla guerra. E questo ci obbliga, per controllare se davvero scappi dalla guerra o meno, a mantenerlo per un anno e mezzo circa.

Ecco, trattiamo il Mohammed di turno come il Simone di turno, visto che sono entrambi esseri umani. 
Solo così l'immigrazione sarà uguale. 
Ora è ingiusto paragonarla. 
Noi non veniamo mantenuti, ma non passiamo per i campi di concentramento libici.

I privilegi che hanno i migranti non valgono l'inferno dei campi di concentramento libici
Io preferirei emigrare da europeo, piuttosto che da africano o da asiatico.

E smettiamola di dire che noi partiamo con i documenti, o che ancora peggio, siamo sempre partiti con i documenti. 
Perché no, siamo stati clandestini anche noi in America, ci chiamavano without papers, la storia studiatela porco cane. 
E se ora partiamo con i documenti, è perché siamo nati dalla parte giusta del mondo. 
A noi, migranti economici, un documento costa qualche centinaia di euro. 
A loro, profughi o migranti economici come noi, ne costa tra i 10.000 ed i 15.000 euro. 
Grazie al cazzo che partiamo regolarmente.

Torno ad odiare tutti. Quando sto male sono antipatico, lo so❤️".




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venerdì 14 dicembre 2018

Partire e ritornare: la migrazione vista dai migranti

PARTIRE E RITORNARE: LA MIGRAZIONE VISTA DAI MIGRANTI

I risultati di uno studio condotto in Senegal nell'ambito del progetto #CREA

La migrazione è il risultato di una situazione di grande bisogno e di privazione: chi parte lo fa perché non ha abbastanza da mangiare, non ha un'occupazione, non ha un alloggio adeguato alle proprie esigenze. per quanti si trovano in uno stato di necessità lasciare il villaggio è una soluzionebenché non l'unica, anche se si conoscono i rischi della migrazione irregolare. È quanto emerge dall'indagine sul campo "Partire e ritornare" condotta in Senegal, nella Regione di Matam, dal Centro Studi e Ricerche Idos nell'ambito del progetto #Crea, CReation d'Emplois dans l'Agriculture (Creazione di opportunità di lavoro in agricoltura), realizzato da Green Cross Italia e cofinanziato dal Ministero dell'Interno con l'obiettivo di rafforzare le capacità di resilienza delle comunità locali, mitigare le conseguenze dei cambiamenti climatici, dare un impulso alla lotta alla povertà
La ricerca evidenzia anche un altro dato significativo: nessuno vuole emigrare definitivamente. Il 73% degli intervistati afferma che i migranti con cui sono in contatto intendono rientrare, mentre la quasi totalità ha risposto che, nel caso in cui decidesse di partire, lo farebbe solo temporaneamente. I ricercatori di Idos hanno somministrato un questionario a persone di diverse età e status socio-economico e realizzato interviste semi-strutturate con i rappresentanti di istituzioni, economia, organizzazioni di cooperazione internazionale e della società civile. Quello che si delinea è un quadro preciso del fenomeno migratorio che nel 2017 ha portato l'Italia a essere il primo Paese europeo per numero di senegalesi titolari di permesso di soggiorno (97.056), seguita dalla Francia con 68.726 e dalla Spagna con 61.728. Un fenomeno che ha un impatto importante sull'economia del Paese di origine: i senegalesi all'estero ogni anno contribuiscono in modo sostanzioso al benessere delle loro famiglie e dei loro villaggi. Nel 2017 le rimesse hanno raggiunto il volume totale di quasi 2 miliardi di euro (pari al 13,7% del Pil del Senegal), di cui 309 milioni dall'Italiache rappresenta il 15,6% del totale delle rimesse. 
"Percorrendo da oltre sette anni i villaggi più sperduti della valle del fiume Senegal abbiamo constatato che le condizioni di miseria e di esclusione hanno portato a una massiccia emigrazione e a un progressivo impoverimento – dichiara il presidente di Green Cross Italia Elio Pacilio Qui è diminuita drasticamente la capacità di resilienza delle popolazioni rurali agli effetti dei cambiamenti climatici sull'agricoltura e alle trasformazioni sociali in atto, determinate dalla crescita economica del Paese. Per il governo senegalese e per le politiche di aiuto e sostegno allo sviluppo dei Paesi europei, la sfida non riguarda solo l'accompagnamento a una crescita economica ma anche un'azione di espansione dei diritti dei lavoratori e di una protezione sociale sostenibile e solidale".
"L'esperienza migratoria di quanti provengono da aree del mondo così estremamente povere – aggiunge Luca Di Sciullo, presidente di Idos – è spesso sostenuta da un investimento di tutta la collettività di appartenenza. Per questi migranti, la possibilità di alimentare canali di "ritorno" di un simile investimento, in termini sia di rimesse che di reinvestimentosociale e culturale nel territorio d'origineancor prima del loro eventuale "ritorno" fisico, sancisce il successo di quellascommessa di rinascita collettiva di cui sono portatori viventi e che è perciò fondamentale sostenere e favorire quanto più possibile".


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www.CorrieredelWeb.it

domenica 21 ottobre 2018

Domenico Lucano, l'uomo della Speranza e dell'Italia che vorrei


"Nessun essere umano può rimanere indifferente, quando un altro essere umano chiede di essere aiutato".

Che uomo, Domenico Lucano!
La mitezza, l’umanità, l’integrazione, lo scambio interculturale, la reciproca solidarietà contro l’arroganza, l’ostilità, il razzismo, la xenofobia.



"Io spero che l’Italia stasera fosse davanti alla TV.
Pro e contro, per capire e poi parlare.
Ho visto un Uomo che a tutti noi avrebbe tanto da insegnare.
A chi parla di rispettare la legge e vive in un paese in cui la legge la rispettano in pochi, dai piccoli gesti quotidiani al grande malaffare.
A chi ama, cura e rispetta i territori.
Io avrei tanto da imparare da Domenico Lucano, e spero un giorno di poterlo incontrare.
Ho ascoltato un Uomo che ha saputo trasformare un problema, lo sconforto di un’area interna depressa e malconcia in un’oasi di contaminazione e serenità.
Fa paura tutto questo? A chi fa paura?
Leggo quotidianamente di razzismo, di aggressioni e cattiveria, di “razza superiore” e di “razza inferiore”. E questo mi fa paura. Perchè la verità è che siamo frustrati e diamo la colpa a chi è più sfortunato di noi, perchè è facile.
Fare ciò che ha costruito Domenico Lucano non è facile.
Ha arricchito esseri umani di Umanità.
Ha dato una dignità a chi noi oggi consideriamo “bestie”. E so che non è bello leggerlo, ma è così.
Riace è un esempio di quello che potremmo essere e non siamo, di quello che dovrebbe essere normale e non è.
Ho pianto per tutta la durata del suo intervento, e sapete perchè?
Perchè vedo un Uomo condannato per avere aiutato chi soffre.
Perchè vedo il mio Paese cambiare giorno dopo giorno, e non lo riconosco più.
Spero che Mimì possa tornare presto a Riace e riprendere il suo lavoro, spero che gli occhi di tutte quelle Persone di così tanti colori e culture continuino a brillare come quando nelle interviste di questi giorni gli chiedevano un parere sul proprio Sindaco.
Io amo il mio Paese e ogni giorno incontro Persone straordinarie. E spero che siano queste, con la loro cura, il rispetto e la passione a prendere il sopravvento sul resto.
Nulla mi lega a Domenico Lucano, e sono una persona a cui sta molto a cuore il rispetto della Legge. Dallo scontrino, alla ricevuta dal medico, alle cose più importanti.
E chissà perchè in Domenico Lucano e in Riace, nonostante tutto, io vedo la Speranza. Vedo l’Italia che vorrei, che mette il prossimo prima di se stesso. A prescindere dal colore, dalla provenienza, dall’interesse.
Io questa sera mi sento piccola piccola, quasi impotente.
Mi è rimasta impressa una frase questa sera: “Siamo ciò che incontriamo”.
Io credo che a Riace lui abbia fatto un grande Miracolo: a queste Persone sfortunate lui ha fatto incontrare l’Amore, il Rispetto, la Generosità.
E al di là di ciò che accadrà a Mimì e a Riace, queste Persone saranno Amore, Rispetto e Generosità, per sempre".

di Emma Taveri 


#Riace #MimmoLucano #chetempochefa

sabato 20 ottobre 2018

Psicologia e accoglienza dei migranti: con Caleidos una giornata di studi a Modena

Psicologia e accoglienza dei migranti: con Caleidos una giornata di studi a Modena
Psicologia e accoglienza dei migranti: con Caleidos una giornata di studi a Modena
Quello psicologico è un aspetto dell'accoglienza che passa spesso sotto traccia, ma che non può essere ignorato perché in percentuale altissima i flussi migratori hanno in sé eventi traumatizzanti.
In occasione della Giornata Nazionale della Psicologia, che ricorre ogni anno a ottobre, la cooperativa sociale Caleidos organizza per sabato 27 ottobre una giornata di studi e confronto sul tema "Ascolto, Cultura, Identità: l'intervento clinico nei centri di accoglienza straordinaria secondo un approccio multidimensionale"

L'evento è dedicato alla presa in carico clinico-psicologica dei richiedenti asilo accolti presso i Centri di Accoglienza Straordinaria (CAS), nel rispetto delle Linee Guida del Ministero della Salute: è rivolto principalmente agli addetti ai lavori, (psicologi, educatori, operatori sociali e sanitari, medici, infermieri, assistenti sociali) ma è aperto a tutta la cittadinanza.

Il seminario viene presentato ai giornalisti nel corso di una

CONFERENZA STAMPA
Lunedì 22 ottobre alle 11.30
presso la sede di Caleidos
via Brasili 91, Modena

Intervengono:
- Benedetta Bottura, coordinatrice equipe psicologi Caleidos, psicoterapeuta
- Irene Esposito, psicologa
- Grazia Migliuolo, psicologa

sabato 6 ottobre 2018

Una sedia vuota in una sala gremita: grande successo per la manifestazione pro-Mimmo Lucano a Forcella

Una sedia vuota in una sala gremita: grande successo per la manifestazione pro-Mimmo Lucano a Piazza Forcella
Oltre 300 persone per la manifestazione "Riace – Catania – Roma. L'Italia che lotta per accogliere". A breve il Festival del Cinema dei Diritti Umani di Napoli, ospite Gino Strada
"Questa serata è dedicata a un amico, a cui è riservata quella sedia vuota che doveva essere sua: Mimmo Lucano".
L'apertura dell'incontro "Riace - Catania - Roma. L'Italia che lotta per accogliere" è affidata a queste parole di Maurizio Del Bufalo, coordinatore del Festival Del Cinema dei Diritti Umani di Napoli, ed è accolta da un sentito e commosso applauso.
Segue poi subito dopo la proiezione di "Le Nuvole", corto dedicato al sindaco arrestato nei giorni scorsi e a quello che è ormai noto come Modello Riace.
L'incontro, che nasceva con l'obiettivo di raccogliere le esperienze di Riace, della Diciotti e dei sudanesi sfrattati a Roma che si sono accampati a via Scorticabove, vedeva nel previsto intervento di Mimmo Lucano uno dei più attesi. 
Dopo il suo arresto, è invece diventato anche una testimonianza di vicinanza della città di Napoli al sindaco di Riace.
La gente ha risposto compatta riempiendo la sala e occupando anche scale e corridoi di Piazza Forcella - Biblioteca Annalisa Durante. 
Oltre 300 persone hanno preso parte all'incontro, partecipando vivamente al dibattito che ha visto tra tanti momenti importanti anche l'intervento dei membri dell'ASGI, Associazione Studi Giuridici sull'Immigrazione, impegnati in prima fila proprio sul caso Riace.
L'incontro è stato promosso dall'Assessorato alla Cultura del Comune di Napoli. A portare i saluti istituzionali l'assessore Nino Daniele
Ed è stato arricchito dal fotoracconto di Riace del fotoreporter Cesare Abbate.
È stata anche l'occasione per annunciare il prossimo Festival Del Cinema dei Diritti Umani di Napoli, con la presenza straordinaria, il giorno 1 dicembre, del fondatore di Emergency Gino Strada.

lunedì 23 luglio 2018

I naufragi dei migranti. Il paradosso dell’incidente stradale. Colpa di Alfredo

Buongiorno, Volevo condividere con voi
UNA BRUTTA ESPERIENZA
Ieri sera sono uscito con un amico, Alfredo. 
E niente, ce ne stavamo tranquillamente in macchina quando di fronte a noi un'auto a tutta velocità ha colpito un'altra auto che passava di lì. 

La prima poi è scappata e davanti a noi è rimasta solo l'altra. 

A bordo c'era un ragazzo ferito con un profondo taglio alla testa, appoggiato sul volante. 

- «Fermiamoci, dobbiamo soccorrerlo!»
- «Fossi matto!»
- «Ma come "fossi matto"? Si è fatto male, dobbiamo fermarci, portarlo al pronto soccorso!»
- «Non esiste, non posso mica farlo salire!»
- «E perché?»
- «Ogni giorno in italia ci sono 4.000 incidenti. Secondo te posso far salire 4000 persone sulla mia auto? Non c'entrano!
- «Ma cosa c'entra scusa, mica i 4000 incidenti te li trovi tutti davanti!»
- «Ecco, vedi? A TE DEGLI ALTRI 3999 non frega niente!»
- «Ma certo che mi frega, ma che stai dicendo? Fermati e soccorriamolo!»
- «Potevi farlo salire sulla tua auto!»
- «Se stavamo con la mia sì, ma mi sei venuto a prendere tu!»
- «Tutti bravi coi soldi degli altri. Non se ne parla. Hai notato? Non aveva le cinture.»
- «Ho notato, sì, è proprio per questo che si è fatto male!
- «Ecco. ANDAVA AIUTATO PRIMA, quando doveva prendere la patente. Bisogna organizzare corsi più rigorosi sulla sicurezza stradale!»
- «Sì va bene, mettiamo anche che sia vero, ma adesso perché non dobbiamo fermarci?
- «Quel tipo non doveva mettersi alla guida senza cinture. Se adesso lo aiutiamo, facciamo passare il messaggio che si può andare in giro senza cinture! E domani ce ne sarà un altro, e un altro ancora!»
- «Alfredo, sei impazzito?
- «No caro mio, sei impazzito tu. A parte il fatto che non mi pare stia COSI' male. E' seduto all'interno della sua auto - che poi è anche bella e costosa - ha ancora il condizionatore acceso e la radio. Guarda sull'altro sedile, ha pure un iphone. Mi pare una autentica pacchia.»
- «A PARTE CHE LA MACCHINA E' DISTRUTTA, MA E' FERITO!»
- «Scommetto che vorresti pure portarlo in ospedale!»
- «E certo, dove altro dovrei portarlo?»
- «E ai malati di cancro chi ci pensa?»
- «Sempre gli ospedali!»
- «Ma così questo che è urgente gli passa avanti.»
- «Gli passa avanti PERCHE' E' URGENTE.»
- «Io preferisco occuparmi dei malati di cancro.»
- «Cosa staresti facendo per i malati di cancro?»
- «Non faccio occupare un posto letto a uno che ha il cranio fracassato perché non aveva la cintura. »
- «Capisco. Così i malati di cancro potranno essere ricoverati in ortopedia. Non mi pare una grande idea. PORTIAMOLO IN OSPEDALE!»
- «Ma non ti rendi conto di quello che fai? In questo modo tu foraggi organizzazioni di gente che cura le persone PER SOLDI. Lo sai che i medici vengono pagati?»
- «E dovrebbero lavorare gratis?»
- «E' evidente che se vengono pagati non gliene frega niente della salute dei pazienti. E' tutto un business, il business della sanità. Bisogna SMONTARE QUESTA FALSA IDEA DI CURA. Vedi, c'è questo lassismo sulla sicurezza stradale perché così poi gli ospedali hanno qualcosa da fare. Pensaci un attimo, NON FARTI FREGARE: quanti reparti di ortopedia chiuderebbero all'istante se solo le persone fossero più prudenti?»
- «Alfredo, non stai bene.»
- «Ah quindi ora siamo agli insulti? DEVI IMPARARE A RISPETTARE LE IDEE DEGLI ALTRI.»
- «Alfré non sono idee, stai farneticando. »
- «Ah, IO farnetico vero? E tu che vuoi far entrare 4000 persone sulla mia auto? Ti sembra più ragionevole?»
- «Lascia perde Alfré. Fai come ti pare, io scendo qua.»
- «Lasciami guidare. Siamo appena partiti, non puoi permetterti di giudicarmi già adesso. Quando saremo arrivati a destinazione giudicherai.»
- «No guarda, mi basta così...»
- «Perché sei prevenuto! E allora il PD?»

Alla fine il ragazzo è morto. Colpa d'Alfredo.

(Scaricata da una condivisione su facebook senza attribuzione. Se l'autore si riconosce sarò lieto di citarlo/a)


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sabato 7 luglio 2018

Emergenza migranti. Io scelgo la responsabilità e l’amore.

Condivido il pensiero della mia cara amica Olga. 

"Uso molto poco facebook…per una sorta di timidezza e privacy di cui ho bisogno ma oggi non posso esimermi. Seppur a 9000 km di distanza e 6 ore di fuso orario io oggi indosso la maglietta rossa.

Lo faccio per un atto di responsabilità. Perché rispetto i diritti umani. Perché sono indignata. Per dire no a chi usa la paura per avere ragione. Per dire basta con scuse a chi gioca con le parole migranti economici o rifugiati. Per dire no al populismo che checchè se ne dica è il contrario di democrazia. 

Non c'è giustificazione alcuna per la tragedia umanitaria cui stiamo assistendo. Non ci sono possibilità di dubbio. L'indifferenza e l'irresponsabilità con cui l'Italia e l'Europa stanno affrontando questa questione è quanto di più aberrante e crudele si possa perpetuare a danno dei più poveri e dei più sfruttati.

Chi sceglie l'amore e la responsabilità è dalla parte della ragione, del raziocinio, del buon senso, della ponderatezza e della lucidità, elementi necessari per gestire e trovare una soluzione ad una questione complessa, con efficacia ed a lungo termine. Sempre.

Chi sceglie l'odio e la paura, sceglie l'emotività, la rabbia, non si ritiene responsabile e trova un capro espiatorio, un imputato qualsiasi per i suoi problemi.

Chi sceglie l'odio sceglie la follia, l'irrazionalità e l'irresponsabilità ed affida il proprio destino e quello di altri a chi urla di più, a chi promette soluzioni insensate e pericolose, purché immediate, senza pensare al dopo.

Io scelgo la responsabilità e l'amore. 
E dico a quelle bambine e bambini, a quelle madri e padri, a quelle donne e uomini che lasciano il proprio paese perché costretti. Io sono dalla vostra parte. IO NON HO PAURA"

Olga Caricato

Olga Caricato is an Italian autor. She believes in the ideology of self-improvement through education and experience.  
Something she calls “La previdenza inconsapevole.” 

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www.CorrieredelWeb.it

giovedì 21 giugno 2018

Fake news. La foto del bimbo in gabbia tra bufale online e drammatica realtà


Questa fotografia non appartiene al contesto delle misure prese in Texas dal Presidente degli USA Trump contro i migranti provenienti dal Messico.

Ma i bambini messicani in gabbia ci sono finisti sul serio.


La foto virale è partita da un tweet del giornalista Jose Antonio Vargas

La foto non è stata scattata all'interno di una delle strutture del governo americano coinvolte nello scandalo.

Il debunker David Puente racconta la genesi di questo scatto nell'ambito di una protesta inscenata il 10 giugno 2018 davanti al Municipio di Dallas

Ma era d'impatto ed è stata utilizzata con un modo di fare (dis)informazione che io non apprezzo. 

Perché l'effetto boomerang che provoca è di far insinuare il dubbio che il fatto non sia mai avvenuto, come purtroppo è stato e come drammaticamente testimoniano per esempio queste tristi immagini:


La foto, che è stata subito condivisa viralmente su tutti i Social, è un'immagine usata per comodità e/o efficacia espressiva che però proviene da archivi fotografici. 

E' un'immagine utilizzata per suscitare emozioni, per trasmettere la drammaticità dell'avvenimento. 

Un po' come si narra che sia nata la famosa fotografia di Robert Capa del miliziano morente (che in scatti successivi appariva vivo e vegeto). 

Ma la foto del bambino resta un falso che il Giornalismo non dovrebbe consentirsi nella Fake Age.

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