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giovedì 27 giugno 2019

Sperimentazione animale e vita umana. Animalisti vs. "buonisti".

Da Gazzetta di Parma "Sperimentazione animale? Risultati solo da quella «human based»" del 25 giugno 2019

Io ritengo deprecabile la sperimentazione sugli animali dei prodotti di cosmesi, ma non quella con finalità mediche.

L'alternativa alla sperimentazione animale è sperimentare direttamente sugli umani. Non ci sono alternative.

La sperimentazione dei farmaci sugli animali non viene fatta per infliggere inutili torture a questi esseri viventi. 


Non si tratta di soddisfare atroci sadismi come l'immagine proposta sembra suggestionare.

I ricercatori sanno bene che molte patologie della specie umana – per es. del Sistema Nervoso Centrale (SNC) non sono patologie che si sviluppano nella specie animale - per cui prima ancora che per motivazioni etiche, evitano di sprecare le sempre limitate risorse economiche per fare test che hanno presupposti fallimentari già in partenza.

Ma nonostante gli assetti genetici differenti tra uomo e animale, molte funzionalità metaboliche possono risultare per approssimazione "simili". 

A volte per esempio si utilizzano i maiali. Non perché il valore della loro vita sia reputato inferiore a quello di animali di compagnia come cani, gatti o coniglietti
O perché i maiali fanno parte della catena alimentare di gran parte degli esseri umani. 
Solo perché per determinate caratteristiche fisiologiche risultano gli esservi viventi più vicini a noi.


Purtroppo la ricerca medico scientifica è costosissima, nessuno ha interesse o piacere a far soffrire esseri viventi, ma per sapere se un farmaco può essere letale, dannoso, oppure terapeutico il primo step sono gli animali.

Anche se spesso i farmaci sperimentati sugli animali, che successivamente affrontano i trials clinici in varie fasi, come da normativa nazionale AIFA, non superano tutti i test e non andranno mai in commercio.
Ma anche quelli che superano i test delle prime fasi hanno poi bisogno di una sperimentazione sugli esseri umani. 


E tanti farmaci che arrivano pure in commercio, vengono successivamente ritirati perché nonostante tutti i controlli, a volte rivelano in alcune persone effetti tossici, pure drammaticamente letali.
Purtroppo la ricerca scientifica funziona così.

A meno che non vogliate credere nel complottismo che ritenere che per le case farmaceutiche sarebbe più remunerativo far ammalare e morire le persone piuttosto che curarle o che l'essere umano si diverta a giocare al Dr. Frankeinstein con gli animali.

Aggiungo una mia personale riflessione in merito all'esplosione dei sentimenti animalisti. Anche io adoro gli animali, sono in perenne dissonanza cognitiva per la mia alimentazione onnivora, ho vissuto per decenni con due cani che sono stati membri integranti della nostra famiglia. E tuttora resta un lutto indelebile la loro perdita.


Ma se mi trovassi nel dilemma di dover e poter salvare la vita di una delle mie nipotine non esiterei a sacrificare la mia stessa vita, figuriamoci quella di un animale qualsiasi. 

Tutto questo animalismo ora in gran moda mi fa un certo effetto proprio in un periodo in cui la vita umana sembra stia rapidamente perdendo valore, tanto siamo assuefatti dalle quotidiane stragi di migranti disperati
Ormai non ci fa effetto più una foto di un bambino affogato
Ma la foto di quella povera scimmietta cui non si sa cosa abbiano fatto, sì.

Analogamente la notizia con 49 cuccioli di cane dispersi in mare oggi farebbe sollevare un'onda di indignazione morale che non ravvisiamo per i poveri esseri umani della Sea Wath.
C'è qualcosa che non va. 
Stiamo perdendo ogni valore centrante dell'esistenza umana.

Andrea Pietrarota
Chi è Carola Rackete, la capitana della Sea Watch che ha sfidato Salvini
Passaporto tedesco, 31 anni, 5 lingue sul curriculum.

I sovranisti di lei dicono che è una figlia di papà, lei invece racconta: «Ho potuto frequentare tre università, sono bianca, tedesca, nata in un Paese ricco e con il passaporto giusto. Quando me ne sono resa conto ho sentito un obbligo morale: aiutare chi non aveva le mie stesse opportunità»

sabato 17 ottobre 2009

Ru486, la favola della pillola che uccide


Ru486, la favola della pillola che uccide

Firenze, 17 ottobre 2009. L'attuale sottosegretario Eugenia Roccella, laureata in letteratura italiana, ci ha scritto un libro. La Chiesa cattolica la chiama "veleno". I parlamentari più clericali (ormai davvero tanti, forse la maggioranza) la definiscono la "pillola assassina". E' la famigerata pillola abortiva Ru486, utilizzata in tutta Europa e negli Usa da decenni, ma che in Italia non è stata ancora commercializzata. Offre un'alternativa all'aborto chirurgico per l'interruzione di gravidanze fino alla settima (o addirittura alla nona) settimana .
Visto che abrogare la legge 194 del 1978 sull'interruzione volontaria di gravidanza solleverebbe l'ira di milioni di donne, i CU (Clericali Uniti) hanno diretto tutta la loro frustrazione per un mondo sempre più secolarizzato contro l'articolo 15 della legge 194, che recita: "Le regioni, d'intesa con le università e con gli enti ospedalieri, promuovono l'aggiornamento del personale sanitario ed esercente le arti ausiliarie ... sull'uso delle tecniche più moderne, più rispettose dell'integrità fisica e psichica della donna e meno rischiose per l'interruzione della gravidanza". Sembra quasi che il legislatore degli anni '70 avesse previsto e accolto l'eventualità dell'aborto farmacologico, che infatti fu introdotto in Europa pochi anni dopo (in Francia già dal1988). Ma i CU non si sono scoraggiati: la fede -in Dio e soprattutto nella carriera politica- non si ferma certo dinnanzi all'evidenza!
E così, mentre la Ru486 veniva introdotta via via in tutti i Paesi occidentali e utilizzata da decine di milioni di donne, hanno avuto questa brillante intuizione: se sosteniamo che la pillola non è meno rischiosa dell'aborto chirurgico, quell'articolo della legge 194 va a farsi benedire (metaforicamente parlando). C'era solo un piccolo problema: la pillola è efficace e non pone alcun rischio alla salute delle donne che la assumono correttamente. E allora cosa fare?
In qualsiasi altro Paese, i CU si sarebbero arresi. Troppo radicata la laicità delle istituzioni, troppo oggettivi gli organi di informazione. Se si fossero inventati la pericolosità di questo farmaco, sarebbero stati massacrati dall'evidenza. Ma in Italia la situazione è diversa: le gerarchie ecclesiastiche sono ben rappresentate in Parlamento e nel sistema di informazione; il giornalismo italiano nel suo complesso è mediocre e si limita a riportare le dichiarazioni più urlate ("è scontro tra i poli", "scoppia la polemica", "è guerra sulla Ru486"), invece di indagare e responsabilizzare chi spara baggianate. Si capisce che per i CU questo offriva un'opportunità troppo ghiotta. Bastava inventarsi qualche decesso qui e là causato dalla Ru486 per conquistare le prime pagine dei giornali, e bloccare per anni l'introduzione dell'aborto farmacologico in Italia. Il numero "magico" a cui sono giunti è 29: queste le donne presumibilmente morte a seguito dell'aborto farmacologico.
Direte voi: ma 29 decessi su decine di milioni di aborti farmacologici è un rischio più che normale, inferiore a moltissimi farmaci di larghissimo consumo, a partire dall'aspirina. Sì, avete ragione, ma tanto è bastato perché le prime pagine dei giornali per anni fossero popolate dalle dichiarazioni allarmanti dei CU: "la pillola uccide". Così efficace è stata la loro campagna di disinformazione, che quei pochissimi medici coraggiosi che nel frattempo cercavano di offrire questa alternativa alle loro pazienti, sono stati pubblicamente denigrati e addirittura denunciati e indagati (vedi il caso di Silvio Viale).
Oggi l'ultima rivelazione. Quel "29" è davvero un numero "magico"! La magia è infatti "'arte del condizionare la realtà e provocare meraviglia". Come riporta oggi il Giornale (1), fra le 29 donne morte a causa della Ru486 ci sono addirittura due uomini (non incinta), 10 donne decedute di cancro, e 17 donne che hanno utilizzato il farmaco in dosaggi e modi completamente sbagliati.
Dietro la magia si nasconde quindi questa verità: su decine di milioni di donne che negli ultimi 20 anni hanno utilizzato la pillola Ru486 nelle modalità previste , nessuna è deceduta. Il trucco, l'arte dietro la magia, è ora svelato. Ma basterà questo alla stampa italiana per cominciare a "svelare" (non dico censurare o sbeffeggiare) le magie dei CU?

(1) http://www.ilgiornale.it/interni/pillola_abortiva_non_dannosa_ecco_studio_che_dimostra/17-10-2009/articolo-id=391531-page=0-comments=1

Pietro Yates Moretti, vicepresidente Aduc


COMUNICATO STAMPA DELL'ADUC
Associazione per i diritti degli utenti e consumatori

domenica 30 novembre 2008

A.Ge.: Bambini e Farmaci - Gli atti del convegno alle scuole

A.GE.: BAMBINI E FARMACI

GLI ATTI DEL CONVEGNO ALLE SCUOLE


Bambini, malattia, cure e farmaci declinati a 360 gradi da un gruppo di medici della ASL 1 di Massa e Carrara e da una farmacista esperta in automedicazione.


Gli atti del convegno "Farmaci, dall'uso all'abuso" sono stati inviati a tutte le scuole toscane e alle duecento Associazioni A.Ge. in Italia perché, come dice la presidente dell'A.Ge. Massa Patrizia Menchini "gli esiti di questo convegno sono ricchi di contenuti e di indicazioni utili per tutti noi genitori". Ecco alcuni degli aspetti toccati dai relatori:

"La malattia non è questione di somministrazione di farmaci –ha detto il dottor Antonio De Angeli, psicologo- Il disagio di un bambino non è mai semplicemente un problema di origine organica. Il bambino è un soggetto attivo e partecipe anche quando è ammalato, nella scelta della cura, nella somministrazione di un farmaco. La relazione interpersonale stabilisce un rapporto attraverso un contenuto, una forma: nella malattia la relazione è molto più importante delle azioni intraprese, del farmaco somministrato, delle prescrizioni impartite e rispettate …".


Né si poteva trascurare il fatto che nella Regione Toscana l'uso dei farmaci antidepressivi è più alto della media nazionale, da cui il preoccupante monito lanciato dalla dott.ssa Elena Bianchini, neuropsichiatra infantile, che ha chiamato in causa scuola e famiglia: "In Europa si stima che il 10% dei bambini soffra di disturbi neuropsichiatrici, di cui le sindromi depressive rappresentano la quinta causa di malattia e, attraverso il suicidio, la terza causa di morte in età adolescenziale. In Italia la percentuale sembra attestarsi sul 9%; i dati disponibili dimostrano che l'uso di psicofarmaci riguarda circa 30.000 ragazzi, in gran parte adolescenti".


Gli aspetto psicologici nel trattamento farmacologico sono stati trattati dalla psicologa dott.ssa Fiammetta Mozzoni: "I dati delle ricerche suggeriscono che almeno il 50% dei pazienti ad un certo punto rifiuta i farmaci nel corso della terapia. Ci sono studi che indicano che tra il 25% e il 94% dei pazienti in terapia ambulatoriale in realtà non assume i farmaci come è stato loro prescritto. L'alleanza terapeutica rappresenta perciò una parte importante del processo di prescrizione del farmaco. Gli approcci terapeutici integrati mostrano una percentuale di successo maggiore nel determinare il successo della cura".


Grande interesse ha suscitato la relazione della dott.ssa Alessandra Di Marzio, farmacista, che ha trattato delle opportunità e dei rischi dei farmaci da automedicazione con una efficace presentazione sui che sintomi curano, come si utilizzano, in cosa differiscono dai farmaci veri e propri, i rischi che possono presentare, le esenzioni fiscali. Da sottolineare in particolare il suggerimento di tenere ciascuno aggiornata una scheda dei farmaci assunti, in modo da avere disponibile il proprio quadro clinico in caso di emergenza.


A conclusione è intervenuto il dott. Vittorio Garra, responsabile U.O. Farmaceutica Territoriale, che ha ammonito: "Il progressivo invecchiamento della popolazione ─ con attesa di vita che, nei prossimi decenni, potrebbe raggiungere i 120 anni e il contemporaneo e parallelo accrescersi delle patologie cronico-degerative determineranno un tale aggravio della spesa pubblica per cui è fortemente a rischio la sussistenza stessa dell'intero Sistema sanitario. Cominciamo dunque a ridurre gli sprechi là dove esistono".


Dal convegno anche alcune richieste: agli enti locali, perché regolino i tempi delle città in modo accogliente per chi deve prendersi cura dei propri figli; alle ASL, perché investano nell'informazione dei cittadini; alle scuole perché collaborino più strettamente con i genitori, ad esempio iniziando con il diffondere il materiale inviato.


Gli atti del convegno sono disponibili sul sito associativo www.agetoscana.it

mercoledì 5 marzo 2008

Cittadinanzattiva: liberalizzazione dei farmaci, lenta e ambigua

Cittadinanzattiva su liberalizzazione dei farmaci:
processo lento e ambiguo.

Il prezzo di una confezione di aspirina?
Effervescente: nelle farmacie può oscillare anche del 46%. E nel 34% dei casi costa più che nel 2007


La liberalizzazione dei farmaci? Processo lento e ambiguo, ma ormai percepibile, non tanto nell’ampliamento dei canali di distribuzione o nell’estensione degli orari di apertura dei punti vendita, quanto piuttosto nel livello dei prezzi. Due esempi su tutti: il costo di una confezione di aspirina di marca (20 compresse, 500 mg) può oscillare anche di 3€ (+46% di differenza), mentre quello di una confezione di un principio attivo quale il paracetamolo (20 compresse, il più economico) può variare anche di 1,5 € (+38%).

Questi alcuni dati dello studio “distribuzione farmaci al pubblico” commissionato ad Ipsos-Explorer dalle associazioni dei consumatori promotrici del progetto “Più Concorrenza + Diritti” a oltre un anno e mezzo dall’entrata in vigore del “I° pacchetto Bersani” sulle liberalizzazioni, e presentato in data odierna a Roma da Cittadinanzattiva.

Ambiguità costi. A dicembre 2007 il prezzo medio di una confezione di aspirina (tra i farmaci più venduti e noti) registrato in 122 farmacie di 103 capoluoghi di provincia è pari a 4,5€. La stessa confezione viene però venduta nel 16% dei casi ad un prezzo non superiore a 3,5€, nel 22% il prezzo è compreso tra i 3,51 e i 3,70€; nel 28% dei casi tra 3,71 e 4€; nel 22% dei casi tra 4,1 e 6,5€; nel 12% dei casi ad un prezzo superiore a 6,5€. Nello specifico, i prezzi più alti si registrano frequentemente nei capoluoghi più piccoli e al Sud/isole, i più bassi al Centro. Il prezzo a gennaio 2007 di una confezione di aspirina era di 3,95€.

Il prezzo medio di una confezione di paracetamolo (registrato nelle stesse 122 farmacie) è pari a 3,2€. La stessa confezione viene però venduta nel 34% dei casi ad un prezzo non superiore a 2,5€; nel 15% il prezzo è compreso tra i 2,5 e i 3€; nel 43% dei casi tra 3,1 e 4€; nell’8% dei casi ad un prezzo superiore a 4€. Nello specifico, i prezzi più alti si registrano frequentemente nei capoluoghi di medie dimensione e al Sud/isole, i più bassi al Nord-Est.

Cittadini e farmaci. Dal punto di vista dei cittadini, gli effetti della liberalizzazione sui farmaci rimangono ancora in secondo piano, visto che il 37% delle segnalazioni giunte nell’ultimo anno – in tema di farmaci - a Cittadinanzattiva-Tribunale per i diritti del Malato denunciano come prioritario il tema dell’accessibilità. Di seguito, delle anticipazioni estratte dall’ultimo Rapporto PiT Salute che verrà presentato a Roma il prossimo 18 marzo:


Difficoltà di accesso ai farmaci 37%
Distribuzione dei farmaci 14%
Costi 13%
Limitazioni delle prescrizioni 10%
Informazioni e consulenza sui farmaci 9%
Danni ed effetti collaterali provocati dai farmaci 6%
Segnalazioni su farmaci generici 4%
Segnalazioni su farmacie e farmacisti 3%
Difficoltà ad avere farmaci per la terapia del dolore 2%
Altro 2%
Su circa 19.000 segnalazioni totali, quelle riguardanti i farmaci sono state il 3,9%.

Fonte: Cittadinanzattiva-PiT Salute, 2008.




Il commento. “Pur di salvarsi dal Decreto Bersani” commenta Giustino Trincia, vice segretario generale di Cittadinanzattiva, “molti avevano lanciato allarmi ingiustificati in tema di farmaci. A distanza di mesi, non solo nessuna farmacia ha chiuso, ma si sono create opportunità occupazionali per giovani farmacisti nell’ambito della grande distribuzione, e soprattutto si sono registrati – considerando solo le farmacie - diminuzioni nel costo dei farmaci dell’11%, tangibile contributo alla tutela del potere di acquisto. Quello che ora occorre è uno sforzo comune per considerare in modo unitario i temi dell’accesso, della qualità e del costo dei farmaci”.

Nell’indagine citata è stato anche coinvolto un panel di 244 tra farmacisti e medici di base, intervistati in merito a: offerta, prezzi, orari e gestione reclami. A seguire i dati relativi:

Qualità e ampiezza dell’offerta. Sul versante dell’offerta si percepisce un miglioramento più dal lato dell’ampiezza che della sua qualità: infatti, a pensarla così sono –rispettivamente - il 34% e il 29% degli intervistati. Nello specifico:



  • il 34% del campione afferma che l’ampiezza dell’offerta disponibile di farmaci al pubblico, rispetto ad un anno fa, sia migliorata. La maggioranza, pari al 57%, ritiene invece che la situazione sia immutata. In particolare, i miglioramenti sono percepiti maggiormente nel Nord-Ovest e al Centro del Paese, e nei capoluoghi di medie dimensioni (popolazione tra 70 e 250mila abitanti), mentre al Nord-Est la situazione appare invariata.

  • il 29% del campione afferma che il livello qualitativo nel settore della distribuzione di farmaci al pubblico, rispetto ad un anno fa, sia migliorato. La maggioranza, pari al 56%, ritiene invece che la situazione sia rimasta invariata e un non trascurabile 12% pensa addirittura che la qualità dell’offerta sia peggiorata. In particolare, i miglioramenti sono percepiti maggiormente nell’area Sud/isole e capoluoghi medio grandi (superiori a 250mila abitanti), mentre specie al Nord-Est la situazione appare invariata.

Livello e trasparenza dei prezzi. Sempre con riferimento al settore della distribuzione di farmaci al pubblico, è assolutamente netta la percezione di un miglioramento sia della trasparenza, ma soprattutto del livello dei prezzi, a tutto beneficio del consumatore: a pensarla così sono –rispettivamente - il 35% e il 43% degli intervistati. Nello specifico:


  • il 43% del campione interpellato concorda nel ritenere migliorato - rispetto ad un anno fa - il livello dei prezzi dei farmaci. Il 45% afferma invece che tale livello sia rimasto invariato. In particolare, i miglioramenti sono percepiti maggiormente nel Nord-Est e nei capoluoghi non piccoli (cioè superiori a 70mila abitanti). Di contro, specie al Centro la situazione appare invariata.

  • il 35% del campione afferma che sia migliorato - rispetto ad un anno fa – il livello di trasparenza dei prezzi dei farmaci. Il 54%, invece, non percepisce alcun miglioramento. In particolare, i miglioramenti sono percepiti maggiormente nel Sud/isole e nei capoluoghi con popolazione non superiore a 250mila abitanti. Di contro, specie al Centro la situazione appare invariata.

Orari di apertura al pubblico & gestione reclami. Inferiori al 20% coloro che riscontrano – rispetto ad un anno fa – un aumento delle ore di apertura settimanali nell’ambito del settore della distribuzione di farmaci e, soprattutto, coloro che percepiscono passi in avanti nella gestione dei reclami. Nello specifico:

  • Solo il 18% del campione interpellato concorda nel ritenere migliorato - rispetto ad un anno fa - il monte ore settimanale, a fronte di un 80% che non nota alcuna variazione. In particolare, i miglioramenti sono percepiti maggiormente nel Nord-Ovest e nei capoluoghi più grandi.

  • Solo il 12% del campione afferma che sia migliorata la gestione dei reclami, il 73% non nota alcuna differenza rispetto al recente passato, e addirittura un 11% di interpellati percepisce un netto peggioramento. In particolare, i miglioramenti sono percepiti maggiormente nei piccoli capoluoghi del Centro e del Nord-Ovest, mentre i peggioramenti sono avvertiti prevalentemente nei capoluoghi piccoli e medi del Sud/isole.



Cosa propone Cittadinanzattiva al Governo e al Parlamento:

  1. Estendere la liberalizzazione della vendita dei farmaci di fascia C (obbligo di ricetta) per contribuire ad una significativa riduzione dei loro costi a queste condizioni:
  2. presenza del farmacista nel punto vendita;
  3. spazio dedicato ben distinto da quelli degli altri prodotti;
  4. obbligo di informazione corretta e divieto di iniziative commerciali promozionali inerenti i farmaci;
  5. Sostenere e riqualificare le farmacie con servizi di supporto e di integrazione del SSN:
  6. prenotazione visite ed esami;
  7. orientamento ai servizi presenti sul territorio (es. assistenza domiciliare);
  8. attività d’informazione e di educazione sanitaria di base in chiave preventiva;
  9. Riconoscere il ruolo particolare svolto dalle farmacie rurali e dei piccoli comuni per assicurare il servizio universale in campo farmaceutico;
  10. Introdurre percorsi di educazione alla cittadinanza (ex educazione civica) per far crescere la consapevolezza tra i consumatori in merito a corretto uso dei farmaci (necessità contro inutilità), uso dei farmaci equivalenti, consigli utili per risparmiare sul prezzo senza rischiare (es. truffe on line);
  11. Promuovere un tavolo di lavoro congiunto (farmacisti, istituzioni pubbliche, associazioni cittadini e malati cronici) per l’avvio di attività di monitoraggio periodico in merito ad accesso, costi e qualità del servizio farmaceutico in Italia, ma anche per studiare la fattibilità della prescrizione del principio attivo e non del farmaco, così come da indicazioni espresse dall’Antitrust.


Le Associazioni dei consumatori promotrici del progetto "Più Concorrenza + Diritti" (Assoutenti, Cittadinanzattiva, Confconsumatori, Movimento Consumatori, Movimento Difesa del Cittadino, Unione Nazionale Consumatori) sono da oltre un anno impegnate nell’informare i cittadini sulle novità introdotte dai “Decreti Bersani” mediante diffusione di materiale divulgativo, promozione di incontri formativi e di approfondimento - come quello realizzato in data odierno -, un numero verde 800.913.514 (dal lunedì al venerdì dalle ore 9.30 alle ore 13.30) al quale risponde personale esperto capace di fornire informazione e assistenza gratuita.

On line su www.concorrenzaediritti.it <http://www.concorrenzaediritti.it/> un vademecum per saperne di più sulle norme introdotte dal Decreto Bersani in tema di distribuzione dei farmaci.


Cittadinanzattiva onlus-sede nazionale - Ufficio stampa. Tel: 0636718.302- 408 - 351
Responsabile, Alessandro Cossu (348 3347608); Aurora Avenoso (348 3347603); Mariano Votta (339 8927455). - stampa@cittadinanzattiva.it <mailto:stampa@cittadinanzattiva.it> www.cittadinanzattiva.it <http://www.cittadinanzattiva.it/>

domenica 20 maggio 2007

Nuove speranze per i calvi: una proteina fa ricrescere i peli

Nature rivela che scienziati dell'Università della Pennsylvania hanno scoperto cosa fa rinascere i bulbi piliferi nei topolini




 Calvizie, adesso ci sono speranze ROMA - Una speranza per i calvi di tutto il mondo. Individuate le proteine che fanno ricrescere i bulbi piliferi, almeno nei topi. La notizia arriva dell'Università della Pennsylvania ed è stata riportata dalla rivista scientifica Nature. George Cotsarelis e il suo gruppo di ricerca, hanno scoperto che la soluzione al problema che da sempre affligge (e non solo per motivi estetici), l'umanità, potrebbe nascondersi sotto una ferita della pelle: infatti le proteine naturali che stimolano la guarigione delle lesioni cutanee, sono anche in grado di indurre la rigenerazione dei follicoli piliferi nei topolini adulti, in un'età cioè in cui si pensava impossibile la nascita di nuovi follicoli.

Gli scienziati non si sono accorti finora delle potenzialità rigenerative della pelle ferita perché probabilmente, si legge sempre su Nature, il processo di ricrescita del pelo è ostacolato da suture e bendaggi praticati di solito per curare le ferite.

La scoperta è importante non solo perché offre nuove strategie terapeutiche contro alopecia e problemi della pelle, ma anche perché abbatte un dogma della biologia secondo cui i mammiferi, al contrario degli anfibi (si pensi alla lucertola capace di rigenerare la propria coda) non hanno grossi poteri rigenerativi. In realtà, spiega George Cotsarelis, grazie all'azione stimolante delle proteine 'Wnt' che entrano in gioco dopo una ferita, topolini adulti mettono in atto un processo spontaneo di rigenerazione dei follicoli piliferi, tanti di più quante più proteine Wnt sono presenti.

Il follicolo pilifero dei mammiferi è un complesso 'mini-organo' che si sviluppa a livello embrionale. Si pensava, almeno prima di questa scoperta sui topi, che la sua perdita da adulti fosse una condizione irreversibile. Ma questo studio rimescola le carte in gioco e dimostra quello che finora sembrava impossibile: in caso di una ferita sulla pelle dei topolini i follicoli piliferi si possono rigenerare 'de novo', riprodotti da cellule staminali cutanee che si prestano a questo processo rigenerativo. In pratica, spiega Cotsarelis, "la ferita può riaprire una 'finestra embrionale' di opportunità per l'organismo adulto" in cui le cellule staminali si comportano come durante lo sviluppo embrionale e rigenerano i follicoli piliferi.

Ma la scoperta americana va oltre: "Abbiamo visto - racconta Cotsarelis - che aumentando la quantità di proteine Wnt possiamo facilitare la guarigione della ferita senza che si formino cicatrici (ovvero in modo che sia una vera e propria rigenerazione e non una semplice riparazione) e stimolando la formazione di nuove ghiandole sebacee e follicoli piliferi". Aumentando le proteine Wnt il numero di nuovi follicoli piliferi raddoppia. Viceversa bloccando le Wnt i follicoli non si formano.

La scoperta suggerisce che la 'finestra embrionale' spontaneamente creata dal processo di guarigione delle ferite può essere sfruttata per manipolare la formazione dei follicoli sia in un senso, contro la calvizie, sia nell'altro, contro l'irsutismo.


Origine: Repubblica

venerdì 18 maggio 2007

"Nimesulide e' un farmaco sicuro". Parola di Helsinn Healthcare

Con riferimento alla delibera dell'Irish Medicine Board (IMB) - basata in particolare su 6 casi di danno epatico - di sospendere la commercializzazione e la vendita del farmaco nimesulide e a seguito della richiesta del CHMP (European Committee for Medicinal Products for Human Use) di riesaminare il profilo del farmaco in termini di rapporto rischi/benefici ad esso associato, Helsinn Healthcare ritiene opportuno precisare che la nimesulide è un farmaco con un profilo di sicurezza positivo, come dimostrato da 500 milioni di pazienti cui è stato somministrato negli ultimi 22 anni.

    La presunta correlazione tra l'uso di nimesulide e i 6 casi di danno epatico verificatisi tra il 1999 e il 2006, come riportato dal National Liver Transplant Unit (unità nazionale di trapianto del fegato) presso il Policlinico universitario St. Vincent (Irlanda), è ancora in fase di valutazione.

    Il danno epatico è un raro effetto contrario già noto nell'ambito dei farmaci di classe terapeutica antiinfiammatoria non steroide (NSAID), come anche riportato dal Riassunto delle caratteristiche del prodotto.

    In un recente studio indipendente (G. Traversa, C. Bianchi, R, Da Cas, I. Abraha, F. Menniti-Ippolito e M. Venegoni) eseguito per conto dell'Istituto Superiore di Sanità (ISS) e pubblicato dal British Medical Journal, il rischio di danno epatico correlato alla somministrazione di NSAID è stato classificato come estremamente raro ed è stato osservato, in modo specifico, che non esiste alcuna differenza tra l'uso di nimesulide e di altri farmaci della stessa classe terapeutica.

    Nel 2003, la nimesulide è stata riesaminata dall'EMEA che ha confermato la valutazione positiva del rapporto rischio/beneficio quando utilizzata in modo corretto e in conformità con la prescrizione e le indicazioni: si precisa che il farmaco può essere somministrato solo sotto prescrizione medica.

    Helsinn Healthcare sta collaborando al fine di garantire che sia ultimato quanto prima il riesame di tutti i dati sulla sicurezza del farmaco.

    Nel frattempo, vale la pena sottolineare che la prescrizione e l'uso in conformità con il Riassunto delle caratteristiche del prodotto sono fondamentali per garantire che la nimesulide continui ad essere una scelta terapeutica efficace e sicura per il trattamento di varie condizioni caratterizzate da spasmi acuti.

    Informazioni su Helsinn Healthcare

    Helsinn Healthcare SA, è un gruppo farmaceutico a capitale privato con sede in Svizzera. Helsinn opera la fine di ottenere l'approvazione di farmaceutici per varie aree terapeutiche (flogistica, gastroenterologia, oncologia e terapia di supporto). La strategia commerciale della società è di ottenere la licenza per nuove entità chimiche ancora nella fase iniziale e completarne lo sviluppo - attraverso lo studio sulla performance preclinica e clinica, lo sviluppo chimico, produttivo e il controllo - al fine di ottenere l'approvazione del settore in mercati strategici (Stati Uniti e Europa). I prodotti Helsinn vengono quindi concessi in licenza ai propri partner commerciali per la distribuzione. Gli ingredienti attivi dei farmaci e le forme di dosaggio farmaceutiche finali sono prodotti presso gli stabilimenti cGMP della società e di qui distribuiti ai propri clienti in tutto il mondo. Per ulteriori informazioni su Helsinn, visitare il sito Web della società all'indirizzo w!
ww.helsinn.com.

        per maggiori informazioni: Referente presso Helsinn, Svizzera, Massimo Tosi, chimico farmacista, manager senior, Operazioni commerciali, tel: +41-(0)91-985-21-14, cellulare: +41-(0)-79-701-49-61

Calvizie: dagli Usa la definitiva pillola contro la caduta dei capelli

 Dagli Usa una speranza per i calvi "Ecco la pillola contro la caduta"
La ricerca pubblicata sulla rivista "Nature". Esperimenti sui topi
Gli studiosi: "Abbiamo scoperto il gene della ricrescita"

  dal nostro corrispondente ENRICO FRANCESCHINI


 LONDRA - Buone notizie per Bruce Willis, Luca Zingaretti e tutti gli uomini che hanno una cosa in comune con questi due attori: la calvizie. Un metodo in grado di far ricrescere i capelli è stato scoperto, quasi per caso come spesso avviene con le grandi invenzioni, da una squadra di scienziati che conducevano esperimenti sui topi. Sebbene esistano già varie cure e medicinali in grado di rallentare la caduta dei capelli o di rinfoltire parzialmente la capigliatura, per la prima volta sembra possibile rigenerare completamente i follicoli da cui crescono i capelli.

 Saranno necessari almeno altri due anni di sperimentazione sugli animali e ancora più anni di test sugli uomini prima che si possa produrre una medicina, ma entro un decennio la calvizie potrebbe essere efficacemente sconfitta e curata da chiunque lo desideri forse ingerendo una semplice pillola.

 L'annuncio della scoperta, in un articolo sulla rivista britannica Nature, è stato accolto con enorme interesse dalla comunità scientifica e dalle aziende farmaceutiche: la quasi totalità degli uomini perdono capelli dopo i sessant'anni, un terzo dell'umanità di sesso maschile è affetto da calvizie a partire dai trent'anni di età e anche una minoranza di donne sono colpite dal problema. Le possibilità di sfruttamento commerciale di un prodotto simile sono dunque enormi.

 Nel passato l'uomo ha provato di tutto per arrestare la calvizie: Ippocrate raccomandava una miscela di escrementi di piccione, cumino e barbabietole, gli antichi egizi usavano un rimedio a base di unghie di cane e zampe di asino. In tempi più recenti, varie lozioni migliorano il flusso di sangue allo scalpo, promuovendo la crescita di capelli nel 25 per cento dei casi; medicinali bloccano l'ormone maschile che causa la caduta dei capelli, con risultati positivi nel 30-70 per cento dei casi; e ci sono poi i trapianti di capelli, ricollocando sulla testa parti di pelle che contengono ancora follicoli attivi. Per tacere dell'estremo rimedio, le parrucche.

 Ma finora nessuno era riuscito a generare nuovi follicoli, e dunque nuovi capelli, da altre cellule nella pelle di un adulto. Un team di ricercatori dell'università di Pennsylvania ha ottenuto proprio questo, secondo l'articolo apparso su Nature. Gli scienziati stavano rimuovendo larghi pezzi di pelle dalla schiena di topi di laboratorio per studiare il processo di cicatrizzazione della ferita, quando hanno notato che, mentre la ferita guariva, un tipo particolare di gene chiamato Wnt diventava improvvisamente attivo, facendo crescere nuovi follicoli. Gli studiosi contano di poter in futuro "risvegliare" il gene anche su pelle non danneggiata, arrivando a produrre una sorta di pillola anti-calvizie che farà ricrescere i capelli.



Origine: Repubblica

martedì 9 gennaio 2007

Farmaceutica eticamente corretta "Ecco le medicine a basso costo"

Ricercatori inglesi mettono a punto un sistema per produrre
medicine sfidando le multinazionali a vantaggio dei più poveri



 Farmaceutica eticamente corretta (Masterworld.org/news) FARMACI a bassissimo costo. E' il sogno di tante popolazioni economicamente disagiate ma non solo: abbattere i prezzi imposti dalle multinazionali è una sfida dai risvolti economici immensi che interessa molti governi del pianeta. Una sfida che parte anche dal Regno Unito, come riferisce il quotidiano The Guardian. A lanciarla, Sunil Shaunak, professore di malattie infettive all'Imperial College di Londra e il dottor Steve Brocchini, della London School of Pharmacy. Insieme, hanno messo a punto la prima medicina a basso costo, inventando nei fatti la farmaceutica eticamente corretta.

I due studiosi evidenziano come le industrie farmaceutiche abbiano convinto tutti della necessità di spendere fior di milioni per realizzare e comprare i farmaci. Ma non è necessariamente così. Ma in che modo si possono creare farmaci più economici? L'idea dei due ricercatori semplice: modificare, anche poco, la struttura molecolare di medicine già esistenti (e quindi protette da brevetti) per crearne altre. Liberi e quindi molto meno costosi.

La dimostrazione - dicono i due scienziati - sta proprio nel primo primo farmaco a basso costo da loro hanno messo a punto. E' una medicina per l'epatite C, una malattia che coinvolge 170 milioni di persone in tutte il mondo e 200mila nella sola Gran Bretagna. E'stato realizzato con l'aiuto del governo indiano e sarà testato nel 2008. Già piovono le offerte. La registrazione del primo brevetto, da parte dell'Imperial College, avverrà in India. E poi via libera verso l'Europa.


Origine: Repubblica

domenica 7 gennaio 2007

Roma, muore in casa della compagna "Una overdose di Viagra"

L'uomo, 49 anni, è deceduto durante il viaggio in ospedale.

I medici: indispensabile una visita prima del consumo


ROMA - E' successo ieri sera a Roma, in via Casal del Marmo. Il 49enne, che aveva assunto una dose imprecisata del farmaco che favorisce l'erezione, si trovava a casa della sua compagna quando è stato colto da malore. La donna si è subito resa conto della gravità delle sue condizioni e ha chiamato il 118. I sanitari giunti sul posto hanno tentato di soccorrerlo ma l'uomo è morto durante il trasporto all'ospedale San Filippo Neri.

La salma è stata messa a disposizione dell'autorità giudiziaria che ne ha disposto l'autopsia. Quest'ultima dovrebbe essere eseguita domani e solo allora si saprà se la causa del decesso è stata effetivamente un'assunzione eccessiva del medicinale oppure se l'uomo aveva patologie cardiovascolari che rendono pericoloso anche l'uso nelle dosi prescritte del Viagra, che è un vasodilatatore.

Importante a questo riguardo il parere del presidente della Società italiana per la prevenzione cardiovascolare (Siprec), il cardiologo Massimo Volpe, che ribadisce la pericolosità del farmaco nei soggetti con disturbi cardiaci. La raccomandazione del dottor Volpe: un consulto cardiologico prima di assumere il farmaco. "Poichè chi usa il Viagra ha, di solito, superato i 40 anni - ha dichiarato il cardiologo - sarebbe bene fare una valutazione cardiovascolare per accertarsi che non ci sia una predisposizione a malattie coronariche. Tutti i farmaci vasodilatatori, come appunto il Viagra, aumentano, in soggetti predisposti, il rischio di infarto".

Per farsi un'idea della diffusione del farmaco, sono state consumate, dall'ottobre 1998, data del lancio del prodotto, al 2003, 27 milioni di "pillole blu" in Italia soltanto. E' il farmaco per il trattamento della disfunzione erettile con il più alto numero di prescrizioni nel nostro Paese. In Europa, sono 148 milioni le pillole consumate nello stesso periodo e oltre 1 miliardo nel mondo.


Origine: Repubblica

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