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martedì 18 marzo 2008

ENEA: Progetto DUPLICAZIONE E RINASCITA per recupero reperti IRAK

INVITO STAMPA

ENEA
Ente per le Nuove tecnologie, l'Energia e l'Ambiente

INVITO STAMPA

Presentazione Progetto
"DUPLICAZIONE E RINASCITA"

Tecnologie per il recupero e la valorizzazione dei reperti archeologici iracheni


19 Marzo 2008

Sede ENEA - Via Giulio Romano 41, Roma


Roma, 18 marzo 2008. Un convegno sulle tecnologie di recupero e salvaguardia dei reperti archeologici iracheni è l'incontro organizzato da ENEA e Università di Pisa in collaborazione con l'Associazione Geoarcheologica Italiana per domani a Roma. Obiettivo del prestigioso appuntamento è la presentazione del Progetto "Duplicazione e Rinascita", finanziato dal Ministero degli Esteri, avente come obiettivo finale la catalogazione dei reperti e dei testi dello "Iraq Museum of Baghdad", recentemente devastato dai noti eventi bellici, con la messa a disposizione dello stesso Museo delle tecnologie innovative messe a punto durante gli studi.
Il Progetto prevede tra gli altri la riproduzione virtuale di tavolette d'argilla e di reperti archeologici riportanti iscrizioni in cuneiforme; la creazione a partire dal modello in 3D grazie alla tecnologia di prototipizzazione rapida, di modelli di tavolette cuneiformi per scopi scientifici e didattici. Sebbene il complicarsi della crisi irachena non abbia permesso di avviare il Progetto direttamente a Baghdad, gli studi sono stati effettuati direttamente sul materiale già trattato nelle pubblicazioni scientifiche.
La prima azione è stata la catalogazione del materiale filologico del Museo (testi), senza trascurare anche altri tipi di reperti archeologici.
Le fasi salienti dell'attività sono state:
- Ricerca di notizie sui testi del museo pubblicati
- Catalogazione informatica dei reperti, in particolare le tavolette
- Utilizzazione del Progetto ENEA "kima labirišu" – "come il suo originale" per la scansione e la duplicazione di tavolette cuneiformi mediante tecnologie altamente innovative e strettamente connesse l'una all'altra quali l'Ingegneria inversa (Reverse Engineering), la Prototipazione Rapida (Rapid Prototyping) e Rapid Tooling.
L'ingegneria inversa e la scansione laser, in particolare, hanno consentito la duplicazione virtuale in 3D dei testi, quasi sempre incisi su tavolette bombate e iscritte sia su entrambi i lati, sia sui margini, e per questo di difficile lettura attraverso la fotografia bidimensionale. La prototipazione rapida poi permette di costruire delle repliche (calchi) delle tavolette; operazione resa attualmente quasi impossibile dall'orientamento delle Autorità dei Musei di non consentire l'esecuzione di calchi con metodi tradizionali, potenzialmente distruttivi. Grazie alla duplicazione virtuale è stato possibile consultare e leggere tutti i lati della tavoletta che, ruotando sullo schermo, può essere facilmente studiata al computer senza che sia necessario toccarla direttamente. Altra possibilità è quella dell'esame virtuale degli oggetti partendo da frammenti dei reperti, anche provenienti da diversi musei, prima della ricostruzione finale. La tecnologia consente inoltre la creazione di un vero e proprio archivio virtuale. Il Progetto infine è applicabile ad altri reperti archeologici, la cui catalogazione e restauro possono essere complicati.
Porteranno il loro saluto in apertura di convegno: G. De Martino, Ministro Affari Esteri; S. Taglienti - ENEA; Rappresentante dell'Ambasciata Irachena in Italia. Introdurrnno i lavori Saporetti, Università di Pisa, Direttore del Progetto "Duplicazione e Rinascita" e F. Angelelli, Associazione Geo-archeologica Italiana. Per ENEA saranno presenti gli esperti: Paola Negri Scafa "Dal progetto K i-ma L abiri-šu al progetto Duplicazione e Rinascita"; Sergio Petronilli "Applicazione di tecnologie di ingegneria inversa e prototipazione rapida nella riproduzione e valorizzazione di tavolette in caratteri cuneiformi"; G. Trojsi e P. Bartoccini "Analisi mineralogiche su tavolette in caratteri cuneiformi della Collezione Ojeil". Da Università di Pisa i contributi di S. Viaggio, "Il Progetto Duplicazione e Rinascita. Dalle biblioteche di argilla ai cataloghi virtuali" e D. Socci, "Il Database del Progetto Duplicazione e Rinascita".
Seguirà per i colleghi giornalisti una dimostrazione in sala stampa.


Addetto stampa Renata Palma 3385238558 - 0636272567

mercoledì 16 maggio 2007

A soldato Usa in Iraq, il premio Blooker per il miglior libro tratto da un blog


Londra, 16 maggio 2007 – Un libro di culto nato da un blog, scritto da un soldato Usa in Iraq, ha vinto il premio mondiale per i Blook, ovvero i libri basati su Blog.

“My War: Killing Time in Iraq”, di Colby Buzzell, ha scalato la lista dei 110 partecipanti, provenienti da 15 paesi, per vincere il Lulu Blooker Prize 2007 (www.lulublookerprize.com) – del valore di 10.000 dollari, sponsorizzato da Lulu (www.lulu.com), il mercato leader che fornisce una piattaforma per creare, acquistare, vendere e controllare contenuti digitali su richiesta.

L’annuncio segue la notizia che i vertici militari hanno recentemente ordinato ai propri soldati di smettere di postare sui propri blog, senza prima aver fatto approvare i contenuti degli stessi. Questo significherebbe la fine dei blog militari, i “milblog”, e dei libri milblog – un genere letterario nascente, del quale Buzzell è stato pioniere. “’
My War’ potrebbe essere l’ultimo libro milblog franco e aperto”, ha dichiarato Paul Jones, a capo della giuria del Blooker Prize.

Il libro di Buzzell ha già vinto il pubblico e la critica con la propria crudezza, per il punto di vista della recluta nella guerra moderna. Alcuni ritengono che questo sia il miglior libro mai scritto sulla guerra in Iraq. Kurt Vonnegut, l’idolo letterario di Buzzell, gli ha scritto una cartolina incitandolo a continuare.

Arianna Huffington, opinionista, autrice e blogger, nella giuria del Blooker Prize di quest’anno, ha chiamato il libro di Buzzell “una sorpresa senza fine... deliziosamente profano... un libro senza filtro, spesso feroce espressione della visione della guerra in Iraq”.

Buzzell, 31 anni, è un “autore accidentale”, che non aveva mai immaginato di scrivere un libro in precedenza. Il suo libro ha avuto inizio quando ha deciso di riunirsi alle armi a San Francisco.

“I ragazzi della periferia non si uniscono veramente al mondo militare” scrive. “Al massimo, non da dove io provengo.” Ma questo skater e fan della musica hard rock proveniente dalla Carolina del nord ha accettato – e, nel giro di pochissimo tempo, si è ritrovato in “un posto chiamato Iraq”.

Buzzell ha allora scoperto “qualcosa chiamato blog” e ha iniziato a scrivere sul proprio blog da una zona di guerra; prevalentemente per “ammazzare il tempo”. Ha postato ogni giorno da un tenda che ospitata un cyber-cafe, e ha scritto del caos, della paura e della violenza intorno a lui: il blog della guerra.

Dal momento in cui i vertici militari hanno sospeso il suo blog, Buzzell si è costruito un seguito tra blogger, giornalisti ed editori e ha ricevuto centinaia di email al giorno.

Il libro è stato tradotto il 7 lingue. “My war racconta come sia combattere nel triangolo sunnita – con maggiore autorità di qualsiasi altro reporter”, ha dichiarato Nick Cohen, opinionista inglese e giudice del Blooker Prize. “E’ il trionfo dei blog sui media tradizionali”.

“E non sarebbe mai stato scritto se non fossero stati inventati i blog. Il blog di Buzzell gli ha dato forza perchè ha attirato centinaia di lettori nelle otto settimane precendenti la chiusura dello stesso da parte delle autorità. L’incoraggiamento gli ha fatto capire che avrebbe potuto farlo come autore”.

“Il successo di libri com “My War” riflettono il crescente riconoscimento della scrittura “silenziosa”, ovvero degli scritti che nascono online” ha dichiarato Bob Young, CEO di Lulu.com, sponsor del Blooker Prize.

Per ulteriori informazioni sul Blooker Prize: www.lulublookerprize.com

A proposito di Lulu: Lulu.com è il mercato leader per i nuovi contenuti digitali su Internet, con oltre 170.000 nuovi titoli pubblicati, e oltre 5.000 nuovi titoli aggiunti ogni settimana, creati da persone provenienti da 80 diversi paesi. Con oltre un milione di utenti registrati, Lulu sta cambiando il mondo dell’editoria, permettendo ai creatori di libri, video, periodi, file multimediali e altri contenuti di pubblicare i propri lavori mantenendo il completo controllo editoriale e dei diritti. Lulu permette a singoli e aziende di creare prodotti di alta qualità da vendere direttamente ai propri clienti e al resto del mercato di Lulu.com. Con vetrine virtuali fornite, così come un’assistenza di marketing, i creatori sono pienamente supportati per trarre profitto dai propri lavori. Con uffici negli Stati Uniti, Canada ed Europa, gli utenti di Lulu possono raggiungere tutto il mondo.


domenica 31 dicembre 2006

Saddam, è giallo sulla sepoltura "Sarà sepolto nella città sunnita di Ramadi"

La salma dell'ex dittatore contesa tra governo e autorità locali. La decisione dei parenti: non verrà tumulato accanto ai figli



 Saddam, è giallo sulla sepoltura BAGDAD - Saddam Hussein, l'ex raìs iracheno, giustiziato stamane all'alba, verrà sepolto accanto ai due figli, Uday e Qusai, nella città natale di Uwja.

Lo confermano fonti del clan, secondo cui uno dei membri, Alì Yassin al Nada, è partito alla volta di Bagdad a bordo di un elicottero statunitense per recuperare la salma. Ma lo conferma anche uno degli avvocati dell'ex raìs iracheno.

La notizia arriva dopo una giornata in cui voci e smentite si sono susseguite così come i 'contendendi' delle spoglie dell'ex dittatore che, secondo molti osservatori, rischia di essere più pericoloso da morto che da vivo. La famiglia avrebbe voluto seppellirlo nello Yemen; il governo iracheno in un luogo segreto del Paese e infine, le autorità locali, nella sua città natale.

Alla fine, dunque, hanno prevalso le ragioni di appartenenza al clan. E delle autorità locali che, nel pomeriggio, si erano duramente opposte all'ipotesi di inviare una delegazione a Bagdad che presenziasse alla sepoltura nella capitale, così come richiesto dal governo centrale. Alla richiesta il vice governatore della provincia di Salah ad-Din, Abed Jabbara aveva seccamente risposto "No grazie".

"Abbiamo fatto sapere che parteciperemo solo se la salma dell'ex presidente sarà portata a Tikrit per esser sepolta nel cimitero di al-Awja (la località natale di Saddam), a fianco dei suoi due figli Uday e Qusay, dopo un funerale adeguato", aveva detto il vice governatore.

Il governo, come detto, in un primo tempo era intenzionato a mantenere il segreto sul luogo dove sarebbe stato sepolto Saddam. Fonti vicine a Nuri al-Maliki avevano sostenuto tale ipotesi spiegando che la salma sarebbe stata consegnata alla famiglia solo in un secondo tempo.

Quella stessa famiglia che, per voce della figlia maggiore del raìs, Raghad, aveva rivendicato le spoglie per poterle tumulare a Sanaa, nello Yemen "almeno fino a quando l'Iraq non fosse stato liberato".

In un primo tempo sembrava proprio che Bagdad volesse accogliere tale richiesta - così come aveva sostenuto anche uno dei legali dell'ex dittatore, Giovanni Di Stefano - poi invece il cambio di programma. E la decisione di far tumulare saddam Hussein nel suo villagio natale.


Origine: Repubblica

sabato 30 dicembre 2006

Saddam impiccato. Maliki: giustizia e' fatta. Bush: pietra miliare verso la democrazia. Vaticano: notizia tragica

"Giustizia è fatta in nome del popolo iracheno". Questo il commento del primo ministro, Nouri Al Maliki, alla notizia dell'"esecuzione del criminale Saddam".

Il premier ha poi invitato "i seguaci del passato regime a riconsiderare la
loro posizione dal momento che la porta è ancora aperta per chiunque non si sia macchiato di sangue innocente per contribuire a ricostruire l'Iraq per tutti gli iracheni".

Bush: giustiziato dopo processo equo
Il presidente George W. Bush ha definito l'impiccagione di Saddam Hussein "l'atto di giustizia che lo stesso Saddam aveva negato alle vittime del suo brutale regime".

L’ex dittatore “è stato giustiziato dopo aver ricevuto un processo equo, cioè quel tipo di giustizia negata alle vittime del suo regime brutale".

"Processi equi erano inimmaginabili sotto il dominio tirannico di Saddam Hussein. E' un testamento alla determinazione del popolo iracheno essere riusciti ad andare avanti, dopo decenni di oppressione e di terribili crimini di Saddam contro il suo popolo, con un processo equo nei suoi confronti. Questo non sarebbe stato possibile senza le determinazione degli iracheni nel creare una società governata dalla legge".

"La esecuzione di Saddam Hussein è giunta alla fine di un anno difficile per gli iracheni e per le nostre truppe. Avere portato Saddam Hussein davanti alla giustizia non metterà fine alla violenza in Iraq ma è una pietra miliare nel cammino dell'Iraq per diventare una democrazia che può governarsi, sostenersi e difendersi da sola e che possa essere un alleato nella Guerra al terrorismo".

Gran Bretagna: rispettiamo la decisione dell’Iraq
Il principale alleato americano nella guerra in Iraq è stata la Gran Bretagna. Nel commentare l’impiccagione, il governo britannico sottolinea che “non sostiene la pena di morte, in Iraq o altrove, e auspica la messa al bando delle sentenze capitali, indipendentemente dal reato e dall'individuo responsabile: abbiamo reso chiara la nostra opposizione alle autorità irachene, ma rispettiamo la loro decisione in quanto decisione di uno Stato sovrano".

Nel comunicato, il ministro degli Esteri britannico, Margaret Beckett, si è felicitata “del fatto che Saddam Hussein è stato giudicato da un tribunale iracheno per alcuni dei crimini che ha commesso contro il popolo iracheno".

Dalla Francia appello alla riconciliazione
Il governo francese, nel ribadire la ferma opposizione alle pena di morte, “esorta tutti gli iracheni a lavorare per il futuro e per la riconciliazione e l'unita' nazionale. Ora più che mai, l'obiettivo deve essere il ritorno alla piena sovranità e alla stabilità dell'Iraq".

Mosca esprime rammarico
Il ministero degli Esteri russo ha espresso il suo rammarico per l'esecuzione di Saddam Hussein, nonostante gli appelli alla clemenza giunti da piu' parti. Lo riferisce l'agenzia di stampa russa Interfax.

Il Giappone rispetta la decisione
Il Giappone, alleato degli Stati Uniti, ha detto di "rispettare" la decisione delle autorita' irachene di impiccare l'ex presidente iracheno Saddam Hussein.
"Si tratta di una decisione presa dal nuovo governo dell'Iraq conforme allo stato di diritto. Noi la rispettiamo", ha dichiarato un portavoce degli Affari esteri.
Iran: una vittoria degli iracheni
Soddisfatto, invece, l'Iran. Il viceministro degli Esteri, Hamid Reza Asefi, ha detto che l'esecuzione è stata una vittoria per tutti gli iracheni.

Israele: giustizia è fatta
Per Israele "giustizia è stata fatta", ha detto stamani un alto responsabile del governo di Ehud Olmert a commento dell'impiccagione di Saddam Hussein.

"Parliamo di un uomo che ha messo il Medio Oriente a fuoco e sangue in più occasioni, che ha usato delle armi chimiche contro il suo stesso popolo e che è responsabile della morte di diverse migliaia di persone".

Vaticano: una notizia tragica
L'esecuzione di Saddam Hussein "è una notizia tragica". Padre Federico Lombardi, direttore della Sala Stampa vaticana, ai microfoni di Radio Vaticana ha detto che c'è "il rischio che alimenti lo spirito di vendetta e semini nuova violenza".

E' "motivo di tristezza anche quando si tratta di una persona che si è resa colpevole di gravi delitti. La posizione della Chiesa cattolica, contraria alla pena di morte è stata più volte ribadita. La uccisione del colpevole non e' la via per ricostruire la giustizia e riconciliare la società".

Tre giorni di lutto nazionale in Libia
La Libia ha deciso di decretare tre giorni di lutto nazionale per il "prigioniero di guerra Saddam Hussein". Lo ha annunciato oggi l'agenzia ufficiale Jana.

Hamas: omicidio politico
Per il movimento integralista islamico Hamas, al governo nei territori palestinesi, l'esecuzione è un "omicidio politico" e una "violazione del diritto
internazionale".

Mullah talebano: si rafforzerà la jihad
Il mullah talebano Obaidullah Akhund, oggi uno dei massimi comandanti dei ribelli, ha affermato che l'esecuzione di Saddam Hussein rafforzera' la jihad ha definito anche una provocazione giustiziare l'ex presidente iracheno nel giorno dell'Eid al-Adha, la Festa del Sacrificio che segna il culmine del pellegrinaggio a La Mecca. "La sua morte", ha aggiunto puntando l'indice contro il presidente degli Stati Uniti, George W. Bush e il premier britannico Tony Blair, "sollevera' il morale dei musulmani. La jihad in Iraq sara' intensificata cosi' come gli attachi agli invasori. Migliaia di persone si leveranno con l'odio verso l'America".

Da: www.rainews24.it

L'ultima frase di Saddam Hussein: "Iracheni, restate uniti"

L'ex raìs giustiziato a Bagdad, nella sede dei servizi segreti militari. Un testimone: "Aveva la paura negli occhi, ma ha mostrato coraggio e dignità". Prima di morire, l'appello al popolo: "Non fidatevi della coalizione iraniana".
Nelle prossime ore le esecuzioni degli altri due coimputati


 Saddam Hussein è stato impiccato L'ultima frase: BAGDAD - Saddam Hussein è morto rapidamente, col viso scoperto, la testa alta, la dignità e il coraggio. Chi c'era, però, ha raccontato che aveva negli occhi la paura per quel che gli stava accadendo. E' finita così, a Bagdad, pochi minuti prima delle 6 - le 4 in Italia - la parabola del dittatore iracheno. La notizia dell'avvenuta esecuzione è stata data per prima dalla tv irachena al Hurra, legata agli americani, ed è stata poi confermata dalla tv di Stato. Non sono state invece ancora eseguite le condanne a morte dei due coimputati dell'ex presidente, il fratellastro di Saddam, Barzan Hassan Ibrahi al Tikriti, ex capo dei servizi segreti, e Awad Hamed al Bandar, ex giudice capo della Corte rivoluzionaria.

Gli ultimi istanti. Che Saddam avesse "la paura negli occhi", pochi istanti prima di morire, l'ha raccontato alla Cnn il consigliere iracheno per la sicurezza nazionale, Mowaffak al Rubaie. Cappotto e pantaloni neri, Saddam è stato accompagnato al patibolo da quattro uomini incappucciati e uno a volto scoperto, come mostra il filmato mandato in onda dalla tv di Stato irachena. Nel video, il condannato, in una piccola stanza, parla con uno degli uomini (l'audio originale è stato tolto), rifiuta il cappuccio nero, accetta che gli venga poggiato del tessuto intorno al collo, là dove la corda si stringerà. Poi, gli viene infilato il cappio, e a questo punto le immagini si interrompono. Al Rubaie ha raccontato che Saddam aveva chiesto una copia del Corano: "Ha letto alcuni versi, poi l'ha riconsegnato".

L'appello agli iracheni. L'ex dittatore ha fatto in tempo a dire alcune parole al suo popolo: ha esortato gli iracheni a "restare uniti", e ha denunciato la "coalizione iraniana": "Vi metto in guardia - ha detto Saddam - non date loro fiducia, questa gente è pericolosa".

L'esecuzione in un luogo-simbolo. Saddam è stato impiccato all'interno di uno dei centri utilizzati dal deposto regime per torturare i dissidenti. Sami al-Askari, parlamentare sciita vicino al premier Nuri Al Maliki, che ha assistito all'esecuzione, ha detto che la sentenza è stata eseguita nel vecchio quartier generale dei servizi segreti dell'era Saddam, sottolineando il significato simbolico della scelta: "L'esecuzione ha avuto luogo nell'edificio della quinta sezione dell'ex direzione generale dell'intelligence a Kadhimiyah", dove furono eliminati molti nemici dell'ex raìs.

La sepoltura. La salma di Saddam sarà consegnata alla famiglia. Lo ha anticipato il consigliere per la Sicurezza nazionale iracheno, Mowaffaq al-Rubaie. Stando a quanto riferisce la tv pubblica al Iraqiya, Rubai ha assicurato che i familiari dell'ex dittatore "potranno avere" il cadavere, senza tuttavia indicare quando, né altri dettagli. Poche ore prima dell'esecuzione, la figlia maggiore di Saddam, Raghad, aveva fatto fatto sapere che era intenzione della famiglia seppellire temporaneamente il padre a Sana'a, capitale dello Yemen, "almeno fino a quando l'Iraq non sia stato liberato".


Origine: Repubblica

mercoledì 27 dicembre 2006

Prodi su condanna di Saddam: "Italia sempre contraria a pena capitale"

Il presidente del Consiglio ribadisce la posizione del governo sulla sorte dell'ex raìs

Divisioni all'interno della Cdl: Udc contraria all'esecuzione, favorevole la Lega

 ROMA - "L'Italia è sempre contraria alla pena di morte". Lo ha detto il presidente del Consiglio Romano Prodi intervenendo nel dibattito sulla condanna pronunciata contro Saddam Hussein. "Pur senza voler sminuire i crimini di cui si è macchiato Saddam Hussein e la ferocia con cui ha gestito il potere durante il regime e pur nel rispetto dell'autonomia e della legittimità delle istituzioni irachene - spiega il premier - non posso non esprimere la ferma contrarietà del governo italiano, e mia personale, alla condanna a morte dell'ex raìs".

"Come ho ricordato anche oggi in Consiglio dei ministri - aggiunge Prodi - l'Italia è infatti contraria alla pena capitale, sempre e comunque. E' un principio generale che ho ribadito con fermezza anche davanti alle Nazioni Unite". Le parole pronunciate dal premier rappresentano la posizione dell'intera coalizione di maggioranza, ma a chiedere in particolare un pronunciamento forte del governo era stato, nel corso della riunione di palazzo Chigi, il ministro dell'Ambiente Pecoraro Scanio.

Distinguo, nel giudizio sulla condanna dell'ex dittatore iracheno, si registrano invece all'interno della Casa delle libertà. Ai due estremi ci sono le posizioni del leghista Roberto Calderoli, favorevole a giustiziare il rais, e del segretario dell'Udc Lorenzo Cesa, nettamente contrario.

"Chi ha cancellato i popoli e ha tolto la vita a tanti - afferma Calderoli - deve pagare con la vita, perché quella è la pena prevista dalla legislazione del suo paese, così come previsto, del resto, in quasi tutti i paesi musulmani. Saddam Hussein deve morire non da martire ma da criminale internazionale quale è stato".

Opposto il parere di Cesa: "Anche la vita dei criminali è sacra. Grave errore giustiziare Saddam. I suoi crimini sono stati giudicati dagli uomini e saranno giudicati dalla storia. Un atto di clemenza, che trasformi in ergastolo la pena capitale sarebbe, a questo punto, una prova di forza del mondo libero e non di debolezza".

Più articolata la situazione all'interno di An. Se l'ex ministro Altero Matteoli sottolinea che "non si costruisce una nuova democrazia con le impiccagioni", il senatore Nino Strano si dice invece "soddisfatto" della condanna pronunciata contro Saddam.


Origine: Repubblica

martedì 26 dicembre 2006

Saddam condannato a morte. Pena confermata in appello

(canali.libero.it/affaritaliani) Martedí 26.12.2006 14:59 Hussein, accusato dalla giustizia irachena di crimini contro l'umanità. Secondo il portavoce del tribunale Raed Jouhi, i giudici hanno ribadito la responsabilità dell'ex Raìs nel massacro di 148 sciiti dopo il fallito attentato alla sua vita nel 1982.

Jouhi ha aggiunto che secondo la legge irachena Saddam dovrà essere giustiziato entro un mese. Ma l'impiccagione potrebbe essere addirittura questione di ore, come confermato da un giudice della Corte. "È possibile in qualunque momento a partire da mercoledì ", ha dichiarato Arif Shaheen.

E Saddam non ha nessuna possibilità di ottenere la grazia o di vedere commutata la sua pena: le regole della giustizia irachena escludono queste possibilità. Nemmeno il presidente della Repubblica può intervenire. Il primo ministro iracheno Nuri al-Maliki, membro della maggioranza sciita perseguitata dal regime sunnita di Saddam, ha dichiarato di desiderare l'esecuzione dell'ex rais entro la fine dell'anno .

Con Saddam sono stati condannati anche il suo fratellastro Barzan al-Tikriti e il giudice Awad al-Bander, imputati del massacro di Dujail, la città sciita in cui fu compiuto il massacro del quale è accusato l'ex dittatore. A circa 60 km da Bagdad, la città fu teatro prima di un attentato, fallito, ai danni di Saddam che, per vendicarsi, ordinò di torturare e uccidere 148 abitanti della cittadina. C'erano anche donne e bambini: vennero tutti prima imprigionati e poi deportati in un campo dislocato nel deserto da cui molti scomparvero senza lasciare traccia. Tutte le risorse agricole di Dujail furono date alle fiamme dall'esercito.

I testimoni che hanno inchiodato Saddam, molti dei quali hanno preferito rimanere anonimi e farsi alterare le voci dal computer, hanno raccontato di rapimenti e torture aggiungendo spesso particolari raccapriccianti. Ahmed Hassan, 38 anni, ha dichiarato di essere stato catturato e trasportato in un palazzo dell'intelligence a Bagdad. Dopo essere stato torturato fu portato in una stanza in cui si trovava un tritacarne da cui fuoriuscivano dei capelli umani e molto sangue.

Una donna, il testimone "B", scoppiò a piangere in aula descrivendo cosa le era capitato: i soldati l'avevano costretta a spogliarsi nuda davanti a loro, torturata con dei fili elettrici con cui era stata anche frustata . L'ex Raìs, interrogato dai giudici, aveva fornito come unica spiegazione alle testimonianze che le sue direttive erano state quelle di "radere al suolo le fattorie dei condannati. Il governo ha il diritto di confiscare o di premiare, dunque - aveva concluso - quale sarebbe il crimine? ".

Saddam, pena di morte confermata "Esecuzione entro trenta giorni"

Bagdad, la Corte d'appello ribadisce la condanna
Impossibile per l'ex dittatore ottenere la grazia

 Saddam, pena di morte confermata BAGDAD - La Corte d'appello ha confermato la condanna a morte per Saddam Hussein. Lo ha detto il Consigliere per la sicurezza nazionale irachena. L'ex dittatore iracheno è accusato di crimini contro l'umanità.

Il portavoce del tribunale Raed Jouhi ha reso noto che entro un'ora i membri della Corte d'appello spiegheranno le motivazioni della sentenza nell'ambito di una conferenza stampa. Jouhi ha aggiunto che i giudici hanno ribadito la responsabilità dell'ex rais nel massacro di 148 sciiti dopo il fallito attentato alla sua vita nel 1982.

Secondo la legge irachena, Saddam dovrà essere giustiziato entro un mese. E non ha nessuna possibilità di ottenere la grazia o di vedere commutata la sua pena: le regole del tribunale iracheno escludono categoricamente queste possibilità, negate anche al presidente della repubblica.

Origine: Repubblica

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