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venerdì 31 luglio 2020

Presentazione dell’antologia poetica Poetry Collection 2020: il 5 agosto a Piedimonte Etneo


 

“[…] la sabbia/ cammina senza sforzo/ volentieri ogni suo chicco/ rinasce estraneo// […]” – Christos Sakellaridis

“Ora che tutto è chiaro/ anima ambulante/ naufraga nel mare inquieto,/ sospesa nel tempo e nello spazio/ con la voglia di fermarsi/ e dire basta,/ […]” – Antonella Vara

Mercoledì 5 agosto alle ore 17:30 presso il Museo della Vite, in via Mazzini 5, a Piedimonte Etneo ci sarà la presentazione delle due antologie “Poetry Collection 2020” pubblicate dalla casa editrice Tomarchio Editore. L’evento è patrocinato dal Comune di Piedimonte Etneo e che vedrà la partecipazione, oltre all’editore Rosario Tomarchio, del vicesindaco Enrichetta Pollicina, dei consiglieri comunali Ivana Pollicina e Salvo Russo.

“[…] Il tempo divora già le nostre grida/ e noi stranieri, dietro perse rotte,/ crocifissi in un silenzio di sale,/ precipitiamo sulla terra inconsistente./ […]” – Claudia Ruscitti

“Poetry Collection” nasce come concorso nazionale di poesia indetto il 23 marzo e suddiviso in due sezioni: adulti e giovani. La partecipazione è stata gratuita e ha visto ben 186 raccolte concorrenti nella sezione A (adulti), fra queste sono state selezionate dieci sillogi che hanno dato vita all’antologia “Poetry Collection 2020”.

“[…] Demiurgo di uomini in uno di santi e predatori;/ viaggio di carta, templi, castelli diruti e perduti tesori;/ grembo di canti e illusione d’inchiostro;/ sasso del deserto, d’eternità Gran Maestro,/ […]” – Francesco Ferro

“Poetry Collection” è, dunque, composta da cinque autori e cinque autrici Claudia Ruscitti, Lorenzo Spurio, Antonella Vara, Massimo Scotti, Filomena Gagliardi, Francesco Ferro, Marika Addolorata Carolla, Christos Sakellaridis, Maria Greco, Guido Burgio.

“Riconduci alla quiete questa anima errante/ nell’inferno del mondo,/ che trova riparo solo nella morte./ […]” – Marika Addolorata Carolla

“[…] Zaffiri fusi che navigo dall'alto/ di questo ponte di luce a rombi/ - prova pure così - nel balzo sicuro/ del ritmo acceso, tra voci e richiami// […]” – Lorenzo Spurio

La sezione B (giovani) ha visto un numero ristretto di partecipanti per la difficoltà di raggiungere le scuole visto il particolare periodo pandemico che abbiamo attraversato, la casa editrice ha comunque deciso di premiare quattro valorose giovani autrici: Emanuela Ferrara, Marika Nistea, Ginevra Puccetti, Melissa Bove.

“Siamo il respiro/ affannoso/ difficile/ delle fibre del Mondo.// Attraversiamo l'Universo/ conservando la nostra cifra.// […]” – Filomena Gagliardi

Oltre alla presentazione delle due antologie, saranno lette alcune poesie selezionate dagli autori ed autrici presenti alla serata, e dai consiglieri Ivana Pollicina e Salvo Russo.

alcuni poeti e poetesse dell’Antologia leggeranno le proprie opere

“È tempo/ di riprendere/ il cammino./ Un pensiero/ pervade/ le vie,/ mentre/ suoni/ echeggiano/ come armonia.// […]” – Massimo Scotti

L’editore Rosario Tomarchio, prima della decisione di aprire una casa editrice, ha pubblicato “La musica del silenzio” (Statale 11, 2010), “Storia d’amore” (Aletti editore, 2012), “Ricordi di poesie” (Rupe Mutevole Edizioni, 2013), “Cielo” (Rupe Mutevole Edizioni, 2014), “Al tuo cuore con la poesia”, l’antologia poetica “Memorie”, gli e-book "Dialogo silenzioso dentro l'anima" e "Sicily Culinary Tradition" e brevi saggi come “Il mito della semplicità”, “In cammino”, “Dalla grotta al tempio”, “In viaggio per incontrare Gesù”.

“[…] La mia matassa di pensieri / Si avvolge insieme ad una vecchia audiocassetta./ Un gabbiano sorvola sugli anni fanciulleschi/ dentro la mia mente./ […]” – Maria Greco

L’ingresso è libero ed all’aria aperta con un mirabile panorama sull’Etna, si ricorda che saranno mantenute le distanze minime di sicurezza tra gli ospiti.

Vi aspettiamo il 5 agosto alle 17:30 presso l’accogliente Museo della Vite di Piedimonte Etneo.

“[…] ascoltami,/ ti parlerò di un’epoca lontana/ nella mia patria siciliana/ quando gli amori eran raggi di luna/ e le case giardini// […]” – Guido Burgio

 

Info

Sito Tomarchio Editore

https://www.tomarchioeditore.it/

Facebook Tomarchio Editore

https://www.facebook.com/Tomarchio-Editore-103044724670916/

 

Fonte

https://oubliettemagazine.com/2020/07/22/presentazione-dellantologia-poetica-poetry-collection-2020-il-5-agosto-a-piedimonte-etneo/


lunedì 18 giugno 2018

In libreria Cinema e Pittura: condivisioni, presenze, contaminazioni di Luc Vancheri edito da Negretto Editore

[…] qual è il rapporto dell’immagine con il visibile, la realtà, il pensiero, il desiderio, la rappresentazione? E come vi si accostano il cinema e la pittura?”
“Il cinema rende sensibile ed intelligibile la presenza della pittura nei suoi film, ma come la espone? Secondo quale logica formale, figurativa o plastica? E a quale fine?”

Pubblicato nel 2007 dalla casa editrice francese Armand Colin, “Cinema e pittura” arriva il 30 giugno 2018 in Italia con la casa editrice Negretto Editore per la collana editoriale Studi cinematografici, diretta dal prof. Alberto Scandola, docente di Storia e Critica del Cinema presso l’Università di Verona.  

L’autore, Luc Vancheri, è docente di Studi Cinematografici nel dipartimento di Cinema e Studi Audiovisual presso l’Università Lumière di Lione.

La traduzione di “Cinema e Pittura: condivisioni, presenze, contaminazioni” è firmata da Chiara Prezzavento; la traduzione della bibliografia e revisione che privilegia le opere che hanno nutrito il libro disegnando un quadro generale estetico e storico è a cura di Caterina Rossi (docente di Storia del Cinema e dello Spettacolo presso la Libera Accademia di Belle Arti di Brescia).

Il saggio, con progetto grafico di Ornella Ambrosio, si presenta in copertina con un fotogramma del film del grande regista francese Jean-Luc Godard “Passion” (1982) che presagisce la posizione avanguardistica del suo contenuto.

Suddiviso in quattro capitoli, “Cinema e Pittura” è composto di tre parti fondamentali dedicate alla questione dell’estetica, della poetica e di analisi plasmate dal confronto fra l’immagine e l’arte che aprono lo sguardo verso la letteratura, lo studio teorico e l’analisi filmica.

Lo stesso autore, nell’introduzione, principia il problema di ricreare la realtà in forma astratta prendendo ad oggetto il film del 1966 di Michelangelo Antonioni “Blow Up”, e chiude rafforzando l’importante concetto di analisi e corrispondenze: “Seguire le linee dell’invenzione poetica e al tempo stesso, e con la stessa attenzione, quelle della formalizzazione teorica, le loro sovrapposizioni e le loro divaricazioni, le loro velocità variabili e le loro modulazioni reciproche, le loro origini e insieme i loro effetti: ecco il progetto e il metodo di questo libro.

Invenzione poetica e conservazione della realtà concorrono di pari passo per un podio: il potere dello sguardo del pubblico. Dunque, l’opera d’arte è scissa tra la possibilità di attingere al materiale immaginifico ed a quello imitativo del reale per catturare e sbalordire lo sguardo del singolo spettatore.

Vedere e creare, avvicinare la realtà e formarne l’immagine sono problemi pittorici così come cinematografici.

L’occhio critico di Luc Vancheri si muove essenzialmente dall’800 al ‘900 in una comparazione che prende ad oggetto l’immagine in toto sia essa consumata in poesia, pittura, fotografia, cinema e filosofia. In “Cinema e Pittura” si passa in modo armonico da citazioni de “L’Art Romantique” di Charles Baudelaire sul concetto di modernità (“il transitorio, il fuggevole, il contingente, metà dell’arte, la cui altra metà è l’eterno e l’immutabile”) alla pittura olandese con il saggio “Les Maîtres d’autrefois” di Eugène Fromentin (“Una cosa colpisce quando si studia il fondo morale dell’arte olandese: l’assenza totale di quel che oggi chiamiamo “un soggetto”. Dal giorno in cui la pittura cessò di prendere in prestito dall’Italia il suo stile e la sua poetica, il gusto per la storia, la mitologia, le leggende cristiane, fino al momento di decadenza, in cui essa vi ritornò – a cominciare da Bloemaert e da Poelemburg fino a Lairesse, Filippo Van Dyck e più tardi Troost – passò quasi un secolo durante il quale la grande scuola olandese parve pensare soltanto a dipinger bene. Si contentò di guardarsi intorno e fece a meno dell’immaginazione”).

E se nei primi tre capitoli troviamo un discorso che riflette sulla scelta del titolo del saggio, sulla presenza della congiunzione tra le due arti, sui passaggi che portano alla genealogia di un’immagine, sulla ragione che ha portato il movimento delle immagini, sulla disputa teologica sulla fotografia, sull’istituzionalizzazione di una nuova pratica sociale dell’immagine, sullo sconvolgimento della pittura con la nascita del cinema, sui laboratori avanguardistici nati in Europa che sperimentano le possibilità della nuova arte; il quarto capitolo di “Cinema e Pittura” si articola in vere e proprie monografie di film scelti ad hoc e che espongono la presenza della pittura in un rapporto prospettico e formativo nel cinema. Avremo in ordine di comparsa la difesa dei moderni con “Titanic” di James Cameron, l’elogio dei classici con “Passion” di Jean-Luc Godard, lo schermo della pittura con “L’umanità” di Bruno Dumont, la cattura del desiderio con “Il ritratto di Dorian Gray” di Albert Lewin, l’andare oltre la somiglianza con “La donna che visse due volte” di Alfred Hitchcock, il sapersi dipingere ed il sapersi pittore con “La cagna” di Jean Renoir, la musca depicta con “Mamma Roma” di Pier Paolo Pasolini, l’uomo che entra nelle immagini con “Sogni” di Akira Kurosawa ed il documentare la pittura con “Edvard Munch” di Peter Watkins.

Dando alla metafisica il senso stesso della sua storia e quasi l’immagine del suo ribaltamento, il nichilismo di Nietzsche ha lasciato aperta all’artista (l’artista-filosofo chiamato ad essere il medico della civiltà) la possibilità di essere nel pensiero così come nell’opera, anche se Heidegger si sente ancora troppo debole per assumere «che davvero un dire poetico possa essere anche l’opera di un pensiero». Poiché Nietzsche considera l’arte «il grande stimolante della vita» (Af. 851, 1888) e il valore supremo, di questo privilegio costante dell’artista rispetto alla vita permane l’affermazione di un regime del soggetto e dell’arte che non può ridursi alle sole regole e maniere, e quasi lo sviluppo di un’affermazione vitale dell’opera, vale a dire che essa è effettivamente connessa agli stati fisici, agli stati creatori dell’artista.

Written by Alessia Mocci
Responsabile dell’Ufficio Stampa di Negretto Editore

Info
Sito Negretto Editore
http://www.negrettoeditore.it/
Facebook Negretto Editore
https://www.facebook.com/negrettoeditoremantova/
Sito Odori Suoni Colori
http://www.odorisuonicolori.it/

Fonte
http://oubliettemagazine.com/2018/06/13/in-libreria-cinema-e-pittura-condivisioni-presenze-contaminazioni-di-luc-vancheri-edito-da-negretto-editore/

domenica 6 maggio 2018

UniD Srl a San Marino: eccellenza e innovazione

UniD Srl, società della Repubblica di San Marino, riscuote sempre più successo grazie alla continua innovazione che contraddistingue l'azienda.
UniD Srl San Marino eccellenza e innovazione

UniD Srl di San Marino: Formazione
Impegnata da ormai quasi 10 anni nella formazione, pre, infra e post universitaria, UniD Srl propone offerte formative in aula e online.

I settori formativi sono molteplici, dalla preparazione ai test di ammissione universitari - con migliaia di studenti ogni anno - ai Master post laurea e l'aggiornamento professionale per avvocati, psicologi, sociologi e medici.

Per la preparazione ai test universitari UniD Srl offre a San Marino corsi in aula di durata differenziata, dal corso annuale fino a pochi giorni subito prima delle prove ufficiali, e corsi online - i primi ideati nel mercato nel 2010 - che permettono ai corsisti di studiare quando, dove e cosa desiderano.

Editoria
Dal 2013 UniD Srl è diventato anche un editore a San Marino, grazie alla realizzazione dell'intera Collana UnidTest, composta da oltre 100 titoli tra libri fisici e ebooks.

I libri UnidTest sono studiati ogni anno da migliaia di candidati alle prove di ammissione e sono composti da manuali di teoria, eserciziari, prove di verifica e raccolte di quiz.

Informatica
Nel 2017 è nato il ramo dell'informatica - UnidLab - vera e propria web agency evoluta, che offre molteplici servizi: dalla realizzazione di siti internet e eCommerce al web marketing, dalla grafica editoriale a quella scientifica, dai social media alla web reputation e tanto altro ancora.

UniD Srl grazie alla continua innovazione e agli sviluppi aziendali rappresenta sempre più l'eccellenza di San Marino sia all'interno dei confini nazionali che all'estero.

giovedì 8 marzo 2018

Intervista di Alessia Mocci a Giovanna Fracassi: vi presentiamo il nuovo libro Nella clessidra del cuore

Ci sono ore/ in cui la malinconia/ s’avvicina con passo felpato/ e allora il sole/ si smarrisce in tanto cielo// le foglie e i fiori/ diventano fragili cristalli/ e la brezza è un velo lieve/ che veste l’anima/ di un soffice silenzio./ Abbracciami‒ “Soffice silenzio”

Conosciuta per pubblicazioni come “Arabesques” (2012), “Opalescenze” (2013), “La cenere del tempo” (2014), “Emma, alle porte della solitudine” (2015), “In esilio da me” (2016), svariate antologie, enciclopedie e riviste nelle quali sono state presentate altre sue liriche, Giovanna Fracassi apre le porte del 2018 con una nuova silloge poetica: “Nella clessidra del cuore”, pubblicato dalla casa editrice Rupe Mutevole Edizioni.

A differenza delle precedenti pubblicazioni, notiamo in “Nella clessidra del cuore” una bipartizione tra prosa e versi. Infatti la pubblicazione, successiva alla dedica: “Alla mia famiglia// sabbia d’oro/ nella clessidra/ della mia vita”, si apre con quattordici racconti brevi.

Volendo ragionare sui titoli dei libri e sulle tematiche che l’autrice ha sviluppato nel corso degli anni, si potrebbe interpretare quest’ultima pubblicazione come una sorta di raggiungimento di equilibrio temporale all’interno del cuore, sede dei sentimenti.

Si scorge la pace dell’istante che sussurra al tempo di raccogliersi in granelli lenti. Considerando anche la presenza dei racconti, si individua “altro” oltre all’impulso del verso, alla netta cesura, come se l’autrice stesse tessendo una clessidra in posizione orizzontale.

La pace, in questo senso, la si nota nella stasi della necessità di prosa e nello sguardo di Adam, il proprietario del Veliero di cui parleremo nell’intervista.

A.M.: Ciao Giovanna, ricordo ancora la prima volta che ci siamo incontrate, è stato il 2013 e l’occasione fu la tua pubblicazione della silloge “Arabesques”. Ora a distanza di anni eccoci nuovamente per presentare la tua nuova fatica “Nella clessidra del cuore”. Mi piacerebbe iniziare questa nostra conversazione chiedendoti quanto senti cambiata la tua penna durante questi anni.

Giovanna Fracassi: Ciao Alessia. È vero sono passati parecchi anni dalla mia prima silloge e da quando abbiamo avuto modo di iniziare a conoscerci. Inoltre, durante tutto questo tempo, tu sei stata una fra le più attente lettrici dei miei vari testi. La prima silloge Arabesques ha rappresentato il mio ritorno alla scrittura, dopo molti anni di silenzio. Essa era caratterizzata da componimenti brevi e talvolta lapidari e nel complesso, rileggendomi ora, sicuramente più "sempliciforse più immediatamente comprensibili perché non ancora filtrati dallo studio e dalla ricerca che poi hanno caratterizzato le sillogi successive. Già Opalescenze appare più "meditata", vi sono poesie che anticipano i temi che poi rimarranno nel tempo come note predominanti con le quali elaborerò gli altri miei componimenti, ossia il rapporto tempo - spazio. Nella silloge “La cenere del tempo“ e ancora di più in Emma alle porte della solitudine”, il tempo  viene declinato in tutti gli aspetti che riguardano i periodi della vita e della ricerca di senso che ognuno di noi  elabora. Parlare di tempo significa, per me, parlare anche di spazio, perché tutto ciò che è avvenuto, avviene o si proietta nel futuro, si concretizza in uno spazio che può essere il paesaggio, un ambiente, un oggetto, ma anche un ricordo. La mia quinta silloge “In esilio da me “, costituisce la più compiuta presa di coscienza di questo mio "viaggiare", questo mio esplorare i vari ambiti, a partire da quelli affascinanti della religione, della filosofia, per passare poi a quelli  della psicologia, dell'arte e dell'alchimia per poi tornare, infine, al mio centro, forte degli apporti di questi studi, che non mi hanno ovviamente fornito alcuna risposta certa, ma che anzi mi hanno stimolato ad altri interrogativi, ad altre indagini arricchendomi infinitamente. Ora, nella “Clessidra del cuore”, vi è un distillato delle mie emozioni, delle mie riflessioni, dei miei ricordi in quello spazio -  tempo che, come una clessidra, scandisce il passare della vita ma che ad ogni capovolgimento ritorna con nuovi colori, nuove vibrazioni, nuove speranze e nuovi sogni. Quasi in un moto incessante, continuo, fino alla morte.

A.M.: “Nella clessidra del cuore” troviamo due sezioni, la prima si articola in quattordici racconti brevi e segue una seconda di poesie. Ti conosco soprattutto come scrittrice di versi e mi ha incuriosito questa scelta.

Giovanna Fracassi: Scrivere in prosa è per me una sfida. I racconti presenti in questo libro sono stati scritta in questi ultimi anni. Direi che sto muovendo i miei primi passi in questo genere. Sono alla ricerca di un diverso modo di raccontarmi e di raccontare il mio mondo. Spesso un racconto è una poesia espansa o viceversa ne costituisce il canovaccio. Pertanto i due generi sono per me fortemente intrecciati. Mi è stato fatto notare che indugio alquanto nelle descrizioni: questo è voluto proprio perché amo ricreare atmosfere, paesaggi, stati d'animo più che narrare fatti.

A.M.: Nel racconto “Veliero” Adam, il personaggio a cui dai voce, è un uomo che ha abbandonato tutti i titoli accademici, appartamento e vita sociale per andar a vivere in un veliero con un unico compagno: il suo fedelissimo Spiffero. Di sicuro è indicativa la scelta del nome ed il discorso sugli uomini che s’immergevano nella poesia della forza degli Dei ‒ della Natura ‒ tale da “volgere lo sguardo tremante, impaurito”. Penso che in questo scritto ci sia un bisogno reale dell’essere umano di allontanamento dal superfluo che abitiamo in cerca di una felicità antica che, seppur esistente, è complessa da trovare. Mi ricorda l’ἄφελε πάντα (“abbandona tutto”) proposto da Plotino. È così anche per te? Nel tuo intimo senti il bisogno di seguire le orme di Adam?

Giovanna Fracassi: Adam è un uomo che esce dal nulla. Non sappiamo molto di lui se non che, ad un certo punto della sua esistenza, ha lasciato tutto ciò che apparteneva alla sua vita per mettersi " in viaggio", senza una meta, senza un'idea precisa di cosa voler fare. Un vagabondo aperto ad ogni possibile percorso. Certamente non tanto nel senso di fare nuove conoscenze o di scoprire nuovi mondi, quanto piuttosto nel senso di ritrovare il vero sé, travolto, trascinato, forse avvilito da una vita che ad un certo punto percepisce non più soddisfacente, non più rispondente ai propri bisogni. Credo che a tutti noi, indipendentemente dal nostro modo di vivere, dal fatto di sentirci più o meno realizzati o soddisfatti, accada di desiderare di allontanarsi, fosse solo per pochi giorni, fosse solo con la semplice sospensione di ogni abituale attività, per rimanere soli con se stessi, semplicemente. La mia non vuole essere una critica al ritmo della vita moderna, non mi unisco ai già tanti che denunciano da sempre come l'uomo, dall'avvento della macchina, sia costantemente stritolato da fatiche e tempi non corrispondenti al suo naturale sentire. Piuttosto il mio vuole essere un richiamo a quella potente sorgente interiore che ciascuno di noi possiede ma alla quale troppe volte non sa più come attingere.

A.M.: Invece nel racconto “Il Fiume” ci trascini nella psiche di colui che scrive, invaso da parole, ricordi, memorie di storie che non hanno mai avuto luce. La bramosia della ricerca di parole e frasi nuove, mai scritte prima, emozioni uniche da regalare all’osservatore, al lettore. Ed il finale sulla semplice pietra avvolti dalla corrente per ricongiungersi al mare. Dove si rifugia l’Io poetico di Giovanna?

Giovanna Fracassi: Nel racconto “Il fiume” ho espresso il mio faticoso e talvolta doloroso cercare nuove forme, nuove frasi, nuove parole per esprimere ciò che provo e sento senza ricadere nel già scritto da me stessa e da altri scrittori. In fondo si scrive da sempre intorno ai grandi temi dell'esistenza umana. Poeti, romanzieri, filosofi hanno in realtà sviscerato ogni aspetto, ogni anfratto dell'umano sentire. Difficile trovare una propria "voce" senza ricadere in note già elaborate, già espresse. Ecco che lo scoramento può indurre a tacere, a lasciarsi avvolgere dal silenzio del nulla, dall'acqua che travolge impetuosa, accerchia e trascina in un nuovo silenzio rappresentato dalla metafora del mare, da dove, forse, possono nascere nuove parole. Dove si rifugia il mio Io poetico? Ovunque e in nessun luogo perché, alla fine, un rifugio davvero non esiste ed il mio Io fluisce e si sostanzia di questo suo stesso movimento.

A.M.: Non solo in questi due racconti che abbiamo esaminato, ma anche nelle precedenti pubblicazioni, uno degli elementi portanti della tua produzione è l’acqua. Talvolta l’ho interpretata come personificazione del tuo Io in specchio.

Giovanna Fracassi: Traggo ispirazione da tutti gli elementi della natura. Nella mia narrazione poetica seguo ormai un movimento circolare. Molte delle mie poesie nascono proprio da un elemento che colgo attorno a me: l'ondeggiare delle cime degli alberi al vento impetuoso all'avvicinarsi di un temporale, l'alone misterioso che avvolge la luna piena in un cielo stellato o il moto sinuoso delle onde del mare che accarezzano la spiaggia deserta e da qui sviluppo la mia lirica in un excursus interiore che, per metafore, ritorna  poi all'elemento naturale non più esterno a me ma, a questo punto, perfettamente integrato e direi funzionale all'espressione del mio sentire. L'acqua per me rappresenta molte cose: un elemento inquietante, imprevedibile e misterioso quella del mare, viceversa rassicurante e accogliente quella del lago, o ancora l'espressione dell'eterno fluire del tempo, quindi della vita, che più non torna, quella del fiume, della purezza trasparente dove specchiare la propria anima, quella della sorgente. L'acqua è fonte di vita e di purificazione, vi si immerge e anche l'anima pare mondarsi da ogni affanno e divenire più leggera, quasi che l'acqua aiutasse a portare con minor fatica il peso delle pene che talvolta travagliano l'esistenza. Penso poi ai tesori sommersi nei mari così come altri tesori sono celati e custoditi nel nostro inconscio, questo immenso mare che ci portiamo dentro. Così come il mare spesso riporta alla luce frammenti della storia passata, allo stesso modo consente a noi, che lo osserviamo affascinati, di ripescare i nostri ricordi.

A.M.:Cresce e dilaga/ questo esserci/ ora/ ed è già morto/ l’istante. […] Io sono ciò che non sono/ ma ciò che potrei essere/ nel vortice veloce/ del divenire// e non sono già più.” La lirica “Essere” racchiude in toto il tuo pensiero sul tempo, sull’essere all’interno dei suoi tre momenti: passato, presente e futuro. Mi piacerebbe contrapporre questa quiete che sento nei tuoi versi con lo sgomento buadelairiano che incontriamo in “L’orologio”: “[…] Ricordati che il tempo è giocatore avido:/ guadagna senza barare, ad ogni colpo! È legge./ Il giorno declina, la notte cresce; ricordati!/ L’abisso ha sempre sete; la clessidra si vuota.// […]”

Giovanna Fracassi: Baudelaire sentiva ed esprimeva l'onnipotenza del tempo nei confronti dell'uomo e il suo ridurlo ad un trascurabile granello in un divenire a lui indifferente. Certamente anch'io sento la finitezza insita nella brevità dell'esistenza e nell'ineluttabilità del passare dei giorni e delle stagioni della vita. Tuttavia credo che non si debba soccombere alla disperazione che tale consapevolezza porta con sé. Non sentire l'angoscia del conto alla rovescia, che inizia fin dalla nascita per condurci inevitabilmente verso la nostra scomparsa, non è possibile. È però possibile accettare di non sapere né quanto ancora vivremo, né cosa sarà il “dopo” se ci sarà un “oltre”. Per accettare di non sapere e di non poter mai sapere, è necessario ancorarsi all'istante del qui ed ora che racchiude in realtà quel passato che nulla e nessuno ormai può portarci via perché costituivo del nostro Io e della possibilità di quell'essere in fieri che sostanzia la nostra speranza. Speranza che in fondo non si spegne mai del tutto perché insita nell'istinto di vivere. E qui si affaccia un altro tema a me caro, quello dell'Errante, colui che viaggia alla ricerca di se stesso e del mistero della vita. Quindi un ricercare sia interiore che nel mondo esperienziale. A questo quindi si ricollegano i temi del tempo e dello spazio. Le due direttrici fondamentali che già nella mia prima silloge, come ho prima ricordato, iniziavano ad emergere. L'uomo è errante nel suo tempo e nel suo spazio privati, grazie ai suoi ricordi e alle sue speranze, ma è errante anche nella storia di cui fa parte. Ugualmente ognuno di noi vive in uno spazio che ne condiziona la formazione e l'esistenza. Si tratta di uno spazio reale, contemporaneo ma anche di quello dei ricordi medesimi, nonché delle proiezioni future. Vi sono anche altri aspetti: lo spazio psicologico, lo spazio emotivo in cui il tempo della propria vicenda umana si manifesta e del quale in parte si sostanzia. In fondo l'uomo è percepibile a se stesso e agli altri per mezzo di queste dimensioni e di tutte le loro declinazioni. Per me il non poter andare “oltre” tutto questo costituisce un limite invalicabile, ma proprio perciò, oltremodo stimolante. Cosa c'é, e se c' è innanzitutto qualcosa “oltre”, è un mistero che affascina da sempre gli uomini e il fatto ineludibile di non poter mai raggiungere alcuna certezza, alcuna verità che sia poi appena condivisibile, è ciò che rende affascinante il nostro personale errare. Troviamo compagni in questo nostro viaggio? Certamente, alcuni per brevi istanti, altri per lungo tempo, per scelta o per necessità. Alleviano i nostri travagli e ci sostengono, come noi facciamo con loro. Possiamo condividere momenti di felicità e di scoperta e tramite l'altro cerchiamo di conoscerci anche più profondamente. Questo è un altro grande tema della mia poetica: l'essere in perpetua contrapposizione con il nostro Altro da noi, quella parte di noi che costituisce il primo e più importante termine di confronto -scontro della nostra vita. Quell' Altro da noi che però fa parte di noi stessi. I due nostri volti quello bianco e quello nero, la nostra parte chiara e quella oscura con la quale dobbiamo sempre fare i conti, più o meno consapevolmente. Qui nascono le nostre più profonde emozioni; quando questi continenti arrivano a cozzare l'uno contro l'altro si ergono le nostre vette e si spalancano i nostri crateri. Possiamo allora volare come l'aquila ed innalzarci verso l'estasi o bruciare nel magma delle nostre passioni.  

A.M.:Suona il piano/ dal cuore/ ardente.// Una stanza nel sole/ una camera nella penombra/ un camino odoroso.// […]”. Vorrei usare la lirica “Suona il piano” per parlare di musica e musicalità del verso. Per un poeta quanto è importante sentire il suono delle parole oltre al loro significato? Qual è il tuo metro di misura e con quali altri autori ti rapporti?

Giovanna Fracassi: La poesia è musica: musica del cuore perché è con le note dei sentimenti e delle emozioni che noi componiamo la canzone che è la nostra vita. Chi scrive non fa altro, in fondo, che scegliere di rendere manifesto tutto ciò. Compongo parole come le note compongono la musica che fa sempre da sottofondo al mio scrivere. Raramente scrivo senza musica perché essa mi consente di raggiungere quella disposizione d'animo più favorevole alla riflessione, mi aiuta a portare alla luce tutto ciò che è sedimentato dentro di me e che è la sintesi di tanti elementi: studio, letture, esperienze di vita, incontri, sentimenti, sofferenze e gioie passate e presenti. Amo leggere Leopardi, Neruda, Salinas e molti altri poeti. Sono per me maestri ineguagliabili.

A.M.: Riprendendo il discorso sulla tua produzione: qual è la pubblicazione a cui sei più legata e che ti ha dato più soddisfazioni?

Giovanna Fracassi: Questa è una domanda difficile: ogni mia silloge rappresenta una parte di me e del mio percorso di vita e di scrittrice.La cenere del tempo ha segnato l'inizio di una fase più matura del mio pensiero e anche del mio stile, che poi è proseguita con le successive raccolte. Probabilmente è anche il libro che ha maggiormente suscitato l'interesse dei miei lettori. A questo proposito invito tutti coloro che fossero interessati ad avere con me un contatto diretto, per discutere di qualsiasi argomento riguardante le mie sillogi, a non esitare a scrivermi.

A.M.: Salutaci con una citazione…

Giovanna Fracassi: Una poesia è qualcosa di assolutamente univoco. È un'esplosione, un grido, un urlo, un sospiro, un gesto, una reazione dell'anima... Essa parla dapprima solo al poeta stesso: è il suo respiro profondo, il suo grido, il suo sogno, il suo concitato difendersi.” – Hermann Hesse

A.M.: Giovanna, da anni, è un vero piacere discutere con te di poesia, ed è interessante che tu abbia concluso in prosa per parlare di poesia. Farò lo stesso, citando le parole di Khalil Gibran: “Il primo poeta deve aver sofferto intensamente quando gli abitatori delle caverne si mettevano a ridere delle sue folli parole.

Written by Alessia Mocci
Addetta Stampa

Info
Sito Giovanna Fracassi
http://giovannafracassi.altervista.org/
Facebook Giovanna Fracassi
https://www.facebook.com/giovanna.fracassi
Pagina Facebook Giovanna Fracassi
https://www.facebook.com/Assenze/
Acquista Nella clessidra del cuore
https://www.lafeltrinelli.it/libri/giovanna-fracassi/nella-clessidra-cuore/9788865915851
fracassi.giovanna@libero.it

Fonte
http://oubliettemagazine.com/2018/03/05/intervista-di-alessia-mocci-a-giovanna-fracassi-vi-presentiamo-il-nuovo-libro-nella-clessidra-del-cuore/

mercoledì 25 ottobre 2017

Un tributo al Maestro Ettore Scola con Gigliola Fantoni Scola al Premio Nazionale "Scriviamo insieme"

Risultati immagini per Ettore Scola
Sono stati proclamati i vincitori del VII Premio Letterario Nazionale Scriviamo Insieme.

Il Primo Premio per la saggistica va al libro: Lo specchio dipinto. Ettore Scola e dintorni a cura di Paola Dei prefato da Nicola Borrelli Edizioni Falsopiano.
Roma
sabato 21 ottobre
ore 15,30
Palazzo Falletti Via Panisperna, 207 Roma

Un tributo al Maestro Scola fra i Premi di Scrittura 2017
Sono stati proclamati i vincitori del VII Premio Letterario Nazionale Scriviamo Insieme che vanta per il 2017, la partecipazione di 926 opere e 758 autori fra cui 357 autrici e 401 autori con una incidenza che è andata dal 37% al nord, al 33% al centro, al 26% al sud e al 4% nelle Isole. Le opere sono pervenute da 12 Nazioni fra cui: Italia, Francia, Inghilterra, Stati Uniti d'America.  

La Giuria, presieduta da Ettore Peluffo, formata da vari membri selezionati tra intellettuali, scrittori, critici, oltre a Vittorio Scatizza e Flora Speranza, rispettivamente Presidente e Vice-Presidente dell'Associazione, ha scelto le opere da premiare seguendo i criteri di valutazione definiti da una griglia di lettura per ognuna delle sezioni: poesia, narrativa, saggistica. Tutte le griglie delle varie sezioni fra i parametri condivisi hanno evidenziato l'originalità, la grammatica, lo stile, il linguaggio, la capacità di suscitare emozioni.  

Per la poesia a tema libero il Primo Premio è stato assegnato a Rita Muscardin con L'amore malato, seguita da altri autori per il secondo e terzo Premio.   

Per la narrativa breve il Primo Premio è andato a Elena Maneo con Un fiore per Lea.  
Per la narrativa edita il Premio è andato a Jacopo Iannazzo con Prigioniero 77 Giulio Perrone Editore, mentre per la narrativa inedita si è aggiudicato il primo posto Emanuele Corocher con Godiamo follemente ogni attimo.   

Per la poesia edita Vito Massimo Massa ha convinto la giuria con Geometrie dell'anima, mentre Francesco Pasquali con Profilo d'amore, si è aggiudicato il Premio per le poesie inedite.  
Per la saggistica il Primo Premio è andato a: Lo specchio dipinto. Ettore Scola e dintorni a cura di Paola Dei, Falsopiano Editore. 

L'elegante saggio con la prefazione di N. Borrelli, contiene interviste estratte dalle Teche RAI e ha visto la collaborazione fra gli altri di Paolo Virzì, Stefania Sandrelli, Giuliano Montaldo, Pupi Avati, Enrico Lucherini, Roberto Girometti, Sergio Staino, Daniela Poggi, Milena Vukotic, Luciano Tovoli, Valerio Caprara, Gregorio Napoli, Eliana Lo Castro Napoli, Flavio De Bernardinis, Sauro Borelli, Andrea Canali, Michela Curridor, Maurizio Lozzi, Roberto Iacomucci, Maria Lombardo, Ivo Fasiori, Sergio Cassella, Giulia Sinceri, Roberto Lasagna, Francesca Santucci, Francesca Brignole, Jacopo Brogi, Catello Masullo, Paolo Rausa, Maria Cristina Nascosi Sandri. Arricchiscono il testo che vuol essere un tributo al l'indimenticabile Maestro o della commedia all'Italiana, immagini e opere di Sergio Manni, Antonio Sodo, Maria Pina Costanzo, Paola Dei, Alessia Chielli le foto dello studio Lucherini.

La premiazione, alla quale presenzierà Gigliola Fantoni Scola, sarà l’occasione per ricordare il grande Maestro della Commedia all’Italiana Ettore Scola, un indimenticabile cineasta che ha saputo cogliere vizi e virtù degli italiani con tenerezza, cinismo e ironia regalandoci capolavori entrati nel persempre della storia del cinema.

lunedì 23 ottobre 2017

Intervista di Alessia Mocci a Claudio Borghi: vi presentiamo il libro L’anima sinfonica


“Dal seme profondo nasce un nuovo incanto ed è subito fuoco. Brucerei volentieri insieme a questa musica, ma ho deciso: resto a respirare la fragranza di questo mattino, di questo mondo rappreso in acqua e aria, nella fresca sapienza delle idee che mi corrono nell’anima come animali increati.” – “L’anima sinfonica”


Claudio Borghi è nato a Mantova nel 1960. Laureato in fisica all’Università di Bologna, insegna matematica e fisica in un liceo di Mantova. 
Ha pubblicato articoli di fisica teorica ed epistemologia su riviste specializzate nazionali e internazionali, in particolare sul concetto di tempo e la misura delle durate secondo la teoria della relatività di Einstein.

Presso l’editore Effigie sono uscite due sue raccolte di versi e prose, “Dentro la sfera” (2014) e “La trama vivente” (2016). Una selezione di testi da “La trama vivente” è stata pubblicata nella rivista Poesia (Crocetti Editore, settembre 2015), con una nota critica di Maria Grazia Calandrone. 
Nel maggio del 2017 presso Negretto Editore è uscita la raccolta “L’anima sinfonica” nella collana “Versi di versi” con la presenza di una nota di lettura di Zena Roncada.

I testi de “L’anima sinfonica” sono un connubio di prosa e versi, e come lo stesso autore ci racconterà a breve, frutto di scritti giovanili che successivamente sono stati ripresi in mano ed interpretati.

Suddiviso in quattro sezioni (“L’attesa nel nulla”, “Itinerario verso l’Ultimo”, “Pensieri di Mozart” ed “Il seme della notte”) il lettore viene rapito dalla bellezza della musicalità del verso pregna di spiritualità. Né una parola in più né una di meno, ci si addentra in un percorso metafisico nel quale, citando lo stesso Borghi, è bene ricordare che “La verità non sarà mai nell’anima. L’anima crea nel tempo solo favole e versi. L’anima segue la marea.”
Non proseguo oltre, e vi lascio alle risposte di Claudio Borghi, certa che possano illuminarvi sulla sua ultima pubblicazione “L’anima sinfonica”.


A.M.: Ciao Claudio, innanzitutto volevo complimentarmi per questa pubblicazione con la casa editrice Negretto Editore. Scommettere sulla filosofia oggigiorno è abbastanza arduo, ma fortunatamente ci sono ancora editori che ne garantiscono la sopravvivenza. Come prima domanda mi piacerebbe che parlassi ai lettori della genesi e dell’editing del libro “L’anima sinfonica”.

Claudio Borghi: Ciao Alessia, ti ringrazio per i complimenti. E colgo l’occasione per ringraziare anche Silvano Negretto, editore coraggioso che pubblica solo testi che ritiene, a suo dire, di provata qualità, il che mi rende molto orgoglioso di far parte della sua scuderia. I testi raccolti sotto il titolo L’anima sinfonica abbracciano un arco temporale molto esteso, dal 1978 al 1997. In realtà i primi tre, L’attesa nel nulla, Itinerario verso l’Ultimo e Pensieri di Mozart, sono concentrati nel periodo tra il 1978 e il 1980 (ero studente liceale-universitario), mentre il quarto, Il seme della notte, risale al biennio 1996-97. Intorno ai primi anni novanta avevo cominciato a rileggere gli appunti risalenti a oltre dieci anni prima, su cui non ero più tornato. Il lavoro per recuperare, ordinare, interpretare e trascrivere i tanti fogli che avevo riempito, con calligrafia minutissima, di pensieri e versi era durato più di due anni, in cui mi ero riappropriato di tracce di vita e flussi di mente e sentimento che erano sì trascorsi attraverso me, ma mi apparivano lontani, quasi estranei e potenzialmente perduti. Dopo la fatica erano nati, quasi naturalmente, in una sorta di continuità interiore, i versi e le prose de Il seme della notte, in cui l’anima sinfonica, oasi emozionata di tempo, aveva ripreso a pulsare. Si tratta di un’opera, per quanto giovanile, per me di grande importanza, in quanto le radici di Dentro la sfera (Effigie, 2014) e La trama vivente (Effigie, 2016) sono in questo itinerarium teso, emozionato, sul filo di una rapsodia musicale il cui esito rimane da principio a fine incerto e sospeso. Nella Postilla conclusiva ho scritto: “Nella continua germinazione di idee da semi identici, con la mente e il cuore in equilibrio instabile tra pieno e vuoto, essere e nulla, repentina accensione e improvvisa assenza di parola, ha trovato forma sinfonica un’esperienza creativa che non rientra in nessun genere, sospesa com’è tra poesia e filosofia, teologia e mistica, proprio perché è nulla, non ha ancora o non vuole cadere in una forma chiusa o in uno stile prefissato.”
Si tratta in effetti di una forma complessa e di una struttura in divenire. Il libro è stato in origine pensato, e la natura singolare degli aforismi lo conferma, come una possibile evoluzione del Tractatus logico-philosophicus di Wittgenstein (in particolare delle ultime proposizioni, quelle sul mistico), che dalla forma del pensiero razionale-speculativo a poco a poco si trasfigura in poesia. Un’immagine che esprima questa evoluzione naturale, una sorta di mutazione genetica, dal pensiero speculativo alla poesia, potrebbe essere uno dei tanti quadri di Escher in cui degli animali, ad esempio pesci, diventano uccelli o farfalle, liberandosi metaforicamente dalla prigione del sensibile e dell’intelletto per staccarsi in forma di volo poetico.

A.M.: In apertura del capitolo “L’attesa del nulla” proponi al lettore l’argomento del tuo lungo dialogare: la luce. Nel paragrafo: “L’io è alienato in una dimensione spaziale, abita il cerchio, è consapevole dell’una totalità del cosmo, coglie la fonte dell’armonia – in un volo smarrito” introduci il centro, l’io alienato che insegue la ricerca del senso. Il volo, la ricerca, è da intendersi come allontanamento dalla mente e dunque dalle dimensioni spazio/tempo in cui siamo ancorati?

Claudio Borghi: La metafisica totale, quasi senza respiro, in cui mi trovavo immerso, una sui generis metafisica della luce (nel senso non tanto di Odisseas Elitis, che allora non avevo letto, quanto del Juan Ramon Jimenez della Stagione totale o del Plotino delle Enneadi), si sposava, in una sorta di contrappunto poetico-musicale, con la teologia negativa della notte oscura di Juan de la Cruz o di Nicola Cusano, in una straniante quanto per me feconda prospettiva di possibile conoscenza empirica di una dimensione oltre l’io, a cui si accede dimenticando il sé contingente. La luce è una sintesi metaforica della comunione tra l’Uno e le anime-corpi. L’esistenza individuale, nelle sue contraddizioni, nella sua multiforme provvisorietà e contingenza, intellettuale ed esperienziale, si configura come una necessità interna all’Uno, che in un certo senso si invera nell’autenticità della dimensione, sospesa tra pienezza sensibile e privazione, estasi e dolore, in cui si risolve e si manifesta la vita delle creature. L’intuizione poetica vivifica il pensiero, accende l’io, lo rende pulsante e capace di volo, pur nello smarrimento dell’identità che lo confina in un guscio spaziotemporale. Non c’è progresso nell’avanzare della mente verso l’Ultimo, c’è uno schiarirsi autonomo, involontario della visione, in cui la ragione si abbandona al senso che si dona oltre il sé, oltre il pensiero.


A.M.: Stupore. Meraviglia. Un traguardo di elevarsi al di sopra delle idee. Le astrazioni nelle quali si rifugia la mente. Perché l’essere umano è determinato dalla volontà di definizione certa di verità? Come eludere queste illusioni autodeterminate?

Claudio Borghi: Ti rispondo citando uno dei passi finali de L’attesa nel nulla: “I filosofi – che parlano come se possedessero il succo intimo dell’umanità e raccontano l’idea immanente e lo sguardo trascendente che scruta il cuore dell’uomo – non sanno cosa dicono. Si smarriscono nel momento stesso in cui contemplano il loro apparente universo di certezza. La filosofia è testimonianza di uno smarrimento.”
Il pensiero ha bisogno di cristallizzare razionalmente una sostanza che gli sfugge, in quanto cambia continuamente forma: vuole persistenza laddove trova solo flusso o, come scrivevo in un passaggio dei Pensieri di Mozart, terzo capitolo del libro, un fuoco che brucia incessante: “La musica ovunque si sparge, gemmando dal cuore dell’ora. Gli specchi portano sempre più dentro, moltiplicano l’illusione della conoscenza verso la visione di una forma senza legami, incomprensibile e inimmaginabile. Il fuoco brucia incessante.”
Vivere la sinfonia della vita nel suo manifestarsi sfuggente e imprendibile è forse l’arte più alta, che richiede il sacrificio della presunta sapienza sistematica, chiusa nel castello d’argilla della ragione filosofica.

A.M.: Il viaggio in mare è inteso come pregno di “sofferenza e speranza”. Ma cosa intendi esattamente con “speranza”? Potrebbe essere una mera illusione? Ma soprattutto che cosa ritieni ci sia oltre la sofferenza e la speranza di un iniziale viaggio?

Claudio Borghi: Il senso del viaggio è puramente metaforico e allusivo. La marea più volte evocata è la marea del pensiero, che si dissolve avvicinandosi all’Uno, nello smarrimento di ogni forma al dilagare della luce: “L’anima si risolve nell’Uno, in marea altissima fluttuante scintillante come acqua che inonda – luce che da sé si rinnova nella sua ascesa lenta e profonda – marea immensa e presente – cresciuta su di sé e da sé fiorita: estasi, estasi della mente.” (da L’attesa nel nulla, sezione 5)
Sofferenza e speranza sono la materia sensibile dell’esistenza che viviamo in forma di creature, che Caproni riassumeva nel neologismo disperanza, titolo di una poesia del Conte di Kevenhüller. Il compiersi o risolversi dell’anima nell’Uno non sappiamo cosa possa significare nei limiti della nostra povera rappresentazione interiore. La sinfonia non nasce dall’io, che tenta di carpire e sondare il mistero del dolore insensato in cui dovrà prima o poi consumare la sua sostanza temporale, nella misura del distacco dalle forme care e della dissoluzione del corpo.

A.M.: Il crollo della Torre di Babele è un mito a cui dovremo costantemente prestare attenzione e che denota simbolicamente la nostra impossibilità di comunicazione. Infatti come ben scrivi: “La parola è sfuggente, senza forma, senza significato logico. La parola è bianca.”. Filosofi, poeti, alchimisti per millenni hanno parlato tramite simboli per codificare il linguaggio che ognuno di noi possiede al suo centro. Rammenti quando è iniziata la tua codificazione? E quali testi ti hanno teso la mano in questa selva?

Claudio Borghi: Sono tanti i testi e gli autori, provo a citarne qualcuno. Tra le opere filosofiche: il Timeo di Platone, le Enneadi di Plotino, le opere di Dionigi Aeropagita, Juan de la Cruz e Meister Eckhart, La Commedia di Dante e l’Itinerarium mentis in Deum di San Bonaventura, La dotta ignoranza di Nicola Cusano, De la causa, Universo et Uno e De l’infinito, Universo e mondi di Giordano Bruno. Tra le opere poetiche: Gli Inni alla Notte di Novalis, Les Illuminations di Rimbaud, Exil e Chronique di Saint-John Perse. Ma pensandoci bene me ne vengono in mente tanti altri, Simone Weil e Ludwig Wittgenstein (che Marco Vannini considera tra i più grandi mistici del Novecento), il Rilke delle Elegie Duinesi e dei Sonetti a Orfeo, Leopardi, Campana, Rebora, Michelstaedter, Caproni... ed è come un reimmergermi nell’io diffuso imprendibile che ero allora, nel pensiero di tante anime che mi parlavano e mi nutrivano, punto di luce che sentiva e viveva la conoscenza come atto di visione e annullamento del confine minuscolo della persona. La codificazione è iniziata intorno ai sedici-diciassette anni, grazie al filtro potente della Lettera del Veggente di Rimbaud.

A.M.: Qual è il tuo rapporto con la psicoanalisi ed in particolare con Carl Gustav Jung ed il concetto di ombra/daimon?

Claudio Borghi: Molto intenso, in tempi recenti, è stato il rapporto con Il Libro Rosso di Jung, opera di introspezione, superamento del sé fenomenico, rivelazione dell’enormità dell’essere che sta sotto la punta emersa della breve candela della coscienza. Gli studi sull’esoterismo, l’alchimia e il misticismo di Jung mi hanno molto affascinato, come quelli dello psicanalista junghiano James Hillmann, che sul tema dell’ombra/daimon ha incentrato Il codice dell’anima. Come dice un mio caro amico, il poeta Salvatore Martino, una poesia che non sia impregnata del mistero, dell’ombra del daimon, non ha senso di essere, si riduce a sterile ricamo, assenza di necessità, inutile maniera.

A.M.: L’immenso teatro della disperazione.” La consapevolezza di farne parte. L’angoscia profonda che invade come un’onda maestosa la terra. Se un approdo sicuro non è dato, dove potrà portarci questo peregrinare? Un’attesa dolce alla morte fisica?

Claudio Borghi: Vorrei precisare il contesto completo da cui è tratta la citazione che riporti, nella seconda sezione de L’attesa nel nulla: “La Bibbia rivela l’onda unica del problema: la sua radice è la cacciata dal paradiso terrestre e il suo cammino si snoda fino a Cristo. La Bibbia non risolve l’angoscia del singolo: la inserisce nell’onda unica: descrive l’immenso teatro della disperazione che si risolve in un grido sulla croce – quando, asciugatasi la marea, il padre pare troppo lontano – irrimediabilmente assente.”
Si tratta di un riferimento esplicito all’Antico testamento, alla disperazione generata dall’assenza del Padre, della luce della rivelazione. L’Antico testamento pare una immensa tragedia irrisolta, che si accende di possibile senso e si compie con la venuta e il sacrificio di Cristo. Lungi dal voler proporne una chiave di lettura in forma di escatologia cristiana, mi limito a suggerire che il libro alterna sinfonicamente modulazioni tragiche e alte tensioni meditative, che qua e là si appianano in improvvise illuminazioni, tra cui l’intuizione di Cristo come presente rapimento eterno, per cui il Verbo può essere concepito solo coniugandolo al futuro:
In principio era il verbo: queste le parole del mistico.
Strano inganno delle parole, che chiudono tutto nel tempo!
Cristo è il presente rapimento eterno – il verbo che nasce quando finisce il pensiero.
Il verbo è l’incontro tra la verità dell’uomo centrale, che parla di Dio, cerca e illumina una strada, e la verità indicibile del rapimento fuori dal centro, fuori dall’organismo, per la quale non esiste un linguaggio nell’essere.
Cristo è l’avvento della nuova lingua – la lingua che non dice.
Cristo deve ancora venire – è futuro in ogni momento della storia, per ogni popolo della Terra.
In principio era il verbo diventa, nella nuova lingua, il verbo sarà il principio. (Da L’attesa nel nulla, sezione 4)

A.M.: L’uomo diventa silenzioso come un albero o un animale, guarda il mondo con gli occhi di chi dentro tace.” Ritieni che sia possibile per tutti gli esseri umani giungere (e qui intendo nella dimensione spazio/temporale) a toccare questa quiete/nulla in contemporanea? Oppure questa è solo un’illusione che si ciba di speranza?

Claudio Borghi: Il tornare al nulla non è un rassegnarsi a una prospettiva sterilmente nichilista, ma uno spegnere l’io per sentirlo rinascere in altra forma. È un’esperienza accessibile a tutti, basta non pensare alla fine come distruzione, ma come rinnovamento. Cito alcuni passi successivi a quello che hai riportato tu, dalla sezione 3 de L’attesa nel nulla:
L’essere non è più la luce essenziale del mondo.
La sostanza si svuota di senso – perde vita – esce dalla filosofia.
L’organismo Uno appassisce e si scolora.
L’anima si contrae in voce che non dice, sospesa filtra la sostanza della mattina, espira un’aria che si sbianca.
Le parole nascono riempiendo la luce di forme.
Piano sbocciato in un discorso quasi intoccabile, in una musica senz’altro inudibile, affiora il centro come goccia dal nulla.
La sostanza pulsa, brilla in profondo come una gemma di limpidezza nuova – riducendosi a polvere di ali colorate – a un battito di farfalla luminosa.”

A.M.: “L’attesa del nulla” termina con il “Tema della rosa”, un insieme di prosa e versi nei quali la rosa è vista come la mente che pian piano si illumina. Se ora ti chiedessi un nome, quale mi proporresti?

Claudio Borghi: Il pensiero va, oltre al Juan Ramon Jimenez della Stagione totale, alla rosa, pura contraddizione, voglia/ d’essere il sonno di nessuno sotto così tante palpebre di Rilke, ma, soprattutto, alla Niemandsrose di Celan:
“Noi un Nulla
fummo, siamo, reste-
remo, fiorendo:
la rosa del Nulla,
la rosa di Nessuno
la cui tensione si ritrova nel finale del Tema della rosa:
“– dove finisce il cuore in eterno sollevarsi? 
in alto beve il nulla, sospeso
nel chiaro flutto senza forma,
in bianca estenuazione senza futuro
– in alto dunque l’ultima presenza del palpito?”

A.M.: Qual è la domanda che non ti ho fatto ed a cui avresti voluto rispondere?

Claudio Borghi: Da Muore l’uno, in Itinerario verso l’Ultimo: “L’estasi è una morte del tempo, dell’essere-tempo.”
Domanda: come può l’estasi essere una morte e generare vita?

A.M.: L’11 ottobre hai presentato “L’anima sinfonica”. Com’è andata?

Claudio Borghi: È andata molto bene. L’incontro, in cui sono stato affiancato dal critico Claudio Fraccari, si è svolto al Centro Baratta di Mantova: è durato quasi un’ora e mezza tra introduzione critica, commenti, letture di testi, in un silenzio tangibilmente e profondamente attento di un pubblico molto numeroso. Un’emozione inaspettata, visto che, data la complessità e densità dei testi, temevo un crollo dell’attenzione dopo al massimo mezzora.

A.M.: Come ti stai trovando con la casa editrice Negretto Editore? La consiglieresti?

Claudio Borghi: Benissimo. Consiglio caldamente ai lettori di avvicinarsi a una Casa Editrice che punta tutto sulla qualità delle opere e sulla crescita culturale dei lettori, investendo in testi di ricerca poetica e filosofica che, come dice Silvano, “verranno metabolizzati magari a distanza di anni, ma lasceranno un segno”. E questo è indubbiamente un atteggiamento di serietà, competenza, intelligenza e, soprattutto, grande coraggio. 

A.M.: Salutaci con una citazione…
Claudio Borghi: Il poeta è davvero un ladro di fuoco (le poète est vraiment voleur de feu)” - Arthur Rimbaud, da La lettera del Veggente

A.M.: Claudio, ti ringrazio per la tua disponibilità, dialogare con te su queste tematiche mi ha ricondotto al tuo “L’anima sinfonica” a cui dedicherò una nuova lettura. Augurandomi che in tanti possano abbeverarsi dei tuoi scritti, ti saluto con l’ultima strofa de “Tra le mille ore felici” di Novalis: “Chi ho visto, e chi alla sua mano/ mi apparve, non chieda nessuno,/ questo soltanto vedrò in eterno;/ e questa sola, tra tutte le ore/ della mia vita, serena e aperta/ starà per sempre, come le mie piaghe.

Written by Alessia Mocci


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Fonte

http://oubliettemagazine.com/2017/10/20/intervista-di-alessia-mocci-a-claudio-borghi-vi-presentiamo-il-libro-lanima-sinfonica/

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