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lunedì 15 febbraio 2010

Padri separati: Storia di mio figlio

Ciao CorrieredelWeb,

sono Ruggero (Roberto Dal Molin) di Facebook.

La mia storia è purtroppo comune a quella di ogni padre separato al quale viene sempre negata la geniorialità, dove in sede di giudizio quello che sostiene la moglie è sempre credibile, mentre quello che afferma l'uomo non è mai attendibile.
Dopo soli due mesi dall'udienza di separazione ho perso l'affido condiviso e due mesi fa sono pure stato condannato in primo grado per maltrattamenti in famiglia.

Mia moglie mi aveva denunciato perché gli avrei sferrato quattro ginocchiate all'addome.
Il referto del Pronto Soccorso relazionava "addome non dolente alla palpazione, nessun segno di percosse." Zero giorni di prognosi. La donna ha giustificato il fatto dicendo che pratico il karate, così mi sono ritrovato esperto in arti marziali senza mai essere stato iscritto in vita mia in una palestra.

Dopo l'accusa di essere pure un alcolizzato ho portato in testimonianza il medico specialista che mi cura da dieci anni perché soffro di una grave insuficienza epatica. Il professionista confermava che non ha mai rilevato uso di alcolici da parte mia negli ultimi dieci anni. Teste inattendibile. Mentre il padre e la madre della controparte testimoniavano che bevevo 5-6 bicchieri di vino a pasto. Loro sì attendibili.

Fin quì siamo nella "normalità", le cose si sono complicate quando mio figlio di 6 anni all'epoca mi rendeva partecipe delle continue attenzioni a carattere sessuale del quale era oggetto da parte del nonno materno, dirigente storico e figura carismatica dei Testimoni di Geova.
Cosa che denunciavo immediatamente al Consultorio Familiare di Monselice.
Mia moglie si schierò immediatamente e senza ripensamenti dalla parte del proprio padre difendendolo.
Fummo ascoltati, bambino compreso (!), da un'ispettrice di P.G. in un'aula del Tribunale Civile e Penale di Padova..
La denuncia fu immediatamente archiviata.

Ora dovrò rispondere della denuncia per calunnia che il TdG fece prontamente contro di me. Siamo alla fine del 2007.
All'inizio dell'anno dopo mio figlio non smetteva di parlare di queste attenzioni, confidandole all'interno dell'ambiente paterno.
Mia madre e mio fratello denunciavano a loro volta il nonno materno.
Archiviate pure quelle.

Ma il bambino stava vivendo un malessere tremendo, anche perché oltre alle molestie sessuali si lamentava pure delle percosse che puntualmente e per futili motivi il nonno non esitava a somministrargli.
In più il coinvolgimento sempre maggiore dei TdG che, avendo ricevuto il permesso dalla madre, lo torturavano psicologicamente, e tutt'ora continuano a farlo, per imporgli la loro fede.
Tant'è che il bambino riferiva anche alla maestra di italiano di prima elementare.
Il Dirigente Scolastico informava tempestivamente le Autorità.

Archiviato pure questo procedimento. A questo punto sono entrati in gioco i Servizi Sociali e da questo momento in poi la vita del bambino è stata letteralmente rovinata.
Per prima cosa l'assistente sociale dopo avermi parlato solo 15 minuti e senza nemmeno vedere il bambino ha redatto una relazione vergognosa mettendomi in bocca parole che non avevo mai pronunciato, poi si è recata presso l'abitazione di mia madre (la nonna paterna di ottant'anni) ammonendola di parlare ancora di presunta pedofilia da parte del nonno.
Il bambino in seguito è stato ascoltato da un centro specializzato dove ha ribadito la vicenda, ma questi hanno detto che parlava solo perché stava vivendo un profondo malessere dovuto ai litigi dei genitori.
Poi è stato ascoltato dal Neuropsichiatra infantile dei Servizi Sociali che ha definito il bimbo non credibile, peggio: che sono io che sobbillo il bambino con queste storie facendo ricorso presso il Tribunale per i Minorenni di Venezia per revocare la potestà genitoriale ad entrambi i coniugi, probabilmente con il domicilio del bambino presso la madre, il che vuol dire sempre ed ancora con il nonno.


Non sapendo più cosa fare per difendere mio figlio ho scritto un romanzo che comincia pure a riscuotere un discreto successo: Il Tormento di Pedì, edito da Altromondoeditore. Autore: Roberto Dal Molin. Di seguito il link:
http://www.altromondoeditore.com/shop/home/detail/653

Con lo pseudonimo Roberto Dal Molin ho aperto una pagina su Facebook dove ci sono parecchi altri link.
La settimana prossima verrà trasmessa in una tv regionale un'intervista per la presentazione del libro.

Lunedì 18 gennaio è stato pubblicato un articolo nel Gazzettino di Padova, di seguito il link:
http://carta..ilgazzettino.it/MostraStoria.php?TokenStoria=229289&Data=20100118&CodSigla=PD

Molti mi dicono che sembro un personaggio di Servantes, che non posso combattere contro questi poteri forti, che ho perso in partenza. Sarà pur vero ma per l'integrità di mio figlio ed il mio dovere di padre devo prima verificarlo, giocandomi tutte le carte possibili compresa l'opzione mediatica, che certamente disturberà sia i Servizi Sociali sia i TdG.


Ruggero (Roberto Dal Molin)

sabato 29 agosto 2009

Amore vietato. Legge sicurezza introduce divieto di sposarsi con stranieri irregolari.

VIETATO AMARSI: PRONTA BATTAGLIA LEGALE CONTRO LA LEGGE SULLA SICUREZZA

Giovanni D'AGATA componente del dipartimento Tematico "Tutela del Consumatore" di Italia dei Valori pronto ad una battaglia legale contro la grave discriminazione attuata con l'art. 1 comma 15 della Legge 94/09

Quando all'inizi dello scorso maggio il Presidente del Consiglio on. Silvio Berlusconi dichiarava di non volere un'Italia multietnica, aveva certamente ben chiaro il quadro che si sarebbe prospettato dopo l'entrata in vigore del Disegno di Legge n. 733-B entrato prepotentemente nelle cronache nazionali e non solo specie dopo le tragiche storie degli estivi naufragi come "Legge sulla Sicurezza".

Un articolo di legge, forse il meno conosciuto e pubblicizzato, conteneva in sé il germe del più terribile, odioso razzismo e della più bieca xenofobia: impedire i matrimoni con stranieri irregolari e tra questi, quindi, gran parte dei matrimoni misti.

Il concetto per il Governo era semplice e di facilissima attuazione. Bastava modificare l'articolo del codice civile (ndr il 116 comma primo) che disciplinava l'unica condizione per lo straniero per contrarre un regolare matrimonio nel Nostro Paese ossia la necessità del "nulla osta" da parte dell'Autorità competente nel suo paese ed il gioco razzista e xenofobo poteva essere fatto in un sol colpo!

Se all'articolo fosse stata data la stessa risonanza di tutti gli altri obbrobri anche meno gravi fra tutti quelli contenuti nel cosiddetto "pacchetto sicurezza" - parafrasando il mio Presidente di partito -l'opinione pubblica avrebbe replicato a chiare lettere: "che c'azzecca il matrimonio con la sicurezza?" ed alla domanda il Ministro dell'Interno Maroni o chi per lui avrebbe probabilmente risposto "lo abbiamo fatto perché volevamo impedire tutti i matrimoni di facciata che in realtà servivano a regolarizzare immigrati clandestini!".

Ed allora è spontaneo chiedersi quanti di questi matrimoni sono stati fatti in Italia? Il Governo aveva delle statistiche dei dati empirici? Era incapace di controllare questo presunto fenomeno o in realtà la nuova norma serviva ad altro e nascondeva in realtà l'embrione dell'intolleranza?

Qualsiasi sia la ratio della legge a quale fine questa sia indirizzata fatto stà che la stessa crea una grave discriminazione anche per quei cittadini italiani che hanno trovato l'amore in qualcuno che hanno deciso di sposare e che purtroppo non potranno amare liberamente e senza preoccupazioni non potendosi "vincolare" consensualmente per la vita davanti ad un pubblico ufficiale dello Stato italiano.

La famiglia cellula fondamentale del Paese istituzionalizzata nella e con la Nostra Costituzione negli articoli 29 e seguenti, appare violata nella Sua intima essenza attraverso una norma che per Giovanni D'AGATA componente del dipartimento Tematico "Tutela del Consumatore" di Italia dei Valori, appare ictu oculi incostituzionale.

Per questi motivi Giovanni D'AGATA, ritiene opportuno informare l'opinione pubblica che a breve verranno avviate le prime azioni legali e promette una dura battaglia di Giustizia al fine di veder cancellata questa odiosa norma razzista che offende il Nostro Ordinamento giuridico e costituzionale ma soprattutto la Nostra stessa idea di Società.

Lecce, 28 agosto 2009

Giovanni D'AGATA

Componente dipartimento

Tematico Nazionale

"Tutela dei Consumatori"


Sede Provinciale "Italia dei Valori" di Lecce – V. le Lo Re n. 22 – 73100 - LECCE


www.idvlecce.com - tel. 388/9411240 - e mail: dagatagiovanni@virgilio.it

lunedì 20 luglio 2009

Cainolandia: razzismo a norma di legge

Cerco di dirlo pacatamente, quanto più posso, ma debbo dirlo ad alta voce perché mi accade frequentemente che amiche e amici mi domandino (ed io lo domandi a me stesso) cosa significhi essere cattolico; e ne parlo in pubblico perché oggi più che in tante altre occasioni sento il bisogno di far parte di un gruppo che non accetta di vivere passivamente la storia.
E dunque grido: se pensassi ancora, come un tempo, che essere cattolico vuol dire prestare ossequio all'istituzione vaticana (lo stato-Santa Sede, la burocrazia ecclesiastica, il centro di potere che si incarica di tradurre il vangelo in diplomatichese, sbiadendone il significato), allora preferirei considerarmi cristiano in diaspora, lontano da ogni denominazione.
In queste ore, infatti, sono travolto da un sentimento che è più che indignazione o rabbia o sconforto: la parola esatta per qualificarlo è schifo.
Molte delle persone che condividono la mia fede, spesso tormentata e confusa ma non ignobile (spero) nella sua ricerca di coerenza, hanno probabilmente già compreso a quale sciagurato evento mi riferisco.
Il Parlamento italiano ha votato l'altro giorno il famoso "pacchetto" sulla sicurezza, e subito tutte le associazioni cristiane che, con compe- tenza e generosità si occupano di migranti, hanno non solo dichiarato ma mostrato come esso sia del tutto inadatto allo scopo e destinato, invece, certamente, a generare una grande massa di dolori e di problemi; come esso sia, per darne una definizione assolutamente adeguata, non soltanto razzista ma nazistizzante.
Ed ecco intervenire il Vaticano. Per confermare la denunzia e assicurare che la Chiesa intera, congregata intorno al suo fondatore, il quale non esitò a identificarsi nei poveri ("Ero straniero e tu mi hai ospitato…") difenderà in tutti i modi la causa dei poveri giunti fra noi spinti dalla miseria? Nient'affat-to: per chiarire, invece, che le critiche al provvedimento non proveni-vano dalla Santa Sede.
Dichiarazione inoppugnabile. Il Vaticano aveva evidentemente molte altre cose cui pensare. Ma come non essere certi che essa sarebbe stata interpretata come autorevole e quasi definitiva delegittimazione dei dissenzienti? Questa lettura la trasmettono difatti a catena tutti i tiggì e la stampa del governo.
La maggioranza sghignazza: vedete? La Chiesa (quella che conta, il Papa e i cardinali) non hanno niente da dire, dunque sono con noi, e i cattolici insorti contro la legge sono i soliti esaltati (o comunisti).
Mi sono occupato per tanti anni, da giornalista, di informazione religiosa e so bene che cosa a chi gli domandasse perché risponderebbe il fariseo con lo zucchetto rosso che ha dato ordine di diffondere quella precisazione. Direbbe che una cosa è la Santa Sede, presenza statuale che si occupa di questioni internazionali; e un'altra cosa è la Chiesa articolata nelle sue presenze territoriali e delegata a occuparsi di problemi "locali"; che la Santa Sede, il Vaticano, patteggia i concordati, diffonde principi generali, non interviene pubblicamente in questioni nazionali. Non bisogna confondere – direbbe sorridendo l'alto prelato - diplomazia e profezia.
Naturalmente è così soltanto dal punto di vista formale, almeno per quanto riguarda l'Italia. Siamo in molti, penso, a ricordare con quale pesantezza "alti" abitatori dei Sacri Palazzi siano intervenuti sul "caso Englaro". Se qualcuno si preoccupò allora che la Santa Sede venisse coinvolta nel dibattito in quanto tale, quella volta i farisei in zucchetto rosso si guardarono bene dal dire che il Vaticano non c'entrava… Certi silenzi e certe informazioni non richieste sono manovrate accuratamente, razionalmente, addirittura sapientemente.
Ma poiché - è un dato di fatto - la Chiesa o è profetica o è una misera centrale di potere, quando ascolta più la voce della "prudenza" che quella dello Spirito Santo, la burocrazia vaticana rivela una sconcertante aridità di sentimenti, una mancanza di "pietas" che allontana masse crescenti di cattolici e conferma nel loro rifiuto quelli che, spesso dolorosamente, si sono allontanati.
Questa volta, a me pare, il chiamarsi fuori è particolarmente disgu-stoso perché gravissimo è quanto è accaduto.
Non è un fatto "locale", è un fatto d'importanza universale. Un intero Paese, a maggioranza cattolica, almeno nei censimenti, si dà, attraverso il suo parlamento, una legge, intrinsecamente ma con ogni evidenza, anticristiana.
Dal 2 luglio 2009 l'Italia potrebbe mutare nome e chiamarsi Cainolandia perché è la legge dell'odio quella che è stata approvata sotto il controllo governativo del voto di fiducia.
Una vena di autentica crudeltà corre per i suoi articoli. Per farne qualche esempio. la puerpera clandestina la quale ricorra a una struttura pubblica sanitaria per partorire non potrà riconoscere anagraficamente il suo bambino (che potrà dunque esserle sottratto e dato in adozione, a questa ferocia neppure Hitler era arrivato!); l'entità delle multe che l'immigrato dovrebbe pagare è fuori dalle possibilità economiche di qualunque lavoratore "manuale". Non devono arrivare nuovi stranieri e sarebbe bellissimo se anche gli altri se ne andassero o, nel caso rimanessero " si decidessero a stare "al loro posto". Benvenuto in Cainolandia, presidente Obama figlio di un nero; benvenuto presidente Sarkozy, figlio di immigrato…
Il Bel Paese è dal 2 luglio 2009 una terra il cui popolo dichiara per legge che un milione di persone deve andarsene immediatamente o rendersi invisibile: comprese, perché il delitto di "clandestinità" riguarda non solo l'immigrazione ma anche il soggiorno, quelle badanti e colf che oggi integrano la vita di tante famiglie. Criminali anche loro: e non conta che molte di loro e le loro datrici di lavoro stiano da tempo cercando una regolarizzazione. Criminali anche i profughi politici. Che c'entriamo noi, con le loro beghe?
Se i clandestini non se ne andranno rapidamente (e dove? E come?), se i giudici, magari opportunamente stimolati da delatori in camicia verde, dispenseranno gran numero di condanne, le carceri del nostro paese, già in situazione di collasso, si trasformeranno rapidamente in lager. Così i centri di espulsione. Aumenterà il numero degli aborti. Si aprirà ben presto un conflitto tra le forze dell'ordine, alle quali il governo nega basilari finanziamenti e le ronde degli aspiranti sceriffi, desiderosi di provare i loro muscoli e le loro mazze da baseball sui nuovi sottouomini.
Un popolo che si dà leggi del genere cambia l'antropologia mondiale, tanto più se era ricco di tradizioni di civiltà e di realtà religiose. Il Papa è tedesco e forse non può cogliere in tutta la sua virulenza questa ideologia della paura, questa voglia di far del male a chi involontaria-mente ossessiona un'insicurezza che è, innanzi tutto, perdita di identità in un mondo in mutamento, questo antico simbolismo pre-cristiano per cui il forestiero è per definizione un nemico. Ma la Santa Sede, il Vaticano e – ahimé - la Conferenza episcopale italiana non possono pensare di avere parlato ai credenti con chiarezza. La preoccupazione di nuocere a un governo amico, a un PdL definito dall'"Osservatore Romano" singolarmente adatto a difendere i valori cristiani, la stessa preoccupazione che ha soltanto bisbigliato la deprecazione ecclesiastica per i festini cavallereschi, anche stavolta è prevalsa sulla necessità della chiarezza. Come avvenne, purtroppo, per il fascismo e per il nazismo, il "Non ti è lecito!" del Battista e di Ambrogio, sembra eccessivo ai porporati benpensanti, i discorsi dei vertici ecclesiastici sono ancora una volta sussurri talmente vaghi che per risultare comprensibili bisogna studiarli a lungo. Potranno forse essere citati come alibi nel futuro. Nell'oggi, accanto al pianto dei respinti, appaiono mormorii timorosi di disturbare.
(Ma è venuta domenica. Molti parroci, salendo all'altare, hanno preso impegno, davanti alla loro comunità (o addirittura insieme con la loro comunità) di violare la legge leghista tutte le volte che il Vangelo lo richieda. E noi?
Ettore Masina

Pax Christi, movimento internazionale cristiano per la pace, ha diffuso un comunicato che mi sembra importante:
IL RAZZISMO È ORMAI «A NORMA DI LEGGE»
«Ero straniero e mi avete accolto» (Mt 25,35). La Parola di Cristo porta a compimento la logica della Scrittura dal Levitico 19,33-34 – «Tratterete lo straniero che risiede fra voi come colui che è nato fra voi; tu l'amerai come te stesso», al Deutoronomio 10,19 – «Amate lo straniero perché anche voi foste stranieri nel paese d'Egitto», alla Lettera agli Ebrei 13,2 – «Non dimenticate l'ospitalità, perché alcuni, praticandola, hanno ospitato senza saperlo degli angeli». Dolore e orrore.
Il 2 luglio 2009 è stata votata una legge che rompe l'unità della famiglia umana e ne offende la dignità, prende piede l'idea che esistano esseri umani di seconda e terza categoria , un popolo di «nonpersone», di esseri umani, uomini e donne invisibili. É una perdita totale di senso morale e di sentimento dell'umano; questo accade, nel nostro paese che ha prodotto milioni di emigranti.
La legge «porterà solo dolore», osserva Agostino Marchetto del Pontificio Consiglio dei Migranti. Il dolore nasce dall'orrore giuridico e civile del «reato di clandestinità», dall'idea del povero come delinquente e della povertà come reato. La legge votata non è solo contraria alla nostra Costituzione ma a tutta la civiltà del Diritto. Punisce una condizione di nascita, l'essere straniero, invece che la commissione di un reato. Dichiara reato una condizione anagrafica. Infermieri, domestiche, badanti, lavoratori (vittime spesso di morti nei cantieri) o persone in cerca di lavoro e di dignità diventano delinquenti.
A questo punto, quanti stranieri frequenteranno un servizio sociale o si rivolgeranno, se vittime della "tratta", ad associazioni volontarie o istituzionali, forze di Polizia comprese, oggi messe in un angolo dalla diffusione delle cosiddette "ronde"?
Quanti stranieri andranno a far registrare una nascita, si presenteranno in ospedale per farsi curare? Quali gravi conseguenze questo potrà produrre sulla salute di tutti i cittadini è già stato evidenziato da moltissime associazioni di medici.
Siamo il paese di Caino?
Abbiamo una legge cattiva che ostacola i matrimoni, rompe l'unità delle famiglie. Si introduce il divieto per le donne straniere, in condizioni di irregolarità amministrativa, di riconoscere i figli da loro stesse generati che diverranno "figli di nessuno", potranno essere sottratti alle madri e messi nelle mani dello Stato.
Neanche il fascismo, hanno rilevato alcuni scrittori, si era spinto fino a questo punto. Infatti le leggi razziali del 1938 non privavano le madri ebree dei loro figli, né le costringevano all'aborto per evitare la confisca dei loro bambini da parte dello Stato. La legge è pericolosa perché accrescerà la clandestinità che dice di combattere, favorirà il "si salvi chi può", darà spazio alla criminalità organizzata, aumentando l'insicurezza di tutti.
Non c'è futuro senza solidarietà.
La legge, tra l'altro, è inutilmente crudele, ricorda don Ciotti. Ci fa tornare ai tempi della discriminazione razziale. É una forma di accanimento contro i poveri anche se la povertà più grande, oggi, è la nostra: povertà di coraggio, di umanità, di capacità di scommettere sugli altri, di costruire insieme una sicurezza comune.
La sicurezza basata sulla paura sta diventando un alibi per norme ingiuste e dannose, per scaricare il malessere di molti italiani sugli immigrati, capro espiatorio della crisi, bersaglio facile su cui sfoghiamo il tramonto di ogni etica condivisa e della testimonianza cristiana.
La tutela della vita e della dignità umana va assunta nella sua interezza per tutti e in ogni momento dell'esistenza.
«Non c'è futuro senza solidarietà» scrive il cardinal Tettamanzi. Non c'è sicurezza senza l'aiuto reciproco, senza l'esercizio dei diritti e dei doveri dentro un'azione comune per il bene comune. Costruire comunità e città conviviali. Benedetto XVI da tempo ci invita come comunità ecclesiale a diventare «casa ospitale per tutti, segno e strumento di comunione per l'intera famiglia umana». Per il Papa ogni comunità cristiana deve «aiutare la società civile a superare ogni possibile tentazione di razzismo, di intolleranza e di esclusione [...]. Solo nella reciproca accoglienza di tutti è possibile costruire un mondo segnato da autentica giustizia e pace vera» (Angelus 17 agosto 2008).
Invitiamo, quindi, le comunità cristiane e tutti gli operatori di pace a mobilitarsi per costruire la pace nella vita quotidiana spesso prigioniera di solitudini, governata dalla paura e coinvolta in progetti tribali e autoritari. La gloria di Dio. Nessuno ci è straniero anche perché la distanza che ci separa dallo straniero è quella stessa che ci separa da noi stessi e la nostra responsabilità di fronte a lui è quella che abbiamo verso la famiglia umana amata da Dio, verso di noi, pronti a testimoniare la profezia del Risorto che annuncia la pace. «Dio non fa preferenze di persone» (Atti 10,34, Romani 2,11 e 10,12; Galati 2,6 e 3,28; Efesini 6,9; 1 Corinti 12,13; Colossesi 3,11) poiché tutti gli uomini hanno la stessa dignità di creature a Sua immagine e somiglianza. Poiché sul volto di ogni uomo risplende qualcosa della gloria di Dio, la dignità di ogni uomo davanti a Dio sta a fondamento della dignità dell'uomo davanti agli altri uomini (Compendio della dottrina sociale n. 144). Questi nostri giorni sono difficili ed oscuri. É stata oscurata la gloria di Dio.

dal sito www.ettoremasina.it


segnalato da Cristina
Go n-eírí an bóthar leat.
May the road rise with you.
Che la strada cresca con te.

website http://www.sustourism.ie

venerdì 3 luglio 2009

No alle leggi razziali



Oltre 9000 firme in un giorno contro il ddl sicurezza

"No alle leggi razziali"

Oltre 10mila firme contro il ddl sicurezza

Camilleri, Tabucchi, Maraini, Fo, Rame, Ovadia, Scaparro, Amelio, Wu Ming: Appello contro il ritorno delle leggi razziali in Europa



Alla cultura democratica europea e ai giornali che la esprimono

Le cose accadute in Italia hanno sempre avuto, nel bene e nel male, una straordinaria influenza sulla intera società europea, dal Rinascimento italiano al fascismo.
Non sempre sono state però conosciute in tempo.
In questo momento c'è una grande attenzione sui giornali europei per alcuni aspetti della crisi che sta investendo il nostro paese, riteniamo, però, un dovere di quanti viviamo in Italia richiamare l'attenzione dell'opinione pubblica europea su altri aspetti rimasti oscuri. Si tratta di alcuni passaggi della politica e della legislazione italiana che, se non si riuscirà ad impedire, rischiano di sfigurare il volto dell'Europa e di far arretrare la causa dei diritti umani nel mondo intero.
Il governo Berlusconi, agitando il pretesto della sicurezza, ha imposto al Parlamento, di cui ha il pieno controllo, l'adozione di norme discriminatorie nei confronti degli immigrati, quali in Europa non si vedevano dai tempi delle leggi razziali.
È stato sostituito il soggetto passivo della discriminazione, non più gli ebrei bensì la popolazione degli immigrati irregolari, che conta centinaia di migliaia di persone; ma non sono stati cambiati gli istituti previsti dalle leggi razziali, come il divieto dei matrimoni misti.
Con tale divieto si impedisce, in ragione della nazionalità, l'esercizio di un diritto fondamentale quale è quello di contrarre matrimonio senza vincoli di etnia o di religione; diritto fondamentale che in tal modo viene sottratto non solo agli stranieri ma agli stessi italiani.
Con una norma ancora più lesiva della dignità e della stessa qualità umana, è stato inoltre introdotto il divieto per le donne straniere, in condizioni di irregolarità amministrativa, di riconoscere i figli da loro stesse generati. Pertanto in forza di una tale decisione politica di una maggioranza transeunte, i figli generati dalle madri straniere irregolari diverranno per tutta la vita figli di nessuno, saranno sottratti alle madri e messi nelle mani dello Stato. Neanche il fascismo si era spinto fino a questo punto. Infatti le leggi razziali introdotte da quel regime nel 1938 non privavano le madri ebree dei loro figli, né le costringevano all'aborto per evitare la confisca dei loro bambini da parte dello Stato.
Non ci rivolgeremmo all'opinione pubblica europea se la gravità di queste misure non fosse tale da superare ogni confine nazionale e non richiedesse una reazione responsabile di tutte le persone che credono a una comune umanità. L'Europa non può ammettere che uno dei suoi Paesi fondatori regredisca a livelli primitivi di convivenza, contraddicendo le leggi internazionali e i principi garantisti e di civiltà giuridica su cui si basa la stessa costruzione politica europea.
È interesse e onore di tutti noi europei che ciò non accada.
La cultura democratica europea deve prendere coscienza della patologia che viene dall'Italia e mobilitarsi per impedire che possa dilagare in Europa.
A ciascuno la scelta delle forme opportune per manifestare e far valere la propria opposizione.

Andrea Camilleri, Antonio Tabucchi, Dacia Maraini, Dario Fo, Franca Rame, Moni Ovadia, Maurizio Scaparro, Gianni Amelio

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http://temi.repubblica.it/micromega-online/camilleri-tabucchi-maraini-fo-rame-ovadia-scaparro-amelio-appello-contro-il-ritorno-delle-leggi-razziali-in-europa/

sabato 13 giugno 2009

Doppio cognome: buone notizie dalla Camera, una storia infinita che deve arrivare ad una legge moderna!

Doppio cognome: buone notizie dalla Camera, una storia infinita che
deve arrivare ad una legge moderna!

Dichiarazione della sen. Donatella Poretti, Radicali-Pd, componente
Commissione bicamerale per l'Infanzia

Buone notizie per la possibilita' di lasciare ai propri figli anche il
cognome materno, e piu' in generale il doppio cognome, arrivano dalla
Commissione Giustizia della Camera dei Deputati. Il 9 giugno e'
infatti stato depositato il testo unificato da parte della relatrice,
nonche' presidente della stessa commissione Giulia Buongiorno (1).
Nell'ultima seduta il Governo ha preannunciato di fornire un parere,
confidiamo che sia positivo e che arrivi gia' martedi' 16 giugno
quando e' di nuovo all'ordine del giorno. In particolare siamo
fiduciosi che il sottosegretario Maria Elisabetta Alberti Casellati
sappia far valere la necessita' di adeguare la nostra legislazione
come richiesto da una sentenza della Consulta e dal rispetto di
convenzioni internazionali e nel rispetto delle pari dignita'
uomo-donna.

Se fino ad oggi il cognome dell'uomo, marito o genitore, ha sempre
prevalso, persino come consuetudine anche nei casi in cui la legge
taceva, come nel caso dei figli nati nell'ambito del matrimonio, e'
necessaria una modifica che rispecchi non solo i cambiamenti di
costume avvenuti nella societa' ma che prenda anche atto
dell'uguaglianza uomo-donna.
Nel caso di un figlio nato dentro il matrimonio, o riconosciuto da
entrambi i genitori, la consuetudine di una societa' patriarcale e
maschilista ha sempre dato per scontato che il cognome fosse quello
del padre. La Corte costituzionale, con la sentenza n. 61 depositata
il 16 febbraio 2006, ha ammesso che l'attribuzione ai figli del
cognome del padre e' retaggio di una tramontata potesta' patriarcale
ma non e' possibile dichiarare illegittima una legge che solo il
Parlamento puo' cambiare. La Consulta ha dunque dichiarato
inammissibile la questione sollevata dalla Corte di Cassazione e non
ha potuto dar ragione a una coppia che richiedeva il riconoscimento
per il figlio del cognome materno. Intervenire su una questione del
genere, avvertono i giudici, esorbita dalle competenze della Corte,
non potendo risolvere scelte discrezionali che puo' e deve fare solo
il Parlamento. Ecco l'urgenza e la necessita' di un intervento
legislativo che avvicini l'Italia alle legislazioni degl
i altri
Paesi europei e ci metta in regola con le convenzioni internazionali,
come quella adottata a New York il 18 dicembre 1979, ratificata ai
sensi della legge 14 marzo 1985, n. 132, con cui l'Italia si e'
impegnata ad eliminare ogni discriminazione nei confronti della donna
in famiglia, compresa quella relativa alla scelta del cognome.

(1) http://www.camera.it/_dati/leg16/lavori/bollet/200906/0609/html/02//allegato.htm#34n1

Sen. Donatella Poretti - Parlamentare Radicale -Partito Democratico
Roma, Palazzo Cenci, piazza Sant'Eustachio 83, tel.0667063265, fax 0667064771
Firenze, via cavour 68, Tel. 0552302266 Fax 0552302452

lunedì 12 gennaio 2009

DONNE TRA DISCRIMINAZIONE E PARI OPPORTUNITA’

DONNE TRA DISCRIMINAZIONE E PARI OPPORTUNITA’
La questione dell’uguaglianza
di Laura Tussi

Il principio di uguaglianza, pensato per eliminare le differenze tra uomini, non contempla le donne nel proprio immaginario politico.
Le donne sono assenti dall'ambito pubblico, ossia dalla sfera politica a cui il modello egualitario indirizza il suo slancio rivoluzionario, in quanto le donne risultano visibili solo nella sfera domestica. Questo fenomeno non si può definire un'esclusione accidentale del mondo femminile nell'evoluzione del processo storico, in cui l'uguaglianza, solo con il tempo, si è estesa a tutta l'umanità. Al contrario si tratta proprio di un'esclusione primaria inscritta nel principio maschile. Quindi il principio di uguaglianza rafforza la naturale dicotomia sessuale tra un ambito pubblico maschile e una sfera domestica femminile che riduce le donne a soggetti impensabili, quindi non soggetti.
Di conseguenza, l'immaginario patriarcale influenza l'attualità e la contemporaneità attribuendo alle donne solo ambiti domestici e non politici, intendendo come ambito domestico tutte le situazioni di subalternità a cui il mondo femminile è costretto. Quindi l'attuale tendenza ad escludere le donne dal potere reale e subordinarle alle decisioni maschili, anche negli ambiti politici, indica il sostanziale fallimento del modello egualitario. Infatti il modello egualitario fonda la sua ragione d'essere, il suo principio formale, sull'ordine simbolico patriarcale. La forma stessa del modello egualitario palesa un estremo paradosso che consiste sostanzialmente nella logica che vuole conciliare l'esclusione con l'omologazione.
Nelle carte costituzionali odierne, il principio di uguaglianza dichiara che tutti i cittadini sono uguali senza differenza di sesso. Quindi l'eguaglianza vuole comprendere anche le donne, ma le comprende nel senso propriamente etimologico del termine, ossia le prende dentro come se fossero uomini, anche se sono donne in tutti gli aspetti pratici e simbolici. Questa presunta in-clusione e com-prensione consiste essenzialmente in un'omologazione dell'identità femminile al paradigma maschile su cui è imperniato il principio di uguaglianza. La differenza sessuale femminile viene così eliminata e assunta come un aspetto da ignorare. Di conseguenza le donne sono primariamente escluse e in seguito incluse tramite un pensiero omologante che prescinde dalla differenza sessuale come valore intrinseco.
Il principio di uguaglianza vorrebbe porre rimedio alla discriminazione sessista, perché è incompatibile con gli ideali di libertà e democrazia che dovrebbero caratterizzare la modernità. Infatti l'uguaglianza formale in realtà non corrisponde a una parità sostanziale.
Il paradigma fondamentale di uguaglianza, contenuto negli attuali documenti costituzionali, eliminando la differenza sessuale femminile e omologando le donne agli uomini, si contraddice evidentemente e coerentemente, rispetto ad un modello emblematico di carattere patriarcale che insiste nel ridefinire la differenza sessuale femminile entro i parametri e gli stereotipi dell'economia binaria. Quindi anche nel nuovo modello egualitario il sessismo implicito si accompagna ad un insito razzismo. Il razzismo esplicito ed evidente, assumendo le differenze in termini di inferiorità, risulta sostituito da una discriminazione razzista insita e implicita che presume di ignorare le differenze in una logica omologante e livellatrice.
Le società multietniche come gli Stati Uniti d'America e l'Europa del nord conoscono il problema principale che consiste nella contraddizione e impossibile conciliazione tra un modello che valorizza e tutela le differenze e una paradigma teorico e omologante che le elimina.
L’esempio del chador
Il chador appartiene a una differenza culturale, religiosa, etnica da valorizzare e tutelare, secondo il modello multietnico, mentre secondo la prospettiva egualitaria, il velarsi il volto contraddice la verificabilità dell'identità che rappresenta una regola fondamentale nella società democratica occidentale, in quanto il velarsi il volto indica l'aspetto sessista della cultura musulmana, inammissibile da un contesto democratico che ostacola ogni forma di discriminazione. Di conseguenza la questione risulta complessa dal punto di vista del modello egualitario occidentale e sostanzialmente irrisolvibile. Questa complessità dipende da un orizzonte di pensiero che non riesce a conciliare il concetto di differenza.
Il modello esplicitamente discriminatorio e gerarchico del passato, espresso in tutta la storia del pensiero filosofico, cede il posto al paradigma egualitario del mondo presente. Infatti con il paradigma dell'uguaglianza si esplicita palesemente la contraddizione del soggetto che ha sempre tradotto in universalità la propria parzialità, in quanto decidendo che l'atteggiamento discriminatorio è un fattore negativo, la logica antidiscriminatoria del modello egualitario si tramuta necessariamente in omologazione, com-prensione e conseguente appiattimento delle differenze.
1“Se la ragazza musulmana si toglie il chador e si comporta come una ragazza europea, il problema sparisce.
Se la gente di colore si conforma al paradigma dei bianchi, la pelle scura rimane, ma diventa più accettabile.
Se le donne stanno a casa e fanno le buone mogli, la società funziona al suo meglio.
Se invece si ostinano a prendere sul serio il principio di uguaglianza e vogliono lavorare, far politica eccetera, allora adottino perlomeno il paradigma maschile di comportamento già collaudato in questi ambiti”.
La questione dell'uguaglianza risulta collegata al fenomeno della globalizzazione e al destino del mondo intero.
Naturalmente la pratica editoriale dei libri di testo scolastici non può risolvere tale problema, ma è comunque suo dovere segnalarlo. Occorre segnalare che la storia della cultura si sviluppa su parametri maschili e paradigmi patriarcali. La storia della filosofia e della psicanalisi si evolvono su pretesti prettamente maschili e su modelli androcentrici.
La questione dell'uguaglianza riguarda soprattutto il problema della differenza sessuale. Naturalmente non si vuole in questa sede criticare aspramente il principio di uguaglianza.
Infatti l'ammissione delle donne nelle strutture che tramandano ed elaborano il sapere, si deve al principio di uguaglianza, come anche l'emergere della discriminazione razzista e sessista come problema.
Quando il paradigma egualitario corregge gli effetti più pervasivi della discriminazione, esso risulta un fattore positivo effettivo nella storia del pensiero occidentale, sui cui valori anche la scuola europea si basa ed è quindi legittimo che li difenda.
Attraverso le politiche delle pari opportunità, come innovativo approccio critico, il principio di uguaglianza è stato costretto ad ammettere i propri limiti applicativi e ad autocorreggersi. Infatti se l'uguaglianza e la parità significano essere uguali al paradigma maschile, risultano già avvalorati il razzismo e il sessismo.
La scuola europea rappresenta l'esempio evidente della modalità latente di imposizione del paradosso egualitario, in quanto la società non si trasforma, non cambia e si arrocca su stereotipi patriarcali, attribuendo all'identità maschile un ruolo privilegiato, e a quella femminile un ruolo di subordinazione.
Il modello universale dell'eccellenza umana, imperniata sulla centralità del soggetto maschile, comprende e informa incessantemente e continuamente, il pensiero, i contenuti, gli atteggiamenti che vengono trasmessi anche quando la discriminazione esplicita diventa latente, nascosta, occulta, traducendosi in ormai esacerbate e note dinamiche di segregazione. Infatti il mondo scolastico, la scuola in primis, continuano a trasmettere gli stereotipi più consueti e banali del maschile e del femminile, limitandosi a suffragare e diffondere, in modalità non certo marginali, i messaggi sessisti provenienti dal mondo televisivo, risultato della diffusione di un pensiero unico e omologante, intriso di vanità, futilità, dove la politica si riduce a mera immagine e ad apparenza vana, vacua ed effimera, in cui la donna diventa l'oggetto del mercato pervasivo di un edonismo ed estetismo decadente, fini a se stessi, propugnati ad oltranza, per sostenere un potere economico e politico privo di sussistenza reale, che ostenta un capitalismo scontato e ormai non più sufficientemente garantista. Infatti l'elaborazione logica che considera l'androcentrismo come universalità è il risultato della trasmissione scolastica di codesti stereotipi discriminatori.
Il compito dell'editoria scolastica dunque non sembra essere facile, in quanto non deve prescindere dal principio di uguaglianza che contraddistingue la società contemporanea e deve utilizzare tale principio per confutare gli assunti discriminatori, sessisti e razzisti del passato, ma adottando un'analisi critica del principio stesso di uguaglianza che ne confuti e ne problematizzi il retaggio patriarcale, sessista e razzista latente.
La teoria femminista
La critica femminista ha confutato i contenuti patriarcali del principio di uguaglianza come il carattere prevalentemente androcentrico della storia del pensiero e della tradizione.
La prima intellettuale del pensiero femminista è Mary Wollstonecraft che, in epoca illuminista, addita le ingiustizie e le discriminazioni sessiste del patriarcato, chiedendo che il principio di uguaglianza venga esteso alle donne, da cui scaturiscono le denunce della rivoluzionaria Olympe de Gouges e si definisce la teoria emancipazionistica del femminismo, che viene accolta dagli intellettuali democratici perché pretende la vera attuazione del modello egualitario. Questa fiducia nel principio di uguaglianza palesa e dimostra l'ineguaglianza nella società moderna come retaggio atavico del processo storico.
Luce Irigaray è una delle esponenti della teoria femminista contemporanea che con le sue teorie rivoluzionarie si impone in modo decisivo e pregnante nella storia del pensiero femminista, in quanto introduce la categoria interpretativa di “differenza sessuale” che rivoluziona la ricerca neofemminista.
Una categoria proveniente dal pensiero angloamericano è quella di genere, un paradigma culturale corrispondente agli stereotipi del maschile e del femminile, distinguendosi dal sex interpretato come la semplice dimensione biologica fra i due sessi.
La teoria femminista risulta molto ampia e articolata e concorde nel denunciare e confutare la tradizione e i saperi fondati su categorie di pensiero androcentriche.
L'articolazione della teoria femminista incrocia tutte le scuole di pensiero moderne e postmoderne, in quanto si declina trasversalmente in tutte le discipline, dalla storia, alla filosofia, dall'antropologia, alla psicanalisi.
In Italia particolarmente si registra la difficoltà di estensione delle teorie femministe, per l'assenza di ricezione dell'elaborazione femminista a livello istituzionale, che ha determinato un'involuzione nella produzione di manuali e libri di testo, indicanti il pensiero e la storia dell'evoluzione del pensiero di carattere femminista.
In altri paesi e negli stati uniti, l'attivazione a livello universitario degli Women’s studies o Gender’s studies ha facilitato l'elaborazione di testi antologici, divulgativi del pensiero femminista e ha valorizzato ambiti di ricerca ermeneutica sulla storia del pensiero femminista, anche in antologie tematiche e manuali di testo. 2“L'espulsione del sapere femminista dall'organigramma di saperi trasmessi alle nuove generazioni è infatti una palese contraddizione per un sistema educativo come quello italiano che si preoccupa di non essere androcentrico e discriminante”.
Lo sviluppo dell'identità di genere e della cultura delle pari opportunità rappresenta un obiettivo precipuo del processo di formazione di soggetti in contesti educativi.
La necessità di aggiornare i libri di testo, riconosciuta dal governo italiano con la direttiva del consiglio dei ministri del 1997 3“azioni volte a promuovere l'attribuzione di poteri e responsabilità alle donne e a riconoscere e garantire libertà di scelte e qualità sociale a donne e uomini”, ne costituisce un'azione specifica e indispensabile per proporre, all'attenzione degli studenti, un'immagine del mondo coerente con l'evoluzione delle dinamiche sociali, sia nel mondo del lavoro, sia in quello della famiglia, “la necessità di recepire nell'ambito delle proposte di riforma della scuola, dell'università, della didattica, i saperi innovativi delle donne e l'educazione al rispetto e alla differenza di genere”.

Laura Tussi

giovedì 18 dicembre 2008

Legambiente su rinvio Class action

Class action rinviata a giugno 2009


Legambiente: "L'obiettivo è allontanare i cittadini dalla tutela dei propri
diritti"


Roma, 18 dicembre 2008."L'ennesimo rinvio che allontana questo Paese
dalla tutela dei diritti collettivi dei cittadini". Così Legambiente
commenta lo slittamento di altri 6 mesi della legge relativa alla
class action, rimandata quindi, nuovamente a giugno 2009.

"Come spesso succede in Italia si utilizza la proroga per rinviare
l'entrata in vigore di una legge giusta che, di fatto, non necessita di
tempi ulteriori per essere rivista e migliorata, perchè avrebbe potuto
essere ritoccata anche in corso d'opera. Rimandarla per l'ennesima volta è
chiaramente un ulteriore tentativo di scoraggiare i cittadini nell'esercizio
dei propri diritti e nella sana partecipazione democratica alla vita del
Paese".

L'ufficio stampa 06 86268353-99 – 76

lunedì 1 dicembre 2008

Crescere diritti - I diritti dei bambini 50 anni dopo la dichiarazione ONU

Incontro pubblico

CRESCERE DIRITTI
(per l'invito cliccare qui)

I DIRITTI DEI BAMBINI

50 ANNI DOPO LA DICHIARAZIONE DELL'ONU

SUI DIRITTI DELL'INFANZIA

MILANO 9 Dicembre 2008 – ore 16.30

Sala Conferenze

Piazza San Giorgio, 2 – Milano

Gli obiettivi e le attività proposte dal progetto "Crescere Diritti" nascono dall'esperienza maturata in molti anni di lavoro nel Nord e nel Sud del Mondo delle organizzazioni CeLIM, COE, COSV, Fratelli dell'Uomo, Mani Tese, Arciragazzi e Terre di Mezzo, e dalle tante iniziative realizzate sul territorio: educazione ai diritti e alla cittadinanza, educazione interculturale, ambientale, educazione alla convivenza e alla pace. Tutte le iniziative si sono svolte tra il marzo 2007 e il dicembre 2008, grazie alla collaborazione tra alcune Ong lombarde (CeLIM, COE, COSV, Fratelli dell'Uomo, Mani Tese), organizzazioni che collocano le loro radici nelle esperienze di cooperazione internazionale, e altri due Associazioni importanti nella vita culturale cittadina: Arciragazzi, la cui missione e specificatamente quella della attuazione dei diritti dei bambini e delle bambine e della loro partecipazione diretta alla vita sociale; Terre di Mezzo Editore/ Cart'armata, che attraverso la parola scritta offre un'altra modalità educativa e divulgativa.

Gli obiettivi educativi di "Crescere Diritti" hanno avuto come focus quello di recuperare la dimensione della socialità, della relazione e del gruppo come ambito privilegiato per l'apprendimento, lo scambio e il confronto tra le tante culture che ormai compongono il nostro tessuto sociale; stimolare con la dimensione cognitiva, emotiva e comportamentale dei ragazzi (sapere, saper fare, saper essere); coniugare l'educazione ai diritti e l'educazione interculturale con l'educazione al linguaggio creativo e artistico che si esprime attraverso il teatro, il cinema, le produzioni artigianali di diverse origini etniche, la creatività manuale; prevenire e sconfiggere situazioni di disagio dando voce alle diversità, offrendo spazi di espressione anche in assenza di padronanza del linguaggio verbale e/o in presenza di disabilità; migliorare l'accoglienza e l'interazione con i ragazzi e le ragazze di altre etnie e culture e/o portatori di disagio e handicap, utilizzando e sviluppando il loro potenziale come risorsa.

Per info: COSV tel.02 2822852


domenica 30 novembre 2008

IPALMO, Best Practices in the Promotion of Rule of Law in the Mediterranean Area

L'IPALMO, istituto presieduto dall'on.le Gianni De Michelis, organizza il 1 dicembre 2008 una Conferenza internazionale "Best Practices in the Promotion of Rule of Law in the Mediterranean Area", con il contributo del Ministero degli Affari Esteri.

Obiettivi dell'iniziativa sono la messa a punto, attraverso un confronto tra le migliori esperienze già realizzate, di una condivisa piattaforma di lavoro, ed essere, al tempo stesso, l'occasione per una riflessione comune sui temi prioritari da affrontare per una migliore considerazione della rule of law.

Esperti nazionali ed internazionali si confronteranno sulle proprie esperienze, sullo stato attuale delle iniziative in essere e su quali debbano essere le azioni da esperire utili al rafforzamento dei meccanismi di consolidamento della rule of law, anche in un'ottica regionale.

Tra itemi trattati si segnalano: diritti umani e riforma dei percorsi formativi, certezza del diritto e arbitrato nei rapporti economici, riforme legislative e delle istituzioni nei paesi candidati all'ingresso nell'UE.

Inoltre verranno affrontati temi quali l'anticorruzione, l'arbitrato, la certezza del diritto e dell'applicazione delle sanzioni.

I lavori saranno introdotti dal vicepresidente della Camera dei Deputati, on.le Fiamma Nirenstein, dal rappresentante del Ministero degli Affari Esteri, ministro plenipotenziario Diego Brasioli e dal presidente dell'IPALMO on.le Gianni De Michelis.


Segreteria dell'IPALMO
dott.ssa Silvia Colombo- 06 32699734 ipalmo@ipalmo.com; ipalmo@tin.it

sabato 8 novembre 2008

Marco Scarpati ad Aulla su "Diritti dei minori: Liberi di essere bambini"

DALLA NEGAZIONE ALLA TUTELA DEI DIRITTI DEI MINORI: LIBERI DI ESSERE BAMBINI

MARCO SCARPATI, RELATORE AL III CONGRESSO MONDIALE PER I DIRITTI DELL'INFANZIA, LINO ROSSI, CRIMINOLOGO DI UNICEF, E MADRE CLAUDIA STRADA DEL "PROGETTO AGATA SMERALDA" AD AULLA

Non è facile oggi essere bambini, specie se si è figli della povertà e dell'abbandono. E noi popoli industrializzati non possiamo far finta di non vedere, specie quando molta della colpa è nostra.

Ecco allora il convegno "Dalla negazione alla tutela dei diritti dei minori: liberi di essere bambini", organizzato dall'Associazione Genitori A.Ge. "Alice e Flavio" di concerto con il Comune di Aulla e l'Ufficio Scolastico Provinciale di Massa, in programma sabato 15 novembre, dalle ore 9.30 presso il Cinema Teatro "Città di Aulla".

L'evento, patrocinato dalla Provincia di Massa Carrara, si incardina nel ciclo di incontri "Mi fido di te", aperto dal giudice Giancarlo Caselli, e si prefigge l'intento di < affrontare una realtà- come spiega la presidente A.Ge., Marina Pratici- tristemente in crescita sistematica ed ubiquitaria: la violenza sull'infanzia>.

L'appuntamento è stato volutamente fissato in una data significativa: il 20 novembre è infatti la "Giornata Mondiale per i Diritti dell'Infanzia", celebrata nel giorno in cui la Convenzione Internazionale sui diritti dei minori venne approvata dall'Assemblea Generale delle Nazioni Unite a New York. Dal 25 al 28 novembre si svolge inoltre, a Rio de Janeiro, il "III Congresso Mondiale contro lo sfruttamento sessuale dei minori per fini commerciali"- secondo un report dell'ONU ogni anno si stima essere violentati 150 milioni di bambini- cui parteciperanno i rappresentanti di 144 Paesi. Il Congresso mondiale è organizzato dal governo brasiliano, dal Gruppo internazionale di lavoro per la Convenzione sui diritti dell'infanzia e dell'adolescenza, dall'UNICEF e dall'ECPAT.

E sarà proprio il presidente di ECPAT Italia, rete internazionale di organizzazioni attualmente presente in oltre 70 stati, l'avvocato Marco Scarpati, rappresentante per il nostro Paese al congresso mondiale di Rio de Janeiro, il relatore del convegno aullese. Scarpati, docente di Diritto di Famiglia e di Tutela Internazionale dei Diritti dei Minori, balzò agli onori della cronaca, finendo sulle prime pagine dei quotidiani di molte nazioni e su tutti i telegiornali nazionali, per un suo gesto altamente provocatorio. In Cambogia, dove opera per la rete internazionale, "comprò" tre bambine destinate alla prostituzione, in cambio fu fornito di "ricevuta" per l'acquisto di "merce umana disponibile per ogni uso". Da quell'azione nacque un libro famosissimo, anche scioccante dossier di "Panorama", "Il rumore dell'erba che cresce".

Altro relatore della mattinata aullese sarà il professor Lino Rossi, direttore della "Rivista di Psicologia Giuridica", criminologo di UNICEF, Telefono Azzurro Onlus, membro del pool investigativo del Ministero della Giustizia, e autore di numerose pubblicazione, tra cui "Tecniche e metodo nell'abuso all'infanzia".

Porterà il suo contributo anche Madre Claudia Strada, medico, da trent'anni a Salvador de Bahia, impegnata, per il "Progetto Agata Smeralda", nella lotta al turismo sessuale, di cui il nostro Paese detiene il triste primato mondiale. Si parlerà anche del "caso Italia", dove, secondo le stime di Telefono Azzurro, negli ultimi quattro anni le violenze sui minori sono cresciute del 90% ( più di 21.000 i casi di pedofilia in Italia ogni anno) e del mercato on- line della pedofilia che ha un giro d'affari di oltre cinque miliardi di dollari.

La partecipazione al convegno, che sarà aperto dalla dottoressa Monica Amadei, comporterà anche l'acquisizione dei crediti formativi, nel piano di formazione permanente, per gli avvocati presenti. <un appuntamento importante- prosegue Marina Pratici- cui hanno aderito molti organismi, nazionali e locali, per fare rete contro la negazione del diritto ad avere un'infanzia >.

Tante davvero le realtà associative e gli Enti che collaboreranno con l'associazione genitori aullese per la realizzazione dell' incontro: Ufficio Scolastico Provinciale, Società della Salute Lunigiana, Associazione Genitori A.Ge. Toscana, Lions Club Pontremoli Lunigiana, Help for children Lunigiana Onlus, Progetto Agata Smeralda sede di Firenze, Comitato per il Telefono Azzurro sezione di Massa, Fondazione Premio Lunezia, Associazione culturale Il Dialogo, Consiglio dei Giovani di Aulla, Associazione Papa Giovanni XXIII, Donne di Luna Onlus di Bagnone, Associazione Paraplegici sezione di Fivizzano, Amici di Elsa di Podenzana, Associazione lunigianese disabili, Associazione "Aulla per".

Al termine della mattinata, il presidente di Help for children, dottor Attilio Vilardo, presenterà anche "Internet sicuro", una guida ad un uso responsabile della rete per difendere i minori dalle insidie on- line, che il Comune di Castelnuovo Magra sta distribuendo ad oltre 2000 famiglie.

www.agetoscana.it

martedì 8 luglio 2008

Cittadinanzattiva: Salute e diritti dei cittadini: presentazione-dibattito a Roma, il 9 luglio 2008

Presentazione del libro


“Salute e diritti dei cittadini”

di Teresa Petrangolini, Segretario generale di Cittadinanzattiva


Edito da Baldini, Castoldi &Dalai

mercoledì 9 luglio ore 16.30

Salone Marco Aurelio, presso Allianz s.p.a.,

via del Corso 184,

Roma


“Salute e diritti dei cittadini” offre a tutti noi una panoramica aggiornata sul “cosa sapere” e “cosa fare” per sopravvivere nella Sanità italiana.

La conoscenza dei propri diritti e dei propri doveri è la risorsa principale per costruire insieme, medici e cittadini una nuova cultura della tutela e della partecipazione


Presiede Giuseppe Scaramuzza – Segretario regionale di Cittadinanzattiva Lazio


Intervengono:

Claudio Cecchini – Assessore alle Politiche Sociali e per la Famiglia della Provincia di Roma

Flori De grassi – Direttore Generale ASL RMB

Ignazio Marino – Commissione Igiene e Sanità, Senato della Repubblica

Mario Falconi – Presidente Ordine Provinciale di Roma dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri


Modera Riccardo Chartroux – Giornalista RAI


All’evento sarà presente l’autrice.


L'evento è realizzato grazie al sostegno della Fondazione Lilly


R.S.V.P.




Cittadinanzattiva onlus-sede nazionale - Ufficio stampa

Responsabile, Alessandro Cossu (348 3347608); Aurora Avenoso (348 3347603); Mariano Votta (339 8927455).

0636718.302- 408 - 351

stampa@cittadinanzattiva.it

www.cittadinanzattiva.it


lunedì 30 giugno 2008

Diritti Diretti Onlus

Cosa e' Diritti Diretti ONLUS

"It's up to you!", cioè: "Dipende da te!". Su questa convinzione è nata "Diritti Diretti ONLUS" [1]: associazione senza scopo di lucro che, per statuto e attività svolta, mira a essere il punto di riferimento di chi crede che stato sociale e carità devono essere rimpiazzati da libertà e diritti applicati (non solo legiferati) delle categorie svantaggiate, al fine di contrastare la diffusione di pregiudizi o stereotipi e incoraggiare la presa di coscienza delle loro abilità e del loro contributo sociale.

"Diritti Diretti ONLUS" persegue finalità di promozione culturale, solidarietà sociale e tutela dei diritti civili/costituzionali a favore delle categorie svantaggiate per condizioni fisiche, psichiche, economiche, sociali o familiari (anziani, minori, persone con disabilità temporanea o permanente, individui con esigenze dietetiche e/o con problemi di allergie ecc.).


[1] Iscritta alla Anagrafe Unica delle Onlus ai sensi del Decreto Ministeriale del 18 luglio 2003, n. 266, art. 3, comma 2

da: http://dirittidiretti.blog.dada.net


--
Redazione del CorrieredelWeb.it
www.CorrieredelWeb.it

lunedì 9 giugno 2008

Legambiente: Rapporto diritti globali 2008



Roma, 9 giugno 2008 Comunicato stampa

Rapporto sui diritti Globali 2008:

Le analisi più approfondite, le cifre più aggiornate, il quadro più ampio

Legambiente: "Sono già 150.000 le persone che devono abbandonare la propria terra

per gli effetti dei cambiamenti climatici"

"L'emergenza climatica non costituisce solo una pesante eredità per le generazioni future, ma un processo già in atto le cui conseguenze nei paesi poveri sono già una drammatica realtà".

Con queste parole Maurizio Gubbiotti della segreteria nazionale di Legambiente è intervenuto stamattina alla presentazione del Rapporto sui Diritti Globali 2008, il dossier annuale sulla globalizzazione e sui diritti del mondo. Tra i partecipanti erano presenti anche Guglielmo Epifani, segretario generale CGIL, Paolo Beni, presidente nazionale ARCI, Patrizio Gonnella, presidente nazionale Antigone, Ciro Pesacane, presidente nazionale Forum Ambientalista, Sergio Segio, curatore del Rapporto, direttore di Associazione SocietàINformazione.

"Sono, già, 150 milioni le persone nel Mondo che rischiano di dover abbandonare la propria terra perchè resa invivibile dagli effetti dei mutamenti climatici – ha concluso Maurizio Gubbiotti della segreteria nazionale - . Spetta ai singoli governi e alla comunità internazionale intervenire nel proporre modelli energetici differenti, puntando su fonti pulite, rinnovabili, diffuse e democratiche. Solo in questo modo sarà possibile consumare meno e meglio, superando nello stesso tempo le differenze e le ingiustizie tra i popoli e le persone".

Giunto alla sua sesta edizione, il rapporto fotografa e analizza le criticità e i punti deboli del sistema-mondo, immaginando la globalizzazione che vorremmo, centrata sui diritti umani e sociali, attenta alla costruzione di eguaglianza, democrazia e ricchezza per tutti. Particolare attenzione viene rivolta anche all'Europa e all'Italia con un intero capitolo dedicato al problema della sicurezza, ai risvolti di intolleranza e di "industria della paura", tema sempre più attuale e preoccupante.

L'economia, il mercato del lavoro e la precarietà, la sicurezza sul lavoro, il welfare, l'immigrazione, le guerre, l'ambiente e i diritti umani sono tanti i temi affrontati con sistematicità in un volume unico a livello internazionale, strumento fondamentale di informazione e formazione per quanti operano nella scuola, nei media, nella politica, nelle amministrazioni pubbliche, nel mondo del lavoro, nelle professioni sociali, nelle associazioni.

Il Rapporto, contiene una prefazione di Guglielmo Epifani, l'introduzione di Sergio Segio, interventi di Paola Agnello Modica, Lucio Babolin, Paolo Beni, Carla Cantone, Walter Cerfeda, Franco Chittolina, Luigi Ciotti, Vittorio Cogliati Dezza, Luca De Fraia, Marco De Ponte, Sandro Del Fattore, Raffaele Del Giudice, Patrizio Gonnella, Maurizio Gubbiotti, Eric Gutierrez, Mauro Guzzonato, Collins Magalasi, Marigia Maulucci, Raffaele Minelli, Filippo Miraglia, Nicola Nicolosi, Maso Notarianni, Mauro Palma, Ciro Pesacane, Nicoletta Rocchi, Ramesh Singh, Lorenzo Trucco, Lucia Venturi, Everjoice J. Win, Grazia Zuffa.

L'Ufficio stampa Legambiente (06.86268353-99-79)


venerdì 6 giugno 2008

QUOTE ROSA: VELIA IACOVINO: "SONO CONTRARIA, IL PREGIUDIZIO SULLE DONNE E' DENTRO LE DONNE STESSE'"

QUOTE ROSA: VELIA IACOVINO: "SONO CONTRARIA, IL PREGIUDIZIO SULLE DONNE E' DENTRO LE DONNE STESSE'"

Per affermare i diritti delle donne in una società che guardi al futuro "le donne devono essere se stesse, senza avere pregiudizi dentro di sé".

Lo afferma la Caporedattrice del Dipartimento Regioni e Cronache Italiane dell'Adn Kronos Velia Iacovino, intervistata da Giampiero Marrazzo a L'Avvelenato su Ecoradio.

"Il pregiudizio sulle donne – afferma la giornalista - a volte, è dentro le donne stesse".
Secondo Iacovino "in Italia bisogna fare ancora dei passi avanti, senza pero' forzare le cose: sono contraria alle quote rosa – afferma - anche se penso che non puo' esserci un'autentica democrazia finchè le voci delle donne non saranno ascoltate".
"Il nostro paese è al diciannovesimo posto nella lista dei paesi in cui le donne sono inserite in contesti professionali importanti. Siamo dopo i paesi dell'Africa. E il problema – aggiunge Iacovino – è anche nel contesto sociale: la società deve cambiare alcune sue piccole regole, come ad esempio gli orari degli asilo che devono essere più accessibili, o la baby sitter , che si dovrebbe scaricare dalle tasse. Sono tutte queste cose collaterali che spingono le donne a scegliere una carriera invece che un'altra".

Ufficio Stampa

Ecoradio

QUOTE ROSA: ATTRICE GAIA BERMANI AMARAL: "PUNTO DI PARTENZA PER DIMOSTRARE CHE DONNE SONO ANCHE PIÙ BRAVE DEGLI UOMINI"


QUOTE ROSA: ATTRICE GAIA BERMANI AMARAL: "PUNTO DI PARTENZA PER DIMOSTRARE CHE DONNE SONO ANCHE PIÙ BRAVE DEGLI UOMINI"

"Se in un paese come il nostro l'unico modo per dare delle chance alle donne, per far si che possano dimostrare quello che sono in grado di fare, è avere delle quote rosa, perché non sfruttarle".

Così l'attrice Gaia Bermani Amaral, intervistata da Giampiero Marrazzo a L'Avvelenato su Ecoradio, sui diritti delle donne in Italia.

Secondo Amaral le quote rosa vanno considerate "come un punto di partenza, per dare il via, in modo da poter dimostrare che le donne sono anche più brave degli uomini". E per evitare discriminazioni verso le donne e 'guerre' tra i due sessi "dovremmo avere tutti un po' più di serenità interiore, andare piu' tranquilli, cercare di ritrovarci invece che combatterci ".

Proprio sulle donne Amaral sta girando la fiction "Amiche mie ", che andrà in onda ad Ottobre su Canale 5. "Una sorta di Sex and the City all'italiana – spiega l'attrice – una fiction molto divertente e molto al femminile".


QUOTE ROSA: FIORENZA SARZANINI : "SONO DISCRIMINANTI, SIA LA PROFESSIONALITA' A PAGARE"



QUOTE ROSA: FIORENZA SARZANINI: "SONO DISCRIMINANTI, SIA LA PROFESSIONALITA' A PAGARE"

"Io non sono per le quote rosa, credo che debba essere la professionalità a pagare. Anche se guardando gli organigrammi dei giornali, i direttori donna sono pochissimi".
Lo afferma l'inviata del Corriere della Sera Fiorenza Sarzanini, intervistata da Giampiero Marrazzo a L'Avvelenato su Ecoradio, sui diritti delle donne in Italia.
Secondo Sarzanini "le quote rosa sono la prima discriminazione: chiedere che ci sia un numero di posti assegnati solo perché si è donne, è già discriminante. La cosa fondamentale deve essere la meritocrazia".
E per evitare discriminazioni in ambito professionale bisogna "mostrare la massima professionalità, impegno e credibilità. Se sei una persona e un professionista credibile , al di là della discriminazione la carriera la fai lo stesso".




Ufficio Stampa

Ecoradio

SANTANCHE' (LA DESTRA): "PAESE NECESSITA AVANZAMENTO DELLE DONNE"


SANTANCHE' (LA DESTRA): "PAESE NECESSITA AVANZAMENTO DELLE DONNE"

"Credo che un avanzamento delle donne sia una necessità della nostra nazione. Se le donne non vengono impegnate nei ruoli giusti, nella politica, nell'economia, nella finanza, nelle banche, ovunque, noi saremo sempre un paese con la testa rivolta all'indietro".

Lo afferma l'esponente de La Destra Daniela Santanchè, intervistata da Giampiero Marrazzo a L'Avvelenato su Ecoradio, sui diritti delle donne in Italia.

"Sono femminista da questo punto di vista – aggiunge Santanchè - una femminista di destra. Non perché ne faccio solo una battaglia di genere , ma per consegnare ai nostri figli una patria che abbia un futuro migliore".

Ufficio Stampa

Ecoradio

GARAVAGLIA(PD): "PROMUOVERE DIVERSO MODO PER ACCESSO DONNE AL LAVORO"



GARAVAGLIA(PD): PROMUOVERE DIVERSO MODO PER ACCESSO DONNE AL LAVORO

"Abbiamo bisogno di promuovere un diverso modo per di far accedere le donne al lavoro, perché nel lavoro, anche a parità di responsabilità, purtroppo ancora oggi non è uguale lo stipendio".

Così la senatrice del Pd Mariapia Garavaglia intervistata da Giampiero Marrazzo a L'Avvelenato su Ecoradio, parlando dei diritti delle donne in Italia.

"Cio' che al paese giova – continua Garavaglia - è un incremento demografico, e allora la maternità non deve diventare un peso: la donna che esce dal lavoro per maternità deve poter tornare con aggiornamenti, innovazioni, bisogna prepararla, non a ricominciare la scalata, ma a collocarsi in un posto di carriera. Perché è un diritto anche la carriera".

Secondo Garavaglia infine "la società ha bisogno di donne che siano serene, perché piu serenità in casa, a scuola e nel lavoro, vuol dire una migliore la società per tutti".

Ufficio Stampa

Ecoradi
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mercoledì 30 aprile 2008

Equivita: Largo alla vera scienza!

COMUNICATO 30/04/08

La revisione critica della sperimentazione animale si fa strada rapidamente
nel mondo della scienza

Sono sempre più frequenti, in Italia e altrove, gli articoli scientifici o di divulgazione che mettono sotto accusa il metodo della sperimentazione animale ai fini della ricerca medica o tossicologica, e forniscono al cittadino l'informazione, fino ad oggi negatagli, sulle molte conseguenze negative che i test su animali possono produrre per la tutela della nostra salute e per il progresso scientifico.

Ultimo articolo pubblicato in Italia: "Cruelty free" di Daniela Condorelli, apparso su Donna di Repubblica il 22 aprile scorso.
Dietro a un titolo che rende poca giustizia all'importante informazione scientifica contenuta nel testo (il vecchio dibattito etico sul sì o il no alla vivisezione, pur così sentito da molti, non ha mai spinto la ricerca a dotarsi di nuovi metodi), l'articolo fornisce dati che andrebbero presi in attento esame da chiunque operi nel campo delle scienze bio-mediche. Eccone una sintesi:

1) lo scorso 15 febbraio, durante il congresso dell'American Association for the Advancement of Science ( AAAS - Associazione statunitense per l'avanzamento della scienza), le agenzie statunitensi:

  • NIEHS (National Institute of Environmental Health Sciences) del NIH (National Institutes of Health), la cui mission è la ricerca scientifica finalizzata al progresso della salute e del benessere
  • EPA (Environmental Protection Agency) la cui mission è proteggere la salute umana e l'ambiente,

hanno sottoscritto un protocollo d'intesa (MOU) per promuovere un grande progetto di tossicologia cellulare di carattere nazionale.

Occorre qui ricordare che ll'iniziativa fa seguito alle indicazioni fornite nel giugno 2007 dal NRC (National Research Council) nel rapporto: "Tossicologia nel XXI secolo: una visione e una strategia". In tale documento veniva annunciato l'avvento imminente di un nuovo pensiero scientifico nella tossicologia, che avrebbe entro breve, messe da parte le ricerche su animali - ritenute poco affidabili – dato il via a nuovi metodi di indagine in vitro (tossicogenomica, proteomica, epigenetica ecc …) estremamente più avanzati e più utili a fornire previsioni utili all'uomo sugli effetti tossici delle sostanze. (Ndr)

2) Personalità scientifiche di rilievo rilasciano sempre più spesso dichiarazioni a favore di una sostituzione dei test su animali con metodi moderni. Secondo Francis Collins, direttore del National Human Genome Research Instiute: "Gli studi condotti sugli animali sono lunghi, dispendiosi e non sempre funzionano". Secondo Samuel Wilson, capo del NIHS: "I laboratori potranno presto usare i nuovi test per studiare centomila composti in due soli giorni. Risultato che oggi si potrebbe ottenere solo lavorando sette giorni su sette, per sei mesi".

3) Le riviste scientifiche più prestigiose (Science, Nature, British Medical Journal, Journal of Applied Animal Welfare Science) denunciano l'inutilità degli esperimenti su animali.

Il Comitato Scientifico EQUIVITA si batte dal 1992 per dimostrare che il modello animale non ha alcuna predittività per le reazioni del corpo umano, in quanto nessuna risposta fornita da una specie è trasferibile ad una differente. EQUIVITA:

  • si rallegra - insieme al vasto movimento antivivisezionista scientifico internazionale, in continua crescita in tutti i continenti - per gli importanti traguardi raggiunti, che dovrebbero finalmente consentire ad enti pubblici e privati di investire nella prevenzione per la tutela della salute umana.
EQUIVITA si rallegra in particolare con Donna di Repubblica per il servizio di informazione fornito alla comunità.

  • deplora, tuttavia, la lentezza con la quale gli organismi preposti alla validazione dei metodi sostitutivi operano. Ci riferiamo sia all'ECVAM (European Centre for the Valdation of Alternative Methods) in UE che all'ICCVAM (Interagency Coordinating Committee on the Validation of Alternative Methods) negli Usa.

In Europea la legge impone che i test su animali siano automaticamente sostituiti con nuovi metodi esistenti, purché questi siano "validati". L'ECVAM, Centro Europeo per la Validazione dei Metodi Alternativi, creato dalla Commissione Europea oltre 16 anni fa per promuovere questo rinnovamento, ne costituisce oggi il principale ostacolo, in quanto non ha dato la sua approvazione neppure a metodi di vasta diffusione come la tossicogenomica, che è raccomandata dall'FDA, Food and Drug Administration, ente che regola in Usa l'immissione sul mercato di ogni nuovo prodotto.

EQUIVITA auspica che la Commissione Europea si attivi per fare in modo che il pesante investimento fatto nell'ECVAM porti i suoi frutti in termini di salute e di ambiente e che il progetto REACH per la regolamentazione delle sostanze chimiche immesse nell'ambiente, nel quale hanno riposto speranza tutti i cittadini europei (per sconfiggere attraverso il risanamento dell'ambiente le malattie più gravi come tumori, Alzheimer, Parkinson, ecc.) non venga vanificato da una valutazione di tossicità inaffidabile, quale oggi viene fatta.


Comitato Scientifico EQUIVITA Tel. +39.06.3220720, +39.335.8444949
E-mail: equivita@equivita.it

lunedì 14 aprile 2008

2a Edizione Premio PIETRO CROCE


2a Edizione
PREMIO "PIETRO CROCE"
per l'abolizione della sperimentazione animale


Comitato Scientifico EQUIVITA
Animalisti Italiani
Movimento Ecologico Nazionale UNA

bandiscono la Seconda edizione del Premio Pietro Croce (2008).

Il Premio prende il nome di Pietro Croce per rendere omaggio allo scienziato che, insieme allo scrittore e filosofo Hans Ruesch, autore di "Imperatrice Nuda", ha maggiormente contribuito, in Europa e nel mondo - in particolare con il libro "Vivisezione o Scienza" - a fare luce su un metodo di indagine fallace e fuorviante: la sperimentazione animale.
Con la sua opera ed i suoi scritti, tradotti e conosciuti all'estero come in Italia, Pietro Croce ha dato un impulso determinante al movimento scientifico antivivisezionista.

Tale movimento ha raggiunto nell'ultimo anno importantissimi traguardi, tali da far scrivere al Consiglio Nazionale delle Ricerche statunitense (NRC), nell'introduzione al suo rapporto Tossicologia del XXI secolo, una visione e una strategia, le seguenti parole:
"Vi sono eventi che, nella storia della scienza, hanno costituito il cardine di un cambiamento storico e spalancato le porte all'avvento di una nuova era. Tra questi, la scoperta della penicillina, quella della doppia elica del DNA […]. Grazie alle straordinarie innovazioni avvenute nella biologia e nella biotecnologia, la tossicologia si sta avvicinando a un simile evento, di rilevanza epocale […]. Le valutazioni di tossicità passeranno da un sistema basato sullo studio dell'animale ad un sistema basato principalmente sugli studi in vitro".
Tali, inoltre, da far sottoscrivere, dal NIEHS (National Institutes of Environmental Health Sciences) e dall'EPA (Environmental Protection Agency) l'accordo su di un grande progetto nazionale di tossicologia che, mettendo da parte gli studi su animali, adotterà i moderni metodi in vitro (
vedi www.equivita.it) per una effettiva tutela della salute umana e dell'ambiente.

La fine della sperimentazione animale è ormai prossima. Resta, tuttavia, la necessità di agire affinché siano accelerati i tempi della sua sostituzione con metodi scientificamente validi e superati gli ostacoli causati dall'inerzia culturale di molti legislatori, dalle lentezze e dagli ingranaggi burocratici delle istituzioni, e soprattutto dagli interessi commerciali che oggi più che mai determinano ogni azione intorno a noi.

Il Premio Pietro Croce vuole essere, inoltre, un incitamento per tutti, anche per quelli che non concorrono, ad agire, ciascuno nella misura in cui è capace, per promuovere e accelerare questo indispensabile rinnovamento culturale, onde evitare di essere conniventi (con il silenzio) di un "errore ed orrore metodologico".

1) Finalità

Il Premio Pietro Croce sarà destinato al: "Migliore progetto per l'abolizione della sperimentazione animale, o la promozione di metodi di ricerca scientificamente validi".

2) Destinatari

Il concorso è aperto a tutti i progetti di ricerca che contribuiscano positivamente al raggiungimento delle finalità di cui al punto 1.
Per favorire una partecipazione il più ampia possibile non sono stati posti limiti d'accesso per età o titolo di studio.

3) Tipologie di progetto

I progetti di ricerca possono riguardare uno qualsiasi dei seguenti ambiti:

- scientifico
- giuridico-politico
- di comunicazione
- didattico

4) Presentazione dei progetti

Entro il 20 giugno 2008 occorre presentare uno schema del progetto che si intende svolgere, in cui siano chiaramente indicati:

- obiettivo
- stato di avanzamento
- data di ultimazione prevista
- n° delle persone che vi partecipano
- eventuali finanziamenti a disposizione

Lo schema dovrà pervenire presso la sede del 'Comitato Scientifico EQUIVITA' al seguente indirizzo:

Via Pietro Antonio Micheli, 62
00197 – Roma
oppure all'indirizzo e-mail: equivita@equivita.it

5) Selezione e conferimento del Premio

Il Comitato per il Premio Croce (*) provvederà a selezionare il progetto più meritevole di finanziamento.
Successivamente sarà proclamato il vincitore e sarà conferito il 50% dell'importo complessivo del premio. Il restante 50% sarà assegnato a progetto concluso.
Nel caso siano presentati due progetti parimenti meritevoli, il premio sarà suddiviso tra due concorrenti.

6) Ammontare del Premio e finanziamento

Il Premio Pietro Croce 2008 ammonta (salvo partecipazione di altri sponsor) a 4000,00 Euro. Ad esso contribuiscono in parti uguali:
Movimento Ecologico UNA e Federazione dei Verdi Italiani.

(*) Il Comitato per il Premio Pietro Croce è composto da:
Sylvia Croce (madrina), Fabrizia Pratesi (coordinatrice), Gianni Tamino (presidente Comitato Scientifico Antivivisezionista EQUIVITA), Walter Caporale (presidente Animalisti Italiani). Ebe dalle Fabriche (presidente Movimento Ecologico Nazionale UNA), Valentina Stefutti (giurista), Carlo Alberto Pratesi (economista).

Per ogni eventuale ulteriore chiarimento rivolgersi a:

Comitato Scientifico EQUIVITA
Tel: 06-3220720
E-mail: equivita@equivita.it


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