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mercoledì 22 aprile 2009

"Lexmark GoGreener"

"Lexmark GoGreener"


In occasione della giornata modiale della Terra e in compagnia dei protagonisti del film "Earth – 

La nostra Terra" di Disney Nature, Lexmark presenta il suo nuovo programma ambientale
Sviluppato in partnership con LifeGate, il programma mira a promuovere la responsabilità per lo sviluppo sostenibile, coerentemente con la strategia Lexmark "Print Less, Save More"

Lexmark, in occasione della giornata mondiale della Terra, conferma il suo impegno nel promuovere la sostenibilità ambientale. 

Prima di condurre i partecipanti dell'evento nel suggestivo primordiale scenario di "Earth - La nostra Terra", film in prima visione prodotto da Disney Nature, Lexmark presenta il nuovo programma ambientale, sviluppato in partnership con Lifegate, la piattaforma nata per diffondere valori, consapevolezza, rispetto dell'uomo e dell'ambiente.

"Coerentemente con la nostra strategia Print Less, Save More, abbiamo sviluppato un nuovo programma ambientale che mira ad aiutare gli utenti a prendere coscienza dell'impatto sull'ambiente dei propri comportamenti in azienda. Lexmark attraverso attività, prodotti e soluzioni, focalizza il proprio contributo sull'impatto ambientale dei comportamenti di stampa e, grazie alla partnership con LifeGate, offre ai propri clienti la possibilità di estendere le best-practice ambientali a 360° nella quotidianità ", ha dichiarato Massimiliano Tedeschi, Amministratore Delegato di Lexmark Italia".

"Lexmark GoGreener"
Lexmark GoGreener è un vero e proprio progetto di consulenza che prevede l'organizzazione di Employee Meeting ambientali al costo simbolico di 1€ per le aziende clienti. Durante la sessione di formazione, Lexmark, come società esperta di soluzioni, presenterà l'ottimizzazione dei processi documentali che semplificano il lavoro dei dipendenti consentendo di risparmiare carta ed energia, mentre Lifegate, in qualità di esperto ambientale, sensibilizzerà coloro che aderiranno all'iniziativa verso un modo di vivere più sostenibile.

Il programma di Lexmark GoGreener si suddivide in 5 fasi:
  • FASE 1: presentazione ai responsabili d'azienda dei vantaggi in termini di ottimizzazione del lavoro, riduzione dei costi e di impatto ambientale, derivanti dall'adozione di soluzioni di stampa appropriate per lo specifico cliente. Definizione dei criteri di misurazione dei suddetti vantaggi.
  • FASE 2: coinvolgimento di tutti i dipendenti attraverso l'annuncio dell'installazione delle soluzioni Lexmark e degli obiettivi che si intendono raggiungere in termini di sostenibilità ambientale.
  • FASE 3: invito ai dipendenti per partecipare agli Employee Meeting di presentazione congiunta Lexmark-Lifegate sul tema "Come la tecnologia può salvaguardare l'ambiente": strumenti e abitudini utili per la gestione del quotidiano, come l'eco-simulator tool in grado di calcolare l'impatto ambientale dei comportamenti di stampa adottati.
  • FASE 4: realizzazione e distribuzione interna a tutta l'azienda di una Green Guide mini guida realizzata ad hoc e contenente i consigli d'uso delle di tutte le funzionalità eco-mode dei prodotti Lexmark
  • FASE 5: invio a tutti i dipendenti di una newsletter trimestrale d'aggiornamento sui risultati che le loro attenzioni quotidiane, congiuntamente all'adozione e al corretto utilizzo delle soluzioni Lexmark stanno producendo in termini di contenimento delle emissioni di C02, risparmio energetico, carta, consumabili e denaro.
Il contributo di LifeGate al programma ambientale "GoGreener":
- calcolo delle emissioni di CO2 dei clienti Lexmark aderenti al programma;
- valutazione della riduzione delle emissioni di CO2 a seguito dell'implementazione del programma, a distanza di un anno;
- consulenza specifica di LifeGate EcoPartners per la strutturazione di un percorso di sviluppo sostenibile per l'azienda cliente;
- visibilità e condivisione dei risultati sul network LifeGate, in particolare con interviste video ai responsabili delle aziende aderenti nella sezione dedicata a Lexmark sul sito www.youimpact.it
"Questa operazione è particolarmente interessante perchè genera un circolo virtuoso: oltre ad impegnarsi in prima persona Lexmark coinvolgerà anche altre aziende in percorsi sostenibili. Questo è il modo giusto di porsi sul mercato: dimostrando i propri valori e condividendoli con clienti e fornitori che diventano partner di lungo periodo", dichiara Simone Molteni, Direttore del Progetto Impatto Zero® di LifeGate.

Infatti, per confermare ulteriormente la propria sensibilità ambientale, Lexmark si impegna sul fronte della riduzione del proprio impatto scegliendo di utilizzare per la sede energia proveniente esclusivamente da fonti rinnovabili e a Impatto Zero®, ovvero che compensa la CO2 generata dalla costruzione degli impianti di produzione e da tutte le attività legate alla vendita con la riforestazione di aree boschive in Italia e nel mondo.

Inoltre, rinnovando l'adesione al progetto di LifeGate, Lexmark ha reso a Impatto Zero® l'evento del 22 aprile – Save The Earth al Cinema Bicocca e l'attività quotidiana negli uffici di Milano e Roma, le cui emissioni di CO2 verranno assorbite con la creazione e tutela di 47.800 mq di foresta tropicale in Costa Rica e 14.500 mq di aree boschive nel Parco del Ticino, in Italia, aree certificate da Bios, ente riconosciuto a livello europeo.

Impatto Zero® è il primo progetto italiano che concretizza gli intenti del Protocollo di Kyoto. 
Calcola, riduce e compensa le emissioni di anidride carbonica generate dalle attività dell'uomo con la creazione di nuove foreste in grado di riassorbirle.

Dal 2002, oltre 500 aziende hanno aderito al progetto, 200 milioni di prodotti riportano il marchio Impatto Zero®, per una superficie complessivamente tutelata di 16 milioni di mq di nuova foresta in Italia e nel mondo.


Lexmark e la giornata della Terra
Lexmark è un'azienda che ha fatto della sostenibilità ambientale uno dei suoi valori portanti, tradotto nella value proposition "Print Less, Save More", molto prima che si iniziasse a creare e promuovere una coscienza comune sul tema dell'ambiente. 

A testimonianza di ciò il fatto che Lexmark dal 2003 sostiene la Giornata della Terra, servendosi di questa importante occasione per educare i propri clienti sulle modalità con cui ridurre lo spreco di carta e aumentare la loro consapevolezza sul contributo che ognuno può dare alla salvaguardia ambientale partendo dai piccoli gesti quotidiani, come l'adozione di un comportamento di stampa più responsabile.

Da una ricerca condotta da Ipsos per conto di Lexmark è emerso che i lavoratori europei hanno ammesso che una pagina su cinque tra quelle stampate finisce nel cestino, senza essere letta.

"Lexmark lavora quotidianamente per incrementare il contributo e il supporto che può offrire ai propri clienti nell'amplificare i benefici derivanti dall'adozione di un atteggiamento "green" nelle proprie abitudini di stampa. Il risultato dell'impegno di Lexmark sono prodotti e soluzioni che permettono di diminuire in modo sempre più efficace ed efficiente la quantità di carta sprecata, sia a livello locale che globale.", ha dichiarato Massimilano Tedeschi, Amministratore Delegato di Lexmark Italia. "Siamo fiduciosi che con l'aiuto di tutti, a partire dagli organismi istituzionali, i produttori come noi, fino al consumatore finale, queste nuove abitudini renderanno la vita e il lavoro di ogni giorno migliore".

Le raccomandazioni quotidiane di Lexmark per stampare meno:
· Stampare solo ciò che è necessario e, per quanto possibile, in modalità fronte-retro
· Utilizzare cartucce ad alta resa d'inchiostro piuttosto che quelle standard
· Utilizzare la modalità bozza per risparmiare inchiostro o il toner della cartuccia e ridurre i rifiuti
· Accendere la stampante a casa e in ufficio solo quando la si usa
· Calcolare il "carbon footprint" di stampa, utilizzando l' eco-simulator di Lexmark

Lexmark International Group Inc. (NYSE: LXK) fornisce ad aziende e consumatori di oltre 150 Paesi una vasta gamma di prodotti, soluzioni e servizi per la stampa e l'imaging che aiutano ad essere più produttivi. Lexmark nel 2008 ha registrato un fatturato di 4.5 miliardi di dollari. 
Per conoscere le proposte Lexmark è possibile visitare il sito www.lexmark.it.

Lexmark e il logo Lexmark sono marchi di Lexmark International Inc., registrati negli Stati Uniti e/o in altri Paesi. Tutti gli altri marchi citati appartengono ai rispettivi proprietari.

giovedì 26 marzo 2009

Napoli: Kyoto of the Cities. Conferenza internazionale 26-28 marzo


KYOTO OF THE CITIES

Smart Cities in the post-Crisis Era

Conferenza stampa, 23 Marzo 2009 di

Kyoto of the Cities, Napoli 26 – 28 Marzo 2009

Castel Dell'Ovo



Vision, giovane think tank italiana, presenta il 23 Marzo presso il palazzo San Giacomo, insieme al Comune di Napoli, la conferenza internazionale Kyoto of The Cities, che si terrà al Castel dell'Ovo, dal 26 al 28 Marzo.

Un evento che rappresenta, quindi, un'opportunità di rilancio per la stessa città di Napoli, che per tre giorni sarà la capitale mondiale delle questioni ambientali.

Tre giorni su questioni globali che rappresentano il presente e "fanno il futuro" e che richiedono da parte delle città l'adozione di soluzioni innovative.

L'evento è patrocinato dalla Comune di Napoli, dalla Regione Campania, dall' UNESCO CNI e dalla Commissione Europea e vede, inoltre, la partecipazione di esperti provenienti dalle think tank inglese Demos e da quella americana Rand Corporation, dal Massachusetts Institute of Technology, London School of Economics and Political Science, dall'Università Bocconi di Milano e dal Politecnico di Torino, dalla società di consulenza strategica McKinsey & Co.

La conferenza è strutturata in sei grandi sessioni:

La prima affronterà la questione delle città del mondo come attori nei processi di governo della globalizzazione; la seconda quella delle case e dei quartieri ecocompatibili; nella terza si affronterà la questione del traffico e delle automobili intelligenti; nella quarta la questione – che ha dimostrato proprio a Napoli la sua potenziale drammaticità - dei rifiuti e delle innovazioni per trasformare il problema in opportunità; nella quinta si parlerà di energia e di come ci si possa, ormai, immaginare città e abitazioni e famiglie che ne diventano produttrici nette; nella sesta si affronta la questione della democrazia, perché proprio nell'ambito delle decisioni collettive che riguardano le città e l'ambiente che si intravedono nuove forme di partecipazione e decisione che si affianchino al momento delle elezioni.

La conferenza sarà, inoltre, un'occasione per presentare una delle ricerche che verrà presentata alla conferenza. La ricerca propone la misurazione del traffico nelle dieci maggiori città italiana ed una possibile soluzione resa possibile dalla tecnologia. I risultati sono imponenti: solo considerando le dieci città metropolitane il traffico produce costi pari a 27 miliardi di Euro all'anno. Si tratta di circa quasi due punti percentuali sottratti alla ricchezza complessiva del Paese.

Per ciò che concerne, in particolar modo Napoli i dati dicono che il traffico costa ad ogni abitante 764 euro all'anno (considerando tempo passato in automobile, carburante e emissioni di CO2) e 147 euro solo per consumo di benzina o diesel. La velocità media nel centro è stata nel 2008 di 18.3 km all'ora. Risulta, inoltre, che nel 2008 un cittadino napoletano (inclusi vecchi e bambini) ha passato in automobile 123 ore, con un miglioramento rispetto alle 128 dell'anno precedente. Rispetto alle altre città, Napoli si confermava città da estremi: al secondo posto per il costo complessivo (lontanissima dai circa 2,500 euro che il traffico costa ad ogni cittadino romano), ma al penultimo per la velocità media.

Si tratta di dati assolutamente inediti che forniscono anche molti spunti per la soluzione di uno dei problemi più importanti.

La ricerca nella sua interezza e altri elementi degli altri studi saranno presentati nel corso della conferenza.

martedì 24 marzo 2009

Conferenza stampa Carta delle citta' per il Clima

Con il patrocinio del Ministero dell'Ambiente e della Tutela del Mare e del Territorio


NASCE LA CARTA DELLE CITTÀ E DEI TERRITORI D'ITALIA PER IL CLIMA:

COMUNI, PROVINCE E REGIONI RIVENDICANO UN RUOLO ATTIVO

NEL RAGGIUNGIMENTO DEGLI IMPEGNI PER IL PACCHETTO 20+20+20

E NEL NUOVO ACCORDO INTERNAZIONALE CHE SOSTITUIRÀ IL PROTOCOLLO DI KYOTO

La Carta per il Clima, realizzata dal Coordinamento di Agenda 21,

in collaborazione con ANCI e UPI,

verra' consegnata ufficialmente al Governo il 3 aprile a Roma

24 marzo 2009 - Un documento che candida i Comuni, le Province e le Regioni d'Italia ad avere un ruolo attivo nel raggiungimento degli impegni sottoscritti dal Governo rispetto al Pacchetto 20+20+20 dell'Unione Europea e nell'ambito dei negoziati che si terranno a Copenhagen a dicembre 2009, quando verranno ridiscussi i contenuti dell'accordo che sostituira' il Protocollo di Kyoto.

E' questo il significato della Carta delle Citta' e dei Territori d'Italia per il Clima, realizzata dal Coordinamento di Agenda 21, in collaborazione con l'Associazione Nazionale dei Comuni Italiani e l'Unione delle Province Italiane, che verra' consegnata ufficialmente al Governo il 3 aprile a Roma, alla presenza di Pedro Ballesteros, Direttore Generale della DG per l'Energia della Commissione Europea.

L'iniziativa verra' presentata in anteprima

nell'ambito di un incontro riservato alla stampa che si terra'

il 27 marzo alle 11.00

nella sala della Presidenza dell'Associazione Nazionale dei Comuni Italiani (ANCI)

in Via dei Prefetti,46 a Roma.

All'incontro con la stampa prenderanno parte:

Emilio D'Alessio - Coordinamento Agenda 21

Flavio Morini - Associazione Nazionale Comuni Italiani (ANCI)

Angelo Paladino - Unione Province Italiane (UPI)

Per informazioni

Coordinamento AGENDA 21 – tel. 349 1368017

ANCI - tel. 06 68009217

UPI – tel. 06 6840341

venerdì 13 marzo 2009

Convegno su 'carbon market', Fondazione Eni Enrico Mattei

Convegno su 'carbon market', Fondazione Eni Enrico Mattei - Milano 13 marzo 2009


Il 'carbon market' e i meccanismi flessibili.

Nel 2007 sul mercato internazionale sono stati scambiati circa 43 miliardi di euro di quote e permessi di riduzione delle emissioni di gas-serra.

In un convegno organizzato dalla Fondazione Eni Enrico Mattei, Linklaters e AMEC sono stati discussi gli aspetti giuridici, tecnici ed economici del mercato internazionale del carbonio.

Milano, 13 marzo 2009. Le emissioni dei gas-serra e i conseguenti cambiamenti del clima in atto sono fra le tematiche ambientali più urgenti che la comunità internazionale si trova oggi a dover affrontare. Gli strumenti di mercato introdotti dal Protocollo di Kyoto nell'ambito della Convenzione Quadro sui Cambiamenti Climatici delle Nazioni Unite (UNFCCC) rappresentano le risposte tangibili che oggi i Governi e le autorità competenti, le imprese ed altri attori chiave nel settore privato devono considerare nella definizione delle loro strategie di sviluppo.

Di questi strumenti si è discusso a Milano in occasione del convegno su Il 'carbon market' e i meccanismi flessibili: aspetti giuridici, tecnici ed economici, organizzato dalla Fondazione Eni Enrico Mattei (FEEM), dallo studio legale Linklaters e dai consulenti tecnici di AMEC, ospitato dalla FEEM presso la propria sede di Milano.

Il Protocollo di Kyoto, concordato nell'ambito della UNFCCC nel 1997 ed entrato in vigore nel 2005, impegnando 38 paesi industrializzati a ridurre le emissioni di gas-serra in media del 5.2% rispetto ai livelli del 1990 entro il primo periodo di riferimento (i.e.2008-2012) ha infatti creato un vero e proprio mercato delle emissioni, quale strumento flessibile e più conforme alle esigenze dei settori produttivi al fine di ottenere un più efficace ed efficiente controllo delle emissioni a livello globale. Attraverso il mercato, dunque, i cosiddetti meccanismi flessibili - Joint Implementation (JI), Clean Development Mechanism (CDM) e International Emission Trading (IET)- consentono ai paesi industrializzati di adempiere ai propri obblighi di riduzione delle emissioni a costi inferiori, investendo in progetti di riduzione delle emissioni in paesi in via di sviluppo ( CDM) o in altri paesi sviluppati, come ad esempio quelli dell'Est Eeuropeo (JI), o ancora acquistando sul mercato internazionale le quote di emissione (IET), a costi inferiori rispetto ai propri costi marginali di riduzione.

Numerose sono le esperienze già attuate in merito in ambito internazionale, sia da attori privati che pubblici, prima fra tutte la creazione del mercato europeo di scambio di quote di emissione, attuata con la direttiva 2003/87/CE ed in vigore dal Gennaio 2005 (cd. EU ETS Emission Trading Scheme), o ancora la realizzazione di numerosi progetti privati per la riduzione delle emissioni. I numeri testimoniano che il 'carbon market' è ormai una realtà importante: nel 2007 (fonte World Bank 2008) venivano scambiati sul mercato internazionale del carbonio 2.983 milioni di tonnellate equivalenti di CO2, pari ad un valore finanziario di 42.689 milioni di euro. Il sistema EU ETS rappresentava circa il 78% dei permessi/quote scambiati sul mercato internazionale. Entro il 2012 si stima inoltre (Fonte UNEP Risoe Centre, marzo 2009) che si possano ottenere riduzioni di emissioni da progetti CDM pari a circa 1,5 milioni di tonnellate di CO2, con un ulteriore potenziale di riduzione delle emissioni dei progetti ancora in fase di preparazione stimata a circa 3 milioni di tonnellate.

Le criticità e i vincoli, sia tecnici che giuridici, come anche le opportunità del 'carbon market' per il settore privato in Italia sono state analizzate e discusse anche in prospettiva dei futuri scenari post 2012 e sulla base delle politiche europee di settore.

Bernardo Bortolotti, direttore della FEEM, ha aperto la giornata di lavori. Il responsabile della ricerca ambientale della FEEM, Carlo Carraro, il responsabile delle attività Europa continentale di AMEC, Timothy M. Conley, Tessa Lee e Giovanna Landi, di Linklaters, hanno introdotto gli interventi degli esperti a livello italiano e internazionale.

Economisti, tecnici e giuristi hanno illustrato le caratteristiche e gli elementi cruciali del 'carbon market' e dei meccanismi flessibili, riportando anche esperienze dirette sviluppate in ambito internazionale nella riduzione delle emissioni, con particolare riferimento ai progetti "CDM". Enfasi è stata posta in particolare sulle potenzialità dei progetti di cattura e stoccaggio del carbonio (CCS, carbon capture and storage), sulle criticità riscontrate in questa prima fase di vita e di attuazione del Protocollo di Kyoto, e sulle prospettive future dei meccanismi flessibili,

A seguire, la tavola rotonda, moderata da Massimo Gallanti, di CESI Ricerca e direttore di "L'energia Elettrica", con interventi di rappresentanti di società di settore impegnate nello sviluppo di progetti di riduzione delle emissioni, di istituti di finanziamento, nonché di analisti delle politiche, tecnici, e di un rappresentante del Ministero dell'Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare.

Sono stati discussi in particolare: le dinamiche dei prezzi nel mercato del carbonio in questa seconda fase del sistema EU ETS, anche in relazione alla crisi finanziaria; la realizzabilità degli obiettivi del pacchetto sull'efficienza energetica europeo (obiettivo 20-20-20) al 2020, guardando in particolare alla capacità dell'Italia di adempiere agli obiettivi di Kyoto e del pacchetto europeo; il potenziale dei progetti CDM, soprattutto per le imprese italiane, e in particolare le sfide relative ai progetti CCS; e la percezione degli operatori italiani sull'evoluzione e le prospettive del 'carbon market'.

Da: Fondazione Eni Enrico Mattei [mailto:info@feem.it]

lunedì 16 febbraio 2009

OGGI ANNIVERSARIO PROTOCOLLO KYOTO - IL WWF LANCIA EARTH HOUR, L'ORA DELLA TERRA - IL 28 MARZO UNA OLA PLANETARIA PER IL CLIMA

Ciao a tutti!

Lanciamo oggi ufficialmente il nostro evento di mobilitazione globale per il clima "Earth Hour", che tra sei settimane, il 28 marzo, spegnerà le luci di città, monumenti, case, uffici in tutto il mondo (viste le adesioni già raccolte quest'anno sarà un evento davvero mondiale!!). Ve lo segnalo innanzitutto come notizia, ma se volete siete tutti invitati ad aderire anche personalmente, basta spegnere le luci tra le 20.30 e le 21.30 del 28 marzo, registrarsi anche subito sul sito www.wwf.it e spargere la voce con amici e colleghi.. la campagna sta girando anche su face book e myspace, su youtube ci sono video divertenti… insomma se vi piace l'idea e volete saperne di più contattatemi (anche su fb!!!)

Un caro saluto a tutti, sono qui a disposizione!

fra

06 84497213, 339 2948309

OGGI ANNIVERSARIO DEL PROTOCOLLO DI KYOTO

IL WWF LANCIA 'L'ORA DELLA TERRA' - EARTH HOUR

IL 28 MARZO ARRIVA UNA 'OLA' PLANETARIA PER IL CLIMA

A sei settimane dall'evento si è a un passo dalle 500 città nel mondo

Un'ora a luci spente dagli antipodi della terra nell'Oceano Pacifico al Cristo Redentore di Rio, passando per l'edificio più alto del mondo, il Taipei 101 di Taiwan, alla Tour Eiffel.

Cresce il numero delle città italiane tra cui Venezia, Agrigento, Torino e Roma con il Quirinale

Anche il premio Nobel Desmond Tutu a fianco del WWF per un'azione concreta contro i cambiamenti climatici

Shepard Fairey, autore dell'icona-Obama che ha conquistato la copertina del Time, all'opera per la campagna

In occasione dell'anniversario del Protocollo di Kyoto, il WWF lancia la prossima mobilitazione planetaria per agire contro i cambiamenti climatici. Mancano infatti 40 giorni, ma per l'Earth Hour – l'Ora della Terra, il 28 marzo ore 20.30 - è già certo che si spegneranno 488 città di 74 paesi in tutto il mondo. L'obiettivo di quest'anno è coinvolgere nell'evento almeno 1 miliardo di persone e 1.000 città. Il numero delle adesioni cresce di ora in ora insieme alla certezza che il semplice gesto di spegnere le luci accomunerà singoli cittadini, comunità, città grandi e piccole, aziende, istituzioni in una gigantesca ola planetaria.

Un evento che quest'anno potrà essere documentato visivamente anche dallo spazio, grazie alla partnership con l'Agenzia Spaziale Italiana (ASI) e al coinvolgimento dell'Agenzia Spaziale Europea (ESA) e Telespazio (società Finemeccanica/Thales). La 'ola' globale verrà osservata e ripresa dai satelliti per tutta la durata dell'evento.

Le prime a spegnersi saranno le isole Chatham neozelandesi, 717 anime in tutto, un arcipelago di pochi isolotti agli antipodi del nostro paese. Una di queste, South East Island, è infatti la terra emersa più lontana dall'Italia: dista circa 19.250 Km dal centro di Roma. L'Ora della Terra farà un vero e proprio giro del mondo dove le città compiranno una 'staffetta' di 24 ore: insieme alle grandi metropoli mondiali, si spegneranno gli edifici più rappresentativi del pianeta, come la statua di Cristo Redentore a Rio de Janeiro, Table Mountain a Città del Capo, Merlion a Singapore, l'Opera House di Sidney, la Torre CN a Toronto, lo Stadio del Millennium a Cardiff e l'edificio più alto al mondo Taipei 101 di Taiwan.

I Premi Nobel Desmond Tutu e Rita Levi Montalcini sostengono l'Earth Hour insieme al Premio Oscar Cate Blanchett, all'astronauta Roberto Vittori, al re di Svezia e ad altre decine di volti noti e personalità sparse in ogni paese. Shepard Fairey, esponente dell'art street americana e autore dell'icona-Obama che ha conquistato la copertina del Time e fatto il giro del mondo, curerà la campagna di lancio dell'evento.

Partito da Sidney nel 2007, come evento di sensibilizzazione al risparmio energetico, l'Earth Hour ha conquistato l'anno successivo 50 milioni di persone di 370 città, comprese Roma e Venezia dove simbolicamente sono rimasti al buio per un'ora il Colosseo e Cà Farsetti.

James Leape, direttore generale del WWF internazionale, ha detto di essere ottimista circa il potenziale di questa campagna perché si prendano decisioni drastiche sul problema del surriscaldamento globale: "La campagna del 2009 è un'opportunità, per i cittadini del pianeta, di dare il loro voto a questo importante problema mondiale. Ci aspettiamo che in questi prossimi giorni centinaia di altre città aderiscano all'iniziativa: Earth Hour 2009 sta strutturando la piattaforma per un mandato globale senza precedenti ad agire".

L'elenco delle città che hanno confermato la loro partecipazione a Earth Hour 2009 include 37 capitali e alcune delle più grandi città del mondo, tra cui Londra, Parigi, Pechino, Mosca, Los Angeles, Rio de Janeiro, Hong Kong, Dubai, Singapore, Atene, Buenos Aires, Toronto, Sidney, Città del Messico, Istanbul, Copenhagen, Manila, Las Vegas, Città del Capo ed Helsinki.

In Italia hanno già aderito Presidenza della Repubblica Quirinale ,Venezia, Milano, Genova, Torino, Regione Piemonte, Verona, Arezzo, Napoli, Regione Siciliana, Parco Archeologico Valle dei Templi, Palermo, Taranto, Caltanisetta, Capaci, Macerata, La Maddalena.

"Earth Hour, per la sua stessa natura, è l'essenza di un'azione popolare. Rappresenta la possibilità, per tutti gli individui del pianeta, di unirsi in una sola voce e chiedere di agire per fermare i cambiamenti climatici" ha ricordato Michele Candotti, direttore generale del WWF Italia –"Earth Hour costituisce per l'Italia l'evento centrale della nostra Campagna ANNO DEL CLIMA attivata per fare pressione sulle istituzioni affinché agiscano concretamente per combattere il riscaldamento globale"

Quest'anno tra i media-partner per il lancio di Earth Hour a fianco del WWF Italia ci saranno il sito del Tg1, Repubblica.it, e l'emittente RTL 102,5 che attiveranno azioni specifiche di coinvolgimento dei cittadini sull'evento.

Il 2009 è l'ANNO DEL CLIMA, 12 mesi cruciali per intraprendere un'azione per il surriscaldamento globale che vede i leader mondiali coinvolti nella Conferenza sui Cambiamenti Climatici dell'ONU che si terrà a Copenhagen nel dicembre prossimo: dovranno firmare un nuovo accordo al termine del primo periodo di azione del Protocollo di Kyoto.

PROTOCOLLO DI KYOTO: BUONE NOTIZIE DA TURCHIA E GRECIA, ITALIA IMMOBILE

Proprio in questi giorni sono giunte buone notizie dall'area del Mediterraneo, ma non si tratta dell'Italia, drammaticamente immobile e priva di una strategia nell'attuazione del protocollo di Kyoto che ha ratificato il 31 maggio 2002 (sotto il precedente governo presieduto dal premier Berlusconi). La settimana scorsa la Turchia ha ratificato il protocollo di Kyoto, dopo un voto a larghissima maggioranza del parlamento turco. La decisione mantiene una promessa fatta la presidente turco Abdullah Gül nel corso della conferenza annuale del WWF svoltasi nel maggio scorso a Bodrum, in Turchia. Il mese dopo, la Turchia aveva firmato il protocollo, ma era necessaria la ratifica perché l'adesione diventasse effettiva. Quasi contemporaneamente, il 9 febbraio, il ministro dello Sviluppo greco Kostis Hatzidakis (appartenente al partito di centro-destra Nuova Democrazia) ha annunciato il blocco degli investimenti in nuove centrali a carbone e nucleari, dichiarando di voler perseguire un futuro energetico basato su un forte appoggio allo sviluppo delle energie rinnovabili. Il WWF Grecia aveva fondato la coalizione "No al carbone", che ha trovato anche l'appoggio convinto dei Comuni coinvolti nei nuovi progetti.

Roma, 16 febbraio 2008

Ufficio stampa – tel. 06-84497377, 265, 463, 213 – 02-83133233

Tutte le informazioni sul sito: www.wwf.it/oradellaterra

A disposizione della stampa foto e video dell'evento 2008 e promozionali del 2009

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Francesca Mapelli

WWF Italia ONLUS - Ufficio Stampa

Via Po 25/C, 00198 Roma

06 84497213 - f.mapelli@wwf.it

www.wwf.it/stampa

domenica 15 febbraio 2009

Terra!: Riduzione CO2, obiettivo raggiungibile? Non in Italia

Riduzione CO2, obiettivo raggiungibile? Non in Italia

Nel 2008 la meta' delle auto prodotte non emettono, in media, piu' di 130 g/km di anidride carbonica.
Questo il risultato di uno studio europeo elaborato dalla Jato Consult (divisione di Jato Dynamics, il principale fornitore mondiale di dati sull'automotive); dallo stesso studio risulta che vi sia una crescente diffusione delle utilitarie e un cambio di rotta nei confronti dei SUV (che allo stato attuale contribuiscono per il 9,4% sul totale delle emissioni di anidride carbonica delle auto vendute), le cui vendite, secondo la Jato Consult, sono in forte calo.
Lo studio ha preso in considerazione 21 Stati, esaminandone il volume in peso delle emissioni totali di CO2 per paese, i vari brand automobilistici e le varie tipologie di autovetture, ed ha registrato che nei primi nove mesi del 2008 si e' osservato una diminuzione del valore medio di emissioni di anidride carbonica. (1)

Per queste ragioni, sempre secondo Jato Consult, l'obiettivo di arrivare, nel 2015, a quota 100% delle auto con emissioni inferiori a 120g CO2/km rispettando i target stabiliti dall'Unione Europea, e' ancora possibile, ma per raggiungerlo e' necessario uno sforzo rapido e deciso sia da parte dell'industria automobilistica, che ha a disposizione 6 anni per produrre nuovi sistemi di autotrazione o trazione piu' efficiente, sia da parte dei governi e delle istituzioni.

Mentre negli USA il presidente Obama sta lavorando a un piano che lega investimenti e sovvenzioni a una precisa visione del futuro (5 milioni di posti di lavoro), investendo 150 miliardi di dollari nei prossimi 10 anni per costruire un futuro energetico pulito e limitare la dipendenza energetica dall'estero, nel nostro Paese si procede ancora una volta alla "donazione-incentivo" per l'acquisto di nuove auto, senza standard adeguati ne' obiettivi precisi. Un ingente sperpero di risorse pubbliche che da una boccata d'ossigeno a un settore, quello automobilistico, perennemente in crisi, ma che, senza una reale strategia sugli investimenti e sull'ambiente, non avra' nessuna possibilita' di sviluppo reale.

Se il governo Berlusconi vuole davvero fare in modo che gli incentivi pubblici rappresentino una vera e propria catalizzazione in senso ambientale del parco auto italiano, deve sviluppare una politica di riduzione delle emissioni a livello nazionale, favorendo un bonus per l'acquisto di auto con limite di emissioni di CO2 a 120 g/km e disincentivando l'acquisto di vetture ad alte emissioni con un malus sopra i 160 g CO2/km (come ad es. ha fatto la Francia); non promuovere la rottamazione (bisogna calcolare l'intero ciclo vita del prodotto, la quantita' di energia complessivamente richiesta per realizzarlo, le risorse energetiche e l'acqua utilizzate nel ciclo produttivo, i rifiuti prodotti nel processo di smaltimento); bensi' ripensare interamente al concetto legato alla mobilita' privata e al trasporto merci, prediligendo la ferrovia e il mare alla gomma.
Ma almeno per ora in Italia, questa è ancora fantascienza. E rappresenta un'altra occasione perduta per i cittadini e per l'innovazione.


(1) www.jato.com/Consult

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Daniel Monetti
Terra! www.terraonlus.it
Mobile +39 320 2766185
e-mail daniel.monetti@terraonlus.it
Skype: pennabianca5

venerdì 13 febbraio 2009

Protocollo Kyoto, Italia ce la puo' fare - anteprima dati emissioni gas serra 2008

Protocollo di Kyoto, l'Italia ce la può fare

In Italia dal 2005 le emissioni di gas serra diminuiscono, prima dell'arrivo della crisi economica.

Necessaria una governance globale dell'ambiente.

Anche se con Obama le aspettative migliorano

A quattro anni di distanza dall'approvazione del Protocollo di Kyoto è tempo di bilanci per l'Italia e per chi credeva che gli obiettivi di riduzione delle emissioni di gas serra in atmosfera fossero una chimera, ecco una bella sorpresa: il nostro Paese, infatti, ce la potrebbe fare a rispettare gli impegni presi in sede internazionale.

E' quanto è emerso stamattina a Roma nel corso della conferenza stampa di presentazione del Dossier Kyoto realizzato dalla Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile. "Dal 2005 il trend in Italia è cambiato" ha dichiarato Edo Ronchi, presidente della Fondazione per lo sviluppo sostenibile e firmatario del Protocollo di Kyoto "al 2012 potremmo essere molto vicini all'obiettivo di Kyoto (a -5,4%, rispetto all'obiettivo di -6,5%). Ciò cambia anche il quadro per gli obiettivi europei di riduzione al 2020: un quadro praticabile per l'Italia, anche se restano molto impegnativi gli obiettivi di incremento delle rinnovabili e dell'efficienza energetica".

Nel 2007 e nella prima metà del 2008 questa tendenza è stata rafforzata dal consistente aumento del prezzo del petrolio. Alla fine del 2008 invece è arrivata la crisi e il petrolio è calato, ma sono calati anche i consumi di energia.

"Sulla base dei dati legati ai consumi energetici (sia a livello industriale che non) abbiamo elaborato una stima delle emissioni di gas serra nel 2008 pari a 550 milioni di tonnellate" ha detto Ronchi. "È una stima che possiamo ritenere approssimata per eccesso, in quanto prevede per il 2008 meno di metà della riduzione delle emissioni verificatasi durante l'anno precedente, con una riduzione di sole 5,8 milioni di tonnellate rispetto al 2007".

"Nel 2009 le emissioni prevedibilmente continueranno a diminuire" ha aggiunto Ronchi "Le proiezioni che prevedevano continue crescite delle emissioni di CO2 in Italia sono risultate infondate anche se per raggiungere gli obiettivi al 2012 occorre uno sforzo aggiuntivo".

A livello internazionale il Dossier Kyoto mostra come l'Europa sia sulla buona strada per centrare i target fissati nel 2005. L'obiettivo è di ridurre le emissioni dell'8% come media del periodo 2008-2012 e "applicando i meccanismi previsti dal Protocollo" dice Ronchi "nel 2012 lo supererà addirittura, raggiungendo una riduzione dell'11,3%".

Nel corso degli anni però gli scenari internazionali sono mutati. Nel 1992 infatti i Paesi che con il Protocollo di Kyoto avevano impegni di riduzione rappresentavano il 62% delle emissioni mondiali, mentre oggi raggiungono a malapena il 47%. La spiegazione va ricercata nella crescita industriale fatta registrare negli ultimi anni da Paesi come India e Cina. Perciò nonostante l'impegno dell'Unione Europea le emissioni mondiali di CO2 sono aumentate da 20,95 miliardi di tonnellate nel 1990 a 27,89 miliardi nel 2006: un incremento notevole, che sfiora i 7 miliardi di tonnellate, facendo aumentare di un terzo le emissioni mondiali in soli 16 anni. Un incremento che va imputato

ai Paesi OCSE, e fra questi alla crescita delle emissioni degli Stati Uniti, e ai Paesi di nuova industrializzazione, e fra questa alla fortissima crescita delle emissioni della Cina.

Per questioni legate alle emissioni storiche e a quelle procapite (ancora nettamente più basse quelle dei paesi in via di sviluppo) "gli impegni di riduzione dovrebbero restare maggiori per i Paesi più industrializzati" dice Ronchi "ma sarà indispensabile, per mitigare la crisi climatica, associare anche i Paesi di nuova industrializzazione, a partire dalla Cina che ha ormai superato le emissioni degli Stati Uniti".

"Questa è solo una delle cause che hanno determinato l'insuccesso del Protocollo di Kyoto" prosegue Ronchi. "I Trattati internazionali ambientali non dispongono infatti di strumenti di operatività, di controllo e di sanzioni efficaci. I Paesi che non ne rispettano gli obiettivi saranno richiamati ufficialmente, la loro inadempienza sarà resa nota, ma non avranno obblighi di alcun genere. L'acquisto dei diritti di emissione, il ricorso ai meccanismi flessibili, alla resa dei fatti sono più possibilità che obblighi, in mancanza di sanzioni efficaci del Protocollo".

"La mancata adesione degli Usa al Protocollo di Kyoto è un altro fattore fondamentale che ha determinato questo insuccesso" continua Ronchi "Gli Stati Uniti anziché ridurre le loro emissioni, nel 2006 le hanno aumentate del 16% rispetto al 1990. Inoltre il diniego dell'amministrazione Bush nei confronti del Protocollo ha fornito un forte argomento ai Paesi di nuova industrializzazione per non frenare le loro emissioni".

Per la nuova fase, quella del dopo Kyoto, per la quale rivestirà un ruolo fondamentale la conferenza di Copenhagen del prossimo dicembre, occorre prestare molta più attenzione a un tema fino ad ora trascurato: la governance globale dell'ambiente. "Anche se, con l'elezione del Presidente Obama, favorevole a un impegno per il clima" conclude Ronchi "le aspettative sono radicalmente migliorate".


Il Dossier Kyoto sarà reso disponibile sul sito della Fondazione per lo sviluppo sostenibile

(http://www.fondazionesvilupposostenibile.org) a partire dal pomeriggio di oggi


Ufficio stampa Fondazione per lo sviluppo sostenibile

Via dei Laghi 12

00198 Roma

http://www.fondazionesvilupposostenibile.org

Email: info@susdef.it

Tel. 068414815




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Da emiliano angelelli <emiliano.angelelli@reteambiente.it>

giovedì 12 febbraio 2009

VODAFONE: M'ILLUMINO DI MENO - 750 negozi Vodafone One e 9 sedi a sostegno della giornata mondiale per il risparmio energetico.

VODAFONE ADERISCE A M'ILLUMINO DI MENO

750 negozi Vodafone One e 9 sedi a sostegno della giornata mondiale per il risparmio energetico.
Continua l'Impegno di Vodafone Italia a favore dello sviluppo sostenibile del business.


Roma, 12 febbraio 2009 - Per il secondo anno consecutivo Vodafone Italia aderisce all'iniziativa di Caterpillar, il programma di Radio 2, "M'illumino di meno" a sostegno della giornata mondiale per il risparmio energetico.

Vodafone Italia coinvolgerà le principali sedi aziendali (Milano, Ivrea, Padova, Bologna, Pisa, Firenze, Roma, Napoli e Catania) che dalle 18.00 alle 19.30 spegneranno, in modo parziale o totale, le luci nelle aree comuni, nelle sale tecniche, nelle autorimesse, le insegne luminose, i boiler, le colonnine distributrici di acqua potabile. Aderiranno all'iniziativa anche i 750 negozi Vodafone One distribuiti sull'intero territorio nazionale attraverso lo spegnimento delle insegne esterne, delle illuminazioni d'ambiente, delle vetrine.

Il Gruppo Vodafone si è dato un importante obiettivo di sostenibilità ambientale: la riduzione del 50% delle emissioni di CO2 entro il 2020. Il traguardo sarà raggiunto con una sempre maggiore efficienza energetica e con il crescente utilizzo delle fonti rinnovabili. L'impegno del Gruppo e' stato riconosciuto anche dal Fortune Magazine che, nel 2008, ha assegnato a Vodafone il primo posto nella CSR 100, la classifica delle migliori aziende al mondo quanto a responsabilita' di impresa.

In particolare, lo scorso anno Vodafone Italia ha avviato My Future, un grande progetto che coniuga diverse iniziative a tutela dell'ambiente:

- Pannelli fotovoltaici nelle scuole: Vodafone Italia, Enel e Legambiente insieme per raccogliere i vecchi telefonini e 'trasformarli' in energia pulita per le scuole italiane. Il ricavato dalla loro rigenerazione, unito al contributo di Vodafone, ha permesso di finanziare l'installazione degli impianti fotovoltaici nelle scuole di sei città italiane: Palermo, Agrigento, Grosseto, La Spezia, Comacchio e Pesaro. Gli impianti produrranno mediamente oltre 7 mila kilowattora l'anno e consentiranno alle scuole di risparmiare sul costo dell'energia e di ridurre l'emissione in atmosfera di circa 5 tonnellate di CO2 all'anno (pari all'anidride carbonica emessa da un'auto che percorre 1100 km o dal consumo di 3 barili di petrolio).

- Energy saving nella rete: potenziamento e ottimizzazione degli impianti di freecooling, un sistema integrativo dell'impianto di condizionamento che consente di sfruttare le basse temperature dell'aria esterna per rinfrescare le sale apparati, riducendo l'utilizzo dei condizionatori e quindi i consumi di energia. Il sistema di freecooling è presente su circa 5.700 apparati di rete e ogni nuovo impianto è dotato di questo sistema.

- Monitoraggio consumi energia elettrica nei siti della rete radio: attraverso il progetto "Talete" e al nuovo sistema di gestione e controllo "AMR" (Automatic Meter Reading) è possibile monitorare e gestire con estrema efficienza i consumi delle stazioni radio base della rete. A fine 2008 sono stati installati circa 2.100 sistemi Talete e circa 900 dispositivi AMR.

- Intervento di recupero energetico negli uffici Vodafone: attraverso una serie di interventi tesi all'ottimizzazione degli impianti elettrici e di riscaldamento sono stati risparmiati 24.400 m3 di metano evitando di liberare in atmosfera 47 ton di CO2 all'anno.


mercoledì 11 febbraio 2009

1° rapporto Carbon Disclosure Project (CDP) per l'Italia 13 feb 09

Cambiamento climatico come opportunità

Per il 93% delle aziende italiane è un'occasione da sfruttare

Il primo rapporto Carbon Disclosure Project (CDP) per l'Italia

dimostra che nel nostro paese cresce la consapevolezza dell'importanza

dei fattori ambientali nelle decisioni di investimento delle aziende

Venerdì 13 febbraio a Roma un convegno organizzato

da Kyoto Club, Banca Monte Paschi Siena ed Erm Italia

Roma, 11 febbraio 2009 - Il cambiamento climatico è visto come un'opportunità. E' questa la percezione che il 93% delle aziende italiane hanno dei fattori legati ai temi ambientali, secondo quanto emerge dal rapporto Carbon Disclosure Project per l'Italia, il primo documento del genere che fotografa le implicazioni del cambiamento climatico nelle decisioni di investimento delle grandi aziende italiane.

Il Report CDP6 Italy, realizzato con la collaborazione di Banca Monte dei Paschi di Siena, Kyoto Club ed ERM Italia, sarà presentato nel corso del convegno "Carbon Disclosure Project (CDP) - Rapporto Italia", che si svolgerà a Roma venerdì 13 febbraio presso la sala del Cenacolo della Camera dei Deputati (Vicolo Valdina - ore 9,30-13,30).

Anticipando gli argomenti della giornata, Gianni Silvestrini, direttore del Kyoto Club fa notare come "L'importanza che viene attribuita da alcuni dei più importanti istituti finanziari del mondo al rapporto CDP deve far comprendere che le politiche aziendali nei confronti della variabile climatica rappresenteranno sempre più un elemento di valutazione nel giudizio complessivo delle nostre grandi imprese. E' quindi auspicabile che il livello di attenzione sulla lotta al riscaldamento del pianeta si rafforzi ulteriormente".

"L'incertezza sui costi dell'energia ed i restrittivi limiti normativi alle emissioni di CO2 rendono più complesso per le aziende valutare il quadro dei rischi che esse fronteggiano – anticipa il presidente di Banca Monte dei Paschi Giuseppe Mussari, che sarà tra i relatori del convegno. Il giusto approccio della banca è quello di affiancare le imprese per comprendere meglio questi rischi e gestirli in modo proattivo - con reciproco vantaggio – mettendo a disposizione finanziamenti e servizi bancari specifici".

Paul Simpson, Direttore Operativo del CDP, ha commentato che "a seguito delle chiare indicazioni da parte della nuova Amministrazione del Stati Uniti e di altri Governi, ci aspettiamo un rafforzamento a livello globale della regolamentazione per contrastare i cambiamenti climatici. Ciò renderà il tema più rilevante per gli investitori e determinerà maggiori costi per le aziende che non saranno in grado di monitorare e ridurre le proprie emissioni di gas ad effetto serra".

Carbon Disclosure Project (CDP) è un'organizzazione internazionale non profit la cui missione è di facilitare da parte delle maggiori aziende nel mondo la comunicazione trasparente dei dati relativi alla tematica del cambiamento climatico (www.cdproject.net). CDP opera per conto di 385 tra i principali investitori internazionali, con più di 57.000 miliardi di dollari di capitale gestito; tra questi si annoverano Allianz, Goldman Sachs, Merrill Lynch, AXA Group, BNP Paribas, HSBC e Morgan Stanley. CDP richiede, attraverso la sua provata metodologia, una serie di dati alle 3000 maggiori aziende del mondo al fine di rendere disponibili al pubblico e agli investitori informazioni riguardanti le implicazioni del cambiamento climatico sulle attività delle aziende e sul loro valore. E da una prima analisi si può valutare come questi elementi di valutazione stiano diventando di anno in anno sempre più rilevanti nelle decisioni di investimento.

In Italia CDP è attivo dal 2007 e monitorizza le 40 aziende con la maggiore capitalizzazione sul mercato borsistico nazionale (S&P/MIB). I dati disponibili dimostrano sta crescendo la consapevolezza dei rischi associati ai cambiamenti climatici. Infatti, il 67% delle aziende, rispetto al 40% del 2007, sottolinea i rischi legati alla nuova normativa, mentre i rischi fisici e quelli generali sono percepiti rispettivamente dal 72% e dal 67% dei partecipanti, contro il 25% e 35% del 2007.

Ma, come è stato detto, per la quasi totalità delle aziende italiane (93%) il cambiamento climatico è anche sinonimo di opportunità economiche da sfruttare. Ad esempio, il settore finanziario intuisce la possibilità di sviluppare nuovi servizi finanziari e assicurativi a sostegno di investimenti a basso contenuto di carbonio e per attività di adattamento e mitigazione.

Per ulteriori informazioni:

Carbon Disclosure Project

Lisa Lee

Tel: +44 (0)20 7415 7196

Cell: +44 (0)7554 430 962

Lisa.lee@cdproject.net


Banca Monte dei Paschi di Siena

Relazioni con i Media

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ufficio.stampa@banca.mps.it


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